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Settimana del Cervello 2018: “Non c’è muscolo senza cervello”

Settimana del Cervello 2018: “Non c’è muscolo senza cervello”

10 marzo 2018 |
Coordinata dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for Brain Initiatives negli Stati Uniti, la Settimana del Cervello è il frutto di un enorme coordinamento internazionale cui partecipano le Società Neuroscientifiche di tutto il mondo.
In questo stesso periodo cade anche la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari e vogliamo pertanto ricordare questi due importanti eventi, sottolineando come l’attività muscolare e l’attività del cervello siano strettamente unite.
 
“Non c’è muscolo senza cervello” è il tema dell’edizione 2018 della Settimana Mondiale del Cervello, la campagna di sensibilizzazione promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN). Dal 12 al 18 marzo saranno numerose le iniziative in programma per informare la popolazione in merito a quelle malattie che possono compromettere il delicato funzionamento del cervello e che colpiscono, solo nel nostro Paese, circa 5 milioni di persone.
 
“Non c’è muscolo senza cervello perché grazie al cervello e al sistema motorio si determina qualunque movimento del nostro corpo – dichiara il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – L’ordine, infatti, parte dal cervello, viaggia lungo i nervi periferici e poi giunge al muscolo che si contrae e causa il movimento. D’altra parte, se è vero che i nervi e i muscoli dipendono dal cervello, allo stesso tempo si può affermare che i nervi e i muscoli influenzano il cervello e il sistema nervoso, fornendo segnali e sostanze nutritive ai neuroni del midollo spinale e contribuendo, attraverso l’esercizio muscolare e l’allenamento, a inviare segnali positivi di sopravvivenza ai neuroni. Il nostro sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare sono, quindi, un tutt’uno che lavora sempre in sinergia, influenzandosi continuamente nel corso del tempo”.
E proprio su questa vitale sinergia e, soprattutto, sui problemi che può portare un suo malfunzionamento, la SIN ha voluto porre l’accento quest’anno, celebrando durante la Settimana del Cervello anche la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari, il prossimo il 10 marzo, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti patologie come la distrofia muscolare, l’atrofia muscolare progressiva, la poliomielite progressiva o le gravi neuropatie periferiche quali le forme amiloidosiche.

In occasione della conferenza stampa di presentazione, sono stati illustrati gli enormi passi avanti fatti negli ultimi tempi dalla ricerca scientifica in campo diagnostico e terapeutico per la sclerosi multipla e le demenze, cosi come per la fisiologia e la patologia del sonno, per l’ictus cerebrovascolare e per le malattie neuromuscolari. Una sessione è stata, infine, dedicata al mondo del digitale al servizio della neurologia e a come i nuovi media possano essere un valido aiuto alla medicina.

Sito Web: www.settimanadelcervello.it

 

Neuroscienze: studio internazionale rivaluta il medico e senatore torinese Angelo Mosso (1846-1910). Costruì una macchina per “pesare le emozioni”

Neuroscienze: studio internazionale rivaluta il medico e senatore torinese Angelo Mosso (1846-1910). Costruì una macchina per “pesare le emozioni”

19 maggio 2013 | , ,
Uno studio eseguito da Stefano Sandrone, Daniela Perani e Gianvito Martino dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e del centro NeTS dello IUSS Pavia, in collaborazione con altri neuroscienziati italiani dell’Università degli Studi di Torino, del King’s College di Londra e della University of California di Los Angeles, è destinato a rimanere impresso per sempre nella storia delle neuroscienze.
Sen. Angelo Mosso

Sen. Angelo Mosso

Pubblicato dalla Oxford University Press su Brain, una delle più importanti riviste di neurologia, è incentrato su un’invenzione finora poco conosciuta dello scienziato torinese Angelo Mosso (1846-1910).

