{"id":4995,"date":"2020-03-29T06:14:21","date_gmt":"2020-03-29T06:14:21","guid":{"rendered":"http:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/cabiria\/?p=4995"},"modified":"2020-03-29T06:14:21","modified_gmt":"2020-03-29T06:14:21","slug":"echo-amikam-kovner-assaf-snir-take-care-itamar-giladi-vincono-torino-underground-cinefest","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/cabiria\/echo-amikam-kovner-assaf-snir-take-care-itamar-giladi-vincono-torino-underground-cinefest\/","title":{"rendered":"Echo, di Amikam Kovner e Assaf Snir, e Take care, di Itamar Giladi, vincono il Torino Underground Cinefest"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 appena conclusa la settima edizione del Torino Underground Cinefest, ideato e diretto dal regista Mauro Russo Rouge, affiancato da Annunziato Gentiluomo e Matteo Valier, e realizzato <!--more-->dalle associazioni ArtInMovimento e SystemOut. Come annunciato, nonostante la versione special in streaming sulla piattaforma italiana Indiecinema e su MYMOVIESLIVE, le giurie hanno fatto il loro lavoro decretando, nelle due categorie in concorso, lungometraggi e cortometraggi, rispettivamente come Miglior Film \u201cEcho\u201d di Amikam Kovner e Assaf Snir e \u201cTake care\u201d di Itamar Giladi, che hanno ricevuto i premi in denaro.<\/p>\n<p>La Giuria dei Lungometraggi, composta da Fabrizio Odetto (Presidente), Alessandro Amato, Davis Alfano, Paolo Armao, Laura Salvai e Alessio Brusco, ha motivato la sua scelta dicendo che \u201cEcho \u00e8 il riflesso frammentato di un peccato antico (il tradimento) che viene qui affrontato con estrema originalit\u00e0 e delicatezza, attraverso una narrazione fatta di immagini e suggestioni simboliche, fortemente metaforiche, in cui i personaggi sono avvolti da una penombra emotiva che li spinge a comunicare in maniera indiretta e differita.<\/p>\n<p>La sceneggiatura \u00e8 di gran pregio, come sublime \u00e8 la scrittura dei personaggi, cos\u00ec ben caratterizzati ed equilibrati, sul bilico delle loro vite.<\/p>\n<p>La regia, armoniosa ed elegante, non risulta mai invadente e non ha paura dei silenzi.<\/p>\n<p>Una storia potente, carica di un malinconico senso di irrisolto; un mosaico di istantanee in cui ogni tassello alla fine si incastra perfettamente, conducendoci verso una crudele, sublime verit\u00e0, di fronte alla quale non possiamo fare a meno di interrogarci\u201d.<\/p>\n<p>La Giuria dei Cortometraggi formata da Annunziato Gentiluomo, Armand Rovira, Nicolas Gauthier, Stefano Semeria, Andrea Morghen, Roberto Vietti, Raimondo Livolsi, Guglielmo Francavilla, Jacopo Schieda, Luca Del Fuego Confortini e Carlo Conversano, motivano tale scelta sostenendo che \u201cTake care\u201d \u00e8 \u201cun film crudo di grande complessit\u00e0 tematica e di notevole tensione emotiva: si intrecciano in s\u00e9 i temi dell\u2019immigrazione, della sanit\u00e0, dei rapporti famigliari in un\u2019America che \u00e8 crocevia di culture e in cui i diritti non sono certo uguali per tutti.<\/p>\n<p>Un film drammatico che in un tempo breve racconta le criticit\u00e0 della vita dei Chicanos, manifestandosi sociale e politico senza necessariamente volerlo essere.