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Samsung offre la laser a chi compra il tablet

Samsung offre la laser a chi compra il tablet

22 settembre 2012 |

Continua la promozione paghi uno compri due.

Dopo l'offerta di un Tablet 7 pollici (nella versione solo wifi) rivolta a chi acquista il Galaxy SIII (secondo alcune voci prossimo alla sostituzione sulla base delle tecnologie introdotte con il Galaxy Note 2), ne spunta una nuova destinata a chi acquista i Tablet 10 pollici di ultima generazione nella versione con e senza pennino.

Nel caso che l'acquisto sia effettuato tra il 22 /09 e il 30/10 2012 e lo si registri al programma Exclusive, si potrà ricevere come premio una stampante WI-FI Samsung modello CLP-365W.

Abbiamo già avuto modo di sottolineare che i Samsung lasciano stampare – almeno in wifi – solo con stampanti di quella stessa marca. In questo caso l'opportunità è facilitata.

Quello che viene fatto di rilevare è, per entrambe le promozioni, la premura che ha la casa coreana di spingere il mercato dei tablet che per Android in generale non ha avuto grande fortuna.

Nonostante gli amici del robottino amino prendersela con i prodotti della mela, l'impressione è che ci sia ben poco da fare nella guerra con iPad, ma valga piuttosto la pena di preoccuparsi di quella prossima a venire con Windows 8, destinata ad eliminare i concorrenti scomodi.

Per parafrasare Highlander: solo due ne resteranno!

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2012: Piccolo e Sostenibile è Bello

29 gennaio 2012 | , , ,

Quello che si è aperto sarà l’anno delle nuove interfacce utente e soprattutto quello degli Ultrabook.

Quando Apple mise in commercio il progenitore della categoria, il MacBook Air non riscosse subito un grande entusiasmo, in quanto il mercato si aspettava la risposta di Jobs all’allora nuovo settore dei cosiddetti netbook che invece egli considerava della “spazzatura tecnologica”. Il tempo gli dovette dare ragione, visto che i bancali dei supermercati straripano di queste piccole lumache invendute nonostante siano proposte al prezzo delle patate.
Il primo Air era però bruttino: restituiva un senso di precarietà, di computer-lattina; le porte erano troppo poche rispetto alla diffusione delle tecnologie di quegli anni e soprattutto costava un’esagerazione, complice la tecnologia SSD, i dischi fatti di memorie flash di grande capienza che a quei tempi erano ancora troppo cari.

Poi fu la rivoluzione del Post-PC, l’iPad con il quale si scoprì la comodità di avere un computer da divano per svolgere la maggior parte delle attività per cui viene utilizzato in casa o quando si è in giro: leggere, navigare, scambiare posta e partecipare ai Social Network. Questo lo si poteva fare anche con gli smartphone ma la cosa era ancora complicata e gli spazi troppo angusti. iPad era perfetto per tutto ciò.

Non mancava certo chi svolgeva con il tablet anche attività professionali e oggi sono sempre di più le aziende che offrono a professional e manager gli economici iPad.
Ciononostante sondaggi e statistiche dimostrano che per attività corpose, stile office, per intenderci, le persone preferiscono ancora l’utilizzo della tastiera. Ciononostante sembra impossibile un ritorno al PC: non solo ai desktop, ma persino ai notebook. In primo luogo il peso non viene apprezzato, poi l’estetica, la durata delle batterie e l’interazione con la macchina.

iPad ha posto dei paletti sull’uso del computer a cui le persone non intendono rinunciare.

  • Intanto le App che hanno fatto il successo del prodotto più di quanto i giornalisti non sottolineino: sono prodotti smart, finalizzati all’uso e perfezionati solo per quello. Diversamente dal PC dove un’applicazione è costosa, molto ricca, in grado di compiere operazioni a cui sarebbero deputati molti altri programmi, queste sono molto economiche, estremamente settorializzate (un’App fa solo quello che l’utilizzatore desidera di più compiere), si integrano l’una con l’altra ma tendono a non esagerare in funzioni aggiuntive e in questo modo non richiedono manuali, né studio della logistica e sono spesso belle e divertenti.
  • Poi c’è l’interfaccia a gesture, grazie alla quale l’oggetto diventa definitivamente maneggevole, nel senso che è a portata di mano senza l’intermediazione di combinazioni di tasti funzione o di clic di mouse. Ma quello che più entusiasma sono le due caratteristiche che seguono:
  • Il fatto di essere “allways on”: veramente basta toccare un tasto per ritornare a quello che si aveva aperto un attimo prima e passare da un’applicazione all’altra senza dover salvare e senza spreco di risorse.
  • La durata delle batterie che, rispetto al paio d’ore scarso medio di un netbook che abbia anche solo pochi mesi di uso intensivo, un iPad, anche dopo anni di lavoro continua a reggere una giornata piena di attività senza dover fare alcuna ricarica e quindi lasciando l’alimentatore e tutta l’altra cavetteria definitivamente a casa.

