Il corpo di Torino. Arti e moda a Palazzo Madama

Un secolo di storia di Torino raccontata attraverso il corpo, dall’Esposizione Generale Italiana del 1884 all’Esposizione Internazionale del Lavoro “Italia ‘61”: il corpo non solo come qualcosa da rappresentare o da vestire ma come spazio in cui i cambiamenti della modernità diventano visibili, luogo ideale di intersezione fra moda e arti. Le trasformazioni culturali, urbane, sociali ed economiche di Torino e gli snodi in cui la città ha dovuto e saputo reinventare la propria identità vengono ora raccontati con un originale sguardo dalla mostra «Il corpo della città», ospitata da Palazzo Madama fino al 22 febbraio.

Modello della sartoria Nebbia, Torino, certificato dall’Ente Nazionale Moda, 1938
Stampa fotografica con campione di tessuto in seta stampata
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica

Attraverso dipinti, sculture, abiti, fotografie, manifesti, documenti, il percorso espositivo mescola moda, arte, architettura e pubblicità, soffermandosi sull’intima relazione che lega le forme della città a quelle dei suoi abitanti, al loro abbigliamento e ai loro gesti. Divisa in quattro sezioni, la mostra è scandita dalle grandi Esposizioni, a partire dall’Esposizione Generale Italiana del 1884, dove si celebravano i progressi delle scienze e della loro applicazione all’industria, all’agricoltura e al commercio, quindi l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna del 1902, che segna l’avvento del Liberty, poi l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro del 1911 che dedica alla moda un padiglione autonomo, consacrandola così come uno dei settori trainanti dell’economia, quindi il primo Salone Mercato Internazionale dell’Abbigliamento, il SAMIA, inaugurato nel 1955, fino ad arrivare ad Italia ‘61.

Oltre quaranta abiti di sartorie torinesi (molti provenienti dal prestigioso archivio dell’istituto artistico Passoni) danno corpo a questa narrazione, illustrando l’eccellenza di un settore produttivo prevalentemente femminile, quello dell’abbigliamento e della modisteria, che all’inizio del Novecento occupava circa un quinto della forza lavoro cittadina. Si inizia con la Torino borghese di fine secolo, quella che a teatro faceva sfoggio di eleganza come nel dipinto di Enrico Junck (1878), mentre le danzatrici modellate da Edoardo Rubino davano corpo all’energia vitale dell’Art Nouveau.

Enrico Junck
A teatro, 1878
olio su tela, cm. 175×225
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Quelli tra il 1920 e il 1930 sono gli anni della modernizzazione industriale, quando il corpo si fa più dinamico e la moda dialoga con le nuove idee di emancipazione e libertà. Nell’arte entra in scena la dimensione urbana, legata al lavoro e alla modernità; nella moda le linee si semplificano e scivolano sul corpo, libere da sottostrutture, per seguire corpi sempre in movimento. Nella Torino ridisegnata dal razionalismo trovano spazio le ricerche di Felice Casorati e dei Sei di Torino ma anche il Futurismo con Fillia e Diulgheroff e con la sperimentazione fotografica di Italo Bertoglio e di Ottorino Gramaglia. Negli anni Trenta Torino è la capitale della moda in Italia.

Edoardo Rubino
La danza (Le quattro grazie), 1912
bronzo, cm. 91hx70bx66p
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

L’Ente Nazionale Moda ne sostiene lo sviluppo spingendo per la creazione di una moda nazionale alternativa alla couture parigina. Un’esplosione di colore e di fantasia esalta con forme avvolgenti il corpo delle donne dedite allo sport e alla vita all’aria aperta, riassorbita poi dal controllo, da codici e modelli estetici sempre più rigorosi. Lo “stile Torino” viene raccontato attraverso opere di Carlo Levi (Aria, 1929), Felice Casorati, Gigi Chessa, Giacomo Balla, Mino Rosso, Italo Cremona, Felice Carena, le ceramiche della Lenci. Con il dopoguerra Torino si apre all’arte internazionale e diventa palcoscenico per una generazione di importanti artisti come Piero Ruggeri, Carol Rama, Pinot Gallizio, Ezio Gribaudo, Franco Garelli, Sergio Saroni, mentre una tela di Mario Merz sembra preannunciare la stagione dell’Arte Povera.

Carlo Levi
Aria, 1929
olio su tela cm. 175×160
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Una mostra ricca di suggestioni e di spunti curiosi, merito della curatela Giovanni Carlo Federico Villa, Maria Paola Ruffino e Gregorio Thaon di Revel Mazzonis, con il coordinamento scientifico di Clelia Arnaldi di Balme.

http://www.palazzomadamatorino.it

Emanuele Rebuffini

Completo da viaggio: abito e soprabito Torino, 1926
coordinato a cloche di Lucie Hamar, Parigi
Taffetas ricamato, gros de Tours di viscosa
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica