Cabiria

TIKKUN di Avishai Sivan #TFF33

Dritto dritto dal Torino FilmLab TIKKUN è andato a prendere il pardo d’argento a Locarno e chiude il cerchio tornando a Torino. Avishai Sivan realizza quello che a mio modo di vedere è comunque un film sull’estremismo religioso.

Un giovane ebreo ortodosso è completamente dedito a Dio e ai riti che lo omaggiano. Tutto spirito e niente arrosto. Quando però ha un’erezione involontaria sviene per la vergogna, batte la testa e rischia di morire. A riportarlo in vita è il disperato massaggio cardiaco del padre.

Questo episodio però lo cambia. La religione non gli basta più, scopre la fisicità, scopre che il mondo nasconde altro e comincia un viaggio interiore nel tentativo di affrancarsi. Cerca perfino di andare (inutilmente) con una prostituta.

Il suo viaggio somiglia però più ad una discesa agli inferi, in un crollo qualità affiancato però da un’evoluzione di sentimenti e sensazioni.

Il racconto è tutto in un brillante bianco e nero, molto silenzioso, molto elegante. Grande attenzione alle inquadrature, alle scene. A tratti sfocia nel grottesco, ma non più di quanto richiesto dalla vita del protagonista.

Il punto più alto stilisticamente parlando è l’inquadratura che omaggia “l’origine del mondo” di Courbet in maniera così evidente da rendere impossibile il passaggio sotto silenzio.

Da non perdere anche le sequenze nella macelleria del padre del protagonista, non solo per le immagini ma anche per i significati che rivestono nella vicenda.

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