L’Hoste Matto Trattoria

L’Hoste Matto Trattoria
Via Giuseppe Giacosa, 10, Torino
Telefono: 011/2072725
Chiuso sabato a pranzo e domenica

VOTO FINALE: 7,5

 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

Nella parte di San Salvario non ancora assediata dalla movida sorge da pochi mesi una crisalide destinata a diventare farfalla. I titolari Elena e Giorgio hanno rilevato, mantenendo lo stesso nome, una trattoria che proponeva cucina della tradizione romana. Gli arredi moderni e i decori, giocati sui toni del beige, del castagno e dell’arancio, regalano un’atmosfera intima ed elegante. Completano il delizioso quadretto il parquet scuro a listoni, gli enormi murales floreali, una bici rossa in vetrina, le stelline luminose sul soffitto, il banchetto delle torte.

CUCINA [VOTO: 7]

Allo Chef dell’Hoste Matto spetta il delicato compito di far dimenticare la cucina della precedente gestione, tutt’altro che stellata. Là dove si sfornavano supplì, bucatini alla carbonara e code alla vaccinara, ora si creano piatti di chiara ispirazione piemontese con qualche ammiccamento alle regioni di mare. Esempi? Acciughe verdi allo zenzero con tomini misti e peperoni in bagna caoda, cipolla al forno ripiena, insalata di polipo e patate, tagliolini ai funghi porcini con sfoglie di pancetta, tagliata di fassone. A parte qualche dettaglio da mettere a punto qua e là, i risultati meritano una promozione a pieni voti. Eccellenti la lingua al verde con insalata russa e il flan di zucca con fonduta di raschera e amaretti, superlativi gli agnolotti burro e salvia, convincenti le sarde ripiene servite con la misticanza così come il corallo nero (variante dei fusilli) con seppioline, il polipo alla piastra con cavolo verza marinato, il merluzzo fritto servito con le patate ed una delicata (addirittura troppo) crema di limone. Ricco e ben mantecato il risotto con radicchio gorgonzola e noci, che andrebbe solo tenuto un po’ più al dente. Con i dessert si va sul classico: torta di mele, bonet, crème caramel, tarte tatin. Altre note di merito: le porzioni generose, gli ingredienti freschi, il menu variabile in base alla spesa del giorno.

STAFF [VOTO: 8]

Personale garbato e premuroso, con una propensione al sorriso che fa perdonare qualche lentezza nel servizio.

PREZZI [VOTO: 7]

Prezzi adeguati alla qualità: antipasti 7/10 euro, primi 7/9, secondi 11/18.

PIATTO FORTE

La lingua al verde, in accoppiata vincente con l’insalata russa della casa, è così ben cucinata da conquistare anche gli schizzinosi.

PIATTO DEBOLE

Il vitello tonnato si presenta con una carne cotta alla perfezione ma con una salsa troppo poco tonnata e qualche decorazione di troppo (no all’insalatina e al bagnetto verde sul bordo del piatto).

TOILETTE [VOTO: 8]

Nuova, pulita, stilosa, perfettamente in linea con il locale.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Peccato aver mantenuto il nome Hoste Matto ereditando, su Tripadvisor, le critiche negative della precedente gestione, che finiscono per fare media. Perché non provare a contattare il colosso delle recensioni per chiedere di lasciare on line solo i commenti sulla nuova conduzione?

Lo Stonnato

stonnatoLo Stonnato
Via Baretti, 10 – Torino
Tel. 011 263 1440
Aperto tutti i giorni

VOTO FINALE: 6/7

 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

Un locale come Lo Stonnato non sfigurerebbe a Brooklyn o nel Meatpacking District di Manhattan. Toni delicati, arredi minimalisti, sapore vintage. Una bellissima cucina a vista accoglie subito all’ingresso, di fronte al banco reception. Una sala principale con le piastrelline bianche da pescheria, grandi specchi e luci basse, regala un’atmosfera intima e rarefatta. Una scenografica sala conviviale lunga e stretta, con scaffali che espongono solo sacchetti di carta da pane, predispone ad allegre cene con gli amici. Un piccolo dehors invita a lunghe notti estive di alcol e leggerezza.

