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HTC con One reinventa Android attraverso i Widget

4 marzo 2013 | , ,

HTC reinventa Android attraverso il terzo strato. Il primo strato, quello delle App è nascosto e scarsamente utilizzato; poi c'è il secondo, quello della home con gli alias e le cartelle che è quello che finora tutti considerano il principale. Infine c'è il terzo, quello dei widget. HTC lo sta trasformando nel primario del suo nuovo e splendido smartphone HTC One presentato al MWC di Barcellona.

HTC BlinkFeed è la nuova interfaccia dello One e per la prima volta sembra fornire ad Android una via originale. Qualcosa che gli altri non hanno, neppure quelli che i widget li avevano inventati nei computer, ovvero Apple.

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I nuovi Blackberry

9 febbraio 2013 | , ,

In questo periodo non ci sono state grandi novità per questo il vostro hi-tech Lucignolo sarà alquanto sintetico (anche perché sto scrivendo con una non troppo indicata tastiera di smartphone – perché proprio di questo tipo di oggetto vi voglio parlare.

È stato reso disponibile, per ora solo in Nord-America e in Regno Unito il nuovo BlackBerry Z10. Si tratta di uno smartphone touch screen cui è stata affiancata una versione con tastiera per i nostalgici di Perls e Bold.

Il telefono in sé è carino, dal look molto vicino a quello dell’iPhone, e ha tutto quello che serve “baiterz” in più o in meno.

Quello che colpisce infatti non è la costruzione, ma il sistema operativo. Chi scrive è fra quelli che non ci avrebbero messo un centesimo sulla ripresa di RIM e sull’ennesimo OS generato dal solito Open Source. Qui, a dire il vero, è stata scelta QNX, una distribuzione molto originale che chi ha smanettato un po’ con le distro simil-UNIX ha potuto apprezzare per le doti essenziali di sobrietà, potenza, velocità ed economia di risorse anche prima che fosse acquisita da RIM due anni e mezzo fa.

I miei dubbi nascevano soprattutto da una certa insoddisfazione nei confronti della discontinuità e della solita abborracciatura dei Linux-derivati come Android.
Qui bisogna dire che tutto inclina per essere diverso. RIM ha lavorato veramente bene, soprattutto per avere avuto a che fare con una prima release che fin da subito si presenta per qualità dopo iOS e Windows Phone con persino buone opportunità di concorrere con il tempo per le prime posizioni. I ritocchi attesi sono ancora molti, soprattutto nel browsing, ma molto migliori delle prime versioni di tutti gli altri. La grande carenza al momento e nonostante le promesse è la disponibilità di App di valore e soprattutto curate. Anche qui non si potevano fare miracoli prima che il prodotto fosse rilasciato. Determinante sarà il prezzo di promozione, perché ci vuole sempre un certo coraggio ad acquistare un qualsiasi prodotto nuovo e inedito.

Il nuovo CEO della casa canadese, il coraggioso Thorsten Heins, ha dimostrato di avere idee chiare ed efficaci e di essere la persona che lavora in maniera più vicina per originalità e determinazione a Steve Jobs.

Per i dettagli sul prodotto non ho inserito volutamente neppure una foto preferendo rimandarvi alla perfetta come al solito videorecensione di Andrea Galeazzi su Telefonino.net, prodiga di dettagli e test.

Presto sarà interessante vedere le proposte del nostro mercato che non dovrebbero risultare altro che aggressive, specie dal canto di Wind e di 3.

Molte sono infatti le imprese che, diversamente dall’amministrazione australiana passata a iOS, non hanno abbandonato le piattaforme server di BB, anche in ragione delle spending review aziendali, e i canadesi possono essere in tempo per recuperare ancora una buona fetta di clientela (anche se ormai non più il monopolio di cui godevano prima di iPhone).

Particolarmente interessante il pensiero che stanno facendo di liberarsi del settore hardware, anche se mi viene fatto di immaginare che, più che un abbandono possa trattarsi di una concessione di produzione a terze parti, più in stile Microsoft che in quello Google, e già la Lenovo di Gianfranco Lanci ha mostrato segnali di interesse. Tutto lascia alla fine pensare che RIM punti a diventare, più che un costruttore di prodotti, una società di software per il business e con il nuovo OS far gola ad altri grandi fornitori di servizi, primo fra tutti IBM.

Ai posteri l’ardua sentenza!

Prima di lasciarvi vi ricordo che in questa rubrica troverete solo i miei commenti del periodo, mentre se siete interessati a tutti gli aggiornamenti a caldo vi toccherà consultare la pagina Facebook di Userfriendly.

Approfitto per dare un abbraccio virtuale ai tanti amici che la seguono dimostrando interesse e affetto completamente ricambiato dal sottoscritto.

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La lenta agonia degli SMS

La lenta agonia degli SMS

27 gennaio 2013 | , , ,

Le alternative all’SMS sono talmente tante, oramai, e lo stesso vale per l’offerta Internet degli operatori mobili, che non si riuscirebbe a capire come faccia a sopravvivere ancora quel servizio preistorico di comunicazione.
iMessage su iPhone
Il fatto che ci sia ancora gente – e mica poca – che insiste a pagare e a farti pagare per scrivere gli SMS è comunque un indice di quanto poco siano diffusi gli smartphone e di quanto poco siano compresi.
Probabilmente è proprio l’oggetto-smartphone ad essere in questione: la sua usabilità, per quanto abbia fatto con iPhone passi da gigante rispetto al passato, non è ancora diventata abbastanza elementare da soddisfare i consumatori di base, quelli che oggi come oggi fanno poco mercato, essendo il più delle volte attaccati a qualche residuato bellico che svolge si direbbe meglio di prodotti più moderni il suo lavoro principale che consiste nel soddisfare il bisogno di parlarsi.

Forse servirebbero degli smartphone basilari, senza touchscreen e senza attrazioni superiori al solo testo, magari limitato al T9. D’altro canto, sussiste il dubbio che il target potenziale di un prodotto simile non sia poi così appetibile. Quindi, meglio fare come all’epoca dei cellulari ETAC, rapidamente soppiantati dai GSM, e lasciare che i dinosauri si estinguano senza far rumore.
Di certo, fa specie che dei giovani, quasi tutti con telefonini all’ultimo grido, insistano ad essere attratti dalle formule delle tribù varie condizionando tutti ad avere lo spesso operatore per pagare meno i messaggini.
Da questo punto di vista l’Italia, e più in generale l’Europa mediterranea, hanno ancora molto da imparare, se nei paesi del nord e negli USA ormai sono pochissimi ad usare gli SMS.

