Design in a fast-changing society

Partono le iscrizioni: c’è tempo fino al 20 giugno per registrarsi al dibattito e ai 2 workshop che si terranno il 26 – 27 – 28 giugno in occasione dell’evento – uno degli appuntamenti più importanti del calendario di Torino 2008 World Design Capital – “Flexibility. Design in a fast-changing society”.

Tre appuntamenti per incontrare il design internazionale e approfondire i temi della mostra che aprirà al pubblico il 29 giugno, nella suggestiva cornice delle Ex Carceri “Le Nuove”.

Il 28 giugno avrà luogo un dibattito, aperto a tutti previa iscrizione, presieduto dalla curatrice della mostra Guta Moura Guedes e da Alice Rawsthorn, giornalista e critica di design dell’International Herald
Tribune, che vedrà la partecipazione di designer di fama internazionale, che hanno progettato alcune delle installazioni presenti in mostra: Ross Lovegrove, Patricia Urquiola, Clemens Weisshar e MataliCrasset

I workshop si terranno in due sessioni differenti il 26 e il 27 giugno, saranno riservati a studenti di design iscritti all’ultimo anno e a giovani professionisti, saranno in lingua inglese.

L’accesso è gratuito fino ad esaurimento posti: per partecipare iscriversi sul sito www.torinoworlddesigncapital.it
Le iscrizioni sono aperte fino al 20 giugno.

D come Design

D come Design, la mano, la mente, il cuore, è una mostra del design al femminile che fa parte del programma di Torino World Design Capital.

La mostra presenta il lavoro delle artigiane, artiste, designer e delle imprenditrici che hanno contribuito all’affermazione di oggetti d’uso made in Italy. Una particolare attenzione è rivolta alle figure piemontesi che hanno operato tra il 1902 e il 1945 e alle protagoniste che dal dopoguerra a oggi hanno operato e operano in Italia, in particolare Anna Castelli Ferrieri e Franca Helg.

Il catalogo della mostra fornisce un ‘dizionario’ di diverse figure che hanno delineato la cultura del progetto italiana. La mostra, promossa dalla Regione Piemonte, è ideata da Anty Pansera e Luisa Bocchietto ed è curata da Anty Pansera con Mariateresa Chiric.

La mostra è aperta dall’8 marzo al 12 aprile 2008 presso il Museo di Scienze Naturali di via Giolitti, 36 a Torino

Conversazione su Torino con Bruce Sterling

Dal sito di Torino World Design Capital l’intervista di Mark Vanderbeeken a Bruce Sterling

Bruce Sterling è uno scrittore di fantascienza americano, noto in particolare per i suoi romanzi e l’autorevole progetto antologico Mirrorshades, che ha definito il genere letterario cyberpunk. Ma è anche un acclamato futurologo e un critico di design. Nel suo libro di recente pubblicazione “Shaping Things”, Bruce ha coniato il termine “spime” per indicare oggetti di futura fabbricazione, che si basano su un supporto informatico talmente esteso e vario, da renderli esemplificazioni materiali di un sistema immateriale.

Nel 2003 ha ottenuto la cattedra presso l’European Graduate School, dove in estate tiene dei Corsi Intensivi di media e design. Nel 2005 è stato invitato a curare il programma “Visionary in residence” presso l’Art Center College of Design di Pasadena, in California. Da quest’autunno, vive a Torino con la moglie Jasmina Te¨anović, scrittrice e regista serba, e ha collaborato in veste di guest curator all’allestimento del Torino SHARE festival

Dom.:Come sei approdato a Torino?

Sono stato invitato. Lo scorso anno, ho partecipato allo SHARE Festival e mi ha profondamente colpito. E’ un piccolo festival, ma ogni anno acquisisce più importanza. Mi hanno proposto di diventare il curatore ospite e aiutarli ad organizzare l’edizione successiva. Allora mi sono detto: “Beh, ecco un peccato che non ho ancora commesso!”. E non avevo alcun motivo per rifiutare. Parafrasando Carla Bruni: “Non potevo dire di no al Presidente. Non c’era motivo per rifiutarlo!”. Neanche io avevo alcun motivo per dire di no, e ho ottenuto ottimi risultati con il lavoro svolto qui.

Dom.: Ti sei fatto un nome a Torino. Ti vedo spesso sul podio, come oratore, anche a fianco di rappresentanti politici.

