{"id":845,"date":"2014-11-29T14:55:23","date_gmt":"2014-11-29T14:55:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.quotidianopiemontese.it\/testolibero\/?p=845"},"modified":"2017-07-06T21:36:56","modified_gmt":"2017-07-06T21:36:56","slug":"fusione-la-stampa-secolo-xix-ecco-che-cosa-succedera-da-inizio-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/testolibero\/fusione-la-stampa-secolo-xix-ecco-che-cosa-succedera-da-inizio-2015\/","title":{"rendered":"Fusione La Stampa &#8211; Secolo XIX: ecco che cosa succeder\u00e0 da inizio 2015"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.quotidianopiemontese.it\/testolibero\/files\/2014\/11\/perricone-elkann.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-846 alignright\" src=\"http:\/\/www.quotidianopiemontese.it\/testolibero\/files\/2014\/11\/perricone-elkann-150x150.jpg\" alt=\"perricone-elkann\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Il sito del vate dei giornalisti italiani <a href=\"http:\/\/www.francoabruzzo.it\/\" target=\"_blank\">Franco Abruzzo<\/a> \u00a0riporta due documenti relativi alla fusione di Stampa e Secolo XIX. La\u00a0fusione dovrebbe essere la salvezza delle due testate, ma \u00e8 una operazione\u00a0a rischio perch\u00e8 si crea una unica editrice ma anche un maxi centro di costo costo con\u00a0306 giornalisti e 190 poligrafici e relativi costi industriali a cui occorre capire realisticamente quali ricavi si potranno realizzare a fronte anche di diversi e importanti costi di riorganizzazione del lavoro. Vale la pena di leggere i due documento per capire la situazione.<!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francoabruzzo.it\/document.asp?DID=16182\" target=\"_blank\">Il primo documento<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Il Comitato di Redazione de \u201cLa Stampa\u201d ha incontrato questa mattina amministrazione e direzione per la consegna del documento che sancisce dal prossimo 1 gennaio 2015 la fusione La Stampa-Secolo XIX sotto l&#8217;unica e nuova Italiana Editrice Spa (Itedi). Copia della comunicazione \u00e8 stata inviata \u2013 ai sensi dell\u2019articolo 47, 1\u00b0 comma, legge 428\/90 &#8211; alla Fieg, alla Fnsi, all\u2019Associazione Stampa Subalpina, all&#8217;Associazione Ligure Giornalisti, oltre che essere consegnata (in una riunione contemporanea alla nostra) al Cdr del Secolo XIX.<\/p>\n<p>Queste le parti pi\u00f9 significative del documento:<\/p>\n<ul>\n<li>La Stampa occupa attualmente 333 dipendenti, di cui 202 giornalisti e 131 poligrafici. Il Secolo XIX ha oggi 163 dipendenti, di cui 104 giornalisti e 59 poligrafici.<\/li>\n<li>Le due testate resteranno separate, come i rispettivi trattamenti economici, contrattuali e di accordi aziendali integrativi fin qui definiti.<\/li>\n<li>\u201cIl nuovo assetto &#8211; si legge nel documento &#8211; consentir\u00e0 un significativo recupero di efficienza attraverso la razionalizzazione di costi e la realizzazione di economie di scala&#8221;. In particolare, &#8220;saranno unificate le funzioni preposte agli acquisti di tipo editoriale e non, per ottenere benefici economici, mantenendo inalterato il livello dei servizi&#8221;.<\/li>\n<li>Entrambe le testate saranno oggetto di una revisione grafica: il Secolo XIX (con alcune pagine in pi\u00f9 rispetto alle attuali) passer\u00e0 inoltre al formato 31&#215;45 che potr\u00e0 essere prodotto nello stabilimento torinese di via Giordano Bruno, cosa che richieder\u00e0 per loro diverse modalit\u00e0 di distribuzione.