Premio Odisseo 2008

Il Premio Odisseo si propone di conferire un riconoscimento a quei manager che hanno contribuito al successo aziendale con creatività e spirito innovativo ognuno nell’ambito della propria professionalità, stimolandoli ad essere sempre più esempi di eccellenza nell’ambito delle loro singole competenze.

La cerimonia di premiazione è prevista per venerdì 30 gennaio 2009 presso l’Unione Industriale di Torino. Ideato dai manager del Club Dirigenti Vendite e Marketing (CDVM) e del Club Comunicazione d’Impresa (CCI) dell’Unione Industriale di Torino, il Premio si è esteso al Club dei Dirigenti Amministrativi e Finanziari (CDAF), al Club dei Dirigenti Tecnici (CDT), al Club dei Dirigenti di Informatica (CDI), all’Associazione Italiana di Management degli Approvvigionamenti Sezione Piemonte e all’Associazione Torinese Laureati in Economia.

Verrà premiato un rappresentante di ciascun ramo professionale e un superpremio sarà assegnato ad un manager distintosi particolarmente non solo nella propria professione ma anche nell’interfunzionalità e nell’interdisciplinarietà. I premi in palio saranno opere d’arte uniche create e messe a disposizione da artisti contemporanei, allo scopo di enfatizzare l’aspetto creativo del lavoro manageriale e ribadire che la creatività artistica ed imprenditoriale possono essere espressione diverse ma complementari di un unico talento.

Mariella Bogliacino, Nicola Boursier, Nëri Ceccarelli, Osvaldo Moi, Valentina Testa, Anna Torriero e Ugo Venturini sono gli artisti selezionati da Non Permanent Gallery per contribuire con una loro opera originale alla premiazione dei sette manager vincitori della quarta edizione del Premio Odisseo.

La presentazione degli artisti è avvenuta sabato 8 novembre in occasione della Notte delle Arti Contemporanee, nel corso di una serata riservata agli organizzatori, agli sponsor e agli amici del Premio Odisseo che si terrà presso Le Fonduk Art Cafè di Corso Belgio 18 a Torino con inizio alle ore 21,30.

Tre nomi per il dopo Motorola

Via Repubblica

«Dobbiamo trovare una soluzione per la Motorola, con gli enti locali, gli industriali, l’azienda. Ci sto lavorando». Il rettore del Politecnico, Francesco Profumo, non vuole lasciare nulla di intentato, insieme a Regione e Comune, non tanto per evitare che la «M» del colosso statunitense scompaia da via Cardinal Massaia, ma per scongiurare un fuggi-fuggi delle competenze che si sono formate in dieci anni. Ci sono trattative in corso? Bocche cucite e soprattutto i tempi sono stretti: 75 giorni da lunedì scorso. Tutti i 370 addetti rimarranno a casa dal 19 gennaio. Non mancano le indiscrezioni.

Sembra che Motorola abbia fatto intendere agli enti locali di avere in corso contatti con un gruppo, senza spiegare però di cosa si tratti. A questo si aggiunge che dirigenti italiani abbiano cercato una sponda nell’avversario diretto degli americani: la Nokia. Risposta? Non ha escluso di prendere in considerazione l’i potesi. Molto più di sostanza sembrano i tentativi di coinvolgere una grande società indiana, attiva nel settore dei software per le telecomunicazioni. D’altronde la stessa Motorola ha storici rapporti con l’India e un centro a Bangalore. E su questa partita potrebbero entrare in gioco altre due società, entrambe giapponesi. Gruppi mondiali che avrebbero puntato gli occhi su Torino e che in questo momento, con l’addio di Motorola, potrebbero assorbire, sempre che le trattative per l’apertura dei siti vadano a buon fine, gli addetti lasciati a casa. Si parla della Fujitsu, interessata alla cittadella del Poli, e della Sharp, proiettata sul vercellese per avere più spazi. Contatti che passerebbero attraverso Poli ed enti locali.