Questo perché sono un giornalista. Mi interesso a ciò che fanno. Inoltre scrivo per la stampa italiana, e la gente è molto disponibile con i giornalisti, perché ama apparire sui giornali. Personalmente, non mi dispiace affatto. Non chiedo niente in cambio, per altro. Non sono qui per fare pressioni o avanzare richieste assurde. Sono un tipo allegro e innocuo, davvero.

Dom.: E nel frattempo hai avuto l’opportunità di comprendere a fondo la città.

Gli stereotipi non fanno mai giustizia a nessuno, ma se dovessi descrivere in poche parole i torinesi, dovrei rifarmi ai tratti classici per cui sono noti in tutta Italia: freddini, formali, squadrati, militarizzati, ingegneri, cervellotici, intellighenzia, con in più una bizzarra vena mistica. Torino può sopravvivere senza l’Italia, ma l’Italia non sopravvivrebbe senza Torino. I torinesi sono aristocratici, immersi nel proprio universo mentale… So che sto esagerando, ma c’è anche un briciolo di verità.

Dom.: Ma è anche una città in piena trasformazione. Desideravi prendervi parte?

Come americano, quando vedo un posto in fase di radicale cambiamento, mi domando quali siano le leve che mettono in moto il meccanismo. Di conseguenza, all’inizio, quando sono arrivato, ponevo le domande sbagliate, nel tentativo di individuare la mente alla base della trasformazione. E invece quest’ultima non viene dettata dal tecnocrate di turno, come accadrebbe negli Stati Uniti. Si tratta piuttosto di un fenomeno socio-culturale.

Dom.: In che senso?

In America, un forte cambiamento a livello sociale di solito è messo in moto da due categorie, avvocati e finanzieri, ed implica una revisione delle norme giuridiche. Inoltre gli americani si aspettano che i problemi e le sfide siano affrontate con una soluzione di natura tecnica.

All’estero, come americano, ho applicato la stessa logica e cercavo di individuare i soggetti che, da dietro le quinte, controllano il cambiamento. Tali individui esistono anche in seno alla società italiana, ma non hanno lo stesso peso. La società italiana, soprattutto a Torino, è dotata di un capitale sociale di gran lunga superiore a quello americano.

L’America è molto più atomizzata: le relazioni sociali fondamentali sono di natura economica e legale. Sono fondate sulla Costituzione oppure sul dollaro onnipotente. Noi americani vogliamo arrivare al succo della questione: una cosa o è illegale o ha arricchito qualcuno.
Trovo che quello che sta accadendo in Piemonte sia affascinante. La regione ha molto da offrire al mondo esterno: ad esempio, il movimento Slow Food.

Tanto per cominciare, si tratta del “movimento” Slow Food, invece che di Slow Food Spa. Negli Stati Uniti, Slow Food sarebbe una catena anti-Mc Donald’s. Il fondatore avrebbe professato: “Odio Mc Donald’s, quindi creo il mio franchising”. Come è stato per Apple in opposizione a IBM.

Slow Food si fonda su una solida base sociale e rappresenta un autentico modus vivendi, con volti diversi: una scuola, una casa editrice, un’università, una serie di conferenze, un network internazionale, un dominio privatizzato di sistemi di controllo e garanzia, ed un guru culturale.

Definire Slow Food è un’impresa ardua. In inglese non lo si può descrivere in parole semplici, e anche questo mi ha colpito. All’inizio ero un po’ perplesso, ma il punto è che funziona perfettamente e probabilmente non sarebbe possibile gestirlo in nessun altro luogo, se non qui.

Oggi il movimento Slow Food è popolare anche negli Stati Uniti, ma l’America non sarebbe mai stata in grado di partorire un’idea simile. È il frutto di un’invenzione sociale, e del genio piemontese.

Dom.: Che cos’altro ti ha colpito?

Il rapporto che Torino ha instaurato con la sua storia: questa è la prima città al mondo a considerare l’industria automobilistica come parte del proprio passato economico. E lo fa in maniera delicata e rispettosa, senza voltare le spalle alla vocazione industriale di un tempo, e senza negare il XX°secolo. Ha semplicemente ideato un metodo, educato e conforme ai dettami del XXI°secolo, per la gestione di strutture in disuso come il Lingotto (ex-fabbrica FIAT), che a Detroit sarebbero state abbandonate, invase dai tossicodipendenti, ricoperte di graffiti, e con gli alberi che crescono da tutte le parti.

