Rosso Piccante

Rosso Piccante

Via Galliari 24/b
Tel. 011 6599323
Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 24

 
VOTO FINALE: 6 ½
ATMOSFERA [VOTO: 7]

A metà tra l’osteria e la bottega di prodotti tipici del Sud, Rosso Piccante è un locale minuscolo, accogliente, informale, che si contende i clienti con i vicinissimi Parin e Coco’s (solo due metri più in là). Pochi tavoli, arredo rustico, scaffali stracolmi di ogni meraviglia della cucina sicula, lucana, pugliese, campana, ma soprattutto calabrese. Musica nazionalpopolare in sottofondo e possibili esibizioni di pizzica e karaoke da parte di comitive alticce. Astenersi coppie in cerca di privacy.

CUCINA [VOTO: 6]

Cucina casereccia dai risultati altalenanti. Gli antipasti sono buoni e abbondanti, anche se non richiedono grandi capacità culinarie: salumi sublimi (su tutti, la soppressata), verdure sott’olio, olive piccanti, bruschette, formaggi stagionati e freschi (ottima la stracciatella). Alcuni primi sono soddisfacenti (i paccheri alla salsiccia), altri decisamente trascurabili (linguine alle sarde, vedi alla voce Piatto Debole). Tra i secondi eccellono le costatine di agnello. Con i dolci va molto meglio: ottimi il gelato di Pizzo Calabro e gli iperglicemici torroncini serviti con crema di pistacchi.

STAFF [VOTO: 6]

Il locale è gestito da un’affabile famiglia che si dà un gran da fare, anche se con modi poco ortodossi. Un briciolo di professionalità in più non guasterebbe.

PREZZI [VOTO: 7]

Restando sotto i 20 euro si portano in pancia un misto di antipasti, un piatto principale (primo o secondo), un dolce, acqua e vino.

PIATTO FORTE

L’antipasto misto di prelibatezze meridionali soddisfa occhi e palato.

PIATTO DEBOLE

Linguine alle sarde insipide, slegate e servite ormai fredde. Ma, soprattutto, dov’erano le sarde?

TOILETTE [VOTO: 6]

Dignitosa.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

La pasta di Gragnano in un locale di impronta dichiaratamente calabrese? Provare i Fileja? O la pasta Gattuso? O il marchio Spighe Dorate

Osteria In Vino Veritas

Osteria In Vino Veritas

Via Giulia Di Barolo, 50, 10124 Torino, Italia
Tel. 3470109214
Chiuso la domenica

 

VOTO FINALE: 6+

 
ATMOSFERA [VOTO: 7]

Luci da acchiappo, colori caldi, candele, locandine di vecchi film, gigantografie di calciatori, bottiglie di vino ovunque, alle pareti, sulla testa, nelle nicchie. Il locale è piccolo e molto frequentato (meglio prenotare). D’estate è piacevole cenare nel dehors, sul quel tratto di via Giulia chiuso al traffico, sempre pullulante di universitari tiratardi e musicisti improvvisati.

CUCINA [VOTO: 7]

Cucina mediterranea ruspante per gente di buon appetito e dallo stomaco forte. Gli antipasti sono quelli tipici da vineria (bruschette, salumi e formaggi, burrata, torte salate) con qualche timida variazione come l’insalata di carciofi o la carne cruda (ben condita). Fra i primi, da non perdere la loro specialità, le orecchiette di pasta fresca, preparate quotidianamente, da condire con sugo di polpette, ‘nduja, aglio/olio/acciughe/pangrattato (indigesta ma ghiotta!), pomodoro/basilico/ricotta salata, o con verdure di stagione. In alternativa, lasagnette al ragù d’agnello e carciofi, pappardelle al ragù di cinghiale, agnolotti di castrato o di zucca, zuppa dell’oste. I secondi variano dal brasato al barolo allo stinco con patate, dal bocconcino di cinghiale alle polpette al sugo. Chi non è cresciuto guardando Furia può farsi tentare dalla salsiccia di cavallo al forno. La carta dei dolci include i classici tiramisù, bonet, tarte tatin, e qualche diversivo come la meravigliosa e abbondante crema di zabajone e mascarpone (servita nel barattolo della conserva), il barolo chinato con cioccolato, il vin santo con dolcini. Caffè servito nella moka, per sentirsi a casa.

