Pianezza, per una sera, diventa capitale della grande letteratura italiana.
Questa sera, mercoledì 13 maggio, l’autrice Antiniska Pozzi sarà protagonista di un aperitivo letterario da Agribiscotto, portando in città il romanzo Tanto domani muori, tra i titoli candidati al prestigioso Premio Strega 2026.
È una iniziativa della Associazione Cambiamo Pianezza!
Un appuntamento speciale che rappresenta molto più di una semplice presentazione: è l’occasione rara di incontrare da vicino una delle voci letterarie più interessanti del panorama contemporaneo italiano, in un momento decisivo del suo percorso artistico.
Il romanzo, pubblicato da HarperCollins Italia e proposto al Premio Strega da Lia Levi, sta attirando l’attenzione della critica per la sua scrittura intensa, poetica e profondamente umana.
Tanto domani muori racconta la storia di Anna, una bambina cresciuta nella periferia milanese tra fragilità familiari, sogni spezzati e desiderio di riscatto. Un romanzo che intreccia memoria, dolore e identità sociale, trasformando la dimensione privata in un racconto universale.
A rendere ancora più importante l’evento è proprio il legame con il Premio Strega, considerato il riconoscimento letterario più prestigioso d’Italia dal 1947.
Avere a Pianezza una delle autrici selezionate significa offrire al territorio un’occasione culturale di altissimo livello, capace di avvicinare il pubblico ai grandi protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
L’incontro inizierà alle 20.30, con aperitivo su prenotazione dalle 19.30, in un’atmosfera che promette dialogo, emozioni e passione per i libri. Un evento che unisce cultura e convivialità, dando ai lettori la possibilità di conoscere l’autrice, ascoltare la nascita del romanzo e confrontarsi direttamente con chi sta lasciando il segno nella narrativa italiana di oggi.
Per una sera, dunque, Pianezza entra nel circuito della grande letteratura nazionale. E lo fa accogliendo una protagonista del Premio Strega.
“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell’edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari. Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà. Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede.
«Una storia di genitori e figli sì ma che, fin dall’inizio, si presenta molto lontana dalle modalità di espressione sul tema famiglia così tanto frequentata dall’odierna letteratura. In questo racconto si sono invece irruentemente fatte strada intonazioni di autentica poesia accompagnate da un umorismo acuminato (quasi al limite della crudeltà) quando si raffigurano i personaggi di quel sradicato gruppo famigliare. A chiudere il gioco citazioni classiche che si infilano ogni tanto di soppiatto. Ci troviamo quindi di fronte a una specie di poemetto? Neanche per sogno. Poesia, sottile umorismo e mondo greco-latino sono solo gli spezzoni dono di una storia quanto mai realistica con genitori che in assoluta buonafede considerano educazione punire con cinghiate sulle gambe i bambini che sbagliano. C’è una figlia di nome Anna in questa storia in continua lotta con sé stessa per acquisire coscienza dei valori di cui è stata dotata. Lotte che la accompagnano nella sua crescita man mano che la società esterna si sta trasformando. Ha un passato di proletaria Anna e un presente di borghese benestante e si ritrova spezzata a metà fra un mondo a cui vorrebbe appartenere e un mondo da cui proviene. Sarà questo il nodo che forse non riuscirà del tutto a sciogliere anche se ormai vive all’ottavo piano di un palazzo del centro città. Un libro intenso, scavato dove duri colpi del destino si intrecciano alla leggerezza di volatili parole. Tutto sotto alla volta delle contraddizioni che incombono su di noi esseri umani. Va da sé che puntualmente mi ha fatto pensare alle mie contraddizioni, ma in fondo in fondo c’è sempre la gioia di una lettura a salvarci.»