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8 lezioni da Vienna

17 novembre 2006 | , ,

Sono dovuto andare alcuni giorni a Vienna e cio’ mi ha dato la possibilita` di imparare qualcosa.

FATTO 1 )Vienna era piena di turisti, specialmente italiani e spagnoli

LEZIONE IMPARATA  A nord del 45′ parallelo puo’ esistere un turismo invernale urbano di successo, e’ solo questione di offrire un servizio di qualita’ al giusto prezzo.

FATTO 2) I Viennesi  stanno benissimo con le loro numerose metropolitane a cielo aperto che bene si integrano con quelle in sotterranea.

LEZIONE IMPARATA Noi siamo sciocchi nell’ostinarci a sprecare tanti soldi per fare in sotterranea la metropolitana tra Porta Nuova e  Lingotto, quando si potrebbe comodamente utilizzare i soldi per   fare arrivare la metropolitana a Nichelino e verso la Val Susa o si potrebbe iniziare a lavorare alla linea 2.

Schoenbrunn e’ una Stupinigi un po’ piu’ grande, architettonicamente forse un po’ meno fantasiosa ma molto meglio gestita.
FATTO 3  Gli Austriaci sanno distinguere tra una reggia ed una rotonda della strada statale
LEZIONE IMPARATA Ma quando lo toglieremo il traffico stradale attorno alla palazzina di caccia?

FATTO 4 Schoenbrunn e` raggiungibile in tram ed in metropolitana e cio’ facilita la vita dei turisti
LEZIONE IMPARATA: bisogna far arrivare il tram 4 a Stupinigi

FATTO 5 Attorno a Schoenbrunn non vi e’ un deserto: vi sono negozi di souvenir, libri, vita di Francesco Giuseppe, copie delle porcellane imperiali, vita di Sissi + ottimo caffe` ristorante dove per   €3.5 si puo’ assistere ad una lezione dove ti insegnano a fare lo struedel.

LEZIONE IMPARATA: Imitiamoli!

FATTO 6 Il parco di Schoenbrunn era pieno di Viennesi e di turisti che passeggiavano o correvano

LEZIONE IMPARATA: Dobbiamo poter usufruire del giardino e del parco di Stupinigi

FATTO 7 In qualunque giorno della settimana in una delle residenze imperiali ed annessi c’e’ un concertino di musica classica ad uso e consumo dei turisti. Non si tratta forse di alta ricerca musicologica, ma ai turisti piace e pagano profumatamente per assistervi.

LEZIONE IMPARATA:
Introduciamo anche noi dei concerti quotidiani con un repertorio di musica lirica e non; una rassegna di pezzi tipicamente italiani a cominciare da qualche aria della Boheme, passando per Vivaldi, Paganinin, Verdi senza escludere O Sole Mio e Volare.  Sia gli studenti del Conservatorio che le nostre orchestre in perenne crisi finanziaria potrebbero rimpinguare le loro casse, con questa attivita`, forse ripetitiva, ma probabilmente remunerativa

FATTO 8

Vienna e` piena di piste ciclabili e di biciclette.

LEZIONE IMPARATA  Una vecchia citta’ dal clima freddo puo’ ben essere vissuta viaggiando in bicicletta

FATTO 9 A Vienna hanno creato parecchi posti di lavoro con carrozze a cavalli a disposizione dei turisti. Paghi e viaggi per il centro della citta’ con un cocchiere in abito sette-ottocentesco. Tutto cio’ aumenta il fascino della citta` e costringe i turisti piu’ ricchi ad alleggerire il loro portafoglio.

LEZIONE IMPARATA:  creiamo un servizio di vetture a cavallo nel centro di Torino: tir da dui, tir da quat, tir da cicculate’ (6 e + cavalli).
Introduciamo anche dei vigili urbani a cavallo, con divise della cavalleria del Regno di Sardegna;  basiamoli pure alla Cavallerizza Reale. Il posto dove i cavalli son sempre stati e dove devono continuare ad essere.
Offriamo ai turisti la possibilita` di passeggiare a cavallo per il centro della citta` + giardini reali + lungo Po’ /Murazzi + Valentino+ zona ex zoo.

