La Val Susa porta la Cultura al Salone Internazionale del Libro

Da Pianezza alle Alpi la Val Susa porta la cultura da tutto il Piemonte al Salone del Libro Off 
Dal 14 al 18 maggio 2026 il Salone Internazionale del Libro di Torino ospiterà un ricco calendario di appuntamenti promossi dall’Unione Montana Valle Susa insieme al Sistema Bibliotecario Valsusa. All’interno degli spazi del Lingotto Fiere, nel Padiglione Oval Stand W170-X169, la Valle di Susa porterà al centro del panorama culturale piemontese una serie di incontri, presentazioni editoriali, dialoghi con autori e approfondimenti dedicati alla storia, alla montagna, all’ambiente, alla memoria e alla valorizzazione del territorio.

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La partecipazione della Unione Montana Valle Susa al Salone del Libro rappresenta molto più di una semplice presenza istituzionale. Si tratta infatti di un progetto culturale articolato che punta a raccontare l’identità della valle attraverso libri, testimonianze, ricerca storica e nuove forme di divulgazione. Per cinque giorni, il pubblico del Salone avrà l’opportunità di conoscere da vicino le tradizioni, le trasformazioni e le eccellenze di uno dei territori più significativi del Piemonte.

Il programma prenderà il via giovedì 14 maggio con un appuntamento dedicato all’innovazione e al mondo della scuola. I ragazzi dell’IIS Enzo Ferrari di Susa presenteranno infatti l’incontro “La robotica educativa del Ferrari”, offrendo ai visitatori uno sguardo sulle nuove frontiere della didattica tecnologica. La presenza degli studenti all’interno di una manifestazione culturale di rilievo nazionale sottolinea l’importanza del dialogo tra educazione, tecnologia e territorio. La robotica educativa rappresenta oggi uno strumento fondamentale per sviluppare creatività, problem solving e competenze interdisciplinari, e il coinvolgimento diretto dei giovani dimostra come la scuola possa diventare protagonista attiva della diffusione culturale.

La giornata di venerdì 15 maggio sarà particolarmente intensa e ricca di appuntamenti. In mattinata gli studenti del Liceo Norberto Rosa cureranno una serie di incontri letterari, confermando il ruolo centrale delle nuove generazioni nella promozione della lettura e del dialogo culturale.

Nel pomeriggio spazio alla memoria e alla fotografia con la presentazione del volume “Ricordi fotografici valsusini”, numero 64 della rivista Segusium, a cura di Germano Bellicardi. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Walter Giuliano e Daniel Martinez. Attraverso immagini e testimonianze visive, il volume racconta la storia della Valle di Susa, offrendo uno straordinario patrimonio iconografico capace di custodire la memoria collettiva del territorio. La fotografia storica diventa così uno strumento prezioso per comprendere le trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche che hanno segnato la valle nel corso del tempo.

Sempre venerdì sarà presentato anche l’incontro “Oltre la strada – scopri la Valle di Susa”, promosso da SITAF con la partecipazione di Debora Paschero e Stefano Giacobbe. Il focus dell’appuntamento sarà dedicato alla promozione turistica e culturale della valle, con particolare attenzione ai percorsi naturalistici, alla scoperta del patrimonio alpino e alle opportunità offerte dal turismo sostenibile.

Nel corso della stessa giornata il pubblico potrà assistere alla presentazione del libro “La fatica non fa rumore” di Gabriele Scapola, moderata da Andrea Archinà e Francesco Sabatini. Il titolo suggerisce una riflessione sul valore dell’impegno quotidiano, del lavoro silenzioso e della resilienza personale, temi che trovano grande spazio nella narrativa contemporanea.

A chiudere il venerdì sarà la presentazione della rivista “Libere di viaggiare”, curata da Alessia Taglianetti insieme a Matilde Boratto, Sofia Milan, Nicole Pizzolato e Claudia Zecchin. L’incontro affronterà il tema del viaggio femminile come esperienza di libertà, scoperta e crescita personale, proponendo una riflessione sul turismo vissuto da prospettive nuove e inclusive.

La giornata di sabato 16 maggio sarà caratterizzata da un forte intreccio tra narrativa, storia e ambiente. In apertura Alessandro Cane presenterà il libro “Le ombre di Atheris”, dialogando con Elisa Osella Bon. L’incontro offrirà spazio alla narrativa fantasy e all’immaginazione, dimostrando come il Salone del Libro sappia valorizzare generi differenti e pubblici diversi.

Seguirà l’appuntamento “Storie della Preistoria”, organizzato dal Museo Laboratorio di Vaie. L’iniziativa accompagnerà il pubblico in un viaggio alla scoperta delle comunità del Neolitico alpino, approfondendo il rapporto tra uomo e natura attraverso percorsi di sperimentazione, archeologia e inclusione culturale. Interverranno Stefania Padovan, Gabriella Monzeglio, Marta Ginanneschi, Enzo Merini ed Elisabetta Serra.

Nel pomeriggio sarà protagonista Giovanni Tesio con il volume “Cento per cento. Cento titoli per cento anni di letteratura (1900-2000)”, un’opera che attraversa un secolo di narrativa italiana e internazionale, offrendo una riflessione sull’evoluzione della letteratura contemporanea.

A seguire Gianni Oliva presenterà il libro “La prima guerra civile”, dedicato a uno dei periodi più complessi della storia italiana. Gli incontri storici assumono un ruolo fondamentale all’interno del Salone perché permettono di approfondire eventi che continuano a influenzare il presente e il dibattito pubblico.

Grande attesa anche per l’intervento di Luca Mercalli, che presenterà i volumi “Salire in montagna”, “Breve storia del clima” e “Duemila anni di clima in Val di Susa”. Il tema del cambiamento climatico sarà uno degli argomenti centrali dell’incontro, con particolare attenzione alle trasformazioni ambientali che stanno interessando i territori alpini. La presenza di Mercalli conferma l’attenzione del Salone verso le grandi questioni ambientali contemporanee e il legame tra divulgazione scientifica e sensibilizzazione pubblica.

Domenica 17 maggio si aprirà con la presentazione del libro “Donne protagoniste” di Bruna Bertolo. L’incontro sarà moderato da Nino Boeti e vedrà la partecipazione di Clara Bertolo. Il tema del ruolo femminile nella storia e nella società contemporanea rappresenta uno degli aspetti più significativi della programmazione culturale del Salone.

Nel pomeriggio sarà invece protagonista il patrimonio storico romano con la conferenza “Almese e Caselette: nuovi dati e nuove progettualità per le ville romane”, curata da Giovanni D’Alessandro insieme alle archeologhe Stefania Ratto e Deborah Rocchietti. L’incontro offrirà un approfondimento sulle recenti ricerche archeologiche legate al territorio valsusino e sulle prospettive future di valorizzazione culturale.

Seguirà l’appuntamento “Disegnare un paesaggio culturale: l’area naturalistica di Primavalle a Caselette”, con la partecipazione di Giovanni D’Alessandro, Giulio Cadum e Sonia Djidel. Il focus sarà dedicato alla tutela ambientale e alla valorizzazione dei paesaggi naturali come patrimonio culturale condiviso.

