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Un Paese Gentile

16 ottobre 2006 |

Ho passato una settimana a Toronto, in Canada e mi son
fatto l’idea di un paese molto rilassato e gentile. Gente delle piu’ diverse
etnie e religioni vive assieme in un modo molto tranquillo e con poca
violenza. Certo, il loro paese ha molte risorse, ma altri paesi hanno pure
risorse e non realizzano tanto.

Toronto e` sul lago Ontario.

Le  poco lontane cascate del Niagara sono divise a meta`
tra Canada ed USA e le piu’ articolate
e belle sono quelle canadesi.
In Canada, specie nello stato dell’Alberta, c`e` un mercato del lavoro che offre molte possibilita`a gente che abbia una formazione. Credo che tanti giovani italiani stufi di
non combinare nulla in Italia possono considerare questo paese con attenzione.

Per chi non sa l’inglese o il francese e voglia farsi un’idea sul Canada
consiglio di dare un’occhiata al Corriere Canadese


Alcohol in cabina? Si` comprato al duty free

13 agosto 2006 | , ,

Alcohol_a_luton

E` un po` stupefacente scoprire che sia possibile portare sugli aerei  molto piu`  di quanto annunciato pochi giorni fa. Basta comprarlo al duty free. Almeno questo e` quanto trapelava sabato 12 agosto dal  Financial Times. Ora sappiamo che al duty free  si trovano tantissime cose che, nelle mani sbagliate,  potrebbero divenire bombe. Noi non siamo chimici o esperti di esplosivi, ma qualche aereo lo abbiamo preso e qualche negozio oltre i controlli di sicurezza lo abbiamo visitato: ci sono alcolici e profumi altamente infiammabili, strumenti elettronici, non molto diversi da quelli che ci proibiscono di portare da casa nostra, come potenziali detonatori.
Delle due l’una: o le forze di sicurezza non fanno sul serio quando dicono che ci troviamo di fronte ad un pericolo serio o sottovalutano pericolosamente le capacita` degli attentatori. Gli toglieranno pure la possibilita` di portarsi bombe artigianali da casa, ma non gli tolgono la possibilita` di produrle nei bagni dell’aeroporto o degli aerei, comprando gli ingredienti al duty free.

La rivincita di Marco Polo

12 marzo 2006 | , , ,

Per vari secoli la rotta piu’ importante del commercio mondiale e’ stata
quella che da Genova, Venezia, Pisa ed
Amalfi conduceva verso Costantinopoli e
la Terra Santa e da li’ verso l’oriente e la Cina. La rotta di Marco Polo. I mercanti tedeschi, francesi ed olandesi
erano quasi costretti ad avvalersi dei servizi dei porti italiani, i quali su
cio’ costruirono la loro fortuna. I porti inglesi erano del tutto marginali in
questo commercio.
La scoperta dell`America da parte di Cristoforo Colombo e della marina
spagnola fece si’ che la rotta fondamentale del commercio internazionale
divenisse un’altra: la rotta atlantica. Porti spagnoli, portoghesi, inglesi ed
olandesi divennero molto piu’ importanti di quelli mediterranei e di quelli
italiani in particolare e cio’, insieme con il crollo di Costantinopoli in mani
turche, contribui’ grandemente alla decadenza italiana. Gli Italiani persero
rilevanza per la loro incapacita` gestionale e miopia (sfruttavano il loro
quasi monopolio sul commercio con l’oriente in modo esoso) e per la loro
ubicazione molto svantaggiosa. Il percorso di Marco Polo verso l’oriente non
contava piu’. La rotta di Colombo lo aveva reso obsoleto.
La rotta fondamentale da Colombo in
poi e` stata quella atlantica e negli ultimi cinquanta anni per le merci e`
stata la Rotterdam-New York; Rotterdam  e` tuttoggi il primo porto
d’Europa.