<\/li>\n<li>Per consentire l&#8217;integrazione \u00e8 previsto l&#8217;utilizzo di un unico sistema editoriale integrato (Methode), il che consentir\u00e0 fra l&#8217;altro \u201cla condivisione di gran parte dei contenuti sia per la parte nazionale, sia per quella riguardante la Liguria di Ponente&#8221;, pur mantenendo la necessaria differenziazione fra i due giornali.<\/li>\n<li>Sempre nell&#8217;ottica dell&#8217;ottimizzazione delle risorse, oltre che di una pi\u00f9 efficace gestione della nuova editrice, parte rilevante delle funzioni amministrative verr\u00e0 accentrata a Torino.<\/li>\n<li>Non ci sar\u00e0 riduzione del personale. Su base volontaria saranno possibili trasferimenti fra redazioni e settori delle tue testate.<\/li>\n<li>Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, sar\u00e0 il coordinatore editoriale della nuova editrice, ma il Secolo XIX avr\u00e0 un proprio direttore responsabile, Alessandro Cassinis.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;annuncio formale della fusione porta con s\u00e9 una nostra riorganizzazione del lavoro, che richieder\u00e0 fra l&#8217;altro una maggiore rigidit\u00e0 nei tempi di chiusura del giornale, e l&#8217;utilizzo pi\u00f9 massiccio di pagine master.\u00a0Il direttore ha incontrato i colleghi rappresentanti le redazioni Liguri, che nei giorni scorsi hanno inviato al Cdr un documento, manifestando preoccupazione sulla riorganizzazione del lavoro legata alla fusione. Anche il Cdr incontrer\u00e0 i colleghi liguri dopo la loro riunione con il direttore.\u00a0Il Comitato di Redazione incontrer\u00e0 anche i colleghi del Cdr del Secolo XIX, riunione che era prevista ma \u00e8 stata rinviata nei giorni scorsi, in attesa della formalizzazione del documento di fusione presentato questa mattina.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francoabruzzo.it\/document.asp?DID=16211\" target=\"_blank\">Il secondo documento<\/a><\/p>\n<blockquote><p>MARCO ACCOSSATO (CdR). \u201cLa fusione partir\u00e0 formalmente dal primo gennaio. Ci siamo posti diversi interrogativi, sia sul piano economico e dei bilanci, sia sul piano dell\u2019organizzazione e dei contratti. Poi c\u2019\u00e8 il problema di come integrare lo stile Stampa e lo stile SecoloXIX, pi\u00f9 gridato. Come sar\u00e0 possibile integrarli? Il comitato di redazione ha gi\u00e0 incontrato l\u2019amministrazione e il direttore. Il direttore presenter\u00e0 la fusione e le novit\u00e0 che porter\u00e0, a partire dalla grafica del giornale. La settimana prossima ci sar\u00e0 un nuovo incontro pi\u00f9 specifico\u201d.<\/p>\n<p>MARIO CALABRESI. \u201c\u00c8 veramente un passaggio abbastanza epocale per il giornale, che non era da fare solo con piani industriali e incontri col cdr. \u00c8 la cosa pi\u00f9 importante che \u00e8 successa da quando sono qui, negli ultimi cinque anni e mezzo, e che segner\u00e0 il giornale. \u00c8 necessaria una premessa. Abbiamo fatto un piano importante di ristrutturazione. Ringrazio i colleghi che sono usciti, con un atto di generosit\u00e0. Il piano \u00e8 stato fatto per portarci a chiudere in pareggio quest\u2019anno e in situazione di stabilit\u00e0 per il prossimo anno. Ma il piano \u00e8 stato fatto l\u2019anno scorso, quando si pensava che fossimo alla fine della recessione. Le analisi davano una crescita dei consumi e una raccolta pubblicitaria sufficiente a compensare il calo di copie di cui tutti i giornali soffrono. Il calo di copie \u00e8 drammatico, non esiste un\u2019altra azienda, come l\u2019editoria, nel mondo, che abbia perso tanto valore in meno di dieci anni. Negli Stati Uniti la pubblicit\u00e0 del 2013 \u00e8 la stessa del 1951. Si pensava, quindi, che saremmo arrivati in equilibrio, invece siamo in recessione. Gi\u00e0 a giugno le stime ci dicevano che avremmo chiuso la gestione ordinaria con 4-5-6 milioni di rosso. E le proiezioni sul 2015 parlavano di 10 milioni di rosso. Siamo arrivati a questo punto dopo due anni in cui Fiat ci ha rifinanziato in maniera straordinaria (ndr: successivamente ha parlato di 116 milioni di stanziamenti Fiat negli ultimi due anni per La Stampa).