Non semplice fotografia documentaria ma un racconto potente sulla bellezza in via di estinzione, un grido contro il riscaldamento globale, il cambiamento climatico, la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità, un appello urgente e silenzioso a riflettere sulla fragilità e vulnerabilità del mondo. Fino al 6 settembre le Gallerie d’Italia-Torino ospitano la mostra «Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno», curata da Arianna Rinaldo, un progetto espositivo dedicato a uno dei più importanti fotografi contemporanei attivi sul tema della distruzione ambientale.

Per la prima volta vengono presentati insieme tutti e quattro i capitoli della serie “The Day May Break”, un percorso immersivo di 63 immagini di straordinaria forza visiva ed emotiva, nelle quali il fotografo londinese si sofferma sull’indissolubile legame tra persone, animali ed ambienti. Scatti che colgono la bellezza magnetica della luce alla fine del giorno, quella che può farci sprofondare in una notte perenne o annunciarci una nuova alba.
Nick Brandt (Londra, 1964) è un artista profondamente impegnato, con uno sguardo capace di coniugare rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Dall’inizio degli anni Duemila, la sua pratica artistica si concentra sulla progressiva scomparsa del mondo naturale e sull’impatto devastante delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Le sue immagini, attraggono lo sguardo con un virtuosismo estetico che non attenua, ma anzi amplifica, la drammaticità della realtà rappresentata.

© Nick Brandt
Il lavoro di Nick Brandt si distingue per un metodo rigoroso e meticoloso: ogni capitolo è il risultato di mesi di preparazione, pianificazione e collaborazione con troupe locali che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, la luce e l’atmosfera nascono dall’attesa del momento perfetto e dalla capacità di rispondere agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi seguono lunghe settimane di stampa e selezione delle immagini, in un processo privo di scorciatoie, volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.

“Chapter One, The Day May Break (2021)”, realizzato in Kenya e Zimbabwe, è ambientato in santuari per animali salvati dalla distruzione dell’habitat e dagli effetti del bracconaggio. Qui, animali e persone colpite dal cambiamento climatico – sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate – sono ritratti insieme nella stessa inquadratura e nello stesso istante, immersi in una nebbia artificiale, in scene sospese e quasi surreali, che raccontano una dignità condivisa e un comune senso di perdita.

© Nick Brandt
“Chapter Two, Sanctuary (2022)”, fotografato in Bolivia, prosegue questa riflessione su un altro continente. In un Paese di straordinaria biodiversità, oggi sempre più minacciato da incendi, alluvioni e siccità, Brandt ritrae persone e animali segnati dal collasso climatico, uniti da un destino comune affrontato con resilienza e dignità.

Con “SINK / RISE, Chapter Three (2023)”, realizzato nell’arcipelago delle Fiji, l’artista guarda al futuro prossimo. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua mentre compiono gesti quotidiani (un uomo seduto su una panchina, due bambini su un’altalena…) rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare. La bellezza dell’ambiente marino si accompagna a una tensione silenziosa: un presagio di perdita imminente.

© Nick Brandt
Il percorso si conclude con “The Echo of Our Voices, Chapter Four (2024)”, realizzato nel deserto della Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, che ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. In un paesaggio desertico che diventa simbolo della scarsità d’acqua aggravata dal cambiamento climatico, Brandt raffigura figure umane unite in gruppi quasi scultorei (ispirati alle illustrazioni e incisioni di Gustave Doré) cogliendone la resilienza, la fierezza, la dignità e la speranza.

http://www.gallerieditalia.com
Emanuele Rebuffini
