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Un Viaggio Attraverso Le Dimore Storiche In Lombardia

Un Viaggio Attraverso Le Dimore Storiche In Lombardia

17 settembre 2021 | , ,

Un viaggio nella storia cattura l’attenzione di chi la cultura la rispetta e l’ammira, i beni culturali sono un patrimonio troppo grande per chiamarli solo tesori del passato, spesso mi domando perché l’uomo ama l’arte, e tra le tante affascinanti risposte c’è una che vibra più forte ed accesa: “Amiamo l’arte perché è l’unica cosa che resta del nostro passaggio sulla terra”.

 

Abbiamo scelto di portarvi all’interno della bellezza delle dimore storiche, un’esperienza attraverso l’arte, la cultura, storia e tradizioni, per vivere momenti indimenticabili alla scoperta delle più belle dimore storiche in Lombardia.

 

Villa-Arconati-Bollate

 

Villa Arconati la Versailles all’Italiana

La chiamano la piccola Versailles all’italiana, stiamo parlando di Villa Arconati, qui il barocco lombardo ha tutta l’influenza del suo fascino, sorge nel Parco delle Groane, nella frazione di Castellezzo di Bollate. Varcando la soglia vi troverete difronte a pavimenti in mosaico alla veneziana, dipinti, stucchi, affreschi di epoche diverse, rimarrete stupiti dal monumentale scalone a due rampe che porta al piano nobile. Nella stagione estiva la Villa è palcoscenico di festival e vivaci concerti.

 

Villa Sola Cabiati

 

La Villa con vista lago

Villa Sola Cabiati e sul Lago di Como, è come sfondo perfetto ha uno straordinario panorama, una dimora costruita nel Settecento per volere dei duchi Serbelloni, dove ci trascorrevano la stagione estiva. Le sue sale affrescate e il suo parco sono decisamente affascinanti! Il giardino all’italiana non ha subito il trascorrere del tempo si è conservato splendidamente, insieme al parco secolare e gli affreschi nelle sale.

 

 

Villa del Bono di Cremella

 

Una Villa da marriage

Villa del Bono di Cremella è stata costruita alla fine dell’800, dimora in un parco da 60mila metri quadrati, in provincia di Lecco. Meta ambita dagli sposi è una location perfetta per festeggiare il sì più importante. Lo stile architettonico è ispirato allo stile rinascimentale fiorentino. Secondo le fonti, sorge sulla preesistenza di un edificio con schema a L, andato completamente perduto. Il parco abbraccia il romanticismo inglese si possono ammirare diverse piante di pregio e numerose sculture. La sua atmosfera serena lontana dai rumori la rende quasi surreale.

 

Villa-del-Balbianello-Giorgio-Majno

 

Una Dimora per 007 Casinò Royale

Sul Lario troviamo la Villa del Balbianello, dal giardino la vista è spettacolare. Costruita all’inizio del XVIII secolo, fu frequentata da esponenti del Risorgimento italiano. E’ una dimora del Fai, il Fondo Ambiente Italiano. La villa si sviluppa su cinque piani arredati da mobilio inglese e francese del XVIII e del XIX secolo, da arazzi e tappeti orientali, e fiabeschi lampadari italiani. Incredibile le rare collezioni di dipinti su vetro della scuola veneta del XVIII secolo. Nel 2002 la Villa ha ospitato il cast di Star Wars per il secondo episodio della saga e ha fatto da sfondo a James Bond in Casinò Royale di Martin Campell.

La bellezza non sfugge mai a nessuno, è come guardare un tramonto, chiunque l’osserva non ha bisogno di spiegarti perché è bello. E’ così l’arte cattura tutti in modi diversi.

Buona visita

Intervista Al Compositore Gianluca Cascioli: La Musica Ai tempi Del Coronavirus

Intervista Al Compositore Gianluca Cascioli: La Musica Ai tempi Del Coronavirus

25 gennaio 2021 | , , ,

Il silenzio della musica non è mai stato così assordante, sono le note della pandemia che vibrano nell’aria, con un repertorio pieno di stati d’animo. Ma le note quelle vere, quelle che ci emozionano sono impresse nelle nostre menti, forse il Corona virus le ha oscurate, ma ci ha fatto anche capire la bellezza di quelle melodie.

 

Il virus ha bloccato totalmente l’economia degli artisti, capace di annullare 80% del loro lavoro, recando danni economici importantissimi, i piani di sostegno alle imprese e ai lavoratori nel campo della musica risultano essere poco adeguati ai modelli imprenditoriali e occupazionali che caratterizzano il settore. Qui non entra in gioco solo la percentuale dei posti di lavoro a rischio, ma certamente anche una grave perdita culturale e sociale che genera la musica. Purtroppo il settore risulta essere ai margini dell’attenzione, noi proviamo a dargli una voce importante a nome di tutti i musicisti.

Abbiamo rivolto alcune domande al noto pianista torinese Gianluca Cascioli, ecco le risposte.

 

Gianluca Cascioli, una vita dedicata alla musica.

Gianluca Cascioli è un pianista, compositore, è nato a Torino dove ha iniziato gli studi musicali con il Maestro Sergio Pasteris. La sua carriera è iniziata nel 1994 con la vittoria del “Concorso Pianistico Internazionale Umberto Micheli”, da allora si è esibito come solista con le più prestigiose orchestre europee ed americane tra cui la “Camerata Salzburg”, i “Berliner Philharmoniker”, i “Wiener Philharmoniker”, la “London Philharmonic”, la “Royal Philharmonic”, l’”Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI”, l’”Orchestra Filarmonica della Scala”, la “New York Philharmonic” e la “San Francisco Symphony”. Le sue composizioni sono state eseguite in sedi prestigiose come la “Musikhalle” di Amburgo, la “Wigmore Hall” di Londra, il “Palau de la Musica” di Barcellona . Nel 2009 Cascioli ha ricevuto il Secondo Premio al 27° “Concorso Internazionale di Composizione I.C.O.M.S.” con il suo primo Trio per violino, violoncello e pianoforte. Nel 2010 i suoi Tre pezzi lirici per violino e pianoforte ricevono all’unanimità il Primo Premio al 28° Concorso I.C.O.M.S. . Nel 2012 Cascioli vince il I Premio al Concorso Nazionale di Composizione “Francesco Agnello”, con il brano orchestrale Trasfigurazione.

 

L’attività concertistica in questo momento di restrizioni ha visto annullarsi tutti concerti, tutte le tournèe, i festival, le attività didattiche ecc… quali sono le previsioni per far ripartire il sistema, cosa succederà dopo.

Mi sembra eccessivamente ottimistico parlare di ripartenza, non mi sembra vi siano ancora le condizioni.

 

Quali sono le difficoltà maggiori attuali, che tutti i concertisti e coloro che fanno parte del settore musicale stanno affrontando? Che genere di aiuti avete ricevuto dal Governo.