STAFF [VOTO: 5]

Il personale funziona solo d’inverno e se il locale è semivuoto. D’estate, quando anche il dehors si popola di avventori affamati, l’esperienza può rivelarsi snervante. I tempi di attesa si dilatano a dismisura, il servizio diventa quasi inesistente. Succede di aspettare il dolce per un’ora e mezza (orologio alla mano) o, in una torrida serata con 35 gradi, di ricevere l’agognata bottiglia d’acqua a metà cena. Di recente si è registrato qualche miglioramento, ma la strada è ancora lunga.

PREZZI [VOTO: 6]

Le osterie low cost sono un’altra cosa. Tuttavia, scegliendo con oculatezza, si riesce a stare sotto i 25 euro. Gli antipasti sfiorano anche gli 8 euro, i taglieri sono a quota 12 euro, i primi attorno ai 9-10 euro, i secondi fra i 7 e i 14. Dolci a 5 euro. Non hanno il bancomat (ancora?).

PIATTO FORTE

Il vero piatto forte erano le patate fritte tagliate a rondelle giganti, aromatizzate alle spezie, temporaneamente cancellate dal menu (perché???). In loro assenza, lo scettro va alle orecchiette aglio, olio, acciughe e pangrattato.

PIATTO DEBOLE

Gli agnolotti intristiscono, non per la qualità, ma per la quantità: cinque in tutto.

TOILETTE [VOTO: 5]

Nel cortile. Da minimo sindacale.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Oltre alle migliorie nel servizio, non guasterebbe un ripassino al vocabolario culinario. Sul menu si leggono perle come “ragout”, “tartetin”, “bounet”.

Piola da Celso

Piola da Celso

Via Verzuolo, 40
Tel. 011/4331202
Aperto a pranzo e giovedì, venerdì e sabato sera. Chiuso domenica

VOTO FINALE: 7+

 
 
ATMOSFERA [VOTO: 7]

Una piola autentica, schietta, gioiosa. A due passi dal mercato di corso Racconigi, entri da Celso accolto dal sorriso delle sorelle Elisabetta e Marina e ti senti subito a casa. Un’unica, accogliente sala dominata da un bel bancone traboccante di torte, fiori, souvenir. D’estate, un cortile trasformato in un delizioso dehors che neanche ti par d’essere a Torino. Il posto ideale per chi ha bisogno di essere coccolato nello spirito e nello stomaco. O per chiacchierare, bere, ridere, far baldoria con gli amici.

CUCINA [VOTO: 7]

Cucina casalinga, piatti semplici della tradizione piemontese, di buona qualità. Non a caso una famosa guida ha assegnato a Celso il meritato titolo di miglior piola del 2013. Il menu non esiste. Ti siedi, ordini una caraffa di vino della casa e aspetti che l’allegra famiglia ti rimpinzi di prelibatezze. Si comincia con una sventagliata di antipasti: la proverbiale insalata russa di Elisabetta, le melanzane grigliate con pomodori, olio e basilico, una magnifica carne all’albese, tomini e acciughe con doppia salsa (verde e rossa), i peperoni con salsa tonno e maionese o bagna caoda, il vitello tonnato, la giardiniera. I primi sono serviti in enormi tegami lasciati al centro del tavolo. Un trionfo di agnolotti (indimenticabili con il ragù di carote), gnocchi, tajarin (da bis quelli alle ortiche con sugo al pomodoro e rosmarino). Anche i secondi, tosti e abbondanti, variano continuamente: dagli involtini di pollo ripieni di spinaci e formaggio al vitello in salsa, dal bollito al brasato. In finale, se nel frattempo non sei esploso, i dolci di Elisabetta, adeguati alla stagione: sotto Carnevale trovi le bugie, d’estate le favolose pesche ripiene agli amaretti o il creme caramel, nei mesi freddi la torta di mele, la crostata con la marmellata fatta in casa o il classico bonet.

STAFF [VOTO: 7]

Nella gestione della piola è coinvolta tutta la famiglia. Poche formalità, servizio brioso e veloce. La vulcanica Elisabetta dirige il traffico con piglio e simpatia. La sorella Marina ha sempre un sorriso dolce per tutti. Celso, lo spassoso padrone di casa, s’aggira per la sala a raccontare aneddoti e a “tacchinare” le clienti carine. Le madamine allergiche ai doppi sensi e al linguaggio colorito vadano al Cambio, grazie.