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macbook air

Apple MacBook Air

Nel frattempo Apple è uscita sul mercato con due nuovi modelli di Air e questa volta erano veramente belli, oltre che leggerissimi; da iPad avevano ereditato di essere pronti a partire immediatamente all’apertura dello schermo e di non consumare nulla in stato di stand-by; le batterie erano molto più robuste e grazie al basso consumo la ricarica durava molto di più, pur essendo ancora molto lontana dalle performance dell’iPad, anche perché sono dotati di processori tradizionali dell’Intel. Infine l’introduzione di Mac OS X 10.7, il cosiddetto “Lion” che avrebbe dovuto avvicinare l’interfaccia a quella dell’iPad – cosa che in buona sostanza si è verificata molto, molto poco. Oltre a questo, i prezzi si sono quasi dimezzati rispetto ai primi modelli e, accanto al display 13”, ne è stato introdotto uno a 11” che lo avvicina alla portabilità dei netbook, ma con tutto un altro layout e potenza.

Che cosa è trapelato della direzione che intenderebbe perseguire Apple per i suoi Air? Intanto quella di potenziare le batterie con il ricorso ad elementi più capienti, ma soprattutto più piccoli, in modo di riuscire a sistemarne in numero maggiore. Poi la possibile adozione degli stessi processori ARM prodotti dalla stessa Apple e adottati per tutti i loro dispositivi touch screen.

Di fronte ad un rischio simile Intel non poteva stare a guardare e così ha indetto una “gara” a chi riusciva a produrre dei notebook aventi le caratteristiche da essa indicate che, guarda caso, erano le stesse dei nuovi Air. Non si ebbero troppi esempi e pochi che potessero competere, ma quelli più riusciti, come l’Asus ZenBook che vedete qui sotto avevano prezzi simili, se non addirittura superiori a quelli dei progenitori, senza vantare le stesse attrattive.

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Quello che è accaduto nel frattempo lo si deve, guarda caso, ad una software house, ovvero a Microsoft.
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Asus transformer

Asus Transformer

La casa di Ballmer ha dato in mano ai produttori il prototipo del sistema operativo che doveva competere con iOS di Apple per i dispositivi tablet. Si tratta in fondo della versione perfezionata di Windows Phone 7 che tanto interesse sta attirando, per ora più da geek e critica che dai consumer, e che sicuramente segna una svolta della casa di Redmond nella direzione post-PC tracciata da Jobs, rispetto alla quale il mondo Windows inizialmente recalcitrante, ora pare stare investendo tutto e non manca di dare segnali alle aziende clienti di prepararsi a convertire il loro parco macchine in questa direzione.

 

Lo stesso hanno di certo fatto i produttori che alla recente fiera del CES hanno mostrato come tutto il loro interesse, oltre al consolidato settore smartphone, andasse quasi esclusivamente al mondo dei tablet e ancor più a quello degli UltraBook entrambi pronti a cavalcare l’uscita di Windows8, a proposito del quale si promettono cose sempre più favolose, come l’integrazione di un chiosco dall’interfaccia ripresa da Microsoft Kinect, quella adottata negli xBox, in grado di operare rilevando i movimenti spaziali senza alcun contatto con i dispositivi.

Di esemplari dalle grandi aspettative non se ne sono visti molti. Quelli più interessanti integrano batterie di lunga durata e schermi touch screen accanto a delle ottime tastiere con pesi straordinariamente ridotti. È il caso del futuro Transformer di Asus (quello Android che è circolato in passato non è stato certo un fulgido esempio), che consente di avere due prodotti in uno: quando si stacca la tastiera-docking-station (che vedete qua sotto) si ha un tablet Windows8 e quando la si ricongiunge, un ultrabook di ottima qualità ad un peso record ed un costo molto ragionevole. L’idea più furba è stata tuttavia quella di combinare l’indispensabile batteria del tablet con quella della tastiera, arrivando a toccare il record di 18 ore di funzionamento!

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Asus Mobile Dock TF201

 

Accanto alla taiwanese Asus, i prodotti di maggior prestigio sono certamente quelli della Cinese Lenovo che eredita il look e il marchio ThinkPad dei notebook IBM a suo tempo acquistati. La risposta al Transformer di Asus è il “reversible” Yoga che ricorda molto vecchie soluzioni dei primi tablet Windows di 10 anni fa, non fosse che rovesciato questo modello pesa poco più di un iPad (un terzo dei vecchi tabet) e che usato come notebook ha tutta la qualità delle tastiere ThinkPad ed una durata di batteria promessa approssimativamente di una giornata di lavoro.

ThinkPad Yoga

ThinkPad T430 U

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Più tradizionale e sicuramente ben fatto è il ThinkPad T430 U che si confronta con le indiscrezioni sui futuri MacBook di Apple, destinati a dare più prestazioni di quelli attuali, ma con peso e durata di batteria parametrabili ai modelli Air. Questo Lenovo promette qualcosa di simile anche se per il versante Windows.
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Sempre fra i ThinkPad apparentemente tradizionali, la società cinese scende in campo con questa che probabilmente è la sua soluzione più originale. Si tratta del ThinkPad-XI-Hybrid che offre una soluzione di riduzione dei consumi basata, non sulla scomposizione dell’hardware, quanto sulla scelta del sistema operativo. La sua natura “ibrida” sta nel fatto di potere scegliere in fase di avvio se partire con un OS “lavorativo” tradizionale (per intenderci il “classico” Windows) o uno tablet-oriented (per ora un Android touch screen rimaneggiato, ma in futuro potrebbe essere anche un Windows8) con risposte di consumo e di ambiente di lavoro (Programmi vs. Apps) del tutto differenti.