Difficoltà economiche sicuramente. Il governo aveva promesso un rimborso-Coronavirus: io ne ho fatto richiesta, ma non ho ricevuto nulla. I concertisti hanno pressoché azzerato le loro attività e gli insegnanti di strumento lavorano da casa comunicando via Internet con gli allievi. Le orchestre eseguono i loro concerti a sala vuota, in streaming sul Web, così come è avvenuto anche per i concerti di capodanno da Venezia e Vienna.

L’attuale situazione sanitaria, ha spinto il governo a prolungare ulteriormente le chiusure dei teatri, con l’inevitabile conseguenza di emarginare gli artisti; Lei cosa ne pensa, trova che sia giusto?

Credo sia giusto non sottovalutare questo virus, visto che si è diffuso in tutto il mondo e ha causato molti decessi. Gli artisti sono degli emarginati in questa società già da molto tempo e non solo a causa di questo virus.

 

Se dovesse esprimere il suo stato d’animo attraverso un’opera, per raccontare questi momenti di crisi cosa eseguirebbe?

La Sonatina Seconda di Ferruccio Busoni e Unstern! di Franz Liszt. Busoni è un nostro vanto nazionale, un compositore di livello eccelso! Il fatto che (al giorno d’oggi) sia stato quasi dimenticato, è a dir poco vergognoso.

 

Crede che attraverso questa tragedia ci possa essere un’opportunità di crescita personale al livello artistico.

Il momento attuale ci invita a riflettere su due questioni importanti. La prima riguarda la tecnologia: siamo soddisfatti di vivere una vita prevalentemente virtuale (all’interno dei nostri smartphone), oppure la realtà ha ancora un valore per noi? La seconda questione: la musica  ha ancora un valore nella società contemporanea? Il primo gennaio 2021, in diretta mondiale, Riccardo Muti ha sentito il bisogno di dire che la musica non è intrattenimento e nemmeno semplicemente una professione, ma è una “missione per rendere migliore la società”.

 

Cascioli quali sono gli aspetti della musica contemporanea che vorrebbe approfondire, a quanto pare risulta poco compresa, tutti amano i grandi repertori.

Già da qualche anno ho creato un progetto discografico per Deutsche Grammophon dedicato al ‘900. L’obiettivo è quello di divulgare i brani più espressivi e accessibili che anche un vasto pubblico potrebbe potenzialmente apprezzare. Non tutto il ‘900 è avanguardia e provocazione…

Il fatto che le società di concerti prediligano da ormai più di 70 anni dei repertori stereotipati è per me un segnale di decadenza culturale. Non si dovrebbero fare programmazioni solo con lo scopo di avere la sala piena, ma il business ormai governa ogni cosa (anche l’arte).

 

 Qual è la sensazione più chiara che il pubblico riesce a trasmetterLe­?

Mi accorgo subito se il pubblico ha capacità di concentrazione, se sta ascoltando con interesse.

In Giappone la gente rimane in religioso silenzio per tutto il concerto. Da noi in occidente, i colpi di tosse e gli squilli di cellulare sono molto più frequenti. Temo che la capacità d’ascolto e di concentrazione si stia riducendo molto. Durante un concerto, alcuni accendono addirittura il telefono e in modalità silenziosa controllano la loro email oppure facebook.

 

Un’ultima domanda un po’ inedita, qual è il suggerimento che i suoi genitori le hanno dato per sostenerLa nella vita? ­­­

Avviare un figlio nel mondo della musica è una decisione rischiosa e credo abbia dato non poco da pensare ai miei genitori: i miei nonni materni, per esempio, non erano molto d’accordo. Mia mamma e mio papà hanno semplicemente supportato moltissimo quella che era una mia passione e mi sono sempre stati vicini nei momenti difficili e lo sono tuttora.

Facendo capolino a questa intensa intervista apprendiamo che la sola musica che si può creare e si può ascoltare non è attraverso la solitudine di uno strumento suonato a distanza, ma la condivisione dal punto di vista umano, fisico ed emozionale. Questa magia solo col pubblico si può creare…

 

FONTE: Intervista realizzata da Isabella Scuderi

Fuggire Dall’Italia Per Andare A Vivere In Svizzera: Albinen Il Paesino Che Ti Paga E Ti Appaga

Fuggire Dall’Italia Per Andare A Vivere In Svizzera: Albinen Il Paesino Che Ti Paga E Ti Appaga

18 gennaio 2021 | ,

La Paura del futuro ai tempi del Corona virus è raddoppiata, soprattutto se si vive in Italia. In un momento come questo dove solo anche il presente si verifica incerto, il pensiero di fuggire in un luogo sicuro è quasi un chiodo fisso. L’imperativo è, ricominciare, scrivendo nuovi capitoli della nostra vita abbandonando la vecchia. “E vissero felici e contenti”, nella natura più immacolata delle montagne Svizzere.

 

Albinen si trova soli 80km dal confine nel Canton Vallese, un paesino di montagna immerso nella natura rigogliosa e incontaminata, a conti fatti gli ultimi abitanti rimasti sono appena 300, quindi i cittadini avviano una nuova impresa pagando chi decide di costruirci una casa e di andarci a vivere.

 

Ma quali sono le condizioni e i requisiti per godere dei vantaggi e trasferirsi?

avere meno di 45 anni

avere un permesso di domicilio in Svizzera

rimanere nel paese per almeno 10 anni, comprando la casa

Viene offerto un finanziamento di 60mila euro per chi deciderà di costruire una casa: 21mila euro ad adulto e 8mila euro a bambino.

 

 

 

Qualsiasi sia il tuo movente per ricominciare, o semplicemente per cambiar vita godrai della bellezza del creato, ma Albinen non è solo montagna: nei pressi della cittadina si trova la località termale di Leukerbad, conosciuta da oltre 500 anni, addirittura già ai tempi dei Romani, per le sue rilassanti terme in cui riscaldarsi prima di tornare tra la neve

 

“ Nell’infinita quiete della montagna ho sentito il respiro della terra”.  IS

http://fuggire-svizzera-soli-80-km-dal-confine-ce-un-paese-ti-paga-andarci-vivere

LA Disobbedienza Civile E’ Alle Porte: Ristoranti, Bar, Teatri, Palestre, Il Coronavirus li ha seppelliti Tutti!

LA Disobbedienza Civile E’ Alle Porte: Ristoranti, Bar, Teatri, Palestre, Il Coronavirus li ha seppelliti Tutti!

13 gennaio 2021 | ,

Non chiamiamole più proteste, qui non si tratta più di mediazioni, o di trovare un’intesa fra Governo e le categorie oramai al collasso, il momento della ripartenza è diventato un desiderio, NON un Diritto!

Eserciti di ristoratori grida a gran voce la crisi totale del settore e la mancanza di concreti interventi, ma qual è la risposta del governo? introdurre nel nuovo Dpcm il divieto per i bar di vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18, tutto corretto tutto plausibile ai fini di limitare la diffusione del contagio, peccato che la realtà dei fatti ha dimostrato che non sono i locali pubblici i portatori di contagi. Mercati, supermercati e l’affollamento dei posti di lavoro hanno la stessa medesima pericolosità.

