Quantcast
“Impacchettare” il Mondo. Christo e Jeanne-Claude a Miradolo

Fino al 16 aprile il Castello di Miradolo ospita la mostra «Christo e Jeanne-Claude. Projects». Sessanta opere, tra disegni e collages, accompagnate da un’ampia sezione di fotografie e di video delle installazioni più famose della celebre coppia protagonista della environmental art.

Colossali sculture urbane e ambientali, installazioni ardite e monumentali eppure effimere, prive di utilità pratica ma finalizzate solo a procurare gioia e bellezza. Con i loro interventi su edifici, monumenti e paesaggi, Christo e Jeanne-Claude hanno contribuito a rivoluzionare il concetto stesso di opera d’arte e del suo processo di realizzazione, adottando tecniche e materiali innovativi in una continua sperimentazione. Gli “impacchettamenti” su larga scala che li hanno resi celebri non erano semplici velamenti, bensì metamorfosi architettoniche.

A poco più di due anni dalla scomparsa di Christo, il Castello di Miradolo ospita fino al 16 aprile la mostra «Christo e Jeanne-Claude. Projects». Curata da Francesco Poli, Paolo Repetto e Roberto Galimberti, con il coordinamento generale di Paola Eynard e in collaborazione con la Christo and Jeanne-Claude Foundation di New York, la mostra omaggia una delle più famose coppie della storia dell’arte presentando circa 60 opere, tra disegni e collages, accompagnate da un’ampia sezione fotografica e dalla proiezione dei video delle loro installazioni più famose.

Christo and Jeanne-Claude
The Pont Neuf Wrapped, Paris, 1975-85
Photo: Wolfgang Volz
© Christo and Jeanne-Claude Foundation

Si incontrarono nella Parigi del 1958. Erano nati lo stesso giorno, il 13 giugno del 1935. Lui bulgaro, al secolo Christo Vladimirov Javacheff, fuggito dopo lo scoppio della rivoluzione ungherese, prima a Vienna quindi in Francia, dove per sopravvivere dipingeva ritratti di ricche signore della buona società.  Lei franco-marocchina, ex hostess dell’Air France, cresciuta in una famiglia di militari. Nel 1961 iniziano a collaborare artisticamente ed erigono un muro di barili di petrolio, “Wall of Oil Barrels – The Iron Curtain”, che blocca Rue Visconti, una delle strade più strette di Parigi, in segno di protesta contro la costruzione del Muro di Berlino Nel 1964 si trasferiscono a New York, dove vivranno e lavoreranno insieme per 56 anni (Jeanne-Claude muore il 18 novembre 2009, Christo il 31 maggio 2020).

Tra le loro opere più famose c’è sicuramente il “Wrapped Reichstag” (1995), l’impacchettamento dello storico palazzo del parlamento tedesco a Berlino, frutto di un travagliato processo di approvazione durato oltre due decenni. La facciata, le torri e il tetto sono stati ricoperti con 100mila metri quadrati di tessuto in polipropilene color alluminio legati con ben 16,6 chilometri di corde blu. Il lavoro è stato compiuto da 70 alpinisti professionisti e da 120 operai installatori. Dieci anni prima il “The Pont Neuf Wrapped” ebbe come protagonista il più antico ponte di Parigi, che grazie all’impacchettamento venne ad acquisire una nuova dimensione scultorea, seppur per soli 14 giorni. Ma grande risonanza a livello mondiale ebbero anche “Surrounded Islands” (1983) nella Biscayne Bay di Miami, con 11 delle isole situate nella baia furono circondate da oltre 600mila metri quadrati di tessuto fluttuante in polipropilene rosa che ricopriva la superficie dell’acqua, e “The Gates” (2005), un cammino lungo 37 chilometri a Central Park, a New York, con 7.503 “cancelli” alti quasi 5 metri e distanti tra loro circa tre metri e mezzo.

