La magia del Premio Strega arriva a Pianezza: questa sera Antiniska Pozzi presenta “Tanto domani muori”

Pianezza, per una sera, diventa capitale della grande letteratura italiana.
Questa sera, mercoledì 13 maggio, l’autrice Antiniska Pozzi sarà protagonista di un aperitivo letterario da Agribiscotto, portando in città il romanzo Tanto domani muori, tra i titoli candidati al prestigioso Premio Strega 2026.

È una iniziativa  della Associazione Cambiamo Pianezza! 

Un appuntamento speciale che rappresenta molto più di una semplice presentazione: è l’occasione rara di incontrare da vicino una delle voci letterarie più interessanti del panorama contemporaneo italiano, in un momento decisivo del suo percorso artistico.

Il romanzo, pubblicato da HarperCollins Italia e proposto al Premio Strega da Lia Levi, sta attirando l’attenzione della critica per la sua scrittura intensa, poetica e profondamente umana.

Tanto domani muori racconta la storia di Anna, una bambina cresciuta nella periferia milanese tra fragilità familiari, sogni spezzati e desiderio di riscatto. Un romanzo che intreccia memoria, dolore e identità sociale, trasformando la dimensione privata in un racconto universale.

A rendere ancora più importante l’evento è proprio il legame con il Premio Strega, considerato il riconoscimento letterario più prestigioso d’Italia dal 1947.
Avere a Pianezza una delle autrici selezionate significa offrire al territorio un’occasione culturale di altissimo livello, capace di avvicinare il pubblico ai grandi protagonisti della narrativa italiana contemporanea.

L’incontro inizierà alle 20.30, con aperitivo su prenotazione dalle 19.30, in un’atmosfera che promette dialogo, emozioni e passione per i libri. Un evento che unisce cultura e convivialità, dando ai lettori la possibilità di conoscere l’autrice, ascoltare la nascita del romanzo e confrontarsi direttamente con chi sta lasciando il segno nella narrativa italiana di oggi.

Per una sera, dunque, Pianezza entra nel circuito della grande letteratura nazionale. E lo fa accogliendo una protagonista del Premio Strega.

Il libro

“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell’edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari. Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà. Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede.

La motivazione del Premio Strega

«Una storia di genitori e figli sì ma che, fin dall’inizio, si presenta molto lontana dalle modalità di espressione sul tema famiglia così tanto frequentata dall’odierna letteratura. In questo racconto si sono invece irruentemente fatte strada intonazioni di autentica poesia accompagnate da un umorismo acuminato (quasi al limite della crudeltà) quando si raffigurano i personaggi di quel sradicato gruppo famigliare. A chiudere il gioco citazioni classiche che si infilano ogni tanto di soppiatto. Ci troviamo quindi di fronte a una specie di poemetto? Neanche per sogno. Poesia, sottile umorismo e mondo greco-latino sono solo gli spezzoni dono di una storia quanto mai realistica con genitori che in assoluta buonafede considerano educazione punire con cinghiate sulle gambe i bambini che sbagliano. C’è una figlia di nome Anna in questa storia in continua lotta con sé stessa per acquisire coscienza dei valori di cui è stata dotata. Lotte che la accompagnano nella sua crescita man mano che la società esterna si sta trasformando. Ha un passato di proletaria Anna e un presente di borghese benestante e si ritrova spezzata a metà fra un mondo a cui vorrebbe appartenere e un mondo da cui proviene. Sarà questo il nodo che forse non riuscirà del tutto a sciogliere anche se ormai vive all’ottavo piano di un palazzo del centro città. Un libro intenso, scavato dove duri colpi del destino si intrecciano alla leggerezza di volatili parole. Tutto sotto alla volta delle contraddizioni che incombono su di noi esseri umani. Va da sé che puntualmente mi ha fatto pensare alle mie contraddizioni, ma in fondo in fondo c’è sempre la gioia di una lettura a salvarci.»

Cambiamo Pianezza protagonista del Salone del Libro OFF 2026: cultura, giovani autori e partecipazione diffusa

 

Nel maggio 2026 Pianezza si conferma uno dei comuni più dinamici dell’area metropolitana torinese all’interno del programma del Salone Internazionale del Libro OFF, la grande manifestazione culturale diffusa che porta libri, autori e incontri oltre gli spazi del Lingotto e direttamente nei territori, nelle biblioteche, nei caffè culturali e nelle piazze. In un’edizione che coinvolge ben 39 comuni della Città Metropolitana di Torino e oltre mille appuntamenti culturali, Associazioni di cittadini come l’Associazione Cambiamo Pianezza  alle porte del capoluogo piemontese hanno scelto di puntare su partecipazione, dialogo tra generazioni e valorizzazione dei talenti emergenti.

Il Salone OFF rappresenta ormai da anni una delle esperienze culturali più significative del Piemonte. Nato come estensione territoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino, il progetto ha progressivamente ampliato la propria presenza fino a trasformarsi in una rete diffusa di eventi che coinvolgono associazioni, scuole, biblioteche, circoli culturali e amministrazioni locali. Non si tratta soltanto di incontri letterari, ma di un vero e proprio laboratorio di cittadinanza culturale capace di avvicinare il pubblico alla lettura attraverso modalità accessibili e partecipative.

In questo contesto, Pianezza si distingue per un programma ricco e articolato che mette al centro il territorio e la comunità. L’edizione 2026 del Salone OFF a Pianezza  propone incontri con scrittori, presentazioni di libri, dibattiti, momenti musicali e iniziative dedicate ai giovani e agli studenti. L’obiettivo è chiaro: fare della cultura uno strumento di aggregazione e crescita collettiva.

Uno degli appuntamenti più attesi è sicuramente quello dedicato alla giornalista e scrittrice Francesca Barra, protagonista di una serata speciale al Barrocco di Pianezza. L’evento, previsto per giovedì 14 maggio 2026 alle ore 20.30, rientra tra gli appuntamenti di maggiore richiamo del calendario locale del SALTO OFF. La scrittrice presenterà il suo libro Il no che vorrei dirti, opera che affronta temi profondi legati ai rapporti umani, alla fragilità e alla capacità di trovare nuove forme di dialogo nelle relazioni contemporanee.

La presenza di Francesca Barra rappresenta un segnale importante per la programmazione culturale di Pianezza. Negli ultimi anni, infatti, molte realtà territoriali hanno scelto di investire nella qualità degli incontri letterari per offrire ai cittadini occasioni di confronto diretto con autori e protagonisti del panorama culturale italiano. In questo senso, il Salone OFF diventa non soltanto una rassegna parallela al grande evento torinese, ma uno strumento concreto di diffusione culturale capace di raggiungere comunità spesso lontane dai grandi circuiti degli eventi nazionali.