 

“E’ tempo di essere uniti e far sentire la nostra voce, ormai non c’è più tempo”, precisa l’Unione dei Ristoratori, sono passati 11 mesi dall’inizio della pandemia durante i quali la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. “Il vaso è colmo, per completare la presa in giro ci mancava solo l’invito ad aprire le nostre attività per 2 giorni per poi chiuderle nel week end, per poi colorare di nuovo l’Italia di giallo e arancione limitando o vietando il nostro lavoro in modo quasi sadico.

 

Questa regola “Chiusi Tutti”, sarà il frutto di una rivolta, infatti  sui social è stata lanciata questa iniziativa, lunedì alcuni ristoranti potrebbero riaprire, violando le disposizioni contro la pandemia. Lo slogan della protesta è “Wir-machen-auf” (noi riapriamo), è nato in Germania e si è diffuso rapidamente anche all’estero, conquistando diversi simpatizzanti pure nella Confederazione.

Il bollettino è molto più ampio, Teatri, Cinema, Palestre, confermano la totale chiusura, non lasciandogli nemmeno la speranza.

In Giro Per Il Mondo Ad Ognuno La Sua Befana: Tradizioni Usi e Costumi

In Giro Per Il Mondo Ad Ognuno La Sua Befana: Tradizioni Usi e Costumi

5 gennaio 2021 | ,
C’era una volta in un tempo lontano, sin dagli inizi della notte dei tempi una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, che viaggiando su una magica scopa in lungo e in largo, portava doni a tutti i bambini. Numerose sono le filastrocche, e proprio con l’Epifania si chiude il lungo ciclo delle feste di Natale.

 

Una festa all’insegna della tradizione popolare legata alle usanze contadine, è anche la prima festa dell’anno nuovo, che ci  porta a riflessioni e bilanci dell’anno appena concluso e si mettono in cantiere  progetti e propositi per l’anno appena iniziato

Allora tutti pronti ad affrontare con rinnovato spirito i 360  giorni che ci attendono? Augurandoci che l’anno venturo la Befana sia ancora più generosa. Nel frattempo scopriamo le usanze nel mondo per l’arrivo della Befana:

In Italia la Befana viene celebrata in maniera diversa per regioni, oltre a consegnare dolciumi e leccornie, o il temuto carbone, a  Venezia  si svolge la caratteristica Regata della Befana. 50 tra uomini e donne vestiti da befana si sfideranno a colpi di remi nel Canal Grande. Il vincitore sarà colui che per primo taglierà il traguardo, costituito da una lunghissima calza appesa sul Ponte di Rialto.

In Francia nel giorno della Befana  si prepara un dolce speciale, all’interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa.

In Islanda il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, perchè da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. I festeggiamenti iniziano con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi. A metà strada arriva anche l’ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo (il primo Babbo Natale arriva l’11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno). Tutto ha fine con un falò e fuochi d’artificio.

In Spagna la sera del 5 gennaio i bambini attendono i doni dei Re Magi e mettono davanti alla porta un bicchier d’acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene un corteo durante il quale i Re Magi sfilano per le vie su dei carri riccamente decorati.

In Germania i Re Magi sono protagonisti. Le persone di religione cattolica vanno a messa. Ma il 6 Gennaio non è un giorno festivo, si lavora come al solito e i bambini vanno a scuola.

In Romania i bambini attendono l’arrivo dei re Magi e il 6 gennaio propongono racconti in cambio di qualche spicciolo.

In Ungheria i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.

In  Russia molti parlano di una vecchina, chiamata “Babuschka”, che, accompagnerebbe Papà Gelo o Papà Inverno, distribuendo regali a tutti i bambini.

La Vera Storia Della Befana

La befana discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.

PS: Buona Befana a tutti!

LA GUIDA MICHELIN NON LA FERMA NESSUNO: BRILLANO ANCORA LE STELLE. 2021

LA GUIDA MICHELIN NON LA FERMA NESSUNO: BRILLANO ANCORA LE STELLE. 2021

27 novembre 2020 | , , ,

La 66° Guida Michelin certamente si è distinta nel portare avanti il suo compito, in un 2020 provato dal Covid 19, la sua mission negl’anni ha reso la comunità dei ristoratori un vero movimento culturale enogastronomico, la filosofia della guida riassunta nella frase “movimento del food” ha creato e continuerà a creare un valore alla storia dell’arte culinaria.

Le novità quest’anno sono state presentate da Milano in streaming: si aggiungono 26 nuove stelle, nessun nuovo entrato ai piani alti dei tristellati, Oldani e de Santis portano a casa un raddoppio, la novità di quest’anno vede l’introduzione di un riconoscimento per la sostenibilità, un stella verde che va ad aggiungersi agli altri simboli della Guida, la stella, il piatto, l’omino Bib Gourmand. Il focus della stella verde è promuovere quei ristoranti che si sono impegnati contro gli sprechi e per una cucina green. Sono 13 i premiati  tra cui Mariangela Susigan del Gardenia di Caluso e Massimo Bottura, Osteria Francescana.

I numeri

371 i ristoranti stellati dell’edizione 2021, di cui 11 tristellati, 37 bistellati e 323 con una stella.

I tre stelle rimangono immutati: Piazza Duomo ad Alba (Cn); Da Vittorio a Brusaporto (Bg); St. Hubertus, a San Cassiano (Bz); Le Calandre a Rubano (Pd); Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio (Mn); Osteria Francescana a Modena; Enoteca Pinchiorri a Firenze; La Pergola a Roma; Reale a Castel di Sangro (Aq); Mauro Uliassi a Senigallia (An) ed Enrico Bartolini al Mudec a Milano.

TUTTI I RICONOSCIMENTI

I 13 chef che guadagnano la stella verde (novità 2021)

Mariangela Susigan del ristorante Gardenia di Caluso (To)

Famiglia Iaccarino del Sant’Agata sui Due Golfi (Na)

Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena

Caterina Ceraudo di Dattilo

Piergiorgio Siviero di Lazzaro 1915

Antonello Sardi di Virtuoso Gourmet

Pietro Leeman di Joia

Davide Oldani di D’O

Fabrizio Caponi i’Ciocio-Osteria di Suvereto

Igor Macchia di Casa Format

Norbert Niederkofler di St. Hubertus

Franco Malinverno di Caffè La crepa

Roberto Tonola di Lanterna Verde

I nuovi 26 una stella

Don Alfonso 1890 San Barbato Donato De Leonardis* Lavello (PZ)

Relais Blu Alberto Annarumma Massa Lubrense / Termini (NA)

Re Santi e Leoni Luigi Salomone ** Nola (NA)

Lorelei Ciro Sicignano** Sorrento (NA)

Osteria del Povero Diavolo Giuseppe Gasperoni * Torriana (RN)

