Quantcast
L’Università Popolare degli Studi di Milano apre sede a Torino e Cuneo

L’Università Popolare degli Studi di Milano apre sede a Torino e Cuneo

10 dicembre 2018 |

Gli studenti stranieri sono sempre più presenti nel sistema scolastico nazionale Non è un caso che nelle Università internazionali come l’Università Popolare di Milano gli studenti stranieri provengano da oltre 200 nazionalità di provenienza diverse, anche se la maggioranza da un gruppo ristretto di paesi, come la Romania e il Marocco (etnie di cui è ricco il nostro Piemonte) fino al Madagascar, grazie a una convenzione che l’Università Popolare di Milano ha firmato con il Presidente del Madagascar e con il Ministro dell’Istruzione della Repubblica Malgascia nel 2017.  Ora l’Università a aperto una sede a Torino e preso anche a Cuneo, come ci informa TargatoCn.

Oltre alle università tradizionali in Italia sono presenti anche le università internazionali. Fra gli esempi più noti si trova la LUISS, il cui nome completo è Libera Università Internazionale degli Studi Sociali. Un’altra università internazionale, anche se forse non così nota, è l’Università Popolare degli Studi di Milano, riconosciuta dal MIUR come università internazionale e autorizzata ad emettere titoli riconosciuti nel nostro Paese. Nata oltre 100 anni fa, quando nascevano nelle città italiane numerose università popolari, quando l’accesso all’istruzione era limitato alle classi aristocratiche e abbienti. Con il passare degli anni e l’ampliamento dell’alfabetizzazione di base, le università popolari hanno cambiato i corsi promossi, evolvendosi nella maggior parte dei casi in luoghi in cui è possibile studiare di tutto, dalla letteratura italiana al judo. Fa eccezione l’Università Popolare degli Studi di Milano che, partendo dalla base comune a tutte le università popolari, è diventata una università internazionale, che opera anche in altri paesi nel mondo.

L’UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO PUÒ RILASCIARE TITOLI DI STUDIO RICONOSCIUTI IN ITALIA?

Si, grazie al trattato di Lisbona. Sulla Gazzetta Ufficiale si legge infatti che:

L’università Popolare degli Studi di Milano è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).
Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accade- mici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.

ISCRIZIONE AD ALBI DI STATO DELL’UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO

Lo dice il DPR n. 328/2001 che permette a chi lo desideri di svolgere questo semestre prima del conseguimento della laurea, direttamente nel corso di studi universitario, alla sola condizione che venga stipulata una convenzione fra l’Università ed il Consiglio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.

Alla data del 5 ottobre 2016 i Corsi di laurea convenzionati sono 209 e come è possibile visionare l’Università Popolare di Milano insieme ad altre Università è inserita nella Convenzione per lo svolgimento del tirocinio professionale durante il corso di studi universitario.

In particolare dal DIPARTIMENTO DI ECONOMIA, INGEGNERIA EDAGRIBUSINESS
– Classe L-7 “Ingegneria Civile e Ambientale”
– Classe L-18 “Scienze dell’Economia e della gestione aziendale”
– Classe L-26 “Scienze e Tecnologie alimentari”

IN QUALI NAZIONI OPERA L’UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO?

L’Università Popolare degli Studi di Milano opera in Costa d’Avorio, Burkina Faso e Madagascar, grazie a gemellaggi con le università locali, stipulati con l’intento di aiutare le persone di quei paesi a studiare nel loro paese, consentendo loro di migliorare la propria vita grazie alla formazione universitaria. Data la motivazione che aveva portato alla nascita delle università popolari, vale a dire consentire alle fasce deboli delle popolazioni di accedere alla formazione scolastica, l’Università Popolare degli Studi di Milano si rivolge a paesi extraeuropei per rispondere alla sua vocazione, antica ma sempre attuale, di fornire formazione a coloro che non potrebbero permettersela, prendendo sotto la sua tutela paesi e centri di formazione che hanno un effettivo bisogno di essere aiutati. Non si tratta dell’unica università ad operare in Africa, infatti numerose università italiane hanno stretto rapporti di collaborazione in Burkina Faso e in particolare con l’Université de Ouagadougou. E poi ecco le Università sempre italiane che hanno stretto accordi con le sedi universitarie della  Costa d’Avorio.

QUALI SONO I CORSI DISPONIBILI?

Oltre alle “facoltà” di sociologia, scienze Politiche e scienze della comunicazione, l’università popolare di Milano promuove ancora corsi di “Ingegneria Civile e Ambientale” che permettono l’iscrizione all’Albo degli Agrotecnici, regolarmente autorizzati e riconosciuti dal MIUR, come si può leggere qui, grazie al riconoscimento ottenuto dal MIUR nel sistema universitario italiano.

“Chiave a Stella” 2018: un premio alle PMI e all’eccellenza piemontese

“Chiave a Stella” 2018: un premio alle PMI e all’eccellenza piemontese

14 novembre 2018 |

L’edizione dei dieci anni del Premio “Chiave a stella”, si conclude con la serata di premiazione dei vincitori prevista il 19 novembre alle ore 17.00 presso la Sala Agorà UniManagement di Via XX Settembre n. 29, a Torino.

Quest’anno la serata sarà particolarmente importante non solo per i dieci anni dall’inizio del Premio, ma anche per la presenza dei Rettori del Politecnico e dell’Università di Torino – Guido Saracco e Gianmaria Ajani – che discuteranno con gli imprenditori delle possibilità offerte alle imprese dal sistema della ricerca e dell’innovazione presente a Torino.

Sarà anche l’occasione per approfondire gli aspetti più importanti dell’attuale situazione congiunturale, le prospettive dei prossimi mesi, le possibilità di ripresa per le imprese.

L’evento è aperto a tutti gli imprenditori.

Per conoscere il dettaglio del programma è possibile consultare il sito API Torino.

Confermare la partecipazione entro mercoledì 14 novembre all’indirizzo e-mail [email protected]

 

 

Premio in Banca d’Italia al CIOFS di Chieri: istituto di formazione che prepara le nuove generazioni di esperti digitali

Premio in Banca d’Italia al CIOFS di Chieri: istituto di formazione che prepara le nuove generazioni di esperti digitali

7 novembre 2018 | ,

Il CIOFS FP, da sempre un Istituto modello per la formazione nelle nuove tecnologie per la comunicazione e l’ecommerce anche quest’anno si aggiudica uno dei premi più prestigiosi per l’approccio alle ICT e la promozione di percorsi formativi innovativi che tramite l’uso delle nuove tecnologie favoriscano lo sviluppo delle capacità critiche e creative dei ragazzi. Aveva già vinto un Premio analogo l’anno scorso, ma quest’anno il prestigio del Premio è cresciuto. Tanto che la Banca d’Italia ha voluto una delegazione dei ragazzi vincitori per consegnare ufficialmente il meritato riconoscimento.

Il progetto vincitore è stato realizzato dalla classe Prima B del percorso di studi per Operatore ai servizi di vendita, al fine di mettere alla prova le competenze acquisite attraverso le lezioni di Web marketing, iniziando a create una banca dati relativa alle associazioni di volontariato, mettendola a disposizione di chiunque ricerchi modalità per fruire dei servizi proposti dalle associazioni inserite nella banca dati, oppure per mettersi al servizio di chi è più debole e svantaggiato, offrendo la propria collaborazione. Il progetto è visibile al link torinosocial.blogspot.com

Suor Monica Roncari, direttrice dell’Istituto, intervistata dopo la comunicazione della vittoria, ha dichiarato: “Siamo estremamente felici che il nostro progetto sia risultato fra quelli selezionati come vincenti, soprattutto perché il tema del concorso rispecchia appieno quella che è la storia formativa del nostro Istituto. Don Bosco diceva che era necessario formare “buoni cristiani e onesti cittadini”, e i centri di formazione salesiani continuano ancora a investire in questo obiettivo, aggiornandolo alle criticità del nostro tempo. Se all’epoca dei nostri fondatori ai ragazzi venivano insegnati mestieri come il sarto e lo stampatore, oggi è necessario promuovere professionalità in grado di fornire occasioni lavorative in un mondo sempre più multiculturale, tecnologico e interconnesso. Inoltre, il blog costruito dalla classe è, ha un valore aggiunto: la solidarietà; in una società che tende a mettere il diverso ai margini, noi puntiamo sull’attenzione all’altro. E i ragazzi lo hanno capito”.

