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Quelle due parole “Identità Golose” undicesima edizione

Quelle due parole “Identità Golose” undicesima edizione

9 febbraio 2015 |

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Ci siamo, dopo il grande successo che per dieci anni rimarca “Identità Golose”, l’undicesima edizione si concentra in un focus dagli stili gourmet più ricercati. Presentare l’eccellenza in tutte le sue declinazioni, proponendo percorsi di food, itinerari, maestri d’arte culinaria, esclusive relazioni dai contenuti gourmet, prestigiosi e irrinunciabili obbiettivi imprenditoriali, che intendono comunicare a 360° nuovi standard,  nuove innovazioni, fidelizzando la civiltà culinaria in due parole: Identità Golose.

“Una sana intelligenza”, come ogni anno ritorna il tema come scelta, per rinnovare e comunicare l’importanza del cibo in tutte le sue forme. Il cibo, re incontrastato del 2015, sarà la magia e il simbolo più assoluto che unirà le culture di tutto il mondo, Expo 2015 realizzerà il ritratto di questo enorme progetto, infatti una fetta importante prende ampio spazio all’interno del congresso, che affronta il tema i una perfetta visione.

Identità Golose, oggi 8 febbraio, siamo in apertura al congresso che  ci svela le sue meraviglie, incantandoci col suo cilindro pieno di squisite magie. Il viaggio ci porta ad essere testimoni di molteplici realtà, classiche e del domani, e proprio come avviene di volta in volta le novità e i personaggi pluristellati saranno la ciliegina sulla torta, Identità Golose ha scelto come musa, Alaine Ducasse, divo incontrastato del pianeta gourmet, spiega e conduce il suo punto di vista tra gusto e benessere, tutto all’insegna della Naturalité

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Ma le esclusive non finiscono qui, le novità? Omaggio alle identità di montagna, che intrecciano sapori e storie dall’Altopiano dell’Asiago al Parco Nazionale d’Abruzzo, Dolomiti e la Val di Fassa, evocando tutti i componenti che racchiudono la tradizione delle pietanze, nella contemporanea bravura degli 8 chef chiamati a raccontarcelo, Antonio Borruso Eden Hotel Bormio, Alessandro Gilmozzi, al ristorante El Molin Trento, Stefano Ghetta L’Chimpl da Tamion  Vigo di Fassa, Nadia Moscardi di Elodia nel parco  dell’Appennino veglia Camarda Abruzzo, Alessandro Dal Degan La Tana Courmayeur, Cristian Milone Trattoria Zappatori Pinerolo Alpi Cozie Piemonte, Norbert Niederkofler St. Hubertus, Badia Bolzano, Riccardo Gaspari  El Brite de Larieto Cortina d’Ampezzo Belluno.

 

Identità Estreme innovazione elevata al fascino della pasticceria vegana, all’ecosostenibile,  e alle  diverse caratteristiche per trovare combinazioni e utilizzi più estremi in cucina.

Identità Piccanti,  ci sono molti dettagli da tenere in considerazione, le spezie e le sue caratteristiche che compongono un buon piatto, chef che dai vari angoli del pianeta diventano status symbol  della personalità delle spezie, come ingredienti preziosi che arricchiscono gusto e aspetto, grazie alle sue combinazioni.

Un esempio di come si possa affrontare il significato di Expo 2015, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” sarà filtro degli chef Ambassador  Enrico Bartolini (Devero ristorante), Massimo Bottura (Osteria Francescana), Carlo Cracco (Ristorante Cracco), Pietro Leeman (Joia) e Davide Oldani (D’O).

 

La Triglia alla livornese di Massimo Bottura, simbolo di Identità Golosimagese Milano 2015

 

 

 

 

 

 

Essere qui, presenti al congresso, significa accompagnare  la nostra attenzione e i nostri sensi  alla scoperta dello stravagante ed eccellente mondo del cibo. Paolo Marchi è poliedrico, appassionante e senza eguali, undicesimo anniversario di Identità Golose, in sella alla moto c’è lui, che ci guida e ci introduce in questo straordinario palco che vuole essere Identità Golose. Imperdibile l’apertura che ci accoglie tutti con familiarità, innumerevoli parole possono essere dette, ma sicuramente un’intensa sensibilità la si percepisce quando sul palco si presenta il padron, fermamente emozionato, ricorda vedendo delle slide, una foto ricordo di come eravamo: Cracco, Bottura, Scabin, Zito, Stoppani, klum, Maisberger,  esempi vincenti, che hanno portato un cambiamento nella storia della ristorazione, col l’ideale di coltivare la tecnica e lo sviluppo creativo di uno chef, puntando ad un futuro molto più giovane e preparato. Il 25 gennaio 2005 si incominciava sotto il segno di questi presupposti, fu importante perché sul palco di Identità salirono i giovani dall’ora, nel 2000 molti di loro non avevano nemmeno un ristorante, per cui da allora ad undici anni dopo, la foto di prima è una cosa molto bella.

A proseguire l’accoglienza campione della cucina vegetariana è quello del nome di Pietro Leeman, spontaneo e si narra con lo spirito di chi il cibo lo onora, trasparisce la devozione verso ogni elemento che la terra e l’amore nel coltivarlo ci dona, basta uno sguardo alla sua preparazione per percepire la fusione e l’importanza di ogni elemento, ci consegna cosi il ritratto della natura, relazioni, energia, qualcosa di totalmente diverso, composto dall’intensità nel rispetto del cibo.

Il cuore dei piatti di Leeman, raccontano un legame centrato col divino, dove la materia è un dettaglio un involucro, che contiene una sostanza spirituale, un rapporto che media il bisogno di nutrirci con quello di rispettarci, attraverso le nostre energie in simbiosi con la natura.

Quello che è molto importante, che bisogna sottolineare nelle scelte di Leeman è il sogno magico della preghiera, una sorta di  purificazione  per rendersi  più adatto nella preparazione del cibo, ci espone la sua offerta dinanzi al suo credo, acqua, incenso e la sua preghiera. Illuminante.

Ciò che ci stupisce è l’alternanza di tanta conoscenza e storia della cucina, Enzo Vizzari chiama sul palco Monsieur Alain Ducasse, lo stile va verso sovranità, ogni parte di loro ci rende fieri, Enrico Crippa lo è per antonomasia l’integrazione con la natura, il suo orto e le sue peculiarità nel coltivarlo, per poi far nascere le sue straordinarie creazioni.

Tante le testimonianze,  Brett Grahan la star di The Ledbury e di Harwood Arms di Londr, David Toutain e l’erba aromatica più familiare il prezzemolo, Davide Scabin, esprime la capacità di trarre ispirazione su una lezione sulla sezione aurea connessa al cibo, 1,6180 è un principio che ci rende chiaro le differenze,  Davide Oldani Pensare prima di comprare e pesare prima di cucinare”, Antonia Klugmann, Eneko Atxa. Un palcoscenico della creatività, i loro percorsi pongono i risalto la loro grande bravura.

Non sorprende la straordinaria presenza di volti noti, e amanti del buon cibo, quello di cultura, che si sviluppa di fronte ad un mondo di professionisti, ma anche di quello domestico, perché le presenze non sono clienti. Un apparato che coordina, ma non si limita semplicemente a raccontarvelo, Identità Golose ha reso nostro il suo congresso.

Grazie Paolo Marchi

 

Isabella Scuderi

 

 

Capodanno experience: Montecarlo il meglio di San Silvestro

Capodanno experience: Montecarlo il meglio di San Silvestro

6 gennaio 2015 |

getlstd-property-photoMontecarlo, Monaco, la città del lusso e dello sfarzo non si smentisce. La sua identità  è un colosso del jet set dalle: “mille e una notte”, nei grandi nomi del panorama “milionario che si rispetti” non può mancare alle numerose serate  dall’atmosfera regale, per quest’ultimo dell’anno come in ogni fashion party dal prestigio sfavillante, ci lanciamo  in un raffinato dinner di capodanno. Nella cornice glam di uno dei nuovi locali entrati a far parte della lista people glamorous di Montecarlo figura il One Apple, un concept  dei fratelli Conte, Antonio fuoriclasse nello sport, Daniele  un’immagine  fresca e vincente nel focus imprenditoriale dei locali alla moda.

Ci accomodiamo nell’atmosfera e nel credo del capodanno più cool emergente  di Montecarlo il “One Apple” Restaurant e Cocktail bar” dal mood cosmopolita per eccellenza. Il bello crea dipendenza, l’eccellenza uno stile, nel tentativo di cogliere la sottile differenza, ci lasciamo sedurre dalla notte più festeggiata dell’anno, il 31 dicembre, nei tratti più esclusivi del One Apple, entrano in scena eleganti presenze, volti raffinati, figure maschili e femminili, che presenziano una serata ad alto tasso di magico prestigio.   oneappleAd allietare gli ospiti è stata allestita una cena, che racconta il meglio dell’inventiva dello chef, i clienti vengono intrattenuti da una musica leggera, a tema col l’umore da “Happy New Year “ l’obbiettivo sembra avere un ruolo preciso; l’inizio di un nuovo anno in un luogo di successo, dove non si può fare altro che divertirsi con stile, il lifestyle dopotutto è il perno in cui ruota il concetto di Conte.

