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Letture per sapere qualcosa sull’ISIS

Letture per sapere qualcosa sull’ISIS

18 novembre 2015 | ,

Degli importanti articoli per capire cosa succede e per approfondire i temi legati ad ISIS.

Se avete altri articoli segnalateli nei commenti o su facebook (altro…)

Scontri di piazza: aiuto a Berlusconi

17 ottobre 2011 | , ,

E` troppo presto poter dire se i violenti delle manifestazioni di questi giorni siano semplici imbecilli deliquenti o veri avveduti provocatori.

Certo e` che in entrambi i casi  vanno a diretto vantaggio di Berlusconi e del suo governo, che nella gestione di tanto disordine trova una ragion d’essere, dopo aver dimostrato di aver fallito in tutti i settori principali.

 

P.S.

L’onorevole Esposito sembra il meglio informato di tutti, quando ci riferisce che i violenti (vorra’ dire una percentuale significativa di essi, se no’ sarebbe una frase senza senso)  si sono allenati in Val Susa.  Purtroppo e` tanto poco poco informato  quando si deve parlare del valore economico di grandi opere, che vuol far pagare ai contribuenti onesti.

Tornano in Piemonte i 40 milioni del Post-Olimpico

16 giugno 2011 | , , ,

I politici piemontesi hanno ottenuto che i soldi destinati alle opere post-olimpiche restino in Piemonte e non vadano a Roma. Ottimo.

Speriamo solo che non li utilizzino per finanziare impianti come quello del bob  di Cesana, che sono dei pozzi senza fondo, con nessuna speranza di andare mai in pareggio.

Il fatto che su quell’impianto si siano sprecati tanti soldi non e` una buona giustificazione per sprecarne altri.

La politica tribale in Piemonte

9 giugno 2011 | , ,

I recenti arresti di sospetti affiliati alla Ndrangheta in Piemonte ha messo alla luce i frequenti contatti tra esponenti di varie parti politiche e presunti malavitosi.

Non credo che si possa piu’ di tanto infierire sui politici coinvolti. Se gli elettori sanno poco dei candidati,  spesso anche i candidati sanno assai poco degli elettori.  In generale dobbiamo presumere l’innocenza e, fino a prova contraria, dobbiamo accettare che i politici in questione non sapessero che avevano a che fare con personaggi magari non irreprensibili. Ovviamente se si potra` mai  provare che qualche politico  trattasse con altri ben sapendo che essi erano davvero criminali, questo  politico andra` punito severamente.

C’e` pero’ un aspetto che credo non vada sorvolato. In molti casi i contatti dei politici in questioni con quei soggetti che ora vengono indicati come presunti malavitosi facevano parte di una piu’ generale tendenza all’acquisizione del voto “etnico” o “tribale”. Dove con questo termine mi riferisco ad un “Raggruppamento sociale autonomo, con proprio ordinamento e proprio capo, formato da più famiglie e unito da identità di lingua e costumi”. Praticamente molti politici tendono ad acquisire il voto non sulla base di proposte di progetti, buoni o cattivi che siano, ma sulla base della capacita` di certi gruppi di far votare i loro membri in un certo modo.

Io cerchero’ il voto dei Pugliesi, piuttosto che dei Siciliani, dei Calabresi o dei Lucani ed ora anche dei Rumeni. Domani magari dei Marocchini o degli Arabi in generale.

Inoltre si aggiunga che il voto in questo modo diventa da qualcosa di individuale a qualcosa che appartiene al gruppo,  talvolta al capo o ai capi del gruppo, che “segnalano” ai membri del gruppo i soggetti adatti.

Si noti bene che questa abitudine di cercare e prendere il voto su base etnica non e` una cosa che osserviamo solo in Piemonte ora. Obama recentemente e` andato in Irlanda ed in Polonia fondamentalmente per ingraziarsi gli elettori americani di origine Polacca o Irlandese.  Il fatto che la pratica sia ampiamente diffusa negli USA non la nobilita piu’ di tanto.

Queste prassi indeboliscono una sana dialettica democratica. Non si vota sui progetti, ma sulle appartenenze; i capi dei gruppi vengono ad avere un potere  abbastanza poco utile al bene comune.