PREZZI [VOTO: 8]

Una cena che lascia satolli e soddisfatti non supera mai i 25 euro. A pranzo si spende ancora meno.

PIATTO FORTE

L’insalata russa di Elisabetta. Mangeresti solo quella, a quintali.

PIATTO DEBOLE

Qualche margine di miglioramento sul bonet, talvolta più simile a un budino in busta.

TOILETTE [VOTO: 7]

D’inverno i freddolosi storceranno il naso perché è nel cortile, ma è sempre pulita e ordinata.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Non ascoltare i detrattori, che li vorrebbero più raffinati nella cucina e nei modi. I posti ruspanti come Celso andrebbero protetti come le specie in via d’estinzione.

Cibo Container – Bistrot in Gastronomia

Cibo Container – Bistrot in Gastronomia

Corso Guglielmo Marconi, 33, Torino
Tel. 011 650 6749
Orario: pranzo dalle 11,30 alle 15, cena dal giovedì al sabato dalle 18,30 alle 22,30
Chiuso la domenica



 

VOTO FINALE: 6/7

 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

Locale delizioso (i provinciali direbbero “di design”) a un passo dal Valentino con la doppia veste di bistrot e di gastronomia take-away. Composto di due sale, una con ampio bancone-vetrina e l’altra con una sfilza di tavolini da cenetta a due. Pareti verde-rilassante, soffitti azzurro-cielo, parquet, tavolini-baule molto belli (e molto scomodi). Servizio informale, tovagliette e tovagliolo di carta, menu su lavagnetta. Stranamente deserto di sabato sera (a San Salvario?).

CUCINA [VOTO: 7]

Cucina di buona qualità con menu non particolarmente originale. A scelta dalla vetrina gastronomica o dalla carta. Tra gli antipasti si distingue il vitello al vapore con salsa tonnata, in alternativa a proposte più scontate come il prosciutto crudo con mozzarella o la paglierina di capra alla piastra. I primi sono sostanziosi. Ottimi gli gnocchi al gorgonzola e salvia con retrogusto al lime. Non mancano i tajarin, proposti con il ragu di carne, il risotto, in versione speck e mele, o la passata di verdure per i vegani. Tra i secondi, si va dal filetto di salmone al vapore alle uova al tegamino con riso profumato thailandese, dalla scottata di salsiccia di Bra alla tagliata alla piastra, fino al classico hamburger di fassona con patate al forno. In alternativa, si può scegliere uno dei piatti unici, come la carne cruda battuta al coltello, la bresaola con tomino di capra, la trippa alla parmigiana, la polenta concia o l’insalata Robi impreziosita da semi di zucca, pomodorini, melanzane grigliate, bresaola e paglierina di capra. Sempre che non vi allettino le novità del giorno direttamente dal banco gastronomia, come le polpette di baccalà o gli arancini di riso. Dolci convincenti. Menzione d’onore ai grissini.

STAFF [VOTO: 6]

Accoglienza da minimo sindacale. Cortesi, efficienti, ma pur sempre freddini.

PREZZI [VOTO: 6]

Il conto non è dei più economici. Con antipasto, primo, dolce e calice di vino si sfiorano i 30 euro a testa. I primi viaggiano tra i 7 e gli 8 euro, i secondi non superano mai i 10 euro (a parte la tagliata di fassone, 15), i piatti unici oscillano tra i 6 e i 9, i dolci dai 4 agli 8 euro.

PIATTO FORTE

Indimenticabile la ciotola di crema pasticcera in cui pucciare i biscotti di meliga.

PIATTO DEBOLE

Il baccalà non è un pesce facile da gestire e le polpette, alla fine, risultano stoppose.

TOILETTE [VOTO: 8]

Pulita e graziosa, come tutto il locale.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Qualche sorriso in più e qualche euro in meno (sul conto).

La Cantina VB

La Cantina VB

Via delle Rosine, 1
Tel. 011 8174321
Chiuso la domenica


VOTO FINALE: 7/8



 

ATMOSFERA [VOTO: 8]

Alla VB è come essere a cena da amici. L’atmosfera è vivace e informale, il personale cortese e sempre pronto al sorriso. A un isolato da piazza Vittorio, si compone di due sale, una più grande e caotica con classico bancone da bar e ampia vetrata affacciata su via delle Rosine, l’altra più piccola e raccolta, perfetta per gli amanti clandestini. Con il bel tempo, il piccolo dehors brulica di avventori fin dall’ora dell’aperitivo.

