Sciopero della fame contro le banche

Massimiliano Beggio su Lastampa.it

Citano Marx. Chiamano i dipendenti «collaboratori». Finché hanno potuto resistere, non hanno licenziato. E quando si sono dovuti arrendere ai conti in rosso, hanno aiutato i loro lavoratori a trovare una nuova collocazione.

La crisi economica plasma le coscienze e cambia le carte in tavola. Addio lotta di classe, qui è guerra totale. Strani davvero questi quattro imprenditori rinchiusi nell’ufficio di un capannone alle porte di Piobesi Torinese, da ieri in sciopero della fame. «Un tempo si chiamava rischio d’impresa. Oggi è suicidio d’impresa» dice Patrizia Guglielmotto, unica donna del gruppo, al momento. Gli altri sono Aldo Molaro e Fausto Grosso. Ma l’ideatore dell’iniziativa è un vulcanico industriale metalmeccanico: Ezio Raselli. «Nei prossimi giorni – dice – saremo in tanti, perché qui bisogna fare qualcosa. La maggior parte delle aziende è in ginocchio. E cosa fanno le istituzioni? Solo parole. Dicono: faremo, daremo, vedremo. Ma non cambia nulla».

Si apprestano a passare la prima notte. I telefoni squillano, il tam tam si diffonde: giornali, tv, agenzie. Arrivano i delegati di associazioni, i sostenitori di categoria. La lotta è iniziata e non si torna indietro. «Avanti ad oltranza».

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La green economy regala benessere e lavoro

Marco Trabucco su Repubblica

«Sulla green economy abbiamo anticipato Obama» dice sorridendo, con una punta di autoironia, Mercedes Bresso, presidente del Piemonte per sottolineare come gli investimenti della sua amministrazione nelle energie alternative siano stati una delle priorità in questi cinque anni di governo del Piemonte.
D’altronde lei, definita dagli avversari “la zarina” per il piglio decisionista, nella sua vita precedente, prima cioè di impegnarsi in politica, era stata docente di economia dell’ambiente al Politecnico di Torino. Un’esperienza che non ha mai dimentatico. Antinucleare o meglio «contro questo nucleare che è pericoloso e antieconomico», è stata tra le prime a convincersi che le energie alternative non sono solo una questione legata alla tutela dell’ambiente, ma anche una grande opportunità economica. «La green economy è la migliore risposta alla crisi — spiega — il primo obiettivo nella nostra amministrazione è creare benessere, quindi economia e lavoro, guardando al futuro e alla qualità della vita. Il futuro, come dimostrano le scelte di molti paesi del mondo avanzato, è legato all’economia verde, che incrocia praticamente tutti i settori economici, dall’edilizia alla meccanica, dalla chimica all’agricoltura. E il Piemonte che è una regione storicamente all’avanguardia, non vuole rimanere indietro in questo settore».

L’obiettivo è quello che “la zarina” chiama del 20+20+20: vale a dire ridurre, entro il 2020, i consumi di energia primaria del 20 per cento, abbattere il livello dei gas serra del 20 per cento rispetto al 1990 e coprire, sempre per quella data, almeno il 20 per cento del fabbisogno con le energie rinnovabili. «Raggiungere questi obiettivi significa creare lavoro, economia, risparmio per i cittadini e migliorare la qualità della vita. Obiettivi tanto ambiziosi però — dice Bresso — si possono raggiungere solo a due condizioni: bisogna favorire in Piemonte la nascita e lo sviluppo di una filiera produttiva che renda disponibili prodotti tecnologicamente avanzati per la produzione di energia da fonti rinnovabili. E allo stesso tempo bisogna fare in modo che i cittadini acquistino una consapevolezza nuova, ovvero capiscano che mettere sul tetto della propria casa o della propria azienda una serie di pannelli fotovoltaici non significa soltanto “fare un’opera buona per l’ambiente”, ma consente anche risparmi consistenti e duraturi. A loro e a tutti. Insomma inquinare meno è conveniente».