La versione americana di questa trasformazione probabilmente avrebbe fallito. In passato
ho affermato che le rovine dello sviluppo non sostenibile sono la frontiera del XXI°secolo. Il pianeta è giunto a saturazione e non ci sono altre vie d’uscita.

Attualmente sono i centri urbani decadenti, ristrutturati e trasformati in quartieri signorili, ad essere teatro dello sviluppo più vivace. O siti come il Lingotto, in cui un’immensa fabbrica di montaggio auto si è trasformata in polo commerciale e di ristorazione. Oggi il Lingotto costituisce uno spazio per i giovani che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro. Trovo che sia una trasformazione formidabile.

Il resto dell’intervista

Bombay Sapphire per Torino 2008 World Design Capital

Bombay Sapphire, partner di Torino 2008 World Design Capital, presenta il secondo appuntamento dell’anno con gli Inspirational Design Happenings, i coinvolgenti incontri con designer di fama mondiale, aperti al pubblico. Marchio da tempo legato al design a livello mondiale, il premium gin dall’originale bottiglia “translucent blue” non poteva mancare all’appello tra i sostenitori di Torino 2008, prima World Design Capital della storia.

Dopo l’evento con Stefan Sagmeister dello scorso 2 febbraio, sabato 1 marzo (ore 18:30) sarà Ross Lovegrove (nella foto), una delle firme più affermate del mondo del design di oggi, a intrattenere il pubblico, camminando a bordo piscina.

Designer straordinario, eclettico, ottimista e pensieroso il giusto, Lovegrove ha progettato di tutto, dai walkman alle poltrone d’aereo, dalle sedie alle lampade, e ha sempre caratterizzato i suoi progetti con una forte componente d’innovazione, soprattutto nella direzione di un design sostenibile.

La sua ricerca si ispira alla natura dove nulla è casuale e superfluo, ma tutto avviene per una precisa ragione: sobrietà ed eleganza di forme, minimo impiego di materiali e perfetta funzionalità.

Le sue idee seguono una genesi concettuale, e si definiscono via via grazie a un linguaggio che incarna la contemporaneità etica del design, sia che si tratti di trasporti che di architettura, arte concettuale o industria. Vincitore di numerosi premi, i suoi lavori sono esposti al Moma e al Guggenheim di New York, all’Axis Centre Japan, al Pompidou di Parigi e al Design Museum di Londra.

Con gli happening del 2008 Bombay Sapphire conferma la sua vocazione ad essere musa ispiratrice dei giovani designer, e aumenta il calibro degli ospiti degli incontri, oltre all’eccezionalità degli spazi che accolgono gli eventi. In occasione di Torino 2008 World Design Capital, Bombay Sapphire ha infatti scelto per gli happening una sede inaspettata: la suggestiva e recentemente restaurata Piscina Monumentale. Le luci azzurre e blu, insieme all’acqua e alle videoinstallazioni, creeranno un effetto quanto mai emozionante in questo edificio degli anni Trenta dal notevole valore architettonico, con facciata Arts Déco e interni espressionisti.

Gli Inspirational Design Happenings torneranno a Torino dopo l’estate con nuovi appuntamenti di richiamo internazionale.

Il capodanno del desing a Torino

twdc_logo.gif

Update: E’ deceduto il settimo operaio ferito alla Thyssenkrupp. In segno di lutto e’ stata annullata la festa prevista questa sera in Piazza Castello in attesa del Capodanno. Annullato anche lo spettacolo pirotecnico di mezzanotte.

Torino entra ufficialmente nell’Anno Mondiale del Design con una straordinaria notte di capodanno, progettata appositamente per festeggiare Torino 2008 World Design Capital. Epicentro delle manifestazioni del 31.12.07 è piazza Castello, il cuore barocco della città protagonista sugli schermi di tutto il mondo durante i XX Giochi Olimpici Invernali del 2006: qui era la “Medals Plaza”, non solo palco delle premiazioni ma anche ribalta per grandi eventi musicali e quinta, tutte le sere, di spettacoli pirotecnici. Ed è nuovamente la musica ad animare la piazza, con una notte interamente sonorizzata da ‘live’ e ‘dj set’

Ma il Capodanno del Design va oltre un festeggiamento tradizionale: quello a cavallo tra l’ultimo giorno del 2007 e il primo del 2008 è un party urbano ‘plurale, collaborativo e distribuito’. Plurale perché costruito da un team composito, torinese e internazionale allo stesso tempo, plurale perchè rivolto a tutte le fasce di pubblico. Collaborativo perché proprio il pubblico, nella sua eterogeneità, viene chiamato a essere protagonista dell’evento, interagendo con artisti, oggetti e tecnologie.

