Teniamo conto delle preferenze dei dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici forniscono in
continuazione delle informazioni preziose alle pubbliche
amministrazioni e le pubbliche amministrazioni spesso le ignorano. Mi riferisco
in particolare alle domande di trasferimento.
Il fatto che le domande per prestare
servizio alla procura di Gela
o di Palmi spesso fossero meno dei posti disponibili, mentre quelle per posti
di pari livello a Roma fossero piu` dei posti disponibili deve significare
qualcosa.
 Il fatto che molti insegnanti chiedano di
insegnare in una certa scuola e nessuno voglia insegnare in quell’altra vuole
pure dire qualcosa.
Il fatto che ci siano tantissime domande di trasferimento al sud da parte di
poliziotti e dipendenti di varie amministrazioni significa pure qualcosa.

 Cosa?

Significa che coloro che davvero se ne
intendono, coloro che devono svolgere il compito sanno che non e` lo stesso
prestare servizio in un posto piuttosto che nell`altro; che le condizioni
ambientali contano; che va premiato chi accetta di lavorare in una regione dove
relativamente poca gente vuol fare un certo tipo di lavoro, che non tutte le
scuole sono uguali, che la lontananza da e vicinanza a  casa contano, che 1000 euro non hanno lo
stesso valore in tutte le parti d’Italia.
Lo stato e le amministrazioni pubbliche
ignorano questi messaggi e cosi’ abbiamo servizi a macchia di leopardo. Perche`
a Roma gli organici dei magistrati devono venire coperti e a Gela no? I cittadini di Gela sono meno cittadini italiani di quelli di
Roma?
Perche` le carceri del  nord devono avere
un personale che ruota frequentemente, mentre quelle

del  sud possono avere un personale piu`
stabile?

Perche` in certe scuole di periferia gli
studenti non hanno diritto ad insegnanti stabili?
Si dovrebbe cambiare. Se un posto e` richiesto da molti soggetti
che hanno I titoli per ricoprirlo, il suo salario dovrebbe scendere.
Se un posto e` frequentemente scoperto, il
salario di chi prende quella posizione deve essere piu’ alto di quello di colleghi
equivalenti con pari competenza ed esperienza, occupati altrove.
Ogni volta  che un posto resta scoperto, il
salario relativo deve crescere.
Ogni volta che ci sono nuove domande per
ricoprire un posto che oggi e` gia` occupato, il salario deve scendere.
 In questo modo avremo sia lavoratori che
consumatori piu’ contenti.

Mercato Unico Europeo: si’ sempre

Grazie al mercato unico europeo la societa`elettrica spagnola Endesa ha potuto acquisire in Italia una posizione importante.
Grazie al mercato unico europeo i tentativi illeciti di impedire a stranieri di acquistare banche italiane sono stati giustamente condannati. In particolare ricordiamo vari interventi di autorita` spagnole in difesa del mercato unico europeo, quando il Banco de Bilbao stava cercando di comperare la BNL.
Ora i tedeschi di EON stanno cercando  di comprare la societa` spagnola Endesa e la musica e` molto cambiata.
Il governo spagnolo parla della necessita` di difendere gli interessi nazionali strategici della Spagna.

La difesa di interessi nazionali ai tempi dell`arrivo di Endesa o del Banco di Bilbao in Italia non sembrava una priorita` delle autorita` spagnole.

Per fortuna che esiste una Commissione Europea che del mercato unico e` tifosa sempre, sia quando i compratori sono di una certa nazione  sia quando non lo sono. E` da essa che ci aspettiamo un intervento deciso a tutela del mercato e della possibilita` (non necessita`, ben inteso !) che EON comperi Endesa.

GR

P.S.
Il governo spagnolo non si sta comportando peggio di tanti altri governi europei; l`istinto dei governi nazionali ad impedire la presenza di operatori significativi stranieri nel loro mercato nazionale e` un male diffuso; il fatto che sia diffuso non lo rende una virtu’.