CUCINA [VOTO: 7]

La VB offre un’ampia scelta di vini, che è possibile degustare anche al bicchiere. Ma, nonostante si proponga come cantina, il suo vero pezzo forte è la buona cucina a prezzi più che onesti, con porzioni abbondanti e ingredienti freschi e di ottima qualità. Imperdibili la carne all’albese (sempre tenerissima e ben condita), la generosa battuta di fassone, il godurioso gnocco fritto con crudo e crescenza, i plin alla robiola. Tra gli antipasti, curiosa è l’insalata alle tre tome, mentre sono trascurabili le bruschette con tomino e acciughe o al pomodoro. I primi sono per palati forti (gnocchi di patate al raschera, troccoli gorgo e ‘nduja, ravioli ai funghi con castelmagno, agnolotti alla piemontese al ragù di salsiccia…). I secondi variano dalle costolette d’agnello alle polpette della nonna, dal sottofiletto alla piastra alla rustichella di galletto. Su tutti, regna sovrana la grissinopoli (vedi alla voce Piatto Forte).

STAFF [VOTO: 8]

Il titolare è figlio d’arte: sua mamma è la famigerata Brunilde della Maison di Chez Rinoo, ma lui – tranquillizzatevi – è di tutt’altra pasta. La sua efficiente aiutante, Tiziana, ha una dolcezza ruvida che conquista, oltre a forme generose auto-proclamate “Patrimonio dell’Unesco”. Tra un piatto e l’altro si ferma a fare due chiacchiere, una battuta, una risata. E intanto il vino scorre a fiumi.

PREZZI [VOTO: 8]

Tra i locali del centro di Torino, la VB vanta in assoluto il miglior rapporto qualità/prezzo. Con il menu da 16 euro puoi scegliere tra un paio di primi, un paio di secondi e due-tre contorni. In alternativa, il menu esposto su una lavagna gigante propone una varietà di piatti che consentono di cenare senza superare i 20-25 euro garantendosi un antipasto, un primo (o un secondo) e vino in quantità.

PIATTO FORTE

A furor di popolo, la grissinopoli. Una enorme milanese con impanatura a base di grissini sbriciolati. Una vera delizia che, per le sue dimensioni generose e la sua consistenza, è consigliabile gustare da sola.

PIATTO DEBOLE

Le bruschette: rimandate a settembre.

TOILETTE [VOTO: 7]

In ordine, discretamente pulita, spaziosa quanto basta. Infelice la posizione dei tavoli sistemati proprio a ridosso della porta.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

D’inverno non mancano mai le torte classiche, da quella con le mele a quella al cioccolato. D’estate, invece, i dessert latitano. Una coppa di fragole con gelato? Un dolce al cucchiaio semplice semplice, tipo un tiramisù? Una convenzione con la vicina gelateria di Marchetti?

Bazaaar

Bazaaar

Via Stampatori 9/I (ang. Via Santa Maria) Torino
Aperto a colazione, pranzo, cena

 
VOTO FINALE: 6/7

 

ATMOSFERA [VOTO: 7]

Locale bonsai (tre-tavolini-tre più un tavolone da sei posti) a uno sputo da via Garibaldi, molto colorato, semplice, buono per la colazione, per uno spuntino a pranzo o per una cena informale. Il menu è scritto in pennarello sulla vetrina. D’estate ha il vantaggio di un ampio e tranquillo dehors.

CUCINA [VOTO: 6]

Luci e ombre. In genere la scelta è fra tre/quattro antipasti, un paio di paste fresche, un paio di creme, tre/quattro secondi. Esempi? Tomini al verde, flan di zucca con fonduta, acciughe al verde, carne cruda. Gnocchi alla bava (ben fatti), tajarin con ratatouille di verdure (scotti, slegati, insapori), zuppa di ceci. Tra le creme, molto abbondanti e servite con una pioggia di crostini, quella di castagne e cannella, quella di porri e patate, quella di cavolo rosso. Tra i secondi, salsiccia in umido con polenta, tomino al cartoccio con speck e prugne, pollo al forno. Tra i dolci della casa, gli esterofili possono trovare le celebri cupcakes, ma non aspettatevi le meraviglie della Magnolia Bakery.