L’affermarsi della Cina come centro manifatturiero del pianeta sta
cambiando questi equilibri. Per gli Stati Uniti la rotta atlantica sta
diventando meno importante con i porti del pacifico (Los Angeles e Long Beach)
che sono ormai i due primi porti in termini di valore importato; New York e
Houston , per ora, sono ancora i due porti da dove parte la maggior parte
dell’export americano. Va pero’ detto che gli Stati Uniti hano un disavanzo commerciale strutturale per cui le
merci da loro importate contano molto di piu` di quelle esportate. Se da Los
Angeles nel 2003 e’ passato un valore pari a 122,050 milioni di dollari
per New York sono passati solo 101,176 milioni di dollari di merce. In
parallelo osserviamo la crescita vorticosa dei porti cinesi. Anche per l’Europa le importazioni cinesi stanno progressivamente diventando piu’ importanti. La rotta che collega la Cina con l’Europa sta aumentando sempre piu’
d’importanza.

In questo cambiamento i porti dell’Atlantico e del Mare del Nord  stanno perdendo parte del loro vantaggio
naturale. Rotterdam e` ancora il porto della zona piu’ ricca d’Europa cosi’
come e’ ancora bene organizzato, ma non e` piu’ nel posto migliore.

L’Italia in questo contesto non e’ piu’ naturalmente svantaggiata, potrebbe
divenire il naturale molo di sbarco delle merci orientali in Europa, cosi’ come
era, quando le citta` italiane primeggiavano in Europa.

Quanti aeroporti in Piemonte?

21 gennaio 2006 | , , , ,

Bene hanno fatto la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo e vari comuni cunesi ad occuparsi di migliorare i collegamenti aerei della Provincia Granda. Sembra pero’ che abbiano usato lo strumento sbagliato quando hanno speso il denaro ( piu’ di 400 milioni di euro) per trasformare un rispettabile aeroporto turistico in un fallimentare aeroporto di linea.

Se un privato o un aereoclub desiderano dotarsi di un aeroporto e’ solo un problema di pianificazione urbanistica. Se pero’ ci sono di mezzo denari pubblici e` il caso di chiedersi: quanti aeroporti ci possono essere in Piemonte?
Per le provincie del VCO, di Biella , di Novara e di Vercelli l’attrazione di Malpensa e’ forte e logica.
Malpensa e’ un aeroporto con  quasi tutti i collegamenti che si possano desiderare, da li’ si puo’ direttamente volare nei cinque continenti senza necessita’ di aeroporti di transito.

L’aeroporto di Nizza presenta simili vantaggi per Cuneo . E` molto ben servito e non troppo lontano (2 ore in macchina, 3 e qualcosa in treno).

Ecco cosi’ che dei 4.3 milioni di abitanti di Piemonte e Valle d’Aosta restano la valle d’Aosta (legittimamente tentata da Ginevra,  1 ora e 50 minuti di viaggio), e le provincie di Torino, Asti, Alessandria ed in parte Cuneo. Si tratta di circa 3 milioni di persone o poco piu’.

Esiste un aeroporto di Torino Caselle di cui sono anche azionisti il Comune e la Provincia di Torino e la Regione Piemonte.  Caselle ha pochi voli,  raramente piu’ di sessanta  in una giornata. Questo e’ meno del numero dei voli  in un ora in partenza da Londra Heathrow. Cio’ lo rende scarsamente efficiente e caro.

Non ha nessun senso che la Regione ed altri enti pubblici spendano denaro per sovvenzionare Levaldigi. Se si vuole migliorare i collegamenti aerei della provincia di Cuneo si spenda denaro per migliorare la ferrovia Cuneo- Torino – Caselle   e Cuneo-Nizza.
Mi rendo conto che chiudendo i voli di linea a Levaldigici ci sarebbero piu’ di 40 dipendenti  che andrebbero a  spasso: eventualmente li si trasferisca a Trenitalia, garantendo il loro salario.

I soldi disponibili sono pochi, non possiamo permetterci di spenderli in progetti senza speranza.