<\/p>\n<p>La disperazione trascina il protagonista a infrangere le regole, ma il rimorso lo trattiene dall\u2019atto finale del crimine. \u00c8 l\u2019attitudine del personaggio, la sua bont\u00e0 d\u2019animo, a emergere da una deviazione morale inesorabile, annunciata e delineata. Nonostante ci\u00f2 non viene premiato, forse perch\u00e9 ha girato le spalle ai suoi principi e alla sua fede, vendendo al banco dei pegni la sua croce d\u2019oro, e perch\u00e9 non ha creduto nella possibilit\u00e0 di un aiuto da parte dell\u2019altro, caricandosi su di s\u00e9 il peso di tutta la situazione, legittimando con orgoglio la sua condizione di immigrato. In questo retro-front, ritroviamo una luce inaspettata, una sua rinascita, una sua liberazione. Il climax \u00e8 raggiunto dal finale reso magistralmente dall\u2019israeliano Itamar Giladi nel primissimo piano del protagonista che ricorda lo stile del regista Martin Scorsese nella scena cult di Mean streets.<\/p>\n<p>Dal punto di vista tecnico \u00e8 un prodotto veramente notevole, in cui sono rintracciabili una consapevolezza registica, un uso eccellente della fotografia e del suono e un impianto narrativo caratterizzato da implicazioni storiche e personali che vanno ben oltre la pellicola e che la avvicinano alle logiche di un lungometraggio.<\/p>\n<p>Take care non \u00e8, dunque, un lavoro di comunit\u00e0 o un lavoro pro o anti-migrante, ma vuole mostrare solo (ed \u00e8 molto) che nulla &#8211; n\u00e9 le difficolt\u00e0, n\u00e9 l\u2019avidit\u00e0, n\u00e9 il pianto, n\u00e9 la vittimizzazione, n\u00e9 la paura e nemmeno il senso di colpa &#8211; sono all\u2019altezza dei valori\u201d.<\/p>\n<p>Rimanendo tra i lungometraggi, la Giuria ha assegnato il premio come Miglior regia a Ton Van Zandvoort (\u201cSheep Hero\u201d), sostenendo che \u201cRendere accattivante un documentario \u00e8 un\u2019impresa piuttosto ardua\u2026 La regia di Ton Van Zantvoort ci riesce in modo superlativo!<\/p>\n<p>La cura per la composizione delle inquadrature rende ogni frame un delizioso dipinto bucolico. La presenza della macchina da presa non risulta mai invadente, riuscendo a dare al pubblico l\u2019illusione di trovarsi davvero l\u00ec, in quel preciso momento, assieme ai personaggi (e alle pecore) che popolano questo spaccato di realt\u00e0 campestre, incorniciato in una composizione fotografica \u201cframe as canvas\u201d mai fine a se stessa.<\/p>\n<p>Per la sensibilit\u00e0 e la profondit\u00e0 con cui affronta il conflitto tra tradizione e innovazione, tra sogno e realt\u00e0, tra sicurezza e libert\u00e0, tra vita personale e vita sociale, tra mondo interno e mondo esterno, tra semplicit\u00e0 e complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Per l\u2019intelligenza nell\u2019uso semantico duplice del gregge: come gregge reale, fisico, da seguire attraverso i grandi spazi della natura, guidati dai migliori ideali, e come gregge metaforico a cui conformarsi, sacrificando ogni desiderio di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Per il magistrale utilizzo dell\u2019artificio cinematografico, ben mascherato, quasi invisibile nel raccontare con sguardo discreto una storia necessaria che proietta e immerge lo spettatore nella crudelt\u00e0 della condizione umana.<\/p>\n<p>Una storia in cui ogni sentimento emerge cristallino, spontaneo, sincero, Autentico al limite del commovente!\u201d<\/p>\n<p>La Giuria decreta come Miglior Attrice Ya\u00ebl Abecassis (nel ruolo di Ella in \u201cEcho\u201d), \u201cper la classe e la maturit\u00e0 della sua interpretazione, fulcro e cardine su cui poggia l\u2019intera narrazione e intorno a cui ruotano e si arricchiscono di senso tutte le altre caratterizzazioni.<\/p>\n<p>Per l\u2019eleganza e il talento con cui riesce ad esprimere sottilmente il duplice dramma di una donna che si trova, da una parte, a ferire il cuore dell\u2019amato, e dall\u2019altra a patire la sordit\u00e0 emotiva che da esso scaturisce e che sta alla base del suo gesto, incarnando al contempo il ruolo di carnefice e di vittima sacrificale.