Tutti i partiti invece di gridare allo scandalo, dovrebbero farsi un serio esame di coscienza sul loro uso ed abuso del voto etnico.

 

 

 

Il valore economico ed ambientale della TAV

29 maggio 2011 | , , ,

Questa notte si temono scontri in Val Susa tra NoTAV e forze dell’ordine.  Cerchiamo di allontanarci dal clamore del momento  e di vedere il tutto in base ai dati disponibili.

Si sta progettando un tunnel sotto le Alpi ad ovest di Torino, la cosi’ detta “TAV”. Dovrebbe essere un’opera grandiosa, un tunnel di piu’ di 50 chilometri di lunghezza e permetterebbe di inviare merci da Torino a Lione  senza doverle portare a 1335 metri s.l.m. come succede ora in treno o in camion, con gran dispendio di energia e con grande inquinamento.

L’opera dovrebbe costare 20 miliardi di euro[1] . Ipotizziamo che:

  • l’opera venga  finita nei tempi previsti, anzi subito[2].
  • nella realizzazione non si incontri alcun tipo di imprevisto tecnico quali laghi sotterranei, filoni di uranio o di  amianto.  In pratica ipotiziamo che  tutte le considerazioni di tipo ambientale sollevate dall’opera stessa siano nulle.
  • le polveri di scavo vengano perfettamente controllate e non diano alcun problema.
  • quest’opera, a lavori ultimati abbia costi di gestione nulli e non deperisca mai, non richiedendo mai lavori di manutenzione ne’ ammortamenti.

I soldi che ogni anno fruttera’ in pedaggi equivalranno ad una entrata netta, da utilizzare solo per rimborsare il debito accumulato per la costruzione, 20 miliardi.

Praticamente noi sappiamo che per l’eternita` ogni anno trarremo un beneficio pari ad  X, solo che i venti miliardi dobbiamo pagarli ora ed il beneficio X arrivera` sia tra un anno, che tra due, tra tre, tra n anni….

Poiche’ so che per fare il tunnel gli stati italiano e francese si indebitano a circa il 2% [3] ci potrebbe interessare capire quanto dovranno essere grandi i pedaggi affinche` l’investimento vada in pareggio.

Matematicamente si tratta di calcolare il valore di una rendita perpetua con rata di valore X e con valore attuale uguale a 20 miliardi. Ogni studente di economia deve sapere che X e` uguale a 400 milioni all’anno.

Il servizio del debito sara’ di 400 milioni di euro all’anno. Questo non include costi di manutenzione e personale di servizio.

Un bilico cisterna oggi paga circa 400 euro per attraversare le Alpi italo-francesi in treno, partendo dal SITO di Orbassano.

Se volessimo che il debito fosse servito interamente con i pedaggi pagati dai mezzi che beneficiano del servizio, per  muoverci secondo una logica di mercato, dovremmo ipotizzare il trasporto di 1.000.000  mezzi.

Il servizio ferroviario per camion quando funziona e va tutto bene, fa quattro viaggi al giorno. In ogni viaggio porta 22 vagoni, per un totale di 88 vagoni, per circa 25,000 vagoni all’anno.

La limitazione non deriva da un limite della galleria del Frejus. Il servizio non ne porta di piu’ perche` la piattaforma di Orbassano ora ha solo questa capacita’ anche se, con un modesto investimento (pochi milioni di euro) , si potrebbe costruire altre piattaforme, cercando di incrementare  i volumi. Questo sarebbe un’investimento certamente utile e di modesta entita` (si tratta di milioni invece di miliardi). Inoltre avrebbe il gran pregio di mettere in evidenza la domanda reale per questo tipo di servizio.

Certo che oggi con gli attuali 25,000  camion trasportati  siamo ben lontani dal 1.000.000 di vagoni per portare l’opera in pareggio e non si coprirebbe nemmeno l’3% dei costi per interessi da sostenere, in queste ipotesi comunque estremamente benevole verso l’opera.