E’ proprio lui in prima persona ci accoglie e ci vezzeggia, lungo il corso di tutta la serata, bollicine da bigger is better, a disposizione,  associato ad un menù gourmet, un menu fondato sulla ricercatezza e l’approccio festivo, a deliziare i nostri palati si presentano assaggi dal gusto è servito: crudità di pesce, freschissimi frutti di mare, (ostriche, tartufi, carpacci di pesce misto, gamberoni, capesante, ed astice in bella vista, un entresse di grande effetto, prelibato, ma non solo, dunque si coniuga l’esclusività al divertimento. La location, la musica, l’icona dello stile monegasco, parlano di un One Apple sotto il segno di un San Silvestro, magico. E così dalla notte più brindata dell’anno, ci buttiamo vivaci lasciandoci ritmare dalle note della consolle, le prime ore dell’anno nuovo ci guidano verso un’alba che si spalanca assieme ad attimi meravigliosi

E’ qui in questa allure da fiaba che si respira il fascinino della notte di San Silvestro, sul porto scintillano le sue luci, che illuminano il mare e i suoi yacht, parate, musica, divertimenti, attimi che ci coinvolgono in un vortice di sensazioni indimenticabili, dai vivacissimi locali trendy, alle terrazze con viste spettacolari della piazza del Casinò, i fuochi d’artificio illuminano come diamanti il panorama con assoluta magnificenza, rappresentando il regno di un fine anno da star.njxcjTutti i salotti eleganti e alla moda di Montecarlo, regalano essenze di felicità, lusso che sorprende, profumi che ti avvolgono, glamour d’impatto, culla di tante immagini sfavillanti, e ancora un tocco di charme dal brivido Monegasco.

Osservatrice, testimone, portavoce, questo è un capodanno che simboleggia l’essenza del divertimento di gran classe.

Capolavori a Torino per promuovere la grande filiera dell’artigianato

Capolavori a Torino per promuovere la grande filiera dell’artigianato

11 dicembre 2014 |

Giuseppe Garibaldi Binasý

Chi vuole ammirare l’arte Italiana della manifattura, non può mancare agli eventi promossi “I Love IT, 100% Stile Italiano”. Un nuovo impulso del made in Italy, che racchiude tre settori chiave del nostro patrimonio culturale:
food, fashion, home.

 

Nel cuore del centro storico di Torino, in piazza Castello 165, nella Sala Mostre della Regione Piemonte, si svolgeranno delle mostre che si svelano vero status symbol Italiano, provocando una riflessione sulle verità e i patrimoni della ricercatezza Italiana. L’evento, nato dalla collaborazione delle tre Confederazioni artigiane torinesi – CNA Casartigiani e Confartigianato – è sostenuto dalla Regione Piemonte, che rivolge l’attenzione al valore dell’arte nella forma d’espressione più tradizionale , l’artigianato. Da questi valori ereditati nel tempo, propone delle giornate che contribuiscono a far conoscere le numerose attività e correnti di pensiero, di chi si applica e porta avanti arti e mestieri.

Per scoprire questi meravigliosi argomenti sono stati istituiti dei giorni prestabiliti, l’inaugurazione del 4 dicembre scorso ha vinto il record di presenze, 2500 anime che hanno dato fervore e importanza all’evento d’apertura.
Il gusto per la cultura, offre imperdibili opportunità per interessarsi all’arte artigianale, la visione del settore diffonde la sua parola in appuntamenti dedicati: sabato 13 dicembre, ore 12, Sedat Bornovali, storico dell’arte e curatore del restauro in atto a casa Garibaldi a Istanbul , dedicherà una conferenza sul tema. Tante potenzialità dell’artigianato si fanno promotori degli argomenti, a seguire nella giornata di sabato 13 , nelle ore 17-19, si potrà assistere ad un defilé di moda a cura di Leali Sartoria Italiana, di Alfredo Faillace.

Domenica 14 dicembre, “Sapori e immagini dell’Argentina con un cuore Italiano”
Hilda Empanadas ci offrirà la visione di un documentario che raccoglie le testimonianze degli emigrati Italiani in Argentina. Per omaggiare le memorie proiettate, verranno offerte delle degustazioni, di pietanze argentine, preparate con le materie prime del territorio Piemontese. Alle ore 17-19 si ripercorrerà la linea moda della Sartoria Italiana Leali.

La mostra sarà presente, in molti degli eventi aperti al pubblico con orario continuato 11-19, gli addetti ai lavori vi guideranno nelle degustazioni gratuite di prodotti tipici, caffè e birre artigianali, proiezioni di filmati sulle produzioni alimentari. La mostra sarà chiusa nei giorni 15, 25, 26 e 31 dicembre e il 1 gennaio, per poi chiudere in bellezza il 6 gennaio.

L’artigianato è un’affermazione a tante risposte, che ci rendono primati importanti, trasformando il settore in realtà apprezzate e affermate in tutto il mondo.

Isabella scuderi

Il potere della Massoneria scopre i misteri nel libro shock di Gioele Magaldi

Il potere della Massoneria scopre i misteri nel libro shock di Gioele Magaldi

8 dicembre 2014 |

imagesIZ0JCWAZ C’era una volta un ordine iniziatico di fratellanza, la segretezza del loro sapere era misterioso ed ideologico, stretti da discipline e principi operavano per la purificazione dell’individuo, quindi in virtù dell’umanità. Secondo questa costituzione tutto nacque.

Come recita oggi la sconvolgente copertina del libro, “Massoni società a responsabilità illimitata” sigla di Giolele Magaldi il principio è buona parte che oscuro, il potere e gli interessi economici si sarebbero infiltrati al fine di dominare tutto il mondo. Gioele Magaldi ha depositato al suo editore un libro che non porta solo chiarezza, ma apre alla comune gente, le porte delle super logge e i suoi misteri clamorosi.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si estranea ai fatti, che lo vedono implicato come iniziatico alla super loggia “Tre Eyes”, Mario Draghi usa la facoltà di non rispondere, alla sua presunta appartenenza a ben cinque Ur- Lodges, Fabrizio Saccomani, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Corrado Passera. Berlusconi avrebbe creato una Loggia personale, “La Loggia del Drago”.  La lista figura centinaia di nomi dei più grandi esponenti del potere mondiale, Obama, Bin Laden, Papa Giovanni xxııı, e tanti altri fratelli.

Magaldi è il padre fondatore del Grande Oriente Democratico in Italia, Maestro Venerabile, ha dato vita anche a Democrazia Radical Popolare, al movimento Rooselvet. Cosi Magaldi spiega i cenacoli massonici protagonisti, che hanno surclassato la vera vocazione e orientamento della Massoneria ordinaria. In altre parole coloro che detengono il potere e il futuro di tutto il mondo.

 

Magaldi ci invita a chiare lettere di documentarci su una realtà palesemente architettata, manovrata, pronti a decidere le sorti delle nostre vite.

 

Isabella Scuderi

LE ESCLUSIVE DEL GRUPPO GELATI SIGLANO L’UNIVERSO INDUSTRIALE DELL’ALTA PASTICCERIA ITALIANA

LE ESCLUSIVE DEL GRUPPO GELATI SIGLANO L’UNIVERSO INDUSTRIALE DELL’ALTA PASTICCERIA ITALIANA

2 dicembre 2014 |

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Le credenziali del Gruppo Gelati, nelle opere  in progettazione della D and G Patisserie, nel Sud Est asiatico. Appuntamento a Kuala Lumpur Malesia, la competenza e l’eccellenza siglano la fama,  il gusto e la tradizione culinaria dei nostri prodotti ci contraddistinguono nel mondo, oggi in un globo cosi diversificato, di tendenza e in forte espansione industriale, il senso di appartenenza del made in Italy domina la qualità nel settore food. Questo incarico mostra tutto il repertorio, in fattore impegno e serietà, il progetto è molto eloquente, creare uno stabilimento industriale di pasticceria di nicchia del Bel Paese,  in un territorio propulsore di queste attitudini.

Il Gruppo Gelati, società strategica nella consulenza alimentare, Sks di Kuala Lumpur, leader nel Sud Est asiatico per le forniture nel settore food, e la  D and G Patisserie, laboratorio di pasticceria di lusso italiano guidato da Denis Dianin, presentano il loro progetto. (altro…)

UNA TRASFERTA AL LEFAY CHE CI REGALA EMOZIONI

22 novembre 2014 |
Lefay Resorts nasce nel 2006 dalla visione degli imprenditori Alcide e Liliana Leali. Alcide Leali fonda nel 1989 la Compagnia aerea Air Dolomiti, con l’obiettivo di fornire servizi di collegamento per gli uomini d’affari dal Nord Italia al resto d’Europa. La grande attenzione prestata alla qualità del servizio di bordo e l’elevatissima efficienza fanno di Air Dolomiti un ambasciatore del Made in ltaly nel mondo e un caso unico di successo nel settore, facendole ottenere i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale. Negli anni successivi Alcide e Liliana Leali maturano la decisione di intraprendere una nuova sfida per un’iniziativa imprenditoriale: nel 2006 viene quindi fondala la Lefay Resorts con l’obiettivo di creare e gestire una collezione di eco-resort caratterizzati da una riproposizione, in chiave moderna, della classica nozione di lusso, da un forte impegno nei confronti dell’ambiente e da un concetto innovativo di benessere globale.

“Creare luoghi sognati”, questa è la nuova vision della famiglia Leali: i valori che caratterizzano questo modello sono il nuovo lusso: secondo Lefay il concetto di lusso si sta ridefinendo ed è sempre più associato a concetti come spazio, natura, silenzio, tempo per se stessi, servizio discreto, sottovoce, ma attento ad ogni dettaglio; ed il rispetto per l’ambiente: il turismo di lusso al giorno d’oggi non può prescindere da imperativi quali la minimizzazione dell’impatto ambientale in fase progettuale e realizzativa, l’utilizzo di fonti energetiche alternative e rinnovabili, il rispetto dell’ambiente nella gestione dei servizi nonché il contributo allo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali.