<\/p>\n<p>Il mondo interiore del suo personaggio si rivela lentamente, rendendo sempre pi\u00f9 concreto e meno evanescente l\u2019eco della sua storia, portandoci a concludere che nel tradimento non esiste chi vince e chi perde, chi ha colpa e chi ha ragione, come non esistono la verit\u00e0 e la menzogna\u2026<\/p>\n<p>Esistono soltanto anime fragili che si spera possano trovare nei propri errori la forza e il coraggio di sublimare la loro umanit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Il Miglior Attore \u00e8, invece, Adar Hazazi Gersch (nel ruolo di Eden in \u201cDoubtful\u201d) \u201cper aver accompagnato con efficacia lo spettatore nell\u2019esplorazione del disagio interiore, delle difficolt\u00e0 relazionali e della rabbia di un giovane problematico con tendenze autodistruttive che, nonostante la sua incapacit\u00e0 emotiva di fidarsi ed affidarsi, \u00e8 in cerca di un riscatto.<\/p>\n<p>Un\u2019interpretazione straordinariamente equilibrata e intensa, mai sopra le righe che traccia un sottile confine tra Finzione e Verit\u00e0.<\/p>\n<p>La recitazione di Adar trova il suo punto di forza nella repressione coatta di ogni sentimento empatico; la sospensione emotiva che deriva dal \u201cnon detto\u201d porta alla luce la dirompente sofferenza psicologica e il grido d\u2019aiuto inespresso del suo personaggio\u2026<\/p>\n<p>Come una miccia silenziosa, la sua anima brucia lentamente verso l\u2019epilogo, in cui passioni e turbamenti trovano finalmente il loro potente, catartico sfogo!\u201d<\/p>\n<p>La Giuria dei Lungometraggi assegna la propria Menzione Speciale ad Adnan Omerovi\u0107 (attore protagonista e co-sceneggiatore in \u201cMajnuni\u201d) con tale motivazione: \u201cLa poetica visionaria che scaturisce dalla scrittura e dalla diretta interpretazione di Omerovi\u0107 ha sullo spettatore un effetto ipnotico e straniante che merita un giusto riconoscimento.<\/p>\n<p>La straordinaria potenza del linguaggio onirico, unita alla lucida, destabilizzante follia che brilla negli occhi del protagonista, rendono questa singolare e affascinante opera indipendente degna di arrivare all\u2019attenzione del grande pubblico\u201d.<\/p>\n<p>Nella sezione cortometraggi, la Giuria ha assegnato il premio come Miglior regia in ex-aequo a Konstantina Kotzamani (\u201cElectric Swan\u201d) e a Marie Losier (\u201cFelix in Wonderland\u201d), due donne.<\/p>\n<p>Rispetto alla regista Kotzamani, cos\u00ec viene motivata la scelta: \u201cla composizione onirica e surreale \u00e8 diretta magistralmente da Konstantina Kotzamani che offre uno sguardo verticale sui rapporti di classe. Emerge cos\u00ec uno spaccato sociale evidente dove ogni personaggio \u00e8 cristallizzato in una maschera e recita un ruolo predeterminato. Nel grande schermo assistiamo a movimenti stereotipati di burattini che agiscono in uno scenario che via via si fa sempre pi\u00f9 grottesco e che sono sapientemente orchestrati dalla regista. \u201cElectric Swan\u201d, in sintesi, \u00e8 un\u2019eccellente espressione registica di realismo magico\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece la regista Losier, la Giuria sostiene che \u201cdirige con acume e tecnica questo documentario che esplora il mondo del musicista dadaista Felix Kubin. Colpisce il prodotto nella sua globalit\u00e0 che si esprime in un caleidoscopio di colori, suoni, sperimentazione e ricerca musicale. Un lavoro tecnicamente impressionante, frutto della perfetta sinergia con A\u00ebl Dallier Vega che ha gestito con empatia il montaggio, un lavoro che mette al centro lo stesso Felix, artista a tutto tondo, che si fa dirigere con naturalezza, esprimendo se stesso e ci\u00f2 in cui crede.