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Pensare al grande Valentino Mazzola e al calcio disabili

Pensare al grande Valentino Mazzola e al calcio disabili

27 gennaio 2019 |

                                                                                        In questi giorni a Torino si celebra il centenario dalla nascita di Valentino Mazzola grande giocatore che morì con la sua squadra del mitico Toro nell’incidente di Superga d 1949. Abito vicino allo stadio Olimpico, sede sportiva del Torino e oggi l’atmosfera di festa, che si respira nell’aria ad ogni partita del Toro per me, è particolarmente emozionante. Io sono di fede interista ed oggi la squadra ospite sarà proprio l’Inter. In tribuna ci sarà anche il figlio del grande Valentino, Sandro Mazzola, che seguivo da bambina e da ragazza in una squadra che amavo ed ammiravo. Ho sempre  apprezzato la tranquillità e l’aplomb di  questo calciatore, che da ragazzina ho visto anche dal vivo. Questo blog parla di disabilità e mi piace ricordare che il Torino è stata la prima federazione calcistica ad avere una squadra disabili, molto apprezzata anche a livello internazionale . Ho voluto fare una breve ricerca sull’Inter e ho trovato notizie anche di una loro squadra di atleti disabili. Prometto che mi informerò meglio!

Heather Parisi sei sempre la più grande! Cara Cuccarini fanno bene a chiamarti Porella!

Heather Parisi sei sempre la più grande! Cara Cuccarini fanno bene a chiamarti Porella!

19 gennaio 2019 |

Questo blog ha lo stesso titolo del mio libro Avventure semiserie delle mie gambe. Ho avuto l’onore di ricevere una prefazione dalla grande Cara Fracci e nel libro spiego che da bambina mi sarebbe piaciuto diventare una ballerina classica.                                             Andando avanti con gli anni, ho capito che la danza non faceva per me, ma ho continuato ad ammirare chi riusciva a liberare la propria arte ballando. Da piccola ero stregata da Raffaella Carrà quando faceva Maga Maghella e poi venni travolta da Heather Parisi.                                                                                                                                                      La trovavo strepitosa, eccezionalmente brava e simpatica! Pochi anni dopo si impose Lorella Cuccarini, ma non riusciva per niente ad emozionarmi. Mi appariva melensa e spesso rimpiangevo le serate trascorse a seguire Heather. Sulla presunta rivalità tra le due artiste si è molto chiacchierato, ma da qualche anno, la loro inimicizia è diventata davvero inequivocabile. Ieri poi è apparsa la notizia di una intervista al settimanale Oggi in cui Lorella Cuccarini ha dichiarato di essere a favore della politica sovranista del governo italiano. In altre parole sarebbe d’accordo con Salvini sulla chiusura ai migranti. Contro l’accoglienza e la solidarietà di conseguenza.                                                                    La mia amata Heather l’ha immediatamente attaccata su twitter, definendola ballerina sovranista.               Cara dolce Heather non mi hai deluso, lo sentivo che tu eri diversa! Simpatica americanina sei sempre nel mio cuore. In questo momento storico un personaggio come Lorella  Cuccarini , che ha ancora molta presa tra i giovani dovrebbe fare molta attenzione a quali concetti promuove. Sembra che la signora abbia scelto la chiusura, il razzismo e io allora non posso che ribadire la mia antipatia verso di lei. Non mi sei mai piaciuta e mi guarderò bene dal seguirti anche solo di sfuggita in tv. Hanno proprio ragione quelli che sul web ti hanno ribattezzato Porella Cuccarini!

Caro Iacopo anche io vorrei fare salti altissimi

Caro Iacopo anche io vorrei fare salti altissimi

15 gennaio 2019 |

Lo sapete purtroppo per me questo è un periodo di crisi, ma ho capito che devo a tutti i costi reagire, dimostrare nuovo affetto per il mio corpo e le mie care GAMBE. Non me ne vorrà l’amico Iacopo Melio, se mi ispirerò a lui e al suo ultimo libro Faccio salti altissimi, edito da Mondadori. Anche io vorrei cercare di superare la mia situazione e con le mie care gambe realizzare qualcosa di impensato. Se penso a saltare, dai ricordi della mia infanzia esce l’immagine della grande Sara Simeoni, che nel 1978 vinse addirittura il record del modo di salto in alto. Sara è veneta come me e l’ho sempre ammirata, magari il suo ricordo potrà essere uno sprone. Anzi vorrei che tutti noi sclerotici potessimo lanciarci con gioia!        Seguite qui le sue evoluzioni!

Per me reagire significa anche dedicarmi con passione al mio lavoro ed è per questo che ho realizzato una breve video recensione del libro di Iacopo in segno di buon augurio!

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L’avventura iniziò con una “neonata gigante”

L’avventura iniziò con una “neonata gigante”

9 gennaio 2019 |

Come ho spiegato, questo blog ha lo stesso titolo del libro che ho pubblicato tempo fa per la Golem edizioni di Torino, Avventure semiserie delle mie gambe.  Oggi ho deciso di donarvi un brano molto particolare del mio scritto, quello in cui parlo della mia vita quasi nella culla. Nel libro sottolineo spesso che, le mie gambe sono la parte del mio corpo più colpita dalla sclerosi multipla, ma paradossalmente, anche l’aspetto di me, che da sempre amo di meno, fin dai tempi in cui ero piccolissima, nei mesi in cui sembravo una neonata gigante “Dolce e tenera, ma di dimensioni che mi sembrano spropositate. Quando guardo le mie fotografie da neonata, rimango sempre colpita dalla grandezza del mio corpo di bimba. Molte immagini mi ritraggono nel lettino vicino a mia sorella, di tre anni più grande. Sembro la sua bambola gigante, non uno scricciolo di soli sei mesi, anzi spesso ho pensato di avere nelle mie vene sangue di una stirpe di giganti, come il famoso Hagrid, l’amico di Harry Potter.

Immaginando il periodo in cui aspettavo le mie bimbe e mi deliziavano dei loro calci, tremo al pensiero a cosa possa essere stato un calcione dei miei per la mia povera mamma.

“Accidenti è più forte di me! Care gambe non riesco proprio ad essere dolce con voi, e vi descrivo in maniera poco lusinghiera già immaginandovi non ancora nate. Perdonatemi, l’ironia fa parte del mio carattere, non ve la prendete, anche questo è un modo di dimostrare affetto!”. Sono nata il 9 ottobre del 1965 a Montagnana, una cittadina antica e fortificata con delle bellissime mura medievali. Molto presto, quando avevo solo tre mesi, ci siamo trasferiti a Torino. Mia madre racconta che avevo un carattere gioioso, ma deciso, come una piccola dittatrice. Amavo giocare ed esplorare come tutti i neonati e, con le mie gambotte ben tornite, feci i primi passi a circa dieci mesi. Ero una camminatrice esperta nell’apertura di mobili e credenze alla ricerca di biscotti. Spesso facevo delle spedizioni anche a casa della vicina. Amavo mangiare, ma le gambe erano per me un importante mezzo di locomozione e scoperta del mondo. Il mio istinto era birichino, a volte un po’ timido, ma la maledetta vergogna per le mie gambe arrivò anni dopo. La pigrizia si manifestò prima. O meglio io la definisco così per semplificare, in realtà muovermi mi piaceva, ma il mio fisico non era molto agile quindi io provavo a fare le acrobazie, che molti altri bimbi trovavano naturali, ma non mi riuscivano e rinunciavo, anche perché capitava che mi prendessero in giro. Giocavo moltissimo con le bambole e con le costruzioni e piano piano cominciai ad essere riflessiva ad amare i libri illustrati e i passatempi più calmi. Care gambe avete visto che finalmente, ho usato per voi delle frasi più gentili e carine?”

Il racconto finisce qui e spero di avervi incuriosito e fatto nascere il desiderio di leggere tutto il libro. Se apprezzate avere un adeguato commento musicale alla mia storia di neonata, cliccate qui.   ascolto, adoro Loretta Go