STAFF [VOTO: 7]

Cortese e veloce.

PREZZI [VOTO: 7]

Abbordabili. Primi e creme a 7 euro, secondi a 8 euro, antipasti a 6 euro.

PIATTO FORTE

Il mix di antipasti, ottimo spuntino a prezzo contenuto (8 euro).

PIATTO DEBOLE

In Piemonte non è accettabile scivolare sui tajarin. Correre ai ripari, neh!

TOILETTE [VOTO: 7]

Minuscola, pulita.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Evitare l’esposizione di dolci e sandwich – anche per motivi igienici – a ridosso dei tavolini. Una piccola distrazione e si rischia, come accaduto in nostra presenza, di fare strike.

Trattoria F.lli Bravo


Trattoria F.lli Bravo
Corso Moncalieri, 478 TORINO
Tel. 011 66 10 435
Aperto anche la domenica sera

VOTO FINALE: 8+




ATMOSFERA [VOTO: 9]

La trattoria dei fratelli Ruggero e Diego Bravo trasmette subito calore. Arredata con cura e gusto, si compone di tre sale e, d’estate, di un piccolo dehors sul trafficatissimo corso Moncalieri. Tovaglie a scacchi, candele, fusilli usati come ferma-tovagliolo. Clientela borghese, ogni tanto qualche VIP, atmosfera rilassata e romantica. Con il vantaggio di essere una delle poche trattorie torinesi aperte anche di domenica sera.

CUCINA [VOTO: 8]

Nomen omen. La cucina dei Bravo non delude mai. Materie prime di ottima qualità e preparazione sapiente. Il menu, sempre sfizioso, propone svariati piatti della cucina piemontese accanto a piacevoli incursioni nelle specialità di altre regioni. Si va dal vitello tonnato alla battuta di fassone, dai peperoni con bagna cauda alla zuppa di pesce. Primi invitanti (strozzapreti con pomodorini e salsiccia di Bra, agnolotti di brasato, gnocchi con carciofi e guanciale , troccoli con pesce spada, culurgiones sardi…) e secondi di sostanza (tagliata di manzo, filetto di fassone al pepe, spezzatino di fassone con polenta, orata al cartoccio…). E, per finire, deliziosi dessert come la coppa di crema al mascarpone con fragole e scaglie di cioccolato, il tortino di cioccolato con cuore caldo, i classici bunet, tiramisù, crema catalana, e perfino i gelati di Pizzo Calabro. Per gli amanti del cibo crudo, è possibile scegliere il menu degustazione di carne (15 euro) o il tris di pesce (20 euro). Carta dei vini esaustiva.

STAFF [VOTO: 9]

Supervisionato da Ruggero, che accoglie i clienti con professionalità e savoir-faire, tutto lo staff è squisito: veloce, preciso, cortese e sorridente senza essere lezioso.

PREZZI [VOTO: 7]

Con un antipasto, un primo, un dolce, acqua e un quartino di vino, si sta attorno ai 25 euro. Il menù degustazione a 29 euro ruota settimanalmente, con due assaggi di antipasti, un primo, un secondo e un dolce.

PIATTO FORTE

Il vitello tonnato dei Bravo, nella versione con nocciole, è un must.

PIATTO DEBOLE

Debolezze poche, solo qualche trascurabile margine di miglioramento (vedi alla voce tiramisù).

TOILETTE [VOTO: 8]

Pulita, profumata, accogliente.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Per pietà, stampate il menu del giorno! Eviterete ai poveri camerieri la pena di ripetere ogni cinque minuti la sfilza di piatti del giorno e darete ai clienti la possibilità di districarsi con calma tra le tante proposte.

Barnum – RistoBar popolare

Barnum – RistoBar popolare

Via Saluzzo, 23bis, 10124 Torino
Tel 333 425 4163
orario: Lu-Gio 18:00-02:00; Ve-Sa: 18:00-03:00
Chiuso la domenica.