Da molti definito il più grande fisiologo italiano della sua generazione, il nome di Mosso è stato finora associato ad esperimenti di fisiologia sul corpo umano condotti sul Monte Rosa, alle ricerche di medicina aereonautica e di archeologia e all’organizzazione del primo campionato di calcio della Serie A. Grazie alla riscoperta dei manoscritti originali in cui Mosso racconta di una curiosa ‘bilancia per pesare le emozioni’, lo scienziato torinese può essere annoverato tra i pionieri delle neuroscienze e della neurologia.
Nato in una famiglia modesta, grazie ad una borsa di studio riuscì a laurearsi con lode in medicina. Quando non era impegnato con le lezioni, era solito aiutare il padre nella falegnameria di casa. Unendo le sue conoscenze mediche con una notevole abilità manuale, inventò una bilancia di legno a forma di letto capace di ‘pesare’ le emozioni e l’attività cognitiva. Alla bilancia Mosso collegava una serie di apparecchi capaci di valutare la respirazione e la circolazione, con misure all’altezza del torace, delle mani e dei piedi del soggetto che veniva fatto coricare.
Mosso, quindi, invitata il soggetto a rilassarsi per un’ora, periodo necessario affinché il sangue potesse raggiungere una posizione di ‘equilibrio’ in tutto il corpo. Quando al soggetto coricato era mostrato un testo scritto, la bilancia pendeva dalla parte della testa in modo proporzionale alla difficoltà della lettura: si tratta quindi della prima, sorprendente, dimostrazione di come l’attività cognitiva ed emotiva sia intimamente legata ad un aumentato flusso di sangue nel cervello, che è maggiore all’aumentare della difficoltà del compito che si sta eseguendo. Oggi, infatti, sappiamo che quando pensiamo o proviamo emozioni aumenta il flusso di sangue al cervello: Mosso è stato il primo a dimostrarlo.
E’ la prima testimonianza in assoluto di quelle che attualmente conosciamo come tecniche di neuroimaging (come la risonanza magnetica funzionale e la tomografia a emissione di positroni) presenti negli ospedali di tutto il mondo: aiutano nella diagnosi delle malattie cerebrali e sono fondamentali negli studi di neuroscienze cognitive su emozione e cognizione, che hanno già fatto vincere diversi premi Nobel. 130 anni dopo gli esperimenti originali, il figlio del falegname viene finalmente riconosciuto come un pioniere della neurologia e delle neuroscienze.
Si ringrazia per la comunicazione:
Stefano Sandrone
Vita-Salute San Raffaele University
Via Olgettina 58 I-20132 Milan, Italy  
Institute of Neuroinformatics Y55 G26
University of Zurich and ETH Zurich
Winterthurerstrasse 190 8057 Zurich, Switzerland

Un milione di euro per capire come ricordiamo assegnati a un ricercatore piemontese

Un milione di euro per capire come ricordiamo assegnati a un ricercatore piemontese

18 luglio 2011 |

Come memorizziamo i ricordi?

Benedetto Sacchetti

La Commissione Europea ha deciso di investire più di un milione di euro per capire meglio come si instaurano i ricordi nelle nostre menti: sembrerebbe che sia dovuto a uno stimolo sensoriale, come il suono di una voce o la fisionomia di una persona, che richiamano così le sensazioni che hanno suscitato.

E a ricevere il riconoscimento sarà Benedetto Sacchetti, 40 anni, uno dei 10 vincitori dell’ERC-Consiglio Europeo delle Ricerche-Starting Independent Research Grants 2011.

I riconoscimenti offerti dall’ERC sono i più prestigiosi e remunerativi d’Europa. I progetti più premiati sono quelli di frontiera, capaci di andare oltre lo stato dell’arte della ricerca internazionale e pianificati da giovani ricercatori nella fase di creazione o consolidamento di un team o di un programma di lavoro indipendente.

Nei prossimi 5 anni il dottor Sacchetti e la dottoressa Tiziana Sacco, entrambi dell’Università di Torino e afferenti all’Istituto Nazionale di Neuroscienze, mirano a identificare le aree cerebrali che conservano le informazioni sensoriali legate a ricordi piacevoli e spiacevoli, e a comprendere i meccanismi neuronali alla base del loro consolidamento.

“Quello che già sappiamo è che le cortecce secondarie uditiva, visiva e olfattiva, dette anche cortecce sensoriali di ordine superiore, conservano anche per tutta la vita il contenuto emotivo che gli stimoli sensoriali acquisiscono con l’esperienza” spiega Sacchetti. “Il fatto, per esempio, che la voce di un aggressore sia potenzialmente pericolosa fa in modo che il suo ricordo possa essere immagazzinato nella corteccia uditiva di ordine superiore”.

Una volta identificate le aree cerebrali deputate al ricordo delle sensazioni piacevoli e spiacevoli questo studio, che nasce come ricerca di base, permetterà di pensare a delle cure mirate per le persone affette da disturbi post-traumatici, compulsivi e dipendenze.

 

Ufficio stampa dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze
www.ist-nazionale-neuroscienze.unito.it
Elisa Frisaldi
[email protected]

Per approfondire: Intervista al Dott. Benedetto Sacchetti su Torino Scienza