Ma il cuore più innovativo dell’esperienza pianezzese è forse rappresentato dall’attenzione riservata ai giovani autori e alle nuove voci della narrativa contemporanea. Tra gli eventi più significativi del programma figura infatti “Due giovani autori si incontrano”, appuntamento organizzato presso La Fattoria del Gelato e promosso dall’Associazione Insieme Cambiamo Pianezza. L’incontro mette a confronto due giovani scrittori emergenti: Mattia Remolif e Alice Testa.

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L’evento rappresenta molto più di una semplice presentazione letteraria. È il simbolo di una nuova generazione di autori che cerca spazi di confronto e dialogo con il pubblico, portando temi originali e linguaggi contemporanei all’interno del panorama culturale piemontese. Mattia Remolif propone un romanzo storico, mentre Alice Testa presenta un fantasy ambientato nell’antico Egitto, dimostrando come la narrativa giovanile possa spaziare tra generi diversi mantenendo una forte capacità evocativa e narrativa.

Il valore di iniziative come questa risiede anche nella loro capacità di coinvolgere direttamente il territorio. A Pianezza, infatti, il Salone OFF non è percepito come un evento calato dall’alto, ma come un’occasione condivisa che vede la partecipazione di associazioni culturali, realtà civiche, biblioteche e cittadini. La cultura diventa così un’esperienza collettiva e quotidiana, capace di creare connessioni tra persone, generazioni e sensibilità differenti.

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La presenza di eventi distribuiti nei luoghi simbolo della città contribuisce ulteriormente a rafforzare questa dimensione partecipativa. Biblioteche, locali storici, sale comunali e spazi associativi si trasformano in punti di incontro dove la letteratura dialoga con la vita quotidiana. È proprio questa la forza del Salone OFF: portare i libri fuori dai luoghi tradizionali della cultura e inserirli nel tessuto urbano e sociale dei comuni coinvolti.

Il programma pianezzese si inserisce inoltre in una più ampia strategia culturale della Città Metropolitana di Torino, che attraverso il Salone OFF punta a valorizzare i comuni dell’hinterland come poli culturali attivi e capaci di proporre eventi di qualità. L’edizione 2026 coinvolge infatti un vastissimo territorio, dal Canavese alla Val di Susa, passando per il Chierese e l’area ovest torinese. In ogni città aderente vengono organizzati appuntamenti pensati per pubblici differenti: bambini, famiglie, studenti e appassionati di letteratura.

Questa diffusione territoriale della cultura assume un valore ancora più importante in un’epoca in cui molte comunità locali cercano nuovi strumenti di aggregazione sociale. La lettura, gli incontri con gli autori e i dibattiti pubblici diventano occasioni per costruire relazioni e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Pianezza sembra aver compreso pienamente questa opportunità, investendo su una proposta culturale capace di unire qualità e partecipazione.

Non va inoltre sottovalutato il ruolo delle associazioni locali, autentico motore dell’organizzazione degli eventi. Realtà associative e gruppi culturali svolgono un lavoro fondamentale nel creare occasioni di confronto aperte e inclusive, contribuendo a rendere il programma del Salone OFF vicino ai bisogni e agli interessi della cittadinanza. Iniziative come quelle organizzate da Insieme Cambiamo Pianezza dimostrano quanto il volontariato culturale possa incidere concretamente sulla vitalità di un territorio.

L’esperienza del Salone OFF evidenzia anche un cambiamento più ampio nel modo di vivere gli eventi culturali. Oggi il pubblico cerca occasioni di incontro autentico, momenti di dialogo diretto con gli autori e spazi in cui la cultura possa essere condivisa in maniera semplice e accessibile. Non più soltanto grandi eventi centralizzati, ma reti diffuse di appuntamenti capaci di raggiungere quartieri, paesi e comunità locali. In questo senso il modello torinese rappresenta una delle esperienze più avanzate a livello nazionale.

Anche il coinvolgimento dei giovani costituisce un elemento centrale della manifestazione. Le iniziative dedicate agli studenti e agli autori emergenti dimostrano la volontà di costruire un rapporto nuovo tra le nuove generazioni e il mondo del libro. La partecipazione attiva di ragazzi e ragazze non viene considerata soltanto come pubblico da coinvolgere, ma come parte integrante del processo culturale.

Il successo del Salone OFF dipende proprio da questa capacità di creare relazioni. Ogni incontro, ogni presentazione e ogni dibattito diventano momenti di condivisione che rafforzano il legame tra cultura e territorio. Pianezza, con il suo calendario di appuntamenti, offre un esempio concreto di come un territorio possa trasformare la partecipazione culturale in un elemento identitario e comunitario.

Nel panorama culturale contemporaneo, spesso dominato dalla rapidità dei contenuti digitali e dalla frammentazione dell’attenzione, eventi come quelli del Salone OFF assumono quindi un significato ancora più profondo. Creano tempo e spazio per l’ascolto, il confronto e la riflessione. Permettono di costruire una relazione diretta con la letteratura e con chi la produce. E soprattutto restituiscono centralità alle comunità locali come luoghi vivi di produzione culturale.

Pianezza sembra aver colto pienamente questo spirito. La partecipazione al Salone OFF 2026 non appare come una semplice adesione a un calendario di eventi, ma come la conferma di una precisa scelta culturale e sociale: investire nella cultura come strumento di crescita collettiva, valorizzazione del territorio e costruzione di relazioni.

In un periodo storico in cui molte città cercano nuove forme di partecipazione civica, il modello del Salone OFF mostra come i libri possano ancora diventare occasione di incontro e dialogo. Dalle presentazioni di autori affermati come Francesca Barra agli incontri dedicati ai giovani scrittori emergenti, Pianezza costruisce un percorso culturale capace di parlare a pubblici diversi e di coinvolgere l’intera comunità.

Il risultato è una città che, almeno per alcuni giorni, si trasforma in un laboratorio culturale aperto e diffuso, dove la lettura non rimane confinata agli spazi specialistici ma entra nella quotidianità delle persone. È questa forse la vera forza del Salone OFF: dimostrare che la cultura può ancora essere un’esperienza condivisa, partecipata e profondamente legata al territorio.

 

 

 

 

La Val Susa porta la Cultura al Salone Internazionale del Libro

Da Pianezza alle Alpi la Val Susa porta la cultura da tutto il Piemonte al Salone del Libro Off 
Dal 14 al 18 maggio 2026 il Salone Internazionale del Libro di Torino ospiterà un ricco calendario di appuntamenti promossi dall’Unione Montana Valle Susa insieme al Sistema Bibliotecario Valsusa. All’interno degli spazi del Lingotto Fiere, nel Padiglione Oval Stand W170-X169, la Valle di Susa porterà al centro del panorama culturale piemontese una serie di incontri, presentazioni editoriali, dialoghi con autori e approfondimenti dedicati alla storia, alla montagna, all’ambiente, alla memoria e alla valorizzazione del territorio.

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La partecipazione della Unione Montana Valle Susa al Salone del Libro rappresenta molto più di una semplice presenza istituzionale. Si tratta infatti di un progetto culturale articolato che punta a raccontare l’identità della valle attraverso libri, testimonianze, ricerca storica e nuove forme di divulgazione. Per cinque giorni, il pubblico del Salone avrà l’opportunità di conoscere da vicino le tradizioni, le trasformazioni e le eccellenze di uno dei territori più significativi del Piemonte.

