Cartoline dalle vacanze: ma per chi?

Cara E.,

come cambiano i tempi… Le mitiche cartoline anni ’90… non perdevo occasione di scriverne e spedirne a più non posso a tutti, amiche amici fidanzati, reali o impossibili, parenti, serpenti o no, pur di godere delle tre fasi fondamentali che davano vita alle cartoline delle vacanze: la scelta di quale immagine stampata su quei rettangoli di carta rigida fosse quella giusta, la stesura dei testi, chiaramente confacenti ai soggetti cui era indirizzata (a nonnina non scrivevo quello che scrivevo a te, insomma), la leccata del francobollo, con quel gusto che solo chi l’ha fatto può ricordare.

Ora, salvo casi sparuti che conto sulle dita di una mano e che si rivolgono a vecchie guardie come me, nostalgiche e vintage nel cuore, sono passata a scrivere sulla tastiera di un pc. Fine delle bic e delle caricature disegnate sul retro di qualche fotografia di un qualche lungomare, ora ti scrivo dalla nave che mi riporta sulla terraferma dopo una settimana nell’isola che non c’è.

Ho il cervello scollegato, come spesso accade in vacanza, e come accade sempre più avanzando negli anni. Recuperare il filo dell’ordinaria esistenza e rimettere insieme i pezzi del puzzle impossibile che è la vita, è sempre più complicato. La vacanza porta con sé un meraviglioso e indefinibile oblio del mondo al di là da lei, per riempirlo di tutti gli odori, i suoni, i colori, i sapori, le voci, i mari, le montagne, le genti dei luoghi dove ci si trova, e finalmente ci permette di perderci.

Questo, quella sensazione di domenica per sempre, alla scoperta dell’ozio più semplice eppure redditizio per anima e corpo, questo è ciò che ogni essere umano dovrebbe potersi meritare, considerate le vite che ci siamo cuciti addosso, a suon di consegne, scadenze, rintracciabilità in ognidove ognicome ogniquando ognimodo.

Dall’alto della mia privilegiata visione della vita, cara E., mentre galleggio sul mare di luglio con ancora addosso i residui della mia vacanza, dico, tutti, ma proprio tutti dovrebbero potersi permettere una settimana all’anno di oblio, riempito di quello che amano: mare, cultura, trekking, vela, letture, passeggiate, cibi diversi, cieli nuovi, lingue straniere, terre di casa ritrovate. Anche niente di niente, ognuno ha i suoi gusti e i suoi vizi (ammessi solo quelli moralmente leciti). E mentre lo penso e lo scrivo, so bene che non è così.

Nel 2023, un monitoraggio dell’O.N.F., Osservatorio Nazionale Federconsumatori, segnala che, per un nucleo familiare composto da due adulti e due minori, il costo complessivo per una vacanza di sette giorni in una località balneare è di 5.781,24 € (con un aumento del +19% rispetto al 2022), mentre la spesa per un soggiorno della stessa durata in montagna è di 4.482,54 € (+9% rispetto al 2022).

Ora, ammesso che i dati raccolti si riferiscono al periodo di alta stagione (fine luglio-inizio agosto) e non tutti si muovono in quel periodo, ma molti sì, dobbiamo comunque ammettere che non stiamo parlando di cifre banali, se contiamo che in Italia un operaio guadagna in media 1500 euro al mese e si sale a 1800 per un impiegato. Nel 2023, le persone partite per una vacanza estiva sono state 18,4 milioni, 13% in meno dal 2022 e 19% in meno rispetto al 2019 (dati Istat). Numeri certo, sappiamo che si parla di stime e che a seconda di come le guardi e le giri, li puoi leggere, ma certo qualcosa raccontano. A me, dicono che, se l’Italia conta circa 60 milioni di abitanti e le ferie le fanno in 18 milioni e i lavoratori attivi a dicembre 2023 erano circa 23 milioni, qualcosa non torna rispetto a quel diritto del lavoratore che hai ben citato tu.

Ma in un mondo ideale, prima delle vacanze possibili per tutti, non ci sarebbero la guerra, la fame, la povertà, il lavoro sarebbe un vero diritto, la sinistra farebbe la sinistra sul serio e le persone penserebbero più a tutelare diritti che a scrollare cellulari. Nel mio specifico mondo ideale poi, si scriverebbero ancora le cartoline.

Chiara

Autore: Redazione

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