Al FolkClub la musica è finita

Dopo 38 anni di storia musicale il FolkClub chiude definitivamente la sua attività. Non muore una sala concerti ma un unicum nel panorama non solo italiano ma internazionale. Muore un’idea di cultura. Fondato nel 1988 da Franco Lucà, il FolkClub è stato per quasi quattro decenni, con i suoi cartelloni ricchi di proposte raffinate ed intriganti (110 mila spettatori, 6  mila artisti), un punto di riferimento per la musica folk, il jazz, il blues, la canzone d’autore e la world music. L’infernot di via Perrone era un luogo speciale e intimo. Lo spiegava bene il suo fondatore in un volume pubblicato nel 2006:  “Il palcoscenico, data l’esiguità dello spazio, è una pedana alta appena 30 cm, circondata, come anfiteatro, dal pubblico. I posti a sedere sono centoquaranta. La sensazione dello spettatore è quella di avere l’artista a portata di mano, in effetti la prima fila è a meno di mezzo metro dalla pedana. L’ascolto è assoluto perché è nel silenzio che si gusta il concerto  (…). Il suono è coinvolgente e il concerto si gusta in ogni dettaglio, nelle nascoste particolarità,  nel leggero scorrere di dita, di respiri, di note sospese. È questa una delle chiavi più intime di comunicazione tra esecutore e fruitore. Nel gesto rituale che chiude il fraseggio musicale resta in sospensione l’ultima nota: sul morire del suono il silenzio è avvolgente, poi l’applauso liberatorio che riporta alla realtà” (Franco Lucà).

Su quella pedana sono passati Blue Lou Marini, Rhiannon Giddens e Francesco Turrisi, Luca Barbarossa e Neri Marcorè, Jimmy LaFave, Alejandro Escovedo, Uri Cain, Enrico Rava, Vinicio Capossela, Georges Moustaki, gli Spain,  i Klezmatics, Beppe Gambetta, Jason Rebello, Mary Gauthier, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti ovvero “Musica Nuda”, Beppe Servillo e gli Avion Travel, Francesco Piu, la Treves Band, Fabrizio Bosso, ZiroBop ed Enzo Zirilli e tutti i grandi artisti della rassegna “Radio Londra”…E per chi aveva voglia di uscire dalla propria zona di conforto, il FolkClub riservava sorprese come Bocephus King, i tedeschi Jin Jim o i catalani El Pony Pisador…

Tutto questo finisce per colpa, principalmente, della insipienza e della sciatteria della burocrazia regionale e del meccanismo perverso dei bandi.

Lo ha spiegato nella conferenza stampa di congedo  Paolo Lucà, direttore artistico e organizzativo del club dal 2001: «Il colpo decisivo è arrivato il 20 dicembre 2025, con la pubblicazione delle graduatorie del Bando triennale della Regione Piemonte per lo Spettacolo dal Vivo 2025/2027. Nonostante il FolkClub avesse ottenuto un punteggio superiore alla soglia minima di ammissione, la Regione ha comunicato per iscritto che il soggetto “non accede al contributo a causa del sopraggiunto esaurimento delle risorse”. Di fatto, il club si è trovato a fine anno con un passivo di 50.000 euro, generato non da una cattiva gestione ma dall’azzeramento totale di un contributo strutturalmente necessario per raggiungere il pareggio di bilancio».

Il FolkClub non è stato l’unico danneggiato da questo meccanismo: in totale, 41 soggetti su 119 aventi diritto, oltre il 34%, sono stati esclusi dal medesimo bando per esaurimento dei fondi disponibili.

«A rendere insostenibile la situazione non è stata solo la questione economica contingente ma un sistema strutturalmente disfunzionale che da anni costringe le associazioni culturali ad anticipare decine di migliaia di euro, attendere mesi per i rimborsi e pianificare le stagioni senza certezze sulle risorse disponibili. Ha senso che, dopo 38 anni, il FolkClub sia ancora in balia di questi ‘balletti’ burocratici dettati da chi non si sporca mai le mani e affossa decine di realtà culturali senza battere ciglio? Ha senso continuare fare i ‘Don Chisciotte’  in un ambiente (quello della musica e della cultura più in generale) che sempre più privilegia e premia logiche che con la Cultura hanno poco o nulla da spartire? Quando il lavoro, le competenze, i risultati non vengono mai riconosciuti-quando non sviliti-ma sono sistematicamente svuotati di valore, è ancora giusto profondere impegno, risorse, tempo, energia, passione, sacrificarsi (e chiedere a chi ti sta accanto di fare altrettanto) per un progetto il cui valore non viene nemmeno percepito da chi ‘conta’, da chi ha i ‘cordoni della borsa’?».

L’unicità  del FolkClub meriterebbe una battaglia trasversale di tutta la comunità culturale torinese e di tutto il mondo della politica. Ma l’impressione è che per coloro che non hanno mai messo piede in quell’infernot sia difficile capire la portata di ciò che si perde. Chissà, forse qualcuno pensa che chiamandosi “folk” lì si facessero danze occitane a base di ghironda e fisarmonica, non che si potesse ascoltare Pete Seeger o la violinista di Bob Dylan. E che dire di tutti quelli che si lamentavano del fatto che “a Torino manca una casa del jazz”, quando l’avevano in via Perrone e neppure se ne sono accorti?

Paolo Lucà ha chiuso  la conferenza stampa lasciando uno spiraglio di speranza: «Per avere un futuro dignitoso, il FolkClub avrebbe bisogno di tre condizioni fondamentali: un progetto economico e culturale sostenibile con un orizzonte almeno un orizzonte almeno quinquennale, un gruppo di quattro o cinque lavoratori a tempo pieno in grado di gestire tutte le attività necessarie, e una struttura di sostegno economico stabile, capace di garantire sia la qualità artistica riconosciuta al club sia una giusta retribuzione per chi vi lavora. In assenza di tali presupposti, la direzione ha ritenuto più corretto chiudere con una stagione di successo, preservando intatta la reputazione e l’identità costruite in 38 anni, piuttosto che snaturare il progetto nel tentativo di sopravvivere a qualsiasi costo».

In  attesa che qualcosa si muova, ci consoleremo frequentando Disco Pomodoro, la fiera del pesco e e le tante altre meritevoli iniziative di “cultura materiale” finanziate generosamente dalla Regione Piemonte e dal Consiglio regionale del Piemonte.

Essere provinciali non è un destino, è una scelta.

Per chi avesse voglia di scoprire chi si è esibito su quel palco:

http://www.folkclub.it