«Sono molto dispiaciuto di quanto è accaduto — aggiunge il rettore Profumo — perché il centro ricerche Motorola è uno dei migliori al mondo. Ci sono competenze uniche». Lunedì Profumo, insieme all’a ssessore regionale all’Innovazione e all’Università, Andrea Bairati, incontreranno il direttore generale del sito torinese, Massimo Marcarini, che ieri ha parlato telefonicamente con la presidente Bresso: «Il patrimonio umano e personale non va disperso», dice la presidente che scriverà ai vertici statunitensi di Motorola per chiedere un allungamento dei tempi di chiusura. Missiva che si va ad aggiungere a quella firmata dal sindaco Chiamparino. «I due mesi e mezzo previsti sono troppo poco per trovare una soluzione», dice Bairati.

Il vicesindaco Tom Dealessandri ha incontrato un gruppo di lavoratori, riunione dove è emersa l’ipotesi che alcuni professionisti decidano di mettersi in proprio, creando aziende più piccole nel campo delle tlc e dei software, anche grazie all’aiuto del pubblico. Uno scenario che prende piede a Palazzo Civico e che il vicepresidente della commissione lavoro, Enzo Lavolta, vorrebbe trasformare presto in realtà.

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A Torino parte il bike sharing

Via Vittorio Pasteris

Il Consiglio comunale, con 32 voti favorevoli e 7 contrari, ha approvato una deliberazione che introdurrà anche a Torino il bike sharing. Un servizio per incentivare l’uso delle biciclette, soprattutto nella zona centrale della città. Sono previste più di cento postazioni, ciascuna con una dotazione di dieci cicli. Distanza media tra una e l’altra, circa 300-350 metri.

L’idea è quella di offrire a chiunque la possibilità di prendere a noleggio una bicicletta per un breve periodo – magari vicino a dove si è parcheggiata l’automobile – per “passare” da un punto all’altro del centro cittadino, trovando sempre la possibilità di riconsegnare le due ruote in un punto diverso rispetto a quello di partenza, sul modello del car sharing già avviato alcuni anni fa.

Una rete capillare, inizialmente con 116 “stazioni” (che potranno arrivare a 130, sempre con dieci biciclette ciascuna), che sarà gestita per 12 anni da un unico concessionario, il quale potrà disporre di spazi pubblicitari fino ad un massimo di 12 metri quadri per ogni punto bici.

L'America riscopre Torino

Marco Trabucco su Repubblica

Il calore delle Olimpiadi non si è ancora raffreddato, a Torino. A sostenerlo questa volta non è qualche politico o qualche nostalgico delle magiche giornate del febbraio 2006, ma il New York Times, che nella sua edizioni di ieri, ha dedicato l’inserto viaggi, la Travel Guide della domenica, proprio alla nostra città. Una bella serie di articoli (che si possono leggere nell’edizione on line del quotidiano newyorkese) che descrivono le bellezze di Torino soffermandosi in particolare su quelle che sono nate o «sbocciate» dopo i Giochi. Nell’articolo principale, l’autrice Gisela Williams inizia il suo viaggio subalpino proprio da Eataly che insieme alla Reggia di Venaria forma la coppia di novità della Torino post olimpica. «Visitandolo si capisce che non è usurpata la definizione di più grande centro del cibo e del vino al mondo», scrive l’autrice entusiasta delle piramidi di carciofi, delle centinaia di marche di pasta «dai nomi impronunciabili», dalle montagne di scatole di conserva di pomodoro o dì bottiglie di vini bianchi friulani. Poi una breve storia della città, della sua trasformazione, grazie al tocco magico delle Olimpiadi da grigia capitale dell’industria automobilistica in un «Centro cosmopolita del cibo artigianale e del design». «Le vecchie fabbriche sono state trasformate in gallerie d’arte e le trattorie creative stanno trasformando Torino in una delle capitali del cibo in Italia».

Un entusiasmo che non sembra tenere conto della crisi economica e finanziaria che proprio da New York sta dilagando e che disegna Torino coma una sorta di luna park della gola e della bellezza. Una rinascita di cui, per il quotidiano Usa, le Olimpiadi sono state solo una tappa: «II rinnovamento di Torino — spiega nell’articolo Julian Fittipaldi, ingegnere argentino che lavora alla Fiat che è stato intervistato — è partito dopo i Giochi. E’ come se le Olimpiadi avessero iniettato sangue fresco in qualche punto della città». Lo dice, Fittipaldi, seduto al tavolo di un ristorante, il Trait d’Union. ospitato in uno storico palazzo del centro e degustando un risotto agli asparagi e al raschera («a creamy cheese from Bra») insieme alla fidanzata, la modella 22enne Belen Carro. Il Trait d’Union è anche uno dei locali consigliati dal Nyt, insieme al Lutèce di piazza Carlina, all’ldrovolante sul Po ai locali del Quadrilatero (in particolare i Tre Galli e le Tre Galline).