La domenica si concluderà con la presentazione del romanzo “Chiara è la luce di dicembre” di Mauro Russo, in dialogo con Barbara Magni. La narrativa tornerà così protagonista in una giornata che unirà memoria, ambiente e riflessione sociale.

Il programma terminerà lunedì 18 maggio con nuovi incontri letterari organizzati dagli studenti del Liceo Norberto Rosa e con la presentazione del libro “Il mistero di casa Bimma” di Luca Giai. Anche l’ultima giornata confermerà il valore della collaborazione tra scuole, autori e istituzioni culturali.

Parallelamente agli incontri, ogni giorno saranno organizzati approfondimenti dedicati alla Via Francigena, alla ciclabilità e alla promozione turistica del territorio a cura di ValSusa Turismo. Questo aspetto evidenzia come la partecipazione della Valle di Susa al Salone del Libro non sia soltanto letteraria, ma anche territoriale, storica e ambientale.

L’intero programma proposto dall’Unione Montana Valle Susa dimostra quanto la cultura possa diventare strumento di valorizzazione locale e occasione di dialogo tra discipline diverse. Letteratura, archeologia, ambiente, fotografia, turismo e innovazione si intrecciano in una proposta ampia e inclusiva, capace di coinvolgere pubblici differenti.

In un’epoca in cui il ruolo degli eventi culturali è sempre più importante per costruire partecipazione e consapevolezza collettiva, la presenza della Valle di Susa al Salone Internazionale del Libro di Torino rappresenta un esempio concreto di come il territorio possa raccontarsi attraverso libri, incontri e idee. Un viaggio culturale che unisce memoria e futuro, tradizione e innovazione, offrendo ai visitatori del Salone un’occasione preziosa per scoprire la ricchezza storica e umana della valle.

Pianezza Salone del Libro Off: al Barrocco il libro di Francesca Barra

Pianezza si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più significativi del programma SALTO OFF 2026, il calendario di eventi del Salone Internazionale del Libro di Torino che porta autori e protagonisti della cultura nei comuni dell’area metropolitana. Giovedì 14 maggio 2026, alle ore 20.30, il Barrocco di Pianezza, in piazza Santi Pietro e Paolo 3, ospiterà la giornalista e scrittrice Francesca Barra per la presentazione del suo ultimo libro, Il no che vorrei dirti.

L’evento è organizzato dall’associazione Insieme Cambiamo Pianezza nell’ambito del progetto “Pianezza al Salone del Libro”, inserito nel circuito del Salone OFF. Si tratta di un appuntamento di grande valore culturale e sociale che offrirà al pubblico l’opportunità di confrontarsi su un tema di strettissima attualità: il rapporto tra genitori, figli e nuove tecnologie.

Il volume di Francesca Barra, pubblicato da Giunti Editore, affronta con sensibilità e concretezza una delle sfide educative più complesse del nostro tempo. Il sottotitolo del libro, “Smartphone, chat e social. Guida pratica per genitori smarriti”, riassume perfettamente il contenuto dell’opera, che si propone come uno strumento utile per comprendere i rischi e le opportunità del mondo digitale in cui crescono i ragazzi.

Attraverso testimonianze, riflessioni e consigli pratici, l’autrice accompagna i lettori in un percorso che tocca temi come la dipendenza da smartphone, il cyberbullismo, l’isolamento emotivo, l’uso dei social network e la difficoltà, per molti adulti, di stabilire regole chiare e autorevoli. Il titolo stesso del libro richiama il valore educativo del “no”, inteso non come chiusura, ma come atto d’amore e di responsabilità nei confronti dei figli.

Francesca Barra è una delle firme più apprezzate del giornalismo italiano. Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva, collabora con L’Espresso e conduce insieme a Roberto Poletti il programma di approfondimento politico “4 di sera” su Rete 4. Nel corso della sua carriera ha affrontato con grande competenza temi sociali, familiari e culturali, conquistando la stima del pubblico per il suo stile diretto e coinvolgente.

L’incontro al Barrocco sarà un’occasione preziosa per ascoltare dal vivo una delle protagoniste più autorevoli del panorama mediatico nazionale e per dialogare con lei su questioni che interessano da vicino genitori, insegnanti ed educatori. In un’epoca in cui smartphone e social network sono parte integrante della quotidianità dei giovani, diventa fondamentale acquisire strumenti di comprensione e di intervento.

La scelta di proporre questo appuntamento testimonia l’attenzione di Insieme Cambiamo Pianezza verso temi di grande rilevanza sociale. L’associazione continua infatti a distinguersi per l’organizzazione di eventi culturali capaci di coniugare approfondimento, partecipazione e utilità concreta per la comunità. Portare a Pianezza un’autrice come Francesca Barra significa offrire al territorio un’occasione di alto profilo, in linea con lo spirito del Salone OFF, che diffonde la cultura oltre i confini della manifestazione torinese.

Il Barrocco, nel cuore del centro storico, rappresenta una cornice ideale per questo tipo di incontro. L’atmosfera raccolta e accogliente favorirà un dialogo diretto tra l’autrice e il pubblico, trasformando la presentazione in un momento di confronto autentico e partecipato. Non sarà soltanto un’occasione per conoscere il libro, ma anche per condividere dubbi, esperienze e riflessioni su una delle sfide educative più urgenti del presente.

L’appuntamento si inserisce nel ricco programma del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, che ogni anno richiama migliaia di lettori e operatori del settore da tutta Italia. Grazie al Salone OFF, il festival del libro si diffonde sul territorio, raggiungendo realtà locali e creando un legame diretto tra autori e comunità.

Per partecipare alla serata è consigliata la prenotazione presso Edicola Palma, in via Caduti per la Libertà 21 a Pianezza. Per informazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail [email protected] oppure contattare il numero 333 2834252.

L’incontro con Francesca Barra si annuncia come una serata intensa e ricca di spunti, capace di unire cultura, attualità e riflessione educativa. Un appuntamento da non perdere per chi desidera comprendere meglio il mondo digitale in cui vivono i ragazzi e trovare strumenti concreti per accompagnarli con consapevolezza e responsabilità. Grazie all’impegno di Insieme Cambiamo Pianezza, il territorio si conferma ancora una volta protagonista di iniziative culturali di grande valore e interesse per tutta la comunità.

Pianezza al Salone del Libro Off due giovani autori si incontrano

L’11 maggio 2026, nella cornice degli Eventi SALTO OFF collegati al Salone Internazionale del Libro di Torino, si terrà a Pianezza un appuntamento dedicato alla narrativa emergente e alla creatività giovanile, organizzato dall’associazione Insieme Cambiamo Pianezza. Presso La Fattoria del Gelato, alle ore 20.30, andrà in scena un incontro letterario che vedrà protagonisti due giovani autori: Mattia Remolif e Alice Testa.

L’iniziativa, a ingresso libero, rappresenta un’importante occasione di confronto culturale e di valorizzazione delle nuove voci della letteratura contemporanea. In un panorama editoriale spesso dominato da nomi consolidati, eventi come questo dimostrano quanto sia fondamentale offrire spazio a giovani autori capaci di proporre storie originali, sensibilità nuove e linguaggi vicini alle generazioni più recenti.

