A woman and war, il sesso per raccontare la guerra #TFF31

Junichi Inoue ci racconta gli orrori della guerra e lo fa attraverso il linguaggio del sesso. Il risultato è che Una donna e la guerra (A woman and war – Senso to hitori no honna) è un buon film, intenso, con messaggi chiari.

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Siamo in Giappone in piena Seconda Guerra Mondiale e seguiamo due personaggi.
Lui è un soldato che perso un braccio al fronte e torna a casa da moglie e figlio, lei una prostituta che gestisce un bar ed ha deciso di cambiare vita e sposarsi con uno scrittore, avventore del bar.

Entrambi però sono segnati dalla guerra. Lui non riesce più ad avere un’erezione, se non stuprando una donna, sulla scia degli orrori commessi al fronte. Così approfitta dei bisogni delle donne per violentarle ed ucciderle.
Lei invece non riesce più a provare piacere dal sesso, colpa degli anni passati a usare il proprio corpo cme strumento di lavoro, anche se poi scoprirà che anche per lei c’è un modo per godere ancora.

Nel film c’è molto sesso, inevitabilmente visto che è al centro della vicenda. C’è poi la guerra e la violenza, più mentale direi, che fisica.

La guerra ha alterato le percezioni dei protagonisti, entrambi hanno bisogno di violenza per provare piacere (leggi: per sentirsi vivi). La violenza della guerra è entrata nel quotidiano ed è impossibile mandarla via, fa parte di chia la guerra la sta vivendo o l’ha vissuta.

Il film è ben fatto, con toni tipici del cinema giapponese, molto sesso e corpi nudi, linguaggio  visivo diretto, raggiunge gli obiettivi in maniera precisa.

Autore: Gabriele Farina

Blogger, scrittore, regista, poeta, in fondo narratore di storie. Nel 2005 nasce il suo storico blog Vita di un IO