Le 260 piante che il Comune di Torino fara` abbattere.

 

Il Comune di Torino intende abbattere 260 piante attorno al Palazzo Nervi di Italia 61 http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/389383/

Il progetto pubblicato su "La Stampa"

.

Torino Puo’ Farcela ha deciso di andare a vedere di che piante si tratta.

 

 

 

 

 

Hanno verosimilmente una cinquantina d’anni, sono il biglietto da visita che Torino da di se’ a chi arriva dal sud. In zona costituiscono una parte importante del verde presente.

E’ ovvio che abbattendo del verde si puo’ sempre fare qualche soldino, ma ovviamente si riduce il capitale della citta`.   Si riduce la capacita` della citta` di attrarre quei lavori altamente qualificati ed altamente mobili, di cui piu’ avrebbe bisogno.

Ha senso un  altro centro commerciale a 1500 metri dal Lingotto? Che effetti avra` il nuovo centro commerciale sul traffico, gia` estremamente congestionato di Corso Unita` d’Italia? Non ci si dica che tutti ci andranno in metropolitana, perche` se cosi’ fosse non si vorrebbe abbattere 260 alberi per fare   1800 posti auto.

Si parla tanto di “smart city” o di “citta` del sapere” e poi si svendono i gioielli di famiglia per qualche posto alla cassa (finche` le casse automatiche non metteranno i cassieri in mobilita`).

Fassino puo’ dar prova di ragionare con la sua testa chiedendo che questo progetto cambi o venga abbandonato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Droga: cosi’ non si puo’ continuare.

A fronte di un
impegno delle forze dell’ordine piu’ che encomiabile, non possiamo non valutare
la lotta alla droga con gli strumenti piu’ semplici ed efficaci a nostra
disposizione: i prezzi e le quantita` consumate.

Il prezzo del
“fumo” (hashish) e’ piu’ o meno rimasto invariato negli ultimi 30 anni, quasi
che tutti gli sforzi fatti non siano serviti a nulla. Peggio e` andato per l’eroina
con prezzi tendenzialmente al ribasso. La vera disfatta della lotta alla droga pero’
si misura sul fronte della cocaina: prezzi in tracollo  e diffusione del prodotto in larghe fasce
della popolazione (in alcune aree urbane come Londra e Torino 5% di essa probabilmente
ne fa consumo).

Questa e’ la
cronaca di un fallimento. E` la Caporetto degli stati di fronte alle droghe.

E` difficile
immaginare come si potessero ottenere risultati peggiori.

Non
confondiamoci: questo fallimento appartiene a quase tutte le forze politiche,
perche` quasi tutte hanno condiviso le strategie finora attuate. Metterlo solo
sul conto del governo, dei governi, che governano oggi sarebbe ingiusto e
fazioso.

Ovviamente qualunque
politico che accetti la  responsabilita’
per le prevedibili conseguenze delle sue scelte non puo’ essere fiero di questi
risultati.

La droga e`
libera: a Torino, in Italia, negli USA, in gran parte (sostanzialmente tutto)
il mondo occidentale, quello su cui abbiamo dati piu’ attendibili. Spesso e`
piu’ facile trovare un rivenditore di polvere bianca che una latteria aperta.

Andare avanti con
questa strategia significa semplicemente essere disinteressati al destino dei
tanti individui e delle tante comunita` che oggi vivono sommersi dalla droga.

Continuare sulla
strada percorsa fino ad ora difendendosi con il paraventodella fedelta` a
principi astratti, significa semplicemente ignorare il grido di dolore che
viene da tante famiglie e quartieri.

Non possiamo
continuare a nasconderci dietro affermazioni inutili quanto lapalissiane, quali
“drogarsi e` illecito”, mentre la droga continua tranquillamente a fluire a
fiumi, distruggendo la vita di tante persone. Comportamenti violenti ed
“inspiegabili”, “strani” incidenti stradali con conseguenze mortali, violenze
efferate effettuate sotto l’influenza di stupefacenti, distorsione del mercato
del lavoro dove chi lavora onestamente e` surclassato da chi vive di spaccio,
ricchezze improvvise ed inspiegabili, enorme potere economico della
criminalita’: questi sono alcuni degli effetti dell’onda di droga che ci
sommerge.

Non sappiamo se
strategie alternative possano funzionare, sappiamo che la strategia attuata
finora e` un fallimento totale.

Tutti gli uomini
di buona volonta` devono seriamente pensare a qualche forte cambiamento di
rotta. Una possibile strategia da considerare e` quella di passare dall’attuale
regime dove la droga e` di fatto libera per strada a quello in cui la vendita
della droga venga regolamentata.