Formazione: una partita cruciale

Giacomo ha 37 anni e dopo aver lavorato 8 anni come
impiegato, si e` trovato per la strada. Dopo aver
tentato 100 concorsi ed aver spedito 1000 curricula,
ha capito che la sua salvezza puo` essere in un corso
di formazione in marketing, promosso da
un’associazione di categoria e finanziato dall’UE
tramite la Regione.
Si iscrive, frequenta per 6 mesi, ma alla fine il
promesso stage non c`e`. Se lo trova lui, grazie alla
raccomandazione di un amico. Dopo lo stage c’e’ solo
la disoccupazione. Il corso non e` servito a nulla.
Qualcuno forse avrebbe dovuto fargli presente prima
quali erano le reali possibilita` che quel corso lo
aiutasse a trovare un lavoro. Di fatto, l’informazione
piu’ preziosa non glie l’ha data nessuno. Lui ha perso
tempo e denaro per un corso che non serviva a nulla.
Prima che lui iniziasse il corso, qualcuno gli avrebbe
dovuto dire chiaramente quali formatori hanno
normalmente successo nell’aiutare i disoccupati a
trovare un lavoro e quali no, ma nessuno lo ha fatto e
lui ha perso mesi preziosi, denaro e fiducia in se
stesso.

La formazione e` uno degli strumenti fondamentali per
avere meno  disoccupazione ed un’economia forte. E`
per tanto essenziale che ci sia e sia di buona
qualita’.
Purtroppo un po’ dappertutto, ma in particolare a
Torino ed in Piemonte, accanto a formatori competenti e
corretti, si sono affacciati altri soggetti. Questi
ultimi hanno visto nel mix tra disoccupati in cerca di
impiego e grandi dosi di denaro pubblico un’occasione
ghiotta per fare denaro con relativa facilita’. Ma
andiamo con ordine.
La domanda di formazione proviene da chi e’ in cerca
di primo impiego, da chi lo ha perso ed in misura
minore da chi e’ occupato. Quest ultimi sono forse una
categoria un po’ a parte, perche’ piu’ forte e
potenzialmente meglio informata delle due precedenti.
Numericamente pero’ la terza categoria conta meno e
rappresenta un problema sociale assai minore. Spesso
gli occupati ricevono formazione tramite o su
indicazione dei datori di lavoro; e’ certamente
importante che gli occupati ricevano una formazione
continua, ma di questo ne parliamo un’altra volta.

I disoccupati rappresentano la categoria debole ed
anche l’obiettivo ideale di quei formatori che hanno
pochi scrupoli.  Ma i disoccupati  oggi sono
completamente lasciati a loro stessi? No. La Regione
ha una sua procedura di accreditamento dei centri di
formazione. Questa procedura implica piu’ di 40
parametri tra i quali se il centro ha una sede o
centro di accoglienza, se ha un organigramma, se segue
certe regole nel promuovere i suoi corsi ed anche se i
corsi hanno qualche effetto positivo su chi li segue.
Quest’ultimo parametro, che dovrebbe essere il cardine
di tutto, e` quasi annegato in mezzo alla moltitudine
degli altri. Percio’ il processo di accreditamento
diviene in larga misura un processo di riempitura
caselle in un formulario. La Regione fa si’ delle
ispezioni, una ogni sei mesi, nei primi due anni dalla
richiesta di accreditamento e poi ogni anno, negli anni
successivi. Pero’ le mele marce del settore sono
particolarmente brave a vestirsi a festa in occasione
delle ispezioni, facendo risultare bello e pulito
anche cio’ che non lo e’.
Inutile dire che tra molti formatori e formati e`
forte il dubbio che l’assegnazione di accreditamento e
fondi pubblici a questo o a quel centro di formazione
non sia indenne e spesso sia pesantemente influenzato
dai politici di turno, che intendono favorire quei
centri che sono loro  “culturalmente vicini”. I
funzionari regionali sono sottoposti a troppe
pressioni politiche  e a volte non hanno la forza e
l’autorevolezza per ribellarvisi, consci, come sono, che
potrebbero venire sostituiti da qualcuno ben piu’
fidato di loro, magari entrato in Regione per meriti
politici (vedi assunzione straordinaria, fuori
concorso,  dello staff dei gruppi consigliari di tutti
i partiti).