CONCLUSIONE
Creiamo una "Slow City" a maggiore valore aggiunto, dove si va a piedi, in bicicletta, coi mezzi pubblici, in carrozza o a cavallo. Offriamo nuove opportunita’ di lavoro a tanti.

Ma i turisti non ci sono.

31 luglio 2006 | , ,

Ai tempi delle Olimpiadi spesso raccontavamo quello che dicevano di noi i giornali stranieri. I nostri amici torinesi erano increduli davanti al fatto
che almeno meta` dei commenti sulle olimpiadi era tutt’altro che favorevole. I torinesi, giovani,
vecchi , adulti e bambini , tutti erano entusiasti delle realizzazioni olimpiche
e dell’evento. Tutti erano convinti che Torino stesse facendo un capolavoro.

In parte era anche comprensibile. Prendi 3
miliardi di euro spendili su di una popolazione di meno di 3 milioni di
abitanti (la Provincia di Torino e dintorni) e, se proprio non ti sforzi a fare
danni, devi comunque ottenere qualcosa di buono. In alternativa si sarebbe
potuto dare € 1000 ad ogni torinese di
qualunque eta`. In una famiglia di 4 persone entravano 4000 euro… Questo per
spiegare l’euforia (doping) olimpica dei torinesi.
                                                                           

Foto V.P.

Toro_alle_porte_palatine

Resta il fatto che, come Torino Puo’ Farcela
ha largamente documentato (vedi l’archivio di febbraio), 
il resto del mondo non pensava
che le nostre olimpiadi fossero tutte rose e fiori. Al contrario. Spesso gli ospiti si sono sentiti maltrattati.

Oggi “scopriamo” che per   Torino quest’estate e` di morta totale, turisticamente parlando. C’e` da stupirsi?

Il TOROC ha trattato gli ospiti come il
Comune spesso tratta i torinesi: da sudditi fedeli ed obbedienti.
Hanno messo autisti che non conoscevano i
luoghi a guidare i bus delle comitive olimpiche, questi poi non trovavano la strada, pazienza; hanno messo  alcuni  atleti a dormire lungo la ferrovia ai mercati
generali, altri in stanze con la vernice fresca in montagna (sono sportivi? si adattino!); perfino il cibo era cattivo (ma solo per i primi giorni e fino a quando quelli hanno strillato); hanno messo i giornalisti in
periferia in luoghi dimenticati da Dio e dagli uomini, luoghi con zero  sex appeal turistico ed in stanze senza acqua calda
(a febbraio). E poi pretendevano che i giornalisti scrivessero che Torino e` un posto in cui andare in vacanza.

Forse i nostri amministratori semplicemente nelle possibilita`
turistiche di  Torino non ci credono. Se ci
credessero ad esempio avrebbero cercato di trasformare il palazzo RAI di via Cernaia e il
Telecom di via Cavalli in capienti alberghi. Cosi’ un minor numero di giornalisti  sarebbe stato esiliato in periferia.
Macche’. Il palazzo Telecom viene
invece destinato ad ospitare burocrati non turisti.

Oggi non ci resta che leccarci le ferite e
contemplare Torino deserta, ignorata dai
turisti, standocene  nel nostro no troppo dorato isolamento. Speriamo che gli alberghi ed i locali aperti per le olimpiadi non debbano chiudere.

Torino puo’ farcela, ma la nostra mentalita` deve cambiare. Non si puo’
continuare a pensare al turista come a un suddito, bisogna pensare a lui come
un cliente esigente.
Bisogna dargli cio’ che vuole, non cio’ che
noi vogliamo che lui ingoi.

In morte della Eaton di Rivarolo

19 aprile 2006 | , ,

In questi giorni il Canavese sta celebrando un altro funerale, quello della Eaton di Rivarolo.

La capitale del Canavese e’ Ivrea una cittadina bellissima, che non ha ancora smesso di fare lutto per la morte dell’industria elettronica e meccanica.Ci sara’ una crisi, ma certo sembra che la citta’ viva nel lusso. Quale lusso? Il lusso di sprecare.Come e’ possibile che il castello di Ivrea non sia utilizzato adeguatamente? Per parecchio tempo il castello e’ stato adibito alla funzione di patria galera. Oggi potrebbe diventare un albergo meraviglioso, creando un centinaio di posti di lavoro. Cio’ non sembra attirare gli Eporediesi. Sembra quasi che i posti di lavoro nell’industria siano nobili e virtuosi e quelli nel turismo e nei servizi siano disprezzabili.Ci sono degli imprenditori locali disposti a fare un albergo a cinque stelle nel castello di Ivrea? Benissimo, gli si dia una concessione, ovviamente con specifici vincoli architettonici. Non ci sono imprenditori locali? Ci si rivolga alle catene internazionali degli alberghi di lusso. Certamente se ne trovera’ una che vorra’ investire nel Castello d’Ivrea. Il castello e’ stato per 1000 anni il cuore di Ivrea: torni ad esserlo.Ivrea puo’attrarre moltissima gente e puo’  creare molti nuovi posti di lavoro.

Ci tengo a precisare che non credo che qualunque progetto sia opportuno, per il solo fatto che possa trovare un finanziatore. I parchi di divertimento che distruggono il paesaggio del Canavese, non aggiungono valore, lo distruggono. Hanno senso quei progetti che valorizzano il capitale esistente, non quelli che distruggono la ricchezza che gia’ c’e’.

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Porte Palatine e Sindone

13 febbraio 2006 | , ,

Nella zona attorno alle Porte Palatine al posto del parcheggio si sta allestendo il “Parco archeologico” che ha l’intento di risistemare la zona (peccato solo che non si demolisca il “palazzaccio” dei lavori pubblici davanti al Duomo): addirittura si vuole ricostruire gli spalti esistenti in epoca medievale tra le Porte e c.so Regina.
A parte ciò, molto si sta facendo tra cui appare simpatica la presenza della piramide in vetro a ridosso del Duomo con la porzione di pavimento della antica chiesa del Salvatore di epoca alto medioevale.
Inoltre la mostra che spero possa diventare permanente, nella cripta del Duomo sembra abbastanza ben fatta con l’esposizione di suppellettili, statue ed altri oggetti rinvenuti o facenti parte di arredi del Duomo o di altra provenienza nonché gli scavi relativi alle chiese precedenti la Cattedrale o ancora spiegazioni sulla Sindone.
Purtroppo però quanto esposto ha spiegazioni solo in italiano o al massimo vi è un riassunto in inglese delle notizie relative ai periodi presi in considerazione o a diverse spiegazioni architettoniche.
Il video sul Sacro Lenzuolo e i meglio realizzati quadri esplicativi, hanno traduzioni anche in inglese e francese. Forse si poteva aggiungere lo spagnolo viste le possibili visite di fedeli spagnoli e sudamericani. Magari vi si rimedierà. In ogni caso l’allestimento pare buono per come è stato realizzato.
Marco Brignone

Dicono di noi: un’occasione per imparare

12 febbraio 2006 | ,

Mentre il New
York Times ed il Washington Post dell`11/02 fanno dei commenti positivi sull’inaugurazione delle olimpiadi e la BBC
fa una presentazione di Torino ottima, il Mercurynews di San Diego, California,
dice che Torino per divenire destinazione turistica  non solo si trova a fronteggiare la
concorrenza di Firenze, Venezia, Milano e Roma, ma anche i suoi propri
problemi: “un inquinamento oppressivo, traffico asfissiante ed ovunque pile di
popo` di cane, che sembra ricoprire ogni strada e marciapiede” (sic!).

Un giornale di
Salt Lake City e` non meno severo. Il suo corrispondente giudica Torino “senza
charme”.

Johnette Howard di Newsday
conferma che al villaggio media lei non ha acqua calda per la doccia ed
aggiunge che gli atleti al villaggio olimpico degli ex mercati generali non
stanno meglio: sentono il rumore dei vicinissimi treni, quando vorrebbero
riposare.
E chi l’avrebbe mai detto che delle case lungo la ferrovia possano sentire
il rumore del treno?

La buona
nuova e` che i giornali piu’ colti o di elite (New York Times, Christian Science
Monitor) sono quelli che parlano meglio di noi.  La cattiva notizia e che purtroppo non sono i piu’
letti.

Perche` infierire
con questi commenti? Perche’ citarli? Siamo masochisti? Ci da gioia parlar male
di noi? Niente affatto. Noi crediamo che le olimpiadi siano una (costosa) indagine
di mercato. E dato che il conto dobbiamo pagarlo comunque, tantovale trarne i
benefici possibili,imparando cosa pensino gli stranieri della nostra citta`. Normalmente
non e’ frequente leggere sulla stampa estera articoli su Torino e quindi e’
difficile capire cosa gli stranieri pensino di noi. Con le olimpiadi cio` diventa
possibile.

Se vogliamo che in futuro una buona parte (25%
?) del reddito della citta’ sia generato
dal turismo, se vogliamo che investitori
esteri vengano a portare i loro capitali a Torino, se vogliamo che
professionisti e ricercatori scelgano Torino come loro sede, dobbiamo fare
attenzione a cio` che i “clienti” (gli stranieri) vogliono. Questo non
necessariamente deve corrispondere con cio’ che pensiamo noi. Alla fine dobbiamo
chiederci: ma noi i turisti e gli investitori li vogliamo o no? Conta cosa
vuole il venditore o cosa vuole il cliente?

Se li vogliamo,
dobbiamo fare attenzione a cosa loro pensano. Inoltre dobbiamo curare le
relazioni con i giornalisti. Se fosse stato possibile ospitare i giornalisti
piu’ in centro, forse alcuni di loro si sarebbero fatti una idea diversa della
citta`, rispetto a quella che si possono fare nel villaggio media.

E`interessante
che nessun corrispondente estero noti la mancanza di parcheggi o il loro prezzo
eccessivo, ma noti il traffico e l’inquinamento eccessivo.

Questi problemi
non sono le manie di quattro lunatici in bicicletta, sono dei seri nemici della
nostra possibilita` di attrarre interesse esterno su Torino, creare reddito ed
occupazione.

Gustavo Rinaldi

P.S.
Per tirarci un
po’ su’, possiamo leggere uno spettacolare articolo del San Francisco Chronicle
dove non si fa che parlar bene della relazione tra il
cinema e Torino.

http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/c/a/2006/02/11/DDGKTH63A01.DTL

Altri articoli
citati sono :

http://www.nytimes.com/2006/02/11/sports/olympics/11ceremony.html?th&emc=th

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/02/11/AR2006021100121_2.html

http://news.bbc.co.uk/sport1/hi/other_sports/winter_sports/video_and_audio/default.stm

 http://www.mercurynews.com/mld/mercurynews/sports/special_packages/olympics/13825757.htm

http://rockymountainnews.com/drmn/sports_columnists/article/0,1299,DRMN_83_4455876,00.html

http://newsday.typepad.com/sports_olympics/

 

Dicono di noi: Christian Science Monitor

11 febbraio 2006 | ,

Il colto Christian Science monitor fa un articolo piuttosto riflessivo sulle possibilita’ che Torino ha di uscire dai guai della deindustrializzazione. Il tono dell’articolo e’ abbastanza positivo, si parla anche di Sindone, tartufi, cioccolato, Risorgimento e Museo Egizio.
http://www.csmonitor.com/2006/0209/p01s04-woeu.html

Dicono di noi: Chicago Tribune

10 febbraio 2006 | ,

Le olimpiadi sono un’occasione per farci conoscere. Vediamo cosa dicono i consumatori.