E` sciocco
parlare di liberalizzazione, perche` e` difficile immaginare un sistema in cui
la droga sia piu’ libera di quanto lo e` oggi. Forse possiamo passare da un
sistema in cui la droga e` venduta liberamente e senza regole ad un sistema in
cui la vendita di droga sia soggetta ad alcune regole. L’unica cosa che non si
puo’ fare e` far finta di nulla e dimenticarsi delle migliaia di persone che
stiamo quotidianamente abbandonando al loro destino.

Gustavo Rinaldi

Molinette 2

La posizione del
Rettore e della Facolta` di Medicina contrari alle Molinette 2 a Collegno o
Grugliasco e` tutt`altro che assurda. E` evidente che finendo laggiu` sarebbero
troppo lontane da molti importanti istituti, dipartimenti e cliniche, ubicati
nel sud –est di Torino.

Questo non vuol
dire che che l’idea di distruggere quel poco di verde che ancora rimane ad
Italia 61 e dintorni per far posto al nuovo ospedale sia accettabile.

I Torinesi hanno
bisogno di un nuovo ospedale di punta, ma hanno anche bisogno di un ambiente
vivibile e non e` distruggendo quel poco che resta che lo si ottiene.Sarebbe forse
meglio cercare attorno al Lingotto, che e` li vicino, ad esempio nella zona
dell’ex Avio. Il nuovo ospedale sorgerebbe anche non lontano da un importante
stazione ferroviaria (Lingotto) e sarebbe facilmente accessibile da tutto il Piemonte.E il grattacielo
della Regione che dovrebbe finire su quella stessa area?
Quello puo’
finire senza problemi in tanti altri posti, ad esempio a Torino Stura o a
Collegno.

In ogni caso quel grattacielo dovrebbe nascere insieme ad alcuni altri grattacieli per formare
una zona di edifici alti destinati ad uffici.

Ma non e` eutanasia.

Fa notizia la
lettera di un malato terminale con la richiesta al Capo dello Stato di
permettergli di morire in pace. Il signor Piergiorgio Welby, cosi’ si chiama il
malato, respira, parla ed e` alimentato tramite macchine, senza il cui ausilio
morirebbe.
Il suo caso e`
portato ad esempio della necessita` di introdurre nel nostro ordinamento
l’eutanasia. Per semplificare e
chiarire il dibattito qualcuno tira in ballo la religione, il papa, i santi e
chissa’ quanto altro.

 Io credo che sia
un problema mal posto. Questo caso non porta nessuna evidenza a favore o contro
l’eutanasia, ne` puo’ legittimamente indurre ad una divisione tra credenti e
non.

Si tratta
semplice di un caso di accanimento terapeutico. Ogni malato ha diritto di
rifiutare trattamenti medici che non desidera. Il signor Welby vive
esclusivamente grazie a dei trattamenti medici. Se non li desidera, ha diitto
di rifiutarli. Se li rifiuta, eventualmente morira’. Non e` obbligatorio farsi togliere un
appendice o un tumore. Ognuno lo fa, se lo desidera. Idem non e` obbligatorio
accettare l’invasivita` di macchine per respirare, nutrirsi o parlare.

 L’ eutanasia non
c’entra.
Forse qualcuno la
vuole tirare in ballo per suo interesse personale, ma questo e` un altro
discorso

Suicidio assistito

Ieri a Londra la Camera dei Lords    ha iniziato a discutere di suicidio assistito.
Ovvero stanno discutendo della possibilita` per i medici di aiutare i pazienti a suicidarsi, fornendo loro delle pillole apposite.
 A proporre la legge e` lord Joffe, un
avvocato non affiliato ad uno dei gruppi parlamentari.

La proposta di legge prevederebbe alcune limitazioni:
Il malato dovrebbe stare soffrendo molto;
Il malato dorebbe avere non piu’ di sei mesi
di vita prevista;
Il malato dovrebbe essere capace di intendere e volere.

 La legge e` osteggiata da tutte le
confessioni religiose. Fin qui non c’e` molto di strano. Spesso infatti le
confessioni religiose osteggiano questo tipo di leggi in materia di vita.
L’Associazione dei Medici
di Famiglia (Royal College of Physicians
) ha dichiarato che 75% dei suoi membri
e` contrario all’introduzione della legge.  L’Ordine degli Infermieri (Royal
College of Nursing) e` pure contrario. Ma come mai?  Essi dicono che nessuno oggi e` inevitabilmente
destinato a soffrire pene atroci  prima
della morte.Esiste la cosi’ detta medicina palliativa, un ramo della medicina
che ha lo scopo di eliminare  il dolore
anche quando non e` possible guarire la malattia. Dicono che si tratta di fornire la
giusta assistenza al malato, non di fargliela macare e poi offrirgli la   
soluzione del suicidio.
Essi affermano che il malato terminale e`, per definizione,
totalmente dipendente da qualcun altro: la famiglia, i conviventi o l’ospedale. Cio’ lo mette
in una quasi necessaria situazione di subordinazione. In molti casi il malato
non cerca di fare quello che vuole, ma quello che pensa possa fare contenti
quelli che lo assistono (parenti medici e infermieri). Cio’ limita molto la
possibilita` che chi decide di suicidarsi in quelle condizioni lo faccia liberamente.
Negli ospedali I medici sono sotto continua
pressione per liberare letti per nuovi pazienti. I budget della sanita` sono
quello che sono. Se loro avessero la possibilita` di liberare letti, aiutando I
malati a suicidarsi, la pressione su di loro diverrebbe davvero grande. Non la
vogliono.

