Taxi e concertazione

Il recente decreto legge prevede che se in una citta` ci sono 1000 tassisti ed il Comune vende 100 licenze a 50,000 euro l’una, a 100 tassisti gia` esercenti, il comune incassera` € 5.000.000 .
Il decreto legge impone al Comune, che finora si sarebbe tenuto questi soldi, di versare  da 3 a 4 milioni di euro ai 900 tassisti che non le hanno comprate e restano con una sola licenza. Per cui ogni tassista non acquirente di licenza supplementare ricevera’  da € 3333 a € 4444 (dal 60 all ‘80% dell`incasso)  a compensare il fatto che ora ci sono 100 macchine in piu` in circolazione. Non si direbbe un  danno.

Comunque I taxisti hanno il sacrosanto diritto di protestare anche se la legge prevede di dar loro dei soldi che prima non avrebbero mai ricevuto. Hanno diritto di protestare come tutti gli altri.
Tutte le categorie normalmente organizzano delle manifestazioni di piazza e ci vanno con le loro gambe.
Gli infermieri non portano le lettighe, gli operai non portano martelli e cacciaviti, i piloti non fanno girare gli aeroplani per la citta’, gli insegnanti non mettono le lavagne in mezzo alle strade, i postini non portano i furgoni postali, ecc. 
Se quindi i tassisti volessero paralizzare parti delle citta` (aeroporti, stazioni, piazze)  con le loro auto, probabilmente farebbero qualcosa di ben diverso  dal normale protestare. Non e` logico che i tassisti portino con se` i taxi. Cio’ potrebbe portare al blocco della circolazione stradale.
Credo che bloccare la circolazione stradale, cosi’ come quella ferroviaria o aerea siano reati, penalmente perseguibili.*

Le tariffe per i taxi sono fissate dai comuni. Certamente. Credo pero’ che questa fissazione avvenga a seguito di una trattativa con la categoria. In certe citta` i tassisti sono pochi e spuntano prezzi  piu’ alti di quelli che otterrebbero se ci fossero piu’ auto.
Sarebbe anche giusto prevedere 2 o 3 fasce di prezzo pubblicizzate sull’esterno della macchina. Ogni tassista potrebbe scegliere la fascia a cui appartenere (fascia lusso, con macchine di pregio e servizi addizionali, fascia standard, fascia low cost). Si creerebbe maggiore possibilita` di scelta.

Non e` chiaro perche` dei tassisti-lavoratori dipendenti dovrebbero peggiorare la qualita` del servizio. I ferrovieri, i piloti, i medici sono quasi sempre dei lavoratori  dipendenti. Nessuno mette in dubbio la professionalita` richiesta dal lavoro di tassista, ma anche le altre professioni hanno la loro professionalita`. Non sembra che il fatto di essere lavoratori dipendenti abbatta  necessariamente gli standard qualitativi. In molti paesi d`Europa ci sono tassisti-impiegati, senza danni per il servizio.

Dette tutte queste cose, credo che in presenza di comportamenti rispettosi delle leggi, il governo possa incontrare i rappresentanti dei tassisti, cosi’ come delle molte altre categorie toccate dai recenti provvedimenti.

E`  verissimo che la sinistra ritiene che le questioni concernenti il lavoro dipendente vadano concertate con i sindacati, mentre la destra pensa che una maggioranza parlamentare abbia il diritto di cambiare le leggi sul lavoro anche con il disaccordo della piu’ grande confederazione sindacale.

Simmetricamente la destra sembra ritenere che le questioni concernenti i lavoratori autonomi vadano concertate con le loro categorie rappresentative, mentre la sinistra pensa la stessa cosa che la destra pensava in materia di legge Biagi: "Il parlamento ha diritto di legiferare".
Evidentemente la posizione di entrambe le coalizioni non e` coerente. Ognuno accusa l`altro di crimini che commette anche lui.

Va detto che la sinistra tra il 1996 ed il 2001 e` riuscita considerevolmente a cambiare  le norme circa il lavoro dipendente (legge Treu), mentre  la destra  non ha cambiato molto la condizione del lavoro autonomo tra il 2001 ed il 2006.
Chi poteva per affinita`concertare con i sindacati (la sinistra) , l’ha fatto, facendo loro fare grosse rinuncie e concessioni; chi doveva, per affinita`, concertare con gli autonomi  (la destra) non l’ha fatto, lasciando le cose come stavano.

