Che fine gli facciamo fare al Festival Gay? Che fine gli facciamo fare?

Ci sarà a maggio 2017 la trentaduesima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival? Al momento in cui scrivo è sostanzialmente impossibile ipotizzare una risposta positiva a questa domanda. Le notizie arrivate dal consiglio comunale di ieri, con il comune intenzionato a riorganizzare in toto la struttura governativa del Museo Nazionale del Cinema peggiorano una situazione già assurda.

Siamo a metà gennaio e anche se il lavoro per il TGLFF partisse oggi tre mesi sono davvero un tempo misero per realizzare un festival degno. Inoltre il lavoro è ben lungi dal cominciare. Ad oggi infatti il direttore Giovanni Minerba, e a cascata i suoi collaboratori, non sono ancora stati contrattualizzati. Peggio: Minerba attende ancora la chiamata della direttrice pro-tempore del Museo Donata Pesenti Campagnoni per fare due chiacchiere su quel che sarà del festival imminente. Peggio ancora: mi risulta che la Pesenti Compagnoni (designata il 30 dicembre) fino a venerdì scorso non fosse stata ancora formalmente incaricata della direzione. In pratica da 15 giorni il Museo del Cinema è senza direttore, nemmeno uno piccolo piccolo per le firme di tutti i giorni, nemmeno uno che possa autorizzare i direttori dei festival a fare il loro lavoro.

L’ipotesi migliore a questo punto è uno slittamento di date. Non certo una bella figura a livello mondiale per un Festival riconosciuto di interesse internazonale ma una scappatoia che permetterebbe di realizzare un’edizione di passaggio comunque degna. La cosa sarebbe comunque compessa perchè non è facile trovare una data alternativa a fine aprile/inizio maggio.

Ne consegue che la domanda più centrata (con la conclusione che conoscete) mi sembra sia mutuabile da questa sequenza storica del Willi Signori di Francesco Nuti: “Che fine gli facciamo fare al Torino Gay & Lesbian Film festival? Che fine gli facciamo fare?”

https://www.youtube.com/watch?v=_seRK-P1frI

Ovviamente, quasi inutile puntualizzarlo, il Tglff è solo la prima vittima della situazione assurda creatasi intorno al Museo. Se infatti il programma stilato dall’assessora Leon andasse in porto (qualche mese per stilare una riorganizzazione del Museo, quindi la consegna alla Fondazione, poi l’approvazione e solo dopo la decisione di quale figura di direttore necessita il Museo e solo a quel punto il nuovo bando), se tutto questo andasse in porto mi sembra evidente che l’intero 2017 volerebbe via come un anno di transizione, senza grosse mostre e con la conseguenza che potete immaginare anche su CinemAmbiente e Torino Film Festival.

E’ poi anche ovvio che un Museo di primaria importanza mondiale come il MNC non possa in nessun modo permettersi un anno di transizione, di nulla. Il rischio (altissimo) è la morte stessa del Museo (dove per morte non intendo la chiusura, ma il drastico ridimensionamento).

Questa è la situazione. Seguiranno (mi auguro) aggiornamenti.

Autore: Gabriele Farina

Blogger, scrittore, regista, poeta, in fondo narratore di storie. Nel 2005 nasce il suo storico blog Vita di un IO