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Letture per sapere qualcosa sull’ISIS

Letture per sapere qualcosa sull’ISIS

18 novembre 2015 | ,

Degli importanti articoli per capire cosa succede e per approfondire i temi legati ad ISIS.

Se avete altri articoli segnalateli nei commenti o su facebook (altro…)

I dipendenti pubblici sono sempre di meno

I dipendenti pubblici sono sempre di meno

5 gennaio 2015 |

Dal 2006 al 2013 il numero di dipendenti pubblici e` diminuito del 8,28% ed e` passato da 3.636.000 del 2006 a 3.335.000 del 2013.
Si e` trattatao di una cura dimagrante piuttosto cospicua.

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Don’t cry for me Argentina!

Don’t cry for me Argentina!

21 novembre 2014 |
Un confronto tra due paesi dal momento d'inizio delle rispettive crisi economiche.

Un confronto tra due paesi dal momento d’inizio delle rispettive crisi economiche.

http://www.lavocedeltempo.it/Mondo2/America/Argentina-un-cattivo-esempio-da-non-seguire

L’Italia Puo’ Farcela

20 ottobre 2014 |

Io credo che si debba chiaramente dire una cosa: L’ITALIA HA OTTIME CHANCE DI FARCELA, l’Italia puo’ tornare ad essere un luogo di speranza e di crescita economica e culturale, non ci vuole molto. Ovviamente si tratta di cambiare cammino, lasciare le scelte economiche basate sull’ignoranza e sul pregiudizio, quelle fatte negli ultimi trentacinque anni, e fare poche scelte di buon senso. Si tratta di decidere di mettere il denaro per investire sulle persone e sulle infrastrutture a loro necessarie e non per aricchire una classe di intermediari inutili. La palla e`  nelle mani degli Italiani. Devono solo decidere che l’autolesionismo e’ sbagliato. Devono capire che questo paese potrebbe fare cose grandissime.

Non la benevolenza….. conduce ad una trattativa

12 settembre 2014 |

Non la benevolenza del verduraio fa si’ che, quando io vado da lui, esso mi tratti con rispetto e cerchi di servirmi con fagiolini, uva, zucchini e quanto io gli possa chiedere, ma la minaccia, la paura di restarsene con la sua merce non venduta, che marcisce sul banco. E` l’implicita minaccia che io e gli altri potenziali acquirenti facciamo, che induce il verduraio ad essere ragionevole a cercare di venire ad un accordo con me e con gli altri clienti, fornendo buona merce ad un prezzo ragionevole. Senza minaccia, ben difficilmente c’e` una trattativa. Se una parte non ha nulla da minacciare, diviene automaticamente serva dell’altra parte.

 

Ebola, basterebbe poco

2 settembre 2014 |

In Sierra Leone e Nigeria c’e` qualche forma di controllo, ma in Liberia la situazione e` totalmente fuori controllo.  Nella capitale Monrovia, una citta` delle dimensioni di Torino e cintura, non vi e` un ospedale.  In molti casi non si sa dove siano i malati e con chi entrino in contatto. In Senegal siamo ai primi casi e si stanno prendendo delle misure.
Basterebbe poco per intervenire in Liberia, Sierra Leone, Guinea, Nigeria e Senegal per sostenere questi paesi nella lotta all’Ebola. Con una pitoccheria senza senso il mondo dei ricchi se ne disinteressa, quasi che virus e batteri fossero fermabili con fogli di via e carte bollate.

Quando c’e` un’epidemia ci sono tre tipi di reazioni: quelle dei generosi, sinceramente interessati verso chi e` in difficolta` e desiderosi di aiutare; quelle degli egoisti intelligenti, che capiscono che il problema prima o poi diverra` il loro problema e si dan da fare per aiutare chi e` in difficolta`, non per amore ma per interesse. Poi ci sono gli stupidi. Questi si disinteressano, del problema, pensando che non sia affar loro. Le prime due categorie oggi sono scarsamente rappresentate nei paesi ricchi.
In tanto in assenza di cure mediche minime, la malattia si diffonde. Certo non manca la reazione di qualcuno che chiede blocchi e controlli alle frontiere, cosa che comunque servirebbe a poco.
Medicins sens Frontieres denuncia che si sta facendo poco o nulla. Un piccolo aiuto dato oggi alla Liberia e agli altri paesi colpiti ci eviterebbe di avere serissimi problemi a casa nostra domani.