Resta il fatto che il bisogno di riforme per tutti i tipi di attivita` e` urgentissimo.  Il paese sta andando davvero male, perdiamo quote di mercato mondiale e questo vuol dire poverta` garantita per tanti, sopratutto per il Sud ed i piu’ indifesi.

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* Non ho nessuna simpatia per gli operai metalmeccanici in sciopero che bloccano una strada o una ferrovia. Sbagliano. Non e` un loro diritto.

Ben venga un po’ di concorrenza

Qualcosa si muove nella giusta direzione.
Il governo italiano ha varato una serie di norme con il fine di
favorire la concorrenza.
Per saperne di piu:

 http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti_ministeri/bersani_def.pdf

 Si tratta in larga parte di norme
positive che potranno favorire lo
sviluppo:

  • Farmaci generici nei supermercati (con
    farmacista presente)
  • Banche che ti devono rendere facile il
    lasciarle per passare ad un’altra.
  • Riduzione del numero di autorizzazioni
    necessarie per aprire un negozio.
  • Abolizione dei vincoli ai tipi di merce che
    ciascuno puo’ vendere.
  • Possibilita` di creare studi professionali
    con diversi tipi di professionisti al loro interno.
  • Possibilita` per i comuni di mettere
    all`asta le licenze per taxi ed introduzione di tassisti dipendenti di ditte padrone di molte macchine.
  • Abolizione della necessita` di atti
    notarili per trasferimenti di auto, moto e barche.
  • Aumento dei poteri dell’Autorita`
    Antitrust.

 
Mentre mi trovo d`accordo con quasi tutte
queste norme ricordo che la norma sui
tassisti va solo in parte nella giusta direzione.
Resta infatti confermato che le licenze per
tassisti sono in vendita , probabilmente a caro prezzo. Cio’ rende impossibile
a chi sia in grado di guidare, conosca le strade della citta` e della provincia, non abbia
precedenti penali gravi, ma non abbia un capitale di diventare tassista.
Bisognerebbe invece andare verso una progressiva riduzione del 
prezzo delle licenze fino all’azzeramento del loro costo. Non ha senso che il comune
o un tassista che vuole ritirarsi prendano soldi da un poveretto che vuole
iniziare la professione.
Eventualmente si potrebbe addolcire la pillola, richiedendo ai nuovi tassisti di avere avuto per almeno 5 anni una patente dell`UE.  In tal modo si potrebbero temporaneamente ridurre le pressioni concorrenziali da parte di guidatori stranieri.

Qualche norma deve agevolare la vita delle farmacie storiche e monumentali. Sono un patrimonio prezioso dell’Italia e potenzialmente una bella attrattiva turistica. Vanno sostenute con sgravi fiscali. A Torino, per esempio, un’antica farmacia in Piazza Carignano  e` stata trasformata in agenzia di viaggi. E` un peccato. Cosi` si perde parte del patrimonio turistico della Nazione.

Allo stesso tempo non si vede perche` in futuro il Dott. Farmacista che lavora  nel reparto farmacia della Standa o della COOP, per dirne due, non possa vendermi gli antibiotici o qualunque altro tipo di medicina.

 Le autorita` in generale e l’Antitrust in
particolare, non hanno solo bisogno di piu’ poteri, ma anche di piu’ uomini e
mezzi. Di cio’ i  provvedimenti
del
governo non parlano.
 

Mancano norme piu` stringenti  per il controllo  delle reti telefonica, internet, stradale,  ecc. Telecom Italia  sfugge tuttora ad ogni serio controllo.

L’ANAS, come notava Piero Locatelli sul Sole 24ore, ha tre funzioni diversissime:

  • costruisce strade
  • gestisce strade
  • regola le autostrade

E` chiarissimo il conflitto di interessi in cui si trova oggi l’ANAS. Si creino tre enti differenti. Uno in particolare deve essere un autorita` garante del traffico stradale ed autostradale con funzioni di regolatore. Gli altri due costruiranno e gestiranno strade.

