Inaugurazione dell'anno Accademico 2010-2011 per Unito

Lunedì 31 gennaio 2011, ore 10.00 nell’aula Gialla della Facoltà di Economia in Corso Unione Sovietica, 218 a torino si svolgerà l’inaugurazione dell’anno Accademico 2010-2011.

Interverranno: Ezio Pelizzetti, Rettore Università degli Studi di Torino; Loredana Segreto, Direttore Amministrativo Università degli Studi di Torino; Alice Graziano Presidente, Senato degli Studenti Università degli Studi di Torino, La prolusione dell’inaugurazione sarà tenuta da Mario Deaglio Professore ordinario, Facoltà di Economia Università degli Studi di Torino . Il titolo della proluzione sarà: la crisi economica globale, radici, evoluzione e possibili esiti.
La cerimonia sarà trasmessa in diretta sul portale di Ateneo: www.unito.it/media

L'Università di Torino bandisce 94 posti per ricercatori

Il Senato Accademico dell’Università di Torino ha bandito concorsi per 94 posti di ricercatore e ha deliberato «la stabilizzazione di tutto il personale tecnico amministrativo che ne aveva i requisiti». Lo rende noto l’ateneo.

Le decisioni sono «sono un’attestazione di fiducia e una scommessa meditata nel futuro dell’Università e della ricerca – si legge in una nota dell’Università torinese – ci auguriamo che l’indubbio sforzo fatto solleciti le autorità competenti, il parlamento e il governo nazionale a riflettere sulla necessità di investire in cultura, alta formazione, ricerca e innovazione per raccogliere le sfide del mondo globale e per impedire il progressivo declino del Paese».

«Si tratta – continua il Senato accademico – di una rilevante operazione di reclutamento su posti a tempo indeterminato, che nella presente contingenza pochi enti e istituzioni, pubbliche e private, possono permettersi».

Open Access, conoscenza aperta e ricerca

L’Open Access è un canale alternativo e complementare di libera diffusione dei risultati della ricerca scientifica. In occasione della Open Access Week (18-24 ottobre) personalità del mondo della ricerca si confronteranno sulle opportunità offerte dall’Open Access il 18 ottobre 2010. Open  Access e conoscenza aperta: quali vantaggi per chi fa ricerca ? Aula Magna Università di Torino, Via Verdi, 8 – 18 ottobre 2010. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming su Unito Media

Polito e Unito fra i migliori atenei italiani

Il Politecnico di Torino e L’Università di Torino fra gli atenei con il miglior standard qualititivo

L’Università di Trento, i Politecnici di Milano e di Torino sono i tre migliori atenei italiani. Quelli che, secondo il ministero, hanno i maggiori standard qualitativi. E per questo verranno premiati. Anzi, il premio è già stato assegnato dal ministro Mariastella Gelmini. Per la prima volta in Italia, infatti, il ministero ha distribuito una parte dei fondi destinati alle Università sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, cioè 525 milioni di euro, è stato assegnato in base alla qualità della ricerca e della didattica degli atenei. In particolare i due terzi di questo fondo sono stati assegnati in base alla qualità della ricerca, un terzo in base alla qualità della didattica. E la classifica, che ha fatto da base a questa divisione dei fondi, certamente farà discutere (leggi la graduatoria del ministero). Perchè se c’è chi ottiene più fondi, ci sono anche atenei che, di conseguenza ne riceveranno di meno. E nella prima graduatoria sono ben 27 le università che avranno un «taglio» di fondi perché secondo la valutazione «non hanno gli standard qualitativi previsti».

Lingue resta senza soldi e chiede il numero chiuso

Via Lastampa.it

La facoltà di Lingue chiude per fallimento, come tuonano gli studenti. O per senso di responsabilità, come si legge nel documento con cui il Consiglio di facoltà ha chiesto all’ateneo di concedere il numero chiuso. «O si mente sapendo di mentire, lasciando che chi vuole si iscriva a Lingue grazie all’implicita promessa di un’offerta didattica che sappiamo non realizzabile. Oppure si introduce il numero programmato, in modo da consentire, seppure con fatica, che le poche forze a disposizione possano svolgere il loro lavoro in modo utile e produttivo».

Vista dagli studenti, o dai docenti, cambia poco. Si chiude – in realtà si riduce – perché mancano i soldi, le aule, i posti a sedere, i docenti, i collaboratori, i tecnici. Manca tutto e – spiega il preside Paolo Bertinetti – «già adesso si naviga facendo leva sul volontariato». Il guaio è che mancherà sempre di più. Servirebbero risorse per far fronte alle carenze di personale. Servirebbe poter rimpiazzare tutti i docenti che vanno in pensione. Servirebbero altre regole e tanti soldi in più. Ma non ci sono: la parte spendibile del fondo di finanziamento, se nel 2008 era stata di 450mila euro, quest’anno sarà meno della metà. Entro ottobre del 2010, 18 docenti su 61 andranno in pensione. Il problema delle aule è storia vecchia, e forse colpa – come dice Bertinetti – «dell’egoismo delle altre facoltà»: resta il fatto che a Lingue spesso si fa lezione seduti a terra. «A volte si sta in 150 dentro aule con 70 posti. Basterebbe un banco a testa. Almeno quello», racconta Luigi Ottolini, del collettivo degli studenti di Lingue.

Mentre il personale della facoltà restava invariato – 60 docenti, 39 ricercatori, 44 esperti linguistici e la miseria di 4 amministrativi – il numero di studenti cresceva anno dopo anno: a settembre 2008 gli immatricolati sono stati 1200. Troppi. «Se diciamo che abbiamo poche aule anziché darcene di più ci tolgono fondi perché non siamo efficienti; se chiediamo più fondi ci vengono rifiutati; ora dovremo fare a meno di molti professori e lettori. Siamo costretti a dire ai diplomandi di non iscriversi a Lingue perché, malgrado la buona volontà dei docenti, non possiamo garantire corsi decorosi», aggiunge il preside.
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Cari professori insegnate gratis

Andrea Rossi su Lastampa.it

Il messaggio suona più o meno così: cari professori, conoscete la situazione, non ci sono più soldi, mancano i fondi per fronteggiare le spese ordinarie e non sappiamo come chiudere i bilanci di quest’anno, figurarsi del prossimo. Vi chiediamo uno sforzo: insegnare gratis, almeno per il 2010, in attesa di tempi migliori.

Un bel po’ di docenti dell’Università se lo è sentito dire da parecchi presidi di facoltà. Sia chiaro, si tratta di professori a contratto: studiosi o esperti in settori specifici assoldati dalle facoltà per tenere corsi o attività integrative. In tutto sono mille, circa: professionisti che hanno già un altro lavoro e insegnano percependo un contributo che raramente sfora i mille euro al mese. Più per soddisfazione personale o prestigio che per necessità.

Per ore non tutte le facoltà hanno già varato il piano di riduzione. Ma è probabile che quasi tutte alla fine cederanno, quando le dimensioni dei tagli saranno definite dall’ateneo. Uno dei primi a correre ai ripari è stato il preside di Lettere, Lorenzo Massobrio. Ha riunito i suoi docenti a contratto, circa 50. Ha parlato chiaro: «La situazione economica è molto preoccupante. Per il prossimo anno non possiamo garantire di poterli pagare, visto che saremo costretti a sforbiciare pesantemente il bilancio. Per questo motivo ho chiesto loro la disponibilità a insegnare gratis, senza percepire alcun compenso o rimborso». Se non è un appello poco ci manca: «Molti mi hanno già comunicato di essere disposti ad accogliere la mia richiesta». Così, le facoltà non saranno costrette a ridurre l’offerta formativa più di quanto hanno già deliberato. A Medicina, dove i docenti a contratto si aggirano sui 150 e costano 3-400 mila euro l’anno, il preside Palestro ha già messo a punto la cura dimagrante. «I soldi per tutti quei professori non ci sono più. Nell’esigenza di risparmiare abbiamo chiesto a molti un sacrificio: al personale a contratto di lavorare senza compenso e agli strutturati sotto-occupati di prendersi in carico un insegnamento in più, per il quale altrimenti avremmo dovuto assumere un docente a contratto».

Anche il preside di Scienze Politiche Franco Garelli si è rivolto ai suoi professori. «Da quest’anno abbiamo già cominciato a ridurre i contratti, mantenendo solo i più importanti». Del resto, gli insegnamenti a contratto spesso corrispondono a un allargamento dell’offerta formativa. «Là dove i corsi non sono così essenziali da dover essere mantenuti a tutti i costi abbiamo chiesto ai docenti di svolgere l’attività gratuitamente», spiega Garelli. «Con le contrazioni ai bilanci è evidente che la priorità va agli studenti e ai servizi essenziali. Gli insegnamenti importanti verranno attivati; per gli altri, che sono offerte supplementari, siamo costretti a stringere i cordoni della borsa».

L’Università ha già stabilito di ridurre i corsi di laurea da 204 a 173, l’anno prossimo. Meno corsi significherà, probabilmente, meno insegnamenti. Ma le facoltà, a quanto pare, hanno cominciato ad attrezzarsi per tempo.

Il Rettore Pellizzetti replica sugli scontri in ateneo

Via Repubblica

È il giorno dopo gli scontri tra studenti e polizia a Palazzo Nuovo. Scemata la tensione, resta un senso si amarezza e di preoccupazione. «È stato un tentativo di delegittimazione dell´Università – dice il rettore Ezio Pelizzetti – bisogna fare molta attenzione a quel che sta succedendo. Il momento è delicatissimo». Le accuse contro di lui piovono da destra e da sinistra. I ragazzi dei centri sociali lo ritengono il regista dell´aggressione delle forze dell´ordine. I dirigenti della Digos ribadiscono di aver avuto tutto il sostegno dei vertici dell´Università prima e durante l´intervento. Politici di ogni schieramento, Sergio Chiamparino compreso, ieri si sono pronunciati a favore del diritto di manifestare per tutti, per i ragazzi di estrema sinistra ma anche per quelli del Fuan che invece gli autonomi vorrebbero per sempre fuori dall´Ateneo. Lei cosa ne pensa? «Penso che è vero, tutti devono avere gli stessi diritti, però in più rispetto a ieri c´è da dire che il volantinaggio organizzato dal Fuan lunedì mattina a Palazzo Nuovo non era stato autorizzato. E se delle regole esistono, è giusto che vadano rispettate». Ha usato parole forti, ha parlato addirittura di complotto per spiegare in sintesi quel che è accaduto ieri, perché? «Perché la sensazione che ho avuto è che fosse tutto organizzato per far passare una pesante ombra sull´Università come istituzione. Questo è rimasto uno dei pochi luoghi liberi di pensare e di esprimersi nella società e molti, per questo, ci considerano scomodi». Perciò la storia dei due schieramenti politicamente contrapposti divisi dalle forze dell´ordine sarebbe tutta una messinscena? «Io i ragazzi dei centri sociali li conosco, perché non è certo la prima volta che vengono a protestare. Ma ieri ho visto poche facce note. Molte persone non c´entravano nemmeno con l´Università. Anche l´arrestato, per esempio, mica è uno studente».

Perché ci sarebbe un interesse a screditare l´ateneo? Chi ne trarrebbe vantaggio? «Non mi spingo così avanti con il pensiero. Dico solo che il momento storico è delicatissimo, che c´è una crisi economica che fa paura. Che comincia a farsi sentire il problema della disoccupazione. In questa situazione può far comodo attirare l´attenzione su un fatto come quello di ieri». Ma se invece non fosse come dice lei. Se si trattasse della solita commedia tra Fuan e Cuan, già vista centinaia di volte. Non pensa che l´intervento così duro della polizia abbia esasperato gli animi? «La tensione era altissima, già prima che la polizia intervenisse. Io non ero presente ma Sergio Roda, il vice rettore, era lì e può testimoniarlo». Quindi lei difende la scelta di far intervenire le forze dell´ordine? «Ma avete idea di quante persone transitano ogni giorno in Università? Come faremmo noi, con le nostre forze, ad avere un controllo su tutti. Se andate in Comune o altrove vi chiedono i documenti, oramai vi fanno passare attraverso il metal detector. Qui da noi non esiste, come potremmo mantenere un controllo senza l´aiuto delle forze dell´ordine».

Però le ricordo che gli stessi ragazzi che ieri sono stati caricati dalla polizia, sono stati per settimane nell´atrio di Palazzo Nuovo a occupare durante la protesta. Allora non è mai successo niente, perché dovrebbe essere cambiato qualcosa? «Ripeto, secondo me non si trattava delle stesse persone». Restano da gestire queste elezioni studentesche da qui a maggio. Come pensate di affrontarle, sempre con la polizia? «Ci stiamo organizzando con le poche risorse che abbiamo. Faremo con le nostre forze».

Un ateneo ad alta selezione

Via La Stampa

«In un momento di difficoltà generale di tutto abbiamo bisogno tranne che di polemiche o ulteriori conflitti. C’è da far quadrato per uscire dalla crisi il più in fretta possibile». Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione industriale, lancia tre parole d’ordine per il rilancio: governance allargata, specializzazione e poli d’eccellenza.
Stupito dalla polemica Università-Politecnico?

«Molto. L’industria e il territorio hanno bisogno di un sistema universitario forte e di eccellenza. La crisi sta facendo traballare i sistemi industriali con caratteristiche più tradizionali e meno tecnologiche. Per questo dico che serve un’università solida e coesa».
Gli atenei sono pronti a questa sfida?

«Il Politecnico ha compiuto molti passi in avanti nell’aprirsi verso il mondo delle imprese e l’internalizzazione. L’Università è più vasta e chiaramente più complicata da gestire. Ed è molto difficile raggiungere l’eccellenza con 70 mila studenti. Le migliori università al mondo sono quelle che fanno più selezione».

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Un maxipolo che coinvolge il nordovest

Francesco Profumo su La Stampa

Aderiamo volentieri alla proposta del Sindaco, stimolata da Luigi La Spina, per la creazione del Polo del Sapere in quanto siamo certi che in questa Regione il virtuoso protagonismo delle istituzioni non degenererà in un localismo asfittico, nel quale si perdano irrimediabilmente i valori fondanti dell’istituzione universitaria.

Valori come libertà e indipendenza del pensiero, terzietà rispetto agli interessi organizzati e soprattutto la piena adesione al sistema di regole e valori che è proprio della comunità scientifica internazionale. Su queste basi siamo certamente disponibili a valorizzare quel modello di università in stretta relazione con il territorio che disegnammo qualche anno fa. Chiediamo però l’impegno di tutti ad affiancarci nel difficile esercizio di coniugare lo spirito di servizio al territorio con l’autorevolezza di un grande Ateneo internazionale. Un Ateneo di prestigio internazionale è una risorsa che si genera col lavoro e l’impegno di molte generazioni e va tutelata come un bene prezioso. Noi crediamo che l’autorevole invito del Sindaco di Torino vada onorato affrontando i nodi strutturali che ancora ostacolano una piena e virtuosa collaborazione tra le Università piemontesi. In particolare ci pare opportuno aprire un dibattito su due temi centrali: Governance e Infrastrutture.

Per quel che riguarda la Governance, si può ripartire dall’Accordo di Programma del 2007 fra il Ministero dell’Università e della Ricerca, la Regione e le Università del Piemonte (il cosiddetto Sistema delle Università piemontesi) che prevede tra i settori di intervento il potenziamento della rete universitaria regionale, attraverso lo sviluppo di modelli di governo tesi a massimizzare l’efficacia delle azioni dei quattro Atenei piemontesi. Gli obiettivi prioritari dovrebbero essere un’offerta formativa organica ed integrata tra le Istituzioni universitarie e la collaborazione strutturata di ricercatori appartenenti ad Atenei diversi, con competenze interdisciplinari, condizione essenziale per competere a livello internazionale nei settori scientifici e tecnologici di frontiera.