Le due piattaforme mobili più diffuse, iOS di Apple e Android nell’offerta Samsung hanno un loro servizio che consente a chi dispone dello stesso tipo di cellulare di scambiare i messaggi sfruttando gratuitamente la connessione Internet domestica o quella mobile a forfait.
Dei due però ad essere veramente sfruttato è essenzialmente iMessage di Apple, che oltretutto consente lo scambio anche con i computer Apple – solo però quelli con l’ultimo sistema operativo (Mountain Lion).
L’Amministratore Delegato della Mela, Tim Cook, ha recentemente dichiarato che con iMessage «sono stati inviati complessivamente ben 450 miliardi messaggi, e ogni giorno ne vengono trasmessi più di 2 miliardi. Rispetto allo scorso giugno, la soglia giornaliera è raddoppiata, mentre quella complessiva è triplicata: infatti sei mesi fa venivano inviati 1 miliardo di messaggi al giorno e complessivamente “solo” 150 miliardi».

Resta il fatto che l’appartenenza alla stessa “tribù telefonica” spinge alla sopravvivenza paradossalmente proprio l’odiato SMS: usi lo stesso programma per scrivere gratuitamente ad altri iPhoner e a pagamento al resto del mondo.

Per tale ragione i più scaltri utilizzano prodotti che fra l’altro, oltre ad essere disponibili per la maggior parte degli smartphone, funzionano anche su computer e tablet. Si tratta dei messenger che esistono ormai da quasi due decenni, perfezionandosi sempre più. Da poco il diffusissimo Windows Live Messenger di Microsoft è confluito in Skype e il 15 marzo si spegnerà definitivamente, a meno di qualche compromesso dell’ultima ora. A rimanere in piedi saranno soprattutto, appunto, Microsoft Skype e Google Talk che consentono anche chiamate e videochiamate, ma a subentrare con sempre maggior determinazione è Facebook, grazie ad suo Messenger che presto offrirà anche lui un servizio telefonico. In coda restano Twitter e decisamente più indietro Yahoo! Messenger. Di fatto la scelta non è neppure obbligatoria, in quanto applicazioni mobili e per computer come l’ottimo IMO, il diffusissimo IM+ e lo storico Trillian, anche grazie alla risorsa dei Gruppi consentono di scavalcare le appartenenze.

Whatsapp

L’universalità di Whatsapp

Ma altri servizi si sono affermati in concorrenza della telefonia. Si tratta di Viber che sta espandendosi sempre più, e il più recente Yuliop, ma ad aver tenuto nella storia essendosi ormai affermato su quasi tutti i sistemi operativi dei cellulari internet – ma non dei computer e neppure dei tablet! – è indubbiamente Whatsapp che quasi tutti dovrebbero avere, compreso i cellulari Symbian di Nokia.
Il sistema Whatsapp è talmente diffuso da aver battuto il 31 dicembre scorso l’onorevole record degli 11 miliardi di messaggi in una sola giornata. Non male, vero?!
Restano soltanto i divertenti animaletti di Outfit, primo fra tutti il celeberrimo gatto Talking Tom, che rappresentano un modo originale per comunicare messaggi vocali in allegato ad altri programmi, dal solito SMS alla posta e così via.

Se chi legge li usa magari poco i messaggini, è possibile che lo facciano i loro figli o i nipoti: insegnando loro di smettere di usare gli SMS e di non rispondere agli amici che lo fanno, preferendo piuttosto la chiamata, forse riusciremo a fare crescere anche i nostri ragazzi e a spingerli ad un uso più smart delle tecnologie.

Vine: arriva il TG-Tweet?

Vine: arriva il TG-Tweet?

26 gennaio 2013 | ,

Vine è la nuova piattaforma di Twitter per inserire brevissimi filmati al posto del testo.
Come i Tweet devono stare in 20 caratteri in meno di un SMS, ovvero 140, anche per i clip di Vine la durata è misuratissima: 6 secondi e devi farteli bastare! Una bella sfida.
Naturalmente per ora non ci si trova ancora tantissimo e si tratta essenzialmente di “divertissement”. Tuttavia, il legame con Twitter potrebbe sfidare i social nell’uso per comunicazioni brevi come i Tweet, evitando la fatica di scrivere e di leggere.
Stiamo a vedere… anche youtube all’inizio suscitò perplessità riguardo al fatto che gli internauti si trasformassero improvvisamente in tanti registi, invece le cose andarono diversamente e nei modi più disparati.

Il prodotto ha la costituzione innata per il mobile e quindi per gli smartphone anche se, essendo appena uscito, per il momento è disponibile solo per iOS (in versione iPhone – iPad compatibile). Prestissimo arriveranno anche le corrispettive per Android e probabilmente per gli altri Mobile OS.
Ecco un esempio…

20130126-105620.jpg

I Test della Banda Larga

22 novembre 2012 | , ,

Proemio

QP ha proposto un test per controllare la velocità della banda. Personalmente ho avuto problemi a realizzarlo: ma si sa, ormai non c’è un Java uguale all’altro.

Visto che nel frattempo sto avendo pesanti disservizi con l’operatore domestico attuale (Vodafone Station 2) dopo una procedura lunga un giorno (in seguito alla quale erano probabilmente anche mutate le condizioni della rete) ho conferito con l’assistenza tecnica che mi ha suggerito di utilizzare un sito tramite il quale misurare le prestazioni della rete. Queste si sono rivelate alquanto lusinghiere (6-7 Mbps in download) e io mi sono dato pace. Subito dopo la situazione è tornata disastrosa e così ho riprovato. Visto che mi sono trovato ad utilizzare la rete 3G dell’operatore mobile (H3G) per riuscire a portare avanti il mio lavoro, ho confrontato le prestazioni dei due. Per farlo ho usato perima delle App per iOS e poi il corrispettivo per Mac OS X, prima in Wi-Fi e poi in 3G con entrambi i dispositivi (un iPhone 4 e un Macbook Air i7) tutti utilizzanti gli stessi DNS. I risultati mi sembrano quantomeno interessanti.

Conclusioni

Quello che ho scoperto è che gli operatori ti invitano ad usare questi siti che di default scelgono il server del carrier utilizzato (nel nostro caso Vodafone e H3G). Tuttavia, visto che Internet la usiamo per accedere a siti di tutto il mondo, specie statunitensi, e che il protocollo IP4 – quello più usato – non è un cavo comunicante per direttissima ma un complesso sistema di scambi particolarmente sensibile agli accessi concomitanti e al routing della catena di sant’Antonio dei fornitori coinvolti, questo metodo serve a poco.

Molto meglio usare un sistema certificato dalla FCC del governo statunitense. In questo caso, i risultati tendono a peggiorare dalle 3 alle 14 volte rispetto ai metodi utilizzati.

Del degrado di Internet non si possono accusare solo gli ISP, ovvero gli operatori di telefonia: una buona fetta di colpa, forse la maggiore, ce l’hanno le infrastrutture per i privati gestite sempre da TelecomItalia. Tuttavia, quando un venditore ci viene a proporre di cambiare contratto ci ripeterà alla noia che le loro linee non dipendono dall’ultimo miglio e che se è venuto da noi è perché è appena arrivata fresca-fresca la rete che deve vendere.

