Silicon Valley made in Torino

Marco Ferrando su Il Sole 24 Ore

Visto dal finestrino dell’aereo, il Politecnico di Torino non si distingue facilmente. È come se Torino, gelosa, volesse abbracciarlo, quasi nasconderlo. Non è un caso, o un’illusione ottica: l’ateneo è integrato, profondamente, con il resto della città. Ed è curioso che questa integrazione quasi perfetta emerga proprio oggi che Torino rinasce così come era stata immaginata negli anni Novanta, all’alba dei primi ripensamenti da post-fordismo. D’altronde negli ultimi vent’anni del Politecnico c’è la storia recente di tutta una città e del tessuto socio-economico che la compone. Le stesse tensioni, paure, limiti che l’hanno segnata dalla fine degli anni Ottanta, ma anche i valori, e le scommesse. Poi le prime, e per questo significative, risposte.

È guardando al Politecnico che si trova una città al centro di una crisi profondissima ma che sembra aver ritrovato la strada. Perché ha ripreso ad applicare formule vincenti, che combinano elementi vecchi e nuovi: la tecnologia e la passione per il lavoro, componenti fondamentali del ben noto “paradigma dell’ingegnere”, con l’apertura all’altro, al diverso, al nuovo. Una città che negli ultimi anni si è scoperta capace di fare sintesi nuove e di costruire nuovi progetti di sviluppo. Forse perché forte anche di un progetto, nuovo, di persona.

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Italiane campionesse di innovazione

Via Gravità Zero

Performance vincente della squadra italiana a Helsinki nel concorso dell’ “European Women Innovators & Inventors Network” – Special Award per la comunicazione della Scienza a Elisabetta Durante Centinaia di delegati provenienti da quasi tutti i paesi europei si sono riuniti nello storico palazzo Saatytalo (The House of Estates) di Helsinki per partecipare ai lavori della European Women Innovators & Inventors Network Conference & Awards (7-9 ott. 2009), culminati con l’assegnazione dei premi per le migliori Inventrici ed Innovatrici europee.

Inaugurato da una brillante e appassionata relazione della Ministra finlandese del Lavoro On. Anni Sinnemaki, il convegno ha visto alternarsi esperti e soprattutto esperte di organismi e strutture pubbliche e private di tutta Europa, che hanno affrontato molte e complesse questioni: dalla proprietà intellettuale alla brevettazione, dal technology transfert alla open innovation, dal capitale di rischio al networking, dalle nuove sfide della ricerca scientifica a quelle della formazione avanzata e del lifelong learning.

Parallelamente al programma della conferenza, un panel internazionale di esperti (guidato da Timo Kivi-Koskinen, Presidente della Central Organization of Finnish Inventors), ha avuto il compito di esaminare i progetti presentati dalle inventrici e innovatrici europee che, dopo una prima scrematura, erano già state selezionate per la finale degli Euwiin Awards. Il primo premio è andato alla finlandese Eija Pessinen per il Relaxbirth, un rivoluzionario letto per il parto, già brevettato e adottato da vari ospedali, del quale i giudici hanno apprezzato sia il rivoluzionario design che il valore umano.

Sono state però le italiane, insieme alle islandesi, ad ottenere i maggiori riconoscimenti tra tutte le squadre presenti, da cui sono complessivamente emerse non solo belle idee ma anche numerosi e importanti progetti: il gruppo delle inventrici e innovatrici italiane ha infatti riscosso un generale consenso sia per la qualità che per il grado di innovazione dei progetti presentati.

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Le piccole guidano l'innovazione

Stefano Manzocchi sul Sole 24 ore

Industria in Italia significa piccola impresa: prima della crisi, erano attive circa mezzo milione di piccole aziende industriali, che impiegavano 3,5 milioni di addetti, i tre quarti dell’occupazione manifatturiera. Le piccole imprese rappresentano il 50% delle imprese esportatrici (in termini di unità attive) e gli addetti all’estero delle piccole aziende sono passati dal 4 al 9% del totale dell’industria nel decennio prima della crisi.

La retorica dell’internazionalizzazione – perseguita da molte piccole in passato – è stato un abbaglio, alla luce della crisi? L’internazionalizzazione ha comportato investimenti e un impegno finanziario che hanno molto esposto le nostre piccole imprese manifatturiere alla recessione, tenuto conto anche dell’intermittente sostegno del sistema bancario italiano. Ma la scelta d’internazionalizzarsi ha portato anche indubbi benefici, in termini di proiezione verso i mercati più promettenti, e di diversificazione e riduzione del rischio. In particolare, sia per i beni intermedi e d’investimento sia per i beni di consumo, dal 1998 al 2008 il peso relativo dei mercati emergenti per l’export italiano è cresciuto di oltre il 50 per cento. Questa tendenza si rispecchia in una progressiva diversificazione dei nostri mercati di sbocco. Internazionalizzarsi non è stato solo sensato in termini di diversificazione, ma anche obbligato per un’economia a bassa crescita della domanda come la nostra, e parte di un continente europeo anch’esso caratterizzato da dinamiche modeste della domanda.