CUCINA [VOTO: 6]

Lo Stonnato nasce con l’intento di riprendere le tradizioni ittiche italiane. Si va dall’impepata di cozze alle fritture di alici e calamari, dalla pasta con le sarde agli gnocchi con ragù di tonno e caciocavallo, dalle polpette di gamberi alla piovra scottata, dai carpacci di spada e salmone alla tagliata di tonno. Poi, però, gli Stonnati cercano di acchiappare anche il pubblico dei “gggiovani” che pascolano a qualunque ora per San Salvario. Così, accanto alle proposte di mare, spuntano le focacce, la farinate e le pizze al padellino realizzate con una ricetta a metà strada tra la pizza al tegamino ligure e quella di scuola napoletana. Il risultato, come sempre accade quando la cucina tenta troppe strade, è molto altalenante. Alcuni piatti sono da promuovere (le pizze, le orecchiette con broccoli e vongole, la torta di nocciole con nutella), altri sono promettenti (la farinata con le sarde è davvero sfiziosa ma ci viene servita mezza bruciacchiata), altri ancora non arrivano alla sufficienza (la frittura di calamari è insipida e acquosa).

STAFF [VOTO: 6]

Il servizio è efficiente ma il personale, giovane e molto informale, dà l’idea di trovarsi lì per caso. Non guasterebbe un pizzico di professionalità in più (e addomi più coperti).

PREZZI [VOTO: 7]

Prezzi per tutte le tasche. Pizze al padellino dai 6 agli 8 euro. Cozze, fritture e tartare dai 6 ai 10. Primi e secondi dai 6 ai 16 euro.

PIATTO FORTE

Le orecchiette con vongole, broccoli e pomodori secchi sono ricche e ben cucinate.

PIATTO DEBOLE

Il calamaro è infingardo, si sa. Per rendere la frittura croccante e gustosa urge correggere il tiro.

TOILETTE [VOTO: 7]

Bagno in ordine, dall’aria volutamente demodé.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Pochi (piatti) ma buoni.

Fricandò

fricandòFricandò
Via Sant’Anselmo, 38 – Torino
Tel. 011 790 0833 – 349 6577745
Orario: Lunedì – Venerdì: 12.00-15.00/19.30 – 23.30 Sabato: 19.30 – 23.30
Chiuso la domenica

VOTO FINALE: 7

ATMOSFERA [VOTO: 7]

In pieno San Salvario, un locale dall’atmosfera informale e amichevole nato, si legge sul menu, dalla volontà e dallo spirito creativo di due giovani fratelli e dai consigli di papà Franco, che a San Salvario gestisce da anni una macelleria. Gli arredi e i colori sono caldi, a dispetto della temperatura piuttosto bassa d’inverno (incomprensibile pecca di molti esercizi). Romantici e appartati i tavolini sul soppalco. Il nome del ristorante si ispira ad un piatto – neanche a dirlo – a base di carne.

CUCINA [VOTO: 7]

Diciamolo subito: non è un ristorante per vegetariani. L’elemento principale dei piatti è la carne, fornita dalla macelleria di famiglia. Menu di stampo piemontese, cucina con poca fantasia ma buone potenzialità, ingredienti di qualità, porzioni generose. Gli antipasti della tradizione ci sono quasi tutti: vitello tonnato (la carne è un po’ troppo cotta ma il risultato è nel complesso piacevole), battuta di fassone (ottima, servita in un cestino di parmigiano), insalata russa (verdure croccanti al punto giusto e una gradevole salsa tonnata), tomino in crosta, lingua in salsa verde, salsiccia di Bra. Massima semplicità nella scelta dei primi: pasticcio di pasta al forno, gnocchi alla sorrentina, tagliatelle al ragù. Secondi di sola carne: spiedini alla griglia, arrosto, cappone ripieno, carbonada valdostana, scaloppine al limone, milanese con l’osso, filetto di fassone al pepe. La lista dei dolci si limita a quattro proposte: tiramisù (buona la crema, biscotti grondanti di caffè), muffin alle mandorle, crema catalana, tarte tatin con gelato. Piaccia o no, su alcuni piatti compare la firma Fricandò realizzata con glassa di aceto balsamico.

