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Monumentali e poetiche: le sculture di Tony Cragg alla Venaria

Fino all’8 gennaio 2023 la Reggia di Venaria ospita dieci monumentali sculture dell’artista inglese Tony Cragg, che analizza le molteplici relazioni esistenti tra l’essere umano e l’ambiente, dialogando con gli spazi razionali del parco e con l’architettura barocca della dimora sabauda.

Dieci sculture monumentali, mosse e sinuose, astratte e biomorfe, fluide ed organiche, si fondono con il paesaggio barocco della Reggia di Venaria. Fino all’8 gennaio 2023 il complesso sabaudo ospita una selezione di opere create tra il 1997 ed il 2021 da Tony Cragg, uno degli artisti contemporanei  più affermati al mondo. Nato a Liverpool nel 1949, Cragg vive e lavora in Germania, a Wuppertal, dove ha realizzato un grande parco di sculture.

Poetiche e spiazzanti, le dieci grandi sculture, che paiono modellate su un gigantesco tornio di vasaio, sono realizzate utilizzando svariati materiali e differenti tecniche (bronzo, legno, fibra di vetro ed acciaio) e sono collocate nella Corte d’Onore, nel parco della Reggia e nell’atrio delle Scuderie Juvarriane.

Tra queste, le totemiche “Runner”, “Senders” ed “Elliptical”,  l’antropomorfa “Manipulation”, mentre “Outspan” pare ricordare una conchiglia fossile.

Il lavoro di Tony Cragg analizza le molteplici relazioni esistenti tra l’essere umano e l’ambiente, che per Cragg include sia sistemi geologici e microbiologici sia contesti urbani e industriali. Il punto focale del suo operare artistico è incentrato su un incessante processo di esplorazione delle possibilità del materiale e di rimodellamento del mondo che ci circonda. Muovendo dalla convinzione che “ci sono molte più cose che non esistono di quelle che esistono”, per Cragg la scultura è un metodo per aprire questo potenziale a nuove forme e significati, ai sogni e ai linguaggi ad essi associati.

Le opere di Tony Cragg sembrano così dialogare perfettamente con le installazioni e le opere in bronzo del “Giardino delle Sculture Fluide” di Giuseppe Penone e con le sei gigantesche lastre di granito nero dell’opera “Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più” di Giovanni Anselmo.

www.lavenaria.it

Emanuele Rebuffini

 Foto: Pino Dell’Aquila

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