Si dovrebbe concludere che l’opera non la si fa perche` crea ricchezza, ne distrugge, ma perche` protegge l’ambiente, riducendo il numero di tonnellate di CO2 emesse.  Si tenga pero’ presente che il bilancio del  Ministero dell’Ambiente e` di circa 500 milioni all’anno. Questo e` il valore economico che gli italiani attribuiscono alla difesa del loro ambiente. Il Ministero  deve far fronte ad ogni tipo di inquinamento (acque, aria, suoli, rifiuti, impianti industriali, ecc.). Ora  vogliamo dire che l’inquinamento provocato dai camion quando attraversano le Alpi e` superiore alla somma di tutti gli altri inquinamenti prodotti in Italia? No, certamente no.  Finiremmo per spendere soldi per affrontare un problema relativamente minore tralasciando problemi ben piu’ gravi. La cosi’ detta analisi costi/efficacia ci direbbe che staremmo spendendo i nostri soldi in modo non sensato.

 

In termini economici prima di ogni scelta e’ necessario enunciare l’obiettivo che si intende raggiungere e poi si deve verificare se i mezzi utilizzati sono idonei al suo conseguimento al minimo costo.

Se gli obiettivi sono creare ricchezza o salvaguardare l’ambiente italiano, la TAV non va fatta.


[1] Affermazioni di  Mario Virano riportate dal Sole 24 ore on line del 29 giugno 2010 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-29/pronto-progetto-103835.shtml?uuid=AY6YcL3B#continue

[2] In Italia cio’ sarebbe un eccezione. In questo modo non consideriamo gli interessi sul denaro speso in opere via via realizzate, ma non utilizzabili, perche` prive del resto dell’opera. Un po’ come succede oggi con parti del passante ferroviario costruite nei primi anni 90 ed oggi ancora inutilizzate, si veda per esempio la fermata “Zappata” in corso Re Umberto angolo Corso De Nicola, a Torino. La fermata “Zappata” non ha mai generato un centesimo di beneficio per la collettivita`, anche se e` da almeno 10 anni che si e` sborsato dei soldi (milioni di euro per costruirla); presto sara` necessario restaurarla.

[3] A fine maggio 2011 i  titoli decennali francesi  sono al 3.43 % e quelli italiani al   4.72% http://www.economist.com/node/18744702?story_id=18744702 con rispettive inflazioni attese del 2,1  e 2,5 %. Se l’interesse reale e`  dato da interesse nominale meno inflazione attesa si ha degli interesi reali attorno al 2%.

 

Le 260  piante che il Comune di Torino fara` abbattere.

Le 260 piante che il Comune di Torino fara` abbattere.

27 maggio 2011 | , , ,

 

Il Comune di Torino intende abbattere 260 piante attorno al Palazzo Nervi di Italia 61 http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/389383/

Il progetto pubblicato su "La Stampa"

.

Torino Puo’ Farcela ha deciso di andare a vedere di che piante si tratta.

 

 

 

 

 

Hanno verosimilmente una cinquantina d’anni, sono il biglietto da visita che Torino da di se’ a chi arriva dal sud. In zona costituiscono una parte importante del verde presente.

E’ ovvio che abbattendo del verde si puo’ sempre fare qualche soldino, ma ovviamente si riduce il capitale della citta`.   Si riduce la capacita` della citta` di attrarre quei lavori altamente qualificati ed altamente mobili, di cui piu’ avrebbe bisogno.

Ha senso un  altro centro commerciale a 1500 metri dal Lingotto? Che effetti avra` il nuovo centro commerciale sul traffico, gia` estremamente congestionato di Corso Unita` d’Italia? Non ci si dica che tutti ci andranno in metropolitana, perche` se cosi’ fosse non si vorrebbe abbattere 260 alberi per fare   1800 posti auto.

Si parla tanto di “smart city” o di “citta` del sapere” e poi si svendono i gioielli di famiglia per qualche posto alla cassa (finche` le casse automatiche non metteranno i cassieri in mobilita`).

Fassino puo’ dar prova di ragionare con la sua testa chiedendo che questo progetto cambi o venga abbandonato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mladic segue Gotovina, in prigione.

26 maggio 2011 | , ,

Ci rallegrammo per l’arresto di Ante Gotovina,  come non rallegrarsi per quello di Ratco Mladic? Una bellissima notizia. Piano piano i boia dell’ex Jugoslavia vanno al loro posto, in prigione.

E` anche una bella notizia per la Serbia che oggi da prova della sua non connivenza con il boia Mladic, che e` stato catturato in Serbia dalle forze serbe.

La Serbia potra` forse entrare nell’UE insieme alla Croazia, come giusto.

Ora i problemi sono in casa UE e nella mancanza di reali poteri comunitari in materia di politica fiscale, estera e di difesa.  Alla fine e` stato preso Mladic, verra` un giorno in cui gli Europei capiranno che a suon di egoismi nazionali non vanno da nessuna parte?

 

Bin Laden, senza un cadavere non c’e` un morto

2 maggio 2011 | ,

La morte di Bin Laden potrebbe anche essere una buona notizia, se fosse vera. Su questo ultimo punto e` legittimo avere piu’ di un dubbio. Se io domani scompaio, mia moglie non e` autorizzata a dire che io sia morto e che lei sia vedova; sono scomparso. Diventero’ un morto presunto, parecchio tempo dopo, ed un morto allorquando il mio cadavere venga rinvenuto. Fintantoche` non si trovi il mio cadavere, continuero’ ad essere uno scomparso o un morto presunto.

Gli esperti di diritto islamico ci assicurano che la sepoltura di un individuo che sia  morto sulla terra ferma deve essere l’inumazione, sepoltura in terra. La sepoltura in mare e` un eccezione riservata a chi muore in navigazione. Citare la legge islamica per giustificare la sepoltura in mare e` segno di grave ignoranza. Gli USA potevano benissimo inumare Bin Laden, magari a Guantanamo.

Una volta gli USA facevano le cose con molta piu’ chiarezza: Che Guevara morto e` stato mostrato ad uno o piu’ autorevoli giornalisti indipendenti. I figli di Saddam Hussein ce li han mostrati ampiamente. Ora catturano il ricercato numero uno della terra per farlo sparire subito dopo. Questa ricerca e` iniziata prima dell’11 settembre 2001, e` costata miliardi di dollari e migliaia di vite umane ed il suo risultato e` stato fatto sparire in men che non si dica. Ha poco senso.  Non avevano un piano pronto per un’eventuale sepoltura di Bin Laden? Ma cosa fanno, improvvisano? Hanno paura di un cadavere?

Tutta  questa operazione, rischia di diventare un boomerang. Speriamo che non sia vero che lo han sepolto in mare e che presto tirino fuori il cadavere.

Parcheggi deserti: il fallimento di un’utopia piccola, piccola.

3 gennaio 2010 | , , ,

Circa venti anni
fa inizio` la massiccia costruzione di parcheggi in varie parti di Torino.

Si sosteneva che il traffico non fosse scorrevole e l’inquinamento fosse tanto perche' il 30%
delle macchine in circolazione erano  in cerca di un parcheggio. Creando i parcheggi si
sarebbe quindi potuto ridurre del 30% le macchine in in circolazione, l’inquinamento ed i
tempi di percorrenza.

Non si teneva in
molta in considerazione due elementi: 

  • per ogni macchina in circolazione ce
    n’era almeno un’altra che veniva tenuta in garage a causa della lentezza della
    circolazione automobilistica. 
  •  C’era richiesta di parcheggi, ma non sempre c’era una
    vera domanda pagante. I parcheggi erano si’ desiderati da molti, ma gratis,
    quasi si trattasse di un bene con forte ricadute positive (“esternalita`” e` il
    termine tecnico) su chi non li utilizza, un po’ come i mezzi pubblici,
    l’istruzione o la sanita` pubblica.                                                                                                                                                                                                                                         Si trattava di un’utopia piccola,
    piccola. “Io non solo ho diritto a muovermi in auto, ma ho anche diritto a
    trovare un parcheggio, gratis”. Varie carriere politiche sono state costruite
    su un assunto del genere.  Praticamente quando io vado in macchina, lo faccio per fare un favore a te.

    Si trattava di una specie di 68 in salsa automobilistica. 

