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Come condividere pagine su Linkedin da iPhone o iPad

4 marzo 2013 |

Come condividere una pagina di Safari (o altro browser) per iOS (iPhone o iPad) su Linkedin.

Puoi salvare un preferito qualsiasi (anche questa pagina se vuoi: fa lo stesso) preferibilmente sulla cartella “Barra dei Preferiti”.

Poi apri la Gestione dei Preferiti (icona a forma di libro aperto sulla barra degli strumenti) da Browser e clicchi su “Modifica” (o “Edit”). Selezioni il preferito appena creato, gli attribuisci il nome che più ti aggrada (ad es. “LKDN Share”) e nello spazio del collegamento subito sotto incolli quanto segue:

javascript:(function()%7Bvar%20d=document,l=d.location,f=’http://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&ro=false&trk=bookmarklet&title=’+encodeURIComponent(d.title)+’&url=’+encodeURIComponent(l.href),a=function()%7Bif(!window.open(f,’News’,’width=520,height=570,toolbar=0,location=0,status=0,scrollbars=yes’))%7Bl.href=f;%7D%7D;if(/Firefox/.test(navigator.userAgent))%7BsetTimeout(a,0);%7Delse%7Ba();%7D%7D)()

Salvi. Successivamente condividerai qualsiasi pagina su Linkedin semplicemente selezionando questo preferito.

La lenta agonia degli SMS

La lenta agonia degli SMS

27 gennaio 2013 | , , ,

Le alternative all’SMS sono talmente tante, oramai, e lo stesso vale per l’offerta Internet degli operatori mobili, che non si riuscirebbe a capire come faccia a sopravvivere ancora quel servizio preistorico di comunicazione.
iMessage su iPhone
Il fatto che ci sia ancora gente – e mica poca – che insiste a pagare e a farti pagare per scrivere gli SMS è comunque un indice di quanto poco siano diffusi gli smartphone e di quanto poco siano compresi.
Probabilmente è proprio l’oggetto-smartphone ad essere in questione: la sua usabilità, per quanto abbia fatto con iPhone passi da gigante rispetto al passato, non è ancora diventata abbastanza elementare da soddisfare i consumatori di base, quelli che oggi come oggi fanno poco mercato, essendo il più delle volte attaccati a qualche residuato bellico che svolge si direbbe meglio di prodotti più moderni il suo lavoro principale che consiste nel soddisfare il bisogno di parlarsi.

Forse servirebbero degli smartphone basilari, senza touchscreen e senza attrazioni superiori al solo testo, magari limitato al T9. D’altro canto, sussiste il dubbio che il target potenziale di un prodotto simile non sia poi così appetibile. Quindi, meglio fare come all’epoca dei cellulari ETAC, rapidamente soppiantati dai GSM, e lasciare che i dinosauri si estinguano senza far rumore.
Di certo, fa specie che dei giovani, quasi tutti con telefonini all’ultimo grido, insistano ad essere attratti dalle formule delle tribù varie condizionando tutti ad avere lo spesso operatore per pagare meno i messaggini.
Da questo punto di vista l’Italia, e più in generale l’Europa mediterranea, hanno ancora molto da imparare, se nei paesi del nord e negli USA ormai sono pochissimi ad usare gli SMS.

Le due piattaforme mobili più diffuse, iOS di Apple e Android nell’offerta Samsung hanno un loro servizio che consente a chi dispone dello stesso tipo di cellulare di scambiare i messaggi sfruttando gratuitamente la connessione Internet domestica o quella mobile a forfait.
Dei due però ad essere veramente sfruttato è essenzialmente iMessage di Apple, che oltretutto consente lo scambio anche con i computer Apple – solo però quelli con l’ultimo sistema operativo (Mountain Lion).
L’Amministratore Delegato della Mela, Tim Cook, ha recentemente dichiarato che con iMessage «sono stati inviati complessivamente ben 450 miliardi messaggi, e ogni giorno ne vengono trasmessi più di 2 miliardi. Rispetto allo scorso giugno, la soglia giornaliera è raddoppiata, mentre quella complessiva è triplicata: infatti sei mesi fa venivano inviati 1 miliardo di messaggi al giorno e complessivamente “solo” 150 miliardi».

Resta il fatto che l’appartenenza alla stessa “tribù telefonica” spinge alla sopravvivenza paradossalmente proprio l’odiato SMS: usi lo stesso programma per scrivere gratuitamente ad altri iPhoner e a pagamento al resto del mondo.

Per tale ragione i più scaltri utilizzano prodotti che fra l’altro, oltre ad essere disponibili per la maggior parte degli smartphone, funzionano anche su computer e tablet. Si tratta dei messenger che esistono ormai da quasi due decenni, perfezionandosi sempre più. Da poco il diffusissimo Windows Live Messenger di Microsoft è confluito in Skype e il 15 marzo si spegnerà definitivamente, a meno di qualche compromesso dell’ultima ora. A rimanere in piedi saranno soprattutto, appunto, Microsoft Skype e Google Talk che consentono anche chiamate e videochiamate, ma a subentrare con sempre maggior determinazione è Facebook, grazie ad suo Messenger che presto offrirà anche lui un servizio telefonico. In coda restano Twitter e decisamente più indietro Yahoo! Messenger. Di fatto la scelta non è neppure obbligatoria, in quanto applicazioni mobili e per computer come l’ottimo IMO, il diffusissimo IM+ e lo storico Trillian, anche grazie alla risorsa dei Gruppi consentono di scavalcare le appartenenze.

Whatsapp

L’universalità di Whatsapp

Ma altri servizi si sono affermati in concorrenza della telefonia. Si tratta di Viber che sta espandendosi sempre più, e il più recente Yuliop, ma ad aver tenuto nella storia essendosi ormai affermato su quasi tutti i sistemi operativi dei cellulari internet – ma non dei computer e neppure dei tablet! – è indubbiamente Whatsapp che quasi tutti dovrebbero avere, compreso i cellulari Symbian di Nokia.
Il sistema Whatsapp è talmente diffuso da aver battuto il 31 dicembre scorso l’onorevole record degli 11 miliardi di messaggi in una sola giornata. Non male, vero?!
Restano soltanto i divertenti animaletti di Outfit, primo fra tutti il celeberrimo gatto Talking Tom, che rappresentano un modo originale per comunicare messaggi vocali in allegato ad altri programmi, dal solito SMS alla posta e così via.

Se chi legge li usa magari poco i messaggini, è possibile che lo facciano i loro figli o i nipoti: insegnando loro di smettere di usare gli SMS e di non rispondere agli amici che lo fanno, preferendo piuttosto la chiamata, forse riusciremo a fare crescere anche i nostri ragazzi e a spingerli ad un uso più smart delle tecnologie.

iPad, iPhone, Android, Tablet o Smartphone nuovi per Natale? Attenti a quello che fate e soprattutto che NON fate!

iPad, iPhone, Android, Tablet o Smartphone nuovi per Natale? Attenti a quello che fate e soprattutto che NON fate!

27 dicembre 2012 | , ,

Qui tanti consigli in inglese per usare bene il nuovo regalo quando si tratta di iPad.

A questi ne aggiungo uno di mio, essendo in questi giorni assalito da chi ingenuamente compie questo errore che vado a spiegare.

Anche perché chi cambia iPad, Android o smarphone vari spesso dà il suo a qualcun altro compiendo la leggerezza di pensare di passare con l’oggetto software e contenuti acquistati: non lo fate!

Generereste un circolo vizioso di confusione senza fine trovandovi in mano una matassa ingarbugliatissima che finirà per farvi perdere cose a cui tenete.

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L’operazione è semplice: prima di passarlo, andate nelle impostazioni trovateik comando di ripristino portando tutto allo stato di fabbrica.

Se poi lo comprate nuovo, magari regalandolo al figliolo smanettone, non usate il vostro account preesistente pensando di risparmiare sugli acquisti. Oltre a trovarvi entrambi con le cose indesiderate l’uno dell’altro, mettereste in gioco ogni forma di privacy arrivando alla fine alla situazione esasperata e disperata cui si accennava prima per la quale non ci sarà alcuna soluzione che non sia dolorosa.