Un altro problema e` che alcune societa` di formazione
presentano alla Regione dei progetti interessanti, che
prevedono molte ore di lezione da  parte di formatori
validissimi, ma che vengono poi realizzati da
formatori molto meno preparati. Questi ultimi
ovviamente sono molto piu’ facilmente controllabili
dalle societa` di formazione.

La formazione e` un settore delicatissimo, perche` per
molte persone e’ l’unica possibilita’ che hanno per
iniziare un nuovo lavoro ed una nuova vita. Si puo’
pensare di far chiudere le imprese senza speranza, solo
se si offre a chi perde il lavoro una seria
opportunita` di imparare a fare qualcos’altro e se questo "qualcos`altro" esiste davvero.

PROPOSTE

Abbiamo bisogno di chiare classificazioni dei
formatori in fasce di competenza (A, B e C). In modo
tale che nessuno possa vendere alla Regione un corso
tutto svolto da formatori di fascia A e poi far
svolgere tutto il corso da formatori di fascia C.

Abbiamo bisogno di funzionari regionali sempre piu’
specificamente preparati sui temi della formazione;
questo puo’ almeno in parte aumentare la loro
autorevolezza ed indipendenza dai politici.

Abbiamo bisogno di una Regione che faccia accurate analisi di mercato e studi delle tendenze mondiali, prima di finanziare corsi per certe professioni piuttosto che per altre; a volte i corsi sono anche fatti bene, ma semplicemente non esiste una domanda per certe figure professionali, mentre magari esisterebbe per altre.

Abbiamo bisogno di una Regione che fornisca chiare
informazioni agli utenti con delle chiare classifiche
che mostrino quali sono i centri e le societa` che in passato
sono davvero state capaci di aiutare i disoccupati a
trovare lavoro.

Gustavo Rinaldi

Auto cinesi e FIAT Auto

A novembre ci occupammo di automobile e del possibile arrivo di auto cinesi in Europa
http://gustavorinaldi.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/2005/11/index.html

ora riceviamo e volentieri publichiamo un nuovo commento:
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E’ vero che per ora non ci sono auto cinesi in
Europa (qualcuna pero’ e’ gia’ arrivata) e che la Fiat continua a volere
sovvenzioni per sopravvivere. Non credo neanch’io che sia la scelta giusta. Per
ora i cinesi arriveranno con modelli economici, ma non si sa in futuro; anzi
sono certo che faranno come i giapponesi di una volta e i coreani piu’ di
recente: proporranno modelli per tutte le fasce di mercato, anche se punteranno
soprattutto su quelle basse e medie.

Di certo sulle fasce di mercato dove la Fiat e’
presente ci sono gia’. Anzi, la Fiat stessa e’ gia’ presente in Cina, quindi il
problema non nasce dai concorrenti cinesi futuri, ma dalla Fiat stessa.

La Fiat puo’ anche sopravvivere a livello di
azienda in se’ o di marchio commerciale, sempre che non si “fumino” tutto.

A parte le battute, la Fiat ha gia’ deciso di
dismettere molte produzioni in Italia e a Torino. (Panda nuova e futura nuova
500 – la Trepiuno- in Polonia, Doblo’ in Turchia, la Palio in molte nazioni del
mondo tra cui la Cina e la Corea del Nord). Il problema che e’ stata lei la
prima artefice dell’importazione da fuori Italia (prima degli altri costruttori
che l’hanno seguita anni dopo). Non e’ detto che prima o poi non lo faccia
anche dalla Cina.

E’ anche vero che Fiat sta “succhiando” capitali
dai settori che vanno bene (vedasi Iveco). Continua inoltre a tentare dallo
Stato.