La premiazione si terrà mercoledì 14 novembre 2018, dalle ore 17.00 alle 18.30, presso la Banca d’Italia a Torino, situata in via Arsenale. 

Saranno presenti il Direttore della filiale di Torino della Banca d’Italia Luigi Capra, l’Assessore all’Istruzione della Regione Piemonte, Giovanna Pentenero, il Direttore Generale dell’USR per il Piemonte, Fabrizio Manca, il Presidente di AICA Giuseppe Mastronardi (o loro delegati) e naturalmente una delegazione dei ragazzi vincitori.

I percorsi sono stati valutati attribuendo un punteggio da 1 a 5 al soddisfacimento dei requisiti richiesti nel regolamento di partecipazione al bando:

  1. Originalità dell’idea
  2. Grado di complessità della soluzione
  3. Grado di innovazione nella didattica
  4. Grado di interazione/partecipazione degli studenti, con compiti in cui si richiede loro la produzione di materiali digitali, la consultazione di fonti diversificate in rete, la risoluzione di problemi autentici
  5. Prodotto finale (significatività, creatività, trasferibilità)

La scelta di creare il blog  torinosocial.blogspot.com nasce dal contesto storico sociale di Chieri, al centro di quelle che sono definite Terre dei Santi, visto l’alto numero di santi sociali che sono nati e che hanno vissuto nel Chierese. La scelta è stata ulteriormente facilitata dalla frequentazione del CIOFS FP “Santa Teresa” di Chieri, gestito dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ordine di suore facenti parte della famiglia salesiana fondato da San Giovanni Bosco e da Santa Maria Domenica Mazzarello con la finalità di replicare per le ragazze quanto Don Bosco stava già realizzando a Valdocco con i ragazzi. Dal 1888, anno della fondazione dell’Istituto Santa Teresa, le suore hanno centrato la loro missione sulla formazione delle ragazze (e successivamente dei ragazzi) che hanno frequentato il loro istituto, aggiornando nel corso del tempo l’offerta formativa. Oggi il C.I.O.F.S.-FP, nel solco tracciato dai propri fondatori, ha ampliato gli ambiti di attività, adeguando la propria offerta di servizi alla realtà sempre più dinamica e complessa della nostra società e del mondo del lavoro. Promuove infatti non solo percorsi formativi, ma anche attività di orientamento, accompagnamento, stage, servizi al lavoro, servizi integrati per le persone e le imprese, progetti di scambio con altri Paesi europei, rivolti a persone in differenti condizioni lavorative: giovani, disoccupati, donne, migranti, persone in difficoltà, in mobilità, occupati che necessitano di aggiornamento professionale.

La finalità della partecipazione al concorso è stata quella di favorire lo sviluppo di competenze degli studenti per l’approccio alle nuove tecnologie, specialmente sotto l’aspetto del web marketing, la promozione di percorsi formativi innovativi che tramite l’uso delle nuove tecnologie favoriscano lo sviluppo delle capacità critiche e creative dei ragazzi. Allo stesso tempo la realizzazione del blog è servita per favorire lo sviluppo di competenze nell’utilizzo di strumenti indispensabili per la creazione di nuove opportunità lavorative in un mondo sempre più complesso e interconnesso, favorendo allo stesso tempo la consapevolezza della propria personalità digitale.

 

Le Persone Oltre i Numeri: per la business intelligence non siamo numeri ma storie da raccontare

Le Persone Oltre i Numeri: per la business intelligence non siamo numeri ma storie da raccontare

25 ottobre 2018 | ,

Dai Big data alla centralità dell’utente, del cliente, dell’abitante. La prima cosa che ci chiediamo è che cos’è realmente  la Business Intelligence?Potremmo definirla come un insieme di processi aziendali per raccogliere dati ed analizzare informazioni strategiche; la tecnologia utilizzata per realizzare questi processi ma anche le informazioni ottenute come risultato di questi processi. Un processo dunque che permette  di trasformazione dati e informazioni in conoscenza  per permettere ai dirigenti di trasformarla n processi decisionali strategici. È dunque una metodologia interessante per qualsiasi azienda di qualsiasi settore merceologico o industriale.

.

Gianni Bientinesi è esperto in Business Intelligence, studi e ricerche di mercato a livello internazionale. Ideatore dell’Osservatorio sulla casa di Leroy Merlin, ha messo a frutto tutta la sua esperienza per cercare di capire come sta cambiando il modo di raccogliere e analizzare le informazioni sui clienti. I dieci punti principali per sviluppare un business che sia davvero intelligente

Un antico proverbio orientale dice che quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Riprendendo questo concetto e inserendolo nel contesto in cui viviamo, strangolato dalla digitalizzazione delle nostre vite, riflettiamo sul ruolo predominante che oggi gli strumenti hanno rispetto ai sentimenti. In una società in cui si associa ai Big Data la risposta a tutti i quesiti del business, spesso ci dimentichiamo che dietro l’analisi dei numeri ci sono le persone.

Gianni Bientinesi

Gianni Bientinesi

La Business Intelligence  si propone oggi come un nuovo approccio multidisciplinare che parte dall’analisi dei dati, Big e Small, fino alle storie delle persone, per indirizzare le aziende ad adottare una strategia più completa. Non solo algoritmi, ma approccio, apertura mentale, condivi- sione e comunicazione di quelli che sono gli obiettivi strategici dell’azienda.

Questo saggio dunque cerca di offrire una visione più profonda della Business Intelligence, la disciplina che ripensa al ruolo del marketing per proporre un nuovo mo dello, più consapevole e responsabile, per guidare le strategie aziendali. Un business intelligente, infatti, che non si ferma al su- perfluo, ma ascolta le storie delle persone e migliora la qualità della vita di tutti noi.

Un saggio rivolto a tutti, in particolare a chi deve prendere decisioni strategiche a partire dai big data, e che permette di riconsiderare la centralità del cliente, della persona, dell’abitante, rendendosi conto che sopravvive nel tempo solo l’organizzazione in grado di soddisfare sempre tutti i suoi clienti.

Un libro che vi permetterà di:

1. Rimettere le emozioni al centro: le informazioni devono diventare delle storie che emozionano.
2. Spingere verso l’innovazione continua: la ricerca ha il compito di spingere verso il cambiamento.
3. Ripartire dalle idee: le aziende devono rifocalizzare le loro strategie.
4. Ascoltare i bisogni delle persone: le aziende devono imparare ad ascoltare.
5. Favorire la condivisione: lo scambio con le persone può essere una ricchezza per le aziende se spontanea.
6. Ripensare all’approccio con le persone: dobbiamo rivoluzionare l’approccio metodologico.
7. Ridare fiducia alle persone: occorre lavorare sul concetto di fiducia.
8. La parola chiave diventa “Rilevanza”: le aziende devono sviluppare contenuti rilevanti.
9. Riempire il tempo di senso: il tempo è la risorsa chiave per le aziende.
10. Valorizzare la relazione con le persone: le persone devono ritornare al centro delle riflessioni aziendali.