VOTO FINALE: 6 ½

ATMOSFERA [VOTO: 6]

Il Barnum è per giovani alternativi, o che pensano di esserlo. Con l’eccezione di qualche rasta d’antan, l’età media non supera i 20 anni. Atmosfera da inferno dantesco (pareti rosso fuoco, luci basse, musica Old Wave), clientela eterogenea (secchioni imberbi, fuoricorso punk, coppiette allergiche al romanticismo), allestimento easy (tovaglietta di carta, bottiglie d’acqua di plastica, vino sfuso in caraffa).

CUCINA [VOTO: 6]

Cucina senza voli pindarici con qualità ondivaga. Su alcune cose eccellono (le porzioni pantagrueliche, la freschezza degli ingredienti, il menu che varia a seconda degli arrivi del giorno), su altre talvolta scivolano (la preparazione dei piatti, i condimenti, l’impiattamento). Sforzo creativo limitato al minimo per gli antipasti: burrata con prosciutto crudo, misto di freschi pugliesi (burrata, stracciatella fresca, provola affumicata alla griglia), misto calabro (capocollo, schiacciata, olive condite, nodini di fiordilatte, peperoni ripieni, melanzane sott’olio, ecc.), misto di tomini, caprino fresco con confettura di cipolle di Tropea, salsiccia cruda di Bra con crostini alla ricotta forte. Scarna la scelta di primi (polenta con stracotto al nebbiolo, gnocchi con fonduta di fontina d’Aosta, gli ottimi agnolotti di fassone in sugo d’arrosto con sfilacci di brasato). Maggiore varietà nei secondi, serviti sempre con un contorno: si spazia dal classico pollo al forno allo stracotto al nebbiolo, dalla cotoletta di vitello gratinata alla tagliata di fassone alla griglia. Singolari le polpette vegetariane caramellate al limone, più simili a enormi frittate. Non male i dolci, in genere giocati sulla frutta (torta di mele renette, cheese cake ai frutti di bosco, torta di pesche glassata con cioccolato e cannella…).

STAFF [VOTO: 7]

Personale dall’aria trasandata, genere centro sociale. Servizio senza fronzoli, ma cortese ed efficiente.

PREZZI [VOTO: 7]

Relativamente contenuti, in rapporto alle mega-porzioni. Gli antipasti vanno dai 6 ai 10 euro, se si esclude il misto da 12. Per i primi la spesa è tra i 6 e i 9 euro. I secondi non superano mai i 10 euro. Desserts a costi più che onesti, 4 euro.

PIATTO FORTE

Con lo stracotto al nebbiolo ci sanno fare. Azzeccatissima la scelta di utilizzarlo come ragù alternativo per gli agnolotti.

PIATTO DEBOLE

I contorni andrebbero curati di più. Le melanzane al rosmarino, per esempio, sono sciape, oltre che crude.

TOILETTE [VOTO: 4]

Il minimo indispensabile, sia a livello di arredi che di pulizia. Soffitto e pareti nere non aiutano.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Oltre la bufala c’è di più. Osare!

Al Gufo Bianco

Al Gufo Bianco

Corso Dante Alighieri, 129, 10126 Torino
Telefono: 011 669 2577
Chiuso il sabato a pranzo e la domenica tutto il giorno.
 
VOTO FINALE: 6 ½





ATMOSFERA [VOTO: 6]

Molto formale, quasi d’altri tempi. Il personale accoglie i clienti alla porta, ripone nell’armadio i loro cappotti, li accompagna al tavolo, indica alle signore gli sgabelli appositamente inseriti tra una sedia e l’altra per potervi sistemare le borse. E poi il tocco di classe: una carta senza prezzi per le signore, accortezza (sessista, diciamolo) che fa gongolare un certo tipo di donna (mobile) e venire il mal di fegato a un certo tipo di uomo (ragno).

CUCINA [VOTO: 7]

Tipica piemontese con qualche piccola digressione sul pesce. Dal flan di topinambur con fonduta al peperone in bagna cauda. Dagli agnolotti ai tajarin. Dalla battuta al vitello tonnato. Ideale l’antipasto misto caldo, per provare di tutto un po’. Da non perdere il carrello dei salumi (ottima la salsiccia cruda) e quello dei formaggi. Tra i primi, si segnalano i ravioli di zucca al burro e amaretti e quelli ripieni di cernia. Per gli stomaci forti, da non perdere il fritto di cervella e carciofi. Chi ama il bollito, invece, faccia un salto il giovedì, da ottobre a marzo, per godere del Gran Carrello di Bollito Misto Piemontese. Buona la selezione di vini.