Di qualche giorno fa è la notizia dell’apertura di
un impianto di montaggio in Russia. Era dai tempi dello stabilimento di
Togliattigrad che la Fiat non produceva piu’ in quel paese. Si trattera’ di
Palio, Albea e Doblo’ che utilizzeranno pezzi provenienti dalla Turchia. Sara’
anche un modo per vendere altri modelli in Russia: la Panda (prodotta in Polonia), la Grande Punto (prodotta in Italia
ma non a Torino), Stilo e Croma (da Cassino) e Ducato (prodotto in Italia ma
non a Torino)…..

 Investendo in altri settori, (lo Stato, Regioni,
Provincia etc) forse ci guadagneremmo di piu’ e tutti. Tanto sappiamo che la
Fiat se ne andra’ definitivamente (inizialmente con le produzioni).
Bisognerebbe percio’ sostenere l’indotto, molto specializzato e con molta
esperienza e professionalita’ aiutandolo ad innovare per essere competitivo per
servire gli altri costruttori stranieri. Qualcuno si e’ gia’ adeguato ma non
tutti.

E incentivare le aziende ad alta tecnologia anche
al di fuori del comparto dell’auto, anziche’ farle andare via.

Marco Brignone

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RISPOSTA:

Io non vedo male la creazione di impianti in Cina o in altri posti a basso costo del lavoro . E’ forse l’unico modo per salvare la Fiat Auto in generale e quindi il suo futuro a Torino. Probabilmente  Fiat Auto ha un possibile futuro in Piemonte in termine di
ricerca e sviluppo, progettazione, marketing, finanza, organizzazione e
controllo, piu’ forse qualche limitatissima manifattura. Se le si chiede di tenere una considerevole presenza manifatturiera a Mirafiori, stabilimento creato nel 1939 ed inaugurato dal cav. Mussolini, non la si aiuta a sopravvivere ed a mantenere a Torino alcuni importanti uffici, con l’indotto terziario che ne puo’ derivare.
Gustavo Rinaldi

L’erba del vicino e’ sempre ….

Tante volte i
confronti internazionali ci deprimono. In molti casi non mancano le ragioni. *

Pensiamo ad
esempio ai livelli di istruzione e di servizi sociali ottenuti in paesi come
Olanda, Norvegia e Canada. Alla prodigiosa crescita del prodotto USA.

Perfino il Regno
Unito ha suscitato piu’ di un’ invidia per la sua bassissima disoccupazione,
per quello che era un bilancio dello stato in attivo ed un’economia in
crescita.

Finche’ esistera’
questo spazio, non cesseremo di sottolineare quanto ci sia da imparare dagli
altri paesi, pero’ ,proprio per il fatto che vogliamo imparare ed applicare a
casa nostra quanto di buono fatto all`estero, non dobbiamo ingannarci su certi
aspetti del successo altrui.

L’Olanda e` stato
per molti anni uno dei maggiori produttori di gas naturale del mondo con una
popolazione simile a quella del nord Italia, la Norvegia ha estratto e tuttora
estrae enormi quantita’ di petrolio ed ha una popolazione poco piu’ grande del
Piemonte, il Canada ha prodotto petrolio per molti anni ed ora, grazie agli
alti prezzi del petrolio, sta riuscendo a sfruttare perfino il petrolio mischiato a sabbie, nello stato
dell’Alberta (vedi www.energy.gov.ab.ca/docs/oilsands/pdfs/osgenbrf.pdf ,
http://www.eenews.net/specialreports/tarsands/sr_tarsands1.htm).

Chi fosse
interessato sappia che pare stiano cercando gente che vada a lavorare la’.

Gli USA sono il
terzo produttore al mondo di petrolio, producendo a casa loro 1/3 del petrolio
di cui hanno bisogno e, se avessero introdotto un po’ di efficienza nel consumo
di energia, potrebbero fare molto meglio. Hanno piu’ carbone loro di quanto
petrolio abbia l’Arabia Saudita.

Il Regno Unito e’
in stato di panico perche’ si sta rendendo conto che, crudelta’ del destino,
sta iniziandio a importare energia dall’estero, perche’ non e’ piu’
autosufficiente e non e` piu` un esportatore netto di petrolio, come e’ stato per gli ultimi
venticinque anni.