Durante la serata saranno presentati due romanzi molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte intensità narrativa e dalla volontà di accompagnare il lettore in mondi ricchi di emozioni e riflessioni. Il primo titolo protagonista dell’incontro sarà “Il Fantasma del Fiume”, romanzo storico pubblicato da Graffio e firmato da Mattia Remolif. L’opera si distingue per l’atmosfera suggestiva e malinconica evocata già dalla copertina: un paesaggio fluviale immerso nella nebbia, quasi sospeso nel tempo, che introduce il lettore a una vicenda densa di mistero, memoria e introspezione.

Il romanzo storico continua a essere uno dei generi più amati dai lettori italiani perché permette di unire il piacere della narrazione alla scoperta del passato. In questo contesto, “Il Fantasma del Fiume” sembra inserirsi in quella tradizione letteraria capace di trasformare la storia in esperienza emotiva, facendo emergere il rapporto tra individuo, territorio e memoria collettiva. Attraverso personaggi intensi e scenari evocativi, Mattia Remolif costruisce una narrazione che invita a riflettere sul peso degli eventi passati e sulle tracce che essi lasciano nelle vite delle persone.

Accanto al romanzo storico, la serata offrirà spazio anche alla fantasia e all’immaginazione con “Il Cuore Pesa nella Duât”, opera fantasy di Alice Testa. Il titolo richiama immediatamente l’antico Egitto e il concetto della Duât, il regno ultraterreno della mitologia egizia, luogo di passaggio e giudizio delle anime. La copertina del libro, dominata dalla figura enigmatica di una giovane donna avvolta nell’ombra e affiancata da una bilancia simbolica, suggerisce un intreccio profondo tra spiritualità, destino e ricerca interiore.

Negli ultimi anni il fantasy italiano sta vivendo una fase di grande crescita, grazie ad autori che scelgono di reinterpretare miti, culture e tradizioni attraverso uno stile personale e contemporaneo. Alice Testa sembra inserirsi in questa nuova corrente narrativa, proponendo un universo ricco di simbolismi e suggestioni. Il richiamo alla pesatura del cuore, rituale centrale nella religione egizia antica, apre infatti a temi universali come la colpa, la verità, il coraggio e il giudizio morale.

L’incontro tra questi due autori appare particolarmente interessante proprio per il contrasto e al tempo stesso la complementarità dei loro mondi narrativi. Da una parte la dimensione storica e terrena di “Il Fantasma del Fiume”, dall’altra quella mitologica e spirituale di “Il Cuore Pesa nella Duât”. Due modi differenti di raccontare l’essere umano, le sue paure e i suoi desideri, attraverso generi letterari diversi ma ugualmente capaci di coinvolgere il lettore.

Manifestazioni culturali di questo tipo assumono inoltre un valore significativo per il territorio e per le associazioni che scelgono di investire nella promozione della cultura. L’impegno di Insieme Cambiamo Pianezza dimostra infatti la volontà di creare occasioni di incontro, dialogo e partecipazione attraverso la letteratura, offrendo spazio ai giovani talenti e avvicinando il pubblico alla lettura in un contesto informale e accessibile.

Non bisogna poi sottovalutare l’importanza del contatto diretto tra autore e lettore. In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, poter ascoltare dal vivo il racconto di un processo creativo, le ispirazioni dietro un libro e le emozioni legate alla scrittura rappresenta un’esperienza autentica e coinvolgente. Gli incontri letterari permettono infatti di creare un rapporto umano tra chi scrive e chi legge, trasformando il libro in un ponte di confronto e partecipazione.

La serata dell’11 maggio si preannuncia quindi come un appuntamento capace di unire passione per la lettura, curiosità culturale e valorizzazione dei giovani talenti. Gli appassionati di narrativa storica potranno immergersi nelle atmosfere evocative del romanzo di Mattia Remolif, mentre gli amanti del fantasy avranno l’occasione di scoprire il mondo immaginifico creato da Alice Testa.

In un tempo in cui la cultura ha sempre più bisogno di spazi di incontro e condivisione, eventi come questo ricordano quanto la letteratura continui a essere uno strumento potente per raccontare il presente, interpretare il passato e immaginare nuovi mondi.

A Pianezza il Salone del Libro off: la Cultura con la C Maiuscola

La cultura non è soltanto un patrimonio da custodire, ma un’esperienza viva, capace di unire persone, luoghi e idee. È con questo spirito che  Insieme Cambiamo Pianezza e i pianezzesi partecipano al Salone Internazionale del Libro di Torino Off, uno degli appuntamenti culturali più prestigiosi d’Europa, portando sul territorio una rassegna di incontri, presentazioni, proiezioni e aperitivi letterari che trasformeranno il mese di maggio in un vero e proprio festival diffuso.

Con un calendario ricco e variegato, a Pianezza si conferma la propria vocazione culturale e il desiderio di rendere la letteratura, il cinema e il dialogo con gli autori accessibili a tutti. Gli eventi, tutti a ingresso libero e senza prenotazione fino a esaurimento posti, coinvolgeranno luoghi simbolici della città: librerie, bistrot, parchi, cinema e spazi pubblici che per una sera diventeranno palcoscenici di emozioni e riflessioni.

Un mese di cultura diffusa sul territorio

Il programma che coinvolge Pianezza al Salone del Libro rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa uscire dai grandi padiglioni fieristici e raggiungere direttamente i cittadini. Romanzi storici e fantasy, noir e narrativa contemporanea, cinema d’autore e incontri con scrittori e registi: ogni appuntamento offrirà un’occasione di confronto e di crescita.

Di seguito, tutti gli eventi in programma.

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Venerdì 8 maggio – Proiezione del film La vita da grandi

La rassegna si apre con la proiezione del film La vita da grandi, diretto da Greta Scarano, che sarà presente in sala insieme al protagonista Yuri Tuci.

L’appuntamento si terrà presso Multisala Lumière alle ore 20:30. Un’occasione speciale per incontrare dal vivo i protagonisti di un’opera intensa e coinvolgente.


Lunedì 11 maggio – Due giovani autori si incontrano

Presso La Fattoria del Gelato, alle 20:30, si confronteranno due promettenti voci della narrativa italiana.

Mattia Remolif presenterà Il fantasma del fiume (Graffio), romanzo storico, mentre Alice Test racconterà il suo fantasy Il cuore pesa nella duat.

Un dialogo tra generi diversi, accomunati dalla passione per la scrittura e dall’immaginazione.


Mercoledì 13 maggio – Antiniska Pozzi e Tanto domani muori

L’AgriBiscotto Bakery Bistrot ospiterà un aperitivo letterario con Antiniska Pozzi, autrice del thriller Tanto domani muori(HarperCollins).

Un incontro che promette suspense e approfondimento, in un’atmosfera conviviale e accogliente.

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Giovedì 14 maggio – Francesca Barra presenta Il no che vorrei dirti

Nella suggestiva cornice di Barrocco, Francesca Barra presenterà il suo libro Il no che vorrei dirti (Giunti).