Il Chicago Tribune lamenta che nel villaggio media le stanze sono senza telefono con ghiaccioli (!) che vengono giu’ dalla doccia.
Lo stesso giornale riporta la protesta degli autisti di pullman che non vogliono dormire in condizioni  "sub-standard" cioe’, non accettabili. Pare siano stati messi in stanze a 7-8 posti.

http://www.chicagotribune.com/sports/chi-0602070207feb07,1,3382257.story?coll=chi-sportsnew-hed

Cartelli stradali

4 febbraio 2006 | , ,

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Da sempre l’Italia, dal punto di vista dei
pannelli indicatori delle direzioni, ha avuto diversi “buchi” specie per le
destinazioni estere. Un “Confine di Stato” che si trova molto spesso suona
quasi come un “Hic sunt leones” ed è retaggio di quando una frontiera era un
qualcosa di difficile da valicare o magari sospetto. Il mondo è aperto ormai e
sovente le frontiere non ci sono più. Speravo che con le olimpiadi ci fosse un maggiore
senso di “internazionalità” per lo meno a Torino, visto siamo ad un centinaio
di chilometri dalla frontiera più vicina.

A Torino dovrebbe essere indicato ad esempio
Briançon, Chambéry, Martigny, Chamonix. In queste città Torino è indicato. Se
escludiamo un “Chambéry-Lyon” sulla A32 o un “Lione” sempre sulla A 32 ma ormai
in alta Valsusa, in città non vi sono indicazioni estere e ci si limita a Susa,
Bardonecchia, Frejus, Aosta o Cuneo. Neanche Monte Bianco, Gran S. Bernardo,
Nizza.
La situazione è simile con rare eccezioni anche in
altre città italiane di confine.

In più oltre ad alcuni pannelli indicatori
posizionati da poco per i giochi olimpici e che danno alcune informazioni “di
servizio” (Ospedali, stadi, palavela, parcheggi, stazioni etc.) ve ne sono
alcuni incompleti e fuorvianti per uno che viene da fuori.

Alcuni esempi? Alla vecchia serie che dava in
verde MILANO, AOSTA e in blu VERCELLI, LANZO, CUORGNE’ e che in fondo non erano
completi, ne sono stati aggiunti alcuni solo con MILANO, AOSTA in blu (va bene)
ma non più VERCELLI. In altri CUORGNE’ (blu) non c’è più ed è sostituito da
RIVAROLO o ancora SAVONA (sempre blu) ma non più ASTI. Meno male che ci sono i
vecchi cartelli a completare. Ciò genera confusione.  La confusione genera anche traffico inutile.
In più, altri sono posizionati male: all’angolo tra
C.so Sebastopoli e Via G. Reni, l’indicazione FREJUS (che spero qualcuno non
confonda con la cittadina sulla Costa Azzurra) non è insieme a quella per SUSA
ma a quella per MILANO, così uno che non lo sa, anziché uscire dalla città da
C.so Allamano, attraversa tutta la città prima di accorgersi (quando è
indicato!) che non è la strada più breve e soprattutto piu’ appropriata.
Altro esempio? Tra C.so Vercelli e V. Reiss Romoli
l’indicazione RIVAROLO è rivolta verso il centro città anziché dall’altra
parte. Tra l’altro a fianco è presente il vecchio cartello per CUORGNE’ con
l’indicazione giusta, ma chi ha posizionato il cartello forse non sa che per
andare a Cuorgne’ si deve passare da Rivarolo.