Le cose non stanno così: di fornitori finora ne ho cambiati quattro: TelecomItalia, Wind Infostrada, Fastweb e ora Vodafone. Ognuno con i suoi difetti (ad esempio, non è ragionevole che Fastweb contrabbandi ancora dei router di standard quasi arcaici rispetto a quelli attualmente in commercio e poi voglia convincerci di essere all’avanguardia dell’innovazione), ma nessuno con un vero pregio. Questo perché il valore sta nel manico e il resto è solo qualità o meno del servizio di assistenza). A parità di assistenza, quindi, l’unica logica che ci resta da seguire è quella del costo.

Io sono in piena Torino, nel quartiere di Regio Parco e non in una sperduta cascina di qualche alpe o di un’isola deserta e a guardare le offerte dei principali operatori, praticamente tutti mi garantiscono un qualche pacchetto da 20 milioni di bit per secondo (20 Mbps). Il risultato migliore – ma praticamente inutile e irreale – è tre volte e mezzo inferiore; il valore reale attuale è circa quaranta volte inferiore.

Dimenticate le pubblicità! …e, se volete i dettagli, guardate qua:

Tra il dire è il fare…

Ecco un po’ di confronti. Per i più sbrigativi, guardate lo scarto fra la mia velocità e quella che rappresenta la media statistica: 0,6 a 12,5

Ecco invece i risultati che si ottengono seguendo le istruzioni dell’assistenza per testare la velocità della connessione. Il fatto è che questo software propone al cliente il server con il migliore rendimento in termini di tempo di risposta (ping). Nell’immagine successiva invece si trovano descritti i risultati ottenuti collegandosi con il server dell’operatore (Vodafone) a Milano

Basso anche questo, ma potremmo dire comunque accettabile per i nostri standard da terzo mondo.

Proviamo però, con lo stesso prodotto, per rimanere sempre in Europa a spostarci in una delle zone calde dell’informatica del vecchio continente: Dublino. Ed ecco che le cose spaventosamente cambiano:

Io poi mi accanisco e provo a cercare qualcosa la cui attendibilità sia più dimostrabile e così mi tocca attraversare l’Oceano e vedere cosa ne pensa il FCC, ovvero qualcosa come il nostro Garante delle Comunicazioni a stelle e strisce. Ecco che cosa ne esce su due istituti di misura differenti (MLAB e Ookla – quest’ultimo è lo stesso usato per i precedenti test europei):

Tutto questo avveniva attorno alle 17:30 del 22/11 con un ultrabook (Macbook Air) in rete wi-fi. Sì, perché gli operatori si riservano di dire che, seppure tu devi usare i loro apparecchi certificati, se il wi-fi non funziona sono fatti tuoi perché comunque loro hanno solo l’obbligo di darti Internet e quindi anche solo con il cavo di rete va bene lo stesso. Poco importa che ormai sempre più gente naviga con smartphone e tablet e che i migliori portatili, gli ultrabook non abbiano neppure più la porta Ethernet.

Prima di questi risultati, questa mattina mi ero divertito a scaricare qualche programmino sempre della stessa casa produttrice del test utilizzato dall’operatore per scoprire che cosa succedeva. Il primo era marchiato 3 Danimarca e puntava allo stesso servente del mio operatore mobile (solito discorso); il secondo puntava al servente più performante, mentre il terzo alla FCC su diversi serventi sparsi nel territorio statunitense. Ecco i risultati.

Nella prima fila i serventi sono H3G Danimarca, Vodafone Milano, H3G Milano e MEDIACTIVE di Parigi su rete Wi-Fi Vodafone Station 2 con iPhone 4 iOS 6.0.1

La seconda fila rappresenta la stessa situazione con collegamento 3G fornito da H3G (3 Italia) al posto del Wi-Fi:

Ed ecco, infine, un raffronto di quello che succede a collegarsi oltre oceano (con Washington, Chicago e San Francisco) utilizzando il Wi-Fi ADSL (i tre valori in basso) e la linea cellulare 3G (i 3 valori più alti):

Ce n’è di che disilludersi, miei cari. Non guardiamo né i cartelloni sull’LTE ultraveloce, né le pubblicità delle sciantose che inchiodano dispositivi alle pareti: l’unica cosa in comune è il chiodo!

Quello che attacca il cartellone, quello che appende il dispositivo e la velocità della rete italiana: un chiodo, appunto!

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Quello che ci sta insegnando iPad Mini

10 novembre 2012 |

A due settimane dalla commercializzazione ci sta insegnando qualcosa di nuovo, anche se non ha quasi nulla di apparentemente “nuovo”. Si tratta dell’iPad Mini, un “giocattolo” molto discusso negli ultimi giorni.

Proprio per questo il primo insegnamento è che i giornalisti e i blogger delle nuove tecnologie non sono meno “coatti” dei loro colleghi di sport, cronaca o politica. Tutti impegnati a comparare le caratteristiche e soprattutto i componenti, come se – oggi come oggi – avesse ancora un significato determinante: per esempio, dei cellulari e dei phablet Samsung il numero dei processori è infinitamente meno significativo dell’assurdo design che contrappone il tasto di accensione con quello del volume proprio nella posizione in cui la maggior parte degli utilizzatori stringe l’oggetto.

iPad Mini alla mano

iPad Mini alla mano

Ma nulla di tutto ciò è veramente nuovo: si tratta dell’ennesima conferma che non sorprende più i tanti che si sono stufati di leggere articoli tecnici.

Quello che invece ad un fanatico delle tecnologie amichevoli (per non dire trasparenti) è apparso chiaro con questo dispositivo di Apple, è che non si può utilizzare lo stesso metro per misurare tutti gli oggetti seppure della stessa categoria merceologica.

Stiamo parlando, intanto, di Tablet. E già qua ci insegnate che non li ha inventati Apple (anche se in fondo il Newton è un buon capostipite dello stesso Galaxy Note), ma casomai Microsoft che si è talmente innamorata della propria prima fallimentarissima idea da non riuscire ad abbandonarla anche dopo essere stato dimostrato che il modello di riferimento è l’iPad e non il TabletPC. Neppure oggi, infatti, con Windows 8 Balmer è riuscito a fare una scelta definitiva: ha chiamato RT la sua costosissima imitazione di iPad e Pro l’aggiornamento del solito vecchio ammasso di componenti del Tablet PC.

Tuttavia, la malattia del modding, o anche solo del potenziamento non ha risparmiato Cupertino, nonostante dovesse essere memore dell’analogo effetto Newton vs. Palm, che, dopo aver emozionato il mondo con il primo iPad e aver ritoccato le sfumature con il secondo, ha cercato di mostrare i muscoli con il terzo lasciando in molti perplessi.