I Test della Banda Larga

22 novembre 2012 | , ,

Proemio

QP ha proposto un test per controllare la velocità della banda. Personalmente ho avuto problemi a realizzarlo: ma si sa, ormai non c’è un Java uguale all’altro.

Visto che nel frattempo sto avendo pesanti disservizi con l’operatore domestico attuale (Vodafone Station 2) dopo una procedura lunga un giorno (in seguito alla quale erano probabilmente anche mutate le condizioni della rete) ho conferito con l’assistenza tecnica che mi ha suggerito di utilizzare un sito tramite il quale misurare le prestazioni della rete. Queste si sono rivelate alquanto lusinghiere (6-7 Mbps in download) e io mi sono dato pace. Subito dopo la situazione è tornata disastrosa e così ho riprovato. Visto che mi sono trovato ad utilizzare la rete 3G dell’operatore mobile (H3G) per riuscire a portare avanti il mio lavoro, ho confrontato le prestazioni dei due. Per farlo ho usato perima delle App per iOS e poi il corrispettivo per Mac OS X, prima in Wi-Fi e poi in 3G con entrambi i dispositivi (un iPhone 4 e un Macbook Air i7) tutti utilizzanti gli stessi DNS. I risultati mi sembrano quantomeno interessanti.

Conclusioni

Quello che ho scoperto è che gli operatori ti invitano ad usare questi siti che di default scelgono il server del carrier utilizzato (nel nostro caso Vodafone e H3G). Tuttavia, visto che Internet la usiamo per accedere a siti di tutto il mondo, specie statunitensi, e che il protocollo IP4 – quello più usato – non è un cavo comunicante per direttissima ma un complesso sistema di scambi particolarmente sensibile agli accessi concomitanti e al routing della catena di sant’Antonio dei fornitori coinvolti, questo metodo serve a poco.

Molto meglio usare un sistema certificato dalla FCC del governo statunitense. In questo caso, i risultati tendono a peggiorare dalle 3 alle 14 volte rispetto ai metodi utilizzati.

Del degrado di Internet non si possono accusare solo gli ISP, ovvero gli operatori di telefonia: una buona fetta di colpa, forse la maggiore, ce l’hanno le infrastrutture per i privati gestite sempre da TelecomItalia. Tuttavia, quando un venditore ci viene a proporre di cambiare contratto ci ripeterà alla noia che le loro linee non dipendono dall’ultimo miglio e che se è venuto da noi è perché è appena arrivata fresca-fresca la rete che deve vendere.

Le cose non stanno così: di fornitori finora ne ho cambiati quattro: TelecomItalia, Wind Infostrada, Fastweb e ora Vodafone. Ognuno con i suoi difetti (ad esempio, non è ragionevole che Fastweb contrabbandi ancora dei router di standard quasi arcaici rispetto a quelli attualmente in commercio e poi voglia convincerci di essere all’avanguardia dell’innovazione), ma nessuno con un vero pregio. Questo perché il valore sta nel manico e il resto è solo qualità o meno del servizio di assistenza). A parità di assistenza, quindi, l’unica logica che ci resta da seguire è quella del costo.

Io sono in piena Torino, nel quartiere di Regio Parco e non in una sperduta cascina di qualche alpe o di un’isola deserta e a guardare le offerte dei principali operatori, praticamente tutti mi garantiscono un qualche pacchetto da 20 milioni di bit per secondo (20 Mbps). Il risultato migliore – ma praticamente inutile e irreale – è tre volte e mezzo inferiore; il valore reale attuale è circa quaranta volte inferiore.

Dimenticate le pubblicità! …e, se volete i dettagli, guardate qua:

Tra il dire è il fare…

Ecco un po’ di confronti. Per i più sbrigativi, guardate lo scarto fra la mia velocità e quella che rappresenta la media statistica: 0,6 a 12,5

Ecco invece i risultati che si ottengono seguendo le istruzioni dell’assistenza per testare la velocità della connessione. Il fatto è che questo software propone al cliente il server con il migliore rendimento in termini di tempo di risposta (ping). Nell’immagine successiva invece si trovano descritti i risultati ottenuti collegandosi con il server dell’operatore (Vodafone) a Milano

Basso anche questo, ma potremmo dire comunque accettabile per i nostri standard da terzo mondo.

Proviamo però, con lo stesso prodotto, per rimanere sempre in Europa a spostarci in una delle zone calde dell’informatica del vecchio continente: Dublino. Ed ecco che le cose spaventosamente cambiano:

Io poi mi accanisco e provo a cercare qualcosa la cui attendibilità sia più dimostrabile e così mi tocca attraversare l’Oceano e vedere cosa ne pensa il FCC, ovvero qualcosa come il nostro Garante delle Comunicazioni a stelle e strisce. Ecco che cosa ne esce su due istituti di misura differenti (MLAB e Ookla – quest’ultimo è lo stesso usato per i precedenti test europei):

Tutto questo avveniva attorno alle 17:30 del 22/11 con un ultrabook (Macbook Air) in rete wi-fi. Sì, perché gli operatori si riservano di dire che, seppure tu devi usare i loro apparecchi certificati, se il wi-fi non funziona sono fatti tuoi perché comunque loro hanno solo l’obbligo di darti Internet e quindi anche solo con il cavo di rete va bene lo stesso. Poco importa che ormai sempre più gente naviga con smartphone e tablet e che i migliori portatili, gli ultrabook non abbiano neppure più la porta Ethernet.

Prima di questi risultati, questa mattina mi ero divertito a scaricare qualche programmino sempre della stessa casa produttrice del test utilizzato dall’operatore per scoprire che cosa succedeva. Il primo era marchiato 3 Danimarca e puntava allo stesso servente del mio operatore mobile (solito discorso); il secondo puntava al servente più performante, mentre il terzo alla FCC su diversi serventi sparsi nel territorio statunitense. Ecco i risultati.

Nella prima fila i serventi sono H3G Danimarca, Vodafone Milano, H3G Milano e MEDIACTIVE di Parigi su rete Wi-Fi Vodafone Station 2 con iPhone 4 iOS 6.0.1

La seconda fila rappresenta la stessa situazione con collegamento 3G fornito da H3G (3 Italia) al posto del Wi-Fi:

Ed ecco, infine, un raffronto di quello che succede a collegarsi oltre oceano (con Washington, Chicago e San Francisco) utilizzando il Wi-Fi ADSL (i tre valori in basso) e la linea cellulare 3G (i 3 valori più alti):

Ce n’è di che disilludersi, miei cari. Non guardiamo né i cartelloni sull’LTE ultraveloce, né le pubblicità delle sciantose che inchiodano dispositivi alle pareti: l’unica cosa in comune è il chiodo!

Quello che attacca il cartellone, quello che appende il dispositivo e la velocità della rete italiana: un chiodo, appunto!

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Come “Sgurare” lo SmartPhone

Come “Sgurare” lo SmartPhone

28 ottobre 2012 |

No, non mi metto a fare la rubrica dello smanettone. Neanche per sogno. Non lo sono e non mi piacerebbe esserlo. E comunque tutte le informazioni più “tecniche” le trovate nei diversi post che inserisco nella pagina Facebook di Userfriendly. Prova una volta a visitarla e se dovesse interessarti clicca su “Mi piace” richiedendo all'occorrenza gli aggiornamenti.

Tuttavia ci sono alcuni trucchetti che occorre conoscere per utilizzare meglio dei dispositivi che all'apparenza sono abbastanza semplici, ma che sotto la maschera nascondono delle ruggini del vecchio PC.

Mi stupisco, ad esempio, nello scoprire quante persone non considerano le virtù del print screen e come con una semplice combinazione di tasti (il tasto home + power contemporaneamente negli iPhone, iPad e iPod Touch, ad esempio, mentre la discontinuità di Android offre troppe alternative) si possano superare diversi limiti imposti dai produttori.

