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Samsung Galaxy S4: lo stallo degli smartphone

18 marzo 2013 | ,

Sembra che anche le tecnologie stiano sentendo la crisi di valori. Non che se ne facciano un cruccio, ma anche i grandi produttori più ottusi annusano l'aria e sembrano accorgersi di alcuni fattori, sebbene in ritardo, come quello della familiarità e dell'amichevolezza, in due parole della “semplicità efficace” dei loro prodotti.

I tre modelli di punta del momento: Galaxy S, HTC One e iPhone

 

L'altra notte – ora italiana – Samsung ha presentato il “nuovo” Galaxy della serie S. Di che cosa si tratta… Come abbiamo avuto modo di commentare nella Pagina Facebook di Userfriendly (che invito tutti gli interessati agli aggiornamenti rapidi a visitare in quanto commenti e notizie veloci vengono riportate lì per riservare questo spazio alle riflessioni più articolate) altro non è che il solito adeguamento del modello alle novità del periodo.

Ogni produttore sta caratterizzandosi sempre più per alcune caratteristiche distintive. In questo momento, accanto ad alcuni marchi storici come Nokia che punta molto sull'immagine oltre che sulla quasi-esclusiva del sistema operativo di Microsoft e Sony che spicca per scelte estetiche, quello che distingue i modelli di punta degli Smartphone principali in commercio è, oltre al sistema operativo adottato (bisogna ricordarlo, in tutti i casi derivato da UNIX-POSIX e, euro più, euro meno. tutti attorno ai 700€ almeno di listino – che per alcuni con il passare dei mesi diventano decisamente più flessibili alle offerte in stock), è l'approccio al cliente. In questo momento i più interessanti oltre al classico di riferimento di Apple sono indubbiamente lo One di HTC che si conferma un punto di riferimento della reingegnerizzazione dell'esperienza utente e l'esordio ancora acerbo ma decisamente ripartito al massimo di Blackberry.

Quello di Samsung si conferma tutto muscolare. Alta tecnologia, alta potenza. A questo “tutto-più”, occorre dirlo, non corrispondono spesso gli stessi risultati. I processori molto più potenti della coreana è l'alta quantità di RAM non impediscono che poi la memoria libera sia inferiore a quella del più ridotto smartphone di Apple che finisce per offrire un ritorno di efficacia più rapido con un motore meno esasperato ed un consumo di batteria più ragionevole di quello del più muscoloso Galaxy con tanto di programmi aggiuntivi volti a inibire proprio i tanti servizi di cui il telefono si fa forte. Prova ne sia che probabilmente i prossimi Note (e immagino non solo) abbandoneranno il display Super Amoled per monitor più semplici e reattivi allo stilo, ma anche meno affamati di energia.

Le innovazioni introdotte nel nuovo Galaxy sono tante, ma quante ci servono veramente?

Ad esempio, con lo Smart Scroll, per fare scorrere le immagini sullo schermo non occorrerà più toccarlo: basterà scimmiottarne il gesto a una certa distanza. Ma quanto distante e soprattutto quanti gesti incidentali dovrà imparare ad evitare, visto che sono già spesso a litigare con i miei Galaxy proprio perché “prendono” dei comandi involontari proprio a causa degli eccessivi pulsanti e funzioni dello schermo?

Poi, a farci sospettare della privacy si aggiunge un altra funzione, la “S Health” che monitora il nostro stato fisiologico per favorire la nostra indole all'ipocondria – come se non ce ne fosse già abbastanza.

Ancora, “S Translator” consente la traduzione istantanea di testi o messaggi vocali in e-mail, sms e ChatOn, ma qui conta poco il telefono visto che tutti i traduttori attingono a motori on line ben lungi dalla perfezione, visto che quando provo ad utilizzarli con il mio massaggiatore cinese, lui non capisce nulla di quello che dico io e io mi ritrovo delle espressioni surreali decisamente grottesche e prive di significato per quel che dice lui.

Infine abbiamo la chiacchieratissima Samsung Smart Pause in grado di rilevare le espressioni del viso, la voce e i movimenti: lo schermo si muove con gli occhi e va in stand-by nel momento in cui lo sguardo si allontana. Personalmente sento già echeggiare reazioni adirate degli utenti simili a quelle rivolte frequentemente ai GPS nelle auto: «Ma chi ti ha detto di fare così: fatti i c**** tuoi!».