Un’opera intensa e attuale, che affronta con sensibilità e coraggio temi legati alla libertà personale e alla consapevolezza emotiva.


Domenica 17 maggio – Niccolò Zancan e L’ultimo operaio

Alle ore 20:30, presso La Chiantina, si terrà l’aperitivo letterario con Niccolò Zancan.

Il suo libro L’ultimo operaio (Einaudi) offre una riflessione profonda sul lavoro, sull’identità e sulle trasformazioni della società contemporanea.


Lunedì 18 maggio – Processo al Poliziesco

L’ASTEMI farà da cornice a una serata originale e coinvolgente con Alessandro Perissinotto e Piero D’Ettorre.

Tra presentazione e performance, i due autori guideranno il pubblico in un appassionante “processo al poliziesco”, esplorando i meccanismi e il fascino del genere noir.


Martedì 19 maggio – Gabriela Benton e Bastet – Le Forme dell’Amore

Nel parco privato di Via La Cassa, frazione Parucco, Gabriela Benton presenterà il suo libro Bastet – Le Forme dell’Amore (Atene del Canavese).

Un incontro dedicato ai sentimenti, al simbolismo e alle molteplici sfumature dell’amore.


Pianezza protagonista della cultura

A Pianezza il Salone Internazionale del Libro di Torino dimostra come la cultura possa diventare motore di comunità, crescita e condivisione. Non si tratta soltanto di ospitare eventi, ma di creare occasioni autentiche di incontro tra autori e lettori, tra storie e territorio.

In un’epoca in cui il dialogo e il pensiero critico sono più importanti che mai, Pianezza sceglie di investire nella cultura con convinzione e visione, offrendo ai cittadini appuntamenti di grande qualità e valore.

Perché la cultura, quando è vissuta con passione e partecipazione, merita davvero di essere scritta con la C maiuscola.

La Cappella dei Mercanti a Monumenti Aperti 2026

Su Torino+ la notizia di un importante riconoscimento attribuito quest’anno alla Cappella dei Mercanti di Torino e, più in generale, al patrimonio storico-artistico della Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti. Il complesso è stato infatti selezionato per entrare nel programma nazionale Monumenti Aperti 2026, una delle principali iniziative italiane dedicate alla valorizzazione di luoghi culturali poco conosciuti e solitamente non accessibili al pubblico.

La notizia arriva al Prefetto della Pia Congregazione, Arturo Santise.

Nell’ambito della XXX edizione della manifestazione, che prevede un percorso attraverso diverse città italiane, Torino sarà tra le tappe autunnali. In questa occasione, la Cappella dei Mercanti aprirà eccezionalmente le proprie porte al pubblico sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026, offrendo un’opportunità rara di visitare uno dei luoghi più significativi della storia civile, economica e religiosa torinese.

L’inserimento della Cappella nel circuito nazionale assume un valore particolarmente significativo. Nato a Cagliari nel 1997, Monumenti Aperti è oggi un progetto diffuso su tutto il territorio italiano, che coinvolge tutte le regioni e centinaia di siti culturali con l’obiettivo di far conoscere e tutelare il patrimonio “nascosto” del Paese. Nella scorsa edizione l’iniziativa ha registrato oltre 240 mila visitatori, mentre dal 1997 sono state organizzate più di quattro milioni di visite guidate, grazie alla partecipazione di oltre 175 mila studenti e 63 mila volontari. Numeri che evidenziano la rilevanza culturale e sociale dell’iniziativa e l’importanza della presenza della Cappella dei Mercanti in questo progetto.

La Cappella si inserisce inoltre in un itinerario nazionale che comprende luoghi di grande valore storico e artistico, come il Teatro Marrucino di Chieti, la Palazzina Marfisa d’Este di Ferrara, Villa Rendano a Cosenza e il Parco del Pollino. La sua inclusione in questo contesto rappresenta un ulteriore riconoscimento del ruolo svolto nei secoli dalla comunità di mercanti, banchieri e negozianti nella storia della città di Torino.

Elemento centrale dell’iniziativa resta, come da tradizione, il coinvolgimento delle scuole. Anche per la Cappella dei Mercanti, durante le giornate di apertura, i congregati saranno affiancati dalle studentesse e dagli studenti del Liceo Classico e Musicale Statale “C. Cavour” di Torino, che collaboreranno nell’accoglienza dei visitatori. Questa partecipazione non solo facilita la fruizione del bene, ma contribuisce anche a trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza e la consapevolezza del patrimonio culturale cittadino.

La partecipazione a Monumenti Aperti 2026 rappresenta dunque un’importante occasione per far conoscere a un pubblico più ampio uno dei luoghi più significativi, ma meno accessibili, del centro storico torinese, rafforzando il percorso di valorizzazione e diffusione del patrimonio artistico e culturale portato avanti dalla Pia Congregazione.

Per ulteriori approfondimenti sull’iniziativa è disponibile l’articolo pubblicato dal Giornale dell’Arte dedicato alla XXX edizione di Monumenti Aperti, che sottolinea il valore nazionale dell’evento e il crescente coinvolgimento di territori, scuole e comunità locali nella valorizzazione condivisa del patrimonio italiano.

 

FOIBE: le stragi dimenticate, la storia Norma Cossetto e dell’esodo giuliano-dalmata su CANALE ITALIA

Sabato 14 febbraio, in mattinata, alle 6.00 in diretta e in chiaro su Canale Italia, all’interno della trasmissione “Notizie Oggi” condotta da Massimo Martire, il direttore di Torino.PlusClaudio Pasqua, affronterà uno dei capitoli più dolorosi e spesso dimenticati della storia italiana del Novecento.

Pasqua interverrà non solo come giornalista e direttore, ma anche con una testimonianza personale: è figlio e nipote di esuli istriani. La sua famiglia, come quella di centinaia di migliaia di italiani, fu travolta dall’esodo giuliano-dalmata, che costrinse tra 250.000 e 350.000 persone a lasciare case, beni e radici in Istria, Fiume e Dalmazia, spesso nel silenzio e nell’indifferenza del dopoguerra.

Durante la trasmissione si parlerà anche di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana divenuta simbolo di una tragedia più ampia: quella delle foibe e delle violenze nei territori istriani e giuliani, con migliaia di vittime e un numero ancora maggiore di deportati, uccisi o morti durante la detenzione per mano dei partigiani della Jugoslavia del dittatore Josip Broz Tito.

Nel corso dell’incontro sarà inoltre riproposto l’intervento dello storico e scrittore Gianni Oliva a Montecitorio, tenuto alla presenza del Presidente Sergio Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo.

Il programma è visibile in chiaro in TV, con numerazione variabile regione per regione (in Piemonte: Canale 18), ed è disponibile anche in diretta streaming tramite il link indicato.

Nel corso della puntata verranno richiamati i punti chiave per comprendere il contesto storico, i principali avvenimenti e il valore della memoria, con l’obiettivo di informare, sensibilizzare e restituire dignità storica a una pagina rimossa troppo a lungo, anche attraverso la voce di chi porta ancora oggi il segno dell’esilio nella propria storia familiare.