Il Gap Tecnologico della Russia

28 luglio 2014 |

E` recentemente uscito un mio contributo all’Atlante Geostrategico Treccani.

Tutta colpa di Lehman Brothers?

Tutta colpa di Lehman Brothers?

16 luglio 2014 | , , ,

Non insistero’ mai abbastanza sulla necessita` di riformare il sistema finanziario internazionale. Esso e` stato il detonatore della crisi, finanziaria prima e ed economica poi,  del 2007-2009. Detto cio’,  non possiamo nasconderci dietro di esso. Le reazioni alla crisi finanziaria sono state assai diverse. Gli USA hanno ripreso totalmente il PIL perduto e si trovano circa l’8% sopra la loro situazione del 2007. Qualche purista notera` che non sono ritornati sul sentiero di crescita su cui erano prima della crisi. E` vero. Se la loro crescita fosse continuata ai tassi pre crisi, avrebbero un reddito ancora piu’ alto. Detto cio’,  noi la loro crescita ce la sognamo di notte. Come Eurozona siamo ancora un punto sotto il livello del 2007 e 9 punti sotto il livello USA. Come Italia siamo 8 punti sotto il livello 2007 e 16 punti sotto il livello USA.

Il problema vero non e` stato Lehman Brothers, che ha toccato gli USA come e forse piu’ di noi, il problema vero e` stato l’assurda gestione dell’eurozona, per l’Italia particolarmente dannosa.

Qualcuno mi ha fatto notare che la situazione della zona euro era alla partenza  peggiore di quella USA. E` falso.  Almeno se si guardano i parametri che questa gente normalmente guarda: i governi della zona euro erano in media indebitati ed avevano deficit piu’ piccoli. Avevamo una bilancia dei pagamenti non in disavanzo, mentre gli USA erano in forte disavanzo e l’economia europea in generale (settore pubblico, privato e finanziario) aveva meno passivita` con l’estero di quella USA. Noi partivamo da una situazione migliore.

Io non penso che un’eventuale uscita dall’euro causerebbe una crisi finanziaria paragonabile a quella causata da Lehman Brothers. In ogni caso da una crisi come quella si guarisce, vedi gli USA, da un euro mal gestito non si guarisce.

Il PIL di USA, Eurozona e Italia (2007 =1)

2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Euro 1.00 1.00 0.96 0.98 0.99 0.99 0.98 0.99
USA 1.00 1.00 0.97 0.99 1.01 1.04 1.06 1.08
Italia 1.00 0.99 0.93 0.95 0.95 0.93 0.91 0.92

P.S. Confermo la necessita` di riformare al piu’ presto il sistema finanziario internazionale.

 

 

140716  GDP USA EZ  I

Parliamo di sovranita` monetaria.

21 giugno 2014 |

Prima di dire se la desideriamo o meno, se ci piace o non ci piace forse e` il caso di vedere cosa essa implichi.

Per lo piu’ si tralascia di dire che normalmente uno stato con piena sovranita` monetaria, la ha solo a condizione di avere anche sovranita` militare, di avere una certa rilevanza militare o avere l’avallo del paese militarmente egemone. Spesso chi piu’ parla e sostiene la sovranita` monetaria si oppone alle spese militari ed alle alleanze militari.

Molti paesi del mondo hanno una loro moneta, ma questa di fatto non e` che un pro forma; di fatto   la moneta di quei paesi e` di fatto ancorata al dollaro, all’euro (un tempo il marco tedesco o il franco francese), la sterlina, lo yen o il rublo. Il caso piu’ eclatante e` quello della corona danese, autonoma pro-forma, ma di fatto parte dell’euro-zona con una modestissima banda di oscillazione e nessuna rappresentanza nel consiglio BCE.

Il Regno Unito, ha una sua moneta, cosi’ come l’Australia ed il Canada. Se uno considera questa cartina   si puo’ facilmente rendere conto di cosa garantisca loro detta sovranita`: il pressoche` totale allineamento di questi paesi con le scelte politiche internazionali degli USA, espresse dai voti all’ONU da parte di quei paesi.  Chi vuole la sovranita` monetaria italiana e` disposto ad accettare cio’?