L’articolo poi descrive con entusiasmo l’abitudine molto torinese dell’aperitivo e degli stuzzichini gratuiti e abbondanti che lo accompagnano («a Torino non è difficile avere gli occhi più grandi del proprio stomaco»). Passa poi senza imbarazzi, dai Docks Dora, ai Murazzi, protagonisti della scena notturna torinese, al Lingotto e alla Pinacoteca Agnelli. Il Sitea, il Meridien-Art&Tech, il Boston e il Vittoria sono alcuni degli hotel consigliati, mentre tra i ristoranti e bar ci sono i classici Caffè Torino e San Carlo, Fiorio, Baratti e il Bicerin.

Quanto all’arte un intero «capitolo» è dedicato alla Venaria Reale e al suo restauro: sotto una bellissima foto dell’ancor più bella Galleria di Diana juvarriana, viene descritto il restauro della Reggia e come questa da caserma semiabbandonata si sia trasformata in meno di dieci anni in un “must see”, un luogo da visitare ad ogni costo per chi viene in Italia.

P@esechevai

L’esercito delle micro web tv si riunisce a P@esechevai il primo meeting sulle web tv create da cittadini video-maker per passione.  Due giorni durante cui i canali video creati dal basso, e raccontati sulle pagine di Nòva-Sole24Ore nella rubrica “Storie di Ordinaria Programmazione”, si confronteranno tra loro e con gli esperti e gli addetti ai lavori coinvolti.

All’appuntamento seguirà una rassegna dei prodotti video elaborati dai canali, visibile su Paesechevai.tv e sulle piattaforme partner dell’iniziativa. Una giuria rappresentata da un team di esperti e  preseduta da Silvia Tortora decreterà a fine novembre 2008 la “Best web TV 2008”.   Il meeting, ideato e diretto da Giampaolo Colletti, autore delle Storie e del progetto Altratv, è supportato da Nòva-Sole24Ore, IULM, Yks, Odeon e Movi&Co.

Trenta anni di Centro Ricerche Fiat

Il Centro Ricerche Fiat compie trenta anni ed il prossimo 16 luglio, nella sede di Orbassano (Torino), li festeggera’ attraverso i protagonisti e le innovazioni, che ne hanno caratterizzato la storia e che tuttora costituiscono l’elemento distintivo della sua attivita’.

Il percorso del CrF inizia, infatti, il 7 dicembre del 1978 ed i 30 anni di attivita’, che lo hanno reso il Polo di riferimento dell’innovazione del Gruppo Fiat, saranno raccontati ripercorrendo i principali eventi, che hanno visto protagonista l’azienda e attraverso i modelli, che hanno rappresentato tappe importanti delle epoche di ricerca tecnologica, di design, di sperimentazione e che testimoniano l’impegno del Gruppo del Lingotto nella ricerca e sulla mobilita’ sostenibile.

Un impegno, quello di Fiat nella ricerca e sulla mobilita’ sostenibile, che prevede l’impiego di 12.900 persone in 114 centri nel mondo, per una spesa di circa 1,7 miliardi di euro l’anno. Il CRF partecipa dal 1989 ai progetti di ricerca promossi dall’Unione Europea, collaborando con partner sia industriali che accdemici in attivita’ di ricerca precompetitiva di durata pluriennale. Nel corso degli anni ha sviluppato un network globale di oltre 150 universita’ e centri di ricerca e oltre 1000 partner industriali in tutto il mondo.

Dal 1980, inoltre, il CRF e’ tra i promotori del Joint Research Committee of European Motor Vehicle Manufacturers, ora EUCAR, a cui partecipano i maggiori produttori d’auto per condividere programmi comuni di ricerca. A livello nazionale il Centro Ricerche Fiat e’ attivo in diversi consorzi di ricerca pubblici e privati e collabora con il Mur, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico.