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Arriva il ticket anche per la cultura

Vera Schiavazzi su Repubblica.it

Bilanci troppo tagliati? Musei, manifestazioni, rassegne e teatri s´inventano il ‘ticket´ sulla cultura: 5 euro di qua, 2 di là, e magari un ritocco al prezzo del biglietto. Prendiamo Manga Impact, rassegna di film di animazione giapponese che segna la riapertura della stagione del Museo del Cinema. Per l´anteprima, mercoledì 16 settembre, è previsto un cocktail (con sushi offerto dallo sponsor), ma chi vorrà fermarsi a vedere Genius Party Beyond presentato dal regista Koji Morimoto dovrà pagare 5 euro. Un ticket, appunto, un piccolo prelievo che, spiega il presidente Sandro Casazza «certo non risolve i nostri problemi, ma contribuisce e soprattutto coinvolge il pubblico». «I risparmi maggiori li realizziamo in altri modi – aggiunge Casazza – ad esempio chiedendo, come abbiamo fatto, ai nostri fornitori uno sconto del 10% sui loro contratti e offrendo in cambio la citazione come sponsor tecnici, oppure tagliando una delle mostre in programma nell´anno. Ma tutto fa».

Della stessa scuola di pensiero anche Antonella Parigi, presidente di Torino Spiritualità: «Ai nostri appuntamenti chiediamo un contributo di 2 euro a chi usa le cuffie per la traduzione. Analogamente, offriamo – anche per il Circolo dei Lettori – una “Carta entusiasmo” che in cambio del pagamento di 20 euro all´anno dà diritto alla prenotazione telefonica del posto in sala. L´anno scorso, alla prima prova, ne abbiamo vendute 500».

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Chi entra nella biglietteria del Teatro Regio per ritirare il proprio abbonamento, in questi giorni, viene invitato a versare un contributo libero attraverso un bonifico bancario: «Ci renderebbe orgogliosi – dice il sovrintendente Walter Vergnano – poter dire che, a Torino, un titolo della prossima Stagione verrà interamente finanziato dal pubblico ed eguagliare il primato del 2007, ultimo anno del quale conosciamo i dati, che ha visto il Regio al primo posto tra le associazione culturali d´Italia nella classifica del 5 per mille». Evelina Christillin, presidente del Teatro Stabile, non crede nel ticket in quanto tale, ma piuttosto nel coinvolgimento del pubblico su un progetto preciso che lo leghi al “suo” teatro o al “suo” museo: «L´anno scorso, per il restauro del Carignano, attraverso il progetto “Adotta il tuo teatro” sono arrivati 800.000 euro, tra piccole e piccolissime donazioni di privati cittadini, contributi “in natura” di artigiani e fornitori e raddoppio di ogni atto di generosità dei cittadini da parte della Fondazione Crt. E´ stato un grande successo che certo non ha coperto tutte le spese ma ci ha aiutati molto, concretamente e moralmente».

Quella di Patrizia Sandretto, presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è, almeno in parte, l´unica voce in dissenso: «I contributi troppo piccoli finiscono con l´essere vanificati dagli oneri amministrativi, occorrono risorse umane e organizzative per registrarli e gestirli. Fino a quando lo Stato non consentirà una vera defiscalizzazione delle donazioni, le istituzioni culturali non potranno attingere in modo efficace dalla generosità dei singoli. Lo stesso vale per il prezzo del biglietto, che nel nostro caso è fermo a 5 euro dal 2002. Invece, stiamo ottenendo buoni risultati dall´associazione Amici della Stella: chi vuole si iscrive e, pagando una quota significativa ma non astronomica, può incontrare gli artisti e ricevere una copia di una loro fotografia».

Cercasi disperatamente casa

Il problema degli alloggi per gli studenti universitari torinesi

Dopo la chiusura delle pre-immatricolazioni alle quattro facoltà di Ingegneria, il Politecnico può sorridere. I numeri infatti parlano di ben cinquemila preiscritti di cui il 77 per cento maschi e il 23 femmine. Anche quest´anno quindi le cifre evidenziano quanto crescente sia l´interesse verso le materie scientifiche da parte dei freschi maturati.

A ben guardare le preferenze sembrerebbero essere andate (come attestano i dati indicati nella scelta dei corsi) alle tematiche dell´industria e dello sviluppo sostenibile. Indicazioni di massima che vanno poi di pari passo con alcuni dati concreti: il Politecnico ha infatti fatto registrare il segno positivo sul capitolo delle preiscrizioni grazie a un trend di aumento, secondo i dati forniti dalla stessa Facoltà, di quasi il 14 per cento. Un incremento ulteriore rispetto agli anni passati visto che nel 2008 l´aumento era stato del 11,2 per cento. Quest´anno la novità riguarda inoltre la possibilità di sostenere la prova di ammissione al test orientativo in anticipo: circa 2.000 studenti infatti hanno deciso di partecipare alla prova svoltasi nelle sessioni primaverili e più della metà ha confermato la volontà di iscriversi. Cinquecento tra questi ha inoltre già completato la strada dell´immatricolazione.