?Una considerazione finale è rivolta ai display adottati. Se in ambiente notebook si è assistito ad una moda che tendeva a dispositivi con display sempre più grandi (17” e oltre), adesso sembra che la dimensione dello schermo sia la vera e propria barriera che separerà i notebook dagli ultrabook. I consumatori che hanno bisogno di uno schermo di grandi dimensioni perché, ad esempio, lavorano con le immagini o la multimedialità in genere tenderanno ad adottare laptop di dimensioni sempre maggiori che finiranno per cannibalizzare definitivamente il comparto dei desktop offrendo prodotti leggeri, potenti, probabilmente implementabili a dei prezzi più contenuti di quelli attuali (mentre tenderanno a scomparire i laptop plasticosi da bancale dell’ipermercato). Al contrario, il mondo dei professional mobili e dei consumer intermedi (il 90% del mercato) finirà per adottare macchine leggere (i notebook diventeranno gradualmente tutti ultrabook) a 13”. Scompariranno gradualmente i 14” e i 15”, mentre 10” e 11” saranno riservati ai tablet puri o ibridi.

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Dietro le compere di Google

16 agosto 2011 | ,

La notizia che Google avesse messo gli occhi su Motorola è addirittura precedente lo spinoff dei cellulari con l’insegna Motorola Mobility e poi ufficializzata questo ferragosto con l’acquisto per 12,5 miliardi di dollari.

Lo storico MicroTAC

Sebbene la marca di cellulari attualmente più diffusa al mondo sia la finnica Nokia, il primo telefono mobile uscì proprio dalle linee di Motorola, società nata a Chicago nel ’28 come Galvin Manufacturing Corporation quando si occupava di batterie e che assunse l’attuale nome solo nel ’30 come contrazione fra Motore e Victrola (leader dell’acustica dell’epoca e poi dell’editoria discografica – suo il noto marchio RCA e La voce del padrone) quando iniziò ad occuparsi di suono in movimento partendo dalle autoradio per finire con i telefoni da auto e poi quelli mobili cellulari.
Il colpo fa scalpore sia per la cifra che per l’impatto storico sulla storia dell’industria.
Sono trascorsi poco più di 20 anni da quando Microsoft fece scalpore per avere reso indipendente la parte “intelligente”, il software, da quella fisica del computer all’epoca incarnata in IBM.
Apple pure, che aveva perseguito la strada del “tutto compreso”, di fatto si è sempre fatta forte più del suo sistema operativo che delle macchine (anche se ultimamente, soprattutto con Ive, lo styling ha giocato una parte determinante) dove per decenni ha utilizzato processori proprio della Motorola.
Oggi, dopo che da molto le software house e le web house, naturale derivato delle prime hanno superato le hardware house per capitale e potere, stiamo arrivando alla svolta quando è proprio il figlio minore dell’informatica, quello che negli anni ’90 giornalisti e analisti condannavano alla gogna, a comprare la famiglia elettronica nel cui grembo era cresciuto.

Oggi, mentre tutti guardano all’operazione di Google come un’azione diretta a competere con Apple, ci si dimentica che l’approccio è molto diverso. L’attacco ad iPhone è sì iniziato con l’Android di Google che nelle intenzioni doveva essere aperto proprio come MS-DOS e Windows, ma che poi è diventato gradualmente costoso e che ha portato i suoi inventori a spingersi sempre più verso la produzione in casa. Incominciano a preoccuparsi i produttori di hardware per Android perché Google ora dovrà rientrare della spesa e avvantaggiarsi nel mercato Android dove gli altri diventano automaticamente concorrenti diretti.

Proprio Microsoft, molto più di Apple che ormai ha consolidato la propria posizione facendo tutto da sé, è il vero obiettivo sul mirino di Google. La Microsoft cui pochi fanno attenzione nella manovra iniziata con Windows Mobile 7 e proseguita con il futuro Windows 8, sta muovendo una molto efficace azione di competizione ad Apple. Forte del solo lato software (diversamente da Apple) si è di fatto già accaparrata il leviatano di Helsinki, costringendo Nokia a rinunciare allo sviluppo del suo sistema per smartphone per passare in breve ad adottare il proprio Windows Phone.
Molto bello, quest’ultimo, ha finora trovato più riscontro fra critici e giornalisti che fra produttori e negozianti. Di fatto Microsoft non ha ancora lanciato l’affondo, ma non tarderà a farlo. Troppi pochi produttori montano ancora il suo sistema e sembra che a Redmond non abbiano fretta a che questo accada.

