Scoperto da un italiano in Usa

Da la Repubblica di oggi:
Scoperto da un italiano in Usa il fattore scatenante dei tumori
Carlo Croce della Ohio University ha individuato nei microRna
i responsabili delle neoplasie al seno, ai polmoni e alla prostata

"Adesso potremo lavorare a diagnosi e terapie molto migliori"

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Io non so  valutare il valore di questa  scoperta, ma poniamo sia rilevante.
Quando leggiamo notizie del genere  non dobbiamo inorgoglirci , dobbiamo solo vergognarci per
non avere offerto a tanti ricercatori bravi la possibilita’ di lavorare in Italia.
Soldi ne abbiamo, ma li spendiamo per le cose sbagliate.

C’e` da apprezzare che il Piemonte abbia fatto una legge sulla ricerca, mettendo a disposizione del denaro.
Non abbiamo ancora potuto leggere la legge, ma sembrerebbe che i fondi non vengano aggiudicati in base a criteri automatici (le pubblicazioni ed i brevetti gia` realizzati), ma in base al giudizio di comitati; cosi’ come succede nei concorsi di Miss Italia. I comitati vedono perdenti, quelli come il ricercatore dell’ Ohio. Vedono vincenti coloro che hanno piu’ network. Peccato che le innovazioni le producano i ricercatori non i network sociali.
Ottimo che ci sia una nuova legge sulla ricerca, anche se forse poteva cercare di mettere piu’ trasparenza nel sistema.

Ricerca: piu’ fondi, competizione e parametri oggettivi.

La ricerca in
Europa, in Italia, in Piemonte e a Torino non e’ solo mediamente molto piu’
povera di quella americana, ma anche
finanziata secondo criteri normalmente meno competitivi.

Spesso i fondi
vengono assegnati da delle commissioni aggiudicatrici in base alla validita’
dei progetti presentati e al curriculum dei presentanti. Inutile dire che
questo tipo di assegnazione si presta ad abusi e assomiglia piu’ ad un concorso
di bellezza che ad una gara su parametri oggettivi. Contano molto i contatti
che si ha a Bruxelles, nelle capitali nazionali, in Regione, a Torino, nelle fondazioni
bancarie…

Il  rischio per la collettivita’ e’ quello di
perdere degli ottimi ricercatori, non abbastanza bravi nel creare reti di contatti.

Sarebbe
decisamente meglio assegnare risorse ai dipartimenti di ricerca in base alla
quantita’ e qualita’ delle loro pubblicazioni negli ultimi cinque anni. Dove
per la qualita’ bisognerebbe usare i criteri di importanza usati dalle
principali riviste scientifiche e nei migliori dipartimenti universitari del
mondo. Per aumentare le possibilita’ di accesso nella serie A della ricerca,
ogni dipartimento dovrebbe sapere che attraendo presso di se’ ricercatori con
pubblicazioni recenti e di prestigio, potrebbe attrarre un relativo rivolo di
denaro. Ci sarebbe cosi’ un incentivo ad attrarre ricercatore bravi. Questo metodo e’
attuabile a tutti i livelli da quello comunitario a quello comunale o di
fondazione bancaria.  Nel caso
dell’Unione Europea e dell’ Italia non si dovrebbe vietare i sussidi pubblici
alla ricerca, in base al principio che distorcerebbero la concorrenza.Cioe’ se la
regione Marche o il comune di Catania volessero sostenere la ricerca delle universita’ operanti sul loro
territorio, perche’ queste potessero divenire piu’ competitive nella
competizione Europea, dovrebbero poterlo
fare liberamente. Oggi e` cosi’ e cosi’ deve rimanere.

 Qualcuno notera’
che questo sistema finira’ per avvantaggiare alcuni atenei a discapito di altri
e lamentera’ l’ingiustizia. Di fatto oggi la ricerca e’ prodotta in ben pochi luoghi e per i ricercatori di
molte zone d’Europa ed Italia non resta che l’emigrazione. Li ritroviamo
ricercatori o professori a Birmingham, ad Harvard o alla London School of
Economics. Questo sistema permetterebbe a loro di tornare in Italia, se lo
volessero,  e forse richiederebbero ad
alcuni ricercatori rimasti a casa di rimettersi a studiare o di riscoprire
delle capacita’ in loro nascoste.