  Su questa base,
parecchi alberi sono stati abbattuti (si pensi a Piazzale Valdo Fusi) ed i parcheggi sono stati costruiti,
spesso con notevoli oneri a carico della collettivita`.

Peccato che
almeno in parte questi soldi andrebbero  ricuperati, ed un comune gia` ampiamente
indebitato non si possa permettere di non ricuperarli. Ecco cosi’ che i
parcheggi hanno un prezzo, che, spesso gli automobilisti non sono disposti a
pagare.

Sono pochi i
politici ad uscire bene da questa vicenda; non ricordo di avere mai sentito il
principale raggruppamento di opposizione chiedere meno parcheggi, al contrario.
Il parcheggio deve esserci, ma gratis. Come dicevano alcuni vati del 68:
“Vogliamo tutto e subito”.

Il parcheggio lo
hanno avuto ed e`
vuoto.

Gustavo Rinaldi

Droga: cosi’ non si puo’ continuare.

25 giugno 2009 | , ,

A fronte di un
impegno delle forze dell’ordine piu’ che encomiabile, non possiamo non valutare
la lotta alla droga con gli strumenti piu’ semplici ed efficaci a nostra
disposizione: i prezzi e le quantita` consumate.

Il prezzo del
“fumo” (hashish) e’ piu’ o meno rimasto invariato negli ultimi 30 anni, quasi
che tutti gli sforzi fatti non siano serviti a nulla. Peggio e` andato per l’eroina
con prezzi tendenzialmente al ribasso. La vera disfatta della lotta alla droga pero’
si misura sul fronte della cocaina: prezzi in tracollo  e diffusione del prodotto in larghe fasce
della popolazione (in alcune aree urbane come Londra e Torino 5% di essa probabilmente
ne fa consumo).

Questa e’ la
cronaca di un fallimento. E` la Caporetto degli stati di fronte alle droghe.

E` difficile
immaginare come si potessero ottenere risultati peggiori.

Non
confondiamoci: questo fallimento appartiene a quase tutte le forze politiche,
perche` quasi tutte hanno condiviso le strategie finora attuate. Metterlo solo
sul conto del governo, dei governi, che governano oggi sarebbe ingiusto e
fazioso.

Ovviamente qualunque
politico che accetti la  responsabilita’
per le prevedibili conseguenze delle sue scelte non puo’ essere fiero di questi
risultati.

La droga e`
libera: a Torino, in Italia, negli USA, in gran parte (sostanzialmente tutto)
il mondo occidentale, quello su cui abbiamo dati piu’ attendibili. Spesso e`
piu’ facile trovare un rivenditore di polvere bianca che una latteria aperta.

Andare avanti con
questa strategia significa semplicemente essere disinteressati al destino dei
tanti individui e delle tante comunita` che oggi vivono sommersi dalla droga.

Continuare sulla
strada percorsa fino ad ora difendendosi con il paraventodella fedelta` a
principi astratti, significa semplicemente ignorare il grido di dolore che
viene da tante famiglie e quartieri.

Non possiamo
continuare a nasconderci dietro affermazioni inutili quanto lapalissiane, quali
“drogarsi e` illecito”, mentre la droga continua tranquillamente a fluire a
fiumi, distruggendo la vita di tante persone. Comportamenti violenti ed
“inspiegabili”, “strani” incidenti stradali con conseguenze mortali, violenze
efferate effettuate sotto l’influenza di stupefacenti, distorsione del mercato
del lavoro dove chi lavora onestamente e` surclassato da chi vive di spaccio,
ricchezze improvvise ed inspiegabili, enorme potere economico della
criminalita’: questi sono alcuni degli effetti dell’onda di droga che ci
sommerge.

Non sappiamo se
strategie alternative possano funzionare, sappiamo che la strategia attuata
finora e` un fallimento totale.

Tutti gli uomini
di buona volonta` devono seriamente pensare a qualche forte cambiamento di
rotta. Una possibile strategia da considerare e` quella di passare dall’attuale
regime dove la droga e` di fatto libera per strada a quello in cui la vendita
della droga venga regolamentata.