Il programma prenderà il via giovedì 14 maggio con un appuntamento dedicato all’innovazione e al mondo della scuola. I ragazzi dell’IIS Enzo Ferrari di Susa presenteranno infatti l’incontro “La robotica educativa del Ferrari”, offrendo ai visitatori uno sguardo sulle nuove frontiere della didattica tecnologica. La presenza degli studenti all’interno di una manifestazione culturale di rilievo nazionale sottolinea l’importanza del dialogo tra educazione, tecnologia e territorio. La robotica educativa rappresenta oggi uno strumento fondamentale per sviluppare creatività, problem solving e competenze interdisciplinari, e il coinvolgimento diretto dei giovani dimostra come la scuola possa diventare protagonista attiva della diffusione culturale.

La giornata di venerdì 15 maggio sarà particolarmente intensa e ricca di appuntamenti. In mattinata gli studenti del Liceo Norberto Rosa cureranno una serie di incontri letterari, confermando il ruolo centrale delle nuove generazioni nella promozione della lettura e del dialogo culturale.

Nel pomeriggio spazio alla memoria e alla fotografia con la presentazione del volume “Ricordi fotografici valsusini”, numero 64 della rivista Segusium, a cura di Germano Bellicardi. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Walter Giuliano e Daniel Martinez. Attraverso immagini e testimonianze visive, il volume racconta la storia della Valle di Susa, offrendo uno straordinario patrimonio iconografico capace di custodire la memoria collettiva del territorio. La fotografia storica diventa così uno strumento prezioso per comprendere le trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche che hanno segnato la valle nel corso del tempo.

Sempre venerdì sarà presentato anche l’incontro “Oltre la strada – scopri la Valle di Susa”, promosso da SITAF con la partecipazione di Debora Paschero e Stefano Giacobbe. Il focus dell’appuntamento sarà dedicato alla promozione turistica e culturale della valle, con particolare attenzione ai percorsi naturalistici, alla scoperta del patrimonio alpino e alle opportunità offerte dal turismo sostenibile.

Nel corso della stessa giornata il pubblico potrà assistere alla presentazione del libro “La fatica non fa rumore” di Gabriele Scapola, moderata da Andrea Archinà e Francesco Sabatini. Il titolo suggerisce una riflessione sul valore dell’impegno quotidiano, del lavoro silenzioso e della resilienza personale, temi che trovano grande spazio nella narrativa contemporanea.

A chiudere il venerdì sarà la presentazione della rivista “Libere di viaggiare”, curata da Alessia Taglianetti insieme a Matilde Boratto, Sofia Milan, Nicole Pizzolato e Claudia Zecchin. L’incontro affronterà il tema del viaggio femminile come esperienza di libertà, scoperta e crescita personale, proponendo una riflessione sul turismo vissuto da prospettive nuove e inclusive.

La giornata di sabato 16 maggio sarà caratterizzata da un forte intreccio tra narrativa, storia e ambiente. In apertura Alessandro Cane presenterà il libro “Le ombre di Atheris”, dialogando con Elisa Osella Bon. L’incontro offrirà spazio alla narrativa fantasy e all’immaginazione, dimostrando come il Salone del Libro sappia valorizzare generi differenti e pubblici diversi.

Seguirà l’appuntamento “Storie della Preistoria”, organizzato dal Museo Laboratorio di Vaie. L’iniziativa accompagnerà il pubblico in un viaggio alla scoperta delle comunità del Neolitico alpino, approfondendo il rapporto tra uomo e natura attraverso percorsi di sperimentazione, archeologia e inclusione culturale. Interverranno Stefania Padovan, Gabriella Monzeglio, Marta Ginanneschi, Enzo Merini ed Elisabetta Serra.

Nel pomeriggio sarà protagonista Giovanni Tesio con il volume “Cento per cento. Cento titoli per cento anni di letteratura (1900-2000)”, un’opera che attraversa un secolo di narrativa italiana e internazionale, offrendo una riflessione sull’evoluzione della letteratura contemporanea.

A seguire Gianni Oliva presenterà il libro “La prima guerra civile”, dedicato a uno dei periodi più complessi della storia italiana. Gli incontri storici assumono un ruolo fondamentale all’interno del Salone perché permettono di approfondire eventi che continuano a influenzare il presente e il dibattito pubblico.

Grande attesa anche per l’intervento di Luca Mercalli, che presenterà i volumi “Salire in montagna”, “Breve storia del clima” e “Duemila anni di clima in Val di Susa”. Il tema del cambiamento climatico sarà uno degli argomenti centrali dell’incontro, con particolare attenzione alle trasformazioni ambientali che stanno interessando i territori alpini. La presenza di Mercalli conferma l’attenzione del Salone verso le grandi questioni ambientali contemporanee e il legame tra divulgazione scientifica e sensibilizzazione pubblica.

Domenica 17 maggio si aprirà con la presentazione del libro “Donne protagoniste” di Bruna Bertolo. L’incontro sarà moderato da Nino Boeti e vedrà la partecipazione di Clara Bertolo. Il tema del ruolo femminile nella storia e nella società contemporanea rappresenta uno degli aspetti più significativi della programmazione culturale del Salone.

Nel pomeriggio sarà invece protagonista il patrimonio storico romano con la conferenza “Almese e Caselette: nuovi dati e nuove progettualità per le ville romane”, curata da Giovanni D’Alessandro insieme alle archeologhe Stefania Ratto e Deborah Rocchietti. L’incontro offrirà un approfondimento sulle recenti ricerche archeologiche legate al territorio valsusino e sulle prospettive future di valorizzazione culturale.

Seguirà l’appuntamento “Disegnare un paesaggio culturale: l’area naturalistica di Primavalle a Caselette”, con la partecipazione di Giovanni D’Alessandro, Giulio Cadum e Sonia Djidel. Il focus sarà dedicato alla tutela ambientale e alla valorizzazione dei paesaggi naturali come patrimonio culturale condiviso.

La domenica si concluderà con la presentazione del romanzo “Chiara è la luce di dicembre” di Mauro Russo, in dialogo con Barbara Magni. La narrativa tornerà così protagonista in una giornata che unirà memoria, ambiente e riflessione sociale.

Il programma terminerà lunedì 18 maggio con nuovi incontri letterari organizzati dagli studenti del Liceo Norberto Rosa e con la presentazione del libro “Il mistero di casa Bimma” di Luca Giai. Anche l’ultima giornata confermerà il valore della collaborazione tra scuole, autori e istituzioni culturali.

Parallelamente agli incontri, ogni giorno saranno organizzati approfondimenti dedicati alla Via Francigena, alla ciclabilità e alla promozione turistica del territorio a cura di ValSusa Turismo. Questo aspetto evidenzia come la partecipazione della Valle di Susa al Salone del Libro non sia soltanto letteraria, ma anche territoriale, storica e ambientale.

L’intero programma proposto dall’Unione Montana Valle Susa dimostra quanto la cultura possa diventare strumento di valorizzazione locale e occasione di dialogo tra discipline diverse. Letteratura, archeologia, ambiente, fotografia, turismo e innovazione si intrecciano in una proposta ampia e inclusiva, capace di coinvolgere pubblici differenti.

In un’epoca in cui il ruolo degli eventi culturali è sempre più importante per costruire partecipazione e consapevolezza collettiva, la presenza della Valle di Susa al Salone Internazionale del Libro di Torino rappresenta un esempio concreto di come il territorio possa raccontarsi attraverso libri, incontri e idee. Un viaggio culturale che unisce memoria e futuro, tradizione e innovazione, offrendo ai visitatori del Salone un’occasione preziosa per scoprire la ricchezza storica e umana della valle.

Pianezza Salone del Libro Off: al Barrocco il libro di Francesca Barra

Pianezza si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più significativi del programma SALTO OFF 2026, il calendario di eventi del Salone Internazionale del Libro di Torino che porta autori e protagonisti della cultura nei comuni dell’area metropolitana. Giovedì 14 maggio 2026, alle ore 20.30, il Barrocco di Pianezza, in piazza Santi Pietro e Paolo 3, ospiterà la giornalista e scrittrice Francesca Barra per la presentazione del suo ultimo libro, Il no che vorrei dirti.

L’evento è organizzato dall’associazione Insieme Cambiamo Pianezza nell’ambito del progetto “Pianezza al Salone del Libro”, inserito nel circuito del Salone OFF. Si tratta di un appuntamento di grande valore culturale e sociale che offrirà al pubblico l’opportunità di confrontarsi su un tema di strettissima attualità: il rapporto tra genitori, figli e nuove tecnologie.

Il volume di Francesca Barra, pubblicato da Giunti Editore, affronta con sensibilità e concretezza una delle sfide educative più complesse del nostro tempo. Il sottotitolo del libro, “Smartphone, chat e social. Guida pratica per genitori smarriti”, riassume perfettamente il contenuto dell’opera, che si propone come uno strumento utile per comprendere i rischi e le opportunità del mondo digitale in cui crescono i ragazzi.

Attraverso testimonianze, riflessioni e consigli pratici, l’autrice accompagna i lettori in un percorso che tocca temi come la dipendenza da smartphone, il cyberbullismo, l’isolamento emotivo, l’uso dei social network e la difficoltà, per molti adulti, di stabilire regole chiare e autorevoli. Il titolo stesso del libro richiama il valore educativo del “no”, inteso non come chiusura, ma come atto d’amore e di responsabilità nei confronti dei figli.

Francesca Barra è una delle firme più apprezzate del giornalismo italiano. Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva, collabora con L’Espresso e conduce insieme a Roberto Poletti il programma di approfondimento politico “4 di sera” su Rete 4. Nel corso della sua carriera ha affrontato con grande competenza temi sociali, familiari e culturali, conquistando la stima del pubblico per il suo stile diretto e coinvolgente.

L’incontro al Barrocco sarà un’occasione preziosa per ascoltare dal vivo una delle protagoniste più autorevoli del panorama mediatico nazionale e per dialogare con lei su questioni che interessano da vicino genitori, insegnanti ed educatori. In un’epoca in cui smartphone e social network sono parte integrante della quotidianità dei giovani, diventa fondamentale acquisire strumenti di comprensione e di intervento.

La scelta di proporre questo appuntamento testimonia l’attenzione di Insieme Cambiamo Pianezza verso temi di grande rilevanza sociale. L’associazione continua infatti a distinguersi per l’organizzazione di eventi culturali capaci di coniugare approfondimento, partecipazione e utilità concreta per la comunità. Portare a Pianezza un’autrice come Francesca Barra significa offrire al territorio un’occasione di alto profilo, in linea con lo spirito del Salone OFF, che diffonde la cultura oltre i confini della manifestazione torinese.

Il Barrocco, nel cuore del centro storico, rappresenta una cornice ideale per questo tipo di incontro. L’atmosfera raccolta e accogliente favorirà un dialogo diretto tra l’autrice e il pubblico, trasformando la presentazione in un momento di confronto autentico e partecipato. Non sarà soltanto un’occasione per conoscere il libro, ma anche per condividere dubbi, esperienze e riflessioni su una delle sfide educative più urgenti del presente.

L’appuntamento si inserisce nel ricco programma del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, che ogni anno richiama migliaia di lettori e operatori del settore da tutta Italia. Grazie al Salone OFF, il festival del libro si diffonde sul territorio, raggiungendo realtà locali e creando un legame diretto tra autori e comunità.

Per partecipare alla serata è consigliata la prenotazione presso Edicola Palma, in via Caduti per la Libertà 21 a Pianezza. Per informazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail [email protected] oppure contattare il numero 333 2834252.

L’incontro con Francesca Barra si annuncia come una serata intensa e ricca di spunti, capace di unire cultura, attualità e riflessione educativa. Un appuntamento da non perdere per chi desidera comprendere meglio il mondo digitale in cui vivono i ragazzi e trovare strumenti concreti per accompagnarli con consapevolezza e responsabilità. Grazie all’impegno di Insieme Cambiamo Pianezza, il territorio si conferma ancora una volta protagonista di iniziative culturali di grande valore e interesse per tutta la comunità.

Pianezza al Salone del Libro Off due giovani autori si incontrano

L’11 maggio 2026, nella cornice degli Eventi SALTO OFF collegati al Salone Internazionale del Libro di Torino, si terrà a Pianezza un appuntamento dedicato alla narrativa emergente e alla creatività giovanile, organizzato dall’associazione Insieme Cambiamo Pianezza. Presso La Fattoria del Gelato, alle ore 20.30, andrà in scena un incontro letterario che vedrà protagonisti due giovani autori: Mattia Remolif e Alice Testa.

L’iniziativa, a ingresso libero, rappresenta un’importante occasione di confronto culturale e di valorizzazione delle nuove voci della letteratura contemporanea. In un panorama editoriale spesso dominato da nomi consolidati, eventi come questo dimostrano quanto sia fondamentale offrire spazio a giovani autori capaci di proporre storie originali, sensibilità nuove e linguaggi vicini alle generazioni più recenti.

Durante la serata saranno presentati due romanzi molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte intensità narrativa e dalla volontà di accompagnare il lettore in mondi ricchi di emozioni e riflessioni. Il primo titolo protagonista dell’incontro sarà “Il Fantasma del Fiume”, romanzo storico pubblicato da Graffio e firmato da Mattia Remolif. L’opera si distingue per l’atmosfera suggestiva e malinconica evocata già dalla copertina: un paesaggio fluviale immerso nella nebbia, quasi sospeso nel tempo, che introduce il lettore a una vicenda densa di mistero, memoria e introspezione.