Molto meno consueto e per certi versi decisamente esoterico è il caso in cui il dispositivo diventa più lento e incline al crash che può venire risolto liberando la memoria temporanea (o cache). La presunzione dei costruttori dice che non ci sarebbe bisogno di saperlo perché questa eventualità non si verifica con i loro prodotti, ma le cose stanno ben diversamente.

Quando lo smartphone o il tablet diventano sempre più lenti senza motivo (e per senza motivo escludo ad esempio il fatto che si sia comprato un iPad di primo tipo tre anni fa e si pensi che è assurdo che sia diventato inutilizzabile così presto con quello che costava), oppure quando le App vanno sempre più frequentemente in crash, altresì quando si presentano cose curiose come icone vuote o bianche o schermi di riavvio in modalità provvisoria, allora vale la pena fare un tentativo.

Spiegherò le procedure per iOS e Android.

Pulizia dell'iPhone

Con iOS le cose sono decisamente più semplici, anche se la pulizia è meno radicale dell'altro, pur rimanendo comunque efficace. La procedura è in perfetto stile Apple, come quella nota ai vecchi clienti Mac dello zap della PRAM (o rimozione della RAM Parametrica).

Si tengono premuti contemporaneamente il tasto Home e quello di Accensione (Power) attendendo che scompaia del tutto la scritta “Spegni” fino a che lo schermo non si spegne del tutto e poi non compare una mela bianca e infine si spegne anche quella.

Si ripete l'operazione alcune volte (da 3 a 5 può andare bene) badando che questi successivi riavvii saranno caratterizzati dall'accensione della mela bianca, il suo spegnimento per brevi secondi, la ricomparsa della mela bianca e poi il definitivo spegnimento. Dopo ognuno di questi cicli bisognerà togliere le dita e tenere nuovamente premuti i due pulsanti contemporaneamente.

Diversamente dalle precedenti, nell'ultima sequenza, non al primo passaggio della mela, ma alla sua seconda ricomparsa bisognerà togliere il dito dal pulsante di accensione e tenere premuto quello home (siate preparati ad un tempo abbastanza lungo di attesa) fino a che non ricomparirà lo schermo normale del vostro dispositivo.

State tranquilli, con questa procedura non rischiate di far danni.

Pulizia dell'Android

Il menu di ripristino dell'Android

Il menu di ripristino dell'Android

Le cose sono meno semplici con Android, nonostante il motore sotto il cofano sia lo stesso, ovvero UNIX.

Si sà che ogni versione del sistema operativo di Google è diversa dall'altra e che il più delle volte ogni produttore modifica il sistema in base alle sue esigenze, così come altrettanto fa l'operatore telefonico (è la famosa discontinuità di Android.

Vi illustro quella che dovrebbe funzionare in buona parte delle macchine con Android 4.0 e superiori.

  1. Mettere in Recovery Mode il dispositivo: da telefono spento utilizzare i tasti VolumeSù + Home + Power.
  2. Utilizzando i tasti del volume portarsi sulla voce wipe cache e tramite pulsante home selezionarla
  3. Nella schermata successiva confermare
  4. Al termine selezionare la voce reboot system now per riavviare il telefono

Attenzione! Non eseguire la procedura di Hard Reset che eliminerebbe tutti i vostri dati presenti nel telefono (rubrica, sms, applicazioni ecc…) ed è inoltre irreversibile.

Non confondere mai wipe cache con wipe data / factory reset e soprattutto MAI selezionare, nell'eventualità di errore, la voce che apparirebbe in seguito: Yes — delete all user date a meno che non si debba proprio, come estrema ratio, azzerare il dispositivo.

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Nuovi Apple: prime impressioni

23 ottobre 2012 | , ,

Che cosa hanno mostrato in California questa sera?

Potetevate già leggere sui siti specializzati articoli analitici finiti mentre ancora stavano parlando e domani ne saranno pieni tutti i giornali.

Che senso hanno queste poche righe?

Intanto molti dettagli annoiano la maggior parte di amici e lettori quasi quanto a me le discussioni del dopo partita.

Poi in questi casi vale tirare dei giudizi secchi e telegrafici, anche se possono risultare pregiudizievoli.

 

MacBook 13″ Retina

Molto bello. Ovviamente caro. Leggero, sottile, con disco flash simile al Macbook Air e disco magnetico da 1 a 3 terabyte. Hanno venduto come loro novità il disco ibrido che esiste da circa 3 anni, ma la soluzione per distribuire le risorse sui diversi storage è molto elegante. Cannibalizzerà il MacBook Air e questo che cosa diventerà? L’iPad con tastiera come il Surface Pro?

 

Nuovi iMac

Di un’eleganza ammirevole: 5 mm di spessore per 21 e 27 pollici!!! Sensazione di fragilità. Carissimi: ce li si può permettere sempre meno! Il driver ottico esterno rovina tutto l’equilibrio estetico. D’altronde, ha senso un desktop senza DVD?

 

IPad di 4ª generazione

Dopo la fregatura di quelli precedenti la sospensione di giudizio è d’obbligo. Diciamo che sono quelli che ci si aspettava la primavera scorsa. Processore 2 volte più potente, non solo nominalmente come la 3ª gen. Il Wi-Fi Dual Band visto l’uso sempre più Cloud di tutto lo rende più ambito degli stessi computer. Il resto è uguale al 3, prezzi compresi, ma questa volta si direbbe davvero, non come la durata della batteria dell’altro. Oggetto di riferimento per power user da divano (blogger, autori, consulenti, giornalisti…). Se avessi acquistato iPad in primavera avrei chiuso con Apple vita natural durante. Il 3ª gen. Lo hanno anche soppresso dai cataloghi, pur lasciando ancora il 2 a prezzo inalterato! Da domani occhio alle svendite, ma sono sicuro che sarà più intelligente acquistare un Mini iPad.

 

Mini iPad

Decisamente bello. Classico esempio della genialità dello staff di Ive: pochi cambiamenti estetici, quasi invisibili ma che conferiscono all’oggetto un’eleganza sportiva quasi ineffabile. Peso extra-piuma, spessore zen, con queste dimensioni ottimo per le foto; peccato per la fotocamera deboluccia. Una questione fondamentale mi è sfuggita: la versione cellular telefona? Bella la cornice di profilo e la mela con l’ombra dietro, ma il capolavoro è la fruibilità dello schermo: la cornice, nonostante lo spessore esiguo, è ai minimi termini e come sempre elegante. Avevo scommesso che Apple non avrebbe cannibalizzato iPhone – almeno per il momento, con la salma ancora tiepida. Per tutto il resto equivale alle caratteristiche dell’iPad 2 in scala ridotta. Anche nel prezzo: fra un Kindle HD e un Google Nexus entrambi a 260€ e un Mini iPad di base a 100€ in più ma con molta tecnologia i più e quella meraviglia di parco App il confronto non si pone neppure. Molto bello e spietato il confronto sullo spazio utile fra Mini iPad e Tablet 7″ Android: 62% in più nel primo (per esperienza è vero!).

Infine fra 9,7″ del modello esteso e 7,9″ di quello Mini, quel pollice e mezzo pesa solo nel guardare i film e per il mio astigmatismo – tanto comunque gli occhiali devo mettermeli comunque con entrambi!… Ideale per managerini da corsa e studenti, oltre che innamorati e collezionisti.

Si possono prenotare fra qualche giorno e i primi sono disponibili dopo Ognissanti. Un consiglio? Aspettate di prenderli in mano, provarli per bene e magari anche lasciarli provare agli altri prima di trovare sorprese come nel passato. Infine, con il mio iPad 1 quasi inutilizzabile dopo tre anni e pagato come un computer di lusso sto rassegnandomi all’idea dell’upgrade, ma devo dire che sono molto indeciso.

Un’idea per gli acquisti? Pensare ad un Mini Cellular 16 o 32 GB: almeno è una soluzione diversa e lasciarsi aperta l’opzione di un 4ª gen, anche Wi-Fi primo prezzo.