Ma che ne sanno i bipedi…

Ma che ne sanno i bipedi…

7 gennaio 2019 |

Heidi con la sua amica Clara in carrozzina, in mezzo alle montagne è questa l’immagine simbolo di una pagina satirica Facebook irriverente e coraggiosa. Si perché il sito è sicuramente particolare e distante da esperienze vagamente simili. Ma che ne sanno i bipedi parla di disabilità con umorismo e autoironia. Era da tempo che volevo parlarne ed in questi giorni le ha dedicato un pezzo Stefania Dellaidotti di Superando. La pagina è curata in prima persona dalla giovane carrozzata di Chioggia Valentina Boscolo “Cegion” . Nel gergo di noi disabili i bipedi sono le persone prive di problemi motori agli arti inferiori e non usano carrozzine o altri ausili per camminare. Queste persone non conoscono e neanche imnaginano i mille problemi che i carrozzati devono affrontare. Valentina, da brava veneta è dotata di un gran senso dell’ironia e lo rivetsa nella pagina. Allora che aspettate? Andate a cliccare mi piace qui Ma che ne sanno i bipedi e rimarrete aggiornati su tutte le ultime trovate di   Valentina. Potrete anche contattarla e lasciarle una testimonianza. Potete farlo anche se non siete bipedi.  (altro…)

Finalmente posso invitarvi a scaricare l’e-book di Avventure semiserie delle mie gambe

Finalmente posso invitarvi a scaricare l’e-book di Avventure semiserie delle mie gambe

29 dicembre 2018 |

Il mio amato Avventure semiserie delle mie gambe – Golem edizioni, è disponibile anche in formato e-book, ad un prezzo davvero conte-nuto, 3,99 euro. Mi sono sentita euforica, come se fosse uscito un nuovo libro!

La prima cosa che ho fatto, dopo averlo saputo, è stata comprarmelo su Amazon e godermelo sul mio e-book reader! 

Lo so sto diventando un po’ troppo   strana,  vi prego, perdonatemi, ma sono contenta come una bambina.

Magari per festeggiare, inserisco una canzone tratta dal musical Fame, di cui parlo molto nel libro! 

Le mie gambe, la disabilità, la poesia

Le mie gambe, la disabilità, la poesia

28 dicembre 2018 |

Stanca e pensosa, dopo aver sceso la solita rampa di scale, aprii con un po’ di fatica il portone e mi affacciai sul tratto di strada, davanti alla mia casa. Un gruppo di persone stava arrivando sul marciapiede alla mia destra, tra loro distinsi un ragazzo che avanzava con disinvoltura, appoggiandosi ad una stampella bianca. Mi girai di scatto a sinistra, per decidere se potevo scendere l’alto gradino che dava sulla strada, appena in tempo per evitare un anziano signore, seduto in carrozzina e spinto da una giovane donna con delle borse della spesa. Una persona con la stampella, una in carrozzina ed io col deambulatore ci siamo incrociati come seguendo una coreografia. La danza emozionante del ritorno alla normalità della vita, nonostante la disabilità. La sceneggiatura del film della mia vita, mi aveva offerto un momento di sottile poesia. 

Corredandola con un’immagine diRoberto Porcella, che ha illustrato anche le Avventure semiserie delle mie gambe (il mio libro, edito dallaGolem) ho cercato di riproporre una breve istantanea della mia quotidianità di persona disabile, una nuova avventura delle mie colonne portanti. In questo ho seguito lo stile dei miei brevi ritratti di corsia, con cui ho iniziato la mia collaborazione con La Stampa anni fa. Arrivai quasi dal nulla, in un piccolo spazio della copertina domenicale della cronaca di Torino.

Un frammento del mondo della disabilità, attraverso momenti rarefatti. Hanno ragione Simonetta Morelli eAntonio Giuseppe Malafarinala poesia può essere il linguaggio privilegiato per parlare di disabilità.


Un gioco da tavolo sulle barriere architettoniche 26 dicembre 2018

Un gioco da tavolo sulle barriere architettoniche

Immaginiamo sei personaggi:  Fabio, Giorgio, Mauro, Adele, Fanny e Marta. Fabio ha una sedia rotelle, che ha battezzato Isotta. Per lui è come una fedele compagna. Il gruppo di amici ha delle avventure, che vengono però minacciate dalla presenza di numerose barriere architettoniche da aggirare! Il tutto si svolge su un tabellone illustrato come un gioco dell’oca sulla disabilità. Vi sto […]

Noi disabili ci sentiamo sempre come dei canditi a Natale 23 dicembre 2018

Noi disabili ci sentiamo sempre come dei canditi a Natale

Anche oggi vi ripropongo un pezzo scritto l’anno scorso sul mio blog de La Stampa Sarà che  odio le feste comandate, ma quest’anno mi sento un po’ ribelle nei confronti della mia condizione di disabile, delle barriere e dell’incomprensione che circondano tutte le persone che vivono questa condizione. Altro che simbolo dorato dell’omino in carrozzina che spinge […]