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Nuove norme Ue sugli impianti viticoli

22 aprile 2015 | ,

vite La Commissione europea ha pubblicato nuove norme UE relative a un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli, che consente un’espansione annuale limitata della superficie vitivinicola nell’UE. Come concordato nel quadro della riforma della Politica agricola comune del 2013, il nuovo sistema si applicherà dal 1º gennaio 2016, in sostituzione del regime transitorio relativo ai diritti di impianto.

Recenti studi hanno dimostrato che il consumo totale a livello mondiale continuerà ad aumentare fino al 2025, continuando invece a diminuire in tutta l’Ue. Questa tendenza di mercato mostra quindi che in futuro il settore vitivinicolo dell’Ue sarà sempre più dipendente dalle esportazioni. l nuovo sistema consente la flessibilità necessaria affinché il settore vitivinicolo europeo possa aumentare gradualmente la produzione e far fronte alla crescente domanda mondiale.

Con le nuove norme si confermano le modalità secondo cui gli Stati membri dovrebbero gestire a livello nazionale il sistema di autorizzazioni per gli impianti gratuite e non trasferibili. Esse stabiliscono anche il meccanismo di salvaguardia per nuovi impianti: autorizzazioni limitate a un aumento dell’1% annuo della superficie vitata di uno Stato membro, con possibilità per gli Stati membri di applicare, se debitamente giustificati, limiti all’espansione delle superfici a livello nazionale o regionale, oppure per zone con/senza indicazione geografica. Le norme chiariscono inoltre la transizione dall’attuale regime al nuovo sistema e come i diritti di impianto validi possano essere convertiti in autorizzazioni. I diritti disponibili nella riserva non concessi ai produttori entro la fine del 2015 cesseranno di esistere dopo tale data.

 

La viticoltura è una risorsa per la nostra economia

27 gennaio 2015 |

viteLa scorsa settimana ho partecipato a un convegno dell’Arev, l’Associazione delle regioni vitivinicole europee in cui si esaminavano in particolare le problematiche riguardanti i territori vitivinicoli in forte pendenza.

In un periodo di crisi, occasioni come questa servono a ricordarci delle enormi potenzialità del nostro Paese. Conosciamo infatti tutti l’importanza di un settore come quello della viticoltura per il rilancio della nostra economia.

In un mondo sempre più globalizzato in cui attori come Cile, Argentina, California, Sudafrica incrementano in maniera esponenziale l’esportazione dei loro prodotti vitivinicoli, un’insufficiente tutela dei prodotti della nostra tradizione, è un rischio che oggi l’Italia e l’Europa non possono correre. Le potenzialità, non si esauriscono solo nel valore più immediato che risiede nella qualità e nell’unicità di questi prodotti, ma è molto più ampio: esistono gli spazi per ricadute positive anche nel settore della cultura, del turismo e dell’innovazione che oggi non sono ancora esplorati nella loro interezza. Per meglio tutelare questo patrimonio l’Unione europea dovrebbe offrire ulteriori opportunità di sostegno alla viticoltura e sostenerla in maniera concreta. Diventa quindi fondamentale sapere individuare, per esempio, nella nuova Politica Agricola Comune (PAC) appena riformata tutte le opportunità che si presentano. Il settore enogastronomico e agroalimentare europeo, e in particolare quello italiano, hanno bisogno di introdurre forti elementi di innovazione. Ciò non significa andare a perdere il valore delle nostre tradizioni, ma sapere integrare l’enorme offerta di qualità con le esigenze di un mercato globalizzato che non ammette ritardi nella competitività. Dobbiamo avere ben chiaro che il settore agroalimentare è un valore aggiunto per la nostra economia, da valorizzare competitivamente rispetto ai nostri concorrenti globali. Per questo, nella recente riforma della PAC sono state introdotte nuove priorità che prevedono proprio una forte spinta sul piano dell’innovazione della ricerca. In linea con la strategia Europa 2020, i tre obiettivi generali del sostegno allo sviluppo rurale si traducono in priorità come la promozione e il trasferimento di conoscenze, l’innovazione nel settore agricolo, particolarmente nelle zone rurali e di montagna, nel rafforzamento della redditività delle aziende agricole, nella gestione dei rischi nel settore agricolo, nella protezione e valorizzazione degli ecosistemi. A queste priorità ovviamente corrispondono poi linee di finanziamento. La nuova PAC, inoltre, ha posto un forte accento sulla difesa del territorio e comprende una serie di misure verdi, le cosiddette misure di “greening”, che subordinano i finanziamenti agli agricoltori al rispetto di precise norme per la conservazione degli ecosistemi e la sostenibilità ambientale.