Tutti giocattoli che faranno la felicità di quelli che inventeranno i software per escluderli.

Sul fronte hardware, sarà sempre più difficile distinguerlo con il modello precedente, non fosse per quello 0,2 pollici di differenza dello schermo, il mezzo millimetro di spessore in meno e i 3 grammi di leggerezza in più e il vetro Gorilla giunto alla terza versione.

Potremo divertirci ad avere sullo stesso spazio l'immagine della telecamera davanti e di quella di dietro (che raggiungono i venerabili – e affamatissimi – 2,5 e 13 megapixel di definizione full HD) o condividere la musica – che ascoltiamo sempre meno – in wi-fi.

Venderà questo Galaxy? Lo farà, certo, almeno quello che serve per compensare il record storico di spesa in pubblicità (401 milioni di dollari nei soli USA contro i sempre rispettabili 333 milioni di dollari investiti da Apple) e i 150 milioni di euro spesi per il solo lancio di questo modello.

Blackberry Z10

 

A quelli come me che resistono senza il benché minimo sforzo con dei “vecchi” e sempre gagliardi prodotti che si rifiutano di tradirci perché noi li rispettiamo evitando di inquinarli con fesserie infantili che cosa ci cambierà questo Samsung Galaxy S 4: probabilmente la conseguenza di essere costretti a subirci l'illustrazione di tutte le sue meraviglie da parte del solito amico che non ne poteva fare a meno e nulla più. A quelli che invece sono costretti per una ragione o per l'altra a comprare o a cambiare Smartphone in un momento di transizione come questo (probabilmente per degli Smarphone “maturi” e diversi dagli attuali occorrerà aspettare almeno un annetto), forse delle buone offerte sui modelli più vecchi, ma se dovessi comprarne uno di nuovo forse aspetterei l'uscita definitiva di HTC One mentre troverei il coraggio per sperimentare Blackberry Z10. Forse. …ma meno male che non ne ho bisogno 😉

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P.S.: Se disponi di uno Smartphone, ma soprattutto un Tablet o un Phablet compatibile con Flipboard, da Aprile potrai anche leggere il Magazine Digest Userfriendly .

I nuovi Blackberry

9 febbraio 2013 | , ,

In questo periodo non ci sono state grandi novità per questo il vostro hi-tech Lucignolo sarà alquanto sintetico (anche perché sto scrivendo con una non troppo indicata tastiera di smartphone – perché proprio di questo tipo di oggetto vi voglio parlare.

È stato reso disponibile, per ora solo in Nord-America e in Regno Unito il nuovo BlackBerry Z10. Si tratta di uno smartphone touch screen cui è stata affiancata una versione con tastiera per i nostalgici di Perls e Bold.

Il telefono in sé è carino, dal look molto vicino a quello dell’iPhone, e ha tutto quello che serve “baiterz” in più o in meno.

Quello che colpisce infatti non è la costruzione, ma il sistema operativo. Chi scrive è fra quelli che non ci avrebbero messo un centesimo sulla ripresa di RIM e sull’ennesimo OS generato dal solito Open Source. Qui, a dire il vero, è stata scelta QNX, una distribuzione molto originale che chi ha smanettato un po’ con le distro simil-UNIX ha potuto apprezzare per le doti essenziali di sobrietà, potenza, velocità ed economia di risorse anche prima che fosse acquisita da RIM due anni e mezzo fa.

I miei dubbi nascevano soprattutto da una certa insoddisfazione nei confronti della discontinuità e della solita abborracciatura dei Linux-derivati come Android.
Qui bisogna dire che tutto inclina per essere diverso. RIM ha lavorato veramente bene, soprattutto per avere avuto a che fare con una prima release che fin da subito si presenta per qualità dopo iOS e Windows Phone con persino buone opportunità di concorrere con il tempo per le prime posizioni. I ritocchi attesi sono ancora molti, soprattutto nel browsing, ma molto migliori delle prime versioni di tutti gli altri. La grande carenza al momento e nonostante le promesse è la disponibilità di App di valore e soprattutto curate. Anche qui non si potevano fare miracoli prima che il prodotto fosse rilasciato. Determinante sarà il prezzo di promozione, perché ci vuole sempre un certo coraggio ad acquistare un qualsiasi prodotto nuovo e inedito.

Il nuovo CEO della casa canadese, il coraggioso Thorsten Heins, ha dimostrato di avere idee chiare ed efficaci e di essere la persona che lavora in maniera più vicina per originalità e determinazione a Steve Jobs.