Il Resort è stato realizzato secondo l’innovativo concetto di benessere globale Lefay che pone grande importanza al rispetto dell’ambiente. Le camere del Resort sono state realizzate con tessuti naturali, pregiati materiali come rnarmi italiani, legno di ulivo e noce, adottando una tecnologia avanzata per regalare piccoli lussi e far sentire gli ospiti al centro di una grande attenzione.

Lefay SPA è un esclusivo tempio del benessere di oltre 3.000 mq, dove mente e corpo si rigenerano attraverso la riscoperta delle emozioni più autentiche e dell’armonia con se stessi. All’interno della SPA il benessere è ovunque: nell’esplosione di luce che filtra dalle ampie vetrate, nel meraviglioso parco, nell’acqua delle piscine, nella magica atmosfera che circonda ogni cosa.

“Persino il cibo può diventare cibo per l’anima”. Partendo da questo presupposto, che vede la tavola

come parte integrante di un percorso di benessere, è stato creato Lefay Vi tal Gourmet, una filosofia che esprime il rispetto delle stagioni e il loro susseguirsi, la ricerca di materie prime di qualità, di prodotti del territorio e la valorizzazione della freschezza degli ingredienti.

L’Executive Chef Matteo Maenza trasferisce con creatività e contemporaneità questa filosofia nelle ricette dai sapori mediterranei proposte nei due ristoranti del Resort, dedicando particolare attenzione agli aspetti salutari del cibo, puntando sulla dieta mediterranea, dove l’olio extravergine d’oliva è protagonista delle ricette proposte all’interno del Resort.

Il raffinato ristorante La Grande Limonaia, situato al piano superiore della struttura con spettacolare vista sul Lago, propone il meglio della cucina e dei sapori della tradizione mediterranea. Durante il corso dell’anno il menù à la carte varia a seconda del susseguirsi delle stagioni. portando in tavola prodotti sempre freschi e di provenienza locale accompagnati dai migliori vini italiani cd internazionali. E per coloro che vogliono stare attenti alla linea viene proposta anche una scelta di piatti a basso contenuto calorico dal menu “La Leggerezza nell’Essere”.

Incontriamo Matteo Maenza durante un week end novembrino di puro relax, coccolati dagli colori e dagli aromi della spa. La cena si snoda tra piatti di grande qualità tecnica e raffinata presentazione.

In apertura un crudo di gamberi rossi marinati, maionese alle mele verdi biologiche e cerfoglio; si tratta di gamberi viola di Gallipoli marinati espressi con olio cuvée Lago e buccia di lime grattugiata accompagnati da una remoulade di sedano rapa e mele verdi biologiche, fornite in stagione da L’orto di Domenico, un camionista della zona che 8 anni fa è sceso dal suo camion per dedicarsi alla Terra, ed una “maionese” senza uova ottenuta centrifugando delle mele verdi emulsionandolo a olio e lecitina di soja.

In un’alternanza di mare e terra, ecco la tartare di manzo Fassone con insalata di erbe, tartufo nero del Monte Baldo e senape biologica. Il manzo e’ della cooperativa per la tutela della razza Piemontese, condita con olio, sale di Cervia , pepe di Sarawak , olio cuvée Lago con salsa alla senape biologica Altoatesina e tartufo nero del Monte Baldo.

Proseguiamo con un Filetto di San Pietro al vapore con cannelloni di verdure, piatto che fa parte delle proposte giornaliere per il menu Leggerezza Nell’Essere, viene accompagnato da un cannellone di cicoria pan di zucchero farcito con verdure biologiche a julienne e saltate con olio extra vergine.

Il piatto principale e’ una tenerissima costata di manzo taglio “Tomahawk” alla griglia, patate schiacciate e insalata di erbe; tomahawk è l’ascia di battaglia dei nativi americani, questa per la forma da il nome a questa costata i manzo con un osso lungo circa 30 cm, presenta un’alta marezzatura che lo rende tenerissimo e molto gustoso. Viene accompagnato da patate biologiche schiacciate, condite con olio extra vergine d’oliva Casaliva e misticanza di erbe.

Tra una portata e l’altra ne approfittiamo per alcune domande allo chef.Qual è la tua storia personale ed il tuo percorso professionale ?

La mia passione per la cucina è nata già nell’adolescenza, sono sempre stato affascinato dai racconti di alcuni amici più grandi, cuochi o camerieri, che parlavano continuamente di viaggi, esperienze, divertimento; poi sono diventato consapevole della possibilità di creare qualcosa con le mie mani, qualcosa che trasmettesse un messaggio a chi lo mangia, che potesse stupire, insomma un veicolo con cui comunicare.

Questo sentimento si è ulteriormente rafforzato dopo aver letto il libro “Il Cuoco perfetto”, in cui viene riportata una parte dell’intervista allo Chef francese Guy Savoy, che definisce la ristorazione come il “business della felicità”. Sono fortemente convinto che a volte un piatto possa davvero rendere dei momenti speciali. Questo è, per così dire, il mio credo professionale.

Ho iniziato a lavorare in estate in un piccolo ristorantino del mio paese a 15 anni come lavapiatti e aiutavo lo chef nei momenti di “crisi”, frequentavo la scuola alberghiera e poi nei week end ho continuato a frequentare questo ristorante come aiuto cuoco ed intanto investivo gran parte del mio stipendio in libri di cucina, il mio primo libro “Il Cucchiaio d’Argento”.

Nelle estati successive ho girato un po’ facendo il commis nei vari hotel italiani e finita la scuola a 19 anni mi sono trasferito a Roma per lavorare con Fabio Baldassarre a L’Altro Mastai dove sono rimasto per circa 4 anni per partire alla volta della Francia , prima a Parigi a L’Hotel De Crillon e dopo a Valence da Madame Pic,  rientrato in Italia per un breve periodo mi sono spostato in seguito dai Roca al Celler per poi approdare in Grecia per 3 anni al fianco di Baldassarre nuovamente ,con il quale abbiamo aperto il 2011 il Ristorante Unico e dopo un passaggio all’Andana in Toscana sono arrivato al Lefay Resorts dove opero da ormai 2 anni.

Vecchie e nuove cucine: tu dove ti collochi? (Tradizione e innovazione della tradizione)

Tutti i piatti che propongo a Lefay Resort sono caratterizzati dall’unione tra innovazione tradizione, certo puo sembrare una frase scontata, ma effettivamente essendo nato ed essendomi formato negli anni in cui la ristorazione ha subito importanti rivoluzioni adotto una filosofia di cucina che attinge da piatti della tradizione italiana e della mia tradizione e dalla mia memoria , ma allo stesso tempo innovativa perche riadattata ai tempi attuali. E’ una cucina che amo definire “personale” perché fatta e servita da persone che amano cucinare, mangiare e parlare all’infinito di cibo.

Sperimento e attingo ad una grande varietà di tradizioni culinarie italiane, ma con una particolare attenzione per il Mediterraneo, con i suoi profumi, il suo sole, i suoi colori, la varietà dei suoi prodotti, come capperi, limoni, pomodori, erbe aromatiche, ed il suo rigore quasi seducente nello scandire la stagionalità.

Cosa intendi per “stile italiano”? Ritieni si possa trasmettere e insegnare l’italianità attraverso la cucina? …e in altri settori?

Lo stile italiano in cucina è rappresentato secondo me proprio dalle mille sfaccettature della tradizione gastronomica italiana, se per stile intendiamo la poliedricità culinaria, l’Italia ha uno stile unico, riconosciuto nel mondo, e caratterizzato dalla frammentazione regionale, siamo l’unico paese al mondo che puo’ vantare un ampia gamma di materie prime, dal pesce agli ortaggi alle carni ai formaggi, salumi tutti con una loro storia e tradizione.

Sicuramente l’Italia ha insegnato “italianità” al Mondo e non a caso la cucina italiana è la più famosa è la cucina più praticata / apprezzata al mondo, anche se come spesso accade c’è sempre un risvolto della medaglia negativo, i più famosi sono sempre i più imitati ed è stato proprio in questo che l’Italia non si è saputa difendere.

Spesso la qualità percepita è mediamente più bassa di quella reale è ciò è dovuto alla mancanza di uno standard qualitativo.

Non sempre un grande chef fa un grande ristorante è questo lo hanno capito molto prima di noi altre nazioni, vedi la Spagna che ha creato un proprio stile ed una propria identità anche non avendo un background gastronomico/culturale pari al nostro, hanno creato nei loro ristoranti la sinfonia perfetta tra cucina e sala elaborando come risultato finale il grande ristorante capace di regalare un’ emozione, un’ esperienza unica.

Noi italiani siamo Maestri dell’Ospitalità ma raramente riusciamo a creare la sinfonia perfetta, forse anche questa la motivazione di pochi ristoranti tre stelle Michelin in italia dove da sempre si fa cucina e ospitalità.

Un altro problema può derivare a mio avviso proprio dalle mille sfaccettature della cucina italiana e dall’assenza di una matrice, una codificazione della cucina stessa, pensare che il primo in Italia è stato Marchesi trent’anni fa, infatti si parla sempre all’estero di cuochi italiani che valorizzano prodotti italiana e non di cucina italiana, come magari accade per la cucina francese.

In altri settori lo stile italiano si identifica sicuramente con il lusso e l’artigianalità.

Come nasce un piatto nuovo nella cucina del Lefay ?