Tutte queste norme non parlano del fattore lavoro dipendente.  La parte retributiva dei contratti di lavoro, quella che stabilisce le buste paga dovrebbe venire contrattata a livello regionale e non nazionale. Le differenze tra regioni sono troppo forti, per potere avere un unico salario. Quando le condizioni produttive sono troppo diverse ed il prezzo  dei fattori produttivi e` lo stesso dappertutto, qualche fattore potra` restare inutilizzato, cioe` disoccupato. Cosi’ si spiega parte della disoccupazione nel nostro meridione.

 TIMORE: l’Italia e` purtroppo un paese di corporazioni. Ora dobbiamo aspettarci una
reazione corporativa violentissima.

Stiamo gia` vedendo in piazza i tassisti; presto seguiranno
panettieri, negozianti, farmacisti e notai. Banche e assicurazioni non
negheranno la loro "disinteressata solidarieta`" a queste categorie "vittime di un governo crudele". Non mancheranno dei giornali,  delle televisioni, dei deputati e sopratutto dei senatori che accorreranno in gran numero in difesa  dei "diritti acquisiti".  In Italia il mercato non e` affatto amato e questa e` una ragione per cui cresciamo cosi’ poco ed offriamo cosi’ poco ai giovani.
 Sara` una prova difficilissima. Speriamo che il
governo abbia la forza per resistere e per andare avanti.

Impariamo dai bostoniani

In una  recente conferenza (*) uno studioso americano mostrava
come negli Stati Uniti quelle famiglie  che sono rimaste  ricche per piu` generazioni, i vecchi aristocratici bostoniani,
hanno affidato i loro soldi a quei fondi di investimento, normalmente situati a Boston, dove cio’ che contava di piu’ era
avere una reputazione integerrima e bassi costi di gestione (poche commissioni).

Al contrario
quando la gestione dei patrimoni ha cessato di essere un servizio a ristrette
elites ed e` divenuto un servizio di massa,
coloro che si sono concentrati su questo tipo di servizio, normalmente fondi
newyorkesi, hanno enfatizzato la loro capacita’ di ottenere alti rendimenti. L’attenzione
ai costi di gestione e` venuta meno e quella alla reputazione anche. I crack e le truffe poi non sono mancate.

 E` interessante vedere come tutto cio’
possa essere applicato alle vicende di tanti poveretti a cui viene chiesto di
mettere la loro liquidazione in un fondo pensione o simili. L’accento e`
normalmente sugli altissimi rendimenti, che se tutto andasse bene, ci
potrebbero essere. I poveretti
normalmente vengono distratti in vari modi e non prestano attenzione ai costi
di gestione spesso elevatissimi e alla reputazione di chi si candida a gestire i
loro soldi.

Se si vuole, non dico diventare ricchi, ma
non diventare troppo poveri, forse si puo’ imparare qualcosa dai ricchi
bostoniani.

Non e` il caso di prestare tanta attenzione a rendimenti strepitosi, che
poi magari possono diventare perdite dolorose; e’ importante vedere che chi ci offre un fondo pensione
abbia sopratutto costi bassi ed una reputazione integerrima.

Gustavo Rinaldi

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*  Michael Lounsbury,University  of Alberta
;
“Contested Diffusion: The Politics of Expertise in the American Mutual Fund
Industry”

 

Europa allo sbando

La fusione tra Euronext, la federazione tra le borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona, e quella di New York e` l’ennesimo segno di un Europa senza direzione.
Se da un lato e` certamente vero che la fusione con il NYSE, Wall Street per intenderci, potra` portare alla creazione di un enorme mercato finanziario, con molta liquidita` e bassi costi,  e’ anche vero che l’operazione avviene a seguito dell’incapacita’ delle borse europee di costruire prima una borsa europea. Come conseguenza il ruolo di Euronext   in NYSE-Euronext sara’  di "junior partner", di socio di second’ordine. Nel nuovo consiglio d`amministrazione i consiglieri di nomina americana saranno piu’ di quelli di nomina europea.
Se allo stesso appuntamento si fosse presentata una borsa europea comprensiva anche di Francoforte, Milano e Madrid  forse le condizioni dell’accordo sarebbero state piu’ paritarie.
Milano arriva cosi’ tardi alla festa da essere praticamente irrilevante. Per tanto tempo ha difeso la sua autonomia ed oggi non e` in grado di contare in nessuna alleanza. NYSE-Euronext le ha detto che se si unisce, va bene e, se no, fa lo stesso. Un settore in crescita e con posti di lavori interessanti, la finanza, se ne va sempre piu’ dalla penisola. I governi degli ultimi dieci anni hanno fatto ben poco per evitare cio’ e gli italiani, in fondo, sono contenti cosi’.

