Non una mostra sulle fiabe ma una variazione sul tema della fiaba, una mostra sui tòpoi fiabeschi, sugli archetipi e i meccanismi profondi, trasformando le stanze del Castello di Miradolo in altrettanti capitoli di un racconto corale, che intreccia linguaggi, epoche e sensibilità differenti. Una esposizione originale che restituisce la fiaba non solo come genere letterario e illustrativo ma come struttura del pensiero visivo, mettendo a confronto 45 opere di artisti moderni e contemporanei con 70 rare prime edizioni, pubblicazioni storiche e libri pop-up, da Straparola a Basile, dai Fratelli Grimm a Madame d’Aulnoy, da Carlo Collodi a Hans Christian Andersen fino ai capolavori di ingegneria della carta di Vojtěch Kubašta.

Curata da Roberto Galimberti, con il coordinamento generale di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, la mostra «C’è oggi una fiaba» propone un percorso che si plasma sull’architettura del castello e si articola in nuclei tematici: l’oralità, i luoghi della fiaba (il castello e il bosco), i protagonisti e gli antagonisti, gli oggetti magici (lo specchio, la mela, la scacchiera, il tappeto), gli aiutanti, la trasformazione e il lieto fine.

Una grande opera di Mario Airò, “Vero da fotocopia” (1995), accoglie i visitatori e li invita a leggere le Fiabe italiane curate da Italo Calvino per Einaudi, mentre le cancellature di Emilio Isgrò-“Il soldatino di stagno” e “La bella addormentata nel bosco” (1970)-non nascondono il racconto ma sembrano proteggerlo.

I paesaggi ottocenteschi di Giuseppe Pietro Bagetti dialogano con quelli di inizio Novecento di Sofia di Bricherasio e con il “Paesaggio verde cupo” (1926) di Osvaldo Licini; i bozzetti di Emanuele Luzzati con quelli realizzati per le scenografie del Teatro Regio, la marionetta di Luigi Veronesi con il teatrino di Blinky Palermo. E poi la Regina dei Neri di Piero Gilardi, le carte da gioco di Jan Vercruysse, la “Rosa per la democrazia diretta” (1968) di Joseph Beuys, un tappeto di Aldo Mondino, un libro cucito di Maria Lai, i disegni di animali immaginari di Luigi Mainolfi, le mummie di Biancaneve e dei nani di Cesare Inzerillo, una mela modellata da Francesco Garnier Valletti che omaggia il castello di Glammis, la superficie specchiante di Michelangelo Pistoletto con un filo da stendere su cui è appeso un calzino rosso, “Le streghe di Albisola” (1958) di Asger Jorn, che riportano la fiaba alla sua dimensione più oscura e arcaica, le scarpe di Joseph Kosuth e quella disegnata da Carol Rama. La mostra si chiude con il “Globe terrestre bleu” (1957) di Yves Klein, in dialogo con un Concetto spaziale di Lucio Fontana e con la scultura “Aprile” (1984) di Fausto Melotti, in cui due figure, su un immaginario letto a baldacchino, sembrano dormire e sognare insieme nuove fiabe.

Tra le rarità, da segnalare l’edizione di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll del 1872, preziosissimo esemplare appartenuto al figlio minore di Alice Liddell, Caryl, che riporta una dedica autografa manoscritta a penna da Alice stessa.

Marionettentheater fur Iris Yasmin
1964, Collezione privata
Il percorso espositivo è arricchito da un’installazione sonora inedita, a cura del progetto Avant-dernière pensée, che si ispira a “Ma mère l’oye (Mamma oca)”, una suite di Maurice Ravel, originalmente composta per pianoforte a quattro mani nel 1910.
Emanuele Rebuffini