 

Kindle Paperwhite: alla ricerca dell’e-book reader definitivo

Kindle Paperwhite: alla ricerca dell’e-book reader definitivo

18 ottobre 2012 | , ,

Penso che il libro di carta sia ancora la tecnologia più versatile per essere consumata ovunque, tuttavia è innegabile che, moda a parte, l'arco del libro elettronico abbia molte frecce nella sua faretra che non varrebbe neppure la pena citare non fosse che questa questione oziosa rappresenta per molti un deterrente spesso superstizioso. Lo spazio che occupa, la facile fruibilità dei contenuti, la leggerezza e le potenzialità multimediali (che pur essendo state mostrate da Apple hanno dei costi rispetto alla domanda che non facilitano lo sviluppo in questa direzione) sono alcuni dei suoi atout. Ciononostante il libro cartaceo, ad esempio, finisce per costare di meno nel momento in cui può essere passato di mano in mano e facilmente condiviso, non ha bisogno di batterie cariche e può essere letto ovunque senza stancare gli occhi.

Se fino ad ora a rendere complicato l'uso dell'e-book poteva entrare in ballo la scarsa leggibilità del tablet all'aperto e la poca attrattiva di quello a matrice monocromatica passiva, il modello che sta per essere introdotto anche nel nostro paese da Amazon ha trovato una tale conferma da parte dei nostri lettori da poter permettere la soddisfazione degli ordini solo poco prima di Natale. Il paese che sembra leggere di meno in Europa sembra avere dalla sua i più innovativi fra i lettori e quindi Amazon ha deciso di annoverarlo fra quelli per cui una macchina così raffinata come il Kindle Paperwhite meritano di poterla ricevere per primi.

Innanzitutto fermiamo l'attenzione sul nome che dice già di per sé tutto quello che c'è da dire: un e-book reader dotato di pagine bianche smaglianti e luminose.

Tuttavia la tecnologia che adotta consente di

  • leggerlo altrettanto bene all'interno come all'esterno
  • senza che all'interno appaia sbiadito e neppure che all'esterno venga oscurato dalla luce
  • grazie al fatto che riceve la luce dall'alto al basso pur essendo di per sé luminoso, senza aggredire gli occhi

Come possiamo notare dalle immagini qua sotto, Amazon ha fatto un lavoro straordinario per il suo nuovo Kindle il cui principale valore sta tutto nel brevetto.

Kindle Paperwhite

Tecnologia del Kindle Paperwhite

 

Infatti questo e-book reader non è destinato ai lettori mordi e fuggi per cui i reader si prestano particolarmente, come i consumatori di manualistica o riviste.

Neppure è fatto per gli utilizzatori eclettici, che fanno bene ad orientarsi verso tablet iPad o Android, come pure i prossimi Windows, oppure verso un phablet come il Galaxy Note a me particolarmente caro per questo tipo di utilizzo.

Paperwhite non ha un processore particolarmente veloce, la memoria è ridotta a 2 GB, non ha l'audio, non è leggerissimo anche se pesa la metà di un tablet e a parte leggere libri e un browser rudimentale non offre nulla di più di un'ottima visione (anche grazie alla sua particolare densità) in tutte le situazioni che non pesa minimamente per chi lo usa per leggere ore e ore.

Se osserviamo questa immagine che lo paragona con un Kindle tradizionale, oltre alla differenza di prezzo, non può non saltarci agli occhi la diversa qualità dello schermo.

Amazon spinge sempre di più sul modello del Cloud come soluzione per l'archiviazione che supera l'idea di mantenere il maggior numero di libri sulla macchina, risultando facilmente fruibili per essere scaricati dal negozio senza spenderci più niente in qualunque momento.

In definitiva, non è il reader per consumatori di musica o di videogiochi che potranno trovarsi a loro agio con il Kindle Fire HD o magari con il prossimo iPad Mini in procinto di essere messo in vendita da Apple a partire da 250€ con una ricca alta tecnologia e maggiore archiviabilità per questi scopi.

Tuttavia è il prodotto ideale per conciliare il trauma della separazione dal libro di carta. Un prodotto che non potrà non essere amato dai lettori classicisti, dagli amanti della pagina e dell'inchiostro a cui potrà mancare solo più la pur importante parte olfattiva e quella tattile. Un'altra buona idea di Bezos & co. che sicuramente avrà successo fra quelli che amano sprofondare nei propri romanzi e passarci le notti o i fine settimana.

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Newton sill alive!

Newton sill alive!

30 settembre 2012 | ,

The release must take place within the year to celebrate the occasion of the twentieth anniversary that marked the birth of the PDAs and the premises for the advent of the iPad and iPhone.

(altro…)

Ti serve un super-disco esterno?

Ti serve un super-disco esterno?

26 settembre 2012 | ,

È vero che adesso abbiamo dati sparpagliati ovunque, ma proprio per questo l'archiviazione sta diventando un'arte.

 

Personalmente prediligo Dropbox e alla fine potrei togliere gran parte delle cartelle alla radice del disco perché ormai archivio direttamente sulle cartelle sincronizzate di Dropbox che si trovano sul computer.

 

Alle volte può servirti un Pen Drive, magari per trasportare medie quantità di dati, ma non dev'essere troppo piccolo né troppo grosso: l'ideale sono 8GB. Sconsiglio di infilare e sfilare schede SD perché sono troppo delicate e sono facili a guastarsi per troppe ragioni.

 

Poi potresti avere necessità di trasferire qua e là cospicue quantità di materiali multimediali (i film e la musica dei ragazzi biricchini o gli archivi fotografici in RAW) e per questo la soluzione migliore è l'hard disk esterno da 2,5″, un po' più lento e proporzionalmente da 2 a 4 volte più caro, ma pratico e facilmente trasportabile. Se ti viene in mente che potresti arrangiarti lo stesso con quello grosso, o rinuncerai alla circostanza o la rimanderai all'infinito, ma sarebbe stupido utilizzarlo come archivio statico principale.

 

C'è poi la soluzione più interessante per la multiutenza domestica o dello studio: si tratta dei dischi di rete o NAS, ma la storia è meno semplice di quello che ti fanno sembrare e quindi, se anche fosse la tua situazione non intendo parlarne ora.

 

Qui voglio presentare due offerte di dischi esterni particolarmente capienti da infilare nella USB del desktop, nella docking station del notebook o nel router se ne hai uno di predisposto.

 

Se per il doppio di capacità puoi avere solo 10-20€ di differenza, devi considerare che fino a che non sdoganeranno i nuovi file system, con quelli più diffusi più grande è un disco e più lento sarà a reagire. Ma se non lo usi sistematicamente per accedere ai dati, ma saltuariamente per alleggerire il disco del computer o mettere al sicuro le copie dei dati o quelle di CD e DVD, più è capiente e meglio è. Il Western Digital che gruppo d'acquisto Groupalia offre per 110€, trasporto incluso, è un ottimo disco da 2 TB (ovvero due milioni di megabyte) naturalmente ingombrante ma generosamente capiente.

Un hard disk della stessa marca con standard USB 3.0 sensibilmente più veloce può essere comprato direttamente in negozio per chi ha un Auchan nei paraggi. Si spende un centone e la capienza è della metà, ovvero 1TB, ma le prestazioni sono abbastanza migliorate da permettere di usarlo come disco principale per molte cartelle, come mail, musica, foto, immagini e film.

 

Forse non sono le uniche, ma quando ne avevo trovate di simili che mi fecero credere che i prezzi medi per capienza sarebbero generalmente scesi, pochi giorni dopo ho dovuto ricredermi e per molto tempo rimandare ancora l'acquisto.

 

Per qualsiasi consiglio o situazione specifica scrivi! Il tuo amico UserFriendly sarà ben lieto di farsi venire in mente qualcosa.

