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La paura per la libanizzazione della Valsusa

18 giugno 2011 |

I segnali di una aspra lotta fra parti oramai senza la minima volontà di trovare parole di ragionevolezza ci sono tutte.
La Valsusa per tutti gli errori fatti in passato e per un presente infelice rischia di diventare un piccolo Libano italiano.
Il vaso si è rotto da tempo e i cocci (le parti) non si riavvicineranno più.

Indebitarsi non fa notizia se a farlo è Fiat

26 maggio 2011 |

Come ricorda Dagospia

E’ Possibile che la stampa italiana batta la gran-cassa con la notizia che la Fiat ha restituito 7,5 miliardi di dollari al governo Usa e a quello canadese, dimenticandosi di dire che per trovare i soldi ha dovuto emettere obbligazioni per 1,5 miliardi di dollari al tasso dell’8% per otto anni di durata e una seconda tranche da 1,7 miliardi di dollari , durata decennale, al tasso dell’8,25%?

Le scorie radioattive a Saluggia e i cittadini che non si fidano della Regione

23 maggio 2011 |

A Saluggia si trova l’85 per cento delle scorie radioattive italiane. Da 30 anni stanno a due passi dalla Dora Baltea e a 1,5 km dal più grande acquedotto del Piemonte. I rischi di contaminazione sono enormi, ma l’unico piano di emergenza disponibile è tenuto segreto. Ecco perché le associazioni Legambiente e Pro Natura hanno diffidato gli enti locali. All’argomento il Fatto Quotidiano ha dedicato un importante documento video.

Le profezie di un pensionato torinese

19 maggio 2011 | ,

Dei torinesi possono apprezzare al meglio e tradurre certi passi di questo post sul Fatto Quotidiano

“Se Fassino non vince, mi eviro!” In effetti Luigi Pautasso (il nome è ovviamente inventato), politologo piemontese in pectore ed opinionista da fermata del tram, aveva utilizzato una forma espressiva più colorita ed in stretto dialetto piemontese. Era l’inizio delle sue previsioni elettorali mercoledì scorso sotto la pensilina della fermata dei tram a Porta Susa. Stava parlottando con un pari età pensionato di politica e di città e ci siamo fatti coinvolgere dai suoi discorsi dando il meglio del nostro dialetto simil Camillo Benso Conte di Cavour.

“Monsù” Pautasso continuava la sua profezia elettorale: “Come fa Fassino a perdere? A Torino il suo predecessore Sergio Chiamparino piace a tutti soprattutto agli anziani. Poi Fassino è molto conosciuto da tutti. E quel Coppola chi sa chi è? E anche Musy io non so mica chi sia? L’ho visto sui manifesti e in televisione, ma ne so poco. Come faccio a fidarmi?”

E poi ancora: “Fassino non mi entusiasma ma è uno di quelli della vecchia guardia, grossi danni non li farà. Me ne ha parlato bene una signora che abita nell’alloggio di fronte, l’ha visto in giro per Torino. E’ tanto educato”. Ad una domanda diretta su chi avrebbe votato, il fantomatico Pautasso rispondeva in forma interrogativo – depistatoria per poi confessarsi: “Io non vengo mica a diglielo… Ma sì, voterò anche io Fassino. Mio nipote vota invece Beppe Grillo e le sue liste del Movimento 5 Stelle. E’ molto entusiasta, sta facendo anche propaganza per loro. L’altra mia nipote stava con Rifondazione, ma ora penso voti anche lei Fassino. I miei figli non votano più da tempo, mia moglie penso voti anche lei per Fassino, ma a volte non la seguo più dato che sembra apprezzare Berlusconi e la Lega. Io non ci capisco piu niente”.