STAFF [VOTO: 7]

Qualche imprecisione di troppo è compensata dai modi cortesi e affabili.

PREZZI [VOTO: 7]

Prezzi abbordabili: gli antipasti non superano i 7 euro, i primi si fermano a 7,50, i secondi oscillano tra i 7 e i 13. Dolci low-cost: 3,50.

PIATTO FORTE

Qui non può che essere un piatto di carne: la tagliata è ottima e le patate che la accompagnano, dorate da una leggera impanatura, sono superlative.

PIATTO DEBOLE

Con i tajarin alle zucchine azzeccano il condimento ma non la cottura.

TOILETTE [VOTO: 6]

Ordinato e ordinario.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Va bene promuovere la carne del papà, ma un paio di piatti a base di verdura o pesce renderebbero il menu più versatile.

La Sartoria – Cucina su misura

sartoria

La Sartoria – Cucina su misura
Via Sant’Anselmo 27/a – Torino
Tel. 011 0461683
Chiuso la domenica

VOTO FINALE: 7 ½

ATMOSFERA [VOTO: 8]
Più raccolto di così c’è solo il tinello di casa propria. Locale mignon in piena San Salvario, cinque tavoli in tutto ricavati da vecchie macchine per cucire, sì e no 20 coperti più qualche sgabello per chi volesse cenare appollaiato al bancone del bar. Ambiente semplice ma curato ed elegante: pareti bordeaux, tendaggi bianchi, centrini della nonna al posto delle tovaglie, cementine usate come sottopiatti. Perfetto per coppiette (anche se i tavoli molto vicini scoraggiano confidenze e smancerie). Dehors estivo, anch’esso micro, su via Sant’Anselmo.

CUCINA [VOTO: 8]

Lo chef Gianluca Bigero imbastisce un menu fatto di qualità e creatività. Ogni piatto viene proposto in versione Medium o Large. Fantasioso l’impiattamento, innovativi gli accostamenti di sapori e ingredienti. Si comincia con un gradevole amuse bouche offerto dalla casa (tomino al prezzemolo su salsa piccante). Tra gli antipasti spicca l’uovo con cuore liquido in crosta di riso soffiato con tartufo, porri e fonduta di toma. Si fanno notare anche il salmone marinato al miele con tartara di gamberi e i calamari scottati con bacon e pane fritto. Menzione speciale all’ottimo baccalà servito mantecato su cipolle rosse, scottato alla piastra con chips di banane e salsina, e in versione polpetta con le patate. Piacevoli tentazioni sia tra i primi (la pasta farcita con ricotta di bufala o la crema di porri e patate servita con bigné soffiati al gorgonzola) che tra i secondi (arrosticini di ricciola con purea di fave e piselli, o il misto mare-orto al vapore con le salse). Convincenti anche gli involtini di mozzarella in carrozza, speck e caponatina di melanzane. Scarna la scelta dei dolci: scartiamo la burnia di pesche e cioccolato in favore di una creme brulée ghiacciata alla vaniglia e composizione di frutta di stagione (anche se notiamo delle pesche sciroppate…). La degna chiusura della cena, però, è la coppa di crema al mascarpone e fragole: sublime! Nebbiolo sfuso godibile.

STAFF [VOTO: 7]

Personale gentile, professionale, attento.