Particolarmente attivo nel campo della ricerca per la mobilita’ sostenibile, il CRF adotta un approccio volto a studiare soluzione innovative in questo settore a 360 gradi: dalla riduzione delle emissioni tramite sistemi innovativi, alla riduzione dei consumi attraverso l’alleggerimento, dall’aerodinamica, all’ottimizzazione dei sistemi veicolo, dall’infomobilita’, al processo produttivo eco-compatibile, all’utilizzo di materiali ecologici e riciclabili fino ad approdare alla riduzione della congestione del traffico e dei rumori.

Da Archiworld.tv un contributo al congresso degli architetti

Il tributo che archiworld.tv intende portare al Congresso mondiale degli architetti UIA, in programma a Torino dal 29 giugno al 4 luglio, è un affresco della satira che ha colpito da sempre il ruolo dell’architetto e del designer.

All’innocenza e alla scurrilità di molti filmati presenti su Youtube, realizzati da studenti che intendono così criticare il sistema universitario e i loro docenti, abbiamo preferito l’ironia pungente dei professionisti dello spettacolo. Gli estratti che presentiamo colpiscono archistar e loro cloni con sagacia e qualche cattiveria. L’autoironia sembra appartenere a pochi fra i protagonisti. Ne viene fuori una categoria coerente con quella descritta dai media nazionali: conservatrice e allo stesso tempo autodistruttiva.

Capostipite della categoria surreale è certamente il dissacrante “The Architect Sketch” dei Monty Python, datato 1970. “This is a 12-story block combining classical neo-Georgian features with the efficiency of modern techniques. The tenants arrive here and are carried along the corridor on a conveyor belt in extreme comfort, past murals depicting Mediterranean scenes, towards the rotating knives”. Le lame rotanti sono imprescindibili per il progetto dell’architetto: garantiscono ai costruttori un perenne ricambio di inquilini.

La palma dell’autoironia va ex-aequo a Gehry e a Starck. Il primo con la sua partecipazione in disegno e voce a una puntata dei Simpsons (stagione 16, episodio 14). Marge convince Springfield a fare una concert hall, progettata da Frank Gehry. Dopo aver accartocciato la lettera inviatagli da Marge, l’architetto la getta per strada, poi per caso si volta e si rende conto del capolavoro che ha creato, modestamente… Poco dopo l’inaugurazione dell’auditorium, i conti vanno in rosso e l’edificio viene abbandonato. Il signor Burns lo acquista e lo trasforma in una prigione. Che sia una “sottile” quanto ormai scontata metafora dell’architettura bella ma economicamente insostenibile? Starck invece suscita l’ilarità della platea con il suo franco-inglese nella performance del 2007 ai TED Talks dove dichiara che la professione del designer è inutile.

A Giamello il premio Humboldt Research

Il prof. Elio Giamello, professore ordinario di chimica generale e inorganica presso l’Università di Torino ha ricevuto il premio Humboldt Research per la sua attività scientifica nel campo della chimica di superficie. La Fondazione Alexander von Humboldt, è una prestigiosa organizzazione no profit della Repubblica Federale tedesca che sponsorizza ricercatori di alto livello scientifico e promuove la cooperazione internazionale. Martedì 24 Giugno i vincitori dei premi Humboldt tra cui il prof. Giamello saranno ricevuti dal Presidente della Repubblica Horst Köhler a Berlino.

Elio Giamello è nato nel 1950 e si è laureato in Chimica all’Università di Torino nel 1974. In campo scientifico si è occupato con continuità della chimica di superficie di solidi e materiali inorganici. In tale contesto ha sviluppato in particolare l’utilizzo della tecnica di risonanza di spin elettronico (lo spin elettronico è una tecnica di risonanza magnetica puntata sugli elettroni) per la descrizione delle superfici e degli intermedi chimici stabilizzati alle superfici stesse con la quale ha
ottenuto una rilevante serie di risultati di valore scientifico. Questi sono testimoniati da un insieme di circa 200 lavori a stampa pubblicati su giornali a diffusione internazionale e da un alto numero di inviti a tenere relazioni o conferenze in Congressi internazionali.
È membro di società scientifiche nazionali e straniere (American Chemical Society; Gruppo Spagnolo di Risonanza di Spin Elettronico). Ha svolto intensamente attività didattica in Italia e all’estero. È professore ordinario di chimica generale e inorganica  all’Università di Torino, direttore del dipartimento di chimica IFM, direttore della scuola di dottorato in scienza e alta tecnologia dell’Università di Torino.