Grandioso il ruolo della borsa di Parigi e della Francia in generale; incapace di imporre il suo dominio sul resto d`Europa,  guida strategicamente le operazioni, di resa.

W la rendita

Poiche’ la rendita dei monopoli in Italia
e` sacra (notai, farmacisti, tassisti, autostrade, telefoni, "diritti
acquisiti" in generale) , chi ha tanti soldi si compra una rendita o un monopolio (ad es.
Benetton e Tronchetti) chi ne ha un po’ meno  eredita o acquisisce un notariato, una
farmacia, una cattedra, un taxi o una posizione con "diritti acquisiti" in generale.
Perche’ darsi  tanta pena su mercati competitivi ed
innovativi, quando possedendo un monopolio posso sfruttare ogni giorno la mia
rendita?
 Stiamo assistendo a qualcosa di simile a
cio’ che succedette quando le grandi famiglie di banchieri e mercanti italiani  del   
medioevo e primo
rinascimento si misero a
comprare terra ed a vivere di rendita. Poco dopo,  gli
stranieri (Spagnoli, Francesi e Austriaci) si impadronirono della penisola. E gli Italiani iniziarono a lamentarsi del "crudele destino".

La storia, questa volta,
si ripete.
 

P.S.
 Il male non fu privatizzare telefoni ed
autostrade, fu’ farlo senza creare delle autorita`di controllo potenti. Le
autorita` di controllo attuali sono debolissime. E` essenziale rafforzarle,
dando loro uomini qualificati, e mezzi
finanziari e repressivi.

Quel 5% non e` la soluzione.

Il Rapporto annuale sulla situazione
economica
del
paese e` una miniera di informazioni e riflessioni utili. 

L’introduzione fa giustamente notare  che

"La riduzione proposta di 5 punti
percentuali dei contributi sociali (con un costo netto per il bilancio pubblico
pari a circa 10 miliardi di euro) avrebbe l’effetto di ridurre il costo  del 
lavoro e aumentare la redditività lorda
di circa 2-3 punti percentuali(…) rischia di fornire un disincentivo
all’innovazione(…) e, in assenza di meccanismi di
selezione virtuosa, premierebbe sostanzialmente le imprese meno produttive."
Rapporto Annuale Istat p.29.

Praticamente questa misura   del  governo Prodi (ridurre del 5% il costo del lavoro per le imprese), come gia` la precedente riduzione
delle tasse  del
governo Berlusconi, non va a toccare i problemi specifici dell’Italia. Da dei soldi a Tizio o a Caio, ma non cambia il modo di produrre, che e` il vero problema.

I nostri problemi sono  imprese troppo piccole, che
operano in settori troppo tradizionali, con troppo poca tecnologia e con capacita`
gestionali troppo modeste
.
Queste cose producono bassa produttivita` 
del
lavoro.   Quando  il lavoro e` poco produttivo, i salari devono essere bassi.

Per cambiare questa situazione bisogna
agire in varie direzioni:

 La dimensione delle aziende  deve crescere –  In Italia si e` continuato a premiare chi
non cresce; noi dobbiamo invece premiare con incentivi  chi fa crescere la propria azienda. Non bisogna dare  privilegi alle aziende  con meno di 15 o di 200
dipendenti. Dovremmo mettere meno tasse su quelle aziende che si fondono con altre.

Gli imprenditori devono rinunciare al loro
modello familistico ed arretrato di gestione  (io, mia moglie, i miei figli, i miei nipoti) e
devono aprirsi al mercato dei capitali. Lo stato deve favorire in ogni modo
quelle aziende che collocano cospique quote 
del  loro capitale in borsa. Lo stato deve
anche rinforzare l’autorita` che vigila sulla Borsa (Consob).