Per intervenire in diretta TV: 049 631111


COSA SONO LE FOIBE 

Le foibe sono cavità naturali profonde, tipiche delle aree carsiche tra Istria e Venezia Giulia. Durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale, alcune di queste voragini divennero strumenti di eliminazione e terrore: civili italiani, militari, funzionari, sacerdoti e oppositori politici furono uccisi e gettati al loro interno dai partigiani jugoslavi, spesso senza alcun processo.

 

Le foibe non furono soltanto un mezzo di violenza, ma anche una forma di repressione sistematica usata per colpire la presenza italiana nei territori destinati a passare sotto il controllo della Jugoslavia di Tito. Le vittime furono oltre 5.000, ma il numero reale potrebbe essere più alto, poiché molte sparizioni non vennero mai registrate.

La strage di Vergarolla
Tra gli episodi più drammatici e meno conosciuti c’è la strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla a Pola (ricordata da alcuni anche come “Langarolla”). Durante una giornata di festa e di sport esplosero decine di mine navali, lasciate deliberatamente sul posto. Il bilancio fu devastante: oltre 100 morti, tra cui molti bambini, e centinaia di feriti. Per la comunità italiana di Pola fu uno choc irreversibile e accelerò la decisione, per moltissime famiglie, di abbandonare la città.

L’esodo dimenticato

Le violenze, le foibe e stragi come Vergarolla alimentarono l’esodo giuliano-dalmata, che costrinse tra 250.000 e 350.000 italiani a lasciare tutto: case, lavoro, legami e memoria di una vita. In Italia, spesso, l’accoglienza fu segnata dal silenzio e talvolta dall’ostilità; per decenni questa vicenda rimase ai margini del racconto pubblico.

Ricordare le foibe, Vergarolla e l’esodo non significa piegare la storia, ma dare voce alle vittime, riconoscere una sofferenza concreta e comprendere le radici di una frattura che ha segnato profondamente il Novecento italiano.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

 

Michelangelo Pistoletto, Rotary Italia e il Distretto 2031: arte e impegno sociale in dialogo

In un passaggio fondamentale per la narrazione culturale del Rotary, la rivista Rotary Italia dedica un ampio servizio al maestro Michelangelo Pistoletto, con un’intervista che rappresenta più di un semplice profilo artistico: è un ponte tra arte contemporanea, valori civici e impegno sociale.

Il progetto è promosso sotto l’egida del Governatore Felice Invernizzi, alla guida del Rotary Distretto 2031 (che comprende l’Alto Piemonte e la Valle d’Aosta) e racconta non solo il percorso artistico di Pistoletto, ma soprattutto il significato più profondo dell’arte come strumento di responsabilità collettiva — una visione che si allinea alla filosofia rotariana di servizio.

L’intervista, pubblicata nel numero di gennaio 2026 del magazine ROTARY ITALIA (alle pagine 36-39), è stata realizzata da Giovanni Firera, con editing di Claudio Pasqua e sviluppata con il coordinamento di Barbara Colonna (in foto), e vede la firma visiva del fotografo Pierluigi Di Pietro.

Giovanni Firera, Michelangelo Pistoletto, Barbara Colonna, Claudio Pasqua

Un maestro contemporaneo nella cornice di Rotary Italia

Michelangelo Pistoletto (nato a Biella nel 1933) è universalmente riconosciuto come una delle voci più influenti dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento: dalla celebre serie dei Quadri specchianti agli Oggetti in meno, fino alla fondazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, la sua opera ha costantemente esplorato il rapporto tra individuo, società e trasformazione culturale.

L’intervista su Rotary Italia restituisce questa profondità: Pistoletto non viene presentato solo come artista, ma come “pensatore”, capace di intrecciare arte, educazione, politica, ambiente e comunità in un unico discorso di impegno civico. In questo senso, la sua appartenenza al Rotary Club Valle Mosso è sottolineata come elemento identitario – e non marginale – del suo percorso: non un semplice titolo sociale, ma una scelta coerente con la visione dell’arte come “azione civile” e costruzione di relazioni.

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Il ruolo culturale del Distretto 2031 nella narrazione nazionale

La pubblicazione dell’intervista nel magazine nazionale non è un caso isolato, ma il risultato di una politica editoriale chiara promossa dal Governatore Felice Invernizzi: valorizzare contenuti che siano capaci di connettere i valori rotariani con grandi voci della cultura contemporanea.

Il Distretto 2031, istituito come entità autonoma nel 2011 dopo la scissione dal precedente Distretto 2030, rappresenta uno dei nuclei più dinamici del Rotary in Italia, comprendendo club dell’Alto Piemonte – tra cui Torino, Vercelli e Novara – e della Valle d’Aosta. Questa realtà è impegnata in iniziative legate all’istruzione, alla salute, alla cultura e all’ambiente, come testimoniano i numerosi progetti e le pubblicazioni di servizio sul sito istituzionale.

La scelta di inserire un profilo di Pistoletto nella rivista nazionale non è soltanto una celebrazione estetica: è un cambio di passo che mette l’arte al centro del dibattito civile, dialogando con temi di attualità e responsabilità sociale. L’intervista diventa così un simbolo di come il Rotary, attraverso i suoi distretti, possa farsi spazio di pensiero e narrazione culturale.


Una recensione: arte, servizio e visione collettiva

Dal punto di vista giornalistico, l’articolo di Interiorissimi e l’intervista pubblicata su Rotary Italia offrono un raro esempio di sinergia tra mondo artistico e impegno rotariano. Al di là della semplice celebrazione di una figura iconica come Pistoletto, la narrazione riesce a:

  • Contestualizzare l’artista non solo come protagonista della storia dell’arte, ma come agente sociale e culturale;
  • Rafforzare il ruolo del Distretto 2031 come soggetto attivo nella produzione di contenuti culturali di respiro nazionale;
  • Far emergere una visione editoriale chiara, orientata a connettere i valori rotariani con temi contemporanei di responsabilità e cittadinanza.

L’evento di incontro diventa così un esempio concreto di come l’arte possa essere letta come leva di cambiamento sociale — un messaggio che si allinea perfettamente con gli impegni istituzionali del Rotary.


Rotary, Pistoletto e la missione oltre l’arte

Il Rotary International, fondato negli Stati Uniti nel 1905 e presente in Italia sin dagli anni Venti del Novecento, ha sempre promosso iniziative volte al servizio della collettività in diverse aree critiche, tra cui salute, istruzione e ambiente.

Il Distretto 2031, sotto la guida di Invernizzi, ha applicato questa missione anche in ambiti culturali, riconoscendo nell’arte un campo fertile per l’educazione civica e la riflessione collettiva. Questo approccio ha reso possibile non solo la pubblicazione dell’intervista, ma anche l’inclusione di Pistoletto in un discorso più ampio che mette insieme estetica, etica e impegno sociale — un modello che altre organizzazioni culturali e associative potrebbero guardare con interesse.

Felice Invernizzi: il Ruolo del Rotary nel Cambiamento Sociale

Bussoleno riceve 312.000 euro dalla Regione per il rilancio del centro e delle imprese

La Regione Piemonte ha riconosciuto il valore del Distretto Urbano del Commercio di Bussoleno, nato dalla proficua collaborazione tra il Comune e ASCOM Confcommercio Torino, finanziandolo con 312.000 euro per la riqualificazione del centro e il sostegno diretto alle imprese.