La Cina è vicina: appello italiano per l’artista cinese Ai Weiwei

1 maggio 2011 | ,

Per aderire all’appello

Al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
Al Presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao
All’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Ding Wei
PremessaAi Weiwei è un artista e attivista cinese molto conosciuto nel mondo per le sue performance artistiche, che fra l’altro è stato architetto e consulente nella progettazione del National Stadium di Pechino per le olimpiadi del 2008.
È un artista che ha sostenuto con le sue opere, in tutto il mondo, un’idea irrinunciabile di anticonformismo e libertà. Ai Weiwei è perciò un personaggio di rilievo e un punto di riferimento ormai imprescindibile per tutta la cultura internazionale, non solo per quella cinese. Ai Weiwei è stato arrestato a Pechino il 3 aprile scorso, e da allora non se ne hanno più notizie. È per questo che il Tate Modern Museum di Londra ha esposto sulla facciata del suo edificio la scritta a caratteri cubitali “Release Ai Weiwei” e che i direttori di alcuni delle principali istituzioni museali mondiali hanno espresso in un proprio appello la richiesta di liberazione per l’artista. In Italia questo appello non ha avuto sinora seguito nel mondo artistico e culturale, e ha ottenuto scarsa attenzione da parte dei media.
Appello
Noi sottoscrittori di questo appello, nel pieno rispetto per la sovranità e autonomia dello Stato Cinese, ma convinti che la cultura, l’arte e la libertà di espressione del pensiero siano valori irrinunciabili per la dignità e sopravvivenza stessa dell’umanità,
chiediamo (altro…)

Il bilancio di Chiamparino fatto senza pluralismo giornalistico

19 marzo 2011 | ,

In un paese anglosassone o in una diversa cultura dell’informazione, ad un incontro organizzato con il sindaco uscente di una grande città per fare il bilancio dei suoi mandati ci sarebbe un pool di giornalisti di diverse testate a a fare serenamente, delle domande a più voci e con diverse interpretazioni. Soprattutto se ad organizzare l’evento sono enti teoricamente super partes che si occupano di informazione come un sindacato di giornalisti e un ordodine professionale. A Torino il sindaco  viene intervistato da un giornalista unico e non propriamente un mastino …  Non che si voglia giudicare il lavoro di Chiamparino, ma solamente l’approccio alle cose.

Martedì 22 marzo, alle 20,30, al Circolo della Stampa, Palazzo Ceriana – Mayneri, corso Stati Uniti 27, Torino, incontro con il Sindaco Chiamparino, “Bilancio di una lunga stagione a Torino” Il sindaco sarà intervistato da Luigi La Spina, editorialista de La Stampa. L’incontro è promosso da Circolo della Stampa, Associazione Stampa Subalpina, Ordine dei Giornalisti.

Non appenderò il tricolore sul balcone

14 marzo 2011 |

Torino brulica di tricolori per le strade. Ci sono quelli istituzionali, quelli sponsorizzati, le coccarde da negozio e le bandiere ai balconi. La quasi totale maggioranza di questi arriva dalla Cina. Niente di grave: è solo una considerazione economico-strategica. Qualcuno ha anche scelto la strada “fai da te”. Ha preso tre pezzi di stoffa rossa, bianca e verde e li ha cuciti insieme. Di norma un proliferare del genere è figlio dei risultati della nazionale di calcio che fa impazzire periodicamente gli italiani e i torinesi in particolare.

Quest’anno il tricolore è figlio delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e i molti tricolori escono da iniziative assortite di marketing dove per farti comprare qualcosa ci mettono qualche cosa d’altro di bianco rosso e verde. Un classico di questi giorni è appunto lo stendardo tricolore. Non mi stupirei di vederlo inpacchettato insieme anche a scatole di biscotti o merendine per bambini.

Io amo questo paese, nonostante tutto e volendo anche il tricolore sul balcone, ma non mi sembra il caso di appenderlo fuori. Al massimo ce lo teniamo appeso in casa e ci riflettiamo sopra. Perchè dovrei adeguarmi a questa sorta di conformismo tricolore di facciata. E permettetemi in questo la Lega non c’entra niente.

Un giorno vedremo gli indegni lontani dal Palazzo, quelli che meritano finalmente fare carriera, i corruttori nelle prigioni, i soldi sotto banco lontani dalla gestione dell’Italia, i venditori di fumo tornare poveri e poco credibili, quelli che parlano bene e razzolano male finalmente scoperti e messi alla berlina, le donne considerate per quello che pensano e non per le loro sporgenze davanti o di dietro.

Quel giorno metterò fuori coscientemente il tricolore. L’Italia sarà finalmente un paese normale. Per ora pensiamo alla dignità composta dei Giapponesi nella tragedia. Al massimo metterò sul balcone una bandiera con il sol levante.

Perchè Testo Libero

14 marzo 2011 |

Stavo pensando il titolo di un blog. Ero incerto. L’aggettivo che frullava in testa era libero. Ma mancava il sostantivo. Poi pensando ai vecchi temi fatti nelle scuole, che ora sono diventati “testo libero” ho pensato che il titolo non era malvagio.

Testo libero è uno spazio per scrivere liberamente, per commentare, per provocare, per evocare. Con la piena libertà di scrivere e con la totale libertà vostra di commentare e discutere e volendo di mandarmi a stendere.