D’altra parte i vincoli finanziari previsti dalle Leggi 133/2008 e 1/2009 ed i relativi tagli del Fondo di Finanziamento Ordinario richiederanno agli Atenei già nel prossimo futuro di trovare forme di ottimizzazione dell’uso delle risorse. Pertanto sul piano regionale il sistema delle Università piemontesi sarà chiamato a compiere uno sforzo congiunto, per mettere in comune alcune infrastrutture. Due soli esempi: il miglioramento dell’efficienza degli attuali sistemi informativi, spesso frammentati, attraverso il progetto di un’unica grande infrastruttura informatica; l’opportunità di promuovere una maggiore sinergia tra gli incubatori accademici, troppo parcellizzati tra le varie sedi territoriali delle università piemontesi. Dal tavolo auspicato dal Sindaco potranno poi emergere ulteriori proposte.

Le quattro Università piemontesi e la Regione, nell’ambito delle proprie competenze e della propria autonomia, hanno dimostrato in questi anni di avere la forza e la lungimiranza per sostenere un processo così difficile. Il Politecnico di Torino è pronto ad affrontare questa sfida comune insieme agli Atenei piemontesi e a verificare l’opportunità di estenderla anche ad un territorio più vasto, quale ad esempio il Nord-Ovest.

Il complessino che dirige Torino

Dall’intervista al Direttore de La Stampa Giulio Anselmi su ExtraTorino

Secondo lei chi è che a Torino ha la bacchetta di direttore d’orchestra ? La Fiat non più, ma nemmeno il Comune, che è stato uno dei motori della diversificazione …
Non vedo un direttore d’orchestra, vedo un complessino.
Composto da ?
Sicuramente Marchionne e la famiglia Agnelli, a partire dal suo leader John Elkann e i suoi consiglieri Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens: la società torinese continua a riconoscerli come riferimento. Ci metterei poi Angelo Benessia,Presidente della Compagnia di Dan Paolo: è uomo di grandi ambizioni, sarà interessante vedere che cosa farà in futuro. E naturalmente Enrico Salza, che è il banchiere di riferimento: il San Paolo ha ancora un forte radicamento in città, anche se il controllo finanziario è passato a Milano.
Il grattacielo si farà ?
Molti dicono sia un monumento a Salza: secondo me ancora prima, per i torinesi, vuole essere un monumento alla rassicurazione di mantenere il governo della banca. In questo senso sarà una piramide inutile.
Chi vede ancora nel “complessino” ?
Sergio Chiamparino, perchè il Comune, anche se pericolosamente indebitato, è stato il protagonista di tante operazioni. Mercedes Bresso, per via del suo ruolo regionale, mi pare più defilata.
I rettori di Università e Politecnico ?
Ho l’ìmpressione che il Politecnico sia un’eccellenza; l’Università è come il resto degli atenei italiani. Manca invece un ruolo attivo in politica.
In che senso ?
Che fine hanno fatto a Torino i partiti ? nel centrodestra esiste Silvio Berlusconi e un gruppo di parlamentari che si danno un gran da fare come enzo Ghigo, Roberto Cota, Guido Crosetto. Nel Centrosinistra i Partiti seguono lo squagliamento nazionale del Pd.

Costruire il polo del sapere

Luigi La Spina su La Stampa

Al di là della fondatezza e dell’opportunità delle critiche rivolte dal rettore dell’Università al suo collega del Politecnico, durante l’inaugurazione dell’anno accademico, dispiace constatare l’apertura di un altro dissidio nella classe dirigente della città. Proprio in un momento in cui la crisi economica internazionale sembra colpire Torino e il Piemonte con particolare gravità. Un momento che richiederebbe, invece, la massima collaborazione e la più stretta unità d’intenti tra le istituzioni locali, intese nella maniera più estesa, per contribuire ad individuare soluzioni che possano alleviare le difficoltà di una congiuntura eccezionalmente sfavorevole.

Ecco perché non dev’essere interpretata come una provocazione, o come una imperdonabile ingenuità, la proposta di una iniziativa pubblica che inviti tutti gli interessati al lancio di un progetto per il rafforzamento, nel nostro territorio, di un polo educativo-formativo di eccellenza.