E` sciocco
parlare di liberalizzazione, perche` e` difficile immaginare un sistema in cui
la droga sia piu’ libera di quanto lo e` oggi. Forse possiamo passare da un
sistema in cui la droga e` venduta liberamente e senza regole ad un sistema in
cui la vendita di droga sia soggetta ad alcune regole. L’unica cosa che non si
puo’ fare e` far finta di nulla e dimenticarsi delle migliaia di persone che
stiamo quotidianamente abbandonando al loro destino.

Gustavo Rinaldi

Si possono fermare le stragi del mare?

2 novembre 2008 | , , ,

Gli affondamenti
di barche di clandestine sono eventi quotidiani e spaventosi.

Centinaia, forse
migliaia di uomini e donne affogano nel Mediterraneo e al largo delle Isole
Canarie nel tentativo di migliorare la loro vita. Alla tragedia si aggiunge una
tragedia supplementare, il nostro cambiamento: quello che venti anni fa ci
avrebbe fatto inorridire oggi e` un fatto normale e quotidiano. Quelli che muoiono
in mezzo al Mediterraneo non vengono quasi piu’considerati uomini. Si
veda per esempio la differenza di trattamentro riservato ad i morti di una
tragedia aerea tipo quella di Madrid e
quello riservato agli annegati di un barcone.

 

Ad un livello
certamente diverso c’e` il problema della clandestinita`. E` vero che uno stato
deve avere dei confini e in qualche modo deve essere capace di regolare gli
accessi al suo interno. I clandestini sono molti e spesso la clandestinita’
puo’ generare illegalita` e criminalita`. Essi inoltre creano dei costi per la
pubblica amministrazione (pubblica sicurezza, sanita`, trasporti, istruzione,
ecc.)  finche` i clandestini non
contribuiscono all’erario.

Mentre e` abbastanza chiaro che le fasce medie
e benestanti e le aziende sono nette beneficiarie dell’immigrazione, disponendo di forza
lavoro (badanti, operai, camerieri, ecc) a prezzi ribassati, gli immigrati in
genere, a torto o a ragione, vengono percepiti dalle fasce povere della
popolazione come dei concorrenti, sia sul mercato del lavoro sia nel
percepimento di pubblici servizi (“al pronto soccorso a causa degli immigrati
ho dovuto aspettare tre ore”).  Si temono
gli immigrati come concorrenti nelle richieste per ottenere posti al nido,
nelle liste d’attesa per gli interventi chirurgici negli ospedali, nelle case
popolari e per i sussidi in genere.

 

Infine molti
temono che gli immigrati non accettino certi valori che noi, sia pur da poco,
diamo come piu’ o meno acquisiti: diritti delle donne, liberta` sessuale,
diritti delle minoranze e dei diversi, molteplicita` dei credo e delle
convinzioni, insomma una societa` governata dalle leggi laiche fatte dai
cittadini e non da norme dettate da Dio.

Ad onor del vero
va detto che solo una minima parte dei clandestini oggi presenti in Italia e`
arrivata usando barconi e scafisti. La gran parte e` arrivata munita di regolare visto
turistico su mezzi di trasporto autorizzati e si e` poi fermata oltre la
scadenza consentita.

Va comunque detto che sia chi arriva
rischiando la propria vita su di un barcone, sia chi arriva con regolare visto
spende somme assai considerevoli: si calcola dai 4,000 ai 15,000 dollari. In
troppi casi il prezzo e` assai piu’ alto: si paga con la vita propria e quella
dei propri cari.

Va anche aggiunto
che l’attuale norma (legge Bossi Fini)
prevede che in teoria un datore di lavoro assuma un dipendente senza mai averlo
visto in faccia. Sono pochi i datori di lavoro tanto stupidi. Si tratta evidentemente di una farsa, di un
modo mascherato per legalizzare clandestini gia` presenti sul territorio
nazionale, senza pero’ ammettere che lo si fa. Unici beneficiari le agenzie di
viaggi, di pulman, di navigazione e le compagnie aeree. Costo aggiuntivo per i
“legalizzandi” alcune migliaia di euro. Beneficio per lo stato italiano =  € 0.