Ciaooo

 

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È tempo di Ultrabook

25 settembre 2012 | ,

La fiaba dei computer potenti e aperti, anzi sbregati…

C’erano una volta i PC! Potevi scegliere se li volevi in formato Desktop per metterlo sopra la scrivania, oppure Tower da infilare di fianco ai piedi per espanderlo con tante schede. Poi, poco alla volta, delle schede si è fatto gradualmente a meno: giusto alcuni specialisti della multimedialità, o videogiocatori esasperati hanno necessità di espansione. Così, ancora per un po’ hanno venduto ancora dei Desktop essenzialmente per le aziende che dovevano far credere che i portatili fossero dei fringe benefit per quadri e dirigenti.

Adesso, agli impiegati a cui devono cambiare computer danno quasi ovunque dei portatili economici: questi oggetti, infatti, oggi costano meno di un PC tradizionale e hanno tutto quello che serve per funzionare.

I loro figli invece ci sputano sopra, perché hanno ormai capito una differenza che sembrava essere prerogativa dei possessori di macchine Apple, ovvero che la qualità non coincide con la potenza. (altro…)

Social Networks: un prontuario attendibile

Social Networks: un prontuario attendibile

9 febbraio 2012 | ,

Quest’immagine qui in alto nell’ultima settimana ha fatto il giro del web, al punto che per ritrovare da quale Instagram era stata recuperata mi sarebbe occorso un lavoro di archeologia.

È piaciuta a tutto il mondo. Penso che sia perché parla di bomboloni.

Per il resto l’ho trovata tanto buffa quanto fuorviante. Non si può infatti liquidare il lavoro fatto per avere un’idea nuova nell’ultra saturo mondo dei S.N. (d’ora in avanti per Social Network) in una riga per quanto appetitosa.

L’autore spiega che quello che si va a dire di bomboloni è diverso a seconda del S.N. utilizzato. Con:

Twitter – sto a magnà un bombolone

FaceBook – er bombolone “me piace”

FourSquare – quest’è ‘l posto de’ bomboloni

Instagram – e beccate sta foto der mio bombolone virato seppia

Youtube – anvedi come me la godo a magnà bomboloni

Linkedin – sto n’autorità in fatto de bomboloni

Pinterest – qui c’è uno scatolone pieno di bomboloni di tutti i tipi

Last.fm – ora sto a sentì “Bomboloni”

Google+ – sono l’assaggiatore ufficiale di bomboloni di Google

Si direbbe brillante, ma – e ce n’è per tutti – dà praticamente del deficiente a tutti gli iscritti ai S.N. Il che potrebbe anche starci se poi le cose non stessero – quanto meno “anche” – diversamente.

Di S.N. pure importanti ce ne sono un’infinità, gran parte dei quali tutt’altro che trascurabili, come QQ o Weibo che in Cina con qualche miliardo di utenti potenziali danno punti a FB.

Mi pongo l’obiettivo di essere il più completo possibile nel rispetto della sintesi, riducendo tutto a queste 5 grandi categorie. Ho aggiunto delle stellette per fare una classifica tutta personale che tiene conto di un rapporto fra popolarità, efficacia e trend.

 

Fuori concorso

Ovvero quello che tutti potrebbero dover conoscere al di là dei fini che persegue.

FaceBook*****: L’anagrafe dei s.n. Se non ci sei non esisti (il che pur essendo molto impegnativo e non per tutti non sempre è un male, ma che molti possono vedere come egoistico o snob, come togliersi dall’elenco telefonico o mettere un numero al posto del nome sul campanello)


Google+**: Con lo smacco alle spalle di essere stata fra i primi e di avere investito su molti prodotti, Big G si è giocata persino la serietà del motore di ricerca per lanciare il suo S.N. in cui il + gioca il ruolo fondamentale. L’utente può essere il più disimpegnato del web, in quanto gli basta cliccare dei “+” sui risultati della propria ricerca per dire “mi piace” senza manco sapere di che parla. Quanto poi  alle cerchie e alle altre cosette, funzionano solo per chi ha investito tutto in Google (da Docs, a GApps, e in integrazioni interaziendali)


Ping.fm*: Metti lì le credenziali di tutti i tuoi accessi e in un colpo solo ogni tua cazzata è davanti agli occhi di tutti. Bel colpo, vero?! Anche la dimostrazione di quanto è stupido essere su tutti i S.N. in maniera non mirata. Fanne un uso virale e in breve tempo non avrai più amici da nessuna parte, ma se sai come funziona e non vuoi complicarti la vita a configurare tutti i S.N. per interagire fra di loro…


“Connect”****: In realtà non si tratta di un S.N. ma piuttosto di una meta-funzione nata su e per FaceBook che ormai è dilagata in tutti i prodotti. Si direbbe che senza di essa nessun sociale è veramente valido da usare, anche se non di rado non funziona bene. Che cosa vuol dire? Che in realtà usando ognuno dei S.N. scritti sulla lavagna e molti altri si pubblica in molti degli altri in un colpo solo. È un inoltro automatico, a volte selettivo, ma nella maggior parte dei casi “tutto o niente”. Questo fatto inficerebbe tutto quanto segue, ma per fortuna non è andata così.


FriendFeed*: Passata dall’avere ambizioni di S.N. con il passar del tempo è diventata una Social Utility: molto utilizzata da giornalisti o aspiranti tali abituati a lavorare con i feed reader o aggregatori di notizie, FF è un aggregatore di sociali. Mica di tutti, sarebbe impossibile, dei più importanti. Ormai però molte applicazioni per computer e smartphone fanno da sole il suo lavoro e in modo molto agile, per cui… per afficionados.

Passaparola

Per chi vuole essere istante per istante aggiornato, chi da quello che passa per la testa dei propri amici, ma soprattutto per seguire il “verbo” degli influenzatori informativi o culturali o per chi spera di diventarlo magari nel suo piccolo.

Twitter*****: Vivi di rendita sul lavoro degli altri, ma puoi spiccare come grande intenditore specializzato o per tutte le stagioni. Veloce, virale, ma se devi comunicare davvero hai bisogno di più spazio per scrivere (per questo assieme a Twitter usa Tumblr o Posterous). È la nuova agenzia di stampa e la presa diretta con divi e maître à penser.

Pinterest****: La bravura sta nello scegliere delle puntine figurate (pins) intriganti per attirare l’attenzione su lavagne tematiche (boards) originali per gli interessi più cool e interessanti (interest). Il più nuovo, promettente e trendy, ma in difficile equilibrio fra idiozia e genialità: ai posteri…

Blogal Network

Sostanzialmente i S.N. per quelli che hanno qualcosa da dire, bello o brutto, giusto o sbagliato, delle piccole opere, uno stile di pensiero, un’identità culturale o di moda… insomma chi non può fare a meno di mostrare una personalità esuberante, un servizio, un commercio, un brand più o meno personale.

Tumblr****: Il contrario complementare di Twitter per chi fa sul serio e pensa di avere delle cose da dire e condividere: richiede di essere altamente selettivi sulle persone con cui condividere il Tumblr e ha senso seguire e farsi seguire solo se si è sulla stessa lunghezza d’onda. Altrimenti senza condivisione è un ottimo web log.