<\/p>\n<p>Una regia immersiva che coniuga genialit\u00e0, contenuti di musica elettronica, storia della musica e fisica quantistica, ed eccessi. Stupefacente!\u201d<\/p>\n<p>La Miglior Attrice \u00e8 Linde Van Der Storm (\u201cTill the end of the world\u201d) poich\u00e9 \u201c\u00e8 dotata di quell\u2019espressivit\u00e0, di quegli sguardi intensi e di quella gestualit\u00e0 rintracciabili in un\u2019attrice ben levigata e che ha alle spalle un\u2019importante carriera. La sua \u00e8 un\u2019interpretazione superlativa e convincente da tutti i punti di vista. Il rapporto tra padre e figlia non tralascia nulla all\u2019azione performativa attorale, ma \u00e8 verit\u00e0 assoluta: sono padre e figlia. La bambina offre un repertorio di sfumature, umanit\u00e0 di un\u2019infanzia forzata a una crescita rapida per la situazione di isolamento e incertezza in cui vive. Nel suo amore incondizionato per il padre, desidera affetto, ma si prende cura di lui, palesando un\u2019evidente capacit\u00e0 di entrare in sintonia con la situazione in cui si trova\u201d.<\/p>\n<p>Il Miglior Attore \u00e8 invece Denis Lavant (\u201cThe Figurant\u201d) che \u201cha dimostrato in quasi quarant\u2019anni di carriera di sapersi muovere agevolmente fra i ruoli pi\u00f9 disparati grazie a una fisicit\u00e0 unica e tipicizzata. In \u201cFigurant\u201d lui \u00e8 tutto: \u00e8 il focus di questo cortometraggio distopico e ne \u00e8 il motore.<\/p>\n<p>Il suo \u00e8 un personaggio beckettiano senza voce e tormentato, una figura a tratti grottesca e totalmente alienata, trascinata dagli eventi. Incarna il cosiddetto clown bianco che viene spinto in scena, trasportato inerme dagli accadimenti: \u00e8 realmente una comparsa e non il protagonista delle azioni.<\/p>\n<p>Ogni suo movimento, ogni suo aspetto, ogni suo atomo rivelano, difatti, intenzioni antagonistiche tra uno spirito pronto a giocare e un corpo di sensibilit\u00e0 animale troppo lento per partecipare a questo gioco di ruolo, di cui \u00e8 un burattino\u201d.<\/p>\n<p>La Giuria dei Cortometraggi assegna una Menzione Speciale a \u201cTattoo\u201d di Farhad Delaram, corto che \u201cimpone ai nostri occhi un labirinto di ipocrisia sociale nel quale lo spettatore attiva naturalmente un processo di immedesimazione che lo porta a voler quasi entrare in scena e scuotere la protagonista o difenderla dalle ingiuste aggressioni che subisce. La donna \u00e8 una vittima di una societ\u00e0 per la quale \u00e8 solo subdolamente libera: tale mancanza di libert\u00e0 viene riprodotta simbolicamente dagli ambienti in cui si consuma l\u2019azione, tutti talmente chiusi da far vivere anche a chi guarda un senso di forte claustrofobia. Contro questi si scaglia la protagonista che arriva a tatuare se stessa sulla mano, come atto di ribellione alla sua costrizione culturale. Fotografia, suoni, location e colori partecipano al dramma in una manifestazione puntuale di una ricca semplicit\u00e0 capace di muovere contrastanti emozioni e di esprimere, attraverso la storia vera di Dena Rassam, una chiara critica sociale inerente ai diritti della donna\u201d.<\/p>\n<p>Il Premio del pubblico \u00e8 andato al documentario sociale \u201cDentro il collettivo\u201d di Lorenzo Melegari, un appassionante viaggio sul confine incerto tra legalit\u00e0 e giustizia.<\/p>\n<p>Il Premio come Miglior Sound Designer \u00e8 stato conferito da Paolo Armao a \u201cEasy does it\u201d (di Will Addison &#8211; Sound Designer: Ben Sellers), \u201cper la grande attenzione dedicata al concept sonoro che pu\u00f2 rivelarsi un omaggio al timbro sonoro dello \u201cSpaghetti Western\u201d.<\/p>\n<p>Il montaggio del suono regala ritmo alla scena, contribuendo a rappresentare il mondo surreale dei due personaggi principali\u201d.