Distribuito tanto nello spazio – attorno al cuore pulsante di piazza Castello tutta la metropoli vive un’intera giornata di design – quanto nel tempo, con i simboli che rimarranno, dopo la festa, sia sul territorio che nelle mani di ognuno. Ne sono un esempio i “Led Throwies”, piccoli oggetti luminosi costruiti assieme al pubblico nel corso della giornata e che la sera ognuno potrà disseminare per la città, formando una sorta di specchio al contempo plurale, collaborativo e distribuito allo spettacolo verde che illumina il cielo di Torino.

Oppure le mega sfere cangianti del progetto “Zygote – Tangibile Interaction”, palloni enormi e leggerissimi con cui la gente può giocare, facendo loro cambiare tonalità a ogni colpo. Grandi maxischermi creano uno spazio virtuale incastonato nell’architettura antica del centro cittadino – come quelli attraversati dalle immagini del video “Waiting for the early bus” degli artisti Botto & Bruno, mentre installazioni interattive come “Design-ME” producono in tempo reale multiproiezioni generate dalla vita della piazza. “Design Leaves”, cartoline e stickers dedicati ai più celebri oggetti di design rimarranno al pubblico come ricordo dell’inaugurazione dell’Anno Mondiale del Design.

Una lunga giornata, dunque, in cui festa e ‘public design’ si incontrano con la complicità degli spettatori-attori. Una notte di creatività e divertimento diversa da qualsiasi altro San Silvestro in Italia e nel mondo. La notte, verde, che dà il benvenuto a Torino 2008 World Design Capital.

Prodotto, Innovazione e Design

Prodotto, Innovazione e Design è una struttura espositiva itinerante che verrà allestita presso le singole scuole e realizzerà un percorso tematico attraverso due mondi e modi differenti di progettare, produrre e pensare all’innovazione: quello incentrato sul prodotto e quello incentrato sui fattori e sui valori umani.

L’obiettivo è di far partecipare gli studenti alla costruzione di una mostra più ampia rispetto a quella che le loro scuole hanno ospitato e che avrà luogo a Torino in occasione della manifestazione Torino 2008 World Design Capital.

Il Calendario di Torino World Design Capital

Sono oltre 180 le iniziative che compongono il calendario di Torino 2008 World Design Capital, titolo assegnato alla città da Icsid, la principale associazione mondiale del settore. Un carnet di appuntamenti lungo 52 settimane che aiuteranno Torino a ripensare la propria immagine e la propria identità, ma soprattutto a rilanciare nel futuro il suo progetto di trasformazione.

La manifestazione, che gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è stata presentata il 26 novembre nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, Francesco Rutelli, vice-premier e ministro per i Beni e le Attività culturali, Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e presidente del comitato organizzatore, Giuseppina De Santis, assessore alle Attività produttive della Provincia di Torino; Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio di Torino.

Si partirà con il Capodanno del Design. Interazione e coinvolgimento sono le parole chiave sulle quali saranno incentrati l’organizzazione e l’allestimento del grande party urbano che il 31 dicembre, nella suggestiva cornice di piazza Castello, segnerà l’inizio di un intero anno di eventi dedicati al design che avranno come teatro Torino e il Piemonte.

Nei mesi successivi, un susseguirsi di avvenimenti dal respiro internazionale, nazionale e locale, che privilegiano quattro assi di confronto: design e collettività, design e impresa, design e formazione, design e politiche di sviluppo. Muovendosi fra l’ufficialità del Compasso d’Oro e l’informalità dei workshop, affiancando l’attualità e la storia del design, valorizzando le energie locali e coinvolgendo culture lontane, il programma raccoglie e organizza sia i contributi delle grandi istituzioni pubbliche e private, sia le molte iniziative spontanee che trovano a Torino una ribalta privilegiata.

Il calendario degli eventi di Torino World Design Capital