Zia Antonio Ziantoni ** Roma

Essenza Simone Nardoni** Terracina (LT)

Nove Giorgio Servetto Alassio (SV)

Impronta D’Acqua Ivan Maniago** Cavi di Lavagna (GE)

Kitchen Andrea Casali* Como

AALTO Takeshi Iwai Milano

Borgo Sant’Anna Pasquale Laera** Monforte d’Alba (CN)

Piano 35 Christian Balzo Torino

Casa Sgarra Felice Sgarra ** Trani (BT)

Poggio Rosso Juan Camilo Quintero** Castelnuovo Berardenga (SI)

Gabbiano 3.0 Alessandro Rossi* Marina di Grosseto (GR)

Franco Mare Alessandro Ferrarini Marina di Pietrasanta (LU)

Sala dei Grappoli Domenico Francone Montalcino / Poggio alle Mura (SI)

Linfa Vincenzo Martella San Gimignano (SI)

Peter Brunel Restaurant Gourmet Peter Brunel Arco (TN)

Prezioso Egon Heiss Merano (BZ)

Senso Alfio Ghezzi Mart Alfio Ghezzi Rovereto (TN)

Vecchio Ristoro Filippo Oggioni** Aosta

SanBrite Riccardo Gaspari ** Cortina d’Ampezzo (BL)

La Cru Giacomo Sacchetto** Romagnano (VR)

Amistà Mattia Bianchi** San Pietro in Cariano (VR)

* under 30 ** under 35

I nuovi due stelle

Matteo Metullio del ristorante Harry’s Piccolo di Trieste

Rocco de Santis del ristorante Santa Elisabetta di Firenze

Davide Oldani di D’O a San Pietro all’Olmo, Cornaredo (Mi)

Non conferma le due stelle

Jasmine – Chiusa (BZ)

Non confermano la stella

Bacco – Barletta

Il Riccio – Capri (NA)

La Corte – Follina (TV)

Marc Lantieri Al Castello – Grinzane Cavour (CN)

Casa del nonno 13 – Mercato San Severino (SA)

Bye Bye Blues – Palermo

Al ferarut – Rivignano

Enoteca Al Parlamento Achilli – Roma

Osteria la Fontanina – Verona

Al Capriolo – Vodo Cadore

In Esclusiva LEGO Creator Expert Fiat 500 Presentato La Costruzione Completamente A Grandezza Naturale

In Esclusiva LEGO Creator Expert Fiat 500 Presentato La Costruzione Completamente A Grandezza Naturale

2 marzo 2020 | ,

Si è svolta sabato 29 febbraio presso lo Spazio MRF Mirafiori di Torino l’incredibile costruzione a grandezza naturale in scala 1:1 dell’iconica Fiat 500, realizzata con 189.032 mattoncini LEGO

In diretta streaming, Camillo Mazzola di LEGO Italia e Cristiano Fiorio di Fiat Chrysler Automobiles, introdotti dai due conduttori di SKY Federica Masolin e Fabio Tavelli, hanno svelato Il modello, scopriamo anche il suo peso di 400kg, realizzato in oltre 830 ore di lavoro con un volante originale Fiat 500, è stato posizionato vicino a una flotta di Fiat 500 d’epoca all’interno del quartiere Mirafiori proprio per celebrare la partnership tra Fiat e LEGO Group.
La favolosa riproduzione in dimensione reali sarà esposta nei mesi successivi in un tour che la vedrà protagonista nei LEGO Store.

Pierre Normandin, LEGO Designer, ha affermato: “La Fiat 500 è un’icona automobilistica mondiale – lanciata per la prima volta nel 1957 e ancora oggi un classico italiano senza tempo. Vedere l’evento organizzato nella meravigliosa città di Torino con la presentazione di questo incredibile nuovo set Creator Expert e un modello a grandezza naturale, è la testimonianza di quanto questa vettura sia amata.

 

È per noi motivo di grande orgoglio che Lego abbia scelto la Fiat 500 per la sua scultura – ha dichiarato Cristiano Fiorio di Fiat Chrysler Automobiles – Sappiamo che il Gruppo LEGO punta unicamente su prodotti iconici, e sappiamo che la Fiat 500 lo è: ha segnato la storia dell’automobile, e non è mai stata esclusivamente un’automobile.  La Fiat 500 di mattoncini è alta oltre 11 cm, lunga 24 cm e larga 11 cm, una costruzione ideale per qualsiasi collezionista di auto LEGO o appassionato della cultura italiana.

 

LEGO Creator Expert Fiat 500 sarà disponibile direttamente su LEGO.com e nei LEGO Store dall’ 1 marzo

● Prezzo consigliato al pubblico Euro 79,99 euro
● Età 16+
● 960 pezzi
● Prodotto disponibile direttamente su LEGO.com e nei LEGO Store

Seduzione Romantica; Vuoi Sposarmi? L’anello è Louis Vuitton

Seduzione Romantica; Vuoi Sposarmi? L’anello è Louis Vuitton

5 febbraio 2020 | ,

Lo sapevate che la tradizione ha un marchio prezioso, Louis Vuitton rispecchia la vocazione “ Forever” oggi per conquistare il vostro amore non basta l’anello, ma quale anello?

Per consolidare l’amore che vi unisce alla vostra donna potete sceglier qualcosa che va oltre il prezioso, unico e duraturo, “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”. Blossom è la nuova collezione di gioielli Louis Vuitton che reinterpreta il motivo iconico della Maison.
La scelta per lei si traduce in un anello di fidanzamento personalizzato ed etico, ovviamente.

Spiritosa e femminile, la collezione Blossom rivisita con brio i fiori Monogram creati nel 1896 da Georges-Louis Vuitton. In oro bianco, rosa o giallo, i tre meravigliosi fiori sono abbinati allegramente tra loro in un prezioso bouquet che illumina il look con scintillanti riflessi. Le creazioni Blossom sono la perfetta espressione dello stile spensierato della donna Louis Vuitton.
Caratteristiche
Oro giallo, bianco e rosa (18 carati) e diamanti
3 diamanti FG-VVS per un totale di 0,1 carati

 

Oltre all’oro e diamanti, i gioielli utilizzano pietre semi preziose come malachite, onice, agata bianca, opale rosa.

I gioielli della nuova linea sono in oro rosa e giallo e diamanti, e comprendono sette anelli, bracciali, orecchini, ciondoli e collane a catena. La collezione è stata Creata Amfitheatrof con la volontà di dare un nuovo sprint alla firma della maison: il Monogram, l’iconico fiore a forma di stella creato da Georges-Louis Vuitton nel 1896

Tutte sognano un anello di fidanzamento, regala un’emozione vera.

 

https://it.louisvuitton.com/ita-it/donna/gioielleria/_/N-nipfnk?gclid=EAIaIQobChMI-InI7vq65wIVkkDTCh3ImwsqEAAYASAAEgKOafD_BwE

Podcast il fenomeno mediatico del momento

Podcast il fenomeno mediatico del momento

21 gennaio 2020 | ,

Cosa sono? come seguirli, come ascoltarli?