Nel frattempo Nokia subisce sempre più gli effetti di una crisi soprattutto interna simile a quella che ha condotto Motorola allo spinoff del mobile: l’estrema burocratizzazione organizzativa.

Non è impossibile che Google abbia temuto che Microsoft volesse presto o tardi accaparrarsi del tutto Nokia e abbia voluto precederla con l’operazione-Motorola. Certo è che se Microsoft avesse avuto questa intenzione, adesso per loro diventa quasi un obbligo. E sarà questa la direzione verso cui dobbiamo guardare per aspettarsi le sorprese maggiori del 2012, con Apple che, pur avendo già qualche anno di invecchiamento sulle spalle, rimane il driver del mercato, e una Microsoft proprio in questo settore stupefacentemente ringiovanita lanciare l’attacco facendo breccia soprattutto nella popolazione giovanile e tredy.

Se così fosse il mercato della telefonia verrebbe ad avere tre giganti dell’intelligenza con brand, macchine e soprattutto clientela consolidate che diventano gli unici player del mercato a fronte di un nugolo di costruttori (soprattutto orientali – l’osservazione in questo periodo di crisi lascia intendere manovre politico economiche occidentali neppure troppo nascoste) destinati alla marginalità o al ritorno alla componentistica dati i risicati margini che avanzerebbero dai grandi player.

Apple+iOS, Nokia+MS Mobile (& 8 Tablet), Google+Android (mobile & tablet) fanno asso piglia tutto e gli scaffali dei negozi avranno molta meno varietà di oggi (d’altronde è già parzialmente così oggi: c’è l’iPhone… e poi il resto).

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Apple WWDC e la Controriforma dei Sistemi

Apple WWDC e la Controriforma dei Sistemi

6 giugno 2011 | ,

All’apparenza non dovrebbe succedere niente alle 19 ora locale quando dall’altra parte dell’oceano Steve Jobs o chi per esso aprirà il sipario sulla WWDC (WorldWide Developpers Conference), l’incontro dedicato alla scrematura salatamente pagante del popolo degli sviluppatori per il mondo Apple. Dovrebbe essere un incontro di lavoro e lo sarà di certo per i seminari specialistici che si susseguiranno da oggi per cinque giorni, ma non per il paio d’ore dell’apertura. Siamo preparati per l’usanza tutta cupertinese di fare arrivare le notizie soprattutto negli incontri più casuali, forse per evitare le smodate indiscrezioni che come un codazzo di spasimanti accompagnano le manifestazioni della mela, anche se ormai la gente si aspetta un comportamento di questo tipo e quindi sta sul chi vive ad ogni cenno di parola che provenga dal quartier generale della sola azienda che in questo periodo di crisi nel mondo informatico abbia avuto il più alto fatturato della sua storia con guadagni di gran lunga superiori al fatturato stesso.

 

Che Steve Jobs sia un eroe dei nostri giorni lo conferma l’ennesima biografia a lui dedicata, questa la prima autorizzata, anzi commissionata a Walter Isaacson, fra i più quotati scrittori di biografie (Einstein, Franklin, Kissinger), oltre che redattore del Time magazine, condirettore della CNN e CEO dell’Aspen Institute, che ha intervistato mezzo mondo per tre anni per arrivare a compilare le quasi 500 pagine che dovrebbero dire la verità sull’uomo-idea-azienda più chiacchierato del momento per un libro, iSteve: The Book of Jobs, la cui uscita è attesa non prima del marzo del 2012.
È quasi certo che lui non risparmierà gli attributi esagerati a partire dal fatidico “amazing”, seguito da “fantastic”, “magic” e così via per presentare alcune delle tante novità che ci si aspetta e che apparterranno verosimilmente al mondo software e netware; difficilmente o solo collateralmente a quello hardware (l’attesa per queste attiene Time Capsule e Airport in genere; molto difficilmente MacBook Air).

Previsto logo di iCloud

I supporti di rete cui appartengono gli Airport (e iTV) potrebbero diventare delle centraline domestiche per gestire il contatto acceso con la ciclopica farm della Virginia dove dovrebbe a breve prendere vita l’iCloud, la parte in rete dell’uso dei dispositivi con la mela, una specie di sincronizzazione a due vie fra i nostri Mac e i nostri iP… e i server ad essi dedicati su Apple. Una delle aspettative a vantaggio soprattutto dei possessori di iP… non Mac muniti è che tutta la faticosa attività di sincronizzazione di questi dispositivi dovrebbe definitivamente (perché alcune cose già ci sono, come la memoria e il ripristino degli acquisti effettuati) passare dal computer a Internet.
iOS5… di fantasia
Un’altra attesa ad alta probabilità di realizzazione è quella rivolta alla nuova versione del sistema operativo per iP…, il conclamato iOS 5.0. A questo proposito si sono destreggiati in molti addirittura a disegnarne delle preview attendibili (quella di Federico Bianco e quella di Jan-Michael Cart) quanto irrealizzate. Molto verosimile è una qualche forma di sincronizzazione on air: quella ipotizzata sopra tramite iCloud, ma comunque anche solo quella tramite wi-fi domestico.