Nonostante le difficoltà di questa fase, la piccola impresa industriale italiana è sovente ottimista per il medio periodo, come dimostrano le elaborazioni delle associazioni di categoria: la crisi potrà rallentare ma comunque non arrestare le grandi trasformazioni in corso nei paesi emergenti, dove segmenti significativi di popolazione sono in procinto di affrontare importanti cambiamenti di struttura produttiva, di status economico e di stili di consumo. Anche la spinta decisa delle politiche macroeconomiche negli Stati Uniti potrà gradualmente alimentare investimenti e consumi nelle Americhe.

Innovators Camp, il barcamp degli innovatori

Nell’ambito della edizione 2009 di ITN – Infrastructure, Telematics  and Navigation,  la Fondazione Torino Wireless e il fondo di venture capital
Piemontech hanno organizzato l’ Innovators Camp, il barcamp degli innovatori dal sottotitolo finanziare l’innovazione per crescere, che si svolgerà giovedì 15 ottobre 2009 dalle ore 09:30 alle 13:00 presso ITN – Lingotto Fiere, Sala Avorio, Via Nizza, 294 – 10126 Torino

L’obiettivo dell’evento è presentare i vari progetti di *finanziamento a  sostegno dell’innovazione* presenti nel nostro Paese: casi a confronto,  criticità del sistema dei finanziamenti e prospettive di business per il futuro.
La seconda parte della mattinata avrà la formula del BarCamp dove il  pubblico è invitato a condividere esigenze, progetti ed esperienze, in un
confronto aperto sui temi: innovazione, incubatori di idee, scouting di  progetti, finanziamento, reti di trasferimento tecnologico.

Al Politecnico la ricerca vale 48 milioni

Andrea Rossi su La Stampa

C’è l’auto a idrogeno, la nuova frontiera della mobilità su quattro ruote. C’è General Motors, che nella cittadella ha già investito quasi trenta milioni di euro e sta lavorando alla costruzione dei motori di ultima generazione. C’è la Pirelli, che ha scelto Torino per realizzare i pneumatici intelligenti e, dopo aver sborsato 140 milioni di euro, ha aperto un centro per lo sviluppo di programmi di ricerca e innovazione. E poi Lavazza: espresso ad alta tecnologia, qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità, sostenibilità ambientale ed energetica, ottimizzazione dei cicli produttivi e dei materiali impiegati.

C’è tutto un mondo di piccole e grandi imprese, che ruota intorno al Politecnico di Torino e ai suoi ricercatori. Un universo che vale quasi 50 milioni di euro all’anno, circa un sesto del bilancio del «Poli», la metà veicolati da privati attraverso contratti di ricerca. Un «tesoretto» in espansione: tre anni fa eravamo a 34 milioni, e i privati ne stanziavano 16.

«C’è stato un lavoro profondo per cercare di avviare collaborazioni stabili e durature», spiega Marco Ajmone Marsan, vice rettore con delega alla Ricerca. «In passato l’industria veniva in università quando aveva un problema da risolvere. Ci chiedeva interventi “spot” e una volta finiti ognuno per la sua strada». Da qualche anno la musica è cambiata: «C’è un approccio nuovo – racconta Ajmone – Le collaborazioni si consolidano a medio-lungo termine. E sono molto più efficaci, perché con l’azienda non bisogna ogni volta ricominciare da zero». È la strategia degli insediamenti, molto più vantaggiosa per chi non si può permettere gruppi di ricerca in azienda.

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Il Master Innovation and Knowledge Transfer

Via Gianluca Dettori

Parte la prima edizione del Master Innovation and Knowledge Transfer (MIT), ci sono anche delle borse di studio (scadono il 15 Ottobre). Il Master è organizzato da: AREA Science Park, parco scientifico e tecnologico, il Politecnico di Milano e Netval, associazione per la valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica.

L’obiettivo del Master è offrire una formazione avanzata sui temi della gestione dell’innovazione, della ricerca e sviluppo, dei progetti, della proprietà intellettuale e del trasferimento tecnologico/trasferimento di conoscenze.

Il periodo formativo andrà da novembre 2009 a luglio 2011 e si divide in due annualità: con il primo anno si potrà conseguire il titolo Broker dell’Innovazione; con il completamento del secondo si consegue il diploma di Master Universitario di II livello in Innovation and Knowledge Transfer.

Le aziende non hanno fiducia degli strumenti europei per l'innovazione

Via Pmi.it

L’Unione Europea ha pubblicato l’esito della consultazione pubblica sull’efficacia del supporto all’innovazione, al fine di verificare l’attuale operato dei paesi membri e introdurre in futuro nuove misure in grado di promuovere le imprese più innovative. La consultazione ha raccolto il contributo di oltre mille aziende e 430 intermediari che hanno risposto alle domande contenute in un apposito sondaggio.

Gli esiti hanno delineato un quadro non soddisfacente della percezione delle aziende riguardo al contributo delle istituzioni a supporto dell’innovazione. Troppo difficile accedere al credito, troppo alti i costi per innovare ed estremamente difficile riuscire a creare una rete di cooperazione tra più soggetti che puntano ad obiettivi affini.