<\/p>\n<p>Il Cda Fiat ha finanziato la ricapitalizzazione della Stampa in cambio del ritorno al pareggio, altrimenti non sarebbe stata prevista alcuna ricapitalizzazione. Le opzioni erano due e, se non fossimo riusciti nella fusione col Secolo, saremmo stati costretti a diventare un quotidiano regionale (ndr: successivamente ha detto che, in caso di fallimento del pareggio di bilancio, si sarebbe dovuto ridurre il numero dei giornalisti contrattualizzati da 200 a 120, con 80 esuberi). A luglio sono riprese le trattative, che andavano avanti da anni tra alti e bassi, tra Elkann e Perrone, che si trovava in una situazione pre-fallimentare. I detrattori di questo progetto sostengono che si stiano sommando due debiti. Il progetto di avere Corriere della Sera e Stampa insieme non ha senso. Significa che La Stampa diventa la cronaca piemontese del Corriere della Sera. Con la differenza che noi, a Torino, vendiamo 80 mila copie, mentre il Corriere della Sera 2400. In Piemonte, il Corriere non \u00e8 radicato. Sarebbe un\u2019operazione senza senso industriale. Questo invece \u00e8 un matrimonio intelligente. Il Secolo cambier\u00e0 formato, che sar\u00e0 uguale al nostro, e avr\u00e0 una grafica dialogante con la nostra. Le sinergie di stampa, di distribuzione e acquisti portano risparmi di diversi milioni di euro. \u00c8 prevista la vendita della doppia pubblicit\u00e0 su entrambi i quotidiani e ci sono altre possibilit\u00e0, dalle operazioni di marketing e agli Speciali comuni. Questa \u00e8 la prima vera operazione di consolidamento nell\u2019editoria italiana, un\u2019operazione che consente di mettere in equilibrio due giornali.<\/p>\n<p>Il Secolo vende 60 mila copie e continua a fare pagine nazionali e internazionali, con costi e dispersione di sforzi non pi\u00f9 sostenibili, che andrebbero concentrati sul locale. Inoltre continuava ad avere un amministratore delegato, un responsabile marketing, un capo del personale e altre figure che in uno spazio cos\u00ec piccolo non riuscivano pi\u00f9 a stare in piedi. Il nostro obiettivo era salvare un modello giornalistico. Senza la fusione, con questo Natale saremmo usciti dalla partita con Repubblica e Corriere della Sera. Non saremmo pi\u00f9 stati in grado di mandare inviati in Sierra Leone per Ebola o in Libia. C\u2019\u00e8 chi sostiene che la Stampa ha l\u2019ottanta per cento delle copie nel Nord Ovest e che questa politica \u00e8 insostenibile. Il nostro bacino di copie, se aggiungiamo quelle del Secolo, giustifica il fatto di avere un corrispondente da Gerusalemme o da New York. Noi daremo la possibilit\u00e0 al Secolo di usare i nostri pezzi di politica, nazionale ed esteri, e se ci sar\u00e0 occasione cultura, sport, formula uno, atletica, nuoto. Avremo una platea pi\u00f9 ampia. Non saranno due giornali fotocopia, perch\u00e9 senn\u00f2 sarebbe stato devastante per i lettori. Ci saranno otto pagine in pi\u00f9 per il Secolo, divise tra nazionale, internazionale, economia e shipping.L\u2019idea \u00e8 questa: le loro pagine nazionali saranno un po\u2019 meno di met\u00e0 delle nostre.Ci sar\u00e0 un sistema, una \u2018vasca\u2019 in cui saranno raccolti i contenuti, titoli, fotografie e articoli. Continueremo a mantenere due identit\u00e0 di approccio e di linea. Si potranno usare degli editorialisti in comune, ma ci saranno caratteristiche peculiari.Restano le cronache regionali separate.