«Siamo davvero soddisfatti – commenta il Sindaco Antonella Zoggia – Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra, reso possibile grazie all’impegno costante della Giunta e dell’Amministrazione, avviato già dalla scorsa primavera».

Il progetto, intitolato Restart Bussoleno – Riqualificazione urbana per  Favorire fruibilità e attrattività dei luoghi storici del commercio, si è distinto nel bando 2025–2027 della Regione, classificandosi all’8° posto su 51 candidature e dimostrando l’elevata qualità tecnica e strategica della proposta.

Grazie al contributo regionale e al cofinanziamento comunale del 20%, saranno mobilitati complessivamente 312.000 euro, di cui:

  • 120.000 euro destinati direttamente agli operatori commerciali come contributi in conto capitale;
  • 5.000 euro per la formazione degli operatori, con l’obiettivo di accrescere competenze, innovazione e capacità competitiva.

Il finanziamento permetterà interventi concreti di riqualificazione urbana, migliorando la fruibilità dei luoghi storici del commercio e sostenendo attivamente le imprese locali.

Un risultato che testimonia il lavoro instancabile della Giunta comunale, del Sindaco e di tutti i partner coinvolti – da ASCOM Confcommercio Torino al manager del Distretto, all’Associazione UCAB e a numerosi enti e soggetti privati – e rappresenta un investimento concreto sul futuro di Bussoleno, del suo centro urbano e della vitalità del commercio di prossimità.

“Siamo davvero soddisfatti –  spiega Antonella Zoggia – Sindaco di Bussoleno –  perché il lavoro propedeutico è stato complesso e frutto di un grande gioco di squadra: una vera scommessa che abbiamo portato a casa grazie a un impegno continuo, avviato già a partire dalla scorsa primavera. Come forse non è ancora noto a tutti, Bussoleno ha scelto consapevolmente di uscire dal Distretto DiffusoOrsiera per puntare sulla propria specificità e, soprattutto, per costruire un progetto capace di contrastare concretamente la desertificazione commerciale e offrire nuove opportunità di competitività ai nostri operatori. Operatori che meritano di essere tutelati, ma anche messi nelle condizioni di fare massa critica, rendendo il paese più attrattivo.

Per questo ci siamo candidati a diventare un DUC, un Distretto Urbano del Commercio. Abbiamo avviato il lavoro individuando il manager del Distretto attraverso una manifestazione pubblica di interesse e abbiamo quindi presentato alla Regione un piano strategico integrato, che prevede azioni e investimenti in parte già finanziati e in parte ottenuti con questo bando, ponendo al centro la riqualificazione urbana e, in particolare, i luoghi del commercio. A luglio grazie a questa proposta progettuale, la Regione – che aveva aperto le nuove candidature – ha approvato il lavoro e riconosciuto ufficialmente Bussoleno come Distretto Urbano del Commercio.

Il piano è stato condiviso e costruito anche grazie al contributo dei numerosi partner coinvolti, attraverso una lunga serie di incontri. Nel mese di agosto è poi uscito il bando per la programmazione 2025–2027, al quale ci siamo candidati predisponendo un dossier articolato per azioni, con una forte prevalenza di spese di investimento, come previsto dai criteri regionali che limitano la quota di spesa corrente, quelle ad esempio per la promozione.È stata una nuova corsa contro il tempo che ha visto, insieme al prezioso supporto di ASCOM, anche il coinvolgimento di progettisti locali, fondamentali per la definizione tecnica delle azioni materiali e per la predisposizione dei preventivi necessari alla candidatura. Oggi possiamo dire con soddisfazione che la squadra ha lavorato molto bene.

L’obiettivo principale che ci siamo posti è invertire la tendenza agli sfitti, in particolare lungo via Traforo, favorendo nuovi insediamenti di commercio, artigianato e servizi, e intervenendo sulla riqualificazione delle esteriorità degli esercizi esistenti. Sono previsti interventi sull’illuminazione pubblica, sul miglioramento della sicurezza urbana – anche attraverso la nuova videosorveglianza, già finanziata con risorse esterne al DUC – e sulla viabilità interna, in accordo con ANAS.

Il Distretto finanzierà infatti lo studio sulla viabilità che consentirà di chiudere l’accordo con ANAS per la realizzazione del senso unico in via Traforo, dal Ponte Vecchio fino al semaforo di via Battisti, un passo concreto per migliorare in modo significativo le condizioni dei negozi in affaccio e la qualità funzionale al commercio dello spazio urbano”.

Le imprese del commercio potranno beneficiare di contributi a fondo perduto fino all’80%, attraverso un bando pubblico gestito direttamente dal Comune di Bussoleno.

I contributi saranno destinati ad interventi di ammodernamento, miglioramento delle esteriorità, acquisto di arredi, implementazione della sicurezza, rimozione delle barriere architettoniche, innovazione digitale, fidelizzazione della clientela e sviluppo di servizi innovativi.

“Il Distretto Urbano del Commercio è uno strumento strategico – dichiara Cinzia Tolotti – Assessore al Commercio del Comune di Bussoleno – ci permetterà di investire nella valorizzazione dei negozi di prossimità, nella riqualificazione degli spazi urbani, nella promozione del territorio, nell’innovazione e nell’attrattività complessiva del paese, sostenendo concretamente chi ogni giorno tiene vive le nostre vie e le nostre piazze.

Questo importante risultato rappresenta un passaggio decisivo per la rigenerazione di Bussoleno e per il rafforzamento del suo tessuto commerciale. Partecipare al bando regionale non è stata soltanto una sfida amministrativa, ma un impegno concreto per costruire, insieme agli operatori economici, un modello di sviluppo sostenibile, moderno e attrattivo.

Per quanto riguarda le azioni dirette che verranno realizzate dal Comune, il piano è articolato e strutturato, ma la parte più rilevante degli investimenti si concentrerà su tre azioniche abbiamo ritenuto fondamentali per la riqualificazione dei principali luoghi del commercio, in particolare via Traforo e il centro storico.

In primo luogo, interverremo sull’implementazione dell’illuminazione pubblica, soprattutto lungo via Traforo e sul Ponte Vecchio che la collega al centro, con un investimento di circa 80.000 €. A questo si aggiungerà la riqualificazione di Piazza del Mercato, con nuove piantumazioni e arredi urbani, per un importo di circa 28.000 €, in attesa di reperire ulteriori risorse per una revisione complessiva dell’area. Un’ulteriore quota, pari a circa 42.000 €, sarà infine destinata al miglioramento del decoro urbano, attraverso nuovi arredi e interventi mirati a ridurre l’impatto visivo delle aree di raccolta dei rifiuti.

Ringrazio la Regione Piemonte per aver valutato positivamente un progetto che ha saputo distinguersi anche rispetto a quelli presentati da comuni più grandi e strutturati; la vice direttrice Federica Fiore e il vicepresidente Marco Cossa di ASCOM Torino(che nella sola Provincia di Torino ha visto approvati ben 11 progetti su 13); la nostra Associazione commercianti, UCAB, e il suo presidente Diego Lanfranco, per la partecipazione attiva e lo spirito di collaborazione dimostrato; il manager del Distretto, che ha seguito passo dopo passo la costruzione del progetto, e gli uffici comunali, per la dedizione e la professionalità con cui hanno accompagnato tutto il percorso.