PREZZI [VOTO: 7]

Conto leggermente sopra la media, ma tutto sommato adeguato alla qualità. Gli antipasti oscillano tra i 10 e i 13 euro, i primi tra i 10 e i 14, i secondi fra i 13 e i 18. Ad essere decisamente cari sono i dolci, a quota 7 euro. Tutti i prezzi si riferiscono alla versione Large.

PIATTO FORTE

Gli spaghettoni di Gragnano sono un appagante tripudio di sapori: guanciale, cipolla rossa, peperoncino, crema di datterino crudo, scaglie di pecorino.

PIATTO DEBOLE

Il guanciotto di vitello al nebbiolo (servito con marmellata di cipolle su polenta taragna alla frutta secca) è tenerissimo, ma è tradito da un marcato retrogusto di bruciato.

TOILETTE [VOTO: 8]

La toilette è accogliente e colorata di nero e bordeaux come il resto del locale.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Coordinare meglio i tempi di uscita in modo da servire tutti i commensali nello stesso momento.

Caffè dell’Orologio

orologio 1Caffè dell’Orologio
Via Morgari, 16/a
Tel. 011 1948 4555 – 345 0151839
Chiuso la domenica

 

VOTO FINALE: 6/7

 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

C’era una volta il Caffè dell’Orologio e adesso chissà… Questo locale storico di San Salvario, che deve il nome all’orologio posto all’angolo tra via Morgari e via Belfiore, ha cambiato anima più volte. Riaperto a settembre 2014 dopo una lunga chiusura, ancora una volta fatica a trovare un’identità. Locale da aperitivo? Vineria? Osteria? Ritrovo per tirar tardi con gli amici ascoltando musica dal vivo? Ciò detto, le sale sono arredate con gusto e l’atmosfera è riscaldata da un camino autentico e da tutte le sfumature del bordeaux e dell’ocra. Completano l’opera il soffitto a volta con mattoni a vista, il pavimento in legno, le nicchie colme di vini, e ancora specchi, botti, candele. In più, un bel dehors per le serate estive. Peccato per i brutti ceffi che bivaccano nel giardino di fronte (ma San Salvario è così, prendere o lasciare).

CUCINA [VOTO: 6 ½ ]

Tutto lascia pensare che la priorità, qui al Caffè, non sia la cucina ma l’intrattenimento. Quindi è bene non aspettarsi proposte da Guida Michelin né il classico menu con antipasti, primi e secondi, ma piuttosto piatti sfiziosi da spiluccare tra una pinta di birra e l’altra. La cena inizia con un buon gnocco fritto offerto dalla casa e prosegue con un misto piemontese di tutto rispetto, anche se il vitello tonnato è banale, da pranzo di nozze. Proseguiamo con gli agnolotti al pomodoro, senza lode e senza infamia. La tempura di verdure convince, la carne impanata delude. Non mancano altre piccole o grandi tentazioni (cipolle ripiene, gateau di patate, ratatouille di verdure, insalatone, taglieri regionali, tagliata di vitello, polpette di melanzane, frittelle di baccalà…). La prova del tiramisù è vinta a metà: la crema è valida ma i biscotti sono annegati nel caffè. Inevitabile il confronto con il tiramisù della precedente gestione, servito in barattolo di vetro: all’epoca, uno dei migliori della città. Buona selezione di vini e di birre artigianali.

STAFF [VOTO: 6]

Il titolare è simpatico e caloroso nell’accoglienza. Le ragazze dello staff sono gentili ma un po’ troppo informali. Nel complesso, la macchina organizzativa va ancora oliata.

PREZZI [VOTO: 6]

Per saziarvi mettete in conto almeno 25 euro, esclusi vino o birra. Limitandosi a un tagliere o ad un’insalata si scende a 10-15 euro.

PIATTO FORTE

Con i fritti ci sanno fare, si può osare (colesterolo permettendo).