Posterous***: Nato come Utility di Tumblr per postare via mail nei propri blog, è passato ad essere il suo maggiore concorrente nel settore del cosiddetto “middle blogging”. Al momento attuale ha a suo discredito il fatto di essere fra i meno noti dei S.N., ma la sua agilità potenziata dalle multi-scrivanie o “Spazi” come Mac OS X o Linux, ha un potenziale tale (anche in competizione con altri SN specialistici come Instagram) che se il vento dovesse girare nella sua direzione, questa giovane (non ha 2 anni) soluzione potrebbe diventare la vera grande sorpresa del settore dei mesi a venire

Blog**: Soprattutto Blogger e WordPress, e poi TypePad, Movable Type, Joomla, Drupal… sono gli antenati del Web 2.0 e quindi anche dei paleo S.N. con le possibilità-speranze che offre di scatenare commenti sui commenti e widget di tutti i tipi. Loro hanno cercato di potenziarli all’inverosimile dove gli altri hanno avuto successo frammentando e specializzando. WordPress è per i professionisti del blog, ma con l’integrazione di Google+ anche Blogger ha le sue attrattive

Il principe della mobilità

Path****: Come ho detto e ripeterò, la vera rivoluzione dei SN sta nella mobilità e, fra tutti i servizi di SN per smartphone, questo ha dalla sua un vero e proprio purismo. Non si accede da nessun sito, ma diversamente da Instagram è molto personale e fornisce condivisione di pensieri, musica, localizzazione e altro… il tutto con un’elegantissima soluzione: diversamente da FB diventata un pesante labirinto di ambienti sempre più confusi ed eterogenei, qui si fa tutto, ma proprio tutto solo cliccando su un “+” e poi si condivide con FB, Twitter, Tumblr e Foursquare, ma solo quando e con quello che si vuole. Per iPhone, iPad e Android

Piccole grandi nicchie

Volendo garantire che quelli che considero i S.N. più interessanti raggruppo qui tanti altri piccoli o grandi ambienti caratterizzati da spiccate specializzazioni

Business SN: Linkedin*** (uno dei primi SN in assoluto e la milestone del settore che ha subito il limite dell’USA-centrismo), Viadeo*** (come Linkedin ha servizi pubblici e a pagamento, ma beneficia dell’esperienza dell’altro per fare un lavoro più ordinato e soprattutto molto più sensibile al mercato europeo), Xing (SN tedesca che si è espansa assorbendo la latina Neurona che aveva avuto un grande credito nel nostro paese, in Spagna – terra madre – e in America latina, senza riscuotere poi un similare interesse)

Video e media SN: Youtube***** (nata come TV internet e comprata a caro prezzo da Google, è uno dei casi in cui crescendo un servizio si è scoperta un’altra natura sapendo cogliere l’uso che hanno scelto di farne gli utilizzatori e imparando a cambiare strada e a cavalcarlo), Vimeo* (l’altro-youtube), ApplePodcast** (l’inventore del comparto, geniale nel legame con i dispositivi, ma sotto utilizzato in quanto dipendente dalla casa madre e poi subissato dal volume di fuoco in rete di Google; oggi potenziata dall’evoluzione di U Tunes)

Per musicisti e musicofili: Myspace** (un’altra delle capostipiti fra i SN, comprata a peso d’oro da Rupert Murdoch, strozzata dal tentativo di farne una specie di Second Life), ApplePing** (timido tentativo della casa di Cupertino di inserire un SN in iTunes spingendo non pochi artisti alla partecipazione attiva, con scarsa continuità), Last.fm** (sicuramente il più riuscito spazio di condivisione dei gusti musicali e dell’ascolto), Rockmelt, Soundhound*, Soundshare, Soundcloud*

Realtà virtuale: Second Life (faraonico investimento quasi della prima ora per fare socializzazione con simulazioni di ambienti e avatar a metà fra gioco e serietà, poi virata decisamente al business, con addirittura una propria moneta per scambi molto reali; che io sappia dovrebbe ormai essere quasi deserta, ma mi guardo bene dal metterci il naso)

Circoli dei lettori: aNobii*, Instantpaper***, Readability** (gli ultimi due archiviano e condividono materiali interessanti recuperati in rete o spediti in posta elettronica)

Primogenitori: Orkut (quasi nessuno se ne ricorda ma Google fu tra i primi a farlo senza dedicarvi risorse sufficienti, senza crederci e lasciandolo in completa balia degli utenti che potevano diventarlo solo a centellinati inviti – una vecchia fissazione di Big G, evidentemente; oggi è rimasto il principale SN dei parlanti portoghesi, soprattutto brasiliani), Friendster

SN fotografici: Prima venne Flickr e subito dopo Picasa, ma oggi a fare da modello è Instagram**, semplicemente perché per primo e meglio di tutti ha capito la rivoluzione mobile degli smartphone e dei tablet

Geolocalizzazione: Foursquare*Latitude sono stati i primi, ma la loro componente sociale era molto più scarsa degli immediati successori, primo fra tutti Gowalla** di recente comprata – e un po’ strozzata – da FaceBook; poi Mobnotes

Contatti, identità e socializzazione di profiliPlaxoGintKlout (gli ultimi due con una crescente ispirazione alla reputation virtuale)

Progetti, calendari…: Plancast*, Tungle, Basecamp**

SocializzazioneBadoo (se vuoi iscriverti ed essere subito invitato da intraprendenti signorine questo era una volta il posto giusto), Meetic (agenzia matrimoniale virtuale), Netlog (altro SN della prima ora diventato il luogo di adozione degli adolescenti) 

Mobile Social Network Aziendali: YammerChatter, Huddle

Generatori di Social Network: Ning (diventato a pagamento ma se ne trovano altri liberi)

Altre forme di condivisione sociale: Skype, ViberDropbox, SugarSync, Evernote

New Entry da non perdere di vista: Quora, Chili

2012: Piccolo e Sostenibile è Bello

29 gennaio 2012 | , , ,

Quello che si è aperto sarà l’anno delle nuove interfacce utente e soprattutto quello degli Ultrabook.

Quando Apple mise in commercio il progenitore della categoria, il MacBook Air non riscosse subito un grande entusiasmo, in quanto il mercato si aspettava la risposta di Jobs all’allora nuovo settore dei cosiddetti netbook che invece egli considerava della “spazzatura tecnologica”. Il tempo gli dovette dare ragione, visto che i bancali dei supermercati straripano di queste piccole lumache invendute nonostante siano proposte al prezzo delle patate.
Il primo Air era però bruttino: restituiva un senso di precarietà, di computer-lattina; le porte erano troppo poche rispetto alla diffusione delle tecnologie di quegli anni e soprattutto costava un’esagerazione, complice la tecnologia SSD, i dischi fatti di memorie flash di grande capienza che a quei tempi erano ancora troppo cari.

Poi fu la rivoluzione del Post-PC, l’iPad con il quale si scoprì la comodità di avere un computer da divano per svolgere la maggior parte delle attività per cui viene utilizzato in casa o quando si è in giro: leggere, navigare, scambiare posta e partecipare ai Social Network. Questo lo si poteva fare anche con gli smartphone ma la cosa era ancora complicata e gli spazi troppo angusti. iPad era perfetto per tutto ciò.

Non mancava certo chi svolgeva con il tablet anche attività professionali e oggi sono sempre di più le aziende che offrono a professional e manager gli economici iPad.
Ciononostante sondaggi e statistiche dimostrano che per attività corpose, stile office, per intenderci, le persone preferiscono ancora l’utilizzo della tastiera. Ciononostante sembra impossibile un ritorno al PC: non solo ai desktop, ma persino ai notebook. In primo luogo il peso non viene apprezzato, poi l’estetica, la durata delle batterie e l’interazione con la macchina.

iPad ha posto dei paletti sull’uso del computer a cui le persone non intendono rinunciare.

  • Intanto le App che hanno fatto il successo del prodotto più di quanto i giornalisti non sottolineino: sono prodotti smart, finalizzati all’uso e perfezionati solo per quello. Diversamente dal PC dove un’applicazione è costosa, molto ricca, in grado di compiere operazioni a cui sarebbero deputati molti altri programmi, queste sono molto economiche, estremamente settorializzate (un’App fa solo quello che l’utilizzatore desidera di più compiere), si integrano l’una con l’altra ma tendono a non esagerare in funzioni aggiuntive e in questo modo non richiedono manuali, né studio della logistica e sono spesso belle e divertenti.
  • Poi c’è l’interfaccia a gesture, grazie alla quale l’oggetto diventa definitivamente maneggevole, nel senso che è a portata di mano senza l’intermediazione di combinazioni di tasti funzione o di clic di mouse. Ma quello che più entusiasma sono le due caratteristiche che seguono:
  • Il fatto di essere “allways on”: veramente basta toccare un tasto per ritornare a quello che si aveva aperto un attimo prima e passare da un’applicazione all’altra senza dover salvare e senza spreco di risorse.
  • La durata delle batterie che, rispetto al paio d’ore scarso medio di un netbook che abbia anche solo pochi mesi di uso intensivo, un iPad, anche dopo anni di lavoro continua a reggere una giornata piena di attività senza dover fare alcuna ricarica e quindi lasciando l’alimentatore e tutta l’altra cavetteria definitivamente a casa.