 

INCONTRO CON L’AUTORE  Martedì 30 ottobre 2018 ore 18:00 a Torino presso la fondazione PAIDEIA in via Moncalvo 1 Torino
INGRESSO LIBERO  – Seguirà rinfresco.

Laureato presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Torino nel 1999, Gianni Bientinesi si è specializzato in Sociologia della comunicazione e Metodologia della ricerca sociale con menzione al premio “Migliore tesi di laurea”, che viene depositata presso la Biblioteca nazionale universitaria e dal Centro Unesco di Torino.

Durante il percorso di studi inizia le sue prime esperienze lavorative nel campo della Ricerca presso AC Nielsen Customized, specializzandosi in indagini continuative su utenza consumer e business della telefonia fissa, mobile e internet.
Nel 2002 inizia la sua collaborazione presso Ipsos come ricercatore dell’indagine nazionale Audiopress e nel 2005 presso Tns si occupa delle indagini di mercato legate al settore mobile e internet.

Nel 2009 entra in Leroy Merlin Italia e nel 2013 lancia l’Osservatorio sulla Casa, il progetto che mette al centro i bisogni degli abitanti italiani, diventando punto di riferimento per la conoscenza del mercato del mondo della casa in Italia.
È da qui che è chiamato a tenere corsi di formazione sul marketing, comunicazione e ricerche di mercato nelle principali università di design e architettura italiane. Grazie a questa esperienza, sperimenta e sviluppa nuovi metodi di ricerca mettendo al centro le persone e proponendo un nuovo approccio alla Business Intelligence.

LA FONDAZIONE PAIDEIA 

Il progetto sostiene la Fondazione Paideia di Torino, che da oltre vent’anni lavora ogni giorno a fianco di famiglie e bambini in difficoltà, promuovendo progetti efficaci e innovativi, garantendo la creazione di contesti attenti e rispettosi delle necessità dei più piccoli. Perchè nessuna famiglia possa sentirsi sola e nessun bambino escluso.

Per maggiori informazioni:  www.habitante.it/press

 

.

 

Un fisico torinese alla ricerca dell’unificazione tra meccanica quantistica e relatività speciale

Un fisico torinese alla ricerca dell’unificazione tra meccanica quantistica e relatività speciale

24 ottobre 2018 |

In una ricerca pubblicata il 18 ottobre sul Journal of Modern Physics dal Prof. Massimo Auci, ricercatore italiano docente di fisica presso la Scuola Internazionale Europea Statale “A Spinelli” di Torino, viene  dimostrato che il misterioso comportamento duale della luce e della materia, ritenuto da molti studiosi causa di incompatibilità concettuale e formale tra Meccanica Quantistica e Relatività Speciale, è in realtà prodotto da un particolare modo di interagire della materia.

.

La ricerca teorica iniziata più di trent’anni fa e già in parte pubblicata su prestigiose testate scientifiche come il Physics Letters A e l’International Journal of Modern Physics B,  mira a spiegare risultati sperimentali entrati a far parte della storia della scienza non più mediante il concetto di dualismo onda-particella, alla base della nascita della stessa Meccanica Quantistica, ma attraverso la formazione di una sorgente elettromagnetica dipolare tra due particelle elementari di segno opposto. Una particella, come per esempio  un elettrone, può interagire con ogni altra sua antiparticella nell’universo formando un sistema elettromagnetico stabile che, oltre a permettere uno scambio di informazione quantizzato a velocità superiore a quella della luce nel vuoto, è in grado di creare una connessione spazio-temporale fra osservatori di uno stesso sistema che emula il comportamento previsto della famosissima relatività di Einstein.

.

Di fatto la ricerca riconduce ad un unico fenomeno comune il comportamento quantistico e relativistico della materia aprendo la strada alla comprensione dell’entanglement quantistico.

.

Bibliografia: Superluminality and Entanglement in an Electromagnetic Quantum-Relativistic Theory

.

APPROFONDIMENTI
.
.
Stefano Pigolotti: “Vi spiego l’importanza della formazione continua in azienda”

Stefano Pigolotti: “Vi spiego l’importanza della formazione continua in azienda”

20 ottobre 2018 | , ,

“Partiamo da un presupposto suffragato da numerose ricerche statistiche: chi continua a studiare ha più probabilità di non essere licenziato o messo in cassa integrazione.  Le probabilità di perdere il lavoro sono direttamente proporzionali al nostro invecchiamento culturale, tecnico e scientifico.  Nelle PMI si è molto attenti alla formazione dei lavoratori: tutti dovrebbero avere una opportunità di crescere all’interno di una azienda. Non diventa solo un vantaggio per l’impresa ma anche per chi lavora: più si è competenti, aggiornati e preparati, più si è indispensabili in un ambiente produttivo”. 

“La possibilità di offrire formazione continua a chiunque  lavori – continua Stefano Pigolotti – soprattutto formazione finanziata, è quanto di meglio per migliorare il modo con cui l’impresa possa affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro, nel breve e medio periodo. Pensiamo ad esempio all’evoluzione che stiamo vivendo dall’introduzione del digitale nei processi produttivi. Fino a trent’anni fa i macchinari erano analogici, poche piccole imprese aveva sistemi robotizzati. Oggi invece la robotica è prepotentemente entrata nello sviluppo e nella produzione. Macchine servo-assistite, robot collaborativi, processi che impiegano la programmazione (pensiamo alla stampa 3D), l’intelligenza artificiale, ecc.”

E se l’occupazione da anni un tasto dolente del Paese Italia,  con la crisi che ha colpito il mondo finanziario ed economico a partire dal 2008, la situazione di tutte quelle imprese che non vedono nel miglioramento del proprio bene più prezioso, la forza lavoro, non può che aggravarsi. A poco più di dieci anni dall’inizio di una delle peggiori crisi planetarie degli ultimi decenni, dobbiamo purtroppo constatare che la  crescita economica è in Italia più lenta di quella dell’economia dei paesi dell’area Euro. Con una cresciuta inferiore a quella di altri paesi UE la competitività delle PMI italiane è andata scemando nel corso degli ultimi anni. E questo anche per un problema di fondo molto importante:  le aziende faticano a trovare manodopera qualificata da assumere. E per manodopera qualificata intendiamo dire operai con laurea di primo livello, capaci di operare in autonomia utilizzando tecnologie all’avanguardia, come ad esempio la progettazione CAD-CAM, la programmazione avanzata di macchine a controllo numerico, la gestione di attività tecniche di alto livello. Ormai anche nelle catene di montaggio c’è sempre più bisogno di lavoratori qualificati_ la licenza media non è più sufficiente per essere competitivi nel mondo del lavoro.  Per questo dobbiamo lavorare sulle scuole, sulle famiglie, dobbiamo cambiare la percezione dell’azienda aprendo le nostre porte e facendo conoscere come l’impresa si sia trasformata.

L’industria non è più come la immaginiamo: si parla già di Formazione e Industria 4.0. Oggi le industrie sono molto più simili a laboratori. Scordiamoci dunque le linee di produzione sporche e rumorose che conosciamo dal passato. L’industria è cambiata e sempre più è alla ricerca di operai qualificati ad affrontare questo cambiamento.-

“Insomma, conclude Pigolotti – La forte automazione ed evoluzione tecnologica di questi ultimi anni, la trasformazione digitale non rappresenta solo un’opzione o un canale accessorio, ma diventerà sempre più un elemento centrale su cui basare le strategie evolutive dell’azienda del futuro. L’evoluzione tecnologica e digitale delle nostre aziende va incontro alle evoluzioni continue e imprevedibili del contesto economico e tecnico. La formazione delle persone in azienda diventa quindi fondamentale per avere persone pronte ad affrontare le sfide del futuro, conservando tutta l’esperienza del passato”. 