<\/p>\n<p>La nostra cultura ha un odore molto torinese, azionista, einaudi-centrica. Portata a Genova, per molti versi non \u00e8 comprensibile.Lo sport, in entrambi i giornali, \u00e8 un\u2019emanazione del luogo dove vengono fatti i giornali. C\u2019\u00e8 un\u2019evidente problema di sovrapposizione a Savona. Insieme vendiamo circa 15 mila copie. Noi 8500-9000, loro 5500-6000 a seconda dei mesi. \u00c8 ridicolo farsi concorrenza quando s\u00ec \u00e8 nella stessa azienda. A Savona i pubblici di lettori sono diversi, lontani tra loro, che spesso sono protagonisti di sfott\u00f2 tra loro. Se a Novara, ad esempio, siamo considerati un giornale comunista, a Savona siamo considerati un giornale conservatore. Ieri ho fatto una lunga chiacchierata con Cassinis per capire come fare sinergia e risparmi senza buttare via tutto, mantenendo sia le copie sia le differenze tra i due quotidiani.<\/p>\n<p>Resta il fatto che sono 15 mila copie su un progetto che vende insieme 280 mila copie. Non \u00e8 che per salvare Savona si possono chiudere Roma, New York e Bruxelles. A Sanremo e Imperia ci sono numeri pi\u00f9 piccoli e il Secolo vende circa 2400 copie.Inoltre \u00e8 il momento di aprire il discorso sulla sostenibilit\u00e0 delle redazioni. La Papa (ndr: Raffaella, era nell\u2019ufficio amministrativo, ora \u00e8 passata a Rcs) aveva un cassetto con i costi delle singole redazioni, dalle spese di mantenimento a quelle per il lavoro, quanto entrava con la pubblicit\u00e0 locale e quante copie erano vendute. Ci sono redazioni in cui lo sbilancio tra costi ed entrate \u00e8 fortemente negativo e Savona \u00e8 tra queste. Siamo rimasti a tenere le province vecchio stile, ma bisogner\u00e0 ragionare se questo modello funziona ancora. Vendiamo pi\u00f9 copie ad Alba, dove non c\u2019\u00e8 la redazione, rispetto a posti dove ci sono redazioni con sei o sette persone. Abbiamo redazioni in posti con decadimento economico, dove la pubblicit\u00e0 sta crollando. Il modello \u00e8 quello di avere due giornali con due identit\u00e0 separate, che condivideranno una serie di pezzi.<\/p>\n<p>Il digitale. Loro hanno una parte di video che prenderanno da noi e si concentreranno sulle tematiche locali. A gennaio presenteremo il piano nei dettagli. Siamo il giornale che ha innovato di pi\u00f9, ma non \u00e8 sufficiente. Sono stato invitato da Google a una specie di convegno con 150 partecipanti, tre giorni di incontri su \u2018dove va\u2019 e \u2018che futuro ha\u2019 l\u2019informazione. Ero stato selezionato per fare una cosina di cinque minuti. Alla fine della tre giorni, il responsabile di Google News si \u00e8 avvicinato a me, dicendomi: \u2018sei stato l\u2019unico che ha pronunciato la parola carta\u2019. \u00c8 un modello di distribuzione che esiste ancora, ma sul quale nessuno mette pi\u00f9 energia e risorse. \u00c8 come una nonna anziana, arteriosclerotica, che si va a trovare, ma le energie le riservi ai tuoi figli, non alla nonna che \u00e8 a casa con la coperta sulle gambe. L\u2019obiezione classica che viene fatta in Italia \u00e8 che sulla carta abbiamo un modello di business, che sul digitale manca. \u00c8 verissimo, nessuno ha creato questo modello di business. Ma la carta \u00e8 come una barca che sta andando a fondo. Abbiamo perso svariate copie, ma siamo il giornale italiano che ha perso meno copie. Tutti hanno perso pi\u00f9 di noi: Corriere della Sera, Repubblica, Secolo, Messaggero. La carta stampata continua a essere usata dalla popolazione anziana e dalla gente romantica.