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macbook air

Apple MacBook Air

Nel frattempo Apple è uscita sul mercato con due nuovi modelli di Air e questa volta erano veramente belli, oltre che leggerissimi; da iPad avevano ereditato di essere pronti a partire immediatamente all’apertura dello schermo e di non consumare nulla in stato di stand-by; le batterie erano molto più robuste e grazie al basso consumo la ricarica durava molto di più, pur essendo ancora molto lontana dalle performance dell’iPad, anche perché sono dotati di processori tradizionali dell’Intel. Infine l’introduzione di Mac OS X 10.7, il cosiddetto “Lion” che avrebbe dovuto avvicinare l’interfaccia a quella dell’iPad – cosa che in buona sostanza si è verificata molto, molto poco. Oltre a questo, i prezzi si sono quasi dimezzati rispetto ai primi modelli e, accanto al display 13”, ne è stato introdotto uno a 11” che lo avvicina alla portabilità dei netbook, ma con tutto un altro layout e potenza.

Che cosa è trapelato della direzione che intenderebbe perseguire Apple per i suoi Air? Intanto quella di potenziare le batterie con il ricorso ad elementi più capienti, ma soprattutto più piccoli, in modo di riuscire a sistemarne in numero maggiore. Poi la possibile adozione degli stessi processori ARM prodotti dalla stessa Apple e adottati per tutti i loro dispositivi touch screen.

Di fronte ad un rischio simile Intel non poteva stare a guardare e così ha indetto una “gara” a chi riusciva a produrre dei notebook aventi le caratteristiche da essa indicate che, guarda caso, erano le stesse dei nuovi Air. Non si ebbero troppi esempi e pochi che potessero competere, ma quelli più riusciti, come l’Asus ZenBook che vedete qui sotto avevano prezzi simili, se non addirittura superiori a quelli dei progenitori, senza vantare le stesse attrattive.

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Quello che è accaduto nel frattempo lo si deve, guarda caso, ad una software house, ovvero a Microsoft.
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Asus transformer

Asus Transformer

La casa di Ballmer ha dato in mano ai produttori il prototipo del sistema operativo che doveva competere con iOS di Apple per i dispositivi tablet. Si tratta in fondo della versione perfezionata di Windows Phone 7 che tanto interesse sta attirando, per ora più da geek e critica che dai consumer, e che sicuramente segna una svolta della casa di Redmond nella direzione post-PC tracciata da Jobs, rispetto alla quale il mondo Windows inizialmente recalcitrante, ora pare stare investendo tutto e non manca di dare segnali alle aziende clienti di prepararsi a convertire il loro parco macchine in questa direzione.

 

Lo stesso hanno di certo fatto i produttori che alla recente fiera del CES hanno mostrato come tutto il loro interesse, oltre al consolidato settore smartphone, andasse quasi esclusivamente al mondo dei tablet e ancor più a quello degli UltraBook entrambi pronti a cavalcare l’uscita di Windows8, a proposito del quale si promettono cose sempre più favolose, come l’integrazione di un chiosco dall’interfaccia ripresa da Microsoft Kinect, quella adottata negli xBox, in grado di operare rilevando i movimenti spaziali senza alcun contatto con i dispositivi.

Di esemplari dalle grandi aspettative non se ne sono visti molti. Quelli più interessanti integrano batterie di lunga durata e schermi touch screen accanto a delle ottime tastiere con pesi straordinariamente ridotti. È il caso del futuro Transformer di Asus (quello Android che è circolato in passato non è stato certo un fulgido esempio), che consente di avere due prodotti in uno: quando si stacca la tastiera-docking-station (che vedete qua sotto) si ha un tablet Windows8 e quando la si ricongiunge, un ultrabook di ottima qualità ad un peso record ed un costo molto ragionevole. L’idea più furba è stata tuttavia quella di combinare l’indispensabile batteria del tablet con quella della tastiera, arrivando a toccare il record di 18 ore di funzionamento!

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Asus Mobile Dock TF201

 

Accanto alla taiwanese Asus, i prodotti di maggior prestigio sono certamente quelli della Cinese Lenovo che eredita il look e il marchio ThinkPad dei notebook IBM a suo tempo acquistati. La risposta al Transformer di Asus è il “reversible” Yoga che ricorda molto vecchie soluzioni dei primi tablet Windows di 10 anni fa, non fosse che rovesciato questo modello pesa poco più di un iPad (un terzo dei vecchi tabet) e che usato come notebook ha tutta la qualità delle tastiere ThinkPad ed una durata di batteria promessa approssimativamente di una giornata di lavoro.

ThinkPad Yoga

ThinkPad T430 U

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Più tradizionale e sicuramente ben fatto è il ThinkPad T430 U che si confronta con le indiscrezioni sui futuri MacBook di Apple, destinati a dare più prestazioni di quelli attuali, ma con peso e durata di batteria parametrabili ai modelli Air. Questo Lenovo promette qualcosa di simile anche se per il versante Windows.
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Sempre fra i ThinkPad apparentemente tradizionali, la società cinese scende in campo con questa che probabilmente è la sua soluzione più originale. Si tratta del ThinkPad-XI-Hybrid che offre una soluzione di riduzione dei consumi basata, non sulla scomposizione dell’hardware, quanto sulla scelta del sistema operativo. La sua natura “ibrida” sta nel fatto di potere scegliere in fase di avvio se partire con un OS “lavorativo” tradizionale (per intenderci il “classico” Windows) o uno tablet-oriented (per ora un Android touch screen rimaneggiato, ma in futuro potrebbe essere anche un Windows8) con risposte di consumo e di ambiente di lavoro (Programmi vs. Apps) del tutto differenti.

?Una considerazione finale è rivolta ai display adottati. Se in ambiente notebook si è assistito ad una moda che tendeva a dispositivi con display sempre più grandi (17” e oltre), adesso sembra che la dimensione dello schermo sia la vera e propria barriera che separerà i notebook dagli ultrabook. I consumatori che hanno bisogno di uno schermo di grandi dimensioni perché, ad esempio, lavorano con le immagini o la multimedialità in genere tenderanno ad adottare laptop di dimensioni sempre maggiori che finiranno per cannibalizzare definitivamente il comparto dei desktop offrendo prodotti leggeri, potenti, probabilmente implementabili a dei prezzi più contenuti di quelli attuali (mentre tenderanno a scomparire i laptop plasticosi da bancale dell’ipermercato). Al contrario, il mondo dei professional mobili e dei consumer intermedi (il 90% del mercato) finirà per adottare macchine leggere (i notebook diventeranno gradualmente tutti ultrabook) a 13”. Scompariranno gradualmente i 14” e i 15”, mentre 10” e 11” saranno riservati ai tablet puri o ibridi.

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Il Nuovo Mondo di Jobs

Il Nuovo Mondo di Jobs

7 giugno 2011 | ,

Jobs all'insegna della convention


Un’ulteriore keynote si è conclusa in casa Apple e ancora una volta si sono avute conferme di molte delle informazioni che giravano per i corridoi, assieme a non poche sorprese soprattutto sui dettagli, ma se dovessimo sintetizzare la lunga kermesse (quasi due ore fruibili on line dal sito Apple), potremmo dire che è stata condotta all’insegna del gratuito (o dello scontato), dell’assistito e del senza fili.

Photo Stream: Le foto sincronizzate viste da Mac


Anche se Lion non uscirà il 24 giugno come sembrava, ma solo nel prossimo luglio, il suo prezzo si è confermato altamente competitivo: dai 129$ di Leopard si passa a 29,99$, forse con il cambio europeo, anche grazie al fatto che verrà distribuito esclusivamente tramite Mac App Store (non si sa ancora come potrà procurarselo chi non dispone di Snow Leopard). Sicuramente ad incidere sui costi c’è il risparmio sulla catena distributiva e sui supporti, ma certo si tratta soprattutto di un’importante operazione di marketing. Indubbiamente c’è oggi molta meno attrattiva per i clienti a spingerli a cambiare sistema operativo, visto che quelli attuali sono spesso superiori alle aspettative di gran parte degli utilizzatori, ma con Lion cambiano notevolmente le condizioni di utilizzo. Al di lå di tutte le caratteristiche presentate nell’articolo di ieri, quello che è implicito anche se poco evidenziato è la chiusura estrema del sistema se paragonato con quelli disponibili. È tramite iCloud che viene installato, aggiornato e rifornito facendo sempre meno ricorso all’intervento soggettivo e ai dispositivi esterni.