Certo c’è più RAM (quella che anche quando entri in un Apple Store nessun commesso sa – e soprattutto può – dirti) e in particolare il fighetto schermo retina, ma è pesante: fisicamente, elettricamente e dinamicamente. In più, nessuna correzione estetica valida ha saputo svecchiare il look di ormai 4 anni fa. Quando ci hanno presentato l’iPad 4a generazione eravamo convinti del miracolo, ma quando siamo andati a provarlo ci siamo resi conto che a livello di usabilità non cambiava nulla rispetto al 3.

Per fare un test definitivo ho provato il programma più pesante del preinstallato: GarageBand. L’ho lanciato e ci ha messo un bel po’ per caricare gli strumenti, anche se dopo questo periodo di paralisi è diventato velocissimo. Ma quando ho caricato le percussioni non è stato così rapido a lasciarmi suonare e io ho provato a toccarlo rapidamente a vuoto più volte perché non suonava. Lui è andato in crash, ma i miei tocchi sono rimasti in buffer e così mi ha aperto finestre all’impazzata.

Infine la sensazione estetica e quella tattile (soprattutto peso e ingombro) mi hanno dato una pessima impressione.

Mi sono spostato al tavolo di fianco dove ero convinto di trovare qualcosa di deludente, ovvero il 7 pollici. Nella mia presunzione ero certo che Jobs avesse ragione a rifiutare quella dimensione (che ha fallito in quasi tutti i modelli che l’hanno proposta, meno gli ultra-economici), avendola testata sui primi EEE-PC, così come ero convinto che fosse un flop commerciale finalizzato ad tentare di arginare il mercato Kindle e Nexus ma con un prezzo molto meno conveniente.

Premesso che vi confermo che iPad Mini è un restyling del campione di vendite iPad 2 (infatti Apple ha cancellato dal listino il New iPad – ovvero il 3a generazione – continuando a conservare il 2), ma la rimozione degli spazi inutilizzati, la concentrazione della resa dello schermo, il dimezzamento e più del peso e delle dimensioni, con tutta la tecnologia dello spazio disco e delle fotocamere (assenti nei modelli sopra limitati esclusivamente a distribuire contenuti multimediali) mi hanno dato immediatamente il piacere che mi aveva tolto l’iPad 4g.

Qual è dunque l’insegnamento:

Ogni oggetto ha una potenza, delle dimensioni e una proposta complessiva che dev’essere, non la più potente e nemmeno la più “fighetta”, ma la più equilibrata alle nostre finalità. Se avete bisogno di particolare potenza, ad esempio per calcoli matematici o rendering di immagini, scegliete un desktop espandibile o un notebook ad alte prestazioni: ma non date spunto ai costruttori di costruire puntando sui muscoli se non volete essere schiacciati. Ma quanti di noi hanno di queste necessità? Ma se è un tablet o un phablet che cerchi dev’essere il più creativo, discreto, elegante, versatile, mobile… possibile.

iPad 4g, potente il doppio del fratellino minore, non ha sfondato, mentre l’altro è l’oggetto che tutti desiderano, perché è più veloce e gradevole da usare, il più trasparente, fantasioso, ma anche completo per le necessità di noialtri e non abbiamo dovuto rinunciare a nulla di indispensabile, diversamente da altri che ci hanno offerto potenza di calcolo, ma non ambiente d’uso e naturalezza.

L’insegnamento finale che ci ha offerto iPad Mini per me è questo: non ricercare la potenza, ma il perfezionamento. Ogni oggetto ha un suo punto di equilibrio: non bisogna starne al di sotto, ma men che meno al di sopra, così come non fa piacere mangiare poco, ma fa ancor più dispiacere abbuffarsi. Se gli upgrade del software ammazzano il prodotto per quel che è, se non siamo obbligati, sarà sempre bene tenere i programmi vecchi per fare funzionare il prodotto che ci va bene. E non solo per i soldi e gli sprechi, ma soprattutto perché con le tecnologie non bisogna chiedere all’amico esperto, ma fidarsi soprattutto delle nostre sensazioni interne, proprio perché se i grandi gourmet consigliano la cucina molecolare perché non abbiamo più nulla da inventare, noi non faremo mai male a privilegiare la nostra sontuosa aglio, olio e peperoncino “a misura d’uomo”.

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Il giorno di iOS 6.0, preludio all’iPhone 5

Il giorno di iOS 6.0, preludio all’iPhone 5

20 settembre 2012 |
Il nuovo sistema operativo per iPhone e iPad di Apple è disponibile da ieri sera.

Non stiamo ad elencare le almeno 200 novità introdotte. Sottolineiamo solo che la major upgrade è per molti ma non per tutti. Ne sono esclusi i primi iPad, fortemente casigati gli iPhone 3Gs e limitati nelle funzioni i modelli 4.

Rileviamo che la sensazione generale è quella di una moderata soddisfazione e che per il momento non si rilevano particolari disguidi, a parte il caso di alcuni che lamentano la mancata attivazione della rete WiFi.

Inoltre du hacker olandesi avrebbero già violato il nuovo browser, nonostante Apple abbia da poco messo in sicurezza il sistema SMS anch'esso di recente violazione.

Fra i tanti cambiamenti piccoli e grandi, rileviamo, oltre alle mappe che prendono il posto di quelle di Google, bisogna rilevare l'introduzione della videochiamata attraverso l'apertura di Facetime anche su rete 3G.

Occorre rilevare che H3G, che altrove ha addirittura reso disponibili gratuitamente gli accessi a Whatsqpp, nella sua comandata 3 Italia consente la videochiamata attraverso la rete senza costi aggiuntivi.

iWork per iOS apre agli altri Cloud

iWork per iOS apre agli altri Cloud

19 settembre 2012 |

Piccola grande novità per chi fa un uso professionale soprattutto di iPad, ma anche di iPhone. Il fiore all’occhiello deile App di produttività sono sicuramente le versioni per iOS di Pages, un impaginatore da tablet di qualità straordinaria anche come word processor, Keynote, sicuramente superiore su iPad a Powerpoint su PC, e Number, un foglio elettronico sinceramente troppo votato alla grafica per non far rimpiangere Excel, ma che a saperlo interpretare fa egregiamente il suo lavoro per utenti non troppo specialistici.

Ebbene, fino ad ieri queste App erano mal combinate per le necessità di archiviazione: o salvavi i documenti con una procedura fartaginosa che ti obbligava ad esportare per iTunes dall’App per poi collegare l’iPad alla workstation entrare nell’applicazione e trasferire i contenuti archiviati; in alternativa dovevi accettare la sincronizzazione automatica con iCloud, un metodo che rende di una lentezza estenuante ogni volta che apprivi un programma, per non riferire del pianto di più di un amico che, non avendo capito bene come configurare iCloud, si sono visti scomparire tutti i lavori archiviati su iPad nonappena partiva la sincronizzazione.

Con il tempo si sono introdotti dei sistemi a pagamento, come DropDav oppure Otixo, che consentivano il salvataggio tramite il protocollo webdav su tutti i principali Cloud più o meno disponibili.