Il romanzo storico continua a essere uno dei generi più amati dai lettori italiani perché permette di unire il piacere della narrazione alla scoperta del passato. In questo contesto, “Il Fantasma del Fiume” sembra inserirsi in quella tradizione letteraria capace di trasformare la storia in esperienza emotiva, facendo emergere il rapporto tra individuo, territorio e memoria collettiva. Attraverso personaggi intensi e scenari evocativi, Mattia Remolif costruisce una narrazione che invita a riflettere sul peso degli eventi passati e sulle tracce che essi lasciano nelle vite delle persone.

Accanto al romanzo storico, la serata offrirà spazio anche alla fantasia e all’immaginazione con “Il Cuore Pesa nella Duât”, opera fantasy di Alice Testa. Il titolo richiama immediatamente l’antico Egitto e il concetto della Duât, il regno ultraterreno della mitologia egizia, luogo di passaggio e giudizio delle anime. La copertina del libro, dominata dalla figura enigmatica di una giovane donna avvolta nell’ombra e affiancata da una bilancia simbolica, suggerisce un intreccio profondo tra spiritualità, destino e ricerca interiore.

Negli ultimi anni il fantasy italiano sta vivendo una fase di grande crescita, grazie ad autori che scelgono di reinterpretare miti, culture e tradizioni attraverso uno stile personale e contemporaneo. Alice Testa sembra inserirsi in questa nuova corrente narrativa, proponendo un universo ricco di simbolismi e suggestioni. Il richiamo alla pesatura del cuore, rituale centrale nella religione egizia antica, apre infatti a temi universali come la colpa, la verità, il coraggio e il giudizio morale.

L’incontro tra questi due autori appare particolarmente interessante proprio per il contrasto e al tempo stesso la complementarità dei loro mondi narrativi. Da una parte la dimensione storica e terrena di “Il Fantasma del Fiume”, dall’altra quella mitologica e spirituale di “Il Cuore Pesa nella Duât”. Due modi differenti di raccontare l’essere umano, le sue paure e i suoi desideri, attraverso generi letterari diversi ma ugualmente capaci di coinvolgere il lettore.

Manifestazioni culturali di questo tipo assumono inoltre un valore significativo per il territorio e per le associazioni che scelgono di investire nella promozione della cultura. L’impegno di Insieme Cambiamo Pianezza dimostra infatti la volontà di creare occasioni di incontro, dialogo e partecipazione attraverso la letteratura, offrendo spazio ai giovani talenti e avvicinando il pubblico alla lettura in un contesto informale e accessibile.

Non bisogna poi sottovalutare l’importanza del contatto diretto tra autore e lettore. In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, poter ascoltare dal vivo il racconto di un processo creativo, le ispirazioni dietro un libro e le emozioni legate alla scrittura rappresenta un’esperienza autentica e coinvolgente. Gli incontri letterari permettono infatti di creare un rapporto umano tra chi scrive e chi legge, trasformando il libro in un ponte di confronto e partecipazione.

La serata dell’11 maggio si preannuncia quindi come un appuntamento capace di unire passione per la lettura, curiosità culturale e valorizzazione dei giovani talenti. Gli appassionati di narrativa storica potranno immergersi nelle atmosfere evocative del romanzo di Mattia Remolif, mentre gli amanti del fantasy avranno l’occasione di scoprire il mondo immaginifico creato da Alice Testa.

In un tempo in cui la cultura ha sempre più bisogno di spazi di incontro e condivisione, eventi come questo ricordano quanto la letteratura continui a essere uno strumento potente per raccontare il presente, interpretare il passato e immaginare nuovi mondi.

A Pianezza il Salone del Libro off: la Cultura con la C Maiuscola

La cultura non è soltanto un patrimonio da custodire, ma un’esperienza viva, capace di unire persone, luoghi e idee. È con questo spirito che  Insieme Cambiamo Pianezza e i pianezzesi partecipano al Salone Internazionale del Libro di Torino Off, uno degli appuntamenti culturali più prestigiosi d’Europa, portando sul territorio una rassegna di incontri, presentazioni, proiezioni e aperitivi letterari che trasformeranno il mese di maggio in un vero e proprio festival diffuso.

Con un calendario ricco e variegato, a Pianezza si conferma la propria vocazione culturale e il desiderio di rendere la letteratura, il cinema e il dialogo con gli autori accessibili a tutti. Gli eventi, tutti a ingresso libero e senza prenotazione fino a esaurimento posti, coinvolgeranno luoghi simbolici della città: librerie, bistrot, parchi, cinema e spazi pubblici che per una sera diventeranno palcoscenici di emozioni e riflessioni.

Un mese di cultura diffusa sul territorio

Il programma che coinvolge Pianezza al Salone del Libro rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa uscire dai grandi padiglioni fieristici e raggiungere direttamente i cittadini. Romanzi storici e fantasy, noir e narrativa contemporanea, cinema d’autore e incontri con scrittori e registi: ogni appuntamento offrirà un’occasione di confronto e di crescita.

Di seguito, tutti gli eventi in programma.

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Venerdì 8 maggio – Proiezione del film La vita da grandi

La rassegna si apre con la proiezione del film La vita da grandi, diretto da Greta Scarano, che sarà presente in sala insieme al protagonista Yuri Tuci.

L’appuntamento si terrà presso Multisala Lumière alle ore 20:30. Un’occasione speciale per incontrare dal vivo i protagonisti di un’opera intensa e coinvolgente.


Lunedì 11 maggio – Due giovani autori si incontrano

Presso La Fattoria del Gelato, alle 20:30, si confronteranno due promettenti voci della narrativa italiana.

Mattia Remolif presenterà Il fantasma del fiume (Graffio), romanzo storico, mentre Alice Test racconterà il suo fantasy Il cuore pesa nella duat.

Un dialogo tra generi diversi, accomunati dalla passione per la scrittura e dall’immaginazione.


Mercoledì 13 maggio – Antiniska Pozzi e Tanto domani muori

L’AgriBiscotto Bakery Bistrot ospiterà un aperitivo letterario con Antiniska Pozzi, autrice del thriller Tanto domani muori(HarperCollins).

Un incontro che promette suspense e approfondimento, in un’atmosfera conviviale e accogliente.

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Giovedì 14 maggio – Francesca Barra presenta Il no che vorrei dirti

Nella suggestiva cornice di Barrocco, Francesca Barra presenterà il suo libro Il no che vorrei dirti (Giunti).

Un’opera intensa e attuale, che affronta con sensibilità e coraggio temi legati alla libertà personale e alla consapevolezza emotiva.


Domenica 17 maggio – Niccolò Zancan e L’ultimo operaio

Alle ore 20:30, presso La Chiantina, si terrà l’aperitivo letterario con Niccolò Zancan.

Il suo libro L’ultimo operaio (Einaudi) offre una riflessione profonda sul lavoro, sull’identità e sulle trasformazioni della società contemporanea.