Intenso fu anche il rapporto tra Christo e Jeanne-Claude e l’Italia. Merito di Achille Bonito Oliva che nel 1974 li invitò a Roma dove coprirono con tessuto di polipropilene ben 250 metri delle Mura Aureliane (The Wall-Wrapped Roman Wall). Nel nostro Paese impacchettarono anche una torre medievale e la Fontana del Mascherone del XVII secolo in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1968 (Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower), quindi, due anni dopo, fu la volta dei due dei principali monumenti scultorei di Milano, quello di Vittorio Emanuele II in piazza del Duomo e quello di Leonardo da Vinci in piazza della Scala. Nel 1998 Palazzo Bricherasio dedicò loro un’importante mostra e per l’occasione avvolsero con teli lo scalone della storica dimora nel centro di Torino.

Christo
The Floating Piers, Project for Lake Iseo, ltaly
2015
© Christo and Jeanne-Claude Foundation

Nel 2016, ecco “The Floating Piers”: per 16 giorni il Lago d’Iseo è stato reinventato grazie a centomila metri quadrati di tessuto giallo dalia scintillante, fissati a un sistema modulare di pontili galleggianti composto da 220mila cubi di polietilene ad alta densità, che ondeggiavano con il movimento dell’acqua, appena sopra la superficie del lago.

Tra le opere più suggestive documentate nella mostra a Miradolo, “Valley Curtain” (1972) a Rifle in Colorado, un grande telo arancione disteso come una immensa diga tra gli estremi di due colline, che richiese 28 mesi di preparazione e durò solo 28 ore poiché forti raffiche di vento resero necessaria una tempestiva disinstallazione; il “Running Fence” (1976) in California, un sinuoso nastro di luce formato da un’alta “recinzione” di nylon bianco che seguiva l’andamento delle colline per poi scomparire, immergendosi nell’oceano Pacifico, a Bodega Bay; “The Umbrellas” (1991), 3.100 ombrelli alti 6 metri e con un diametro di circa 8,5 metri, aperti Ibaraki (Giappone) e in California (Los Angeles).

Christo and Jeanne-Claude in his studio with preparatory works for Surrounded Islands, New York City, 1981
Photo: Bob Kiss
© Christo and Jeanne-Claude Foundation

Due ampie sezioni della mostra creano un ideale confronto tra il pensiero di Christo e Jeanne-Claude e le opere di artisti del Nouveau Réalisme (Man Ray con “Enigma II”, un pacco legato e fotografato che propone un oggetto nascosto, quindi César, Yves Klein e Mimmo Rotella) e della Land Art (Richard Long, Giuseppe Penone, Ólafur Elíasson, le fotografie originali di Gianfranco Gorgoni). Dei primi condivisero l’ambiente culturale parigino, senza essere formalmente membri del movimento, rispetto al secondo preferivano definirsi environmental artist. A differenza degli esponenti della Land Art americana, che hanno privilegiato lontani territori desertici incontaminati e difficilmente raggiungibili, Christo e Jeanne-Claude hanno sempre voluto realizzare le loro opere in luoghi facilmente accessibili, anche nel caso degli interventi in spazi naturali. La componente fondamentale dei loro progetti era la presenza umana in forma di rapporto che una comunità di individui sviluppa con il contesto in cui vive e al contempo di interazione e coinvolgimento diretto nella creazione dei progetti stessi.

Christo and Jeanne-Claude
Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972-76
Photo: Jeanne-Claude
© Christo and Jeanne-Claude Foundation

Tutte le opere ambientali di Christo e Jeanne-Claude sono state interamente finanziate dagli artisti stessi, attraverso la vendita dei disegni preparatori, collage e modelli in scala.

http://www.fondazionecosso.com

Emanuele Rebuffini

Christo
Wrapped Monument to Vittorio Emanuele, Project for Piazza del Duomo, Milano
1970
© Christo and Jeanne-Claude Foundation

Commenta su Facebook

qu-pi-newsletterVi  è piaciuto questo articolo ? Iscrivetevi alle newsletter di Quotidiano Piemontese per sapere tutto sulle ultime notizie,
Se vi piace il nostro lavoro e volete continuare ad essere aggiornati sulle notizie dal Piemonte, andate alla nostra pagina su Facebook e cliccate su "Like".
Se preferite potete anche seguirci sui social media su Twitter , Google+, Youtube
Ora potete anche essere aggiornati via Telegram

TAGS: , , , ,