 

Paese Spesa militare (USD) 2009
Stati Uniti d’America 663.255.000.000
Unione Europea 321.031.600.000
Cina 98.800.000.000
Regno Unito 69.271.000.000
Francia 67.316.000.000
Russia 61.000.000.000
Germania 48.022.000.000
Giappone 46.859.000.000
Italia 44.427.000.000
India 36.600.000.000
Corea del Sud 27.130.000.000
Brasile 27.124.000.000
Canada 20.564.000.000

 

I dati sulla spesa militare ci dicono gia` parecchio: tutti i paesi con sovranita` monetaria appartengono alla categoria di coloro che spendono tanto in armi.

Infine si deve considerare il grado di affinita` tra il paese in questione ed i grandi gruppi multinazionali finanziari ed industriali. E` pensabile che quanto piu’ un paese fara` politiche gradite ai grandi gruppi multinazionali quanto piu’ essi sceglieranno di stabilirsi in quel paese, investire in esso e si renderanno disponibili a sostenerne la valuta.

Si pensi al caso di nuovo del Regno Unito o a quello della Svizzera ed al loro  stretto legame con tantissimi gruppi multinazionali che in molti casi han messo la loro sede in quei paesi.

Morale: e` piu’ facile avere e difendere una moneta autonoma se si fanno politiche molto gradite dai grandi gruppi multinazionali.

 

Conclusione: nel mondo si osserva che hanno una moneta sovrana paesi con almeno una di queste caratteristiche:

  • hanno grandi spese militari;
  • sono molto fedeli alla potenza militare principale;
  • sono molto simpatetici con gli interessi dei piu’ grandi gruppi multinazionali.

Il Regno Unito e` l’esempio da manuale perche’ ha tutte e tre queste caratteristiche.

Ma l’Italia in passato ha avuto qualche forma di sovranita` monetaria, non e` vero? Se vogliamo considerare solo l’Italia repubblicana non va dimenticato essa era parte del sistema di cambi fissi di Bretton Woods e le svalutazioni quando avvenivano erano effettuate con il consenso degli USA, di cui l’Italia era alleato fedelissimo e dai quali era occupato militarmente. Cio’ e` poi rimasto vero anche nei tempi del Sistema monetario Europeo. L’Italia ha si potuto svalutare ma sempre con il consenso della potenza egemone.

Cosa significa cio’ per noi oggi? Se si vuole pensare a poter svalutare la valuta italiana, con il dissenso tedesco, bisognera` cercare di farlo con il consenso americano e rendendosi disponibili a spendere di piu’ in spese militari.

L’alternativa e  forse il caso peggiore sarebbe farlo mettendosi sotto la tutela dei grandi gruppi multinazionali finanziari, quelli che hanno grandemente contribuito alla crisi economica che ci ha portato in ginocchio. Essi chiederebbero in cambio di permettere loro di continuare ad agire indisturbati privatizzando gli attivi e socializzando i passivi.

Vi e` infine da considerare il caso’ di una misura temporanea. Non riuscendo in nessun modo ad ottenere una Banca Centrale Europea impegnata sostenere la nostra crescita ed acquirente di cospicue dosi di titoli italiani direttamente dal nostro Tesoro, ne` un aggiustamento del cambio dell’Italia con la Germania, si esce temporaneamente dall’euro, dicendo chiaramente che si e` disposti a rientrarvi con condizioni un po’ diverse. In questo caso dovrebbe essere chiaro a tutti che l’obiettivo non sarebbe la sovranita`, ma un Europa che funzioni meglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nuovo miracolo spagnolo, esiste davvero?

3 maggio 2014 |

Una delle grandi notizie del momento e` che la Spagna si sta riprendendo, grazie sopra tutto all’export.
E` quindi opportuno andare a consultare i dati dell’INE, l’ente statistico spagnolo. Come si puo’ osservare le esportazioni spagnole stanno si’ crescendo , come sono sempre cresciute dal 2000  ad oggi, con la sola eccezione del 2009 quando, a causa della crisi, diminuirono fortemente. Ne’ il periodo 2000 2008,  quando si misero le condizioni per le successive crisi, ne il periodo 2010-2013 possono essere considerati periodi  particolarmente felici per l’economia spagnola.

