{"id":1818,"date":"2009-05-02T06:17:03","date_gmt":"2009-05-02T05:17:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.torinovalley.com\/blog\/?p=1818"},"modified":"2009-05-02T06:17:03","modified_gmt":"2009-05-02T05:17:03","slug":"la-rivincita-del-lavoro-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/torinovalley\/la-rivincita-del-lavoro-italiano\/","title":{"rendered":"La rivincita del lavoro italiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=5892&amp;ID_sezione=&amp;sezione=\">Mario Deaglio analizza l&#8217;accordo Fiat-Chrysler<\/a><\/p>\n<blockquote><p>E&#8217;ragionevole che dall&#8217;Italia si guardi alle tormentate vicende della Chrysler essenzialmente nell&#8217;ottica dei riflessi sul settore automobilistico italiano e quindi sulla Fiat. Per comprenderne bene il senso, tali vicende vanno per\u00f2 prioritariamente collocate nell&#8217;ambito di un radicale mutamento delle politiche del governo americano nei confronti delle industrie in crisi nell&#8217;attuale, difficilissimo passaggio dell&#8217;economia mondiale. La strategia adottata nei confronti della Chrysler non rientra infatti negli schemi di intervento pubblico a sostegno di imprese in difficolt\u00e0 ai quali siamo abituati da oltre settant&#8217;anni. Siamo in presenza di tre fattori, di portata ancora incerta che segnano per\u00f2 in ogni caso una netta rottura con il passato.<\/p>\n<p>Il primo fattore riguarda la forma del sostegno pubblico. Non si \u00e8 deliberato un sussidio generico a un&#8217;industria privata, non c&#8217;\u00e8 alcuna nazionalizzazione e neppure si pu\u00f2 parlare di \u00abirizzazione\u00bb, in quanto la partecipazione pubblica diretta sar\u00e0 molto limitata. Il governo americano compare invece in due vesti diverse: quella di finanziatore di uno specifico e imponente piano industriale di innovazione e di crescita.<\/p>\n<p>E quella di \u00abispiratore autorevole\u00bb di un indirizzo generale (auto meno ingombranti, meno inquinanti e meno care, da realizzarsi con un partner straniero specificamente indicato) entro il quale i privati si assumono tutta la responsabilit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nIl tutto avverr\u00e0 &#8211; dopo una parentesi che si profila brevissima di amministrazione controllata che riguarda i partecipanti americani all&#8217;accordo e non muter\u00e0 in nulla l&#8217;aspetto industriale &#8211; in un quadro di propriet\u00e0 che vede la maggioranza in mano al sindacato attraverso fondi pensionistici e sanitari per tutto il periodo del risanamento, in un sostanziale rivolgimento degli schemi di controllo delle grandi industrie e della tradizionale dialettica tra le parti sociali. Ed \u00e8 questo il secondo fattore di rottura al quale gli europei devono guardare con speciale attenzione. Il terzo fattore di rottura \u00e8 rappresentato dal pi\u00f9 generale tramonto del tradizionale potere dei manager industriali americani, fino a pochi mesi fa sostanzialmente incontrollato, in presenza di una propriet\u00e0 molto frazionata e interessata principalmente al rendimento finanziario immediato.<\/p>\n<p>Oltre alla volont\u00e0 innovativa del governo americano, il ruolo operativo della Fiat rappresenta l&#8217;elemento catalizzatore del cambiamento. La societ\u00e0 torinese \u00e8 stata scelta per fattori oggettivi e soggettivi. I fattori oggettivi riguardano le dimensioni e il carattere complementare delle due aziende automobilistiche che fa ragionevolmente sperare in rapide sinergie; quelli soggettivi derivano dal fatto che la cura di cui il gigante malato americano ha bisogno \u00e8 analoga a quella che l&#8217;amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha messo in atto con successo e con estrema rapidit\u00e0 a Torino. Tutto ci\u00f2 spiega perch\u00e9 alla Fiat non si chieda alcun impegno finanziario ma un impegno molto intenso, di tipo organizzativo, umano e tecnologico che coinvolge direttamente proprio i vertici aziendali.<\/p>\n<p>In questo contesto \u00e8 appropriato domandarsi quali possono essere i vantaggi per la Fiat, per l&#8217;industria e per l&#8217;intera economia italiana. Nel breve periodo vi saranno forniture tecnologiche con qualche ricaduta produttiva; inoltre, anche se i due partner continueranno essenzialmente a produrre auto diverse per mercati diversi, l&#8217;inserimento di alcuni modelli prestigiosi della Fiat sul mercato americano attraverso una rete di vendita estesa e molto collaudata non potr\u00e0 non avere effetti positivi in Italia. Pi\u00f9 in generale, non ci dovrebbero essere aspetti positivi per uno dei due partner a scapito dell&#8217;altro; gli unici vantaggi non potranno che essere congiunti e, per quanto il ridisegno organizzativo di Chrysler debba essere estremamente rapido, saranno visibili soprattutto in tempi medi.<\/p>\n<p>Il nuovo progetto deve infatti portare sia Fiat sia Chrysler oltre i tempi della crisi che stiamo vivendo e quindi introduce una dimensione di lungo termine su un orizzonte lavorativo costretto in questi mesi a vivere da un periodo di cassa integrazione a un altro. La posta del \u00abgrande gioco\u00bb che Fiat-Chrysler dovr\u00e0 affrontare \u00e8 niente meno che l&#8217;automobile del futuro; un&#8217;automobile poco inquinante, poco ingombrante poco costosa e forse pi\u00f9 sobria, costruita in molte varianti attorno a poche piattaforme di base. Da \u00abgiochi\u00bb mondiali di questo tipo l&#8217;industria italiana era stata gradualmente esclusa con la forte riduzione della sua presenza nell&#8217;informatica, nella chimica e nella farmaceutica. L&#8217;accordo Fiat-Chrysler riporta l&#8217;industria italiana a una presenza di alto profilo che negli ultimi due decenni era stata messa in forse.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Deaglio analizza l&#8217;accordo Fiat-Chrysler E&#8217;ragionevole che dall&#8217;Italia si guardi alle tormentate vicende della Chrysler essenzialmente nell&#8217;ottica dei riflessi sul settore automobilistico italiano e quindi sulla Fiat. 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