Immagini apparentemente ordinarie, domestiche e familiari, come la donna sdraiata su un divano che gioca con la collana o i due ragazzi che boxano nel salotto di casa o un gruppo di persone che si incontrano e dialogo in un giardino. Eppure ambigue, enigmatiche, talvolta perturbanti.
Fino al 1° febbraio le Gallerie d’Italia-Torino ospitano la mostra «Jeff Wall. Photographs», dedicata a uno dei più significativi e influenti artisti fotografici contemporanei, con la curatela di David Campany, direttore dell’International Center of Photography di New York.

Courtesy of the Artist
Ventisette immagini di grande formato, dalle fotografie più importanti degli anni Ottanta fino a quelle più recenti realizzate nel 2023, con le quali l’artista canadese (nato a Vancouver nel 1946) ha esplorato ogni aspetto della società contemporanea, le tensioni sociali, psicologiche e politiche, le tematiche legate alla natura, alla guerra, al genere, alla razza e alla classe.

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“Fin dall’inizio ho intuito che la fotografia racchiudeva energie potenziali che non erano state ancora esplorate”. Jeff Wall rifiuta l’idea che la fotografia possa solo registrare il reale, non è un cacciatore di istanti, non è interessato a ciò che avviene, lavora con tempi dilatati e costruisce elaborati tableau fotografici dalla grande forza narrativa (“Dalla letteratura e dal cinema ho imparato che nelle immagini si nasconde una sorta di scrittura”). L’effetto è quello di una fotografia che è stata definita «quasi» documentaria, perché come un regista compone set, camminando sulla sottile linea tra la realtà e la sua meticolosa messa in scena.

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Il percorso espositivo propone una selezione significativa dei famosi lightbox, nati alla fine degli anni Settanta in forma di diapositive retroilluminate e mutuati dal linguaggio pubblicitario (nel 2012 uno dei suoi lightbox è stato aggiudicato da Christie’s New York per 2.81 milioni di euro), oltre a stampe in bianco e nero e a colori.

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Le sue imponenti immagini sono spesso costruite in base a citazioni di capolavori dell’arte, della letteratura e del cinema. In mostra si possono ammirare alcune delle sue opere più iconiche, come The Thinker, con un uomo seduto nella stessa posa del Pensatore di Auguste Rodin, After «Invisible Man» by Ralph Ellison, the Prologue, che ricostruisce lo scantinato pieno di lampadine del romanzo dello scrittore statunitense Ellison, Odradek, Táboritská 8, Prague, 18 July 1994, ispirata a un racconto di Franz Kafka, Morning Cleaning, Mies van der Rohe Foundation, Barcelona.

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of Últimas Tardes con Teresa by Juan Marsé, 2023
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Ad aprire il percorso espositivo è il trittico The gardens, opera fotografica realizzata nel 2017 e ambientata nei giardini di Villa Silvio Pellico, a Moncalieri, progettati dal famoso paesaggista Russell Page: tre immagini sequenziali di figure che si muovono tra siepi e alberi, dove gli stessi personaggi appaiono come doppi, secondo quell’ambiguità temporale e narrativa tipica di Jeff Wall.

Courtesy of the Artist and White Cube
Una retrospettiva importante per apprezzare un autore che in quarant’anni di carriera ha cambiato il modo in cui guardiamo la fotografia contemporanea.
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Emanuele Rebuffini