E’ vero, il saldo commerciale spagnolo oggi va assai bene, ma questo e` semplicemente dovuto al calo delle importazioni, diretta conseguenza dell’impoverimento della popolazione spagnola.

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Lo Scopo della Forza.

Lo Scopo della Forza.

26 marzo 2014 |

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Troppo spesso il discorso circa chi e` piu’ forte prende il posto del discorso circa quale sia la cura migliore per curare un malato. Tante volte non si sa come curare il malato, tante volte nemmeno ce ne importa; ci interessa solo far vedere che siamo forti. Il malato e` un pretesto per esercitare la nostra forza. La forza serve solo se si sa per cosa usarla.

 

Il protocollo di Kyoto va eliminato.

Il protocollo di Kyoto va eliminato.

11 marzo 2014 |

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Il protocollo di Kyoto cosi’ com`e` non funziona. Rende vantaggioso demolire un impianto, che per ogni tonnellata di acciaio produce 100 di CO2 in Italia, per attivarne uno, magari in Cina, che per ogni tonnellata di acciaio produce 200 di CO2. Non ha senso. Il Parlamento Europeo dovrebbe decidere di abbandonarlo e sostituirlo con una tassa zsul CO2 emesso. Qualunque prodotto deve venire tassato proporzionalmente al CO2 che ha causato con la sua esistenza (produzione, uso e smaltimento). Non conta da dove viene il prodotto, conta quanto inquina. Questa nuova tassa deve poi venire completamente compensata con tagli di tasse sul lavoro e sull’impresa.

C’e` solo da sperare che qualcuno vada a dire queste cose a Bruxelles.

All’UE dobbiamo chiedere che combatta la concorrenza sleale.

1 marzo 2014 |

Presto ci saranno le Elezioni Europee ed e` facile immaginare che le forze politiche faranno parecchie proposte su temi dove la competenza del Parlamento Europeo non c’e’. Una materia su cui il parlamento UE ha certo competenza e potere e` quella della concorrenza sleale. Oggi in Europa la Germania fornisce indebiti aiuti di stato alle sue imprese finanziandone una cospicua parte del loro costo del lavoro. In questo modo quelle imprese vengono ad essere piu’ competitive delle nostre. A confermare cio’ e` un ministro del governo federale tedesco, Michael Roth.
I nostri eurodeputati dovranno chiedere con forza che politiche del genere vengano interrotte subito e mai piu’ si ripresentino. Il mercato unico ha senso se si rispettano le regole.

I grulli festeggiano il calo dello spread

15 febbraio 2014 |

La notizia del momento e` che lo spread italiano non e` mai stato cosi’ basso se non in tempi assai lontani. Evviva!
Peccato che lo spread sia solo una misura della rischiosita` del prestare ad un paese rispetto ad un altro, ma nulla ci dica della facilita` o difficolta` nel sostenere un debito. Sarebbe un po’ come se il geometra Pautasso facesse i suoi conti confrontando l’interesse che paga sul suo mutuo con quello pagato dalla signora Ferrero e gioisse o piangesse al ridursi o all’accrescersi di questa differenza. Pura idiozia. Il geometra Pautasso sa benissimo che per lui il peso dei debiti cresce quando il tasso d’interesse cresce piu’ dell’inflazione e diminuisce, quando l’inflazione cresce piu’ del tasso di interesse; quanto paghi la signora Ferrero sui suoi debiti, per il destino di Pautasso e` semplicemente irrilevante. Cio’ che conta e` il tasso di interesse reale. E allora? E allora 12 mesi fa l’Italia pagava il 4,21% quando l’inflazione era al 2,4% e pagava un tasso reale del 1,77%. Oggi l’Italia paga un interesse del 3,87% quando l’inflazione e dello 0,7% e quindi paga un tasso reale del 3,15%. C’e` davvero da festeggiare. I tassi reali sono in forte crescita, l’Italia si sta indebitando a tassi assai piu’ cari e cio’ rendera` tutto piu’ difficile.  E al Corriere della Sera chi glielo spiega?