Inoltre quando è stato chiesto di valutare se il supporto pubblico avesse soddisfatto le aspettative aziendali la percentuale di risposte negative ha superato di gran lunga quella delle risposte affermative. Questo è il pensiero comune tra i partecipanti al sondaggio, che in maggioranza (75%) avrebbero già individuato una soluzione nella stesura di una più facile procedura per l’accesso ai progetti europei.

Infine, secondo il sondaggio, per rendere percepibile alle imprese il valore aggiunto delle attività pubbliche sarebbe auspicabile individuare strumenti di supporto innovativi, introdurre maggiormente i privati nelle iniziative di supporto e realizzare migliori sinergie tra le iniziative nazionali e quelle europee.

Giugiaro si allea con Microsoft

Luca Castelli su Lastampa.it

Inseguire l’innovazione, sempre e comunque. A maggior ragione nei momenti di crisi. E’ questo l’obiettivo dichiarato della partnership tra Italdesign Giugiaro e Microsoft Italia, firmata lo scorso giugno e presentata martedì mattina a Moncalieri alla presenza dei massimi dirigenti delle due aziende. Lo storico marchio di design per l’automobile si sposa ufficialmente con il ramo italiano del colosso di Redmond, per una collaborazione localizzata soprattutto nella gestione informatica dell’azienda, nell’upgrade dell’infrastruttura di comunicazione, nella ricerca delle informazioni e nello sviluppo di nuove soluzioni legate al Web.

“I computer non aiutano a essere più creativi”, spiega il fondatore di Italdesign Giorgetto Giugiaro. “Nel mio ufficio io non ne ho neanche uno, faccio ancora tutto con la matita. Però i sistemi informatici sono fondamentali nella seconda fase della creazione: quando l’idea è già stata fissata e deve essere sviluppata. Permettono di velocizzare i processi, una dote che oggi è sempre più importante”.

In un mondo che si presenta frammentato, complesso e competitivo – e in cui il settore dell’auto è chiamato a rispondere ormai praticamente in tempo reale alle sollecitazioni del mercato – la rapidità è diventata una condizione sine qua non dell’innovazione. “E non bisogna pensare che sia qualcosa di negativo”, dice Giugiaro. “Pensiamo agli aerei: devono andare veloci, se no cadono giù. Per fortuna l’uomo riesce ad adattare la propria capacità di pensiero e ha imparato a fare in pochi giorni ciò che prima gli richiedeva molte settimane. Anche grazie ai computer”.

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Riempirsi la bocca con l’innovazione

Margherita Hack e la moda per l’innovazione

Dopo la riforma Gelmini, con i tagli drastici che ha portato, e’ inutile riempirsi la bocca con l’innovazione.

Lo ha dichiarato Margherita Hack. Per l’astrofisica L’innovazione si fa con la ricerca, e per quella è fondamentale l’università e se qualcuno deve porre dei limiti alla ricerca, non può  essere il legislatore, e nemmeno la Chiesa che interferisce di continuo’. L’astrofisica si dice infine convinta che su cambiamenti climatici ci sia un allarmismo eccessivo.

La crisi spinge le imprese a tagliare l'innovazione

Franco Locatelli sul Sole 24 Ore

Sopravvivere prima di innovare o innovare per sopravvivere? Forse era inevitabile che succedesse, ma di fronte alla crisi la maggior parte delle imprese nella maggior parte dei Paesi europei ha finora scelto la prima delle due alternative: oggi l’innovazione non è in cima ai pensieri perché prima bisogna salvarsi. Nei primi sei mesi del 2009, a differenza di quanto era successo nel triennio precedente, in Italia e nella stragrande parte d’Europa la percentuale di imprese che hanno ridotto gli investimenti in innovazione (24,7%) è nettamente superiore a quella delle imprese (9,8%) che li hanno aumentati. In contro  tendenza risultano solo quattro Paesi: l’Austria, la Finlandia, la Svezia e la Svizzera dove le imprese che continuano a puntare sull’innovazione superano quelle che hanno tagliato le spese e gli investimenti in ricerca.

Uno studio, fresco di stampa, di due economisti dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, Daniele Archibugi e Andrea Filippetti, che hanno rielaborato tutti i risultati della recentissima indagine Innobarometer condotta dalla Commissione europea su 5.238 imprese (di cui 200 in Italia), aiuta a fare luce sui rapporti tra crisi e innovazione e spegne le illusioni di quegli studiosi che sostenevano che, sul piano puramente teorico, la crisi economica potesse favorire l’innovazione più dei periodi di stabilità o di crescita.
Le cifre non sembrano lasciare molto spazio ai dubbi, anche se la metodologia dell’indagine europea su cui si basa anche lo studio dell’Irpps-Cnr non consente di distinguere la diversa intensità degli investimenti in innovazione delle imprese.  In questo campo l’impatto della crisi si sta, in ogni caso, rivelando più profondo del previsto.
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