Senza tempo. Mimmo Jodice alle Gallerie d’Italia

Immagini rarefatte, intense, evocative. Tracce di un universo magnifico, poetico, straniante. Visioni cariche di silenzio, senza spazio e senza tempo. Esplorazioni estetiche capaci di coniugare innovazione e classicità. Fino al 7 gennaio le Gallerie d’Italia-Torino ospitano l’antologica «Mimmo Jodice. Senza tempo».                                                                                                           

Attraverso 80 fotografie realizzate dal 1964 al 2011, la mostra curata da Roberto Koch offre una significativa sintesi della produzione del maestro napoletano, uno dei più grandi protagonisti della storia della fotografia italiana e internazionale.

Testa di Apollo, Baia, 1993

Dalle foto che immortalano volti di statue e mosaici, vestigia delle antiche civiltà del Mediterraneo, alle opere di tipo sperimentale e concettuale; dalle vedute urbane di Napoli e di altre metropoli contemporanee (tra cui Torino con piazza Vittorio ritratta nel 2005), cariche di assenza e silenzio, nelle quali-come scrive l’autore-“la realtà e la mia visione interiore coincidono”, alle trasfigurazioni del paesaggio naturale fino alla struggente malinconia dei suoi mari.

Punta Pedrosa,1998

Sin dagli anni Sessanta Mimmo Jodice (Napoli, 1934) impiega la fotografia nella sua doppia valenza di strumento di analisi del reale e di indagine introspettiva, attratto dalla sua capacità di creare visioni più che documentazioni. Negli anni Settanta ha sperimentato nuovi linguaggi tecnici e la materialità dell’oggetto fotografico, utilizzando al tempo stesso la fotografia come strumento di impegno sociale e realizzando importanti inchieste. Dagli anni Ottanta la figura umana non è più fisicamente presente sotto il suo obiettivo e il centro della sua ricerca diventa il paesaggio, inteso come paesaggio di natura, di civiltà, di memoria e di sogno. Spazi urbani ma anche alberi, piante, giardini e boschi.

Proprio il tempo, la capacità di ribaltarne il senso e di non farsi assoggettare alle sue regole, di scavalcare ogni contingenza temporale, è la materia che più di tutte Mimmo Jodice riesce a manovrare con grande sapienza, rifiutando le leggi della realizzazione e del consumo rapido di immagini. Il suo è il tempo lungo della comprensione, della sintonia profonda con ciò che ha davanti; è il tempo della camera oscura.

Completa la mostra un documentario inedito di Mario Martone.

http://www.gallerieditalia.com

Emanuele Rebuffini