Quello che impediva di agire diversamente era la non disponibilità della funzione “Apri con…” (“Open in…”) che, nel momento in cui consente di usare un documento su un’altra applicazione, consente anche di trasferire i files su altre App, come GoodReader, ReaddleDocs o le stesse Dropbox, Google Drive, SkyDrive, SugarSync… per fare l’upload sui dischi virtuali, i cloud diversi da iCloud.

La novità è che da questa sera Pages, Keynote e Number, oltre ad un fin troppo ovvio adattamento al prossimo iOS 6.0, si apre all'”Open in…” rendendo i programmi di Apple meno proprietari e rilanciando come non mai l’utilizzo professonale di iWork sui tablet.

In questo modo iPad diventa più maturo ed in grado di competere con Surface e tutti i futuri tablet Windows.

Unico problema, lo spazio: chi ha l’iPad o l’iPhone già saruro si rassegni a rimuovere tutto il removibile. Con l’arrivo degli schermi Retina e prossimamente in via definitiva con iOS 6.0 gli iPad 16GB sono desrinati alla cantina, anche se nuovi. Non si capisce perché li vendano ancora per poi svenderli nelle sagre di paese o nei mercati delle pulci!

Android: il piatto piange!

Android: il piatto piange!

19 settembre 2012 |

Steve Jobs può essere visto come il creatore e il resuscitatore di Apple, ma a me piace vederlo come il concretizzatore del progetto di un'informatica a dimensione umana che ancora da Wiener rappresenta l'altra faccia di quel mostro spersonalizzante che conosciamo meglio per le sue realizzazioni aziendali. Nell'ultimo degli eventi che possono essere considerati autenticamente suoi riassumeva il compimento della sua missione, non tanto nell'azienda, quanto nel mondo, con una slide che descriveva la realizzazione del post-PC (iPhone e iPad) come il connubio fra tecnologie e arti liberali.

 

Penso che all'uomo Jobs, più che il CEO, non poteva essere che soddisfatto della diffusione di questo progetto. Per questo quelli che hanno ammirato questo volto di Jobs non possono che essere compiaciuti che smartphone e tablet dal volto umano si diffondano sempre di più, specialmente quando possano diventare alla portata delle tasche dei più.

 

Quando Apple realizzò Macintosh nacque una nuova figura, quella dell'evangelista il cui rappresentante internazionale più famoso fu Guy Kawasaki, mentre fra quello che operavano in Italia mi piace ricordare Tony Stanley, antesignano della letteratura tecnica “per tutti” – molto tempo dopo vennero i “for dummies”.

 

Quello che contribuì alla fortuna e all'immagine di Apple e di Macintosh negli anni fu il contributo della stampa e soprattutto delle riviste per Mac che si distinguevano da quelle per PC per essere più centrate sull'utilizzatore che sui dispositivi. La vittoria del Post-PC è la vittoria dell'intelligenza e della persona sulla potenza delle componenti.

 

È curioso che riviste come Applicando, Macworld, fra quelle sopravvissute, e Macintosh Magazine o MacFormat, abbiano creato una relazione di crescita reciproca con gli user, laddove quelle per PC abbiano sempre privilegiato il rapporto con i tecnici. Nel primo caso sono stati i clienti ad insegnare ai produttori per imparare i bosogni e i desideri delle persone, mentre nel secondo sono stati quelli a dover diventare tecnici per parlare il linguaggio dei tecnici e a perdere le prerogative umane per assumere quelle tecnologiche.

 

Questa malattia sembra essersi trasfusa nel mondo del Post-PC e il principale degli esponenti di questa visione tecno-centrica costituito proprio dalla famiglia Android.

 

A testimoniare di questa tendenza sono, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, gli sviluppatori che non avendo un business dai clienti Android non hanno motivazione ad estendere quest'attività: i clienti Android non comprano App a pagamento e non apprezzano la qualità del software.

 

Un altro mondo che a ridosso di Android non pare crescere è proprio quello della letteratura, dai libri alle riviste.

Soffermandoci proprio su queste ultime va detto che sono:

  • pochissime
  • poco comprate
  • mal distribuite
  • orientate al tecnico invece che al cliente.

La più famosa, forse l'unica che la maggior parte di noi riesce a trovare nella propria edicola è Android Magazine.

Solo negli ultimissimi numeri questa rivista comincia ad interessarsi al mondo delle applicazioni invece di proseguire l'assurdo conflitto nerd-geek Android-Apple che si basa essenzialmente sulla componentistica.

 

Anche in questo caso si tratta comunque di rassegne di applicazioni più che di soluzioni e best practice per professionisti ed utilizzatori in genere. E comunque il rapporto fra technicality e creatività è sicuramente a quasi totale svantaggio di quest'ultima.

Più encomiabile è la scelta di una rivista bimestrale come AppMania che, pur concentrandosi anch'essa su recensioni a scheda abbastanza anonime, se non altro ha adottato il principio di andare al di là delle piattaforme guardando a quello che viene prodotto per tutti i sistemi operativi più diffusi.

L'editoria ha ancora una funzione importante da svolgere, da un lato sul piano della formazione del cliente, dall'altro su quello degli indirizzi di investimento dei produttori. Se il mondo Android dell'editoria, degli user e dei producer saprà sintonizzarsi su questa lunghezza d'onda saprà sopravvivere al prossimo assalto dei tablet e deglj smartphone con Windows 8 che già ha dato prova di volersi convertire il più possibile al modello Apple, altrimenti rimarrà una nicchia per nerd, smanettoni, tecnici e clientela entry level, seguendo la strada seguita dal suo progenitore Linux: un modello che tutti hanno plaudito ma che ben pochi hanno continuato ad usare.

 

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iPhone: perché difendo il mio investimento

iPhone: perché difendo il mio investimento

17 settembre 2012 |

Nuovo iPhone 5?

Diciamo piuttosto rinnovato iPhone 4XL!

Squadra che vince non si cambia, suona il vecchio detto, e si direbbe che Apple lo applica perfino allo spasimo.

iPhone: la roadmap del futuro

Io non ho particolare fregole per cambiare un prodotto che va magnificamente bene come il mio “vecchio” iPhone 4 e tutto sommato ringrazio Apple di non avermi per la seconda volta procurato particolari tentazioni a sostituirlo, come invece ha fatto Samsung che con l'aggiornamento del sistema operativo del Galaxy Note me l'ha definitivamente ammazzato per scoprire una stagione dopo che senza 2GB di RAM Android ICS stramazza!

I maniaci dell'hardware si strappano i vestiti per tifare per l'una o l'altra delle soluzioni che alla fine vanno a gusti, e io mi stupisco ogni volta di più che ci sia ancora gente che si accapiglia su queste – tutto sommato – fesserie.