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Il governo ha scordato il Piemonte in crisi

Raphael Zanotti su Lastampa.it

L’autunno sarà caldo e molto più caldo per il Piemonte, che sembra dimenticato dal governo tra una Lega che procede a colpi di spot improponibili sulle gabbie salariali e un movimentismo meridionalista che l’Esecutivo tiene buono con una pioggia di denaro». Cesare Damiano, ex ministro del governo Prodi, responsabile lavoro del Pd e candidato alla segreteria regionale del partito, vede ancora lungo il cammino per uscire dalla recessione.

Eppure la crisi colpisce tutti, perché, Damiano, secondo lei il Piemonte è più a rischio?
«Il -6% di Pil nazionale è il peggior dato dal Dopoguerra e gli 800.000 lavoratori italiani in cassa sono lì a dimostrarlo. Il Piemonte da solo totalizza il 20% delle ore di cassa straordinaria concesse a luglio a livello nazionale, con punte del 33% nel settore tessile e del 28% in quello della meccanica. Per comprendere la situazione basti dire che nel 2008 sono state presentate in Piemonte 1500 domande per la cassintegrazione in deroga, nei primi sei mesi del 2009 sono state 4500: sei volte tanto».

Qualcuno però comincia a parlare di ripresa.
«Anche se avessimo toccato il fondo della crisi, cosa che mi auguro ma di cui non sono sicuro, purtroppo le due curve non coincidono mai. Gli effetti sui lavoratori si faranno sentire a lungo. Il governo tenta di tingere di rosa qualcosa che rosa non è».

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Sodoma Digitale

Via Vittorio Pasteris

A leggere con cura le parole dell’istruttoria contro Google News

FIEG denuncia che Google News aggrega i contenuti giornalistici di una molteplicità di editori secondo criteri non pubblici regolati da un algoritmo coperto da segreto industriale. Le pratiche tecnologiche con cui Google forma i propri indici (ranking) dei contenuti riportati su Google News Italia e i propri indici di risposta alle queries degli utenti non sono trasparenti. In particolare, Google determina la presenza ed il posizionamento degli articoli riportati sul portale Google News Italia determinando unilateralmente la visibilità degli annunci e il livello di preminenza dato ad alcuni rispetto ad altri, potendo favorire un soggetto a scapito di un altroSi dimostra che la FIEG si sta arrampicando sugli specchi mischiando contenuti, algoritmi, pubblicità e altro ancora in un modo degno del mago Silvan. Invece di assalire il fortino di internet con gli avvocati, meglio sarebbe stato anni fa comprendere le potenzialità del nuovo strumento, come hanno fatto degli editori veri.

In particolare è incredibile che la FIEG parli di trasparenza, quando le possibilità che hanno oggi gli editori di stare economicamente in piedi derivano da un mondo opaco dalla presenza nelle redazioni di situazioni di scarsa trasparenza, sfruttamento, posizioni di cartello, lobby, finanziamenti pubblici e quant’altro.
Un piccolo grande mondo opaco da cui deriva un bene prezioso per la collettività: l’informazione.

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Reintegrati i prof over 70

Via Lastampa.it

Non pensavo di sollevare un simile polverone, però sono contento: quell’articoletto imboscato nella Finanziaria era ignobile». L’ultima beffa per l’Università italiana è nata dal gesto di rabbia di un professore. Un anno fa Girolamo Cotroneo, 74 anni, docente di Storia della Filosofia all’università di Messina, ha ricevuto una lettera dal suo ateneo. «Diceva che il mio periodo di “fuori-ruolo” sarebbe terminato in anticipo. Mi mandavano in pensione. E io ho reagito».

Il fuori ruolo – il triennio aggiuntivo di insegnamento concesso ai docenti di 72 anni – è stato abolito dalla Finanziaria 2007, con effetto retroattivo. Le università nell’ultimo anno hanno così mandato in pensione 1500 docenti tra 72 e 75 anni che avevano già chiesto e ottenuto di mantenere la cattedra per altri tre anni. Tutto bene, finché il professor Cotroneo ha fatto ricorso. «Ero indignato. Andarmene dopo 40 anni, non mi sarebbe costato nulla. Ma non si cambiano le regole in corsa». Si è rivolto al Tar di Catania, che lo scorso autunno gli ha dato ragione rinviando la «leggina» incriminata alla Corte Costituzionale. Centinaia di «baroni» tra 72 e 75 anni hanno fatto altrettanto. E sono stati reintegrati . Adesso anche la Consulta si è pronunciata: la norma è incostituzionale, a quei docenti andava consentito di terminare i loro tre anni di «fuori ruolo».