Gli ascoltatori di podcast in Italia sono in forte aumento, sono passati da circa 850.000 nel 2015 a 2,9 milioni alla fine del 2019.Gli strumenti di ascolto sono gratuiti e disponibili su qualsiasi smartphone. Spotify ha acquisito Gimlet Media, la più importante casa produttrice di podcast del mondo, per la cifra di 200 milioni di dollari.

Che cos’è un podcast?
I podcast sono programmi audio ad episodi, si scaricano da Internet sul proprio smartphone attraverso piattaforme dedicate, affrontano diverse serie; programmi radiofonici, libri, corsi di lingua, notizie, attualità, novità di specifici settori.

Come si ascoltano i podcast?
Basta possedere uno smartphone e un paio di cuffie, questo è tutto ciò che vi serve. La piattaforma di distribuzione dei podcast più popolare è Apple Podcast. Qui troverete i file delle puntate e tutte le altre informazioni. Per poter ascoltare podcast dal proprio smartphone bisogna avere installata una applicazione chiamata podcatcher. Attraverso l’app si ricercano i podcast che trattano l’argomento scelto.

Tra i podcatcher più conosciuti e gratuiti ci sono Podcast di Apple, iVoox e Podcast Addict. UCast, è un’app solo per iOS a pagamento € 1,99. Se avete un dispositivo Android l’app di riferimento è Google Podcasts, che si scarica gratis dal Play store

Quindi evviva la tecnologia che ci permette di ascoltare i podcast camminando per strada, facendo fitness, in fila alle casse, ogni mese nuove serie su differenti temi che ci permettono di rimanere aggiornati su tutti i nuovi argomenti.

L’Italia del “bello scrivere”: il nuovo libro di Ada Fichera

L’Italia del “bello scrivere”: il nuovo libro di Ada Fichera

24 maggio 2019 | ,

Abbiamo intervistato la dottoressa Ada Fichera, che avevamo già avuto modo di conoscere durante il Master in Teoria e Tecnica di Comunicazione Politica e Istituzionale presso l’Università Popolare degli Studi di Milano.

Il suo ultimo libro sta diventando un successo editoriale. Si intitola L’Italia del ‘bello scrivere’ – Storie del giornalismo cultura dalla terza pagina ad oggi.” Una analisi storica, sociologica e filosofica, del giornalismo culturale di ieri e di oggi in Italia. Dalla “Terza pagina”, perfetto connubio di letteratura e informazione, alle rubriche dei quotidiani odierni, Ada Fichera ripercorre più di un secolo di storia culturale del nostro Paese, narrando le vicende, ma anche le polemiche e i dibattiti relativi a un mondo tanto affascinante quanto complesso.

C’era una volta la terza pagina, una invenzione tutta italiana, con contenuti culturali e di critica letteraria, all’interno della quale per il gusto del “bello dello scrivere” e del leggere si concentrava il vanto dei grandi quotidiani. Molti affermano che il suo declino sia dovuto all’avvento del web: anche gli esperti e i giornalisti più blasonati infatti oggi possiedono un blog su cui possono approfondire tematiche che non troverebbero spazio nell’incapsulamento di uno schema finito e limitato come le pagine a stampa.

Tuttavia, il primo quotidiano storico ad abbandonare la Terza pagina fu «La Stampa», nel 1989, ben prima dell’avvento del World Wide Web (che nascerà solo nel 1991 e solo per pochi, mentre il primo blog ad esempio comparirà nel 1997).
Alcuni spiegano che la terza pagina si sia solo spostata nei supplementi come «Tuttolibri», «La Domenica» (Sole 24 Ore) e «La Lettura» (Corriere della Sera).

Quale è la sua percezione di questo cambiamento? E poi: è possibile “fare cultura” anche con la rete?

Il cambiamento, più che una percezione, direi che è un dato di fatto, e non è riscontrabile solo sui giornali, ma ritengo che sia un segno dei tempi relativo al panorama culturale del nostro Paese. Abbiamo una involuzione, più che una evoluzione, nell’ambito dell’affezione alla lettura, al sapere umanistico, alla rilevanza di una formazione culturale in tutti gli ambiti (si veda la politica attuale, la tv, etc…).

Non si vuole comprendere che un Paese senza cultura e senza storia è un Paese senza identità e senza forti radici, ed essendo privo delle quali rimane come un palazzo in cemento costruito su basi di biscotto!

Il punto però non è nostalgicamente lamentare ciò che non va o ciò che è cambiato, ma presa coscienza, con realismo, del problema si deve capire come affrontarlo e con quali mezzi, anche “nuovi”, si può fare cultura oggi.

Da questo punto di vista anche la rete può aiutare, anzi è essenziale ormai. Giornali on line, comunicazione social ed altro sono fondamentali, basta che non vengano visti come sostitutivi. Io ritengo che Internet e la comunicazione veloce dei social sia un ottimo mezzo e un supporto all’informazione culturale, ma le pagine culturali e i supplementi settimanali non possono essere considerati qualcosa di vecchio, semmai bisogna lavorare in modo aggiornato per porgere al lettore anche quello che può sembrare per lui ostico, ma se non si scommette, se non si alza l’asticella, come si fa a pensare di compiere un salto… L’uomo, come scrivo nel mio ultimo libro, è geneticamente fatto per elevarsi. Abbiamo l’obbligo di guardare in alto, senza farci al contrario travolgere dall’abisso.

Che il mondo dell’editoria, e quello dei quotidiani nazionali, sia in crisi, è un dato di fatto. Basta guardare le classifiche di vendita, in calo ormai da una decina d’anni. Inoltre, come Lei stessa afferma, gli editori non hanno abbastanza fondi per finanziare, come fanno all’estero, servizi di grande spessore. Come potrà uscire la stampa italiana da questo enpasse? Forse lavorando insieme ad altre testate come è successo nell’inchiesta sullo scandalo dei Panama Papers, in cui giornalisti di ogni parte del mondo si sono aiutati nelle ricerche scambiandosi dati preziosi e svolgendo un lavoro di investigazione di gruppo?

Beh, tutte le soluzioni, se finalizzate a dare benzina ad un mondo che ha un motore in difficoltà, sono ben accette. Non può essere questa, tuttavia, l’unica maniera per uscire da tale enpasse.

Intanto credo che debba necessariamente ricrearsi una coscienza di Stato relativa agli investimenti per la cultura. Un Paese che non investe in cultura è un Paese già morto.

Spesso la politica vede il mondo dell’editoria come un nemico o come uno strumento a proprio uso e consumo, manca un vero progetto statale in Italia che abbia come suo scopo l’investire sull’editoria e sull’informazione a lungo termine e che intenda l’editoria e il mondo del giornalismo come un patrimonio da tutelare e sul quale spendere. Basterebbe guardare ad altri paesi europei, come l’Olanda, dove gli investimenti anche per i reportage sono di tutt’altra portata, o in Inghilterra relativamente alla promozione e diffusione capillare dei giornali.