Al di là dei processori, degli schermi e del look vi è una ragione ben precisa che mi porta a non cambiare sponda, malgrado le tentazioni dei tanti Lucignoli ed è emblematico del consumismo tecnologico che non l'abbia sentita riferire da nessuno. Io, i miei devices iOS non li uso come la madamina che deve mostrarlo alle amiche dalla parrucchiera, né come il ragazzo che si fa investire mentre ascolta la musica a tutto volume nel mentre che chatta su FB alternandosi su qualche Angry Bird.

Credo che la fortuna di iPhone e iPad sia dovuta soprattutto alla comunità di sviluppatori Apple e al fatto che i loro clienti siano persone che hanno interessi evoluti e una cultura che riconosce il valore dello sforzo intellettuale abbastanza da comprare il software che usa (perché se sui computer poteva avere qualche ragion d'essere non farsi spennare da pacchetti costosissimi ai prezzi dell'iPhone bisogna essere dei ladri nell'anima per non farlo).

Personalmente, poi, ritengo che la cultura del software, soprattutto per come si è espressa nel Post-PC sia una delle migliori espressioni della creatività umana, per cui mi piace acquistare le App anche solo per provarle, conoscerle, apprezzarle o rifiutarle e commentare quelle che più amo, come Blogsy, Goodreader, Page, Keynote, TwitBot, e così via.

Ho voluto procurarmi anche altri dispositivi per provare le altre e ho confermato che è estremamente raro che esistano prodotti allo stesso livello, anche quando sono gli stessi per più piattaforme e comunque la scelta di qualità è infinitamente più ridotta.

Ho iniziato con un iPod Touch solo quando hanno aperto l'App Store e non sentivo l'esigenza di iPhone, che solo dopo avere adorato il mio primo iPad mi sono sentito motivato ad acquistare e solo perché il 4.0 era finalmente maturo (al punto che questo appena uscito, invece che 5, avrebbero dovuto chiamarlo iPhone 4XL). Ultimamente ho affiancato loro un Galaxy Note I perché il prezzo dimezzato era divenuto abbastanza ragionevole da permettermi una regressione al Newton Communicator di Apple e ai nipotini di Palm con le loro stilo e il mitico Graphiti.

In tutto questo periodo, solo rimanendo in casa Apple, non ho certo speso in software meno di quanto ho investito in hardware. Qualcuno può pensare che sia una follia, ma, oltre alle ragioni amatoriali e culturali su espresse, i fatti dimostrano che le App sono sopravvissute a 4-5 generazioni di macchine comportandosi sempre alla perfezione e facendomi addirittura crescere come cliente: ci sono attività che non avrei mai compreso o sviluppato non fosse stato per lo splendore con cui gli sviluppatori hanno saputo confezionarle.

Un esempio per tutti, io di Twitter non avevo assolutamente compreso le qualità e il modo di usarlo. Cercavo di esportare i comportamenti adottati con Facebook, ma non funzionava anche al di là del numero dei caratteri e neppure le applicazioni per computer come Seesmic o Twitdeck mi hanno mai aiutato. Non quanto, comunque abbiano fatto, prima Twitbird e Osfoora e poi ancor più Twitbot.

Le App rappresentano per me la principale motivazione per cui, anche se avessi la tentazione di cambiarlo, non potrei abbandonare l'iPhone che non è un prodotto, ma un membro di una gigantesca famiglia che finisci per prendere tutta insieme per non uscire mai dallo stesso ambiente, qualsiasi terminale tu stia usando. Le App sono state un investimento economico rilevante, certo, ma ancor più un investimento intellettuale, di crescita, di scambio, di apertura, di compagnia, che diversamente da tanti prodotti che fanno regredire la persona a larva, come piattaforme aziendali sul modello di SAP, mi hanno permesso di esprimermi, di crescere, di completarmi e di mettermi in relazioni agli altri.

Di questo sui blog e sui giornali sentirete parlare molto poco, ma non dimenticatelo mai: la macchina è dannosa se vi porta a concentrarvi su di lei invece che su come voi stessi, cari amici, potrete essere soddisfatti di voi stessi!

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Samsung Galaxy Note 2: la lezione per Android

17 settembre 2012 |

Samsung Galaxy Note 2

Al di là dei tanti tecnicismi, quello che il Galaxy Note ha insegnato a chi vuole usare Android in maniera professionale o semplicemente completa ed evoluta è che per le attuali versioni del robottino verde, puoi metterci tutti i processori che vuoi, ma senza almeno 2GB di RAM e una batteria da TIR è meglio che lasci perdere!

Insomma, se vuoi un Android serio devi fare come i nostri padri (per qualcuno nonni) con i bambini, che le scarpe le compravano qualche numero in più perché tanto il piede gli cresce in fretta!

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Che smartphone m’accatto?

17 settembre 2012 |

Ecco qui un bell'articoletto di webmasterpoint semplice-semplice, di poche parole, onesto, chiaro ed equilibrato.

L'autore spiega a quali prodotti oltre l'eccessivamente anelato iPhone 5 valga la pena guardare per tutti coloro che intendono dilapidare i loro averi per comprare uno smartphone che valga la pena durando un po' più di una stagione.

Si tratta di sintesi che condivido in pieno: iPhone e Galaxy Note sono gli outsider, i fuori concorso per le caratteristiche uniche – OS e applicazioni, i primo, compromesso ottimale fra portabilità e fruibilità (soprattutto professionale), l'altro. Come telefoni, invece, mi aspetto tantissimo dall'abbinata Nokia 920-Windows8 e per gli amanti di Android credo che il Motorola sarà il prodotto migliore, sicuramente più interessante dell'SIII…

Se poi, invece, siete di quelli che guardano più al portafoglio che alla moda e se siete disponibili a valutare delle alternative alla strada che avete intrapreso, il consiglio mio personale è un altro: non comprate nulla prima del 10-15 dicembre.

Questo Natale i produttori gli smartphone e i tablet saranno costretti a venderli sotto costo, non tanto per far cassa (che a qualcuno non farebbe poi male in 'sto periodo), quanto per imporre la propria piattaforma sulle altre e raggiungere la massa critica tale da dare un futuro al proprio lavoro.

Infatti, se una cosa in più Apple avesse dovuto dimostrare è che in questo mercato si sta come d'autunno le foglie, ovvero sono tutti Highlander che poi alla fine, se non ne resta solo uno, poco ci manca!

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Mobilità e stampanti WiFi

Mobilità e stampanti WiFi

17 settembre 2012 | ,

Un nuovo mercato

Dalla nascita del Post-PC di Jobs – ma anche prima – la cosa che chiamavamo informatica è cambiata parecchio e finalmente i giovani non dicono più vado al computer, ma piuttosto “lo cerco su Google”, “te l'ho messo su FB” e così via”.