I miei piatti come dicevo in precedenza, nascono sempre dalla mia memoria, cucino in realtà quello che vorrei mangiare se fossi io seduto al tavolo di un ristorante d’hotel e vi soggiornassi per alcuni giorni, ma do anche molto spazio ai miei cuochi che venendo da regioni diverse portano quella “memoria” che rende unico il piatto, mi piace ascoltare i loro pareri, le loro idee e assaggiamo insieme i piatti e magari ognuno di loro suggerisce qualcosa, lo si riprova all’infinito finché non siamo sicuri che il piatto possa “funzionare”.

Ovviamente seguendo stagionalità dei prodotti e reperibilità, ma credo sia banale ormai sottolineare questo concetto laddove c’è sempre più la tendenza a utilizzare prodotti a km 0 e di stagione, soprattutto in un Luogo come Lefay che fa della sostenibilità ambientale il suo punto di partenza.

Come si inserisce e si integra un ristorante gourmet in una struttura alberghiera che fa del benessere e della salute il proprio cavallo di battaglia ?

Coniugare il mangiar bene con le varie esigenze alimentari dei nostri ospiti, in particolare per coloro che seguono i programmi salute Lefay SPA Method, significa dedicare particolare attenzione agli aspetti salutari del cibo senza rinunciare al gusto. In pratica significa rinunciare all’utilizzo di fondi cotti per ore, burro e panna. In cucina utilizziamo solo olio extravergine d’oliva biologico prodotto nelle aziende agricole Lefay sul Garda e in Toscana. Non è stato affatto semplice, ma dopo un lungo lavoro di ricerca e studio su testi specialistici di cucina mediterranea, vegetariana e gourmet ho elaborato le ricette dei nostri menu, caratterizzate dal rispetto delle stagioni e dal loro susseguirsi, realizzate solo materie prime di qualità che valorizzano la freschezza degli ingredienti. Questi sono i contenuti della filosofia proposta nei nostri ristoranti che abbiamo chiamato “Lefay Vital Gourmet”.

Inoltre, per gli ospiti che seguono i programmi salute e benessere all’interno della SPA, abbiamo realizzato assieme al Dott. Corradin, Presidente del Comitato Scientifico Lefay SPA Method, un menù light “La Leggerezza nell’Essere”, un approccio dietetico, detossinante e lievemente ipocalorico che ha l’obiettivo di assicurare il rifornimento energetico attraverso alimenti particolarmente selezionati per la loro qualità e trattati con metodi di cottura che non sollecitano in modo eccessivo l’apparato digerente.

Il menù La “Leggerezza nell’Essere” può essere richiesto al ristorante “La Grande Limonaia” per la colazione e la cena e nella “Trattoria La Vigna” per il pranzo e la cena.

Diversificare l’offerta gastronomica o ampliare la gamma dei servizi legati alla ristorazione. Come si affronta una crisi economica in Italia ?

“Crisi? Lo fece anche Arnaud de Pontac di aumentare la qualità dei vini per combattere le avversità economiche nel 1660 d.c.” questa è una frase che avevo letto tempo fa su di un libro e che mi viene sempre in mente quando si parla di crisi economica e che effettivamente fa riflettere ma indica anche l’unica via per poter sopperire alla crisi è cioè fare qualità, in tempi di crisi più che mai la gente punta ad acquistare meno quantità ma sempre di maggiore qualità, si concede magari una sola cena durante il soggiorno ma ha aspettative qualitative altissime.

Inoltre credo sia molto utile anche ampliare la gamma dei servizi offerti soprattutto in un resort di grandi dimensioni.

In un’epoca in cui è tutto cosi veloce, in cui si vuole tutto e subito, dove si acquista on line, (anche il cibo!) anche la ristorazione di alta gamma deve essere “prêt-à-porter” il rapporto qualità prezzo è molto importante non hanno più ragione di esistere i ristorantoni ingessati con conti da capogiro, bisogna far avvicinare la gente ai ristoranti, fare cultura per creare l’identità italiana.

Tutta la provincia di Brescia, dalla Franciacorta, al Garda, alla bassa, sta vivendo una sorta di “rinascimento gastronomico”, testimoniato anche dai riconoscimenti costantemente in crescita sulle principali guide nazionali. A quando la stella michelin a La Grande Limonaia ?

Da buon meridionale sono superstizioso! Preferisco non parlarne…

Ciao Matteo, e buona fortuna …

 

Si ringrazia per la collaborazione,  Ing. Massimo Gelati

 

In partenza Metro Academy

In partenza Metro Academy

19 novembre 2014 |

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Nuove forme del gusto si inaugurano nella grande distribuzione, il Gruppo Metro firma e personalizza, la prima scuola indirizzata al settore formativo dell’alta cucina. Questo progetto nasce da un approccio diverso come concetto e uso, l’ Accademia si rivolge al quadro Horeca, un passaggio chiave che rende protagonista la classe industriale alberghiera e i suoi svariati canali.

Il contesto sorge all’interno della Metro di San Donato Milanese, a tagliare il nastro presenti: Claude Sarrailh, nuovo Amministratore Delegato di METRO Italia, Andrea Checchi, Sindaco di San Donato, Philipphe Palazzi, chief customer marketing officer Metro,  Claudio Truzzi Manager Metro Cash carry Italia. Una grande partenza che unisce il gruppo Mondiale Metro, alle competenze dei più fiorenti fuori serie del gusto in fattore cucina, all’azione il team di chef attentamente selezionato. Nel coronamento degli elementi, si ritrova a dirigere nelle vesti di Direttore scientifico, uno dei più stimati chef fuori serie noto al pubblico, Claudio Sadler.

Affiancati in un fare disciplinato e creativo, la Nazionale Italiana Cuochi, trasforma la materia prima, in forma, gusto, colore, profumo, in squisite pietanze, una carrellata che intreccia dimostrazioni e dialogo, intorno al più grande simbolo di unione culturale, il cibo. La struttura ha un’anima moderna, pulita, funzionale, delle attitudini che si contraddistinguono nelle grandi cucine,  risultato infallibile, pensato fin nei minimi dettagli per acquisire un standard qualitativo importante nelle postazioni lavorative, come poesia, dove le mansioni di un cuoco rendono le sue azioni confortevoli in ogni passaggio.

Dalle straordinarie dimostrazioni culinarie, al palcoscenico di assaggi e degustazioni, per coccolare e deliziare tutti i presenti. Una volta dimostratoci e raccontatoci le future prospettive di Metro Academy, sarà difficile non sposarne il progetto, la stagione partirà con le attività e i corsi più innovativi, qui la qualità non è un’illusione, cultura, formazione, tutto rappresentato dall’avanguardia e la professionalità Metro. La creazione di Metro Academy sarà un’esemplare forma di insegnamento, una rotta che punta dritto al domani di ogni professionista, criterio decisivo per far brillare ancora la nostra Italia.

 

 

 

 

 

FOOD E DESIGN SOTTO UNA NUOVA LUCE: NASCE IL PRIMO MASTER UNIVERSITARIO

FOOD E DESIGN SOTTO UNA NUOVA LUCE: NASCE IL PRIMO MASTER UNIVERSITARIO

6 novembre 2014 |

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Il balzo verso progetti formativi di design collegati al food prende una strada a senso unico.

Milano, 5 novembre 2014. Un meraviglioso colloquio ha inaugurato la presentazione del primo Master in Food Design, organizzato dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM e dalla SPD Scuola Politecnica di Design. Nuovi concetti si aprono per i futuri progettisti del settore alimentare, ristrutturando i meccanismi della filiera alimentare e di tutti i suoi compartimenti.

Oggi come non mai, c’è un forte legame col cibo, che si rinnova in maniera contemporanea, dove coltivare il senso del bello individua un’attività precisa, ideando il gusto per la perfezione estetica.

Il food si sposa col design, l’abitare il cibo è scandito da figure professionali che sviluppano le loro capacità a 360° nel contesto culturale dell’agroalimentare. Il Master Universitario in Food Design, nasce dalla volontà di plasmare la nascita di nuovi professionisti: design, manager, proposti ad esprimere la versione più sensibile negli accostamenti più memoriali, in ordine di sensazioni ed emozioni legate al cibo, ed ai suoi simboli più intriseci.

Ma questo percorso che storia ha? “ Ha dietro figure, esponenti, sponsor, partnership, design strategici, realtà comunicative”, che alimenteranno l’amministrazione formativa sotto tutti gli aspetti.

Aleggia un senso di compiutezza negli interventi dei protagonisti: Mauro Porcini, Chief Design Officer PepsiCo, Martì Guixè Designer e pioniere, dei principi di ergonomia e funzionalità al progetto degli alimenti, Stefano Giovannoni, Designer e architetto, Davide Paolini, giornalista e critico gastronomico, Davide Oldani, chef del ristorante il D’O, Antonello Fusetti, Direttore SPD, Giovanni Puglisi, Rettore dell’Università, Vincenzo Russo, Professore dell’Ateneo Milanese.

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Si è depositato così un intenso rapporto di scambio e di collaborazione tra i professionisti e il pubblico, ma soprattutto si è percepito molto della capacità di creare realtà ideali, che definiscono temi e aspetti universali, un fattore determinante nello studio di nuovi progetti nel Food Design.

Una delle cose che ci accomuna tutti, nel ricercare scelte consapevoli, è la qualità, evocando nei confronti di questa parola, il mezzo, che comporta a valorizzarne il contenuto, una miscela che rilascia un’apertura innovativa sulla frontiera rappresentativa è funzionale del food.