Siamo all’assurdo
per cui alcuni immigrati, i “salvati” riescono ad entrare e dopo un periodo
piu’ o meno lungo di clandestinita`, di peripezie e sofferenze, vengono
legalizzati ed ottengono diritti almeno teoricamente simili
a quelli dei cittadini italiani, magari suscitando le ire di alcuni italiani.
Gli altri i “sommersi” spariscono nei flutti, senza alcun diritto, tante volte
senza nemmeno un nome ed un funerale.

Dobbiamo trovare
una via di mezzo, che sia possibile offrire a molti, evitando che il
risentimento, piu’ o meno giustificato verso alcuni, diventi la condanna a
morte per altri.

Non dico che la
clandestinita` sia del tutto eliminabile, ne’ che si possa essere certi di
eliminare gli affondamenti delle barche dei disperati nel Mediterraneo. E` pur
vero che si puo’ fare qualcosa per ridurre la strage degli annegati e per
ridurre la clandestinita`.

Bisogna creare
degli incentivi alla presenza legale in Italia. 

Manteniamo pur in
vita le attuali norme sull’immigrazione, anche se sono strambe, ma introduciamo un canale parallelo.
Lo stato Italiano potrebbe offrire dei permessi temporanei per la ricerca di
lavoro in Italia. Chi volesse ottenerli dovrebbe depositare presso il consolato
italiano nel suo paese una somma tra i 3.000 ed i 10.000 euro. Per definire
l’ammontare preciso potremmo anche stabilire delle quote di ingressi riservate a questo
canale e poi metterle all’asta su internet, paese per paese. Inoltre i
candidati ,che volessero beneficiare di questo canale, dovrebbero richiedere  un documento d’identita italiano
provvisorio corredato di molti indicatori biometrici, impronte digitali, iride,
forse anche DNA. Dovrebbero altresi’ emigrare con il consenso esplicito del
paese di origine, in modo da non avere sorprese al momento di un eventuale
rimpatrio. Infine, dopo un opportuno corso informativo per candidati alla
migrazione, dovrebbero accettare per scritto o in videoregistrazione alcuni
elementi fondamentali del nostro modo di vivere, specie quelli che normalmente,
a posteriori, possono suscitare piu’ problemi.

A questo punto,
dotati di identita` e nazionalita`certe e non cancellabili, coperti da una
sufficiente cauzione, coscenti che l’Italia e` (o dovrebbe essere) un paese laico, potrebbero
entrare in Italia in viaggi organizzati dal governo Italiano.

  Chi lo volesse potrebbe guadagnarsi dei titoli
preferenziali per l’accesso in Italia, dimostrando di sapere l’italiano o di
saper svolgere qualche professione richiesta in Italia.

 
Con il loro
documento potrebbero circolare per l’Italia per otto mesi e per otto mesi potrebbero
liberamente cercare lavoro, incontrando di persona potenziali datori di lavoro.
Lo stato potrebbe anche darsi da fare per fare incontrare domanda ed offerta,
organizzando fiere del lavoro e banche dati del lavoro.

Chi alla fine
degli otto mesi avra` trovato un lavoro, potra` fermarsi in Italia per un anno,
chi no, dovra` rientrare nel paese di origine e sara` facile identificarlo e
riaccompagnarlo a casa.

Chi, dopo un ulteriore anno,
sara` ancora occupato, potra’ restare, chi no, dovra` andarsene.

Chi gia` avra` regolarmente lavorato per venti
mesi , potra` avere un permesso di
soggiorno per piu’ anni.

A chi lascia l’Italia viene restituita tutta la somma versata all’inizio, meno le spese
sostenute dallo stato italiano per il trasporto e l’accoglienza (spese di trasporto da e per il
paese di origine, spese mediche, ecc.)  nel periodo considerato, qualora lo straniero
non abbia pagato sufficienti tasse per pagare questi costi.

 

Si potrebbe anche
aggiungere la norma che chi immigra secondo questo canale rinuncia per cinque
anni a richiedere certi diritti e servizi sociali e medici a cui tutti i residenti hanno diritto (casa
popolare, asili nido, ricongiungimento famigliare, operazioni mediche piu’
costose, ecc.). In fondo uno puo’ decidere che  e` meglio stare in Italia con diritti temporaneamente ridotti, piuttosto che morir di fame a casa propria o vedere affogare i propri cari.