Un Salone del Gusto a basso impatto ambientale

E’ stata presentata a Torino la settima edizione del Salone del Gusto che si svolgerà a Lingotto Fiere dal 23 al 27 ottobre 2008

Salone del Gusto e Terra Madre 2008 pongono all’ordine del giorno questa questione: riuscire a dare motivazioni e gratificazioni sufficienti affinché i giovani ritornino alla terra. In Italia i contadini sono solo il 3% della popolazione lavorativa, la maggior parte dei quali in età avanzata.

È necessario che le persone che lavorano la terra aumentino, e per fare questo è indispensabile l’apporto dei giovani. I contadini sono i veri custodi del nostro pianeta, conservatori di biodiversità e saperi tradizionali. Riuscire a rilocalizzare la produzione significa coniugare valore economico con un modello di agricoltura sostenibile. Questa non è dietrologia, ma un’idea vincente, la più moderna al mondo. E nella consapevolezza di dover rigenerare l’agricoltura attraverso i giovani, a Terra Madre ne saranno presenti migliaia, contadini e studenti. Bisogna puntare sulla loro creatività, con l’apporto del sistema universitario che deve elaborare nuove strategie economico-politico-culturali. Terra Madre è un imponente fiume carsico che ogni due anni riaffiora a Torino per portare uno straordinario valore di autostima e contenuti ai contadini i quali a loro volta li riportano nelle loro case in 154 Paesi del mondo.

Questa settima edizione del Salone del Gusto sarà la più grande e importante, basti pensare che l’area espositiva occuperà 60 747 mq , il 15% in più rispetto al 2006. Il Salone del Gusto e Terra Madre saranno  il primo grande evento fieristico internazionale ad applicare l’approccio sistemico con l’obiettivo di ridurre progressivamente il proprio impatto ambientale. In estrema sintesi si lavorerà per ridurre l’impatto ambientale appunto (energia, emissioni, rifiuti) dei due eventi e promuovere scenari sostenibili di consumo. Naturalmente verranno compensate le emissioni di CO2, ma solo dopo aver lavorato per ridurle e non limitandosi banalmente a compensare quanto emesso senza impegnarsi prima a contenere le emissioni.

Phylla, la city car ecologica

Un veicolo urbano elettrico e sostenibile, che sfrutta tutte le fonti di energia alla ricerca della combinazione migliore (in primo luogo solare e idrogeno), efficiente e totalmente riciclabile, che annulla le emissioni di gas inquinanti e di anidride carbonica e riduce l’impatto ambientale durante il suo intero ciclo di vita sono le caratteristiche principali del concept Phylla, presentato il 23 maggio a Torino durante “Uniamo le energie”.

Phylla nasce dalla sintesi di più forze e competenze: hanno partecipato, insieme alla Regione Piemonte, che ha sponsorizzato e finanziato il progetto, e all’Environment Park, che ha contribuito a definire e selezionare le tecnologie innovative per l’ambiente, il Centro Ricerche Fiat in qualità di Vehicle project leader, a cui sono state demandate le scelte tecniche e architetturali per lo sviluppo del dimostratore marciante, e il Politecnico di Torino per la gestione complessiva del progetto e il coordinamento dei partners. Hanno inoltre collaborato la Camera di Commercio di Torino con il progetto From Concept to Car, l’Istituto Europeo di Design, l’Istituto di Arte applicata e Design, Novamont, il Consorzio Proplast, Sagat, Enecom, Sydera e Bee Studio.

Obiettivo del progetto, la realizzazione di un concept di veicolo urbano sostenibile, ma anche economico, in grado di raggiungere livelli di costo chilometrico dieci volte inferiori rispetto a un veicolo equivalente (city car) di normale produzione a benzina. Un’auto adatta alla mobilità urbana individuale e condivisa (car sharing e van sharing) da parte di un’utenza estesa (es. persone anziane, diversamente abili) ed all’ambito professionale per l’accesso ad aree ristrette quali aeroporti, stazioni ed ospedali, località turistiche, che ricerca la migliore soluzione nell’impiego combinato di fonti di energia alternativa (solare, idroelettrica, biogas, ecc.), sperimenta materiali ad elevata efficienza strutturale e totalmente riciclabili, utilizza le tecnologie innovative più rilevanti per la mobilità urbana.
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