 

Quello che è certo è che il vero protagonista della conferenza sarà il già annunciato da un anno sistema operativo che dovrebbe portare anche su Mac le principali caratteristiche delle macchine con iOS, ovvero gli iP… Apple ha lasciato per ultimo il Re della foresta. Il primo è stato il ghepardo che avrebbe dovuto correre, invece era un chiodo che dalla parte della velocità ha avuto solo il record di fuga e scomparsa; poi è stata la volta del giaguaro della transizione alla pantera che è stato il primo e forse più snello ed efficace dei nuovi Mac OS X a pacificare i vecchi utilizzatori di Classic; la storia più vicina a noi ha visto la completezza dalla tigre e la riscrittura in due fasi del leopardo (quello della savana e quello delle nevi). Sembrava non ci fosse più nulla di nuovo da dire invece ad essere rivoluzionata – o piuttosto riformata – è l’interfaccia.

L'annuncio di Lion un anno fa

In fondo si tratta di una controriforma rispetto al passato o piuttosto di un “ritorno al futuro”. Con Lion dovrebbero scomparire – almeno in parte – la pletora di finestre cui siamo abituati dai primi Mac agli ultimi Windows e Linux, a favore della schermata unica: proprio come con i vecchi DOS, prima che inventassero il multitasking.
Oggi che il multitasking c’è si scopre che la gente ha imparato ad apprezzare nei tablet di avere lo schermo impegnato da una sola cosa per volta, sciftando di applicazione con un comando rapido, un po’ come si cambia di schermi (Spaces). Anche le videate delle applicazioni, invece di essere affidate alle classiche directory del Finder, diventano paginate di icone del Launchpad, proprio come sull’iPhone.

Schermate del desktop di Lion OS

Un altro ritorno al passato è costituito sia dal “Resume” corrispondente alla “Sospensione”, quella che nei notebook Windows non ha mai funzionato (ma che va alla meraviglia su Parallels Desktop) e che doveva salvare un’immagine della situazione in uso allo spegnimento per farla recuperare alla riaccensione; mentre quello più importante e certamente apprezzato è costituito dalla soppressione della necessità di salvataggio dei documenti. iPad aveva fatto suo questo modo di lavorare e ci sono programmi come Plaintext per iOS che lo fanno anche sui Cloud come Dropbox. Sembra una novità, ma i meno giovani ricorderanno che invece era il modo di lavorare dell’editor di molti sistemi operativi come DOS, oltre che dei primi database, come dBase.
Dovevano passare più di quarant’anni perché qualcuno scoprisse che il salvataggio funzionava meglio come negli anni 60-70.

 

Qualcuno però potrà storcere il naso pensando che così potresti non riuscire a recuperare gli errori: a questo sopperisce una funzione sostanzialmente clonata dal sistema di backup dell’OS attuale, Time Machine, che nella nuova release si chiamerà “Versioni” per farti ripassare “a paginate” le attività svolte ad intervalli di tempo definiti sullo stesso documento.

Altre novità sono costituite da Mission Control molto simile ad una via di mezzo fra Esposée e Dashboard, la possibilità di ridimensionare le finestre dagli angoli – fine di un tabu anche se è normale per tutti gli altri sistemi operativi – un rinnovato Mail5 che risente dello stile di molte applicazioni per gMail come Sparrow e AirDrop per inviare file in wireless a chiunque sia nelle vicinanze.

Infine particolarmente importante è la possibilità di avere a disposizione con il semplice acquisto dell’OS Client anche la versione Server, normalmente molto costosa per la maggior parte degli OS commerciali, più abbordabile per Apple, ma comunque un costo a parte e sostanzioso. Sicuramente si tratterà di una versione limitata, circoscritta alle funzioni consumer e non certo a quelle business, ma sufficiente per togliere le voglie di molti di noi che vorrebbero sperimentare alcune possibilità, prima fra tutte quella di un Wiki e di piattaforme collaborative in genere.

Tutte informazioni che nel tempo si sono consolidate e non si sa cosa possa aggiungere oggi di nuovo il board di Apple, se non che come si sente dire in giro il rilascio sia anticipato di un mese, il prossimo 14 giugno e che il sistema possa essere acquistato on line ad un prezzo particolarmente invitante.

Ecco infine quello che l’autorevole Gizmodo ritiene ci si possa o meno auspicare dalla conferenza di stasera:

    Che si possa avere “Trova il mio Mac” integrato in Lion? – Probabilità: 100%
    Che Lion sia scaricabile tramite Mac App Store? – Probabilità: 80%
    Che ci siano nuove notifiche in iOS 5? – Probabilità: 90%
    Che iOS 5 abbia i widgets come OS X? – Probabilità: 60%
    Che iOS sia maggiormente integrato nei social network? – Probabilità: 90%
    Che iOS 5 consenta il wireless syncing? – Probabilità: 50%
    Che iCloud ti mandi in streaming solo gli MP3 che hai comprato su iTunes? – Probabilità: 70%
    Che iCloud sia gratuita per il primo anno? – Probabilità: 70%
    Che MobileMe scompaia? – Probabilità: 50%
    Che venga annunciate uno sconto educational per iPad? – Probabilità: 30%
    Che Time Capsule venga aggiornato? – Probabilità: 70%
    Che escano nuovi Airport routers? – Probabilità: 60%
    Che venga aggiunto il supporto AirPlay su Airport Extreme? – Probabilità: 50%
    Che vengano annunciati dei nuovi MacBook Air? – Probabilità: 20%
    Che si annuncino nuovi iPhone? – Probabilità: 1%

Stupefacente Windows 8!!!