 Inoltre si potra’
notare che perfino la pubblicazione su grandi riviste scientifiche non avviene
secondo un criterio assolutamente oggettivo perche’ anche presso di esse i
“network”, le reti di contatti, contano. E’ vero. L’oggettivita’ assoluta non
c’e’, ma non abbiamo miglior criterio di questo, la pubblicazione su riviste
internazionalmente accettate dalla comunita’ scientifica mondiale. Gli altri
criteri hanno vizi ancora peggiori. Se avessimo delle burocrazie perfette
potremmo assegnare a delle amministrazioni composte di “esperti” il compito di assegnare i fondi, ma questo non sembra essere il caso. E` megio avere meccanismi automatici, che non dipendono da  amministratori esperti ed imparziali.

 Ci vogliono piu’ soldi per la ricerca e
piu’ competizione vera per ottenerli.

Ricerca: occhio alla scuola.

La ricerca scientifica
e` una specie di catena di attivita`
collegate, dove la prima e` necessaria perche` ci possa essere la seconda e
cosi via. Tecnicamente questo si chiama “filiera”. Un esempio di filiera e`
quella del pane : agricoltore – commerciante di grano – mulino – commerciante
di farina – panificatore – rivendita pane. La ricerca e` qualcosa di simile.
Alla base della filiera della ricerca probabilmente c`e` la scuola, elementare
e materna. E` li’ dove puo’ nascere un
interesse per la scienza ed e` li dove deve nascere la famigliarita` con i
numeri. E` per questo che dovremo prestare particolare attenzione perche` i
numeri e l`aritmetica siano insegnati bene. Possiamo pensare a forme di aiuto
ed incentivo per insegnanti ed alunni. Gli insegnanti potrebbero essere aiutati
con delle formazioni specifiche o dei sussidi didattici. Una cosa buona
potrebbe anche essere organizzare gare a premi di aritmetica. I premi potrebero
essere oggetti, es. computer, ma anche viaggi premio o corsi speciali. Per gli
studenti delle superiori questo dovrebbe anche incoraggiare e finanziare  la partecipazione alle Olimpiadi della
Matematica (vedi  http://imo.math.ca/ http://olimpiadi.ing.unipi.it/ ).

Dovremo in
particolare curare ed aiutare la formazione di insegnanti di materie
scientifiche, anche prevedendo che ogni studente delle superiori studi almeno
una materia scientifica un po` in profondita` (con almeno cinque ore alla
settimana di lezione). Gli insegnanti dovrebbero avere la preparazione per far capire che cio` che insegnano e’
molto utile e` puo` risolvere molti problemi pratici. Allo stesso tempo
dovrebbero avere la capacita` di far capire quanto attraente sia l`argomento
dal punto di vista teorico. Se dovessimo accorgerci che c`e` scarsita` di insegnanti di certe materie, si
dovrebbe poter pagare gli insegnanti in modo differenziato. Paghiamo di piu` gli
insegnanti di quelle materie che scarseggiano. Paghiamo di piu` gli insegnanti
che insegnano nelle scuole dove nessuno vuole insegnare. Paghiamo di meno gli
insegnanti che insegnano in quelle scuole dove tutti gli insegnanti vogliono
insegnare.

Si trattera`
anche di premiare quegli insegnanti che non cessano di studiare ed approfondire
la loro materia, seguendo corsi di formazione, prendendo dottorati e
pubblicando su riviste scientifiche. Tutto cio` va premiato.

Verifichiamo che
i laboratori scientifici delle scuole siano ben attrezzati, aggiornati e dotati
di personale di laboratorio.

Le fondazioni
bancarie forse dovrebbero considerare di spendere piu` soldi nell`incentivare
lo studio delle scienze nelle scuole. Ovviamente questo dovrebbe valere a
maggior ragione per tutti i livelli di potere pubblico (stato, regione ed enti
locali).  Troppo spesso si pensa piu` ai
muri che alla qualita` delle persone.