 
Infine parte
della cauzione di chi resta a lavorare,
potra` venire non restituita ed utilizzata per dei programmi mirati ad aiutare
gli italiani delle fasce piu’ povere, in modo tale che anche essi possano
vedere che l’immigrazione porta loro benefici.

Questo progetto arrecherebbe gravi danni agli scafisti e a chi in genere organizza l’immigrazione clandestina, gli ruberebbe molti clienti.

 Qualcuno mi
definira` cinico, ma io credo che cinico sia colui che la sera riesce andare a
dormire pur sapendo che quella notte molti affogheranno, cercando di immigrare
e non fa nulla per salvarli.

Gustavo Rinaldi

 

 

 

 

Un errato concetto di privacy

30 aprile 2008 |

La legge sulla privacy e` da rivedere.
In mille occasioni  controlli indispensabili ed il  diritto alla trasparenza sono bloccati per un errato concetto di privacy.
L’ultimo esempio e` quello delle dichiarazioni dei redditi, che da sempre sono disponibili  presso i comuni, ma che ieri sono state messe su internet, aumentandone di molto l’accessibilita` al vasto pubblico.
La pubblicazione e` stata bloccata dal garante della privacy. Non dubito che il professor Pizzetti applichi la legge. La legge pero’ e` da rivedere. Cosi’ non va.

Assurda l’idea che mettendo su internet un informazione comunque disponibile presso il comune si favorisca la mafia e la criminalita`. Come se quelle gia` non sapessero…

Nei paesi civili si dice nome, cognome e quanto si guadagna. Non c’e` nulla di cui vergognarsi.
Al contrario, guadagnare molto e pagare molte tasse sono cose di cui andare fieri.
Gustavo Rinaldi

P.S.
Un noto comico genovese  s’e`  molto arrabiato perche’ hanno pubblicato che guadagna piu’ di 4 milioni di euro l’anno. Non capisco perche strilli tanto.

Sentenze Brigatiste

12 febbraio 2007 | ,

Premessa: gli arrestati di questi giorni con l’accusa  appartenere alle nuove Brigate Rosse, di organizzare attentati e detenere armi hanno diritto alla presunzione di innocenza, finche` non dichiarati colpevoli dal giudice.

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Se peraltro  in giro ci fosse qualcuno che ritenga il professor Ichino   colpevole perche’ vorrebbe istituire un’agenzia per misurare la produttivita` dei pubblici dipendenti e degno di gambizzazione o di morte

S A P P I A

che sono colpevole anche io.
Trovo l’idea di misurare la produttivita’ dei pubblici dipendenti ottima. Perche’ essa permetterebbe
di premiare chi davvero lavora al servizio della collettivita` e di cacciare chi ruba i soldi ai lavoratori che pagano le tasse.
Chi vuole difendere la spesa pubblica, vuole che essa sia efficiente e produttiva.
Chi non vuole che si misuri la produttivita` dei pubblici dipendenti, lascia il campo libero a coloro che dicono che tasse e spesa pubblica sono solo uno spreco. Cio’ che io non credo.

Rumeni slavi?

5 gennaio 2007 |

Il giornalista Andrea Rossi su La Stampa di oggi cosi’ racconta un’aggressione:

"Accelera, s’infila svelto nel portone, ma gli
inseguitori lo raggiungono e lo spingono dentro l’androne del palazzo.
Due braccia lo placcano da dietro, altre due cominciano a pestarlo.
Calci, pugni, schiaffi. Sono slavi, forse romeni: Busatto se ne accorge
sentendoli parlare."

I Rumeni non sono slavi, sono latini.  Forse  Rossi voleva dire che gli aggressori  sono dell’Europa centro-orientale. Benissimo. Si ricordi solo che in quella parte d’Europa ci sono vari popoli (Ungheresi, Rumeni, Moldavi, Albanesi e Baltici) che slavi non sono.  Forse non ci fa tanto piacere dire che dei latini,  sono dei delinquenti, perche’ anche noi apparteniamo a quel gruppo. Ma questa e` un’altra storia.