PIATTO DEBOLE

L’orecchia di elefante (o milanese) è abbondante ma troppo asciutta e insipida.

TOILETTE [VOTO: 6]

Il bagno, molto essenziale, non è opportunamente indicato ed è privo di chiusura.

CONSIGLIO NON RICHIESTO
Le potenzialità ci sarebbero, se solo si credesse di più nella cucina e si studiasse un menu con una personalità univoca.

Osteria ‘n Cicinin

cicininOsteria ‘n Cicinin
Via Madama Cristina, 100
Tel. 011 19454951 – 338 9027454
Chiuso domenica e lunedì sera

VOTO FINALE: 6+

ATMOSFERA [VOTO: 6]

Con tutto l’affetto, la scelta del Guardian di inserire la Cicinin nella lista dei 10 migliori ristoranti di Torino lascia basiti. Il locale è grazioso ma simile a tanti altri: pareti bianche, volta in mattoni, arredi essenziali, atmosfera tiepida.

CUCINA [VOTO: 6 ½ ]

La Cicinin è l’osteria delle occasioni sprecate. Le potenzialità ci sono, ma non vengono sfruttate a dovere. Alcuni piatti sono da promozione a pieni voti (il baccalà mantecato, la polenta croccante con uovo al tegamino), altri sono da rimandare a settembre. Se azzeccano il condimento perfetto per i primi (le polpette di agnello accostate al pesto di menta, il ragù di coniglio arricchito dal tartufo nero), poi cascano sulla cottura della pasta o sull’emulsione. Sia il risotto allo zafferano e cavolo rosso che quello con toma e nocciole hanno i sapori giusti, ma il riso andrebbe tolto dal fuoco molto prima. Un vero peccato. E dire che il menu offre ogni settimana piatti nuovi e interessanti con ingredienti di stagione (arrotolato di maiale alle mele e vaniglia, semifreddo alle castagne, crema di cachi con croccante di pistacchi…) accanto ai classici della cucina piemontese (acciughe con bagnetto verde, carne cruda all’albese, con toma o con tartufo bianco, spezzatino di coniglio). Si spera in un recupero. Buono il Barbera sfuso.

STAFF [VOTO: 5]

La prima volta siamo usciti col dubbio di essere capitati in una serata sfortunata (può succedere anche ai ristoranti stellati), la seconda ha chiarito ogni cosa. La cortesia e la volontà non mancano, ma le attese tra una portata e l’altra sono eterne, il servizio è goffo e abbonda di spiegazioni autocelebrative e dimenticanze (il vino o il pane serviti a metà cena). La ragazza addetta ai tavoli è irresistibile, non si può non volerle bene, ma certo la professionalità è un’altra cosa.

PREZZI [VOTO: 8]

Conto onesto, tutto sommato: 20 euro a testa per un antipasto, un primo, un dolce e bevande. Disponibili anche due menù: il bondos (abbondante in piemontese, e lo è davvero!) a 27 euro, e il linger (più leggero) a 22 euro.

PIATTO FORTE

Il baccalà è mantecato alla perfezione, le papille ringraziano.

PIATTO DEBOLE

Lo chef ha un problema irrisolto con i primi: le tagliatelle sono sempre scotte o slegate, se non entrambe le cose. Idem i risotti.

TOILETTE [VOTO: 6]

Bagno semplice, pulito, con un’aria tristanzuola.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Un timer per lo chef, un intervento urgente sull’organizzazione e un po’ di riscaldamento in più nei mesi freddi.

Adonis Crêpes e Quiches

Adonis Cradonisêpes e Quiches
Largo Saluzzo 25E – Torino
Tel. 011 0769491
Chiuso la domenica sera e lunedì tutto il giorno

 

VOTO FINALE: 8 –

 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

Se amate le crêpes, l’atmosfera da bistrot francese, la fauna variopinta e un po’ borderline di San Salvario, questo è il vostro posto. Il locale è un bijoux: piccolissimo, accogliente, illuminato da lampadine avvolte in tovagliette di carta, arredato con tavoli e sgabelli in legno chiaro, un grande specchio barocco, le caricature di artisti celebri. A completare l’opera, il dehors sul fascinoso largo Saluzzo.