Inoltre, l’augurio può essere quello che un settore, che a volte può apparire datato, trovi il coraggio e la volontà di rinnovarsi, aprendosi anche ad una classe giornalistica e di scrittori nuova, più giovane, sulla quale scommettere. Invece, di fronte alle difficoltà, come spesso accade, ci si arrocca sulle proprie posizioni e ci si chiude a tutela dei propri spazi. Questo è uno dei primi errori. Servono ancora, e sempre, le grandi firme e i grandi maestri, ma non si può pensare che tale mondo possa rinunciare per questo a rinnovarsi tramite nuove firme, e quindi nuove idee e nuova linfa che possa fecondare un terreno un po’ inaridito.

Se invece il metro è quello di prendere i giovani per collaborazione estern per dargli 10 euro a pezzo, la vedo difficile. E quindi non ci si può impressionare se poi il lettore medio sotto i 30 anni in Italia non legge i quotidiani o li sente lontani da sé e poco utili.

A questo aggiungerei che inserire la lettura dei quotidiani, almeno una volta a settimana, in classe, sarebbe non solo utile, ma formerebbe una classe di lettori del domani. Se non lavoriamo per investire sui lettori giovani che sono “gli italiani del domani”, come possiamo pensare di sopravvivere…?

Vittorio Sabatin nel libro “L’ultima copia del New York Times” spiega come secondo i calcoli di Philip Meyer, studioso dell’editoria americana, l’ultima sgualcita copia su carta del “New York Times” sarà acquistata nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da una ventina d’anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non addirittura ottimistica. Eppure, nell’ultimo capitolo del Suo libro, “L’Italia del bello scrivere”, Lei fa intendere come i dati dichiarino un declino del digitale (-15,9%) rispetto al cartaceo (+9,2%) in Italia. Tuttavia, Lei spiega che i giornali all’estero hanno saputo reinventarsi. Chi ha avrà ragione secondo lei?

Io non credo e, mi perdoni, mai crederò all’estinzione della carta. Mi capita frequentemente di girare l’Italia per la promozione dei miei libri e di trovare sempre, anche molti giovani, che amano ancora l’odore della carta del libro appena edito o che manifestano la preferenza di leggere una rivista su carta.

Il digitale ha una buona diffusione e ormai è essenziale, anche io che leggo tutte le mattine una media di quattro o cinque quotidiani, di questi, due, per abitudine e per praticità, li leggo tramite tablet e abbonamento on line. Girando spesso, e avendo la “malattia della rassegna quotidiana” appena sveglia, trovo utilissimo e comodo avere alcuni giornali principali disponibili subito e in qualsiasi posto. Però poi scendo all’edicola quando sono a casa a Roma, o cerco un giornalaio ovunque sia in Italia, per leggere su carta gli altri due o tre quotidiani che prediligo ogni giorno, perché il vero lettore non sa rinunciare all’odore del giornale della mattina o alla bellezza del fruscio delle pagine, non può rinunciare a stringere la copia tra le proprie mani.

E come me, per fortuna, ancora i molti condividono queste sensazioni.

La prova l’abbiamo del resto dalla sfera degli e-book. Un esperimento che gli stessi editori, per problemi di costi elevati con la carta, hanno provato con determinazione a spingere solo qualche anno fa, ma che a breve ha dimostrato che, per quanto siamo nell’epoca del digitale, in larga parte, un buon libro è ancora letto preferibilmente nel formato di carta.

Credo sia non solo un problema di fascino e romanticismo da lettore, piuttosto la scienza ci supporta. Un recente studio americano ha provato infatti che ciò che leggiamo dall’oggetto libro viene recepito più in fretta e memorizzato in maniera migliore e più a lungo per un fatto di percezione del cervello. Poi trovo, personalmente, che la vista faccia meno fatica a leggere su carta anziché su pc o tablet. Io, ad esempio, posso leggere 100 pagine cartacee nel tempo in cui leggo 20 pagine digitali!

Credo quindi che il lettore accanito, che molto legge, tende sempre a preferire la carta, mentre il digitale resta relegato ad un lettore molto giovane e/o comunque a colui che legge poco. E del resto, ripeto, i dati di vendita e-book, anche di uno stesso libro, danno testimonianza che si legge di più il formato cartaceo.

Si parla spesso di post-verità, fake-news. Ai tempi in cui era possibile informarsi unicamente tramite i giornali, il filtro del bravo giornalista impediva che questo genere di notizie trapelassero e si diffondessero con la stessa rapidità con cui si diffondono oggi tramite i social network.

Si sta ancora dibattendo su quali siano le regole e le tecniche da adottare per impedire che le false-verità siano messe sullo stesso livello delle notizie verificate da fonti certe.

Alcune testate si sono autoregolamentate, con una sorta di carta dei doveri, all’insegno del fact checking. So che è una domanda che ancora forse non ha risposta, ma come pensa sia possibile diminuire il diffondersi di questo genere di pseudonotizie attraverso la rete? C’è un antidoto o quanto meno un metodo per difendersene?

Difficile, forse impossibile, trovare una soluzione o individuare un antidoto. Con la fruizione così varia e rapida, anche dei social network che a loro volta rilanciano notizie da altri siti, è davvero difficile. Forse uno strumento di difesa di buona qualità può essere quello, semplice e antico ma probabilmente ancora valido, del verificare la fonte, ossia valutare prima di tutto l’attendibilità della testata che la comunica o della firma che la mette in circolo.

 

L’Italia del “bello scrivere” 
Storie di giornalismo dalla Terza pagina ad oggi 
MINERVA 

 

 

 

Lo stupore per Torino nel nuovo progetto fotografico di Giuseppe Parola e Ornella Paletto

Lo stupore per Torino nel nuovo progetto fotografico di Giuseppe Parola e Ornella Paletto

23 febbraio 2019 |

Torino è una città particolare, divisa fra pianura e collina, in cui i moderni grattacieli di Torino si integrano con un centro storico in cui è possibile sentire e vivere la Storia che ha portato all’Unità d’Italia, il tutto con lo sfondo naturale dato dalla catena alpina. Di Torino si sentono ancora i luoghi comuni legati alla FIAT, e alla città grigia e triste, che non accoglie, e popolata da persone fredde e cortesi. Torino allo stesso tempo è vittima di numerosi malintesi e fraintendimenti, spesso legati alla sua apparente freddezza e all’aura aristocratica che sembrava trasmettere, per via della presenza delle tracce visibili dei Savoia, i Re d’Italia. Allo stesso modo, è stata fraintesa e resa icona allo stesso tempo, durante lo sviluppo industriale italiano: vera “capitale del lavoro”, “città dell’automobile” e “metropoli operaia”. Tutto ciò non risponde appieno a quello che è il vero cuore pulsante di Torino, il suo costante slancio imprenditoriale e produttivo, sia all’interno della regione sia, storicamente, ben oltre la cinta (solo apparentemente invalicabile) delle Alpi.