<\/p>\n<p>Davis Alfano, invece, assegna il Premio come Miglior Fotografia a \u201cOlma Djon\u201d (di Victoria Yakubov &#8211; Fotografia: Iskander Narymbetov) \u201cper aver trasformato una natura intatta e un paesaggio metafisico, con immagini che mostrano con chiarezza il conflitto dei personaggi, indicando attraverso la figura del padre le difficolt\u00e0 nascoste in ogni essere umano\u201d.<\/p>\n<p>La Menzione ArtInMovimento Magazine viene attribuita a \u201cMare\u201d di Guille V\u00e0zquez, \u201cun film poetico, delicato, dal grande valore simbolico che riesce a ritrarre il disagio psichico con pennellate speciali in cui si sovrappongono la verit\u00e0 percepita e quella oggettiva. Sette minuti tecnicamente convincenti con una fotografia e una colonna sonora impressionanti, in cui si distingue la dedizione del figlio per la madre\u201d.<\/p>\n<p>Gli allievi della classe 4AGC dell\u2019I.I.S. Giulio Natta di Rivoli conferiscono il loro Premio a \u201cRood\u201d di Falko Jakob per \u201cla trama emozionante e soprattutto per l\u2019ottima opera del sound designer che ha saputo trasmettere emozioni e immergere il pubblico attraverso la colonna sonora. Notevole il lavoro di post-produzione e il montaggio, bella la fotografia e bravo l\u2019attore che \u00e8 riuscito ad entrare nel ruolo veicolando quella suspense propria del genere horror\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE cala il sipario anche su questa speciale edizione del Torino Underground Cinefest senza amaro in bocca. Ci siamo messi alla prova e in un gioco di trasformismo abbiamo realizzato una versione streaming di cui sono veramente orgoglioso. I numeri hanno dimostrato che l\u2019esperimento \u00e8 riuscito e che il nostro \u201cnon arrenderci\u201d \u00e8 stato premiato. Stiamo lavorando per la prossima edizione che sar\u00e0 sicuramente di otto giorni\u201d, dichiara Mauro Russo Rouge, direttore artistico del TUC.<\/p>\n<p>Si ricorda che i mediapartner del settimo TUC sono stati ArtInMovimento Magazine (che ha curato anche l\u2019ufficio stampa), MYmovies, Italia Che Cambia, Piemonte Che Cambia, CameraLook, Movieplayer, Nocturno, Sentieri Selvaggi, Psychofilm, La Settima Arte e TorinOggi; i partner tecnici sono MYMOVIESLIVE, Indiecinema, Forword ed Event Horizon; mentre i partner culturali sono BIMED &#8211; Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo -, Ambrosio Cinecaf\u00e9, CineTeatro Baretti, I.I.S. Bodoni-Paravia di Torino e I.I.S. Giulio Natta di Rivoli (TO).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 appena conclusa la settima edizione del Torino Underground Cinefest, ideato e diretto dal regista Mauro Russo Rouge, affiancato da Annunziato Gentiluomo e Matteo Valier, e realizzato<\/p>\n","protected":false},"author":34,"featured_media":4996,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[1281],"class_list":["post-4995","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-festival","tag-torino-underground-cinefest"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Echo, di Amikam Kovner e Assaf Snir, e Take care, di Itamar Giladi, vincono il Torino Underground Cinefest - Cabiria<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Torino Underground Cinefest\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/web.quotidianopiemontese.it\/cabiria\/echo-amikam-kovner-assaf-snir-take-care-itamar-giladi-vincono-torino-underground-cinefest\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Echo, di Amikam Kovner e Assaf Snir, e Take care, di Itamar Giladi, vincono il Torino Underground Cinefest - 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