Non dobbiamo
essere compiacenti con noi stessi e con le tante nostre cattive abitudini, che
rendono la nostra vita peggiore, i nostri servizi pubblici meno buoni di quello
che potrebbero essere, i nostri conti pubblici squilibrati, tante persone male
occupate, disoccupate o poco retribuite.

Non dobbiamo
neanche ignorare che altri paesi non hanno le nostre risorse, ma ne hanno
altre. Cio’ non e` un motivo per diminuire lo sforzo per cambiare, e’ solo una
ragione per non demoralizzarci e fare di piu` e meglio.

 

Principali produttori di petrolio


Paese    Totale Produzione  (milioni di barili al giorno)

1) Saudi Arabia  10.37
2)  Russia 9.27
3) United States 8.69
4) Iran 4.09
5) Mexico 3.83
6) China 3.62
7) Norway 3.18
8)Canada 3.14

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Fonte :Energy
Information Agency

 * Stefano ci
segnala il seguente articolo:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2006/01_Gennaio/26/gaggi.shtml

Scoperto da un italiano in Usa

Da la Repubblica di oggi:
Scoperto da un italiano in Usa il fattore scatenante dei tumori
Carlo Croce della Ohio University ha individuato nei microRna
i responsabili delle neoplasie al seno, ai polmoni e alla prostata

"Adesso potremo lavorare a diagnosi e terapie molto migliori"

______________________________________________

Io non so  valutare il valore di questa  scoperta, ma poniamo sia rilevante.
Quando leggiamo notizie del genere  non dobbiamo inorgoglirci , dobbiamo solo vergognarci per
non avere offerto a tanti ricercatori bravi la possibilita’ di lavorare in Italia.
Soldi ne abbiamo, ma li spendiamo per le cose sbagliate.

C’e` da apprezzare che il Piemonte abbia fatto una legge sulla ricerca, mettendo a disposizione del denaro.
Non abbiamo ancora potuto leggere la legge, ma sembrerebbe che i fondi non vengano aggiudicati in base a criteri automatici (le pubblicazioni ed i brevetti gia` realizzati), ma in base al giudizio di comitati; cosi’ come succede nei concorsi di Miss Italia. I comitati vedono perdenti, quelli come il ricercatore dell’ Ohio. Vedono vincenti coloro che hanno piu’ network. Peccato che le innovazioni le producano i ricercatori non i network sociali.
Ottimo che ci sia una nuova legge sulla ricerca, anche se forse poteva cercare di mettere piu’ trasparenza nel sistema.

Banche: che farne?

Cosa bisogna
chiedere alle banche nate sul nostro territorio e delle quali siamo, in qualche modo, azionisti?

Esse sono in parte di proprieta’
di fondazioni caritative come la Fondazione CRT o la Compagnia di San Paolo e
queste fondazioni hanno legami con
i poteri locali che ci rappresentano.
Forse e’ davvero
giusto riflettere su quali sono le nostre priorita’ e quali dovrebbero essere
le priorita’ delle fondazioni bancarie torinesi, nelle scelte sui destini delle banche.

 Tutte le banche
dovrebbero essere efficienti e costare poco. Questa pero’ e` una
(importante) caratteristica  che dovrebbe avere
qualunque banca, indipendentemente da dove abbia la sua sede centrale, sia essa a
Torino , a Padova o a Madrid.

 Si puo’ pensare
ad esempio che le banche debbano intervenire in ogni modo possible per sostenere
l’economia locale, sostenendo aziende in crisi e grandi progetti che si realizzano su lterritorio, come ad esempio le
olimpiadi.
Si puo’ pensare
che le banche debbano evitare in ogni modo di ridurre il numero dei loro
dipendenti. Queste azioni portano certamente molti vantaggi nel breve termine,
ma possono esporre le banche a troppi costi, riducendone la loro
profittabilita’, l’attenzione verso la crescita e possono compromettere nel lungo periodo la sopravvivenza e l’indipendenza delle banche stesse.