STAFF [VOTO: 8]

Molto cortese, cerimonioso. Grazie, prego, scusi, mi consenta. Tanti, encomiabili segnali di attenzione al cliente che in molti locali si sono persi. Al punto da sentirsi, talvolta, a disagio. Anche un po’ meno basterebbe.

PREZZI [VOTO: 5]

In tempi di crisi il Gufo Bianco non è certo il locale più indicato. Difficile stare sotto i 40-45 euro mangiando solo un antipasto, un primo (o un secondo) e il dolce.

PIATTO FORTE

Il carrello dei dolci. Tutti, dal primo all’ultimo. Tiramisù, torronata, spuma di zabaione e amaretti, cassata, bunet, gelatina di mandarini, torta Gianduja e tanto altro. Da crisi iperglicemica. Coccole infinite per carenti d’affetto.

PIATTO DEBOLE

Il Gufo scivola proprio su uno dei piatti principe della cucina piemontese, il vitello tonnato: la carne non è rosa dentro (sarà una scelta o un errore?) e la salsa ha quella leggera patina giallastra che si forma quando è preparata (o è stata tenuta scoperta) da un po’.

TOILETTE [VOTO: 8]

Pulita, in ordine.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Abbassare le luci per rendere l’atmosfera più intima. I colori e gli arredi, piuttosto freddi, non aiutano. Tanto vale puntare sugli effetti speciali.

Agripiola


Agripiola
Via Gaudenzio Ferrari 5/I Torino
Tel. 331 7621804
Aperto venerdì e sabato sera e tutti i giorni a pranzo
VOTO FINALE: 9
ATMOSFERA [VOTO: 9]
Un gioiellino ai piedi della Mole Antonelliana. Elegante piola con altissime volte in mattoni e pareti bordeaux, un lungo bancone al quale è possibile pranzare appollaiati su uno sgabello, un’accogliente sala con pochi tavoli apparecchiati con semplicità e una seconda sala seminterrata pronta ad entrare in funzione. Nota di merito per il menu in doppia lingua (italiano/inglese), accortezza che dovrebbe essere la normalità – e invece è una rarità – in una città sempre più vocata al turismo.
CUCINA [VOTO: 9]
Lo chef Marco del Kitchen (temporaneamente prestato all’Agripiola) ci ha messo lo zampino, e si sente! La cucina sorprende per elaborazione, qualità degli ingredienti, cura nella presentazione e generosità delle porzioni. Menu limitato a quattro antipasti, tre primi, due secondi e un paio di dolci, ai quali si aggiungono i piatti del giorno. Si va dal classico tagliere di salumi alla croccante insalata russa, dal grandioso vitello tonnato, cotto a bassa temperatura, alla battuta di fassone al coltello. Tra i primi, i plin conditi con burro di montagna si distinguono per l’ottimo ripieno, così come la crema di zucca strappa l’applauso per l’abbinamento con la ricotta e la salsiccia croccante. Da provare anche gli spaghetti alla chitarra con un delicato ragù di coniglio. I secondi sono veraci: cotechino e lenticchie o lonzettino di maiale con speck e salvia. Con i dolci si va su classici come la panna cotta o il tortino di mele servito con crema pasticcera, ma il top è il bonet, impreziosito da una deliziosa crema chantilly al cacao. Molto apprezzata la focaccia calda offerta dallo chef. Godibile il barbera della casa.
STAFF [VOTO: 9]
Le ragazze ai tavoli, sempre sorridenti, sono di una cortesia unica e si danno un gran da fare.
PREZZI [VOTO: 9]
Decisamente onesti, considerata l’elevata qualità. Antipasti attorno ai 7 euro, primi a 8 euro, secondi a 10, dolci a 5, pane e acqua 2 euro.
PIATTO FORTE
Standing ovation per il vitello tonnato: due spanne sopra qualunque vitello tonnato della città.
PIATTO DEBOLE
Se c’è, è tenuto ben nascosto.
TOILETTE [VOTO: 7]
Pulita, in ordine, con arredi minimali e il benefit del fasciatoio per gli astanti con pargoli.
CONSIGLIO NON RICHIESTO

Fare tesoro degli insegnamenti dello chef Marco, evitando però di assumere la spocchia del Kitchen.