Per i dettagli sul prodotto non ho inserito volutamente neppure una foto preferendo rimandarvi alla perfetta come al solito videorecensione di Andrea Galeazzi su Telefonino.net, prodiga di dettagli e test.

Presto sarà interessante vedere le proposte del nostro mercato che non dovrebbero risultare altro che aggressive, specie dal canto di Wind e di 3.

Molte sono infatti le imprese che, diversamente dall’amministrazione australiana passata a iOS, non hanno abbandonato le piattaforme server di BB, anche in ragione delle spending review aziendali, e i canadesi possono essere in tempo per recuperare ancora una buona fetta di clientela (anche se ormai non più il monopolio di cui godevano prima di iPhone).

Particolarmente interessante il pensiero che stanno facendo di liberarsi del settore hardware, anche se mi viene fatto di immaginare che, più che un abbandono possa trattarsi di una concessione di produzione a terze parti, più in stile Microsoft che in quello Google, e già la Lenovo di Gianfranco Lanci ha mostrato segnali di interesse. Tutto lascia alla fine pensare che RIM punti a diventare, più che un costruttore di prodotti, una società di software per il business e con il nuovo OS far gola ad altri grandi fornitori di servizi, primo fra tutti IBM.

Ai posteri l’ardua sentenza!

Prima di lasciarvi vi ricordo che in questa rubrica troverete solo i miei commenti del periodo, mentre se siete interessati a tutti gli aggiornamenti a caldo vi toccherà consultare la pagina Facebook di Userfriendly.

Approfitto per dare un abbraccio virtuale ai tanti amici che la seguono dimostrando interesse e affetto completamente ricambiato dal sottoscritto.

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Inflazione Androide

Inflazione Androide

14 aprile 2011 | ,

Per quel che possono valere, le analisi delle società di ricerca di mercato ci stanno dicendo che smartphone e tablet carrozzati dal sistema operativo Linux-based di Google prenderanno il sopravvento su Apple iOS se non lo stanno già facendo.
Il fatto è che per un iPad o un iPhone venduto ad un prezzo compreso fra 500 e 800 $/€ ci sono svariate decine, se non centinaia (considerando gli infiniti produttori orientali auto-distribuiti) di produttori di pezzi privi di un vero standard, costituiti di svariate componenti quasi mai inserite in un progetto di utilizzo, i cui prezzi vanno dai 70 a oltre il migliaio di $/€.

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Ci sono modelli che vanno dai 13, 10, 7, 6 pollici e chissà quali altri. Ci sono solo Wi-Fi, solo 3G e misti, alcuni funzionanti in GPRS-Edge e altri in UMTS-WCDMA.

Qual’è il vero discorso a proposito dei tablet? A che cosa bisogna credere attorno al discorso degli Android?
Prendiamo un solo esempio: RIM, produttore del celebre BlackBerry, ha di recente esordito nel settore dei 7″ con un tablet battezzato PlayBook, nome che richiama evidentemente la funzione di e-book reader.

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Il prezzo non è molto invitante essendo del tutto allineato ai 10″ più che consolidati di Apple. Il peggio è che PlayBook è quasi inutile per chi non possa fare il pairing con un proprio smartphone BlackBerry.

Il punto fondamentale è però un altro. Se lascia già sufficientemente interdetti che questi Android tablet siano accozzaglie di programmi senza uno standard stilistico, nessuna coerenza di interfaccia, nessuna interrelazione… qui – ma non solo qui – ci troviamo a firmare una cambiale in bianco a credere alla società che in un futuro più o meno remoto avranno dei programmi – oltre a quelli preinstallati nel simil-Linux (come Android) di RIM battezzato QNX e al DocumentsToGo della società DataViz di recente acquisita – in grado di motivare l’acquisto.
Apple non avrebbe mai fatto uscire iPad senza dei programmi attraenti e il suo tablet non è che il “lato solido” di un sistema che ha un “lato ideale” costituito dall’App Store.

Ecco perché l’unica speranza per PlayBook è quella che il suo management riesca a convincere i clienti aziendali del BlackBerry che vale la pena accoppiarli con uno di questi cosi che nessuno ha idea in che modo potrebbero essere utili a chi.

Qualche speranza ce l’hanno, ma solo perché le aziende dei nostri anni sono molto meno intelligenti dei “piccoli” consumatori.

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