Chi decide in Comune cosa mettere sui cartelli e
come?

 La ATIVA, che gestisce le tangenziali di Torino si
è preoccupata di più di inaugurare il nuovo casello di Beinasco piuttosto che
sostituire i vecchi cartelli semi-arrugginiti con le indicazioni.
Sulla tangenziale i nuovi pannelli luminosi oltre
a segnalare “Benvenuti nel territorio olimpico” farebbero bene a segnalare
qualcosa di più utile. Meno male che dopo la nevicata della scorsa settimana
compare talvolta un “Procedere con cautela, possibili buche”. (!)

Marco Brignone

Piazza d’Armi, parco o accampamento?

20 gennaio 2006 | , , ,

Ci potranno essere diverse opinioni a proposito dei lavori effettuati in Piazza D`Armi a Torino.
Una maggior protezione di chi sta nel parco dai rumori e l’inquinamento delle strade circostanti sarebbe auspicabile ed ottenibile con siepi e cespugli.
Certo suscita molte perplessita’ il fatto che tanti cambiamenti non abbiano incluso una ricollocazione altrove dell’accampamento di caravan e case mobili nella zona dell` ex eliporto.
Esiste un diritto all’abitazione, ma non esiste un diritto ad accampare nei parchi delle zone relativemente centrali della citta’, che sono tra l’altro oggetto di esposizione al mondo durante le olimpiadi.
Chi e` accampato in Piazza d’Armi va trattato come tutti coloro che fanno domanda di casa al Comune, senza discriminazioni o privilegi.   

Golden Palace * * * * *

17 gennaio 2006 | , , ,

L’apertura di un
nuovo albergo a cinque stelle a Torino e` una buona notizia.

Il Golden Palace
e’ in via Arcivescovado in un palazzo che prima ospitava uffici della Toro.
Mentre le sedi di
assicurazioni poossono anche essere decentrate, e’ estremamente utile avere
degli alberghi di pregio nel centro della citta’.

Si tratta di un’azienda
con piu’ di 100 dipendenti, che automaticamente genera un considerevole indotto
in termini di commercianti di alimentari, fiorai, produttori agricoli, riparatori e produttori di mobili, elettricisti,
informatici, contabili, legali, ecc.
Non abbiamo una cifra precisa, ma il numero di posti di lavoro creati indirettamente deve essere considerevole. Uno studio di un po’ di anni fa della prof. Margherita Chang Ting Fa mostrava come gli alberghi siano la parte dell’economia che piu’ compra da tutte le altre.

Gli alberghi di lusso possono essi stessi
divenire parte della decorazione della citta’, si pensi al Crillon a Parigi, ai
grandi alberghi di Budapest o a quelli sulla Park Lane a Londra, solo per fare
alcuni esempi. Il Golden Palace forse non e’ tanto grande come essi, ma puo’ a buon diritto vantare  un’architettura interessante
ed il luccichio degli hotel di lusso.

Non tutti noi
forse pernotteremo in un albergo a cinque stelle, ma tutti noi dobbiamo
rallegrarci che ci sia questo nuovo hotel e che sia dov’e’;  dobbiamo augurarci che abbia sempre
tanti clienti.

Il paese prodigio e la traduzione mancante

12 gennaio 2006 | , ,

Fa impressione che un comune molto piccolo come Ceresole Reale (158 abitanti) abbia un bel sito internet ad esso dedicato
www.ceresolereale.com

Certo, potrebbe ancora essere migliorabile con la possibilita’ di  prenotare camere via fax, on line o tramite e-mail  e con qualche informazione aggiuntiva sul contenuto dei menu’ e delle carte dei vini, ma,  ripeto, e’ ben fatto. Il suo vero  limite e’ di essere solo in italiano e quindi e` di difficile accesso per utenti stranieri.

In Inghilterra e’  c’e` tanta gente che cerca su internet opportunita’ di brevi vacanze e anche luoghi per trasferisi in modo permanente.Ci sono addirittura dei programmi televisivi che trattano questo tema.(vedi  ad es. http://www.bbc.co.uk/freshstart/tv_and_radio/livinginthesun.shtml ,
http://www.expatfocus.com/expatriate-italy  )

Luoghi che a noi sembrano, magari isolati, per molte famiglie inglesi sono molto attraenti. Molti di loro coltivano il sogno di trasferirsi in Spagna, Francia o Italia ed iniziare un’ attivita’ di bed and breakfast. Inutile dire che quando  anche una sola famiglia inglese si trasferisce a vivere in un paese come Ceresole, crea nel posto  un legame stabile con una certa parte del mondo, che oggi sa poco o nulla su certe nostre vallate.

Il curatore del sito di Ceresole accetterebbe ben volentieri l’aiuto di qualcuno per tradurre il sito in inglese o altre lingue. Chi volesse dargli una mano puo’ rivolgersi a    [email protected]

I volontari sono sempre una grande cosa, pero’ il compito di assistere le vallate nel promuovere la loro offerta turistica sulla rete dovrebbe spettare a Provincia e Regione.
Ci dovrebbe essere una struttura regionale  che assista le vallate a produrre dei siti in inglese, francese e tedesco. Questi siti dovrebbero poi essere collegati ad un sito generale sulle montagne piemontesi, che dovrebbe poi essere oggetto di opportuna pubblicita’ su vari media italiani e stranieri.

A Ceresole stanno facendo gia’ molto, ma non vanno lasciati soli.

Per un Lingotto raggiungibile

9 gennaio 2006 | , ,

Il Lingotto
presto diverra’ sede della stampa internazionale in trasferta a Torino per
seguire le olimpiadi. Tutti noi speriamo che il Lingotto divenga un centro
fieristico, commerciale, alberghiero, ricreativo, ecc. (polifunzionale) davvero utilizzato appieno. In quelle occasioni in cui il Lingotto ha lavorato a pieno regime
si e` spesso sentito parlare di mancanza
di parcheggi. La cosa strana e` che Lingotto e` anche una stazione ferroviaria,
ma la ex fabbrica e la stazione non sono collegati ed il visitatore che arrivi
in treno deve fare un lungo percorso per raggiungere il centro fieristico,
l’albergo, l’auditorium e tutto il resto. Detto percorso, unitamente con lo scarso servizio spesso offerto dai treni, e’ sufficiente a convincere il visitatore a prendere l’auto.
La situazione non
migliorera’ di molto poco quando la passerella sospesa al grande arco rosso
bulgaro diverra’
accessibile al pubblico. Essa fa fare un’ inutile deviazione verso gli ex mercati
generali . E` un percorso troppo lungo per divenire la soluzione standard per
il grande pubblico diretto al Lingotto; praticamente e’ un invito a non venire in treno. Ricordo  che l’Italia e` il paese al mondo con la piu’ alta percentuale di anziani. E’ a loro che chiediamo di far una mezza maratona?
Resta aperto il
problema di collegare la stazione con il centro fieristico e la ex fabbrica.
Una buona soluzione potrebbe essere un collegamento veloce tramite scale mobili e tapis
roulant o con una specie di treno senza conduttore, come si usa in diversi
aeroporti del mondo. Potrebbe partire dal lato  ovest della  stazione, fermare al lato est, poi all’Oval, quindi all’estremo sud del  Lingotto, quindi a meta’ fabbrica ed infine all’estremo nord dell’ ex stabilimento.
Questa soluzione
permettera’ anche a chi non e’ un atleta o ha bambini piccoli al seguito o ha bagagli di prendere il treno per andare  al  Lingotto o all’Oval.
Prendere il treno
non deve essere una missione o una vocazione, deve essere la soluzione piu’
semplice e comoda.