Troppo spesso
quando si pensa alla scuola se ne parla o come un posto dove effettuare nuovi
tagli al bilancio o dove dare un lavoro ad insegnanti in certi casi molto
preparati e diligenti e ad in  altri casi no. Oppure se ne parla in termini
di conflitto chiesa – stato, molto attuale, ai tempi di Cavour. Troppe volte
passa in secondo piano il fatto che la scuola e` per molti ragazzi l`unica
opportunita` che offriamo loro. Cio` e` particolarmente vero per i piu` poveri,
quelli piu` privi di “contatti”.  La
scuola e` lo strumento che essi dovrebbero avere per costruirsi una loro vita autonoma e libera.

Una scuola non
adeguata per i ricchi e` una cattiva notizia, per i poveri e` un disastro.

Oggi la concorrenza internazionale si basa sulla conoscenza e  la scuola dovrebbe servire a trasmettere ed
acquisire questa risorsa strategica. Mettiamo questo al centro dei nostri
progetti.

Ricerca: 1° eliminare i pregiudizi culturali.

Abbiamo bisogno
di mettere la ricerca e l`innovazione al centro della nostra economia, ma per
farlo prima dobbiamo superare l`idea che ci sia una separazione o peggio una
frattura tra cultura scientifica e cultura umanistica.

Forse dovremo
superare certi pregiudizi come quello che tende a dimenticare che la geometria era
una delle materie principali degli studi nell`antichita` classica. Un altro  pregiudizio e` quello che l`Italia sia piu` un
paese di santi, navigatori ed umanisti piuttosto che di scienziati e di
tecnologi. Intanto non dimentichiamo che i navigatori dovevano sempre  essere astronomi e matematici. Ma poi le
nostre radici sono tanto nel Michelangelo del Giudizio Universale e delle rime
quanto in quello che faceva i calcoli per tenere su` il cupolone di San Pietro.
Leonardo e` tanto l`autore dell`Ultima Cena, quanto l`ingegnere militare ed
areonautico.

Torino e` la
citta` di Lagrange, un pilastro della matematica moderna, ma anche di Plana e di
Guarini; Torino vide insegnare matematici come Saccheri, Francesco Severi ed il
saluzzese Corrado Segre; Mantova ebbe Giovanni Ceva; Pavia ebbe Antonio
Cremona, la Calabria e` la patria di Pitagora, Siracusa di Archimede, Napoli di
Caccioppoli, Pisa di Galileo e Fibonacci, Firenze di Viviani, Brescia di
Tartaglia. E certo ne dimentico
tantissimi.  Voglio pero` ricordare come
tutti questi grandi erano sempre parte della comunita` scientifica mondiale,
non si isolavano. Fibonacci per esempio
era andato a studiare in quello che ai suoi tempi era uno dei centri del sapere scientifico,
Algeri.
Se la Scozia
vanta tanti bravi contabili, il padre della partita doppia fu Luca Pacioli di
San Sepolcro in Toscana. Tutta questa gente e` parte del nostro patrimonio
tanto quanto Dante, il Tasso, Mantegna o Juvarra.

Dobbiamo avere il
coraggio di riappropriarci di questa storia. Dobbiamo renderci conto che
l`Italia e` stata qualcosa di importante e di bello, quando ha saputo
sviluppare le scienze, applicandole al commercio e all`economia. E` su quella
base che si pote` sviluppare una societa` attenta al bello. E` su questi
principi che venne fondata l`Accademia delle Scienze di Torino.

Oggi troppo
spesso viviamo una separazione innaturale tra scienza, tecnologia, economia ed
arte. La scuola spesso perpetua questa separazione contraria ai fatti. La
pigrizia di alcuni (“io conosco solo le materie umanistiche e mi basta”) diviene
insegnamento universale. Dobbiamo superare queste barriere. Dobbiamo renderci
conto che la scienza e` parte del nostro patrimonio, del nostro DNA.

Noi saremo fedeli
a noi stessi solo se sapremo ridare dignita` e forza allo studio delle scienze.