2 giugno 2011 | ,


Microsoft ha svelato al mondo quale aspetto dovrebbe avere la nuova versione di Windows che, Maya permettendo, dovrebbe uscire nel tardo 2012 ed il vostro UserFriendly reporter non poteva trascurare il fatto.
Essendo abituati a vederci riciclare da 15 anni sempre la stessa interfaccia, con la solita barra, il file di registro e la scrivania affollata, ci veniva difficile immaginare che dal cappello a cilindro di Redmond potesse uscire qualcosa di diverso. Siamo invece qui a ricrederci per la seconda volta.


La prima era stata in occasione dell’uscita di Windows Phone 7: con tutti i limiti dovuti ai difetti di gioventù, la nuova interfaccia per smartphone mi aveva entusiasmato per la freschezza, il look immediato e giovane, la funzionalità e l’innovazione che lasciava improvvisamente fermo ai box il look ‘n feel di Apple. iOS diventava di colpo vecchio! Poi ci pensi un attimo e ti dici: intanto bisognerebbe provarlo per bene e poi effettivamente il sistema di iPhone è consolidato e ha avuto bisogno di ben 3 edizioni prima di diventare soddisfacente, e tutte queste cose le paghi anche solo con il tempo che gli altri possono sfruttare per far uscire novità che quando saranno consolidate diventeranno già più vecchie.


D’altro canto Microsoft ha sempre vissuto di rendita su Apple: dapprima con MacOS e poi, via via, anche con i touch screen. L’unica parziale eccezione è quella poco conosciuta che all’inizio dello scorso decennio si chiamava Windows CE. Rispetto al blasonato sistema operativo delle workstation, CE aveva uno dei pochi motori veramente solidi, snelli e versatili. Lo stesso che arriva debitamente modificato attraverso generazioni di palmari e telefoni fino al WP7 di oggi. Fino a ieri subiva tuttavia il pesantissimo handicap di un’interfaccia utente clonata da quella orrenda dei desktop che, se già su quelli era brutta, diventava il principale nemico che potesse avere un sistema operativo efficace come Windows CE quando la si trasportava sui dispositivi mobili.


E, mentre stavamo pazientemente attendendo una versione più matura per la telefonia, fino a ieri dovevamo constatare l’incapacità di produrre qualcosa di adatto ai computer mobili intermedi.

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Da [email protected] di Torino un decoder terrestre per iPad (e iPhone)

29 maggio 2011 |


Da [email protected], nelle sue tre sedi torinesi di v. Cesare Battisti 19/a, via Mazzini 52 e corso Ferrucci 105/a potete trovare un simpatico oggetto delle dimensioni di un iPhone per 2/3 dell’altezza che però non ha nulla al di là di un’antenna retrattile.


Di nome fa Tizi ed è prodotto dalla statunitense Equinux.
Che cosa fa Tizi è presto detto: si tratta di un decoder per la tv digitale terrestre (TV DVB-T).

Che cosa c’entra un decoder con i computer? Semplicemente trasforma un tablet o uno smartphone in dei televisori portatili.

Beh, non proprio tutti gli oggetti di questo tipo: solo quelli Apple e quindi soprattutto l’iPad, ma anche iPhone (e verosimilmente iPod Touch).


Si installa in uno o più di questi apparecchi l’App gratuita e si vede la tv ovunque il segnale della TV digitale sia sufficientemente potente.

Come funziona? Visto che Apple non rende disponibile la porta USB per altre funzioni che la sincronizzazione e poco più, ma certo non per dispositivi di terze parti, ai produttori non rimane che il wireless per stabilire delle connessioni. Tutto lascia propendere quindi che si usi il bluetooth. La soluzione di Equinox è però più raffinata, in quanto propone il più performante wi-fi.

Si accende Tizi e questo rende disponibile una rete wifi apposita. Si apre il pannello Impostazioni di iPad o iPhone e si seleziona questa rete.
Fatto questo si apre l’applicazione dedicata, le si concede il tempo necessario per sintonizzarsi e poi si naviga fra i canali.


Se si tiene il dispositivo in verticale si può consultare il menu dei canali, mentre ruotandolo in orizzontale lo si usa al massimo dello schermo come apparecchio televisivo.

Quelli che non possono stare senza TV, trarranno certo vantaggio da quest’apprechio in macchina, in treno, nelle sale d’attesa, in vacanza… ovunque ci sia un buon segnale TV DVB-T.

Non lo abbiamo provato e non conosciamo il prezzo di negozio, anche se dovrebbe aggirarsi attorno a quello di un Decoder di ottima qualità.