Lunedì 18 maggio – Processo al Poliziesco

L’ASTEMI farà da cornice a una serata originale e coinvolgente con Alessandro Perissinotto e Piero D’Ettorre.

Tra presentazione e performance, i due autori guideranno il pubblico in un appassionante “processo al poliziesco”, esplorando i meccanismi e il fascino del genere noir.


Martedì 19 maggio – Gabriela Benton e Bastet – Le Forme dell’Amore

Nel parco privato di Via La Cassa, frazione Parucco, Gabriela Benton presenterà il suo libro Bastet – Le Forme dell’Amore (Atene del Canavese).

Un incontro dedicato ai sentimenti, al simbolismo e alle molteplici sfumature dell’amore.


Pianezza protagonista della cultura

A Pianezza il Salone Internazionale del Libro di Torino dimostra come la cultura possa diventare motore di comunità, crescita e condivisione. Non si tratta soltanto di ospitare eventi, ma di creare occasioni autentiche di incontro tra autori e lettori, tra storie e territorio.

In un’epoca in cui il dialogo e il pensiero critico sono più importanti che mai, Pianezza sceglie di investire nella cultura con convinzione e visione, offrendo ai cittadini appuntamenti di grande qualità e valore.

Perché la cultura, quando è vissuta con passione e partecipazione, merita davvero di essere scritta con la C maiuscola.

La Cappella dei Mercanti a Monumenti Aperti 2026

Su Torino+ la notizia di un importante riconoscimento attribuito quest’anno alla Cappella dei Mercanti di Torino e, più in generale, al patrimonio storico-artistico della Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti. Il complesso è stato infatti selezionato per entrare nel programma nazionale Monumenti Aperti 2026, una delle principali iniziative italiane dedicate alla valorizzazione di luoghi culturali poco conosciuti e solitamente non accessibili al pubblico.

La notizia arriva al Prefetto della Pia Congregazione, Arturo Santise.

Nell’ambito della XXX edizione della manifestazione, che prevede un percorso attraverso diverse città italiane, Torino sarà tra le tappe autunnali. In questa occasione, la Cappella dei Mercanti aprirà eccezionalmente le proprie porte al pubblico sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026, offrendo un’opportunità rara di visitare uno dei luoghi più significativi della storia civile, economica e religiosa torinese.

L’inserimento della Cappella nel circuito nazionale assume un valore particolarmente significativo. Nato a Cagliari nel 1997, Monumenti Aperti è oggi un progetto diffuso su tutto il territorio italiano, che coinvolge tutte le regioni e centinaia di siti culturali con l’obiettivo di far conoscere e tutelare il patrimonio “nascosto” del Paese. Nella scorsa edizione l’iniziativa ha registrato oltre 240 mila visitatori, mentre dal 1997 sono state organizzate più di quattro milioni di visite guidate, grazie alla partecipazione di oltre 175 mila studenti e 63 mila volontari. Numeri che evidenziano la rilevanza culturale e sociale dell’iniziativa e l’importanza della presenza della Cappella dei Mercanti in questo progetto.

La Cappella si inserisce inoltre in un itinerario nazionale che comprende luoghi di grande valore storico e artistico, come il Teatro Marrucino di Chieti, la Palazzina Marfisa d’Este di Ferrara, Villa Rendano a Cosenza e il Parco del Pollino. La sua inclusione in questo contesto rappresenta un ulteriore riconoscimento del ruolo svolto nei secoli dalla comunità di mercanti, banchieri e negozianti nella storia della città di Torino.

Elemento centrale dell’iniziativa resta, come da tradizione, il coinvolgimento delle scuole. Anche per la Cappella dei Mercanti, durante le giornate di apertura, i congregati saranno affiancati dalle studentesse e dagli studenti del Liceo Classico e Musicale Statale “C. Cavour” di Torino, che collaboreranno nell’accoglienza dei visitatori. Questa partecipazione non solo facilita la fruizione del bene, ma contribuisce anche a trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza e la consapevolezza del patrimonio culturale cittadino.

La partecipazione a Monumenti Aperti 2026 rappresenta dunque un’importante occasione per far conoscere a un pubblico più ampio uno dei luoghi più significativi, ma meno accessibili, del centro storico torinese, rafforzando il percorso di valorizzazione e diffusione del patrimonio artistico e culturale portato avanti dalla Pia Congregazione.

Per ulteriori approfondimenti sull’iniziativa è disponibile l’articolo pubblicato dal Giornale dell’Arte dedicato alla XXX edizione di Monumenti Aperti, che sottolinea il valore nazionale dell’evento e il crescente coinvolgimento di territori, scuole e comunità locali nella valorizzazione condivisa del patrimonio italiano.

 

Michelangelo Pistoletto, Rotary Italia e il Distretto 2031: arte e impegno sociale in dialogo

In un passaggio fondamentale per la narrazione culturale del Rotary, la rivista Rotary Italia dedica un ampio servizio al maestro Michelangelo Pistoletto, con un’intervista che rappresenta più di un semplice profilo artistico: è un ponte tra arte contemporanea, valori civici e impegno sociale.

Il progetto è promosso sotto l’egida del Governatore Felice Invernizzi, alla guida del Rotary Distretto 2031 (che comprende l’Alto Piemonte e la Valle d’Aosta) e racconta non solo il percorso artistico di Pistoletto, ma soprattutto il significato più profondo dell’arte come strumento di responsabilità collettiva — una visione che si allinea alla filosofia rotariana di servizio.

L’intervista, pubblicata nel numero di gennaio 2026 del magazine ROTARY ITALIA (alle pagine 36-39), è stata realizzata da Giovanni Firera, con editing di Claudio Pasqua e sviluppata con il coordinamento di Barbara Colonna (in foto), e vede la firma visiva del fotografo Pierluigi Di Pietro.

Giovanni Firera, Michelangelo Pistoletto, Barbara Colonna, Claudio Pasqua

Un maestro contemporaneo nella cornice di Rotary Italia

Michelangelo Pistoletto (nato a Biella nel 1933) è universalmente riconosciuto come una delle voci più influenti dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento: dalla celebre serie dei Quadri specchianti agli Oggetti in meno, fino alla fondazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, la sua opera ha costantemente esplorato il rapporto tra individuo, società e trasformazione culturale.

L’intervista su Rotary Italia restituisce questa profondità: Pistoletto non viene presentato solo come artista, ma come “pensatore”, capace di intrecciare arte, educazione, politica, ambiente e comunità in un unico discorso di impegno civico. In questo senso, la sua appartenenza al Rotary Club Valle Mosso è sottolineata come elemento identitario – e non marginale – del suo percorso: non un semplice titolo sociale, ma una scelta coerente con la visione dell’arte come “azione civile” e costruzione di relazioni.

Screenshot

 

Il ruolo culturale del Distretto 2031 nella narrazione nazionale

La pubblicazione dell’intervista nel magazine nazionale non è un caso isolato, ma il risultato di una politica editoriale chiara promossa dal Governatore Felice Invernizzi: valorizzare contenuti che siano capaci di connettere i valori rotariani con grandi voci della cultura contemporanea.