 

 

Per approfondire: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/industria40

COMAU presenta MATE: un esoscheletro adatto ai lavoratori

COMAU presenta MATE: un esoscheletro adatto ai lavoratori

17 ottobre 2018 | , ,
L’esoscheletro MATE Fit for Workers è stato progettato e sviluppato per utilizzare un’avanzata struttura passiva a molle che assicura un supporto posturale leggero, traspirante ed efficace, senza alcuna necessità di usare batterie, motori elettrici o altri dispositivi complessi soggetti a guasti, riducendo quindi il peso a circa 3 kg. È stato inoltre progettato da COMAU secondo criteri di ergonomia nell’ambito di una partnership stretta con ÖSSUR, leader nel settore dei dispositivi ortopedici non invasivi, e IUVO, azienda spin-off dell’Istituto di BioRobotica (Istituto Superiore Sant’Anna).
.
Maurizio Cremonini, Global Head of Marketing Comau ha commentato: “Siamo particolarmente orgogliosi di aver sviluppato questa innovazione tecnologica indossabile. MATE è stato progettato in stretta collaborazione con gli operatori all’interno dello stabilimento per rispondere alle loro specifiche esigenze di lavoro. Grazie al nostro esoscheletro possono compiere medesime operazioni, con minor fatica”.
.
Al centro di tutto il progetto e la realizzazione di MATE si trova l’ergonomia, vale a dire la metodologia interdisciplinare che si occupa di migliorare il rapporto uomo-macchina, con il fine della soddisfazione dell’utente e di migliorare l’insieme delle prestazioni del sistema. In questo caso soprattutto di rendere meno usuranti i lavori più ripetitivi e faticosi, come quelli presenti nella catena di montaggio degli autoveicoli, migliorando le condizioni di salute degli operatori e riducendo il numero di persone colpite da malattie muscolo-scheletriche. FCA, che ha collaborato con Comau nella fase di sviluppo e sperimentazione, ha da anni fatto dell’ergonomia la chiave della progettazione delle catene di montaggio usate per produrre i suoi veicoli, in modo da migliorare il processo produttivo, renderlo più efficiente, ma senza costi per le persone che svolgono quotidianamente il loro lavoro, che sono coinvolte in fase di progettazione della linea.
In diversi casi, test svolti in fase di progettazione della linea hanno portato a un ripensamento delle procedure dopo i test fatti dalle persone che avrebbero dovuto applicare le procedure stesse. MATE è il passo successivo alle postazioni auto adattative, che si adeguano ai parametri antropometrici degli operatori che la useranno.
.
.
Mate Comau
.
MATE è un componente fondamentale delle strategie legate alla HUMANfacturing Technology promossa da Comau. Si tratta di un’espressione attraverso la quale tutte le persone sono protagoniste nella smart factory che nasce dalla rivoluzione nota come Industria 4.0, assieme a strumenti digitali avanzati, tecnologie abilitanti e prodotti robotici industriali “intelligenti” e collaborativi, all’interno di un sistema di produzione collegato in rete. La sinergia fra robot industriali collaborativi, la cui skin e le cui tecnologie consentono alle persone di interagire in totale sicurezza, anche indossando esoscheletri come MATE per svolgere compiti ripetitivi e pesanti, è alla base delle fabbriche e delle catene di montaggio del futuro prossimo.
.
MATE ha diverse caratteristiche e vantaggi:

  • È stato progettato con gli operatori che quotidianamente operano negli stabilimenti, che dichiarano, dopo una settimana di test sul campo, di non volerne fare a meno
  • Consente di mantenere una struttura posturale comoda e senza problemi sulla pelle, dato che è realizzato con materiali traspiranti
  • Segue i movimenti degli arti superiori, diminuendo la fatica e senza gravare in maniera innaturale sulla zona lombare
  • Totalmente analogico. Dato che è realizzato con un sistema passivo a molle, non rischia alcun blocco legato a batterie scariche o motori elettrici fuori uso, dato che non ne fa alcun uso
  • Riduce lo sforzo muscolare nelle spalle fino al 50%, consentendo di ripetere le stesse operazioni con minor fatica e riducendo i rischi di malattie muscolo-scheletriche
  • Migliora la qualità del lavoro degli operatori che lo utilizzano.
MATE: A COMAU UN ESOSCHELETRO ADATTO AI LAVORATORI
Le Persone Oltre i Numeri: per la business intelligence non siamo numeri ma storie da raccontare

Le Persone Oltre i Numeri: per la business intelligence non siamo numeri ma storie da raccontare

17 ottobre 2018 | , , ,
In un’epoca in cui i Big Data sono considerati la nuova ricchezza e dove si profetizza l’impatto devastante dell’Intelligenza artificiale sul lavoro e su tutti noi, un libro – Le Persone Oltre i Numeri – vuole ricordarci che le aziende non possono più pensare ai clienti o ai consumatori come a dei semplici dati da analizzare. Secondo l’autore del volume ora pubblicato dalla casa editrice Minerva, Gianni Bientinesi (esperto in Business Intelligence, studi e ricerche di mercato, ideatore dell’Osservatorio sulla casa di Leroy Merlin) nel processo di trasformazione della miriade di informazioni in conoscenza, noto come Business Intelligence, quello che conta sono le Persone, “perché i numeri in realtà rappresentano le storie delle Persone. Le Informazioni devono diventare dei racconti, devono parlare alla testa ed al cuore delle persone che li utilizzano”.
.
Sino a cinque – sei anni fa la raccolta di informazioni di base sui clienti si sviluppava lungo un processo consolidato che prevedeva la redazione di un questionario più o meno strutturato, la definizione di un campione, una serie di interviste, una mole di dati raccolti anche su carta, infine quegli stessi dati diventavano numeri inseriti in un database informatico. Ora invece secondo l’esperienza maturata soprattutto in Leroy Merlin siamo, secondo Gianni Bientinesi, in una fase di real time dove non c’è neanche più tempo per riflettere. Ma il processo di trasformazione di dati in conoscenza è sempre fondamentale, solo che richiede un approccio diverso. Le Persone Oltre i Numeri (con la prefazione di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori) si chiede appunto come cambierà il modo di raccogliere, analizzare ma soprattutto utilizzare le informazioni sui clienti attuali o potenziali per far evolvere beni e servizi delle imprese. La vera questione su cui vuole riflettere Gianni Bientinesi è legata al fatto che non si può più parlare di consumatori in modo anonimo ed indifferenziato, ma che ogni persona, proprio perché unica, è complessa da capire con gli strumenti tradizionali.
.
Gianni Bientinesi

Gianni Bientinesi

Senza considerare che se un’azienda può sapere molto se non tutto del cliente, allo stesso modo il consumatore è in grado di conoscere la storia, il modo di agire e la reputazione dell’impresa. Ogni azienda dovrebbe essere in grado di veicolare una propria identità in cui i consumatori possono in qualche modo riconoscersi e sentirsi partecipi dei suoi valori di riferimento. Per il cliente non è più sufficiente essere un consumatore soddisfatto, ma è alla ricerca della felicità: “Credo che la Business Intelligence – conclude Gianni Bientinesi – sia quell’approccio olistico multidisciplinare e multidimensionale che ti consente di comprendere il senso profondo delle cose che sono fondamentali per la costruzione di tutte quelle azioni che ti aiutano a “trasformare” un cliente soddisfatto in una persona felice”.

.

Dalla riflessione condotta da Gianni Bientinesi emergono dieci punti su cui soffermarsi nel dettaglio:1. Rimettere le emozioni al centro: le informazioni devono diventare delle storie che emozionano.