 

L’evoluzione costante nel tempo ha fatto sì che il cibo diventasse un complemento che interagisce in maniera sempre più forte, col piatto che va presentato. Tutto scaturisce nel nostro caso da un’interpretazione ed una prospettiva, che custodisce queste relazioni. All’interno di tantissime aziende, appunto, il simbolo decorativo, come può essere il packaging, è in evoluzione, un punto che racconta e valorizza il target del prodotto. Il risultato? Una grandissima richiesta di collaborazioni con i designer, è tutta una filiera che costruisce i fattori determinanti dell’immagine del Brand.

Questi concetti espressi oggi, e condivisi da chi ne assorbe l’importanza è un linguaggio che diventa la sinfonia decorativa del cibo, la scala progettuale di un percorso creativo nel segno degli elementi del gusto, che non esita ad arricchire il cibo con oggetti e materiali, di forte impatto scenografico di design, con quell’indiscutibile “ savoir faire”, che non stanca mai di creare suggestioni.

Ringrazio l’Architetto Galluzzi Sofia, per la sua collaborazione e delucidazione dei temi di settore affrontati.

 

Isabella Scuderi

 

Info: Segreteria del Master in Food Design

SPD Scuola Politecnica di Design

www.masterfoodesign.com

www.scuoladesign.com

 

Intervista a Mauro Biondini: “l’Opera lirica, e non solo”

Intervista a Mauro Biondini: “l’Opera lirica, e non solo”

20 ottobre 2014 |
Mario Biondini

Mario Biondini

Sulla figura di Mauro Biondini esistono diversi pensieri. La sua storia è costellata dal dono di amare la musica e le sue opere liriche, e soprattutto quella magica passione per tutto ciò che arte e che alimenta la vita.

Un vissuto stimolante riporta una carriera devota alla musica ma che indubbiamente trova la sua carica interiore mettendosi in gioco nell’umiltà di trasmettere il Sapere. Quel sentimento che presta per raccontare l’anima e lo spirito delle cose, caratterizzati dall’esprimere universi affini, tra musica, regia, e voglia di comunicare.

Dobbiamo avere una immensa riconoscenza nei confronti di Mauro Biondini, cultore e regista  delle opere liriche e non solo. A 70 anni è un amore il suo, tra  musica e regia, che ha radici profonde, sentimento, eleganza, solidarietà, il suo sodalizio ha spettacolari e coinvolgenti trascorsi. È proprio così che si impara davvero ad amare l’arte, senza dimenticare i modelli e gli esempi, insieme a quella melodia che evoca in noi tanti ricordi, dove ognuno  può ritrovarsi e prendere un respiro.

Nella vita di Mauro Biondini tutto parte dalla passione, porta a mille sfaccettature, così la sua prima nota lo lega alla lirica e al grande Verdi, che perfettamente rappresenta nei suoi capolavori dedicati, sintetizzando nei suoi film-documentari, l’essenza sofisticata della musica, prima in lista, cent’anni della Corale Verdi, al Teatro di Regio.

Lui trova l’ispirazione nella musica, dando un tocco profondo alla sua interpretazione, col preciso intento di fare amare l’opera. Partendo da questo ideale e parlando di successo ottenuto, la storia è davvero magica.

 

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Se pensiamo a una pellicola che ci racconti le tracce dell’opera, non possiamo non leggere la firma di Mauro Biondini, che riesce nel miracolo di toccare le emozioni dello spettatore.

Orgoglioso ed impegnato in un lavoro commovente da tutti i punti di vista, è stato protagonista di diversi documentari, più di un centinaio nel corso della sua carriera, trovandoci a citarne alcuni ricordiamo: Dedlà da l’àcua , con Verdi nella sua terra, il capolavoro con Carlo Bergonzi,”arte e vita”, tenore lirico recentemente scomparso. I filmati sulla Tebaldi, la corale di Verdi, Maria Luigia una sovrana, una donna, le Perle della provincia di Parma.

Una straordinaria ricchezza culturale. La sua esperienza è fantastica, una realtà che racconta musica, soggetti e territorio, dal momento che essere parmigiano lo rende entusiasta, non perdendosi così l’occasione di raffigurare le bellezze territoriali di Busseto e dintorni.

La creatività e le qualità di quest’uomo sono preziose: critico, intellettuale, curioso, sportivo, appassionato di cucina, sono tutti aspetti che rivestono la sua vita. E proprio a questo ci riferiamo quando scriviamo “lirica e non solo”.

Cus Parma storia di un amore, racconta una importante e forte storia di identità sportive, successi di tante generazioni legate allo sport, alla cultura, al sacrificio di sostenere le discipline, in quella che oggi è la più grande polisportiva dell’Emilia: il Cus  Parma.

Biondini ha percorso e vissuto insieme per vent’anni queste vicende, perché lo sport è altrettanto parte integrante delle sue passioni,  così da proclamarlo un tecnico sportivo di tutto rispetto.

Si è sempre spinto al massimo, incitando e spronando gli altri a fare lo stesso, queste caratteristiche stanno alla base della sua vita e questo ci permette di capire chi per noi rappresenti.

Nel mondo della musica lirica e non solo, lei è ritenuto un “ maestro”. Un regista, integro, discreto, esemplare, che raccoglie e dirige testimonianze più svariate ed apprezzate dell’arte musicale. Che cosa ne pensa degli attuali artisti crescenti, possiamo affidarci al loro impegno?

È chiaro che parlando e dando un giudizio di questo tipo, si sconfina spesso nella retorica. Il cast che c’era allora, e cito due nomi d’elite: Piero Cappuccilli e Flaviano Labò, possiamo definirli delle leggende. Una volta c’era lo studio a pari passo con la gavetta, e meno possibilità, quindi emergevano solo coloro che avevano tantissima qualità, non erano frutto di un sistema di collocamento dei vari procuratori, il mondo è cambiato ovviamente, e non solo nella lirica. Ai giorni nostri ti posso dire guardando da un lato positivo, che sono molto di più i giovani che si approcciano, al teatro, giusto per guadagnare delle emozioni. Parlando di giovani promesse non ci sono delle grandi voci Italiane, Roberto Aronica che stasera canta nella “Forza del Destino” attualmente lo ritengo il più elevato tenore Italiano, Francesco Meli un altro giovane brillante. Una certezza assoluta che ci rende orgogliosi, è quella di essere stati portatori  emblematici di una cultura musicale, che acclama e premia i grandi del panorama Italiano.

Che cosa ha rappresentato per lei il tenore Carlo Bergonzi, lei l’ha ricordato con estremo affetto, specie quando assistiamo al suo documentario: fa emergere un silenzio pieno di musica, recita, ci racconta, capace davvero di raccontarci la grande “Opera”, e la grande bellezza di un uomo, come ci è riuscito?

Ho giocato la sola carta che mi rimaneva, le mie emozioni, le mie sensazioni, fare dei lavori come si suol dire di pancia. Carlo Bergonzi è figlio di frequentazioni teatrali, figlio di grandi momenti. Lo incontrai in occasione di un Aida. Da lì incominciò una frequentazione affettiva, un’amicizia che passava prima di tutto in stima e senso per la musica, così in una maniera del tutto naturale, composta da una fiducia reciproca, incominciammo a girare la storia della sua vita, abbiamo lavorato assieme per due anni, Busseto, Vidalenzo, in Teatro, nel suo arbergo i Due Forscari, Milano, Bergonzi non ha mai letto una riga della sceneggiatura, o tenuto fede al copione, le cose più importanti, quello che trasmetti, che insegni, che lasci, le esprimi quando fai bene il tuo mestiere, e lui era lo specchio di questo bene prezioso. Una parabola che avrà sempre una scia ineguagliabile.

Non solo opera, arte, sport e regia, ma anche impegno sociale, solidale, una sensibilizzazione volta ai meno fortunati: “il documentario Dedlà da l’àcua” ha sostenuto la mensa dei poveri, raccogliendo 6.000,00 €, con la vendita dei Cd. Che effetto fa passare attraverso questa causa, soprattutto se il mezzo è frutto della sua passione?

Io ho giocato tutto me stesso su una scelta di vita, attraversando un percorso fatto di sensibilizzazione, dissipando questo messaggio, ho avuto l’appoggio di vari enti: RotaryLions, amministrazioni Provinciali, Comunali, tutti sono stati disposti a darmi una mano. Coperti i costi, tutti i lavori che ho fatto sono stati in beneficenza. Così come con “Le Perle della Provincia” il cui profitto è andato alla scuola dei giovani della Corale Verdi. È un po’ come cogliere il vero contatto, trasmettere la nobiltà verso chi ne ha davvero bisogno, ed è questo un vero miracolo.

Sono passati poco più di cinquant’anni dal suo via alla musica, come lei ha raccontato al teatro di Reggio nel 62, fu una bella lotta per ottenere i biglietti. Davano: “la forza del destino”. Rispetto al passato oggi lei si ritrova ad essere primo spettatore, opinionista, ideatore, dirigente emblematico di “Vi racconto l’Opera”, una serie che riassume le opere in scena, dunque se assunto un ruolo che le veste a pennello, me ne parli.

Sarò molto onesto, in prima persona mi ritrovo a vivere e respirare il Teatro, le mie giornate sono scandite da questa costanza. Come semplice spettatore in questi ultimi undici anni, mi sono reso conto che l’entusiasmo e la partecipazione, degli appassionati dei tempi passati è un po’ scemata. Figlia dei tempi la scarsa qualità degli allestimenti, la cultura non da profit. Io col mio programma “Vi racconto l’Opera” ho cercato di informare e educare verso una direzione culturale che sviluppa continuità.