Apple diventa una galassia e nello stesso tempo una monade. Non che esistano preclusioni all’ingresso e all’uscita di applicazioni e documenti, ma solo possibili solo al prezzo della rinuncia alla grande assistenza fornita dal sistema Apple.

“It Just Works” ripeteva a più riprese Jobs: tutto automaticamente, senza che l’utilizzatore debba fare niente e spesso senza che neppure se ne accorga.
(altro…)

L’ufficio tra le nuvole

L’ufficio tra le nuvole

28 aprile 2011 | , ,

Alzi un dito chi non ha ancora mai sentito parlare di Cloud Computing? … Mi sembra di non vedere così tante mani alzate. Ora proviamo a verificare quanti hanno capito di che cosa si tratti. In questo caso di mani ne vedo ancor meno.

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La storia delle nuvole (Cloud) dove si troverebbero i computer ve la sentirete raccontare in tanti modi. In effetti è un prisma che ha più facce, tre delle quali sono le principali: quella tecnica, quella commerciale e quella dei servizi.

Innanzitutto vi troverete in giro un mucchio di letteratura che riduce la questione al puro ambiente tecnico in ultima analisi paragonabile a quella che fino ad oggi si era soliti chiamare Server Farm, una batteria di risorse di calcolo e soprattutto di archiviazione come quella di Google. Non è un caso, infatti, che proprio le società maggiormente dotate di questi apparati in ragione del loro preesistente business, come appunto Amazon o Google, siano state le prime a sviluppare una propria idea di Clouding. Ma allora perché non chiamarla Server Farm?

Perchè c’è di mezzo una rappresentazione di risorse sfumate eterogenee e in parte non-proprietarie che costituiscono questo ecosistema-nuvola al quale i dispositivi di tutti attingono e contribuiscono. In realtà la cosa non sta andando in questa direzione, almeno non per tutti: molti non apprezzano condivisione e biunivocità, prediligendo un sano sistema di scambio commerciale lineare e unilaterale, fidelizzante. “Tu sei nel mio Cloud” diranno presto Microsoft, Apple, HP e magari un giorno anche i più aperti come Google.
Ma allora che differenza c’è in questo aspetto commerciale-sistemistico con i vecchi terminali (che sarebbero i nostri computer), i NetPC di Larry Allison (e poi lo stesso Gates), o iTunes e Amazon? Una certa maggiore misticanza aleatoria che connota la caratteristica della proposta – appunto – commerciale dei “Clouders”.

C’è poi una terza variante, che è quella che piace a me e a quelli che la pensano come UserFriendly.
Il Cloud può esaltare il dispositivo che usiamo nel momento stesso in cui ce ne rende indipendenti. Questo sarà presto chiaro a chi usa la musica. Oggi se hai un iPhone, un iPod, un iPad e un computer e vuoi condividere la stessa musica dovrai allinearli ogni volta e se te ne dimentichi, alla fine non saprai più dove si trova quello che hai voglia di ascoltare. Se poi si deteriora l’archivio sono fatti tuoi. Avendo tutta la tua roba nella nuvoletta il problema non si pone più.

Bello, vero?
…A ben guardare, nelle pratica mica tanto!

(altro…)

Crepi l’astrologo

Crepi l’astrologo

16 aprile 2011 | , ,

La domanda di partenza è: “Ma voi… credete più a quello che vi raccontano o a quello che vedete?” Io confesso di appartenere radicalmente a quest’ulitma categoria.
Per questo quando gente come Gartner ci viene a raccontare che presto Android, dopo avere seppellito iPhone nel settore degli smartphone, si appresta a fare lo stesso in quello dei tablet sghignazzo irritato.

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Io mi guardo attorno e cosa vedo?

Intanto vedo soprattutto gente con cellulari “normali”. Per fare qualche nome, i Nokia rimangono i più diffusi fra la gente normale. Mentre una volta erano i modelli “da poveri”, privi di un vero e proprio sistema operativo avanzato, a dominare, oggi sono sempre quelli essenziali ed economici, ma dotati di un sistema evoluto come Symbian e per questo vengono considerati smartphone, anche se la gente non lo sa e pensa che siano… “SOLO telefoni”.
Quand’è che pensano si tratti di qualcosa di diverso? Beh, soprattutto quando hanno il touch screen e questo fa credere loro che quelli siano tutti uguali, mentre non è proprio così. Prendiamo una linea come HTC: fra l’entry level e il top della gamma abbiamo due touch screen che non hanno nulla in comune. Lo stesso vale per i touch di Samsung. Ma perché la gente non se ne accorge? Ma perché li usa “SOLO come telefoni”.
Continuo a guardarmi attorno, ma io tutti questi smartphone Android non li vedo. Dirò di più: in questi anni ne devo avere incrociati al massimo 3 o 4 a fronte di decine… centinaia di iPhone.
Ho poi visto tanti colletti bianchi soprattutto sul Freccia Rossa e in aereo con i BlackBerry aziendali, ma di Android neanche l’ombra, nonostante gli astrologi affermino che il sorpasso sia ormai passato alla storia. Se guardiamo a quello che mettono in commercio i produttori, allora posso anche crederci: i copycat della miseria sono tanti e per lo più alla canna del gas e se il numero del prodotto di scarto invenduto fa totale, allora magari…

Veniamo ai tablet. Intanto dico che non si tratta di un fenomeno così schiacciante come si racconta. Il mio metro di paragone è soprattutto la traversata dei corridoi del Freccia Rossa, perché fra scuole, uffici, parchi, conferenze, abitazioni… non ne trovo proprio.
Sul treno ormai sono frequenti, ma ancora nulla di paragonabile ai notebook.
Ovviamente – scusate la presunzione – si tratta solo di iPad: tanti modelli d’esordio, ma anche non pochi “2”.

Android Tablet? …ma vaaaaaa!!! Chi li ha mai visti?!
Ne aveva uno il mio amico Vittorio in uno dei suoi tanti momenti di smanettitudine nerdiana, prima di ripiegare sul classico iPad con la pudenda di averlo comprato sottocosto da uno che pensava fosse una Playstation.
Mi era venuta perfino la tentazione di comprarne uno io, ma di quelli cinesi da 70 euro per contribuire con un obolo per gli sfigati. Poi ci ho rinunciato perché non avrei saputo dove sistemarlo per il lungo sonno.

Qualcuno obietta: “bella forza! ma l’astrologo parlava del futuro”!
Suggerisci che l’astrologo preveda un certo futuro perché la gente nell’aspettarlo finisca per crearlo. Sono in genere i più sfigati che pagano gli oroscopi fausti da pubblicare sui giornali quando le cose sembrano andare male e così è anche per questi Android.

Mettiamone lì qualcuno di questi auruspici: “Microsoft ha fatto harakiri separandosi da IBM”; “Excel PowerPoint e Word non potranno fare volare Windows visto che i leader dei settori, 1-2-3, WordPerfect e HarwardGraphics non ci credono”; “I processori del futuro saranno gli Alpha”; “Apple è arrivata al fallimento senza ritorno”; “Le workstation non potranno mai prendere il posto dei mainframe”; “I netbook seppelliranno i notebook che nel giro di un anno non vedremo più in circolazione”; “Il futuro è dei Windows Tablet PC”…

Insomma, altro che società d’indagine di mercato, ad aver ragione sono solo i consumatori perché, come diceva Giorgio Gaber: “C’è solo la strada su cui puoi contare (…) la strada per conoscere chi siamo”!

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