“Domani torno”. Enrico David al Castello di Rivoli

Perturbante e disturbante. Fino al 22 marzo il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ospita la mostra «Domani torno», la più grande personale mai dedicata a Enrico David (Ancona, 1966). Sviluppata secondo una linea non cronologica e curata da Marianna Vecellio, la mostra include oltre ottanta opere in un denso percorso articolato intorno a sei grandi ambienti, che rappresentano altrettanti pilastri del percorso creativo dell’artista, che alla metà degli anni ’80 si trasferì a Londra, dove vive e lavora tuttora.

Enrico David – Domani torno, 2025
Veduta dell’installazione / installation view Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea,
Rivoli-Torino
Foto di / photo by Sebastiano Pellion di Persano
Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

L’allestimento evoca esplicitamente le fiere campionarie degli anni Settanta, che l’artista frequentava da bambino con il padre (che aveva fondato un’azienda di neon e arredi), attraverso l’utilizzo di pedane rotanti da esposizione, cornici sospese e piedistalli per la presentazione di oggetti funzionali. L’elemento familiare è evidente in Ultra Paste”, riproposizione in chiave surreale di un ambiente domestico – ossia la cameretta da bambino che realizzò per lui il padre – riprodotto in tinta verde smeraldo e con un letto a ribaltina, abitato da un ragazzo ritratto di spalle che si struscia sulla gamba di un manichino snodabile.

Enrico David
Ultra Paste, 2007
Compensato dipinto, stampa a finto terrazzo su tavola, vernice, stampa c-print su carton plume, luce al neon / Painted plywood, terrazzo-like print on board, paint, c-print on carton plume, neon light
600 x 440 cm
Nicoletta Fiorucci Collection

La ricerca artistica di Enrico David è contraddistinta da una continua sperimentazione linguistica, dalla varietà dei risultati e delle tecniche  (pittura, ricamo, disegno e scultura), dall’utilizzo un’ampia varietà di materiali (grafite, acquerello, lana, cera, gesso sintetico, rame, acciaio e bronzo sono quelli più ricorrenti), dall’importanza del disegno e della manualità. Le sue opere a volte prendono la forma di tableaux di situazioni, palcoscenici, fermo-immagini, missive che, tramite costruzioni di mondi interdisciplinari, mettono in scena veri e propri drammi con personaggi e sviluppi. «Il comune denominatore della sua produzione artistica è una certa ambiguità degli oggetti e delle figure che sembrano in bilico tra due universi: a volte tra il grottesco e il familiare, altre volte tra l’utile e il decadente (…). La retrospettiva immerge il pubblico in un viaggio nevrotico, e a tratti isterico, intorno a territori che sfiorano il grottesco, il carnevalesco, il racconto autobiografico, il teatro e il folclore» (Marianna Vecellio).

Enrico David
Assumption of we (L’ipotesi di noi), 2014–2025
Gesso polimerico, grafite, staffe in acciaio inossidabile e zoccolo in acciaio placcato in rame con patina bronzo / Polymer plaster, graphite, stainless steel brackets, and copper plated steel plinth with bronze patina
200 x 91 x 40 cm
Courtesy l’artista e / the artist e / and White Cube

Tra le opere esposte troviamo “Madreperlage”, prima grande installazione creata per la personale dedicata a David alla galleria Cabinet di Londra nel 2003; “Absuction Cardigan”, selezionata per il Turner Prize 2009 ed esposta alla Tate Britain in quell’occasione; “Tutto il resto spegnere”, parte del lavoro esposto al Padiglione Italia della Biennale di Venezia nel 2019, che rappresenta un’immaginaria piazza del centro Italia dai toni metafisici; “Trenches to Reason” (Trincee della ragione) (2021), “Le Bave (Solar Anus)” (2023), “Aurora” (2014-2024) e “Racket II” (2017) e “Il centro dei miei occhi è 160 (1995-2025)”, quest’ultima prodotta dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Enrico David esplora i temi della deriva, del disorientamento e del delirio, scardina le associazioni consuete tra un oggetto e un corpo, una testa, un volto, un ambiente, mescola passato e presente, sperimentazioni e grandi installazioni, materiali e strumenti espressivi, i corpi sono colti in un processo di continua metamorfosi e si attorcigliano, contorcono e sfaldano, gli elementi sono sospesi tra l’oggetto d’arredo e l’opera d’arte che viene desacralizzata, le relazioni vengono messe alla prova e le convivenze forzate danno origine ad armonie improbabili.

Enrico David
Evenly Suspended Attention I, 2003
Cotone, filo, lana / Cotton, thread, wool
280 x 230 cm
Nicoletta Fiorucci Collection

Una mostra che è “una celebrazione dell’immaginario”, e che ha il merito di accendere una luce su un artista apprezzato a livello internazionale ma forse non altrettanto considerato in Italia, nonostante le sue partecipazioni a tre edizioni della Biennale di Venezia e il fatto di essere, con Giuseppe Penone, uno dei due italiani invitati finora a concorrere nella lunga storia del Turner Prize. Una mostra non facile ma d’altra parte “l’arte è dove puoi garantirti il diritto a non spiegare”  (Enrico David).

Enrico David
Bulbous Marauder (Predatore bulboso), 2008
Gouache su carta / Gouache on paper
116 x 83 cm
Speck Collection, Cologne

http://www.castellodirivoli.org

Emanuele Rebuffini