 I lords ieri hanno deciso di postporre la
discussione della legge di sei mesi.

Gustavo Rinaldi

Addendum del 28 maggio 2006
In Italia la ministra Turco promette piu’ attenzione alla medicina palliativa; ben venga! Ce n`e` davvero bisogno  G.R.


Aviaria: pandemia o normale “influenza dei polli”?

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Un piccolo riepilogo lontano dai clamori mediatici.

Cos’è un virus? Il termine virus (dal latino virus, "veleno"), indica un agente infettivo di dimensioni ultramicroscopiche, costituito essenzialmente di materiale genetico (DNA o RNA) circondato da un rivestimento protettivo proteico. Cos’è l’influenza aviaria? Una malattia virale trasmessa dal virus H5N1 della famiglia Orthomyxoviridae, genere Influenzavirus A (lo stesso che causa l’influenza nelle altre specie animali e nell’uomo). Del virus influenzale sono conosciuti numerosi sottotipi, diversi l’uno dall’altro a dipendenza della  loro conformazione esterna. Questa conformazione è determinata in particolare da due strutture che compongono la membrana esterna del virus: la neuramidinasi (N) e l’emagglutinina (H). Si parla d’influenza aviaria perché essa ha un particolare adattamento nei riguardi dei volatili selvatici, mentre di norma, soltanto virus appartenenti a tre sottotipi di H (H1, H2, H3), di cui gli uccelli sono portatori sani, infettano l’uomo. Il pericolo potrebbe essere costituito dal fenomeno della ricombinazione genetica: nel caso d’infezioni concomitanti in uomini o in suini, i virus d’origine diversa (ceppi umani H1, H2, H3 e aviari H5, H7) potrebbero entrare in contatto e scambiarsi materiale genetico. In questo modo si originerebbero varianti dotate di nuove caratteristiche e nuove potenzialità infettive. L’ipotesi più preoccupante riguarderebbe la nascita di un virus patogeno, trasmissibile da persona a persona e con nuove caratteristiche antigeniche, non riconosciuto dal nostro sistema immunitario. La possibilità che nel nostro paese ciò possa accadere è molto remota: non v’è contatto diretto e continuativo con uccelli selvatici, mentre quelli d’allevamento sono strettamente isolati e monitorati e quindi non pericolosi per l’uomo, né c’è convivenza con suini, indicati spesso come possibili ambienti ideali per una ricombinazione genetica. Insomma, quelle condizioni di promiscuità tra animali e uomo, che hanno causato in Asia quei pochi casi d’infezione aviaria trasmessa all’uomo (trasmissione resa possibile da un fenomeno detto di drift antigenico, cioè mutazioni spontanee del genoma del virus H5N1, diverso dai fenomeni di shift, il pericoloso riassorbimento genetico, nel caso con virus specifici per l’uomo), non sono attuali in Italia. Chiariamo che per contrarre il virus bisogna stare a stretto contatto con un animale infetto, morto o vivo, e che un pollo cotto non costituisce alcun pericolo dato che la temperatura di cottura è in grado di inattivare il virus e in più, come già precisato, i controlli veterinari impediscono il contagio dell’aviaria ai nostri allevamenti. I media così solerti nel rilanciare con tono enfatico allarmi tutti da dimostrare, non sono poi altrettanto pronti a comunicare che molti casi d’influenza aviaria in animali d’altra specie, umana e recentemente nei gatti, si sono risolti con complete guarigioni, dimostrando, tra le altre cose, che la patogenicità del virus H5N1 sembra andare scemando. Se pandemia sarà ci arriverà da lontano e a trasmettercela provvederanno, probabilmente, uomini e donne che, per loro disgrazia, vivono in remote zone rurali del pianeta, dove la presenza di un medico o di un veterinario è cosa molto rara.
Fabio