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Noi e l'ateneo abbiamo due modelli diversi

Continua la polemica fra Universita e Politecnico su La Stampa

Il giorno dopo è l’ora dei pompieri. Tutti a gettare acqua sul fuoco e stemperare la tensione che corre sull’asse Università-Politecnico. Scende in campo la diplomazia accademica. Si cerca di ricomporre, ridimensionare, minimizzare. Il Rettore del Poli, Francesco Profumo, è rientrato a Torino. Anche lui scansa le polemiche. Però fa chiarezza. E risponde indirettamente alle accuse lanciate dal «magnifico» di via Po.
Professor Profumo, l’Università vi accusa di scarsa collaborazione. Peggio, di perseguire logiche di concorrenza. Ha ragione?
«No. Sono sorpreso per quelle parole. Lunedì non ero presente, per cui non posso dare un giudizio approfondito. Però le parole del Rettore dell’Università mi hanno sorpreso».

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Pelizzetti all'attacco del Poli

Andrea Rossi su Lastampa.it

L’affondo arriva a metà dell’intervento del rettore dell’Università Ezio Pelizzetti. Inatteso. Duro. Quasi brutale. «Mentre la contingenza imporrebbe il rafforzarsi di un fronte comune delle università, non posso negare che qualche danno è venuto dall’atteggiamento non sempre collaborativo del Politecnico, che in molte occasioni ha preferito perseguire atteggiamenti di palese concorrenzialità». Frase che fa da sintesi a una serie di macigni che il numero uno di via Po ha appena finito di sganciare, quasi trasformando la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico in uno scontro fratricida. Come se in ballo, oggi, ci fosse la supremazia cittadina.

La frecciata più indolore arriva dai dati sugli studenti stranieri presenti nell’ultimo rapporto del Comitato per la valutazione del sistema universitario. Il Politecnico ha il 3,6 per cento di studenti non italiani, nonostante il forte investimento «sulla politica degli accessi fin dal primo anno». L’Università, invece, è al 4,6 per cento e – ricorda Pelizzetti – non ha mai fatto «alcuna politica di sollecitazione a iscriversi».

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Pianto accademico

Andrea rossi su Lastampa

Ora che è arrivata la stangata dei 30 milioni di euro facoltà e dipartimenti dell’Università di Torino somigliano tanto a quel condannato che aspetta solo di conoscere l’entità della sentenza. Per loro la sentenza è un numero: quanto dovranno tagliare. Poi dovranno decidere come. E dove.
Nonostante tutto 10 su 13 dei presidi hanno approvato il bilancio. Tre si sono astenuti. «Non era possibile esprimere un giudizio ponderato», spiega Sergio Vinciguerra, preside di Giurisprudenza. «Non ho capito bene se dovevo votare una dichiarazione d’intenti o un progetto di bilancio». Anche il suo collega di Scienze politiche Franco Garelli si è astenuto. «Ho avuto l’impressione che non tutte le voci di bilancio fossero tagliate con la stessa intensità. E non emergeva un progetto di bilancio, esposto e condiviso».
Ora, però, tutti si fanno i conti in tasca. E non è che ci sia molto da scegliere. Le spese, per gli organi periferici, sono da tempo ridotte all’osso. Ma, adesso, la riduzione del 50 per cento dei finanziamenti e l’introduzione del canone d’affitto rischiano di minare un’impalcatura che si regge quasi per miracolo. Già piovono richieste di correttivi. «Alcuni dei criteri andranno rivisti – spiega Anna Maria Poggi, preside di Scienze della Formazione – Fino a oggi la tassa sulle immatricolazioni spettava in parte all’ateneo e in parte alla facoltà; ora si deciso di destinare all’ateneo anche metà della quota spettante alle facoltà. Per chi ha molti iscritti, come noi, è come restare senza ossigeno».
Tutti sanno che i tagli saranno dolorosi. «Docenti esterni, professionisti: ci occupiamo di case history, studiamo cosa succede nelle aziende agroalimentari. E invitiamo i loro dirigenti. Non credo che ce lo potremo più permettere, così come dovremo rinunciare alle visite alle aziende», racconta Vincenzo Gerbi, presidente del consiglio del corso di laurea in Tecnologie alimentari, ad Agraria, una delle facoltà per cui la scure dei tagli sarà più pesante. «I costi delle strutture sono enormi. Il rischio è destinare quasi tutte le risorse per pagare l’affitto di spazi fino a ieri gratuiti».