Torino (libro) Il libro “Torino”, edito da Sassi Editore, grazie alle fotografie di Giuseppe Parola e ai testi di Ornella Paletto, sfata numerosi miti, mostrando una Torino nuova, eppure in parte simile a se stessa. È facilmente rintracciabile la Torino aulica delle regge barocche, ma è possibile allo stesso riscoprirne la storia, che arriva dalle fondazioni romane, ben visibili ancora adesso vicino a Palazzo Reale, dove si trova la Porta Palatina, che dà il nome al mercato scoperto più grande d’Europa, fulcro della multiculturalità di questa città, tanto che vi si parlano 20 lingue differenti. Un luogo nel quale è possibile anche grazie alle fotografie e ai testi, vivere la storia cittadina è Palazzo Madama, grazie ai numerosi rimaneggiamenti di quella che era una porta di costruzione romana.

Torino non è solo storia e palazzi, è anche giardini e verde, e i parchi cittadini sono parte integrante della vita cittadina, diventando in alcuni casi mete loro stessi di visite, storia e cultura, come il Parco del Valentino, che ospita il Borgo Medievale, piccola rocca costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1884 e oggetto di alcune delle fotografie più scenografiche.

Altrettanto scenografiche e imponenti sono le fotografie scattate in quello che è una delle eccellenze torinesi, italiane ed europee: il Museo Egizio di Torino. Si tratta del secondo museo egizio per importanza al mondo, secondo solo a quello de Il Cairo, e ospita reperti importantissimi, tanto che alle origini dell’egittologia, Champollion dichiarò che “la strada per Menfi e Tebe passa da Torino”. Nella sua semplicità esteriore dei palazzi, Torino nasconde gemme e tesori, come la Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, conservata a Palazzo Carignano ma anche gioielli  come la Cappella dei Banchieri, commercianti e Mercanti, conosciuta in tutto il mondo (arrivano dal giappone per ammirarla) ma poco nota agli stessi torinesi e che contiene, oltre a opere artistiche di gran pregio, anche un importante Calendario Perpetuo meccanico ideato tra il 1831 e il 1835 dal matematico e astronomo Giovanni Plana.

Non bastano 176 pagine a narrare l’evoluzione, anche stilistica e artistica di Torino, che ospita diversi esemplari di edifici liberty che, da soli, meriterebbero una pubblicazione dedicata. Non va dimenticato che Torino non è completa senza ciò che la circonda, a partire da Superga, basilica che domina la città, arrivando alla Corona di Delizie, le regge sabaude che circondano la città, a partire da Venaria Reale, passando per la Palazzina di Caccia di Stupinigi, e arrivando a Villa della Regina.  La città non si è fermata sui fasti del passato, e in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006 è iniziato un profondo rinnovamento, che ha portato la città a diventare la capitale della cultura. Grazie a questo libro e alle fotografie che illustrano la storia e la città, avrete modo di iniziare a conoscere una città che, nonostante la fama di freddezza e di scarsa ospitalità, non vede l’ora di farsi scoprire.

 

Titolo: TORINO
Autori:  Giuseppe Parola, Ornella Paletto
Editore: SASSI Editore 
ISBN: 978-88-6860-501-8
Pagine: 176
Immagini: Più di 150 a colori
Sito Web: www.sassieditore.it/product/torino/

 

 

 

Massimo Centini presenta “Sulle tracce dei Magi d’Oriente”

Massimo Centini presenta “Sulle tracce dei Magi d’Oriente”

4 dicembre 2017 | , ,

Doppio appuntamento in agenda alla Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti di Torino di via Garibaldi nei prossimi giorni.

Sabato 9 dicembre alle 15,30,  Lorenzo Masetta aprirà il pomeriggio con la presentazione del libro “Sulle tracce dei Magi d’Oriente” di Massimo Centini, organizzato da Yume Book.
A seguire
alle ore 17 per il festival “Piano in primo piano“, l’associazione Musicaviva presenta “Le Tre Sonate per violino e pianoforte di Brahms“. Si esibiranno Lautaro Acosta (violino) e Alfredo Castellani (pianoforte). Ingresso libero, ma è gradita una offerta a partire da 5 euro.

Massimo Centini: sulle tracce dei Magi di Oriente

Forse non tutti sanno che nella Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti di Torino, si trovano nove grandi quadri legati ai Re Magi.

Una presenza non nota a tutti che è l’incipit della nostra storia. A narracela Massimo Centini, che ai Re Magi ha dedicato anni di ricerche e studi, e che ci offre l’opportunità per effettuare un viaggio affascinante e per conoscere il vero volto dei Re Magi, ma non solo, poiché si sofferma anche su temi paralleli come il loro numero e la loro provenienza, il simbolismo dei doni, le relazioni tra la “stella cometa” e gli eventi astronomici coevi, l’effettiva morfologia della grotta/stalla, le figure parallele, dai pastori alle levatrici e tanto altro ancora, per meglio contestualizzare e conoscere la venuta del Salvatore.

(Tratto dalla prefazione di Lorenzo Masetta, Prefetto della Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti)

MASSIMO CENTINI (1955), laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha lavorato con Università e Musei italiani e stranieri.
Tra le attività più recenti: a contratto nella sezione “Ar

te etnografica” del Museo di Scienze Naturali di Bergamo; ha insegnato Antropologia Culturale all’Istituto di Design di Bolzano. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino, insegna “Storia della criminologia” ai corsi organizzati da MUA – Movimento Universitario Altoatesino – di Bolzano.

A Chieri la Pizza al Microscopio

A Chieri la Pizza al Microscopio

11 gennaio 2017 | , ,

Ci saranno anche divertenti esperimenti di scienza della pizza per bambini e genitori e gli autori firmeranno le copie. Seguirà rinfresco.

a cura di Isabella Castellano  

Questo libro si è rilevato differente da quanto avevamo immaginato e gli autori hanno saputo “semplificare” la scienza della pizza rendendo allo stesso tempo il testo leggibile e ricco di contenuti tecnico/scientifici interessanti.

Il testo illustra in maniera semplice e discorsiva come scegliere, utilizzare, riconoscere tutti gli ingredienti che compongono una buona pizza (acqua, grano, farina, lievito, sale, olio, pomodoro, mozzarella) con interessanti riferimenti storici, chimici, fisici e tante curiosità.

Il libro è fornito anche di pagine relative alla cottura, agli allergeni, al protocollo HACCP, alle intolleranze alimentari, al concetto di biologico e molto altro.

 

Abbiamo rivolto alcune domande agli autori.

Cosa vi ha portato a realizzare questo libro? 
La passione per la divulgazione della scienza,  innanzitutto. E la ricerca di nuovi modi per diffonderla: la nostra scelta è caduta sulla pizza. 