curatore de Il Corriero

http://www.ilcorriero.ilcannocchiale.it/

Un ospedale impara osservando Toyota

Un articolo del Corriere della sera riiferisce di un esperimento effettuato dal Virginia Mason Medical Center di Seattle, in collaborazione con Toyota.
L’ospedale ha investito un milione e mezzo di dollari, per mandare i
suoi dipendenti negli stabilimenti della Toyota in Giappone, per apprendere le metodologie di lavoro ed organizzazione. Il risultato è un risparmio di 10 milioni di dollari dal primo anno….
Credo che questo articolo sia uno degli esempi lampanti per quanto
riguarda  il discorso sulle best practices.L’innovazione in questo caso è una innovazione di processo e non di prodotto, non è svolta da centri di ricerca, non ha bisogno di finanziamenti o bandi di concorso…è solo basata sull’esigenza di migliorare ogni giorno le proprie attività, andando a studiare come altre realtà o organizzazioni si siano comportate per risolvere i propri problemi. E’ una questione di idee e di mentalità innovativa.
Nicolas Nervegna
http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2006/03_Marzo/06/ospedale.shtml 

Hirschman e la cura medica

Un  economista statunitense di origine tedesca,  Albert O. Hirschman, suggerisce che quando quella parte della societa’ che ha piu’ potere ed e’ tendenzialmente piu’ critica puo’ fare a meno di un certo servizio pubblico, allora la qualita’ di quel servizio tendera’ facilmente a scendere. Egli spiega che i servizi pubblici si possono mantenere ad un certo livello solo se hanno degli utenti esigenti ed influenti, nonche’ desiderosi e capaci di protestare.
E` facile immaginare  gli effetti che hanno ad esempio sul nostro sistema sanitario il fatto che alcune categorie possano di fatto ottenere cure al di fuori delle strutture convenzionate con esso. Tutti ricorderanno il caso di un ex ministro della sanita’ morto in una clinica di Montecarlo o di un presidente di Regione attualmente in carica (non in Piemonte) che si fece operare in Germania,poi giustificando la sua azione dicendo che non voleva pesare sulle strutture pubbliche della sua regione…
Sarebbe il caso di pensare ad una norma che imponga almeno ai presidenti, agli assessori e ai consiglieri regionali che fannno parte della maggioranza che governa una certa regione di firmare prima dellle elezioni  un’ impegno a dimettersi, qualora per qualsiasi ragioni utilizzino servizi medici non normalmente gestiti o non rimborsabili dalla regione.

Per saperne di piu’:
Albert O. Hirschman
, 1970, Exit, Voice and Loyalty

L’Oftalmico deve chiudere?

Pare che
il nuovo Piano Socio Sanitario preveda
l’eliminazione dell’Ospedale Oftalmico.
Abbiamo cercato
su internet il Nuovo Piano Socio-Sanitatio del Piemonte.
Non siamo stati
abbastanza bravi: non lo abbiamo trovato.

E’ difficile dire
se la chiusura dell’Oftalmico sia una scelta giusta o sbagliata. Crediamo pero’
sensato fare qualche riflessione.
La Regione
attualmente e`sia  produttrice che  acquirente di servizi di cura medica all’occhio.

Produce i servizi
con l’Ospedale Oftalmico (ed altre strutture probabilmente).
Acquista i servizi
per conto di alcuni cittadini piemontesi, bisognosi di cure.

 
Alcune  domande da farsi dalla Regione/acquirente di
servizi sono:

a) Abbiamo
bisogno in Piemonte di un centro oculistico di quelle dimensioni e che produce
quei servizi?

b) Gli
stessi soldi potrebbero dare maggior beneficio alla salute dei Piemontesi, se
spesi per altri scopi?

c) La
domanda piemontese e’ servita al meglio in via Juvarra, a Torino, o potrebbe
meglio venire servita altrove?

d) Il
passaggio ad eventuali  nuove strutture che costi comporterebbe?

Ci sono anche

delle domande che la Regione come produttrice di servizi potrebbe porsi:

· come
struttura produttiva l`Oftalmico e’ o puo’ facilmente divenire competitivo sul
mercato italiano o europeo dei servizi medici?

· Potrebbe
quindi fare dei profitti o pareggiare grazie a dei clienti provenienti da altre regioni o da altri paesi?

Sarebbe interessante l’idea di divenire esportatori di servizi medici ed in questo modo potremmo
creare o mantenere  alcune opportunita’
di lavoro qualificato ed eventualmente di ricerca.

 Non e` necessario
che sia la Regione/acquirente che la Regione/produttrice abbiano interesse a
mantenere l’Oftalmico in vita. Basterebbe che una delle due avesse una buona ragione.Forse queste questioni  sono gia’ state considerate dal Piano.
Se qualche
lettore sa dirci dove trovarlo, andremo a leggerlo con piacere.