Il Distretto 2031, istituito come entità autonoma nel 2011 dopo la scissione dal precedente Distretto 2030, rappresenta uno dei nuclei più dinamici del Rotary in Italia, comprendendo club dell’Alto Piemonte – tra cui Torino, Vercelli e Novara – e della Valle d’Aosta. Questa realtà è impegnata in iniziative legate all’istruzione, alla salute, alla cultura e all’ambiente, come testimoniano i numerosi progetti e le pubblicazioni di servizio sul sito istituzionale.

La scelta di inserire un profilo di Pistoletto nella rivista nazionale non è soltanto una celebrazione estetica: è un cambio di passo che mette l’arte al centro del dibattito civile, dialogando con temi di attualità e responsabilità sociale. L’intervista diventa così un simbolo di come il Rotary, attraverso i suoi distretti, possa farsi spazio di pensiero e narrazione culturale.


Una recensione: arte, servizio e visione collettiva

Dal punto di vista giornalistico, l’articolo di Interiorissimi e l’intervista pubblicata su Rotary Italia offrono un raro esempio di sinergia tra mondo artistico e impegno rotariano. Al di là della semplice celebrazione di una figura iconica come Pistoletto, la narrazione riesce a:

  • Contestualizzare l’artista non solo come protagonista della storia dell’arte, ma come agente sociale e culturale;
  • Rafforzare il ruolo del Distretto 2031 come soggetto attivo nella produzione di contenuti culturali di respiro nazionale;
  • Far emergere una visione editoriale chiara, orientata a connettere i valori rotariani con temi contemporanei di responsabilità e cittadinanza.

L’evento di incontro diventa così un esempio concreto di come l’arte possa essere letta come leva di cambiamento sociale — un messaggio che si allinea perfettamente con gli impegni istituzionali del Rotary.


Rotary, Pistoletto e la missione oltre l’arte

Il Rotary International, fondato negli Stati Uniti nel 1905 e presente in Italia sin dagli anni Venti del Novecento, ha sempre promosso iniziative volte al servizio della collettività in diverse aree critiche, tra cui salute, istruzione e ambiente.

Il Distretto 2031, sotto la guida di Invernizzi, ha applicato questa missione anche in ambiti culturali, riconoscendo nell’arte un campo fertile per l’educazione civica e la riflessione collettiva. Questo approccio ha reso possibile non solo la pubblicazione dell’intervista, ma anche l’inclusione di Pistoletto in un discorso più ampio che mette insieme estetica, etica e impegno sociale — un modello che altre organizzazioni culturali e associative potrebbero guardare con interesse.

Felice Invernizzi: il Ruolo del Rotary nel Cambiamento Sociale

Gabriella Alison Cevrero: da color designer a color consultant

Nel panorama italiano del design del colore, Gabriella Alison Cevrero rappresenta una delle voci più autorevoli e originali. Color designer e interior designer torinese, Cevrero ha costruito la propria carriera unendo estetica, psicologia e scienza del colore in un approccio progettuale che mette al centro il benessere delle persone e l’armonia degli spazi.

Docente presso istituti come l’Accademia Telematica Europea e l’Italian Design Institute, e relatrice in eventi di settore come Expocasa, Salone Internazionale  del Mobile di Milano e LuganoLifestyle, la sua attività spazia dalla consulenza cromatica per abitazioni e spazi commerciali alla formazione professionale.

Con uno stile che fonde rigore tecnico e sensibilità artistica, Cevrero promuove una visione del colore come strumento di equilibrio, identità e trasformazione. In questa intervista, ci racconta il suo percorso, la sua filosofia progettuale e le tendenze emergenti nel mondo del colore e dell’interior design.

Può raccontarci come nasce il suo interesse per il colore e l’interior design?

Ho sempre avuto una forte sensibilità nei confronti del colore: da un lato l’elemento estetico e visivo, dall’altro la percezione emotiva e psicologica che il colore ha sugli ambienti e sulle persone. Dopo il diploma in Interior Design ho deciso di approfondire la teoria del colore, la psicologia ambientale e discipline quali il Feng Shui e la teoria del colore, perché credo che il colore non sia un semplice “ornamento”, ma un linguaggio che coinvolge corpo, mente e spazio. Questa convinzione mi ha portato a combinare l’aspetto progettuale con quello del benessere ambientale.»

Qual è il suo approccio quando inizia un progetto di color consulting?


Il mio metodo parte sempre con l’analisi del contesto: spaziale, architettonico, di luce naturale, di materiali, ma soprattutto con una comprensione della persona o del brand che popolerà lo spazio. Capire chi abita o utilizza l’ambiente, che emozioni desidera evocare, quali attività si svolgono lì. Solo dopo si passa alla selezione della palette cromatica: cerco sempre di integrare estetica, funzionalità, percezione visiva e benessere. Per esempio, in uno spazio commerciale potremmo puntare a tonalità che stimolano l’energia e la produttività; in un’abitazione, piuttosto, verso colori che favoriscono il relax e l’equilibrio. Tengo conto anche di principi come l’armonia dei contrasti, la calibrazione della luce, e l’effetto dei materiali sui colori percepiti.»

 

Il suo profilo online parla di una combinazione di psicologia, scienza e design del colore. Può spiegare più in dettaglio cosa intende con “scienza del colore”?


Quando parlo di scienza del colore, intendo quegli strumenti e conoscenze che vanno oltre l’intuizione pittorica. Per esempio: la teoria della percezione cromatica, i sistemi di codifica del colore (come il NCS, il Pantone, altri modelli), la relazione tra tonalità, saturazione e luminosità e come questi parametri influenzano la visione e le emozioni delle persone. Inoltre la psicologia ambientale studia come gli spazi influenzano l’umore, il comportamento, la produttività e la qualità della vita. Integro anche elementi di ergonomia visiva – per esempio come un colore interagisce con l’illuminazione artificiale o naturale, e come gli elementi architettonici circostanti possono modificarne la percezione. In questo senso il colore diventa progetto, non decorazione.

Lei insegna in istituti come Accademia Telematica Europea e l’IDI – Italian Design Institute . Quali sono i temi principali che affronta in aula?

In aula affrontiamo un ventaglio abbastanza ampio: teoria del colore, psicologia del colore applicata agli spazi, progettazione d’interni, armocromia, Feng Shui per interni, e materiali/finizioni. Metto particolare attenzione alla parte metodologica: come impostare un brief cromatico, come tradurre la personalità di un cliente in una palette, come scegliere i materiali e le finiture in modo coerente con la luce e l’uso dello spazio, e infine come comunicare queste scelte all’interno di un processo progettuale. Credo che il designer del colore debba saper tradurre la sensibilità estetica in un progetto misurabile e coerente.

Quale progetto recente le è rimasto particolarmente significativo?