 Si puo’ chiedere
alle banche di fare profitti in proprio o tramite dei buoni matrimoni con altre banche. Una banca nata a Torino puo’ unirsi con banche
di altre regioni, cosi’ come e’ successo per la Banca CRT, confluita
nell’Unicredit. Cio’ potra’ condurre alla creazione di una banca probabilmente solida
e capace di fare profitti. La fondazione torinese, che resta azionista, puo’
incassare degli utili, poi spendibili in varie iniziative sociali e culturali.
Il cuore della banca pero’ va a battere altrove. La
citta’ e la regione restano sedi di sportelli, ma i servizi bancari piu’
complessi ed i servizi (informatici, giuridici, di consulenza, di studi
economici e quantitativi, le attivita’ formative, ecc.) ad essi collegati vengono via via  spostati altrove. Si perdono cosi’ opportunita` di lavoro qualificato.

Infine si puo’
chiedere ad una banca locale che faccia di tutto per divenire un protagonista
europeo e mondiale. Si puo’ chiederle che acquisisca le dimensioni, le risorse
manageriali ed organizzative per divenire un protagonista europeo e magari
mondiale nel campo del credito e della finanza. Perche’?
In questo
modo una banca locale non solo puo’ garantirsi la
sopravvivenza  nel medio-lungo periodo,
ma anche puo’ mantenere a Torino una sostanziale quantita’ e qualita’ di
attivita’ finanziarie di livello superiore.

Il settore
bancario non e’ un settore “nuovo”, ma non e` neanche un settore condannato a prossima
morte, come le manifatture ad uso intensivo di mano d`opera. Il settore bancario e’ uno di quei settori dove una partita, giocata
bene, puo’ anche portare dei risultati.

Il Sanpaolo IMI
non ha ancora sostanzialmente deciso cosa fara’ da grande. Se non riuscira’ al
piu’ presto a fare delle alleanze, non avra’ probabilmente le dimensioni minime
per operare efficacemente sullo scacchiere europeo. Il fatto che costruisca un’importante
sede centrale a Torino (un grande palazzo) , non e’ di per se’ una garanzia. La
garanzia verrebbe da un piano industriale, da delle dimensioni  e da dei conti tali da permettergli di essere
nel medio lungo termine un attore chiave nel settore bancario europeo.

Certamente il
Sanpaolo e’ impegnatissimo in mille attivita’ a favore dell’economia locale e
di questo gli va dato merito. Da esso pero’ ci aspettiamo prima di tutto che
faccia la banca , che cresce e si espande sul mercato mondiale. Solo cosi’ Torino
potra’ restare (o forse apparire) sulla carta geografica
della finanza mondiale.

Hirschman e la cura medica

Un  economista statunitense di origine tedesca,  Albert O. Hirschman, suggerisce che quando quella parte della societa’ che ha piu’ potere ed e’ tendenzialmente piu’ critica puo’ fare a meno di un certo servizio pubblico, allora la qualita’ di quel servizio tendera’ facilmente a scendere. Egli spiega che i servizi pubblici si possono mantenere ad un certo livello solo se hanno degli utenti esigenti ed influenti, nonche’ desiderosi e capaci di protestare.
E` facile immaginare  gli effetti che hanno ad esempio sul nostro sistema sanitario il fatto che alcune categorie possano di fatto ottenere cure al di fuori delle strutture convenzionate con esso. Tutti ricorderanno il caso di un ex ministro della sanita’ morto in una clinica di Montecarlo o di un presidente di Regione attualmente in carica (non in Piemonte) che si fece operare in Germania,poi giustificando la sua azione dicendo che non voleva pesare sulle strutture pubbliche della sua regione…
Sarebbe il caso di pensare ad una norma che imponga almeno ai presidenti, agli assessori e ai consiglieri regionali che fannno parte della maggioranza che governa una certa regione di firmare prima dellle elezioni  un’ impegno a dimettersi, qualora per qualsiasi ragioni utilizzino servizi medici non normalmente gestiti o non rimborsabili dalla regione.