A vederlo in rete, tuttavia, si presenta alquanto bene.

Forse in futuro faremo una videoprova. Per ora non ci rimane che indirizzarvi ai suddetti negozi e magari invitarvi a restituire i commenti di quello che avete visto.

Location:[email protected] Torino: la TV su iPad (ma anche iPhone e iPod Touch)

L’ufficio tra le nuvole

L’ufficio tra le nuvole

28 aprile 2011 | , ,

Alzi un dito chi non ha ancora mai sentito parlare di Cloud Computing? … Mi sembra di non vedere così tante mani alzate. Ora proviamo a verificare quanti hanno capito di che cosa si tratti. In questo caso di mani ne vedo ancor meno.

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La storia delle nuvole (Cloud) dove si troverebbero i computer ve la sentirete raccontare in tanti modi. In effetti è un prisma che ha più facce, tre delle quali sono le principali: quella tecnica, quella commerciale e quella dei servizi.

Innanzitutto vi troverete in giro un mucchio di letteratura che riduce la questione al puro ambiente tecnico in ultima analisi paragonabile a quella che fino ad oggi si era soliti chiamare Server Farm, una batteria di risorse di calcolo e soprattutto di archiviazione come quella di Google. Non è un caso, infatti, che proprio le società maggiormente dotate di questi apparati in ragione del loro preesistente business, come appunto Amazon o Google, siano state le prime a sviluppare una propria idea di Clouding. Ma allora perché non chiamarla Server Farm?

Perchè c’è di mezzo una rappresentazione di risorse sfumate eterogenee e in parte non-proprietarie che costituiscono questo ecosistema-nuvola al quale i dispositivi di tutti attingono e contribuiscono. In realtà la cosa non sta andando in questa direzione, almeno non per tutti: molti non apprezzano condivisione e biunivocità, prediligendo un sano sistema di scambio commerciale lineare e unilaterale, fidelizzante. “Tu sei nel mio Cloud” diranno presto Microsoft, Apple, HP e magari un giorno anche i più aperti come Google.
Ma allora che differenza c’è in questo aspetto commerciale-sistemistico con i vecchi terminali (che sarebbero i nostri computer), i NetPC di Larry Allison (e poi lo stesso Gates), o iTunes e Amazon? Una certa maggiore misticanza aleatoria che connota la caratteristica della proposta – appunto – commerciale dei “Clouders”.

C’è poi una terza variante, che è quella che piace a me e a quelli che la pensano come UserFriendly.
Il Cloud può esaltare il dispositivo che usiamo nel momento stesso in cui ce ne rende indipendenti. Questo sarà presto chiaro a chi usa la musica. Oggi se hai un iPhone, un iPod, un iPad e un computer e vuoi condividere la stessa musica dovrai allinearli ogni volta e se te ne dimentichi, alla fine non saprai più dove si trova quello che hai voglia di ascoltare. Se poi si deteriora l’archivio sono fatti tuoi. Avendo tutta la tua roba nella nuvoletta il problema non si pone più.

Bello, vero?
…A ben guardare, nelle pratica mica tanto!

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Eresia Moleskine

Eresia Moleskine

24 aprile 2011 |

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A celebrarne la fama furono innumerevoli artisti, soprattutto scrittori e in particolare diaristi nomadi, ma non solo. Fra i nomi che si possono citare vi sono quelli di Oscar Wilde, Vincent Van Gogh, Pablo Picasso, Ernest Hemingway e Henri Matisse. A ricostruirne il mito fu il non meno celebrato testimone apolide Bruce Chatwin che era solito portare con sé un taccuino che si faceva procurare da esotiche librerie francesi d’altri tempi.

Si trattava di taccuini fatti a mano sulla guisa di quelli che, provenienti da diverse parti della Francia, fin oltre due secoli prima approvigionavano la capitale cisalpina. Ma nel 1986, l’ultimo produttore di Tour venne a mancare e con esso i taccuini del cartolaio in Rue de l’Ancienne Comédie da cui lo scrittore era solito rifornirsi.

A questo stile ossessivamente artigianale nel 1997, otto anni dopo la morte dello scrittore una piccola ditta di Milano, la Modo & Modo Spa, si ispirò per definire uno standard di prodotti che prese nome di Moleskine (come la srl che li produceva). In brevissimo tempo, questi oggetti frutto di selezioni di materiali e lavorazioni certificate semi-artigianali divennero dei cult per intellettuali, creativi, snob, aristocratici, antiquari di tutte le estrazioni economiche, nonostante – o proprio per questo – si trovassero distribuiti esclusivamente nelle catene di librerie a dei prezzi superiori a molti libri.

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Crepi l’astrologo

Crepi l’astrologo

16 aprile 2011 | , ,

La domanda di partenza è: “Ma voi… credete più a quello che vi raccontano o a quello che vedete?” Io confesso di appartenere radicalmente a quest’ulitma categoria.
Per questo quando gente come Gartner ci viene a raccontare che presto Android, dopo avere seppellito iPhone nel settore degli smartphone, si appresta a fare lo stesso in quello dei tablet sghignazzo irritato.