Domanda più spensierata. Lei ha avuto la capacità di unire oltre la passione per l’Opera, quello dello sport, simultaneamente questi compiti si sono rilevati processi di una vita che gli hanno concesso tante soddisfazioni. Se le dico Cus Parma, cosa le viene in mente?

Cus Parma è stata la mia occasione, l’università da cui arrivo, lascia dietro di se tante possibilità, si trattava di attuare la grande filosofia dei Campus Americani. Io avevo grande entusiasmo e delle idee, da dove si poteva lavorare. Ho avuto la fortuna di organizzare eventi che rimangono impagabili, grandi meeting di atletica leggera, campionati del mondo,  miscelati alla cultura, accompagnando sempre queste realtà alla musica, due bellissime vocazioni. Tante consulenze sportive mi hanno visto primeggiare a spalla con grandi nomi: Barilla, Parmacotto, Cariparma, a un certo punto amministravo più di 300 attività sportive. Questi percorsi rimarranno sempre delle lezioni eterne, lo specchio in cui io mi posso osservare, in ogni momento io ne senta nostalgia.

Essere illuminati attraverso il racconto e la vocazione di Biondini, ci ha reso il compito prezioso. In quasi due ore il nostro caro protagonista apre lo scrigno della sua vita, narra il ruolo più difficile da interpretare, e si racconta a cuore aperto.

Nell’atmosfera immutata del Teatro di Regio, a Parma, tutto è sembrato speciale, in un linguaggio dove le parole non bastano, quello che si capisce arriva dalle emozioni.

Grazie Mauro Biondini.

 

 

 

 

Un tour in ALMA: “Diplomi in stile” e l’inizio di un nuovo anno scolastico

20 ottobre 2014 |
ALMA scuola di cucina

ALMA scuola di cucina

 

Alma, scuola della cucina Italiana, registra un’altra novità. Venerdì 10 0ttobre ha sancito l’appuntamento più atteso dell’anno per gli studenti del 23° corso Superiore di cucina, la serata degli show neo cuochi che ha segnato un passaggio chiave nel loro percorso. Quanto meno la svolta che li rende a pieno titolo giovani cuochi.

Proprio così: quel diploma tanto atteso, un prima e un dopo raccontato.

L’aspettativa di assistere a queste avvincenti cerimonie crea una continuità, che alimenta una comunicazione di interazione anche con chi non ne è coinvolto in prima persona. Lo si capisce lanciando un breve sguardo a chi, da sotto il palco, alimenta le speranze per il proprio figlio o beniamino. Sul palco, ad uno ad uno, sfilano giubbe bianche e strette di mano: quelle pronte ad afferrare il meritato diploma, frutto di uno studio e di un percorso durato dodici mesi intensi, attraverso una formazione altamente professionale che solo Alma, scuola di cucina, ha il prestigio di governare.

” La famiglia di Alma”, cosi mi piace apostrofarla, è ricca di persone che hanno dato e continuano a dare tanto, la stessa ragione che rende Alma la scuola di cucina internazionale più prestigiosa del settore.

Gualtiero Marchesi, (Rettore Alma),  Andrea Sinigaglia, (Direttore Alma), Giovanni Ciresa, (Coordinatore Didattico), Matteo Berti, (Coordinatore Didattico di Pasticceria), Michel Magada, Tiziano Rossetti, Marco Soldati, ecc.. e l’Ingegnere Accademico Massimo Gelati (Sicurezza degli Alimenti), quest’ultimo dimostratosi molto apprezzato dall’indice di gradimento degli studenti.

Tutti presenti a consolidare e rappresentare l’istituzione Alma insieme ai ragazzi neodiplomati.

 

Non sono mancati sorrisi, interventi, aneddoti mentre un monitor mostrava le mirabili performance culinarie degli allievi, che conquistavano la nostra attenzione. Veri capolavori di ciò che hanno appreso e recepito dall’insegnamento Alma: la scommessa e la nascita di nuovi chef di valore.

Tra le tesi che più si sono distinte figura quella di Rattini Giorgio, un cammino  nei meandri della Sicilia, il racconto di un viaggio nella Ragusa più energica, fatta di sapori, territorio e tradizioni antiche. Nel cuore e nelle menti di questi giovani chef, la passione è calda come un raggio di sole.

La serata si è celebrata consumando un ricco buffet, curato e preparato dagli esperti della cucina Alma. Si è concluso un anno significativo, di grande successo. Lo dimostra intensamente la crescita di iscrizioni, decisamente ogni anno maggiore del precedente. A supportare questa espansione hanno partecipato attivamente alcuni giornalisti del TG5, che hanno dedicato un servizio sulle migliori scuole di Arti e Mestieri d’Italia.

Non solo una grande conclusione, ma il rinnovo di un nuovo anno che è già sul nascere. L’immagine è quella di un fermento di un sabato mattina del giorno successivo, l’11 ottobre, che stringe la mano al giorno passato, dando così il via all’inaugurazione del XI anno Accademico.

Quest’anno la cerimonia d’apertura si è alimentata di temi e realtà profonde: la conferenza tenuta da Claudio Della Seta (Capo Redattore del TG5) ha tenuto banco e affrontato  la discussione dell’occupazione, il peso delle testimonianze, e il valore di tali protagonisti, dei mestieri d’arte in Italia.

Di fronte a tanta valenza comunicativa e prospettive, la Reggia di Colorno brillava e brulicava di oltre 400 giovani studenti, dei workshop, o il fascino di una fotografia della mostra dei Mestieri d’Arte, che ha annunciato un inizio caratterizzato da una preminenza che solo Alma e i suoi partecipanti possono regalarci.

Si ringrazia inoltre l’intervento di apertura di: Andrea Zaniari, Presidente della Camera di Commercio di Parma.

Questa esperienza mi ha spinto non solo a raccontarvi la storia dei successi, o quella di condividerne la passione o il valore: questa è anche la testimonianza di quelle persone, che oggi tengono salde le fondamenta della causa più nobile che esista: “il lavoro”, trovando espressione in un opera antica come il mestiere del saper cucinare.

 

Isabella Scuderi

 

 

Orizzonti futuri: la moda sostenibile con il sostegno di CNA Federmoda

Orizzonti futuri: la moda sostenibile con il sostegno di CNA Federmoda

9 ottobre 2014 | ,

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È stata una grande manifestazione l’iniziativa che si è svolta a Milano, all’interno del palazzo Isimbardi. Nel comunicato diffuso da tutte le persone presenti, pubblico ed esperti, il messaggio primario annunciava: “L’importanza della sostenibilità, sul fronte del tessile”.

A sostenere questa grande partita hanno preso posizione diverse figure, aziende, istituzioni, col patrocinio dell’Expo 2015, simbolo imprescindibile del sostegno della salvaguardia del nostro pianeta, ragione in più per prepararci a riflettere, ed imparare l’importanza della moda sostenibile.

Se finora a guadagnare l’attenzione del consumo dei prodotti eco-sostenibili, compariva la filiera delle materie prime collegate all’alimentazione, oggi non si può più ignorare, o mettere in secondo piano, l’importanza del tessuto che entra in contatto con la nostra pelle, in gioco c’è la salute personale e la tutela dell’ambiente in cui viviamo. Non si tratta più di prestare attenzione a ciò che ingeriamo, oggi è di fondamentale importanza guidare, e lasciarsi guidare da altre fonti, che agiscono comunicando e diffondendo una cultura e una disciplina a favore dell’essere umano e della natura, un ciclo che si compensa universalmente.

Attenzione ed occhi puntati, dunque sono stati rivolti alla magnifica esposizione di capi realizzati con materiali sostenibili, creazioni di chi tiene fede dei materiali biologici,ecologici e naturali, nello stesso tempo liberandosi dai pregiudizi del poco “cool”,c’era da stupirsi ammirando le collezioni. La creatività sostenibile non mancherà a divenire attrattiva globale.

 

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Sui passi più decisi a diffondere concetti ed esempi, sono i messaggi lanciati dalle persone coinvolte in prima persona, interventi, premesse, progetti, testimonianze che segnano una storia tra il prima e il domani, quel domani composto dalla “moda naturale.”

Si ringraziano i seguenti partecipanti: Silvia Garnero, Assessore alla Moda, Eventi ed Expo della Provincia di Milano

 

Anna Detheridge, Connecting Cultures Paolo Foglia, Responsabile Ricerca & Sviluppo di ICEA – Istituto Certificazione Etica e Ambientale Marco Ricchetti, Sustainability Lab Mauro Rossetti, Direttore dell’Associazione Tessile e Salute – Osservatorio nazionale tessile-abbigliamento-pelle-calzature Pier Giorgio Silvestrin, Imprenditore e Vice Presidente CNA Federmoda Nazionale Mauro Vismara, Titolare della Maeko Tessuti, Produzioni tessuti con filati naturali Cristina Tajani, Assessore alle Politiche per il lavoro e Sviluppo economico del Comune di Milano

Marina Bigi, Direttore di TuStyle

Aziende Selezionate aderenti CNA Federmoda Torino

Elena Imberti Gabriella Deplano Elisa Giampietro Lucia Russo Rossella Calabrò

 

 

 

Intervista a Matteo Baronetto: tecnica, estro e classe. La sua cucina un’improvvisazione ragionata

Intervista a Matteo Baronetto: tecnica, estro e classe. La sua cucina un’improvvisazione ragionata

3 ottobre 2014 | ,

 

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La Distilleria Bocchino di Canelli (At) propone il Concorso culinario “Lo Spirito del Tempo”, evento nato in  collaborazione con Passione Gourmet, che ha preso il via lo scorso gennaio 2014. In autunno sarà proclamato il cuoco  vincitore, scelto fra chi avrà saputo osare e esprimere al meglio la versatilità dei famosi distillati, attraverso un’interpretazione attuale di una ricetta storica della tradizione italiana.