E in genere si tendono ad utilizzare i dispositivi più pratici che si hanno per le mani al momento. Questi il più delle volte sono gli Smartphone; poi vengono i Tablet e i Notebook. Le workstation o desktop computer sono usciti dal mercato di massa per finire in nicchie specialistiche.

Va da sé che tutti questi oggetti mal si accordano con i cavi, con la conseguenza immediata che le periferiche tendono a perdere margini di mercato.

Questo sta capitando ai lettori di CD-DVD, già estromessi dagli ultrabook (oltre a non essere mai esistiti su smartphone e tablet).

Il rischio più grosso però riguarda le stampanti. Non è tanto l'ebook e il blog a minacciare il loro futuro, ma la mobilità.

Da un po' sono uscite stampanti a getto d'inchiostro wireless, ma erano macchine costose e ingombranti, mentre la tecnologia del laser è sensibilmente scesa di prezzo per seguire le tracce delle getto d'inchiostro che sono passate a lucrare sui consumabili al posto dei dispositivi.

Consigli per gli acquisti

A complicare le cose sono le tecnologie proprietarie dei sistemi mobili. Alcuni non supportano proprio la stampa wifi, e mentre aspettiamo di vedere come si comporteranno i prodotti Windows 8, sappiamo che Android non ha una precisa politica in proposito, mentre ce l'ha la società che lo vende di più. La Samsung in proposito è talmente esclusivista che i pochi programmi che supportano la stampa ti avvisano subito con una finestra di dialogo che puoi stampare solo su prodotti Samsung.

Al contrario le stampanti Samsung consentono di stampare con altri prodotti – sostanzialmente Apple – ricorrendo ad un'App proprietaria. Questa soluzione è poco pratica perché si basa sul precario meccanismo “Apri con…” di iOS che non è supportato da molte App, oltre al fatto che con l'aumento di prodotti che ricevono invii open-in da altri la stessa App della stampa finisce per scomparire.

Apparentemente chiusa, la soluzione di Apple consiste nel far adottare ai produttori di stampanti, previo prevedibile pagamento, il protocollo proprietario Airprint disponibile per tutte le applicazioni Apple (in pratica ha ribaltato la logica di Samsung). Ovviamente all'inizio erano poche a consentirlo e, ovviamente, costavano più care delle altre.

 

Le cose non stanno più così e si aprono delle brecce di acquisto molto interessanti. Vi propongo due offerte speciali del momento. I criteri sono:

  • Un basso costo del dispositivo
  • Dimensioni il più possibile ridotte (queste due condizioni escludono i modelli multifunzione)
  • La compatibilità con dispositivi mobili

La Laserjet Pro CP1025NW di HP è una stampante laser a colori ovviamente WiFi che utilizza la tecnologia Airprint di Apple e che Mediaworld on line propone a 169€ più trasporto (che dovrebbe aggirarsi sui 5€)
Come dicevamo prima, però, il peggior deterrente delle stampanti laser è il costo dei toner, che rappresenta la principale motivazione dei produttori per vendere stampanti a poco prezzo. HP è una marca per la quale non è impossibile trovare cartucce compatibili, anche se quelle originali hanno alcuni servizi esclusivi per non rinunciare ai quali bisogna passare dai 10-20€ a circa 60€. Nel caso di una laser a colori l'investimento si moltiplica per 4 (e la quantità di toner presente nelle cartucce pre-caricate è decisamente esigua): ben più della stampante. Per altre marche la disponibilità di compatibili è più scarsa e alla fine fra il farla ricaricare e comprare l'originale conviene la seconda. A questo si aggiunga la sostituzione dell'unità fotosensibile (il “rullo” che si sporca)…
Per questa ragione il consiglio è di ridurre il consumo dei componenti della stampante a colori, usandola il meno possibile per le stampe che non lo necessitino, per preferirle una laser in bianco e nero per la maggior parte dei casi.
Rimanendo nelle offerte MediaWorld, la seconda proposta, è di Samsung: la ML-2165W. Si tratta di una moocromatica silenziosa dai requisiti di velocità e definizione interessanti. È comunque una scelta obbligata per chi utilizzi cellulari e tablet Samsung. Al prezzo di 69,90€ (spedizione esclusa) si tratta di una scelta interessante, anche se procurarsi i consumabili sostitutivi risulta più complesso, non solo per i “compatibili” ma anche per gli originali che sono meno diffusi e comunque più rapidamente obsoleti. Neppure chi usa iPhone e iPad è escluso dall'uso di questa stampante grazie ad un'App di Samsung che tuttavia ha i limiti che riferivamo prima a proposito di questo tipo di soluzioni.
L'ultima proposta è quella che reputo la più interessante è costituita da un altro modello di HP, la LaserJet Pro 1102 W proposta da Darty (on line e negozio) allo stesso prezzo della Samsung di Mediaworld, ovvero 69,90€, ma senza spese di trasporto.
Apparentemente questa stampante non da supporto ad alcun dispositivo mobile che non sia un computer portatile. Dalla sua uscita, nella primavera di quest'anno è stato messo a disposizione un aggiornamento del firmware che consente di farla funzionare con il protocollo Airprint e quindi con iPhone e iPad. Per chi si spaventa dell'operazione va detto che con Mac si tratta solo di scaricare un paio di files da Internet, mentre sotto Windows non occorre neppure cercare il sito perché l'operazione è completamente automatica. Nonostante questo consigliamo di verificare perché con un download manuale si dovrebbe trovare un aggiornamento più recente che non viene utilizzato nella procedura automatica.
Nonostante abbia dei valori minimamente inferiori in velocità (circa un secondo di differenza a pagina) e nella definizione di stampa (comunque il ricorso a concentrazioni superiori comporta un consumo inutilmente eccessivo di toner), questa HP ha due pregi di gran lunga superiori, oltre alle comuni dimensioni ridotte che consentono persino di infilarla in un armadio degli attrezzi: una silenziosità pressocché assoluta e un consumo fortemente ridotto grazie allo spegnimento automatico (ovviamente quando si riaccende bisogna darle il tempo di riprendere il collegamento al router).
A queste condizioni, perché rinunciare alla stampante, potendo addirittura stampare gli sms, le email o il modulo delle Asl da smartphone?
Un pezzo alla volta, quella che chiamavamo informatica e che aveva bisogno, non solo di locali, ma addirittura di edifici dedicati, dopo essere diventata sempre più potente, pur conservando tutti i suoi requisiti si sta rendendo leggera, invisibile, capillarmente diffusa, nel bene come nel male.
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Stampare da Smartphone

15 settembre 2012 |

Molti criticano Apple perché ti lascia usare solo stampanti compatibili con il suo Airprint, tuttavia, il mio Galaxy Note dell’apparentemente “open” Samsung, oltre ad essere andato in crash seppure abbia l’ultimo OS compatibile mentre usavo questo WordPress, sebbene abbia ben pochi programmi che supportano la funzione di stampa (e per l’appunto WordPress non è di questi), riservate come sorpresa per quelli che lo permettono una finestra di dialogo con cui informa il malcapitato acquirente che potrà stampare solo con dispositivi della casa: ovvero,  stampanti Samsung.
Io sono sicuro che qualche nerd stallmaniano ci racconterà che con qualche tarocco della root si può fare tutto, ma questa non è certo democrazia reale, né rispetto dell’utente.
I produttori non ingordi non abitano più qui!