Dobbiamo prestare piu’ attenzione ai settori innovativi. Dovremmo smetter con la difesa a tutti i costi di chi produce carrozze a cavalli o machine a vapore.
Per finanziare loro dobbiamo tassare i settori che camminerebbero con le loro
gambe.
Piu’tecnologia. Gli investimenti in
tecnologia ed in ricerca devono avere una situazione fiscale fortemente
privilegiata.  Per ogni euro investito in ricerca e sviluppo dal privato, lo stato dovrebbe metterne un’altro. Le spese per ricerca ed innovazione dovrebbero condurre a pagare meno tasse. Questo condurra` necessariamente all’assunzione di personale
altamente qualificato e ad incrementi di salari e produttivita`.

Ridurre del 5% il costo del  lavoro e` un bel gesto verso le imprese, 
ma non risolve assolutamente I loro  veri problemi.

Per saperne di piu’:
Rapporto annuale ISTAT

http://www.istat.it/dati/catalogo/20060524_00/rapporto2005.pdf

Mediapolis si’, a Mirafiori.

Egregia Presidente della Regione Piemonte
Bresso,

Egregia Presidente del Fai Mozzoni Crespi,

 Io apprezzo e condivido l’interesse
della Presidente Bresso verso la possibilita` di creare posti di lavoro nel Canavese ed in Piemonte, io
apprezzo e condivido pure il desiderio della Presidente Mozzoni Crespi di
tutelare quell preziosissimo patrimonio che e` il paesaggio di certa parte di
Canavese nei pressi di Masino.

 Io credo che i nostri interessi e desideri per maggiore occupazione e  difesa della risorsa paesaggio potrebbero essere conciliati.

 Il Canavese ed il Piemonte sono  pieni di aree industriali
dismesse. Che ne e` delle  aree dove un
tempo lavoravano tanti operai del Canavese? Che ne sara` dell’immensa area
dello stabilimento di Mirafiori?

Se Mediapolis finisse a Mirafiori sarebbe semplice compensare il Canavese in denaro, per il mancato investimento ricevuto. Semplicemente, parte di quello che Torino incasserebbe grazie all’investimento  dovrebbe essere destinato al Canavese.

 Le aree industriali dismesse sono i posti giusti per costruire
parchi tematici. Si ricuperino quelle aree e si dia loro una nuova funzione
produttiva. I parchi tematici in tal senso possono divenire ottime idee. Si lasci invece stare quelle aree relativamente incontaminate come le campagne vicino a Masino. Dobbiamo sanare quei luoghi dove ci sono delle ferite, non ferire i luoghi sani.

Il vantaggio competitivo dell’Italia e` nel suo fascino, non riduciamolo, cerchiamo piuttosto di aumentarlo.

Cordialmente,

 
Gustavo Rinaldi

 L’area che Mediapolis vuole trasformare in parco di divertimenti.

060519_masino

Dal sito web di Mediapolis.

Per saperne di piu’:

Questa mia lettera segue una lettera della Presidente FAI il 17/05/2006 ed una replica della Presidente della Regione Piemonte del 18/05/2006 entrambe publicate su La Stampa

http://www.gruppomediapolis.com/italiano/localizzazione.shtml

http://digilander.libero.it/idste/millenniumpark.html

http://www.parksmania.it/index.php?module=parchi&func=scheda&pid=134


http://eddyburg.it/article/articleview/1017/?PrintableVersion=enabled


http://www.dscanavese.it/publicmono/services/text/dscan_pl_2002_18dic_02.html

Monti Presidente

Il Presidente Ciampi ha svolto molto bene il suo compito e forse e’ stato il miglior presidente che l’Italia abbia mai avuto. Sembra che non intenda accettare un secondo mandato.

Sta comunque arrivando il momento in cui si dovra’ eleggere il nuovo presidente. In questo momento l’Italia ha ancora un disperato bisogno di avere un presidente stimato internazionalmente  e accreditato come persona capace di far rispettare le regole della politica e del mercato. L’Italia ha bisogno di avere a capo qualcuno che sia non solo di grande valore, ma che sia anche  internazionalmente riconosciuto come tale.