2. Spingere verso l’innovazione continua: la ricerca ha il compito di spingere verso il cambiamento.

3. Ripartire dalle idee: le aziende devono rifocalizzare le loro strategie.

4. Ascoltare i bisogni delle persone: le aziende devono imparare ad ascoltare.

5. Favorire la condivisione: lo scambio con le persone può essere una ricchezza per le aziende se spontanea.

6. Ripensare all’approccio con le persone: dobbiamo rivoluzionare l’approccio metodologico.

7. Ridare fiducia alle persone: occorre lavorare sul concetto di fiducia.

8. La parola chiave diventa “Rilevanza”: le aziende devono sviluppare contenuti rilevanti.

9. Riempire il tempo di senso: il tempo è la risorsa chiave per le aziende.

10. Valorizzare la relazione con le persone: le persone devono ritornare al centro delle riflessioni aziendali.

I consigli di Stefano Pigolotti ai più giovani per la scelta universitaria

I consigli di Stefano Pigolotti ai più giovani per la scelta universitaria

2 ottobre 2018 |

In un periodo storico in cui le coscienze sembrano essersi addormentate e le persone sono preda di passioni incontrollate e, a lungo termine, distruttive, è necessario riprendere maggiore consapevolezza di sé, risvegliare la propria coscienza e dare un senso alla propria vita. Un esempio di questa situazione è stata proposta da George Ivanovic Gurdjieff nella sua metafora della carrozza, rappresentazione ideale, e ancora attualissima, dell’essere dormiente, ovvero di colui che non decide la direzione della propria vita, ma ne è succube, condizionato dalle forze esterne che influenzano il proprio percorso. Il Prof. Stefano Pigolotti illustra e spiega la metafora della carrozza in un video.

In questo periodo di scelta dell’Università a cui i giovani devono o vogliono iscriversi, il problema è “a quale corso di laurea iscriversi”.

Sempre più giovani perdono il controllo della loro carrozza perché non sono in grado di scegliere quale sia la strada che vogliono percorrere durante la vita, e per questo si lasciano trascinare dalle emozioni. Farò quello che mi piace fare? Farò quello che mi dicono i genitori di fare?

Nonostante alla base della società occidentale contemporanea ci sia l’idea che ognuno sia artefice del proprio destino, la capacità di prendere decisioni ed effettuare scelte, anche sotto la pressione della scelta genitoriale o della società, non è per nulla scontata e facile, dato che è necessario assumersi le responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte. Di conseguenza, esattamente come l’asino di Buridano, le persone non scelgono, morendo, non necessariamente dal punto fisico, sicuramente dal punto di vista spirituale e della coscienza.

Imparare a scegliere di fatto è un vero e proprio allenamento alla vita, e il risultato finale è vivere la vita al massimo delle sue possibilità, sapendo dove si va e facendo le scelte consapevolmente. Ovviamente il percorso di scelta parte dalle scelte di tutti i giorni, per poi passare a scelte sempre più importanti e impattanti sulla propria vita.

Le persone non prendono decisioni per una serie di motivi, fra cui le troppe alternative a disposizione. Avere troppe opzioni a disposizione manda in confusione, specialmente se le opzioni sono fra loro simili e non vi sono chiari elementi per scegliere una piuttosto che un’altra via. Un altro aspetto che blocca le persone è il perfezionismo nelle scelte. Puntare a fare sempre la scelta migliore, per non sbagliare, porta alla fine a non scegliere, pur di non commettere errori. Peccato sia esattamente quello l’errore più grande. Parente stretto del perfezionismo è l’eccesso di razionalismo. Scegliere seguendo solo ragionamenti razionali, si soffocano le emozioni e l’istinto, che sono parte integrante del nostro essere, perdendo aspetti fondamentali di noi stessi durante le fasi scelta. L’errore opposto è l’eccesso di emotività, che porta a fare scelte troppo condizionate dalle emozioni, che portano quindi a scelte mutevoli e ondivaghe.

Proprio per aiutare i più giovani ad orientarsi e scegliere, in maniera consapevole, il loro percorso di studio, sono nati  i Centri di Orientamento agli studi (qui quello dell’Università degli Studi di Torino  e qui quello del Politecnico di Torino).

L’Università  di Torino ha anche realizzato un’app per orientarsi nella scelta universitaria.

Ciò che non tutti considerano è che anche non scegliere in realtà è una scelta, e probabilmente la peggiore che si può prendere, dato che ci si abbandona al destino e si permette di scegliere ad altre persone quali sarà l’indirizzo della nostra vita. Un anno sabbatico preso per svolgere un soggiorno di studio-lavoro all’estero, e apprendere una lingua lavorando, potrebbe “schiarire le idee” a chi non ha ancora preso una decisione sulla propria vita.

Leggi anche
Il Politecnico di Torino 3° al mondo per percentuale di occupazione dei suoi laureati

 

Le scelte più difficili da prendere, come è facile immaginare, sono quelle che costringono a cambiare le proprie abitudini personali e a uscire dalla propria comfort zone familiare, in cui non serve prendere decisioni perché tutto va come siamo abituati che vada. Tutto ciò che porta fuori dalla zona comfort può comportare sofferenza, ma allo stesso tempo fa sentire vivi e padroni del proprio destino.
Per fare scelte consapevoli è necessario conoscere se stessi, capire quali siano i punti di forza e i punti di debolezza da rafforzare, entrando in contatto, finalmente, con se stessi. Nello sport un personal coach, o nello studio un maestro, un docente, può aiutare a compiere questo importante passo, stimolando l’introspezione e la ricerca di se. Compreso chi si è, è possibile eliminare le influenze negative che arrivano dall’esterno, rafforzando solo quelle che aiutano a essere persone sempre più consapevoli e libere di scegliere. Riuscire a comprendere ciò che la voce interiore dice consente, in molti casi, di trovare dentro di sé le risposte per compiere le scelte.  e

E’ fondamentale dunque cercare di ascoltare la propria voce interiore e lasciarsi guidare da essa: sono in molti a sostenere che l’anima racchiuda già in se le risposte che si sta cercando, mentre ogni problema nasce semmai dal decidere di voler ascoltare o meno la propria coscienza.
Il mondo è ricco di persone che hanno avuto il coraggio di fare scelte importanti, talvolta andando contro tutto e tutti, ma la maggior parte di queste persone ha il sorriso stampato sul volto, il sorriso di ha ascoltato il proprio cuore e nient’altro.

Per fare scelte consapevoli serve sapere quale sia il proprio obiettivo. Tutte le scelte, anche quelle più piccole e quotidiane, sono fondamentali per arrivare al proprio obiettivo, sia esso giornaliero, mensile, annuale o della propria vita. Se l’obiettivo finale è particolarmente importante e richiede numerose scelte e sacrifici, la soluzione migliore è creare un piano e seguirlo, dividendo l’obiettivo lontano e apparentemente irrealizzabile in tanti piccoli obiettivi raggiungibili, che saranno la strada per realizzare l’obiettivo finale.

Le scelte importanti, che condizionano una vita intera, arrivano da dentro, ma non sono da prendere in totale solitudine. Parlare con persone fidate, amici, familiari consente di avere punti di vista esterni, anche sotto forma di consigli. È anche possibile scoprire che qualcuno ha preso la stessa decisione, e potrà dare un consiglio con la sua esperienza.

Prendere la vita per le redini è quindi la scelta migliore che chiunque possa fare. Diventare un passeggero consapevole della propria carrozza e non un passeggero dormiente, consente di avere il controllo sui cavalli e sul cocchiere, sia per evitare che i cavalli si lancino in una corsa selvaggia e senza controllo, che può avere esiti disastrosi, sia per evitare che il cocchiere ci porti a destinazione facendo il giro più lungo possibile, per fregare il passeggero e farlo pagare di più, facendogli perdere tempo.