Il finanziamento ottenuto non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ora inizia la fase più importante: trasformare questa opportunità in azioni concrete, capaci di generare benefici reali e duraturi per il commercio locale e per l’intera comunità di Bussoleno”.


Le prossime attività 

Il Progetto Strategico ha individuato le 3 Priorità sulle quali articolare il Programma per Azioni e Obiettivi poi strutturato in 4 Assi di intervento:

  • arricchire e qualificare l’offerta merceologica e dei servizi, salvaguardando il lavoro degli operatori attivi e offrire nuove opportunità in coerenza con le esigenze della popolazione residente e dei target secondari di flusso (studenti, turisti, sportivi);
  • riqualificare fisicamente e funzionalmente le aree più vocate del centro urbano e delle zone contigue, rendendole luoghi attraenti per nuove attività e nuove esperienze;
  • favorire l’insediamento di nuove imprese attraverso il recupero e la valorizzazione dei locali sfitti, azioni di promozione, sostegno, accompagnamento e semplificazione

A partire dal mese di gennaio verranno affidati gli incarichi per la realizzazione delle attività previste dal piano strategico, sia quelle di comunicazione che le altre azioni immateriali, quali studi e indagini di mercato, sia quelle per la realizzazione delle opere di investimento. Entro i primi di febbraio l’Ufficio Commercio dovrebbe pubblicare il bando per le imprese. Il progetto nel suo complesso dovrà chiudersi con la rendicontazione entro aprile 2027.

Oltre alle azioni citate verrà realizzato un censimento degli sfitti, con fotografia della realtà degli spazi, che troverà una vetrina anche sul sito del DUC, per favorire il B2B fra proprietari e imprese e quindi nuovi insediamenti. Sul piano della promozione verranno posizionati tre totem videowall per la comunicazione istituzionale che saranno a disposizione anche per la comunicazione degli operatori commerciali e due installazioni in corten nelle rotonde delle SSP25 (Via Monginevro). Con le classi delle “medie” verrà realizzato un progetto di educazione alimentare e di valorizzazione del commercio e delle produzioni locali; gli oltre 700 studenti del Liceo N. Rosa e il loro insegnanti saranno oggetto di una indagine sui fabbisogni della popolazione scolastica rispetto alla offerta locale di commercio e servizi; a Foresto verrà realizzato un Chiosco di prossimità a servizio della popolazione della frazione e dei frequentatori dell’Orrido. Inoltre con fondi propri, in collaborazione con la Croce Rossa, verrà sviluppato il progetto pilota “Katuma, la spesa a casa”: un progetto di consegna a domicilio on demand di beni primari, acquistati presso gli esercizi locali, destinato alla popolazione anziana e /o con difficoltà di mobilità delle frazioni dell’Indritto e dell’Inverso .

Gabriella Alison Cevrero: da color designer a color consultant

Nel panorama italiano del design del colore, Gabriella Alison Cevrero rappresenta una delle voci più autorevoli e originali. Color designer e interior designer torinese, Cevrero ha costruito la propria carriera unendo estetica, psicologia e scienza del colore in un approccio progettuale che mette al centro il benessere delle persone e l’armonia degli spazi.

Docente presso istituti come l’Accademia Telematica Europea e l’Italian Design Institute, e relatrice in eventi di settore come Expocasa, Salone Internazionale  del Mobile di Milano e LuganoLifestyle, la sua attività spazia dalla consulenza cromatica per abitazioni e spazi commerciali alla formazione professionale.

Con uno stile che fonde rigore tecnico e sensibilità artistica, Cevrero promuove una visione del colore come strumento di equilibrio, identità e trasformazione. In questa intervista, ci racconta il suo percorso, la sua filosofia progettuale e le tendenze emergenti nel mondo del colore e dell’interior design.

Può raccontarci come nasce il suo interesse per il colore e l’interior design?

Ho sempre avuto una forte sensibilità nei confronti del colore: da un lato l’elemento estetico e visivo, dall’altro la percezione emotiva e psicologica che il colore ha sugli ambienti e sulle persone. Dopo il diploma in Interior Design ho deciso di approfondire la teoria del colore, la psicologia ambientale e discipline quali il Feng Shui e la teoria del colore, perché credo che il colore non sia un semplice “ornamento”, ma un linguaggio che coinvolge corpo, mente e spazio. Questa convinzione mi ha portato a combinare l’aspetto progettuale con quello del benessere ambientale.»

Qual è il suo approccio quando inizia un progetto di color consulting?


Il mio metodo parte sempre con l’analisi del contesto: spaziale, architettonico, di luce naturale, di materiali, ma soprattutto con una comprensione della persona o del brand che popolerà lo spazio. Capire chi abita o utilizza l’ambiente, che emozioni desidera evocare, quali attività si svolgono lì. Solo dopo si passa alla selezione della palette cromatica: cerco sempre di integrare estetica, funzionalità, percezione visiva e benessere. Per esempio, in uno spazio commerciale potremmo puntare a tonalità che stimolano l’energia e la produttività; in un’abitazione, piuttosto, verso colori che favoriscono il relax e l’equilibrio. Tengo conto anche di principi come l’armonia dei contrasti, la calibrazione della luce, e l’effetto dei materiali sui colori percepiti.»

 

Il suo profilo online parla di una combinazione di psicologia, scienza e design del colore. Può spiegare più in dettaglio cosa intende con “scienza del colore”?


Quando parlo di scienza del colore, intendo quegli strumenti e conoscenze che vanno oltre l’intuizione pittorica. Per esempio: la teoria della percezione cromatica, i sistemi di codifica del colore (come il NCS, il Pantone, altri modelli), la relazione tra tonalità, saturazione e luminosità e come questi parametri influenzano la visione e le emozioni delle persone. Inoltre la psicologia ambientale studia come gli spazi influenzano l’umore, il comportamento, la produttività e la qualità della vita. Integro anche elementi di ergonomia visiva – per esempio come un colore interagisce con l’illuminazione artificiale o naturale, e come gli elementi architettonici circostanti possono modificarne la percezione. In questo senso il colore diventa progetto, non decorazione.

Lei insegna in istituti come Accademia Telematica Europea e l’IDI – Italian Design Institute . Quali sono i temi principali che affronta in aula?

In aula affrontiamo un ventaglio abbastanza ampio: teoria del colore, psicologia del colore applicata agli spazi, progettazione d’interni, armocromia, Feng Shui per interni, e materiali/finizioni. Metto particolare attenzione alla parte metodologica: come impostare un brief cromatico, come tradurre la personalità di un cliente in una palette, come scegliere i materiali e le finiture in modo coerente con la luce e l’uso dello spazio, e infine come comunicare queste scelte all’interno di un processo progettuale. Credo che il designer del colore debba saper tradurre la sensibilità estetica in un progetto misurabile e coerente.

