Mi ritorni in mente

Cara C.,
qual è il mio elenco di ricordi?
Giochiamo a dire fare baciare lettera testamento oppure a trova i ricordi e dimmi quali sono i colori i suoni le immagini e sentimenti

Mi ritorna in mente una canzone.
E se dovessi dirti una canzone ti direi “La leva calcistica della classe 68”
“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio dall’altruismo e dalla fantasia”
E con i cantautori il sentimento che metto nel mio elenco e trovo nel mio petto è quello della malinconia.

Mi ritorna in mente un vestito.
E se dovessi dirti un abito che era proprio il mio quello era il gonnellone.
Col caxx che l’abito non fa il monaco. Nei corridoi del Liceo se non ti mostravi con il dress code preciso dei fighetti eri fuori da tutti i tunnel sociali.
Il gonnellone ha dato colore al mio personaggi quello dell’alternativa.
C’è sempre un’alternativa!
La gonna lunga gitana mi fa mettere nel nostro elenco il giallo.

Mi ritorna in mente un oggetto, anzi mi ritorna all’orecchio, lo sento rompersi nell’immagine del ricordo.
Se dovessi dirti il mio oggetto, ti direi il gesso che graffia la lavagna e scandisce il tempo della spiegazione battendo sulla pietra nera della lavagna.
Quel suono è stridente arpeggiato su sottili fili di musica, come quello di una cetra antica.

Mi ritorna in mente la prima festa.
E se dovessi dove e di chi non saprei.
Era a casa di un amico dell’amica della migliore amica, in precollina, prima di ogni alba e tramonto. La prima festa dove mi sono fermata a dormire fuori dalle mura domestiche e gli anni erano sedici pochi ma tanti. Ho visto l’alba con i baci che erano tanti ma pochi.
Il gusto che metto nell’elenco: cicles.

Mi ritorna in mente il primo quattro.
Mi torna in mente la mano monca con quattro dita in mostra del professore di Inglese che non mi spiego ancora adesso come avesse l’abilitazione ad entrare in classe, marcio di vino e con gli abiti recuperati da un bidone della spazzatura.
Mi ricordo il professore di inglese che mi sputò il quattro in faccia lasciando tracce biologiche sul banco
Miss Oven “FOURRRRRRRRRRRRRRRRRRRR”.
Olfatto odore acido e rancido di anima andata al macero.

Cara C.,
l’ultimo ricordo della mia lista sei tu in bagno, con la nostra prima siga.
L’immagine con cui ti lascio è quella dei segnali di fumo lasciati delle nostre nuvole bianche come uno sbuffare beffarde alla vita.

E solo Battiato ha dato corpo a quei ricordi con Segnali di vita

Elena

Cara E.,
Quanti ricordi! che ricordi! che tuffo al cuore all’anima agli occhi della mente!

E allora cosa, cosa pescare da quel marasma confuso eppure lucidissimo di immagini suoni odori momenti che sono il tempo che fu di quegli anni ‘90?

Cosa mi ritorna in mente?

Mi ritorna in mente una canzone.
Cantata nel microfono di una cornetta (che noi, ragazzi di allora, avevamo ancora le cornette!) a casa dell’amica un po’ matta con cui si facevano cose un po’ matte, come le telefonate anonime dichiarando amore eterno e non troppo segreto ad un ragazzo pel di carota che sentendoci ululare stonando “fiori rosa fiori di pesco, c’eri tuuuuu, fiori nuovi stasera esco…” credo abbia deciso che forse la scuola non era un luogo sicuro.

Mi ritorna in mente un vestito.
Ed è di velluto blu notte, corto, attillato, con una cerniera invisibile nella schiena e le maniche lunghe. La mia migliore amica l’aveva preso verde bosco. E avvolte in quella seconda pelle con ai piedi un paio di tacchi che manco noi sapevamo come ma ci camminavamo sopra, eravamo andate alla nostra prima festa elegante. Allora la discoteca si chiamava Patio, era sul lungo Po cittadino, in corso Moncalieri e dentro si ballava si beveva si cercava si imbucarsi nel privè dove stavano quelli più fighi per poi scoprire che era tutto esattamente come al di là di quella porta a vetri che illudeva di dare accesso al paradiso. Oggi si chiama Moya e i ragazzini ci vanno con la carta di identità per le serate under 16, non si beve alcool, almeno così dicono e ci le serate sono condite con la presenza di cantanti più o meno famosi che fanno concerti dak vivo sul posto.

Mi ritorna in mente un oggetto.
E non può che essere quella che chiamavamo Smemo, te la ricordi tu? La Smemoranda, il diario scolastico che diventava raccolta di tutto, sì, va bene ci scrivevamo i compiti, ma anche le dichiarazioni d’amore, gli insulti, le citazioni di libri e canzoni, ci incollavamo biglietti di concerti e serate nei locali, le cartoline delle vacanze, i souvenirs dell’estate, tappi di bottiglie, conchigliette, braccialetti strappati. Uno scrap book ante-liitteram che finiva per pesare quanto il vocabolario di greco.

Mi ritorna in mente il primo 3.
Minacciato e infine scritto su registro e diario da Giacobbe, quel metroeottanta d’uomo coi capelli grigi e gli occhiali che ci insegnava le lingue morte e ci provava ad essere interessante, e alla fine ci riusciva. Ma quel giorno, vai a capire, non ero preparata e nonostante avessi ormai 17 anni, non patissi le figure di emme, visto che ne avevo ormai collezionate a nastro, quel giorno no, nonostante la sua insistenza perchè mi presentassi alla cattedra e provassi a prendere almeno un 4, no, decisi che quel giorno, il mio numero era il 3. E rimasi seduta al mio banco di dolore.

Mi ritorna in mente, mi ritorni in mente, quante cose mi tornano in mente…
La tua voce decisa nel perorare cause e litigare quando serviva, le gite senza guardare né ascoltare nulla ma imparando a vivere, la sensazione di essere sempre in bilico, un cappello nero di velluto a coprire un taglio di capelli troppo corto, e lei, che un giorno i capelli biondi li tinge di rosso e sua madre la tiene in casa due giorni a lavarli, lavarli e lavarli finchè non tornano, anche loro, tornano e ritornano, quei lunghi capelli biondi, nella mia mente e nel mio cuore.

Chiara

Autore: Redazione

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