Prendere la vita per le redini significa anche non fare scelte avventate, concedendosi il tempo di valutare le conseguenze, ma senza dimenticare di ascoltare il proprio cuore e il proprio istinto, restando sempre coerenti con se stessi, con le proprie visioni, i propri obiettivi e il proprio sentire. Lo stress della vita quotidiana può portare a pensare eccessivamente e a perdere di vista gli obiettivi importanti, facendo concentrare lo sguardo e i pensieri su dettagli che, in realtà, non sono importanti. Prima di pensare alle scelte da compiere, è sempre bene concedersi un momento di calma per poter ragionare a mente lucida.

Psicologia: l’Associazione E.C.O. di Torino compie 20 anni

Psicologia: l’Associazione E.C.O. di Torino compie 20 anni

27 settembre 2018 |

L’Associazione senza fini di lucro E.C.O. (Epistemologia – Comunicazione – Orientamento), nata a Torino nel 1998, festeggia 20 anni di attività nel miglioramento della qualità della vita delle persone. Nata per venire incontro alle necessità delle persone che avevano bisogno di assistenza dall’area disabili del Comune di Torino, ha iniziato le sue attività con gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto) per famiglie di disabili con lo scopo di fornire sostegno e trovare soluzioni alle difficoltà che queste incontravano nella gestione dei figli.

Per un decennio l’associazione si è occupata di aiutare le persone disabili a trovare lavoro e proprio mentre svolgeva questa attività nel 2008 è cominciata la crisi economica. A partire da quell’anno si è assistito ad un aumento della domanda di sostegno psicologico, ad un minore disponibilità economica a cui è corrisposta da parte dello Stato un taglio alla spesa sanitaria. Proprio per venire incontro a queste nuove esigenze è nato il progetto di Psicoterapia low cost nel 2011, che ha visto nel primo anno solo 2 persone, il secondo una decina e ora da alcuni anni avviamo, ogni anno, circa 130 psicoterapie che durano in media 30 sedute. Nel corso degli anni si è passati da una maggioranza di richieste per disturbi d’ansia ad una maggioranza di richieste per disturbi di personalità e relazionali. Oltre all’ansia e alla tristezza, la terza emozione che disturba di più le persone che si rivolgono ai servizi dell’Associazione E.C.O è la rabbia. Oltre alla psicoterapia sono stati aggiunti negli anni diversi servizi low cost, come la logopedia, le diagnosi dsa, la neuropsicologia, le ripetizioni e l’assistenza agli universitari.

Per festeggiare i 20 anni dell’Associazione E.C.O, è possibile partecipare alle iniziative che si trovano sul programma. Sono tre i momenti principali della festa; il primo è l’apericena, organizzata il 29 settembre alle ore 19 in Via Nizza 151 a Torino presso A.P.R.I. Onlus. Iscrizioni entro venerdì 28. A seguire, alle ore 21, la conferenza “La vita ai tempi di internet” dove si parlerà di cyberbullismo, Amore & Internet, Psicoterapia & internet e Sicurezza in rete. Domenica 30 settembre alle ore 14 vi sarà la conferenza “La depressione post partum”.

I soldi che verranno raccolti durante i festeggiamenti per i 20 anni dell’Associazione E.C.O serviranno a finanziare il progetto “Psicoterapia sospesa” nato sulla falsa riga del caffè sospeso napoletano. Ad oggi hanno usufruito del progetto persone che rientrano nel REI (Reddito di Inclusione), o a bassissimo reddito, lavoratori in gravissima difficoltà economica, bambini di famiglie a basso reddito. Chi accede al progetto ha la possibilità di pagare 10 sedute di psicoterapia solo 100 euro.

 

QUANDO: 29-30 settembre 2018
DOVE: Via Nizza 151 a Torino presso A.P.R.I. Onlus

 

COMAU e PEARSON al festival internazionale della robotica di Pisa con il nuovo progetto didattico e.DO Experience

COMAU e PEARSON al festival internazionale della robotica di Pisa con il nuovo progetto didattico e.DO Experience

26 settembre 2018 | , ,

Comau, in partnership con Pearson, leader mondiale nel settore Education, è sponsor della seconda edizione del Festival Internazionale della Robotica, organizzato a Pisa dal 27 settembre al 3 ottobre, con l’obiettivo di promuovere una riflessione sull’importanza della robotica e delle sue applicazioni tecnologiche in molteplici settori.

Tra questi, il campo della formazione, nel quale Comau e Pearson collaborano attivamente per lo sviluppo di percorsi didattici innovativi sulla trasformazione digitale e l’introduzione della robotica nelle scuole italiane. In particolare, durante l’evento, viene presentato al pubblico “e.DO Experience”, un progetto didattico congiunto che Comau e Pearson rivolgono a docenti e studenti delle scuole primarie e secondarie, e che prevede l’impiego del robot e.DO Comau per l’apprendimento delle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). Per conoscere più approfonditamente questa iniziativa didattica è possibile partecipare a due distinti seminari, tenuti da Lucia Marchesi (Comau), Giuseppe Daqua (Comau) e Massimiliano Abbritti (Pearson), che si tengono il 28 e il 30 Settembre, dalle 15 alle 16, presso la Sala Conferenze della Stazione Leopolda di Pisa.

e.DO è l’innovativo robot antropomorfo sviluppato da Comau per essere impiegato anche in ambito Education: con un peso di appena 12 kg, una struttura leggera, modulare e open source, è altamente tecnologico, ma con caratteristiche tecniche tali che lo rendono facile da programmare e da utilizzare, tramite tablet, persino dai non esperti di robotica, diventando così un valido compagno di studi per l’apprendimento di materie curricolari.

Per far sì che il campo della robotica diventi sempre più accessibile, e facile da comprendere, per gli studenti che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, Comau e Pearson hanno lanciato anche il Patentino della Robotica. Si tratta di un percorso formativo già condotto con successo in tutta Italia, riconosciuto dal MIUR come percorso di alternanza scuola-lavoro, che consente di imparare ad usare e a programmare un robot industriale.

A presentare questa offerta formativa sono ancora Lucia Marchesi (Comau) e Massimiliano Abbritti (Pearson), relatori dell’incontro “Formare le competenze del futuro: il patentino della robotica, in programma il 29 settembre, dalle ore 11.00 alle 12.00, anch’esso presso la Sala Conferenze della Stazione Leopolda.

È possibile iscriversi ai seminari di presentazione dei seminari e.DO Experience sul sito.

Per scoprire di più sul Festival Internazionale della Robotica di Pisa,


Pearson

Pearson è l’azienda leader mondiale nel settore educational. E’ presente in 70 Paesi, con oltre 30.000 dipendenti. Le attività coprono tutti gli ambiti del settore, e spaziano dalla realizzazione di libri di testo (cartacei e digitali) e piattaforme per l’apprendimento, alla collaborazione con le Università per la creazione di contenuti formativi ad hoc, alla realizzazione di veri e propri corsi di studio on line e molto altro. E’ partner di numerosi governi e Istituzioni internazionali, tra le quali l’Ocse per la creazione dei test Pisa. In Italia, Pearson è presente in tutto il ciclo formativo, dalla Scuola Primaria all’Università. Nella scuola opera con marchi di grande tradizione, come Paravia e Bruno Mondadori, e copre tutti gli ambiti disciplinari, in molti dei quali è leader; è un editore di riferimento anche nell’Università, dove è presente con best sellers internazionali (con autori come il premio Nobel Paul Krugman, solo per fare un esempio) oltre a realizzare manuali specifici per il mercato italiano. Tanto nella scuola come nell’Università, Pearson si pone l’obiettivo di integrare la didattica tradizionale con sussidi digitali innovativi, che offrano un reale valore aggiunto allo studio e alla ricerca.