Uno dei progetti che ricordo con particolare piacere è stato la collaborazione con un’importante azienda del settore delle vernici, che cercava un’esperta in accordi colore. Insieme abbiamo sviluppato una serie di triplette cromatiche pensate per diversi ambienti, studiate per creare armonie visive equilibrate e facilmente applicabili. L’obiettivo era rendere il colore accessibile e ispirante anche al grande pubblico, e il progetto si è concretizzato con l’inserimento delle nostre proposte nella grande distribuzione (Brico Center e altri punti vendita). È stato un lavoro in cui ricerca estetica, funzionalità e strategia commerciale si sono integrate perfettamente, dimostrando quanto l’approccio interdisciplinare possa valorizzare un prodotto e la sua identità visiva.

Molte persone pensano al colore come “scegliere una vernice”. Perché invece è importante affidarsi a un consulente del colore professionale?

È una domanda che mi sento fare spesso. È vero: da un punto di vista strettamente pratico, si può scegliere una vernice e dare colore a una parete. Ma la differenza è che la consulenza professionale considera l’ambiente come un sistema: la luce, i materiali, la forma, la funzione, la storia dell’ambiente, la psicologia di chi lo vive. Una palette ben progettata migliora la percezione dello spazio, l’umore, la funzionalità: può farlo sembrare più grande, più accogliente, più dinamico, oppure rilassante. Può evitare errori – ad esempio una tonalità che appare bella su campione ma in un ambiente con scarsa luce diventa cupa o fredda. Un consulente aiuta a evitare sprechi, a fare scelte coerenti e di valore nel tempo.

Quali tendenze vede emergere nel campo del colore per interni e design d’interni nei prossimi anni?

Alcune tendenze che monitoro:

  • Il ritorno di tonalità più forti e decise dopo anni di prevalenza del bianco e neutri estremi: le persone cercano ambienti con carattere, non solo “muri bianchi”.
  • Una maggiore attenzione al benessere sensoriale: non solo estetica, ma anche comfort visivo, acustico, relazioni tra colore e luce, e sostenibilità dei materiali.
  • Un uso sempre più consapevole dei “contrasti” cromatici e delle palette su misura: non più solo colore “trend”, ma colore che risponde a persona/spazio.
  • L’integrazione del digitale nella fase progettuale: simulazioni di colore, realtà aumentata, strumenti che permettono di “vedere” prima di realizzare. Questo consente al cliente di partecipare e comprendere meglio la scelta cromatica.
  • Infine, una maggiore attenzione alla sostenibilità: materiali, vernici a basse emissioni, finiture eco-friendly, e ambienti che siano non solo belli, ma “sani”.

Se dovesse dare un consiglio rapido a chi vuole “cambiare colore in casa”, quale sarebbe?


Direi tre regole fondamentali:

  1. Osserva la luce: durante il giorno, alla sera, in base all’orientamento della stanza. Il colore cambia molto in relazione alla luce.
  2. Non scegliere solo per “mood”: chiediti cosa fai in quella stanza, come vuoi sentirti, chi la utilizza. Un colore che sta bene in soggiorno può non funzionare in uno studio o in una camera da letto.
  3. Fai un campione grande: prova il colore su una parete o sulla porzione più visibile, osservalo in diverse ore del giorno. Molti “errori cromatici” nascono dal vedere il colore solo su un piccolo campione in condizioni ottimali, ma poi nel contesto reale appare diverso. Se possibile, chiedi una consulenza — il colore ben scelto può davvero cambiare la qualità dello spazio.

 

Gianni Oliva e la “Prima guerra civile italiana”: la storia che l’Italia non ha voluto ricordare

C’è un’Italia che nasce nel sangue, tra macerie e rancori, un’Italia che non figura nei manuali scolastici ma che ha segnato in profondità la nostra identità nazionale. È questa la materia viva che Gianni Oliva affronta nel suo nuovo saggio, La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia (Mondadori, collana “Le Scie”), un’opera che scava nelle contraddizioni più rimosse del Risorgimento, mostrando come l’unificazione sia stata, per molti italiani del Sud, l’inizio di un nuovo conflitto.

Oliva, storico di lungo corso e già autore di fondamentali ricerche sul fascismo e sulla memoria nazionale, torna qui a esercitare il mestiere dello storico con il rigore documentario che lo contraddistingue. Il libro, come sottolineano anche le recensioni apparse su Interiorissimi e Gravità Zero, non indulge a revisionismi o semplificazioni ideologiche: il suo obiettivo è restituire complessità e umanità a un momento storico spesso ridotto a schemi contrapposti di “briganti” e “patrioti”.

Tra il 1861 e il 1870, scrive Oliva, il nuovo Stato unitario si trovò a fronteggiare una vera e propria insurrezione: migliaia di contadini, ex soldati borbonici e diseredati si ribellarono contro quella che percepivano come un’occupazione. A loro volta, le autorità sabaude reagirono con una repressione durissima — eserciti inviati nelle campagne, fucilazioni sommarie, deportazioni — che causarono decine di migliaia di vittime. Un conflitto interno che, con sguardo retrospettivo, può essere definito “la prima guerra civile italiana”.

Il valore del lavoro di Oliva sta proprio nel suo equilibrio: egli non cede alla tentazione del giudizio morale, ma analizza con lucidità le cause economiche, sociali e culturali di quella frattura. Come osserva la recensione di Interiorissimi, l’autore “ricompone la geografia del dolore e della speranza di un Paese che non si riconosceva ancora in se stesso”. E come sottolinea Gravità Zero, il libro “mette in discussione la narrazione celebrativa del Risorgimento senza demolirne il senso, restituendogli piuttosto la complessità di un processo umano e politico”.

La prosa è limpida, il tono sobrio ma coinvolgente. Oliva accompagna il lettore in un viaggio attraverso documenti d’archivio, rapporti militari, lettere e testimonianze che danno voce ai protagonisti minori della Storia. Ne emerge un ritratto dell’Italia post-unitaria in cui si incrociano le speranze tradite del Sud e le paure del nuovo potere centrale, deciso a consolidarsi a ogni costo.

La presentazione ufficiale del volume si terrà mercoledì 29 ottobre 2025 alle ore 18.15 al Circolo dei Lettori di Torino(Via Bogino 9), con la partecipazione dello stesso Gianni Oliva, di Giovanni Firera, presidente dell’Associazione Culturale Vitaliano Brancati, e dello storico Riccardo Rossotto. Sarà l’occasione per riflettere su un passato che, come ricorda Oliva, “non è mai del tutto passato”.

La prima guerra civile non è soltanto un saggio di storia: è un atto di consapevolezza civile. Ci invita a guardare nel profondo delle nostre divisioni e a comprendere che la nazione italiana, per nascere davvero, ha dovuto prima attraversare la propria lacerazione. In questo senso, il libro di Oliva si inserisce nel solco di una storiografia che non teme la verità, e che riconosce nella memoria — anche quella più scomoda — una forma di giustizia.

📘 Gianni Oliva, “La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’unità d’Italia“, Mondadori, 2025, 288 pp., €21.

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Direttore: Claudio Pasqua