“I fili si ingarbugliano, si intrecciano, si spezzano, si snodano. Riflettono costantemente una parte del mio stato mentale, come se rappresentassero la condizione dei rapporti umani”. Vita, morte, connessioni, identità, viaggio, sradicamento, incertezza, precarietà, dolore: Chiharu Shiota parte da esperienze e ricordi personali, poi li espande fino a renderli universali, creando opere che fanno “tremare l’anima”. Fino al 28 giugno il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ospita «The Soul Trembles», la grande mostra monografica dedicata all’artista giapponese Chiharu Shiota, curata da Mami Kataoka e Davide Quadrio, con l’assistenza di Anna Musini e Francesca Filisetti, che, dopo l’esordio nel 2019 al Mori Art Museum di Tokyo, ha viaggiato attraverso i continenti, ospitata in prestigiose istituzioni internazionali, ultima delle quali il Grand Palais di Parigi.

Metal frame, red wool – Dimensions variable –
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul
Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino,
2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo
courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale.
Se “esperienza immersiva” è una delle formule più stucchevolmente utilizzate, nel caso di Chiharu Shiota è perfettamente appropriata: «The Soul Trembles» è avvolgente e ipnotica, evocativa e straniante, alterna la fascinazione all’inquietudine e il movimento alla stasi, gioiosa e al tempo stesso cupa, intima e fisica. L’esposizione, che ripercorre venticinque anni di pratica artistica di Chiharu Shiota attraverso disegni, fotografie, sculture, performance, miniature e le sue celebri installazioni ambientali e monumentali, è concepita come un unico progetto, dove le opere dell’artista dialogano con quelle della collezione permanente di arte asiatica del MAO e con le sale barocche di Palazzo Mazzonis, con un risultato di rara potenza visiva ed espressiva.

2018
White dress, mirror, metal frame, Alcantara
black thread – 280 × 300 × 400 cm
Commissioned by Alcantara S.p.A
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul
Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino,
2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo
courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale.
Nata a Osaka nel 1972 ma da anni residente a Berlino, Chiharu Shiota, dopo gli esordi legati alla pittura, ha scelto di dedicarsi alla performance e poi alle installazioni. Allieva di Marina Abramovic e di Rebecca Horn, ha rappresentato il Giappone alla 56ª Biennale di Venezia.

«Attraverso installazioni monumentali e al tempo stesso intime, che parlano un linguaggio universale, The Soul Trembles esplora la fragilità umana e offre al visitatore la possibilità di intraprendere un viaggio interiore, liberatorio e condiviso» (Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum).

Burnt piano, burnt chair, Alcantara black
Thread – Dimensions variable
Production support: Alcantara S.p.A.
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul
Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino,
2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo
courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale.
Le opere di Chiharu Shiota esplorano l’intangibile, offrono spazi di silenzio e contemplazione, pongono interrogativi sulla natura dell’esistenza e sulle relazioni umane, valicando i confini temporali e spaziali e coinvolgendo la nostra parte più intima e vulnerabile. Realizza scenografie imponenti con fili di lana, fili rosso intenso che alludono ai vasi del corpo umano, fili nero corvino che parlano di inconscio e di morte.

2017/2025
White wool, wire, rope – Dimensions variable
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul
Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino,
2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo
courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale.
Fili con i quali l’artista traccia disegni nell’aria, creando mondi di fili intrecciati che avvolgono gli spettatori e che cambiano i luoghi che li accolgono, trasformandone i volumi (“Il filo è come i legami umani, proprio perché è sciolto, aggrovigliato e intrecciato”). Fili di lana ma non solo: mandibole bovine, fango e terra, scarpe, abiti, chiavi, giocattoli, vecchie finestre recuperate dai muri a Berlino Est (“Uso solo oggetti vecchi e usati, perché voglio lavorare con i ricordi che racchiudono. Il mio tema è l’esistenza nell’assenza: quando vedo l’oggetto, la persona potrebbe non essere più qui, ma la sua presenza, la sua esistenza, sì”).

Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo:
Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO
Museo d’Arte Orientale.
Tra le opere in mostra segnaliamo “Where Are We Going?” (2017), una serie di evanescenti barche fantasma di filo bianco sospese al soffitto; “Uncertain Journey” (2016), costituita da scheletri di imbarcazioni disposti in uno spazio avvolto da un’eruzione di fili rossi; “Reflection of Space and Time (2018)”, dove un abito bianco si riflette in uno specchio ed è intrappolato in un fitto reticolo di fili neri; “Accumulation-Searching for the Destination” (2021), composta da centinaia di valigie sospese e oscillanti, simbolo di ricordo, spostamenti, migrazioni e archetipo del viaggio compiuto da ciascuno di noi; “In Silence” (2008), in cui un pianoforte bruciato sembra pronto per un concerto che non si terrà mai, quasi un requiem muto; e, ancora, i 26 disegni inediti della serie “Connected to the universe”, realizzati a pastelli a cera, inchiostro su carta e filo.

the Destination – 2014/2025
Suitcase, motor and red rope – Dimensions
variable
Installation view: Chiharu Shiota: The Soul
Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino,
2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo
courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale.
La frase che un bambino dice ai genitori, “Ma è come essere in Stranger Things!”, da sola spiega l’enorme successo della mostra, che in poco più di cento giorni ha superato i 100mila visitatori, affascinando un pubblico ben più ampio di quello degli appassionati d’arte.
Merito di un’artista capace di mettere le nostre anime “sottosopra”, facendo emergere le cose che si annidano nei recessi della mente, prive di forma fisica e verbale, ma che esistono e ci fanno tremare.
Emanuele Rebuffini