Il nuovo direttore generale del CSI Piemonte è Pietro Pacini

Il nuovo direttore generale del CSI Piemonte è Pietro Pacini

23 settembre 2018 |

Si tratta dell’Ingegnere Pietro Pacini, 54 anni, laureato in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Roma “La Sapienza” e con un Master in Ingegneria delle Telecomunicazioni conseguito al Politecnico di New York. Pacini ha maturato un’ampia e significativa esperienza presso importanti aziende, tra le quali Poste Italiane, dove, a partire da settembre 2010, ha ricoperto diversi incarichi tra i quali Responsabile del Governo delle Tecnologie e Direttore Vendite Pubblica Amministrazione.

Pacini ha iniziato la sua carriera professionale nel 1990 in Telecom Italia, dove ha ricoperto incarichi con crescenti responsabilità, tra cui quello di Amministratore Delegato di Telecontact.

Passato successivamente in Vodafone, ha ricoperto vari ruoli sia nell’ambito Customer Operations sia nelle Vendite, fino a diventare Amministratore Delegato di Vodafone Gestioni e Responsabile Canale Vendite Diretta Consumer.

Il nuovo Direttore Generale entrerà in carica il prossimo 15 ottobre e il suo mandato, di durata quinquennale, sarà innanzi tutto focalizzato sulla realizzazione del nuovo Piano Strategico 2019-2021 approvato dall’Assemblea dei Consorziati lo scorso 16 luglio.

Il processo di selezione è stato affidato ad un’apposita Commissione, nominata dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio, che si è avvalsa del supporto professionale dell’Advisor Spencer Stuart. Effettuata la comparazione dei profili professionali degli oltre 70 Candidati che hanno presentato domanda di partecipazione alla selezione, la Commissione ha stilato una graduatoria ristretta di 8 manager invitati a partecipare ad una successiva fase di colloqui, al termine della quale l’Ing. Pietro Pacini è risultato il candidato più idoneo.

L’Ing. Pietro Pacini subentra al Dott. Ferruccio Ferranti a cui il Consiglio di Amministrazione ha espresso l’apprezzamento e il ringraziamento per aver guidato con saggezza per 5 anni il Consorzio in un periodo di grande trasformazione.

 

Stefano Pigolotti: come lanciare una Startup a Torino

Stefano Pigolotti: come lanciare una Startup a Torino

23 settembre 2018 | , , , ,

“In un Paese come l’Italia – spiega il Prof. Stefano Pigolotti  – dove le micro e piccole imprese sono la grande maggioranza del tessuto produttivo nazionale, la figura dello startupper è, se possibile, più importante che altrove. Per quanto riguarda i giovani che intendano mettere su impresa, l’aspetto principale è legato all’alto numero di compiti che un imprenditore deve svolgere, resa difficoltosa per il basso numero di persone a cui delegare gli stessi”.

In Piemonte lo sappiamo, Tanto che il Politecnico di Torino ha costituito, ormai da circa 20 anni (1999) l’I3P, il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo, come più volte certificato dal ranking internazionale UBI Index.

Un punto di vista autorevole quello espresso da Pigolotti, capace di guardare da un’ottica privilegiata il mondo delle imprese di oggi: e spiega che:

La “digital transformation” coinvolgerà sempre più tutti i settori  industriali ed è fondamentale per le nuove imprese innovative che intendano raggiungere il successo. Una startup deve anticipare le esigenze del mercato crescendo con nuovi profili professionali al proprio interno che possono aiutare a gestire la rivoluzione in atto.

 

Quali sono allora le principali difficoltà di chi avvia una startup innovativa? Lo abbiamo chiesto a Stefano Pigolotti,   – che durante gli ultimi anni ha formato  centinaia di giovani imprenditori e startupper – da noi incontrato  a febbraio di quest’anno insieme al Prof. Marco Novarese – docente di economia comportamentale dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale. 

La frase “non ho le persone adeguate a cui poter delegare” – spiega Pigolotti – accantona il problema della delega sublimandolo in uno spazio generico al di fuori del controllo personale, dove la soluzione implicita è quella di un maggiore controllo sull’intera organizzazione aziendale. Il problema si pone maggiormente quando l’impresa è matura, e il ruolo dell’imprenditore dovrebbe passare da quello di sorvegliante di ogni processo produttivo a motore delle spinte evolutive, necessarie per l’espansione aziendale. 

Ma come fare? A Torino il problema di dar vita ad una startup si è reso avvicinabile grazie agli incubatori di impresa del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino. Un affiancamento ottimale per i giovani imprenditori che non è sufficiente, se pensiamo agli alti fallimenti di impresa. 

Tra le caratteristiche delle neo-imprese vincenti – spiega il docente , stabili e con un futuro roseo davanti a loro, anche se di piccole dimensioni, troviamo:

  • Livello di innovazione sopra la media
  • Elevata focalizzazione sul prodotto
  • Accesso competitivo al mercato globale
  • Forti competenze interne
  • Forte attenzione al cliente, anche in assenza di marketing “tradizionale”
  • Poco turnover dei dipendenti, con la costruzione di una “famiglia aziendale”.

Questi aspetti sono alla base di un’azienda di successo, e il neo-imprenditore deve puntare a ottenere tutti questi aspetti, delegando alle persone competenti gli aspetti che non riesce a seguire personalmente, ma mantenendo sempre un contatto e un confronto diretto.

È bene sottolineare l’importanza del feedback dei clienti, che possono proporre linee evolutive e innovazioni differenti rispetto a quelle promosse dall’azienda stessa. L’innovazione, specialmente in questi ultimi anni di veloce crescita tecnologica, è fondamentale per mantenere l’azienda competitiva, risparmiando risorse che possono essere quindi investite per la realizzazione di nuovi prodotti e di nuovi investimenti, anche e soprattutto di formazione delle persone che lavorano per l’azienda. 

La formazione di un team di lavoro efficace ed efficiente è legata anche alla collaborazione nella gestione dell’azienda stessa. In questo la delega alle persone giuste è fondamentale, per poter far evolvere sia il personale interno all’azienda che l’azienda stessa. Sembra facile, ma tutto ciò richiede un buon lavoro in da parte dell’imprenditore, che deve essere disponibile ad affrontare un evoluzione personale mettendo in atto alcune strategie che prevedono un’evoluzione personale.

Di seguito alcuni consigli di Stefano Pigolotti:

Conoscenza di se stessi

Per diventare persone di successo, è necessario conoscere a fondo i propri punti di forza e i propri limiti. Se non conosciamo noi stessi, è impossibile impostare un percorso che ci aiuti a puntare sui primi e lavorare sui secondi

Passione

La passione è fondamentale, essa ci consente di esprimere al massimo le nostre potenzialità. L’optimum  sarebbe saper trasformare le proprie passioni nel proprio lavoro è la strada principale e più facile per avere successo nel proprio lavoro.

Niente fretta

Di fronte a una scelta importante, specialmente se si tratta di investimenti, la fretta è una pessima consigliera. Valutare attentamente pro e contro consente di fare scelte razionali e ponderate.

Studiare, sempre

Il mercato del lavoro attuale ha al suo centro la formazione continua delle persone. Raggiungere il successo è anche una questione di evoluzione personale e culturale, ed è ugualmente importante formare le persone con le quali si lavora, in modo da creare un team preparato ad affrontare le attività fi ogni giorno. l

Circondarsi di validi collaboratori 

Conoscere e frequentare persone che stimolino la crescita personale e la spinta personale verso il successo è fondamentale, circondarsi di “yes man” sarebbe inutile e controproducente. La followship è un’importante caratteristica nel team-work che garantisce al leader sostegno e stimoli costruttivi in grado di portare l’intero team al raggiungimento dei risultati prefissati.

Cura te stesso

Potrai avere idee di successo, avere intorno le persone giuste, avere fra le mani l’invenzione che cambierà le vite di tutti per i prossimi anni, ma non dimenticare di avere cura di te e della tua immagine, sia fisica che online. Le idee di successo sono strettamente legate a chi le ha, e il personal brandig è fondamentale.

Definisci i tuoi obiettivi

Puntare al successo è facile, raggiungerlo no. Definire obiettivi sostenibili che, un passo alla volta, portino al successo, è parte della strada per ottenerlo.

errori da evitare quando si apre una startup

 

GLI ERRORI DA EVITARE …

Nella seguente infografica, gli errori più frequenti che commettono gli startupper.  Errori dovuti alla sottovalutazione dei problemi, a una visione limitata, a corto raggio.

Come si nota dalla grafica, il primo errore è non avere un team smart e innovativo almeno quanto il fondatore.
Il team di ogni impresa fa di quella una impresa vincente, fa la differenza nella fase di proposizione,  ovvero quando bisogna  trasformare un’idea in un progetto d’impresa strutturato e portarlo al successo.

All’interno della startup bisogna costruire un team multidisciplinare con competenze diversificate e utili  per creare e sviluppare un business. Ad esempio è inutile avere solo progettisti e nessun incaricato al marketing del prodotto: in una impresa i compiti devono esser chiari e separati, anche per evitare sovrapposizioni e incomprensioni.

Nel business plan l’attenzione degli investitori è sempre fortemente focalizzata su questo aspetto. Ma attenzione: è importantissimo che esista sintonia tra i componenti del team, solo così tutti saranno entusiasti di dedicare tempo e sfrzi che di solito nelle startup sono maggiori di quelli in ogni altro incarico: un team capace di infondersi sicurezza ma anche sostenere sacrifici comuni. Come afferma Guy Kawasaki nel suo libro The art of the start 2.0, “Recruit to build, not to fund” ovvero non è sufficiente avere un co-founder solo perché è uno che investe soldi nell’idea di impresa: è importante che condivida la mission di tutto il progetto. Un altro aspetto, ancora sottovalutato nella formazione di un team, è la presenza di persone di genere diverso: una donna ad esempio con una visione cosiddetta soft skill, può portare avanti  interessi della società altrimenti inespressi e fornire  spunti per creare nuovi servizi e obiettivi a medio lungo termine.

UN ESEMPIO DA IMITARE

Jeff Bezos, fondatore di Amazon (attualmente una delle aziende con il fatturato più alto al mondo,  è riuscito nell’intento di modellare  la sua startup portandola da un semplice negozio virtuale di vendita di libri in un colosso della logistica, con una presenza in ogni Paese del mondo. Oggi diventata anche casa di produzione cinematografica è considerato  il nuovo Re Mida, tutto quel che tocca diventa oro, se pensiamo anche alle realtà che Bezos ha incamerato lungo la sua strada, da Whole Foods al Washington Post.  Tra i consigli per giovani startupper, ci sono quelli dei suoi principali collaboratori, come Nadia Shouraboura che con  “non preoccuparsi del denaro” spiega come la qualità del servizio sia la cosa più importante per il successo aziendale. Nel caso di Amazon il mantra si traduce in “spedite tutto il più velocemente possibile; non perdete un singolo ordine”. La maggior parte delle aziende afferma che il cliente è la cosa più importante, ma farà comunque quello che è giusto per l’azienda. Jeff, invece, fa veramente ciò che è giusto per il cliente”.

 

La trasformazione dalla vecchia alla nuova economia non si è ancora conclusa del tutto: alcune professioni sono già obsolete e altre lo saranno nei prossimi anni, sostituite da nuove mansioni legate soprattutto al mondo digitale. Social media manager, Lead generation manager, Storyteller, Data Scientist…  sono queste alcune delle figure già richieste dalle imprese. Oggi all’interno delle aziende mancano ancora alcune di queste professionalità, dovuta al fatto che esiste anche una diffusa ignoranza da parte delle aziende che cercano persone con esperienza sia nel campo di attività specifico sia nel digitale. Professionalità che ancora non esistono e che si possono creare solo utilizzando gli adeguati strumenti formativi. Formazione che si è totalmente trasformata  negli ultimi anni; la formazione “come si faceva una volta”, con il docente in cattedrà in aula e gli studenti dall’altra parte, è destinata a finire. Oggi si studia e si lavora con modalità diverse. Pensiamo ad esempio alla realtà virtuale, che permette di apprendere esperienze in tempo reale, oppure alla formazione esperienziale che, pur non eliminando in toto metodologie e strumenti tradizionali, li utilizza per rendere più solido l’apprendimento aumentando le opportunità di comportamenti tratti dalla  realtà lavorativa, o anche che agli outdoor training, che si svolgono in spazi aperti, nella natura, in luoghi diversi e distanti dalla realtà aziendale. Insomma: un mondo quello delle imprese in continua  ed in esorabile trasformazione.

 

Teatro e Scienza inaugura la mostra “Regine dei Numeri”

21 settembre 2018 | ,

La testata scientifica nazionale Gravità Zero, media partner come ogni anno di importanti eventi scientifici nazionali, annuncia che il 26 settembre inizierà presso il  Palazzo della REGIONE PIEMONTE  – Sala Mostre – TORINO – Piazza Castello 165 – piano terra la grande mostra d’arte  “Regine dei Numeri” dedicata a 26 matematiche dall’antichità ai giorni nostri in esposizione 32 opere  di 8 artiste/i contemporanee

“Teatro e Scienza” è un’Associazione Culturale senza scopo di lucro nata a Torino, che opera ormai da anni nello spettacolo dal vivo, in particolare quello di tipo teatral-scientifico.

La mission è quella di produrre e rappresentare spettacoli di Scienza, organizzare festival, rassegne, conferenze, mostre, corsi di formazione e concorsi teatrali.Teatro e Scienza

Ambasciatori della Terza Cultura: intesa non tanto come l’unione delle prime due (quella Umanistica e quella Scientifica) quanto come una visione dall’alto dell’unità della Conoscenza.

Qui la locandina A3 della Mostra

I partecipanti e gli eventi collaterali

Il 26 settembre inizia presso il  Palazzo della REGIONE PIEMONTE  – Sala Mostre – TORINO – Piazza Castello 165 – piano terra la grande mostra d’arte  “Regine dei Numeri” dedicata a 26 matematiche dall’antichità ai giorni nostri in esposizione 32 opere  di 8 artiste/i contemporanee/i

Industria 4.0 e intelligenza artificiale

Industria 4.0 e intelligenza artificiale

14 settembre 2018 | ,
La quarta rivoluzione industriale avrà un impatto senza precedenti nel mondo delle imprese, in particolar modo per quanto riguarda le aziende con un profilo medio-piccolo.
Un’impresa automatizzata e interconnessa, in pratica una PMI nel contesto dell’Industria 4.0.
Start up, A.I., Big Data e Innovazione. Sono dunque le parole e le sfide del futuro. Ma bisogna affrontarle con consapevolezza e lungimiranza per poter sfruttare al massimo le potenzialità.
Se ne parlerà con Emilio Paolucci – Politecnico di Torino, Simone Maggi – Lanieri Start up, Mario Parenti – GammaDonna, Marco Riva – Open Incet. Modera Raffaele Gallo, consigliere regionale del Piemonte, PD
Durante la serata si potrà sperimentare la tecnologia 360° applicata alla politica.
DATA E ORA
gio 20 settembre 2018
18:00 – 20:00
Ai Rinascimenti Sociali
via Maria Vittoria 38
10123 Torino
Maggiori info qui. Ingresso Libero