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Quando il tradimento paga …. Il tradito

Quando il tradimento paga …. Il tradito

15 ottobre 2019 | ,

ora che siamo, finalmente, separati, sai che ti dico? Durante il matrimonio ti ho tradito con Giovanni!”

Inutile ripicca e magra consolazione per l’ex moglie e guai in vista per l’amante che potrebbe vedersi citare in giudizio e condannare al risarcimento dei danni a favore del marito tradito.

E’ quanto è avvenuto al Sig. Tizio che, in costanza di matrimonio della signora Nevia con il signor Caio, aveva avuto una relazione con Nevia che, una volta ottenuta la separazione da Caio ha pensato bene di fargli del male raccontandogli del tradimento e inducendo, di conseguenza, Caio a dubitare della sua paternità nei confronti del figlio nato nel periodo in cui Nevia intratteneva la tresca con Tizio. Caio, sentendosi leso negli affetti e nell’onore ha citato in giudizio Tizio per sentirlo condannare al risarcimento dei danni morali subiti a causa del comportamento di Tizio e Nevia.

La vertenza è giunta all’attenzione della suprema Corte di Cassazione che con sua ordinanza del marzo 2019 ha affermato che i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione dei diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia a questa preclusiva”.

La Suprema Corte ha sancito in tal modo la possibilità per il coniuge tradito di richiedere oltre all’addebito della separazione (come si diceva una volta “la separazione per colpa”) un risarcimento del danno laddove sia stato leso un suo diritto inviolabile quale, ad esempio, quello alla salute o all’onorabilità.

Pertanto, ai fini della richiesta di risarcimento del danno non è sufficiente allegare la condotta adulterina, ma è necessario che questa condotta, per lo sconvolgimento che provoca nell’atro coniuge, determini un pregiudizio alla salute o, comunque, un danno alla sua dignità personale.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha affermato che, sebbene l’amante non sia soggetto all’obbligo di fedeltà coniugale, può configurarsi una sua responsabilità quando il diritto violato sia quello alla dignità ed all’onore.

Quando, cioè, dal modo con cui è stata condotta la relazione extraconiugale, l’amante abbia violato o concorso a violare la dignità e l’onore del coniuge tradito come, ad esempio, nel caso in cui l’amante si sia vantato della propria conquista con persone che conoscano il coniuge tradito o abbia diffuso immagini che mostrino gli amanti insieme.

Morale: Se tradimento ha da essere, che sia molto discreto!

Avv. Maria Franzetta

Studio Legale Franzetta Dassano

Riproduzione riservata

SEPARIAMOCI…… MA FUFY E FIDO CON CHI STANNO?

SEPARIAMOCI…… MA FUFY E FIDO CON CHI STANNO?

12 marzo 2019 |

Oramai è diventato normale, per una famiglia, detenere uno o più animali domestici che, notoriamente, contribuiscono al benessere psichico dell’animale Uomo e sono amici, fratelli e psicologi dei nostri figli. Sui libretti sanitari dei nostri cani e gatti viene inserito il nominativo della persona del nucleo familiare che ne è responsabile per cui il Fido della famiglia Rossi è indicato come Fido di Mario Rossi. Notiamo, quindi, che non vi sono differenze tra gli animali da affezione e le persone legate da vincoli affettivi e familiari.

Come le sorti della famiglia si ripercuotono sui membri umani della stessa così si ripercuotono sui nostri amici a quattro zampe (a volte anche a due) per cui viene da chiedersi cosa capita quando il nucleo familiare si scioglie a causa di una separazione. Come sappiamo i figli sono assoggettati al regime di affidamento condiviso con prescritte modalità di visita e di contribuzione a carico dei genitori separati, ma quale è la sorte riservata al cane o al gatto di famiglia?

Ricordo che diversi anni or sono una famiglia che abitava nel mio quartiere ed era proprietaria di un magnifico gattone nero ebbe la necessità di addivenire alla separazione dei coniugi che provvidero su tutto tranne che sulla sorte del micione nero che, da quell’infausto giorno, fu costretto a vagabondare per le strade del quartiere dipendendo, per il suo sostentamento, dagli uccellini che, imprudentemente, gli capitavano a tiro e sui bocconcini che la “gattara” del quartiere gli lasciava vicino al portone di quella che fu la sua casa.

Storie come quella del micione nero ce ne sono state tante perché la legge non prevede nulla in ordine agli animali da affezione in caso di separazione dei coniugi loro proprietari, i nostri piccoli amici vengono trattati alla stregua delle cose e solo l’accordo delle parti può decidere della loro sorte mentre il Giudice si occupa unicamente della prole tanto in punto affidamento quanto in punto contributo al suo mantenimento.

