Artisti, sarte e bambole in feltro: la storica manifattura Lenci

Sabato 6 marzo, alle ore 15.00, il secondo appuntamento del ciclo di conferenze «ARS ET INDUSTRIA», organizzato dal Museo del Tessile di Chieri, sarà dedicato alla storica manifattura Lenci. La curatrice e storica dell’arte Melanie Zefferino, Presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e del Museo del Tessile, ci guiderà in un viaggio nella Torino del Novecento alla scoperta di artisti, sarte e…bambole!

 

A causa delle restrizioni anti-Covid19 (zona “arancione”), la conferenza non si potrà svolgere in presenza alla “Porta del Tessile”, bensì solo online: per ricevere il link di connessione bisogna prenotarsi (massimo 90 utenti) fornendo i propri dati (nome, indirizzo, e-mail) a: [email protected]

Bambola Lenci con goggly eyes, anni ’30, Coll. Lorena Cascino

La Presidente Melanie Zefferino offrirà uno spaccato inedito sulla storica fabbrica Lenci e le sue bambole da collezione in feltro. Il Museo del Tessile, infatti, ha da poco ricevuto in dono una piccola raccolta che comprende il raro Fumatore d’oppio (1919), il cui bozzetto tracciato da Elena König Scavini, fondatrice della manifattura, si conserva all’Archivio Storico della Città di Torino. Vi sono inoltre tre pezzi degli anni Novanta, ovvero Stella, la Modistina e un prototipo, che replicano modelli degli anni Venti e Trenta, seppure con le innovazioni in termini di processo e materiali che furono sviluppate da Beppe Garella. Infine, vi è una bambola della serie “Res Naturae” (1992), realizzata esclusivamente con materiali naturali e custodita in una scatola di cartone riciclato, a testimonianza di quanto la fabbrica torinese avesse sempre recepito le istanze del proprio tempo, spesso anticipando pure nuove tendenze.

Lenci, Modistina, 1990

Nella conferenza saranno mostrate le immagini di alcune creazioni di grande bellezza, disegnate da artisti quali Marcello Dudovich, Gigi Chessa, Mario Sturani e altri, confezionate con maestria da sartine, falegnami, pittori e artigiani che animarono la fabbrica torinese nel corso del Novecento (dapprima in Via Cassini 7, poi in Via San Marino 56 bis fino alla chiusura del 2002).

La puzzola Lenci, anni ’40, Coll. Lorena Cascino

Fra le bambole che avrebbero dovuto essere in mostra a Chieri nella sala della “Porta del Tessile” vi sono alcuni rari pezzi storici appartenenti a Lorena Cascino, titolare di Arredantico”, che per l’occasione li esporrà nel suo rinomato negozio di antichità in Via Monte di Pietà 23/I, Torino.

Spicca una bambola con il vestito in organza di seta, i capelli in lana mohair e il volto con i famosi “goggly eyes”, che ritroviamo pure nel Fantino (uno dei primi esempi di bambola in celluloide), anch’esso degli anni Trenta. Vi è poi la Puzzola “tradotta” negli anni Quaranta da cartone animato di Walt Disney a pupazzo tridimensionale in feltro, materiale di cui sono fatti anche i narcisi che la rendono più amabile.

Il Fantino Lenci, googly eyes, anni’30, Coll. Lorena Cascino

Spiega Melanie Zefferino, Presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e Museo del Tessile: «Per questo ciclo di conferenze ho scelto il titolo di Ars et Industria, ispirandomi da quello che fu il motto della Lenci di Torino, Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi un continuo fare industrioso), per mettere in luce i rapporti tra creatività, arte e manifattura. In quella fabbrica, che prima della guerra impiegava oltre 500 persone, la produzione si intrecciava con la creatività artistica. Artisti disegnavano modelli e lavoravano insieme a ceramisti, decoratori e sartine. Allora si parlava di “arti applicate”, ovvero quello che oggi per certi versi associamo al design. Durante la conferenza mi soffermerò sulle caratteristiche dei materiali e metodi impiegati dalla Lenci prima e dopo la seconda guerra mondiale, svelando alcuni dati interessanti emersi dalle indagini diagnostiche eseguite proprio sul Fumatore d’oppio. Inoltre, ricorderò la figura di Elena König Scavini, una donna artista che spaziò dalla fotografia all’imprenditoria sperimentando varie arti applicate, e quella di Beppe Garella. Come si legge nella sua autobiografia, Una bambola e altre creazioni (1945, riedito da Neos edizioni), la Scavini cedette ai Garella la sua fabbrica all’inizio della seconda guerra mondiale e si ritirò a Chieri, dove si dedicò alla tessitura di arazzi. Di quei lavori, purtroppo, si è persa traccia e sarebbe bello che riaffiorassero alla memoria nella Chieri che presto conserverà le bambole in feltro Lenci, alla pari di famosi musei del mondo, come il Museo della Bambola di Angera, il Museo Civico di Cuneo e il Victoria & Albert Museum of Childhood di Bethnal Green (Londra).ì

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Lenci, Stella, 1992, Museo del Tessile