Esistono due schieramenti trasversali. Uno crede che alla fin fine  lo stato possa meglio di ogni mercato decidere del successo delle imprese e delle persone. Inutile dire che i componenti di questo schieramento molto spesso emulano Luigi XIV e pensano che lo stato sono loro stessi.
Un’altro schieramento pensa semplicemente che le forze del mercato debbano essere lasciate a loro stesse, un po’ come bestie feroci nella giungla.
Questi due gruppi sono ampiamente rappresentati sia  nel centrodestra che nel centrosinistra.

Una terza visione e` che il mercato possa dare buoni risultati, se dotato di regole chiare e certe e di arbitri con la forza sufficiente per farle applicare.
Io credo che la miglior personificazione di questo spirito sia il professor Mario Monti.Nel suo periodo come commissario europeo alla concorrenza ha dimostrato di credere che il mercato sia da difendere. Ha dimostrato di non avere paura davanti alle piu’ grandi imprese del mondo (es. General Electric, Microsoft).   Chiedete a Bill Gates se aveva piu’ paura di tutto il movimento no global o di Mario Monti….

Mario Monti non appartiene a nessuna delle due coalizioni politiche. Fu inviato a Bruxelles da Berlusconi, fu confermato dal centrosinistra e bene collaboro’ con Romano Prodi.

Il nostro paese e’ davvero mal messo. Non c’e` tempo da perdere. Abbiamo un bisogno disperato di far capire al mondo che vogliamo tirarci fuori dai nostri guai: arretramento, stagnazione, perdita di quote di mercato, salari in diminuzione, assenza di prospettive, fuga dei cervelli, ecc.

Dobbiamo convincere il mondo e noi stessi che vogliamo fare sul serio. Mario Monti al Quirinale puo’ essere un segno chiaro per farlo capire.
Se siete d’accordo con questa candidatura, fatela circolare e fatemelo sapere. Dobbiamo scrivere ai deputati, ai senatori ed ai rappresentanti delle regioni  per far loro sapere cio’ che pensiamo:
Monti Presidente.

Mario_monti_2
 

Foto tratta dal sito ufficiale UE

P.S.
Il Professor Mario Monti non e’ stato consultato prima di formulare questa candidatura. Se in molti gli chiederemo di accettare, magari accettera’.

Siamo divisi in due caste?

Se io produco
scarpe, motociclette, automobili o telefoni cellulari il mio stipendio
dipendera` dal prezzo mondiale delle scarpe, delle motociclette, delle auto o
dei cellulari.
Se questo prezzo
scende, perche` qualcuno nel mondo sa produrli a prezzi bassi, il mio stipendio
scende pure. Se non scende, l`azienda per cui lavoro dovra` licenziare prima qualcuno e poi tanti.
Io dovro` pur sempre
affittare una casa, avere un conto in banca,andare dal medico, chiamare l’idraulico, prendere il bus o
il taxi, pagare il notaio, comprare le medicine, andare al bar, andare
all’anagrafe…. Tutte queste spese non
scenderanno di prezzo tanto quanto scende il mio stipendio. I loro prezzi non
sono fissati sul mercato mondiale, ma secondo regole nostrane. Il loro prezzo
potra` anche salire, mentre il mio stipendio scende.

Di conseguenza io,
produttore di scarpe e telefonini, diventero’ progressivamente piu` povero.
Si verranno a
formare due caste. La casta di quelli esposti al commercio internazionale e la
casta dei non esposti.

Per evitare cio’ i casi sono due:
o riusciamo a
bloccare tutte le importazioni (e quindi le esportazioni, perche’ gli altri non
staranno a guardare, mentre noi blocchiamo i loro prodotti)

o mettiamo piu’
concorrenza in quei settori, che oggi ne sono privi.

Chi lavora in lavori non esposti alla concorrenza internazionale beneficia alla grande di essa. Le cose che si possono commerciare (telefoni, automobili, motociclette, vestiti, scarpe, ecc.) diventano sempre piu’ economiche, beneficiando tutti. Alcuni pero’ pagano un alto prezzo (salari che non crescono o diminuiscono) e altri no (le loro paghe non sono toccate dalla concorrenza internazionale).

Proteggere certi settori dalla concorrenza, quando altri sono esposti
ad essa, vuol dire permettere che qualcuno diventi piu’ ricco proprio mentre
tanti diventano piu’ poveri.