Quale progetto recente le è rimasto particolarmente significativo?


Uno dei progetti che ricordo con particolare piacere è stato la collaborazione con un’importante azienda del settore delle vernici, che cercava un’esperta in accordi colore. Insieme abbiamo sviluppato una serie di triplette cromatiche pensate per diversi ambienti, studiate per creare armonie visive equilibrate e facilmente applicabili. L’obiettivo era rendere il colore accessibile e ispirante anche al grande pubblico, e il progetto si è concretizzato con l’inserimento delle nostre proposte nella grande distribuzione (Brico Center e altri punti vendita). È stato un lavoro in cui ricerca estetica, funzionalità e strategia commerciale si sono integrate perfettamente, dimostrando quanto l’approccio interdisciplinare possa valorizzare un prodotto e la sua identità visiva.

Molte persone pensano al colore come “scegliere una vernice”. Perché invece è importante affidarsi a un consulente del colore professionale?

È una domanda che mi sento fare spesso. È vero: da un punto di vista strettamente pratico, si può scegliere una vernice e dare colore a una parete. Ma la differenza è che la consulenza professionale considera l’ambiente come un sistema: la luce, i materiali, la forma, la funzione, la storia dell’ambiente, la psicologia di chi lo vive. Una palette ben progettata migliora la percezione dello spazio, l’umore, la funzionalità: può farlo sembrare più grande, più accogliente, più dinamico, oppure rilassante. Può evitare errori – ad esempio una tonalità che appare bella su campione ma in un ambiente con scarsa luce diventa cupa o fredda. Un consulente aiuta a evitare sprechi, a fare scelte coerenti e di valore nel tempo.

Quali tendenze vede emergere nel campo del colore per interni e design d’interni nei prossimi anni?

Alcune tendenze che monitoro:

  • Il ritorno di tonalità più forti e decise dopo anni di prevalenza del bianco e neutri estremi: le persone cercano ambienti con carattere, non solo “muri bianchi”.
  • Una maggiore attenzione al benessere sensoriale: non solo estetica, ma anche comfort visivo, acustico, relazioni tra colore e luce, e sostenibilità dei materiali.
  • Un uso sempre più consapevole dei “contrasti” cromatici e delle palette su misura: non più solo colore “trend”, ma colore che risponde a persona/spazio.
  • L’integrazione del digitale nella fase progettuale: simulazioni di colore, realtà aumentata, strumenti che permettono di “vedere” prima di realizzare. Questo consente al cliente di partecipare e comprendere meglio la scelta cromatica.
  • Infine, una maggiore attenzione alla sostenibilità: materiali, vernici a basse emissioni, finiture eco-friendly, e ambienti che siano non solo belli, ma “sani”.

Se dovesse dare un consiglio rapido a chi vuole “cambiare colore in casa”, quale sarebbe?


Direi tre regole fondamentali:

  1. Osserva la luce: durante il giorno, alla sera, in base all’orientamento della stanza. Il colore cambia molto in relazione alla luce.
  2. Non scegliere solo per “mood”: chiediti cosa fai in quella stanza, come vuoi sentirti, chi la utilizza. Un colore che sta bene in soggiorno può non funzionare in uno studio o in una camera da letto.
  3. Fai un campione grande: prova il colore su una parete o sulla porzione più visibile, osservalo in diverse ore del giorno. Molti “errori cromatici” nascono dal vedere il colore solo su un piccolo campione in condizioni ottimali, ma poi nel contesto reale appare diverso. Se possibile, chiedi una consulenza — il colore ben scelto può davvero cambiare la qualità dello spazio.

 

Gianni Oliva e la “Prima guerra civile italiana”: la storia che l’Italia non ha voluto ricordare

C’è un’Italia che nasce nel sangue, tra macerie e rancori, un’Italia che non figura nei manuali scolastici ma che ha segnato in profondità la nostra identità nazionale. È questa la materia viva che Gianni Oliva affronta nel suo nuovo saggio, La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia (Mondadori, collana “Le Scie”), un’opera che scava nelle contraddizioni più rimosse del Risorgimento, mostrando come l’unificazione sia stata, per molti italiani del Sud, l’inizio di un nuovo conflitto.

Oliva, storico di lungo corso e già autore di fondamentali ricerche sul fascismo e sulla memoria nazionale, torna qui a esercitare il mestiere dello storico con il rigore documentario che lo contraddistingue. Il libro, come sottolineano anche le recensioni apparse su Interiorissimi e Gravità Zero, non indulge a revisionismi o semplificazioni ideologiche: il suo obiettivo è restituire complessità e umanità a un momento storico spesso ridotto a schemi contrapposti di “briganti” e “patrioti”.

Tra il 1861 e il 1870, scrive Oliva, il nuovo Stato unitario si trovò a fronteggiare una vera e propria insurrezione: migliaia di contadini, ex soldati borbonici e diseredati si ribellarono contro quella che percepivano come un’occupazione. A loro volta, le autorità sabaude reagirono con una repressione durissima — eserciti inviati nelle campagne, fucilazioni sommarie, deportazioni — che causarono decine di migliaia di vittime. Un conflitto interno che, con sguardo retrospettivo, può essere definito “la prima guerra civile italiana”.

Il valore del lavoro di Oliva sta proprio nel suo equilibrio: egli non cede alla tentazione del giudizio morale, ma analizza con lucidità le cause economiche, sociali e culturali di quella frattura. Come osserva la recensione di Interiorissimi, l’autore “ricompone la geografia del dolore e della speranza di un Paese che non si riconosceva ancora in se stesso”. E come sottolinea Gravità Zero, il libro “mette in discussione la narrazione celebrativa del Risorgimento senza demolirne il senso, restituendogli piuttosto la complessità di un processo umano e politico”.

La prosa è limpida, il tono sobrio ma coinvolgente. Oliva accompagna il lettore in un viaggio attraverso documenti d’archivio, rapporti militari, lettere e testimonianze che danno voce ai protagonisti minori della Storia. Ne emerge un ritratto dell’Italia post-unitaria in cui si incrociano le speranze tradite del Sud e le paure del nuovo potere centrale, deciso a consolidarsi a ogni costo.

La presentazione ufficiale del volume si terrà mercoledì 29 ottobre 2025 alle ore 18.15 al Circolo dei Lettori di Torino(Via Bogino 9), con la partecipazione dello stesso Gianni Oliva, di Giovanni Firera, presidente dell’Associazione Culturale Vitaliano Brancati, e dello storico Riccardo Rossotto. Sarà l’occasione per riflettere su un passato che, come ricorda Oliva, “non è mai del tutto passato”.

La prima guerra civile non è soltanto un saggio di storia: è un atto di consapevolezza civile. Ci invita a guardare nel profondo delle nostre divisioni e a comprendere che la nazione italiana, per nascere davvero, ha dovuto prima attraversare la propria lacerazione. In questo senso, il libro di Oliva si inserisce nel solco di una storiografia che non teme la verità, e che riconosce nella memoria — anche quella più scomoda — una forma di giustizia.

📘 Gianni Oliva, “La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’unità d’Italia“, Mondadori, 2025, 288 pp., €21.

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