CUCINA [VOTO: 8 ½ ]

Nonostante il menu proponga esclusivamente crêpes e gauffres, ce n’è abbastanza per un’esperienza libidinosa. Adonis utilizza prodotti di primissima qualità come le farine macinate a pietra del Mulino della Riviera di Dronero. Le crêpes, sia salate che dolci, sono ricche, abbondanti, belle da vedere, buone da mangiare. Il top? La super-gustosa Marzamemi con bottarga di tonno, pecorino, olive e caco-mela, e l’appagante Madama Cristina con zucca al forno, camembert e cipolle glassate. Altre tentazioni? La crêpe Alpi con speck, roquefort, noci e prugne, la Arnad con lardo, patate, fonduta e cipollotti, la Briançon con formaggio di capra, noci e miele. Tra le crêpes dolci, vince su tutte la Adonis (dulce de leche, confettura di fichi, crema chantilly). Anche la straripante Marròn con crema di marroni e marròn glacé è una gioia per le papille. Non manca un omaggio al quartiere con la crêpe San Salvario a base di pere (intese come frutta…). E poi le classiche: crêpe Suzette, le varianti a base di Nutella (con cocco, con le banane), di confettura o di zucchero. Il tutto diventa sublime sorseggiando un calice di freschissimo sidro, dolce o dry.

STAFF [VOTO: 8]

Personale cortese, simpatico, sorridente, efficiente, ben organizzato.

PREZZI [VOTO: 7]

È vero, 10 euro per una crêpe possono sembrare troppi. A giustificarli, però, sono la qualità e la generosità delle porzioni. Interessante il brunch della domenica a 15 euro.

PIATTO FORTE

Per chi apprezza il sapore intenso della bottarga, la crêpe Marzamemi è un must.

PIATTO DEBOLE

La crêpe Marròn è talmente ricca di ingredienti che, quasi quasi, si farebbe a meno del cioccolato fondente.

TOILETTE [VOTO: 5]

Bagno piccolo, essenziale, un po’ disordinato.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Non montarsi la testa mai, come già successo ad altri locali di San Salvario. Piccolo è bello.

Le Putrelle

Le Putrelle
Via Valperga Caluso, 11 – Torino
Tel. 011 6599630
Chiuso la domenica


VOTO FINALE: 7+
ATMOSFERA [VOTO: 8]

Ai margini della movida di San Salvario, una trattoria intima, con luci basse, candele sui tavoli, tovaglie a quadretti, alle pareti grandi lavagne con il menu del giorno e immagini della Tour Eiffel in costruzione, una botte gigante all’ingresso, la credenza della nonna in un angolo. Ideale per una cena romantica o per una serata di confidenze tra amici. D’estate, piccolo dehors nel cortile. Armarsi di pazienza per il parcheggio.

CUCINA [VOTO: 7]

La cucina delle Putrelle convince. Nel menu, non troppo elaborato, prevalgono i piatti della tradizione piemontese, a cominciare dagli antipasti: tomini e acciughe al verde, tonno di coniglio grigio di Carmagnola, battuta di carne cruda, vitello tonnato alla maniera antica, flan di stagione con fonduta. Non manca qualche guizzo di fantasia, come l’appetitosa tarte tatin di patate e stracciatella, il lonzino marinato e la carne cruda in tre varianti: acciughe, nocciole, stracciatella. Tra i primi, da provare i tajarin al ragù di coniglio e verdure, così come gli anoli ripieni di borragine con erbette fini e polvere di guanciale. Anche i secondi sanno di Piemonte: tagliata di fassone, gran tonnato con misticanza, capocollo di maiale in salsa di senape e mele. Tra i dolci, nota di merito per il tiramisù servito in tazza e per la tarte tatin. Barbera sfuso di tutto rispetto, ottimo il laurello (amaro a base di alloro) offerto a fine pasto.