Protagonista e vincitore del mese di luglio è il piemontese Matteo Baronetto, Executive Chef del ristorante Del Cambio a Torino, che propone il piatto “ Branzino al vapore e coda di bue brasata”. La sua ricetta ha convinto gli esperti fra i 150 assaggi effettuati: un successo meritato.

Il ristorante Del Cambio, un monumento della storia e ristorazione italiana, è da qualche mese il suo regno. Dopo un’accurata e attenta ristrutturazione e riqualificazione, questo luogo magico ha riaperto: una sfida per lo Chef, che è stato per molti anni il braccio destro di Carlo Cracco. Ne esce un’immagine precisa di una cucina intrigante, riconoscibile a prova di un talento libero di esprimersi.

Lo Chef in questo piatto propone la sua cucina, di forte personalità, sicura, concreta, di ricerca continua, composta da pochi ingredienti, che coinvolge, sollecita l’immaginario e la memoria dell’interlocutore su vari livelli, dove l’incontro tra mare e terra trovano il loro punto di equilibrio.

Matteo Baronetto, classe 1977, nato a Giaveno, un paese vicino a Torino, studia all’Alberghiero di Pinerolo, matura esperienze professionali presso La Betulla a San Bernardino di Trana (To). Successivamente approda dal Maestro Gualtiero Marchesi presso L’Albereta, dove ha modo di conoscere Carlo Cracco. Lo seguirà alle Clivie di Piobesi  d’Alba e al Cracco-Peck di Milano, successivamente Ristorante Cracco. Dall’aprile 2014 è Executive Chef del ristorante Del Cambio a Torino.

Ci troviamo seduti  nel più elegante ristorante, della città più elegante d’Italia, precisamente nel “Bar Cavour” avvolti in un’atmosfera magica. In questa intervista ci accompagna con lo sguardo, da un suo conosciutissimo ritratto, un grande habitué del Cambio, famoso registra dell’Unità d’Italia.

A soli 17 anni lei scrisse un paio di lettere a Carlo Cracco, dove gli domandava di poter lavorare con lui all’Albereta, allora gestita dal Maestro Gualtiero Marchesi. Lo stesso Cracco ricorda questo episodio nell’introduzione del suo conosciutissimo libro “ Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”. Aggiungendo che fu molto colpito dalla sua determinazione e decise di accettare la sua candidatura.  

Che ricordi, motivazioni ed emozioni l’hanno spinta così giovane a scrivere proprio a questo chef?

A Carlo Cracco mi lega un affetto sincero. Ai tempi, un mio professore della scuola alberghiera, che conosceva un sommelier che lavorava da Gualtiero Marchesi, mi chiese se alla fine della scuola volevo andare a fare esperienza all’Albereta, io accettai e fu il mio tramite. Inoltre proprio in quel momento Carlo Cracco, chef all’Albereta, cercava una persona alle prime armi per la sua brigata: disponibile, volenterosa, che non si tirasse indietro. Furono proprio queste le caratteristiche che seppe apprezzare in me. Iniziò tutto così. La cosa più bella e magica, è che non mi rendevo conto di dove stato andando, non sapevo cosa significasse una cucina con 20 cuochi e fino ad allora non conoscevo la fama del Maestro Marchesi.

Lei è stato eletto vincitore per il mese di luglio del Concorso “Lo spirito del Tempo” by Distilleria Bocchino, col piatto “Branzino al vapore e coda di bue brasata”, che propone consistenze, cotture di elementi distanti, ma che inaspettatamente danno vita a un bilanciamento di gusto sorprendente. Da dove prende corpo l’idea di rivisitare questo piatto e quali sono gli equilibri che modellano i sapori?

Proprio in questa creazione è racchiuso un passaggio che sto cercando di compiere; l’esatto passaggio di Baronetto da Cracco a Milano, a Baronetto al Cambio a Torino. In questo piatto definito da Alberto Cauzzi, ideatore e presidente del progetto Passione Gourmet, geniale, irriverente, terribilmente buono, ogni elemento fa “a pugni” con l’altro. Partendo dal piatto tradizionale, la coda di bue classica, il branzino diventa la sua degna consistenza e lascia percepire tutta la sua delicatezza. Nella mia visone di cucina apprezzo molto, un piatto che abbia solamente due passaggi, che non confonda, che faccia riflettere e non sia troppo bello esteticamente.

Definisco la mia cucina “un’improvvisazione ragionata”: l’improvvisazione è il momento, l’attimo, l’approccio con un’idea nuova, il termine ragionata indica il modo, la possibilità di poterla proporre. Coniglio e salmone ad esempio, sono un abbinamento che sconvolge gli equilibri, una rottura con gli schemi e un’evocazione di un prodotto, come il salmone, che è stato bistrattato negli ultimi 25 anni.  Il primo piatto che ho ideato con l’abbinamento carne e pesce, fu nel 2002, il rognone di vitello con i ricci di mare. In natura esistono prodotti, che anche se di categorie diverse, hanno delle affinità. In questo caso la ferrosità del rognone, la sua nota aromatica si lega molto bene col salmastro e la sapidità del riccio.

Creativo, attento, talentuoso, posato, non ha bisogno di “fare rumore” per far notare la sua bravura a chi se ne intende. Milano per Torino, un ritorno alle origini, un cambiamento importante al ristorante Del Cambio. 

Ci racconta le sue impressioni dopo alcuni mesi dall’apertura?

In seconda superiore avevo già fatto uno stage al Cambio, quello che io considero uno dei ristoranti simbolo di Torino. In questo ristorante sento una percezione di libertà. Carlo Cracco mi aveva dato in mano la cucina del suo ristorante con una fiducia incondizionata, una rarità in questo ambiente. Quando è entrato in un mondo che non era più mio, dove c’era una concezione diversa delle cose, mi sono reso conto, in un modo molto umile, che non ero più adatto a seguirlo.

Un ristorante di successo ha al suo interno, in cucina, una brigata che deve funzionare all’unisono, come un’orchestra.

Quali sono gli elementi che le fanno capire e scegliere i suoi collaboratori?

Non sono io che scelgo le persone, ma sono le persone che scelgono me, che decidono di rimanere. Per chi vuole lavorare nella mia cucina, impegno e dedizione sono fondamentali.  Non meno importanti il rispetto delle persone e delle regole. Apprezzo le persone che hanno la voglia e la volontà di seguirti nello sviluppare un lavoro, nel decodificarlo, quando si sviluppano pensieri che non sai dove ti porteranno.

In un’intervista al ristorante Del Cambio, prima dell’apertura ufficiale, lei ha espresso la sua volontà di sostenere un principio culinario tradizionale piemontese, rielaborando il suo attuale metodo. Torino come ha accolto la sua proposta?

Sono molto contento dei risultati. A Torino c’era la necessità di ritrovare un luogo dove poter mangiare in modo diverso e in tutta onestà non pensavo di poterlo fare in 5 mesi.  Non ho ancora vinto la mia partita, con i Piemontesi e Torinesi, ma devo dire che c’è stato un senso di affetto e rispetto molto caldo nei miei confronti. Mi sono sentito accettato e riconosciuto come un piemontese che torna in patria, dopo aver lavorato quattordici anni a Milano. A mio favore devo dire che mi sono rivolto a loro con umiltà, non era mia intenzione fare quello che dice “adesso vi faccio vedere io”.  Ho cercato solo, e questo è il mio pensiero, di varare la nave. Nel varo di una nave da crociera, come questo, bisogna essere sensibili, ma anche riflessivi. Un grande pilota, un comandante, non può non essere riflessivo.

Matteo Baronetto è stato protagonista di una trascinante testimonianza: lo ringraziamo per averci accolto in un luogo affascinante e intriso di storia.

 

 

Intervista a Giovanni Ciresa: nuovo coordinatore didattico ALMA

Intervista a Giovanni Ciresa: nuovo coordinatore didattico ALMA

22 settembre 2014 |
Tra i talenti più celebri del panorama culinario figura Giovanni Ciresa. Classe 1967, chef straordinario, firma pietanze ricche di alto simbolismo culinario.
Ha iniziato la propria carriera creativa a Firenze all’Enoteca Pinchiorri, una realtà di riferimento che rimane alla base della sue opere culinarie, dal 1991 al 1995, applica doti e impegno.
Il talento, la volontà di dimostrare le sue idee, lo spingono verso mete lontane: Tokyo, Singapore, una resa culinaria al ristorante Bologna, di cui la Marina Mandarin detiene la paternità.
La ricercata Saint Tropez a La Pinéde, le Cote d’Or di Saulieu, un registro che non lascia dubbi, il suo impegno è passato attraverso luoghi prestigiosi dal punto di vista culiario, come  la Terrazza dell’Hotel Eden, a Roma. Un percorso, il suo, nel quale si intrecciano esperienze e abilità che immortalano attitudini, patrimoni che recitano un suo vissuto ineguagliabile.
 