Come mai la scelta di questo nome?
E’ un’idea della casa editrice,  che noi abbiamo accolto in quanto fa capire che il nostro non è un libro di ricette,  ma di divulgazione scientifica. 

Chi maggiormente ha influenzato le vostre curiosità sulla pizza?
In principio è stato un lavoro ad un progetto di pizza e scienza, poi soprattutto l’incontro (sia virtuale che reale) con la comunità dei pizzaioli. 

Qual è stata l’esperienza più significativa della vostra carriera? 
Se ci riferiamo al libro,  è stata la scoperta di Gravità Zero nel 2008. Da allora ad oggi io e Luigina Pugno abbiamo scritto più di 300 articoli e ci sembra che il nostro viaggio nella scienza sia appena cominciato. 
Più recentemente per noi è stato molto importante partecipare al Festival della Scienza di Genova e al Festival della divulgazione di Potenza. Sono stati fonti di arricchimento culturale e sociale. 

Quali sono le principali difficoltà che avete incontrato con il libro? 
A pensarci ora, le difficoltà sembrano dimenticate. Ma non è stato facile selezionare e procurarsi le fonti,  ideare la struttura,  coordinarsi, scrivere in modo semplice ed eseguire tutti gli esperimenti per il set fotografico. E poi il lavoro più impegnativo è quello che comincia dopo che il libro è stato pubblicato. 

Quale istruzione avete ricevuto per arrivare a questo punto della vostra carriera? 
Io ho una formazione economica e matematica,  mentre Luigina Pugno è una psicoterapeuta che però ha lavorato molto nel settore delle guide turistiche. Direi che nel nostro caso il denominatore comune è stato Gravità Zero, la passione per la scienza e la divulgazione per non addetti ai lavori.

Qual è il vostro consiglio a giovani aspiranti cuochi? 
Rinviamo al futuro la risposta. Il nostro proposito è scrivere altri libri sul tema “cibo al microscopio“, che è anche il nostro nuovo blog. Poi risponderemo.

 

 

 

Walter Caputo ha un diploma universitario in Amministrazione Aziendale, con specializzazione in Finanza. È laureato in Economia e in Scienze Statistiche. In varie scuole insegna sia materie scientifiche che economiche. Come formatore si occupa di scienza, economia e sicurezza sul lavoro, soprattutto alimentare, rischio chimico e cancerogeno, rischio biologico e HACCP.

Luigina Pugno è psicoterapeuta cognitivista e sessuologa clinica ed ha insegnato psicologia, antropologia e sociologia, ha lavorato per diverse case editrici italiane.

Consigliamo la lettura di questo libro a tutti gli appassionati di questo celebre alimento, ai pizzaioli professionisti, alle scuole di formazione e dato che il libro è scritto con un linguaggio semplice, soprattutto ai genitori per trascorrere del tempo con i loro bambini, divertendosi a preparare divertenti piatti.

il sito web della Libreria Mondadori di Chieri www.mondadorichieri.it

il sito della Feltrinelli editore con la presentazione del libro www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-scienza-nella-pizza/

Per altre informazioni il blog degli autori è: https://ciboalmicroscopio.blogspot.it

 

POOOP.it, unconventional magazine: la svolta dell’informazione

30 luglio 2014 | ,
Esistono modi e modi di fare informazione. Esistono la cronaca nera, la cronaca rosa, il trash e la video-notizia, e poi esistono i linguaggi e i canali di diffusione, quella zona grigia in cui si annida la maggior parte dei problemi della comunicazione contemporanea.

Il mondo del giornalismo si sta avviando verso una rapida e inarrestabile debacle, soprattutto da un punto di vista contenutistico: non è raro, infatti, ritrovarsi l’homepage di Facebook e degli altri social network invasa da notizie di poco conto alle quali gli utenti impongono sempre i soliti commenti di disapprovazione. Ed è normale, visto che troppo spesso i quotidiani più affermati del paese rinnegano la loro mission di partenza per dedicarsi ad altro.

In questo scenario quasi apocalittico si sta facendo strada una realtà editoriale che muove dal Sud Italia, da Napoli, per essere precisi. È la svolta pop dell’informazione, o meglio, la svolta POOOP. Tre giovani menti alla base del progetto, tre persone che hanno messo in gioco le loro capacità spesso riconosciute solo sulla carta attraverso un portale che non ha la pretesa di ergersi a medium totemico dal quale diffondere il verbo.

Collegandosi al sito www.pooop.it si scopre un filtro analitico della realtà che guarda al mondo con il distacco di chi, quel mondo, lo vive e lo subisce quotidianamente, un’arma di difesa nel mare magnum dell’overload informativo tipico dei nostri tempi.

La qualità, prima della quantità, la stessa che si legge nelle notizie trattate dai contributor che hanno scelto e proposto le loro eccellenti penne, o in questo caso tastiere, a favore della causa di Pooop.
Sull’editoriale del magazine si legge,Pooop.it intende occupare lo spazio che i media hanno lasciato vacante per lungo tempo, la parentesi ideale tra Repubblica e Novella2000, tra il trash e il buongusto, l’osservatorio critico che volge lo sguardo alla realtà senza alterarla, senza sovrastrutture o sensazionalismi, servendosi degli strumenti contemporanei e delle lezioni ereditate dal giornalismo propriamente detto”. Una premessa che i risultati e i contenuti visibili sino ad oggi non hanno tradito.

Tutto inizia dal sodalizio dapprima umano e poi professionale di Mario Mosca, Laura Olivazzi e Antonio Ruoto, tre giovani laureati in Scienze della Comunicazione che hanno deciso di portare la loro formazione ad un livello successivo.

“La verità è che ci siamo stancati di sentirci dire soltanto “bravi!”, quando la nostra bravura, seppur declamata, non è mai stata concretamente riconosciuta”, nota Laura Olivazzi, “la mia non è presunzione, è consapevolezza: basta leggere qualche take d’agenzia per rendersi conto che questo lavoro è stato affidato per troppo tempo a chi non ci mette neanche un po’ di passione”. Il design del portale è dinamico e raffinato, consente una rapida consultazione delle notizie oltre ad essere una piacevole scoperta per lo sguardo, “Linee pulite. Nessun eccesso. Un buon design è sempre trasparente rispetto al contenuto”, chiarisce Antonio Ruoto, Art Director di POOOP magazine, offrendo una sintesi perfetta della struttura su cui si muove l’intero progetto, mai invasivo o invadente, l’aggettivo giusto da attribuirgli è intrigante. Attualmente POOOP magazine conta oltre 11.000 follower su Twitter e più di 10.000 fan su Facebook (al momento in cui scriviamo), numeri che nell’era dei social parlano chiaro, “Oggi un media digitale non può esimersi dallo sfruttare le opportunità che offrono i social network”, commenta Mario Mosca, “La risposta che abbiamo avuto in questa fase iniziale ci conferma che con progettualità e lungimiranza si può arrivare molto lontano”.