STAFF [VOTO: 7]

La qualità del servizio varia a seconda delle serate: a volte è attento e veloce, altre (soprattutto se il locale è pieno) diventa affannoso e lento, ma le ragazze che si alternano ai tavoli sono cortesi e sorridenti.

PREZZI [VOTO: 7]

Conto equilibrato. Con un antipasto, un primo, un dolce e vino sfuso si resta sotto i 25 euro. Il menu degustazione a 19,50 comprende tris di antipasti, primo e secondo del giorno (bevande escluse). I piatti misti, ottima soluzione per assaggiare il meglio degli antipasti, si aggirano attorno ai 10 euro. Il prezzo dei dolci (4 euro) è uno dei più onesti in zona San Salvario, dove locali più pretenziosi fanno pagare un banale tiramisù anche 6 o 7 euro.

PIATTO FORTE

L’insalata russa è fresca, croccante, con una maionese delicata e gustosa. Una delle migliori in città.

PIATTO DEBOLE

Per poter apprezzare un piatto sperimentale come la tarte tatin di patate la porzione dovrebbe essere più generosa.

TOILETTE [VOTO: 8]

Pulita, graziosa, un tuffo nel colore bordeaux.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Un piccolo sforzo organizzativo per evitare che, nonostante il locale semivuoto, alcuni dei piatti proposti nel menu del giorno non siano più disponibili già a inizio serata.

Rosso Piccante

Rosso Piccante

Via Galliari 24/b
Tel. 011 6599323
Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 24

 
VOTO FINALE: 6 ½
ATMOSFERA [VOTO: 7]

A metà tra l’osteria e la bottega di prodotti tipici del Sud, Rosso Piccante è un locale minuscolo, accogliente, informale, che si contende i clienti con i vicinissimi Parin e Coco’s (solo due metri più in là). Pochi tavoli, arredo rustico, scaffali stracolmi di ogni meraviglia della cucina sicula, lucana, pugliese, campana, ma soprattutto calabrese. Musica nazionalpopolare in sottofondo e possibili esibizioni di pizzica e karaoke da parte di comitive alticce. Astenersi coppie in cerca di privacy.

CUCINA [VOTO: 6]

Cucina casereccia dai risultati altalenanti. Gli antipasti sono buoni e abbondanti, anche se non richiedono grandi capacità culinarie: salumi sublimi (su tutti, la soppressata), verdure sott’olio, olive piccanti, bruschette, formaggi stagionati e freschi (ottima la stracciatella). Alcuni primi sono soddisfacenti (i paccheri alla salsiccia), altri decisamente trascurabili (linguine alle sarde, vedi alla voce Piatto Debole). Tra i secondi eccellono le costatine di agnello. Con i dolci va molto meglio: ottimi il gelato di Pizzo Calabro e gli iperglicemici torroncini serviti con crema di pistacchi.

STAFF [VOTO: 6]

Il locale è gestito da un’affabile famiglia che si dà un gran da fare, anche se con modi poco ortodossi. Un briciolo di professionalità in più non guasterebbe.

PREZZI [VOTO: 7]

Restando sotto i 20 euro si portano in pancia un misto di antipasti, un piatto principale (primo o secondo), un dolce, acqua e vino.

PIATTO FORTE

L’antipasto misto di prelibatezze meridionali soddisfa occhi e palato.

PIATTO DEBOLE

Linguine alle sarde insipide, slegate e servite ormai fredde. Ma, soprattutto, dov’erano le sarde?

TOILETTE [VOTO: 6]

Dignitosa.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

La pasta di Gragnano in un locale di impronta dichiaratamente calabrese? Provare i Fileja? O la pasta Gattuso? O il marchio Spighe Dorate