<\/p>\n<p>Su cento di noi, novantacinque non possono stare su quella barca che affonda. Piano piano dobbiamo spostarci su un\u2019altra barca. Fino alla settimana scorsa, ho sempre avuto una convinzione: che, con giornali e televisioni, fossimo noi gli unici attori del giornalismo nel mondo. La percentuale di persone che ho incontrato che fa giornalismo fuori dalle organizzazioni tradizionali, sta crescendo in maniera esponenziale. Questo mi ha fatto venire un discreto mix di illuminazione e angoscia.<\/p>\n<p>Bisogna cambiare il modo di produzione. L\u2019idea \u00e8 di semplificare la lettura ai lettori, semplificare il nostro lavoro, gli spostamenti durante la giornata. Andremo a pagine singole, in modo che i cambiamenti riguardino le singole pagine. Non \u00e8 possibile che spettacoli, cultura e societ\u00e0 chiudano alle 20-21-22 a seconda delle pagine. Si ragioner\u00e0 a compartimenti stagni. Se arriver\u00e0 una cosa di politica, andr\u00e0 a sostituire una cosa di politica.<\/p>\n<p>Servono tempi di chiusura pi\u00f9 ordinati. Se non avvengono cataclismi, non si capisce perch\u00e9 una pagina di cultura e societ\u00e0 non debba chiudere prima delle 18, 19, massimo 20. Terremo aperto per aspettare la fine delle partite, i consigli dei ministri. Ma solo per aspettare quello. Abbiamo speso mezzo milione l\u2019anno di emergenze. Significa che le chiusure costano un milione l\u2019anno. Dobbiamo abituarci a ragionare con grafica e tempi diversi. La grafica prevede pezzi pi\u00f9 brevi e intendiamo usare per il settanta per cento delle pagine master. Non \u00e8 uno status simbolo disegnare le pagine, \u00e8 una cazzata. Ci sono pagine master per tutti i gusti. Ci si concentrer\u00e0 sul disegno di altre pagine, la due e la tre, le pagine di destra dei primi piani, il paginone di sport e dello spettacolo.<\/p>\n<p>Ho letto uno studio spettacolare sulla lettura. Il 75 per cento dei lettori legge la prima colonna, 50% la seconda, il 25% la terza, il 4 per cento arriva in fondo all\u2019articolo. In un giornale bisogna fare pezzi sintetici. Il Buongiorno di Gramellini \u00e8 la cosa pi\u00f9 letta del giornalismo in Italia ed \u00e8 23 righe. Le interviste da una pagina devono essere rarissime\u201d\u00a0Poi il direttore ha attivato una serie di slide in cui ha mostrato la nuova grafica. Non le ho fotografate, quindi mi astengo da esprimere valutazioni<\/p>\n<p>\u00c8 partita la discussione con le redazioni locali. La pi\u00f9 attiva negli interventi telefonici \u00e8 stata (ovviamente, visto che la linea del Piave passa da qui) la redazione di Savona. Dopo qualche reticenza iniziale e le sollecitazioni dei nostri colleghi redattori, il direttore ha risposto sul destino dei collaboratori.<\/p>\n<p>CALABRESI: \u201cI collaboratori dovranno dimostrare di essere essenziali. Personalmente avevo proposto qualche anno fa ai redattori di rinunciare ad alcuni benefit, tra cui la macchina aziendale, e a dimezzare il contributo per l\u2019aggiornamento professionale, per distribuirlo ai collaboratori. Se tutti fossero stati d\u2019accordo, sarei andato dal Cda e avrei chiesto di migliorare le retribuzioni dei collaboratori. Non ho ottenuto risposta\u201d.\u00a0Il direttore ha inoltre annunciato che la settimana prossima sar\u00e0 a Savona un\u2019intera giornata per confrontarsi coi colleghi per affrontare i problemi della fusione.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sito del vate dei giornalisti italiani Franco Abruzzo \u00a0riporta due documenti relativi alla fusione di Stampa e Secolo XIX. 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