Per saperne di piu’:
Albert O. Hirschman
, 1970, Exit, Voice and Loyalty

Anche l’ICI salga sul Metro’

E`giusto fare sconti sulle imposte locali agli abitanti di certe zone, quando dei cantieri per opere pubbliche rendono molto meno gradevole la vita in quelle aree. In certi casi sarebbe anche giusto dare dei veri e propri sussidi a chi subisce gravi danni. Al contempo e` anche giusto prendere atto che quando il cantiere e` finito e l’opera funziona, il valore degli immobili nell’area circostante normalmente si rivaluta. Bisognera’ tenerne conto al momento di mandare la bolletta dell’ ICI. C’e` gente che vede il valore del proprio immobile rivalutato per il semplice fatto che la collettivita’ ha sborsato enormi somme per fare un’opera pubblica. Il denaro incassato potra’ servire a fornire qualche servizio a zone che hanno pagato, senza ricevere alcun beneficio.
E` semplicemente giusto che chi piu’ ha benefici dalla presenza della metropolitana o di un’altra opera pubblica paghi qualcosa. Sarebbe bello poter dire lo stesso per il passante ferroviario, ma per vedere i suoi benefici bisognera’ ancora aspettare.

Forse per un pensionato un aumento improvviso dell’ICI potra’ essere difficile da gestire. Bisognera’ permettere di posticipare il pagamento della maggiorazione fino al momento della morte, quando l’ente pubblico potra’ esigere il suo credito con gli interessi. 

Quanti aeroporti in Piemonte?

Bene hanno fatto la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo e vari comuni cunesi ad occuparsi di migliorare i collegamenti aerei della Provincia Granda. Sembra pero’ che abbiano usato lo strumento sbagliato quando hanno speso il denaro ( piu’ di 400 milioni di euro) per trasformare un rispettabile aeroporto turistico in un fallimentare aeroporto di linea.

Se un privato o un aereoclub desiderano dotarsi di un aeroporto e’ solo un problema di pianificazione urbanistica. Se pero’ ci sono di mezzo denari pubblici e` il caso di chiedersi: quanti aeroporti ci possono essere in Piemonte?
Per le provincie del VCO, di Biella , di Novara e di Vercelli l’attrazione di Malpensa e’ forte e logica.
Malpensa e’ un aeroporto con  quasi tutti i collegamenti che si possano desiderare, da li’ si puo’ direttamente volare nei cinque continenti senza necessita’ di aeroporti di transito.

L’aeroporto di Nizza presenta simili vantaggi per Cuneo . E` molto ben servito e non troppo lontano (2 ore in macchina, 3 e qualcosa in treno).

Ecco cosi’ che dei 4.3 milioni di abitanti di Piemonte e Valle d’Aosta restano la valle d’Aosta (legittimamente tentata da Ginevra,  1 ora e 50 minuti di viaggio), e le provincie di Torino, Asti, Alessandria ed in parte Cuneo. Si tratta di circa 3 milioni di persone o poco piu’.

Esiste un aeroporto di Torino Caselle di cui sono anche azionisti il Comune e la Provincia di Torino e la Regione Piemonte.  Caselle ha pochi voli,  raramente piu’ di sessanta  in una giornata. Questo e’ meno del numero dei voli  in un ora in partenza da Londra Heathrow. Cio’ lo rende scarsamente efficiente e caro.

Non ha nessun senso che la Regione ed altri enti pubblici spendano denaro per sovvenzionare Levaldigi. Se si vuole migliorare i collegamenti aerei della provincia di Cuneo si spenda denaro per migliorare la ferrovia Cuneo- Torino – Caselle   e Cuneo-Nizza.
Mi rendo conto che chiudendo i voli di linea a Levaldigici ci sarebbero piu’ di 40 dipendenti  che andrebbero a  spasso: eventualmente li si trasferisca a Trenitalia, garantendo il loro salario.

I soldi disponibili sono pochi, non possiamo permetterci di spenderli in progetti senza speranza.