Il De Pisis, nella sfavillante Venezia, sul Canal Grande, rappresenta gli anni trascorsi nel pieno della sua comunicazione: un linguaggio culinario che lo vede protagonista in un tempo sospeso tra il 2002 e il al 2012,  ma inebriante per la sua eccezionale completezza formale. Scelte precise gli suggeriscono di non fermarsi agli schemi tradizionali tipici dello chef. Veste una figura che lo rende eclettico. Le sue consulenze lo rendono un docente di rara influenza: teorie, produzioni, dottrine. Nel suo bagaglio trionfano le più autorevoli esperienze in materia food. Numerose le attività, come  intraprendere nel mese di giugno 2014, il timone di coordinatore didattico Alma (la celebre scuola Internazionale della cucina Italiana), a Colorno, Parma.
Nel suo criterio di cucina, tutto parte dall’incontro con la sperimentazione, sofisticato, perfezionista, la sua tecnica esterna l’integralismo,  ossia non compromette il valore genuino della materia prima. Il cibo è come la sensualità, a volte è difficile trovare una sinergia perfetta, soprattutto se gli elementi e le culture d’origine miscelati, sono diverse. In sintesi lei ha creato un ponte con due culture, nel suo caso: l’Asia e l’Italia. È forse questa la filosofia culinaria del futuro?
 
Se guardiamo al giorno d’oggi l’influenza orientale incontra tanti abbinamenti e condivisioni, del ruolo del cibo in cucina. L’Italia è un paese con una memoria della storia gastronomica immensa.  In rapporto con le altre culture, in questo caso si parla dell’Asia, è riuscita a creare una combinazione calibrata, dunque la capacità di riconoscerla familiare. E al tal proposito una caratteristica in più per aggiudicarsi il titolo di cucina del futuro.
Lei ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto e oggi è stato chiamato a ricoprire la carica di Coordinatore Didattico Alma. Il titolo e gli obbiettivi esprimono una condivisione diversa nel trasmettere la sua identità in cucina. Sarò più chiara: deve convincere, o meglio educare i possibili potenziali chef del futuro. Una bella responsabilità? 
Durante il primo approccio che ho avuto con i miei allievi ho affrontato l’argomento che diventa storia nella vita di uno chef: la carriera, la sua costruzione nel tempo, l’esperienza si accumulano, si espandono. Questo ci permette di avere nuove fonti d’ispirazione, segnali creativi. C’è sempre un futuro da conquistare. Trasmettere, comunicare questo messaggio, riflette il mio spirito: nulla è infinito, non esiste il posto perfetto. La differenza sta nell’occasione di scoprirsi migliore, migliore di ieri.
 
Sono molto curiosa di sentire in che maniera metterebbe d’accordo tre palati dai gusti differenti. Chiamiamo in causa tre etnie lontane: russi, arabi e francesi. La sfida è un piatto unico che arriva al cuore dei loro sapori. Non voglio metterla in difficoltà, ma lei è considerato “l’apertura mentale in cucina”.
 
Questa domanda mi ha colpito. L’ispirazione di una pietanza che abbia un mezzo unico di creare unione è sempre difficile da mettere in atto. A maggior ragione se questi sono i presupposti. I popoli chiamati in causa evocano una memoria che si chiama cartoccio di bigoli fatti al torchio, con essenza di curry caffè e crostacei: una sorta d’ingredienti che testimoniano apertura mentale, pronta ad entrare nei gusti di diverse tradizioni. Un piatto che è stato un cavallo di battaglia incisivo.
Lei ha dichiarato che l’esperienza più formate l’ha vissuta a Firenze, all’Enoteca Pinchiorri. Tuttavia sviluppa le sue abilità nei più considerevoli ristoranti stranieri. In che misura influisce oggi il significato della tradizione del Bel Paese nei suoi piatti, considerando che la sue tecniche spezzano alcuni princìpi, sopprimono l’utilizzo di alcune cotture e sintetizzano al minimo la presenza dei grassi? La domanda è: privilegia proporzioni dei sapori nella creazione di nuovi accostamenti?
Il rispetto del prodotto, la scarsa elaborazione degli elementi, la corretta prassi della pulizia delle verdure, tale da non disperdere poi il loro valore, fa riferimento a quello che riassume i concetti fondamentali in cucina. In Italia, così come in qualsiasi cucina che si rispetti al mondo. Sulla creazione e il rispetto dei sapori, nutro una tendenza che assicura il rispetto di entrambe le tecniche.
Come è iniziato il rapporto con Alma? Una posizione lungimirante la sua. Le scelte professionali sono la sostanza di ogni grande successo. Ce ne parli.
È incominciato tutto in modo molto naturale.. Ho collaborato con Alma dal 2003, in veste di docente esterno: un impegno ed una responsabilità portati avanti negli anni. A partire dal 2013 ho lavorato poi in tutti i corsi internazionali, che andavano dall’Asia, India, Cina e Malesia. Sorprendente, inaspettato, ora è molto importante il presente, il domani e il suo futuro. Questo lo affermo da nuovo coordinatore didattico Alma.
La disinvoltura riscontrata nel corso di una lunga chiaccherata con Giovanni Ciresa non l’avvertivo da tempo. Concetti forti, che hanno il simbolo di chi sa concludere in bellezza. E allora mi verrebbe da dire: “il nostro passato è il miglior modo per presentarci al futuro”.
Detto questo a voi le conclusioni.
Isabella Scuderi

Gustum et Vinum: l’aperitivo “stellato” al G Ristorante Italiano

10 settembre 2014 | ,

G Ristorante italiano, ristorante del Golden Palace all’interno del Gruppo HCS, leader in Italia della ristorazione 5 stelle con a capo il Presidente Carlo Samuelli e l’Executive Chef Diego Rigotti, lo Chef stellato più giovane d’Italia, propone a partire dal mese di settembre  Gustus et Vinum

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Intervista a Philippe Léveillé: la “cucina perfetta”

Intervista a Philippe Léveillé: la “cucina perfetta”

7 settembre 2014 |

leveillePhilippe Léveillé : autenticità e cultura, la sua arte in cucina diventa una mostra gourmet, che raccoglie molteplici testimonianze lungo il percorso di un grande recordman . La sua fama e il suo bagaglio di conoscenza sono uniti e inseparabili: un punto gastronomico che coniuga  l’abilità a un carattere vincente.

Ecco, allora, come si comprende l’importanza di essere “Chef”, contrariamente all’abuso di questo titolo, e del grande talento che ne accompagna il termine.

Si parla di esordi. Anni che consacrano e forgiano l’avvenire di giovani promesse. L’Hotel Windsor Clovis, a Parigi” è stato l’arena di ore, giorni, mesi di educazione e costruzione della personalità del giovane Léveillé. Il principio di un vocabolario appena nato, il suo. Helton Kennedy Hotel, a New York, ristorante Boucairre Meridiane, a Martinica, Hotel Vis Palace Grand Corniche, a Cap Martin Montecarlo. Indice di lustro.

L’Italia arriva nella metà degli anni ’80: le Maschere di Iseo primo approdo, dal 87 al 91, dimostrando le sue origini Bretone in materia cucina, ma in comunione col metodo Italiano. Miramonti L’altro, nel Bresciano, rivendica la sua presenza da più di 20 anni ad oggi. È proprio l’incontro con la famiglia Piscini nel 92 che l’ha incoronato il reale chef del prestigioso ristorante.
Philippe Léveillé  è probabilmente lo chef più singolare che abbiamo incontrato, ma è soprattutto il suo modo di interpretare la cucina, che incanta e stupisce. Lo incontriamo al Miramonti L’altro, ci accomodiamo e, semplicemente, comincia una spontanea conversazione.

Philippe Léveillé ci spieghi, quando le dicono che è un francese “molto” italiano, come lo percepisce?

Sono orgoglioso ed è un dato di fatto, ho del resto vissuto più in Italia che in Francia.

Qual è il concetto vincente della sua filosofia in cucina?

Ritengo innanzitutto che il concetto vincente della cucina sia “il buono”. Nel mio caso cerco di trasmettere nei miei piatti quello che nel mio viaggio di vita ho assimilato: in primis la tecnica francese e poi la materia prima italiana.


In questo mondo dipendiamo sempre più dai giudizi altrui. Non trova possa diventare sconveniente tutta questa esposizione mediatica a cui gli chef si sottopongono. Qual è secondo lei, il prezzo che si paga per questo genere di notorietà?

Bisogna semplicemente imparare a distinguere la critica costruttiva, che a volte può aiutare, dalla denigrazione del proprio lavoro fine a se stessa.

Hong kong è la tappa dell’altro Miramonti, di cui lei ne detiene la regia, Antimo Maria Merone è il suo interprete. Necessità e strategie. Quali sono le differenze fra l’Italia e il mercato straniero?

Non ci sono strategie particolari, il fondamento primo in Italia come ad Hong Kong è la soddisfazione del cliente. La necessità prima è invece riuscire a trasmettere il concetto di collaborazione in brigata, cosa non semplice nella mentalità asiatica (per conoscenza diretta). Da ottobre lo chef responsabile della mia cucina a L’Altro sarà Mauro Zacchetti che sostituirà Antimo Merone al quale auguro una sfolgorante carriera

Lungo il corso della sua carriera qual è l’effetto più desiderato della sua professione, quello per cui prova più soddisfazione?


Sono orgoglioso di aver ottenuto un certo successo professionale che mi ha ripagato di tutto l’impegno messo nel mio lavoro, di essere spesso riuscito a trasmettere ai miei ragazzi la passione per questo lavoro.


È difficile riuscire a fare più volte qualcosa di totalmente singolare, riferendoci alla creazione di grandi piatti, quando si è ai vertici della propria espressione. Mi spiego, paragoniamo il campione col massimo dei risultati, esiste una fase di stallo per voi chef?

È possibile… Siamo umani, molti difetti e qualche pregio.


Un profilo culinario quello di Léiveillé, che mostra una storia fatta di protagonismo in cucina, ambizioni e risultati eccelsi.
Narraverlo è stato intrigante.