New iPad non così nuovo

New iPad non così nuovo

9 marzo 2012 |

Sembra che l’unica vera sorpresa dell’iPad presentato mercoledì scorso da Apple stia nel nome. Si era sempre parlato di iPad 3, ma poco prima della conferenza veniva ventilato quello di iPad HD a causa della prevista maggiore risoluzione e densità dei pixel, invece ora sappiamo che si chiamerà “New iPad”, ma il nome sembra essere l’unica cosa veramente nuova di questo tablet.

Non che non ci siano novità, ma si tratta sostanzialmente di migliorie. La più importante di tutte è forse la meno citata: finalmente infatti la RAM di questo prodotto, iniziata con la quantità vergognosa di 256 MB per passare con la seconda versione ai 512 MB, finalmente arriva alla ragionevole dote di 1 GB, fatto che renderà definitivamente meno obsolescente il suo acquisto.

Anche la velocità del processore, passato dal dual core al quad-core, arriva all’onorevole soglia di 1 GHz, che lo rende del tutto prossimo alle caratteristiche dei più diffusi notebook. Ricordo a questo proposito che sia la RAM che la CPU offrono prestazioni superiori al corrispettivo dei computer tradizionali grazie ad una notevole economia offerta dal sistema operativo e dalla tipologia dei programmi (a specifiche parzialmente imposte dal produttore). Insomma, in un oggetto della massima maneggevolezza per dimensioni e peso avremo tutta la potenza dei computer migliori.

Le prestazioni della batteria e della memoria di massa rimangono le stesse come pure le porte, la struttura costruttiva e l’interfaccia. Già da mesi circolava la voce che le vere rivoluzioni ideative sarebbero giunte con il prossimo modello e c’era chi ipotizzava l’arrivo di un “iPad 4” anticipato all’ultimo quarto dell’anno in corso. Chi lo sa…

Al contrario, le caratteristiche più enfatizzate sono quelle fotografiche, che sostanzialmente ereditano l’assetto dell’iPhone 4 (non del 4s), a partire dallo schermo retina che alla sua uscita risultava essere quello a maggiore densità, oggi superata da altri modelli rimasti tuttavia meno famosi. Retina offre una migliore nitidezza non solo nell’immagine fotografica, ma anche nello stesso testo, come si può vedere dall’immagine qui sotto.

L’altro elemento è la fotocamera: quella frontale rimane una banale VGA, mentre quella posteriore passa dall’essere una dozzinale cineseria ad una 5 mega pixel di buona qualità, anche se rimane discutibile l’adozione di un dispositivo così ingombrante per fare foto.

Infine è la connettività l’ultima miglioria, anche se per noi italiani arriva con tale anticipo da non poter essere apprezzata. I modelli in vendita negli Stati Uniti saranno dotati di Wi-Fi e, quelli predisposti a questo uso, di connettività 4G LTE – ma nel nostro paese resteranno dei 3G HSDPA, peraltro onorevoli. Al contrario il Bluetooth passa alla quarta generazione rendendo molto più funzionali i collegamenti con le periferiche consentite, dalle cuffie alle tastiere e i mouse, fino alle stampanti (anche se rimane da vedere quali saranno quelle a cui la casa di Cupertino consentirà di interagire).

Inalterate rimangono invece le dimensioni dello storage – 16,32 e 64 GB – e i prezzi (anche se quelli italiani non sono stati ufficialmente dichiarati e se questi possono patire l’incremento dell’IVA). Più difficile sarà piuttosto l’acquisto all’estero, perché si potrebbe portarsi a casa un New iPad 4G destinato per lungo tempo a non funzionare con le reti mobili nostrane non ancora 4G.

Alcuni si aspettavano anche una versione economica che potesse rivaleggiare con i prezzi del Kindle di Amazon che hanno segnato il record delle vendite natalizie. Hanno avuto ragione quelli che sanno che Apple non ha mai scelto la strada dei prodotti economici e Cupertino ha adottato lo stesso escamotage usato per gli iPhone, ovvero distribuire una macchina della generazione precedente con risorse ridotte al minimo ad un prezzo scontato di un centinaio di euro mal contati, ovvero un iPad 2 modello Wi-Fi (senza 3G) nella sola versione a 16 GB (quelle che in definitiva non sono quasi mai state vendute per l’estrema scarsità delle risorse) ad un valore di poco inferiore ai 300 euro.

Che cosa in definitiva conviene fare: comprare o aspettare?

Chi non ha fretta e probabilmente usa un numero ridotto di applicazioni non farà male a verificare se il prossimo modello sarà veramente una novità e non solo un miglioramento come questo. Per chi ha un iPad di prima generazione che sfrutta a fondo, ricorrendo magari a giochi ad alta risoluzione e ad applicazioni fotografiche (una delle poche vere novità del keynote è stata proprio la splendida app iPhone per iOS) e per chi è stanco dei continui crash che i limiti soprattutto di RAM, ma anche di CPU che gli iPad 1 comportano, beh potrebbe essere l’occasione per scegliere quello che probabilmente sarà l’evoluzione migliore di questa prima tipologia di iPad. Se invece si è di quelli che hanno un po’ di pazienza, potrebbe essere una buona idea aspettare qualche settimana o qualche mese per sostituire l’iPad 1 con un ancora ottimo iPad 2 di quelli che inevitabilmente, data l’enorme giacenza di magazzino, si troveranno in offerta per i buyer più rapidi.

Ovviamente, chi deve avere sempre l’ultimo modello e quelli che non hanno problemi economici nonostante la crisi non perderanno l’occasione per sostituire il loro iPad 2.

Tutti gli altri, i possessori di ancora buoni iPad 2 che non hanno la fregola del “New” o che non desiderano alla follia l’alta definizione e densità dello schermo, secondo me non avranno proprio nessuna ragione per passare a questo “New iPad”.

Dal canto mio, frustrato come sono di essermi ritrovato con un prodotto della prima ora non ancora giunto a meno di due anni dall’acquisto a dovere rinunciare a prestazioni ragionevoli per risparmi irragionevoli (leggessi RAM) nonostante l’esborso di cifre del tutto prossime a quelle di potenti notebook, penso che non mancherò di aspettare i nuovi tablet con Windows 8, l’unico originale vero concorrente di Apple dalla infelice prematura scomparsa di Palm, per giudicare con calma quello che mi converrà di più fare (specie se penso che il bellissimo Nokia 800 con Windows Mobile 7.5 lo si trova già, a pochi mesi dall’uscita, a meno di 400 euro).