Contro corrente il Tribunale di Sciacca che con sua decisione del 19 febbraio 2019 ha assegnato il gatto al Marito in via esclusiva a causa di un’allergia della moglie mentre il cane è stato affidato ad entrambi i coniugi che lo potranno tenere presso ciascuno di loro a settimane alterne provvedendo al suo mantenimento. Decisione che ci auguriamo venga seguita da altre Corti di Merito in attesa che venga discusso in Parlamento un progetto di modifica del Codice Civile in tema di separazioni che regolamenta anche l’affidamento degli animali da affezione prevedendo che il Tribunale, dopo una breve istruttoria, debba decidere anche sull’affidamento esclusivo o condiviso degli animali domestici tenendo conto del benessere degli stessi.

Avv. Maria Franzetta

Studio Legale Franzetta Dassano

Riproduzione riservata

Shared Custody dei figli

Shared Custody dei figli

29 maggio 2018 |

Quando una coppia si separa sorge il problema, in presenza di figli, dell’affidamento degli stessi e del loro collocamento presso un dei genitori con la determinazione delle modalità di visita da parte dell’altro genitore.

Con la Legge 54 del 2006 è stato introdotto l’affidamento condiviso, cioè i minori vengono affidati ad entrambi i genitori al fine di “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi”, contrariamente a quanto avveniva in precedenza che venivano affidati esclusivamente ad un genitore, di solito la madre, mentre l’altro era chiamato ad assumere insieme al genitore affidatario le decisioni più importanti mentre quelle di routine venivano prese dal genitore affidatario. Con l’introduzione dell’affido condiviso il Giudice, mentre decide sulla residenza dei figli minori collocandoli presso l’abitazione di un genitore, determina i tempi e le modalità per garantire ai figli la presenza anche presso l’altro non collocatario.

Di recente, i vari Tribunali stanno cercando di interpretare il dettato della legge nel senso che debba essere garantito a ciascun genitore il coinvolgimento quotidiano nell’educazione dei figli facendo diventare la residenza in cui sono collocati gli stessi un elemento meramente anagrafico mentre il domicilio dei minori diventa quello di entrambi i genitori.

In questa ottica sta facendosi largo anche da noi un istituto di diritto americano che di recente è stato modello ispiratore di un decreto del Tribunale civile di Parma: stiamo parlando del Shared Custody che in italiano suona come Custodia Condivisa. In effetti esso è un affidamento condiviso con tempi di frequentazione uguali per ciascun genitore.

Il Tribunale di Parma, chiamato a regolamentare la potestà genitoriale ed il diritto di visita per il genitore non collocatario in un caso di affido condiviso in cui i genitori erano animati da forte conflittualità, ha applicato i principi della cosiddetta “Shared Custody” suddividendo in maniera paritetica tra i genitori i tempi di frequentazione nell’interesse dei minori che avevano trovato un equilibrio nel frequentare alternativamente le abitazioni di entrambi. Il Tribunale ha suddiviso i turni di frequentazione dei minori a settimane alternate decidendo che una settimana il padre possa tenere i figli dal martedì al mercoledì mattino e dal venerdì al lunedì mattino (quattro pernottamenti) mentre l’altra dal martedì al venerdì mattino (tre pernottamenti).

Nello stesso decreto il tribunale indica ai genitori alcune linee guida nell’interesse dei figli quali, ad esempio, mantenere una comunicazione con i figli, essere collaborativi tra di loro, contattare immediatamente l’altro in caso di emergenza, essere flessibili nel sostenere la relazione degli stessi con l’altro genitore. Queste e le altre contenute nel decreto sono statuizioni che si rifanno al buon senso ed all’interesse primario dei figli.

Infine il decreto in esame prevede che, considerata la frequentazione paritetica fra i genitori, il mantenimento dei figli spetta a ciascun genitore nei periodi di rispettiva permanenza senza riconoscimento all’uno o all’altro di alcun assegno a titolo di concorso nel mantenimento dei minori, mentre le spese straordinarie mediche e scolastiche spettano a ciascun genitore nella misura del 50%. (Tribunale di Parma 14 maggio 2018).

Questo decreto, ultimo in ordine di tempo e successivo ad altra statuizione simile da parte del Tribunale di Brindisi (1017), ha accolto il principio dello Shared Custody e si auspica che altri Tribunali vogliano uniformarsi all’istituto di oltre oceano al fine di fare in modo che il genitore “non collocatario” non sia relegato al ruolo di “ufficiale pagatore” e sporadico giocattolo per i propri figli ma giochi un ruolo più importante che è quello che gli viene riconosciuto all’interno della famiglia non in crisi-

Avv. Maria Franzetta Dassano

Studio Legale Franzetta Dassano

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