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Polito e Unito fra i migliori atenei italiani

Il Politecnico di Torino e L’Università di Torino fra gli atenei con il miglior standard qualititivo

L’Università di Trento, i Politecnici di Milano e di Torino sono i tre migliori atenei italiani. Quelli che, secondo il ministero, hanno i maggiori standard qualitativi. E per questo verranno premiati. Anzi, il premio è già stato assegnato dal ministro Mariastella Gelmini. Per la prima volta in Italia, infatti, il ministero ha distribuito una parte dei fondi destinati alle Università sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, cioè 525 milioni di euro, è stato assegnato in base alla qualità della ricerca e della didattica degli atenei. In particolare i due terzi di questo fondo sono stati assegnati in base alla qualità della ricerca, un terzo in base alla qualità della didattica. E la classifica, che ha fatto da base a questa divisione dei fondi, certamente farà discutere (leggi la graduatoria del ministero). Perchè se c’è chi ottiene più fondi, ci sono anche atenei che, di conseguenza ne riceveranno di meno. E nella prima graduatoria sono ben 27 le università che avranno un «taglio» di fondi perché secondo la valutazione «non hanno gli standard qualitativi previsti».

Fiat, altra cassa integrazione per gli impiegati

da torino.repubblica.it

Altre 13 settimane di cassa integrazione agli Enti centrali della Fiat di Mirafiori e Balocco, dopo quelle cominciate a maggio e che si concluderanno a fine luglio.
Il provvedimento dal 24 agosto al 22 novembre riguarderà 345 addetti tra operai e impiegati. Lo ha annunciato l’azienda ai sindacati ai quali ha comunicato che alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, la cig interesserà per una settimana dal 24 al 30 agosto tutti i 4400 addetti del comparto. Cassa integrazione per tutti gli addetti anche tutti i venerdì dei mesi di settembre, ottobre e novembre.
“Per la seconda volta la Fiat annuncia 13 settiname di cassa integrazione agli Enti centrali, anche se questa volta il numero degli addetti è inferiore a quello precedente – commenta per la Fismic il segretario regionale piemontese, Vincenzo Aragona – è necessario, pertanto, che l’azienda individui un possibile ricorso alla mobilità per ridurre così l’impatto della cig sui lavoratori.

La marcia delle Pmi che resistono

Stefano Parola su Repubblica

Tutti in strada a protestare, in un lungo corteo da piazza Vittorio a piazza Castello composto da mille persone. Ancora una manifestazione contro la crisi. Non la solita, però. Nessuna tuta blu, né colletto bianco. Al massimo una polo o una camicia a quadri. Niente bandiere di sindacati o partiti.

Solo tre striscioni con su scritto: “Imprese che resistono”. Perché questa volta in piazza non ci sono scesi gli operai, ma direttamente gli imprenditori e le imprenditrici. Tutto è nato quasi per caso. Un gruppetto di aziende del Cuneese ha messo su un blog (blog. libero. it/pmicheresistono), è scattato il tam-tam, si sono tenute riunioni via via più partecipate, fino alla decisione: serve una protesta di piazza. Così Impresecheresistono, gruppo spontaneo di Pmi del Piemonte e del Nordovest, ieri ha sfilato per le vie di Torino. Un migliaio di uomini d´azienda messi alle corde dalla crisi economica ed esasperati dalle troppe cose che non vanno. Niente slogan o fischietti, ma un silenzio da marcia funebre. C´è anche qualche operaio, perché in fondo «soprattutto in aziende piccole come le nostre siamo tutti nella stessa barca». In testa al corteo c´è Luca Peotta, portavoce e ideatore del gruppo: «Siamo in mille, con 20 dipendenti a testa rappresentiamo 20 mila famiglie: in pratica siamo una Fiat». E in piazza Vittorio c´è solo una parte di chi ha aderito: «Alcuni non sono venuti, avevano paura di esporsi», aggiunge Peotta.
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