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Io mi guardo attorno e cosa vedo?

Intanto vedo soprattutto gente con cellulari “normali”. Per fare qualche nome, i Nokia rimangono i più diffusi fra la gente normale. Mentre una volta erano i modelli “da poveri”, privi di un vero e proprio sistema operativo avanzato, a dominare, oggi sono sempre quelli essenziali ed economici, ma dotati di un sistema evoluto come Symbian e per questo vengono considerati smartphone, anche se la gente non lo sa e pensa che siano… “SOLO telefoni”.
Quand’è che pensano si tratti di qualcosa di diverso? Beh, soprattutto quando hanno il touch screen e questo fa credere loro che quelli siano tutti uguali, mentre non è proprio così. Prendiamo una linea come HTC: fra l’entry level e il top della gamma abbiamo due touch screen che non hanno nulla in comune. Lo stesso vale per i touch di Samsung. Ma perché la gente non se ne accorge? Ma perché li usa “SOLO come telefoni”.
Continuo a guardarmi attorno, ma io tutti questi smartphone Android non li vedo. Dirò di più: in questi anni ne devo avere incrociati al massimo 3 o 4 a fronte di decine… centinaia di iPhone.
Ho poi visto tanti colletti bianchi soprattutto sul Freccia Rossa e in aereo con i BlackBerry aziendali, ma di Android neanche l’ombra, nonostante gli astrologi affermino che il sorpasso sia ormai passato alla storia. Se guardiamo a quello che mettono in commercio i produttori, allora posso anche crederci: i copycat della miseria sono tanti e per lo più alla canna del gas e se il numero del prodotto di scarto invenduto fa totale, allora magari…

Veniamo ai tablet. Intanto dico che non si tratta di un fenomeno così schiacciante come si racconta. Il mio metro di paragone è soprattutto la traversata dei corridoi del Freccia Rossa, perché fra scuole, uffici, parchi, conferenze, abitazioni… non ne trovo proprio.
Sul treno ormai sono frequenti, ma ancora nulla di paragonabile ai notebook.
Ovviamente – scusate la presunzione – si tratta solo di iPad: tanti modelli d’esordio, ma anche non pochi “2”.

Android Tablet? …ma vaaaaaa!!! Chi li ha mai visti?!
Ne aveva uno il mio amico Vittorio in uno dei suoi tanti momenti di smanettitudine nerdiana, prima di ripiegare sul classico iPad con la pudenda di averlo comprato sottocosto da uno che pensava fosse una Playstation.
Mi era venuta perfino la tentazione di comprarne uno io, ma di quelli cinesi da 70 euro per contribuire con un obolo per gli sfigati. Poi ci ho rinunciato perché non avrei saputo dove sistemarlo per il lungo sonno.

Qualcuno obietta: “bella forza! ma l’astrologo parlava del futuro”!
Suggerisci che l’astrologo preveda un certo futuro perché la gente nell’aspettarlo finisca per crearlo. Sono in genere i più sfigati che pagano gli oroscopi fausti da pubblicare sui giornali quando le cose sembrano andare male e così è anche per questi Android.

Mettiamone lì qualcuno di questi auruspici: “Microsoft ha fatto harakiri separandosi da IBM”; “Excel PowerPoint e Word non potranno fare volare Windows visto che i leader dei settori, 1-2-3, WordPerfect e HarwardGraphics non ci credono”; “I processori del futuro saranno gli Alpha”; “Apple è arrivata al fallimento senza ritorno”; “Le workstation non potranno mai prendere il posto dei mainframe”; “I netbook seppelliranno i notebook che nel giro di un anno non vedremo più in circolazione”; “Il futuro è dei Windows Tablet PC”…

Insomma, altro che società d’indagine di mercato, ad aver ragione sono solo i consumatori perché, come diceva Giorgio Gaber: “C’è solo la strada su cui puoi contare (…) la strada per conoscere chi siamo”!

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Inflazione Androide

Inflazione Androide

14 aprile 2011 | ,

Per quel che possono valere, le analisi delle società di ricerca di mercato ci stanno dicendo che smartphone e tablet carrozzati dal sistema operativo Linux-based di Google prenderanno il sopravvento su Apple iOS se non lo stanno già facendo.
Il fatto è che per un iPad o un iPhone venduto ad un prezzo compreso fra 500 e 800 $/€ ci sono svariate decine, se non centinaia (considerando gli infiniti produttori orientali auto-distribuiti) di produttori di pezzi privi di un vero standard, costituiti di svariate componenti quasi mai inserite in un progetto di utilizzo, i cui prezzi vanno dai 70 a oltre il migliaio di $/€.

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Ci sono modelli che vanno dai 13, 10, 7, 6 pollici e chissà quali altri. Ci sono solo Wi-Fi, solo 3G e misti, alcuni funzionanti in GPRS-Edge e altri in UMTS-WCDMA.

Qual’è il vero discorso a proposito dei tablet? A che cosa bisogna credere attorno al discorso degli Android?
Prendiamo un solo esempio: RIM, produttore del celebre BlackBerry, ha di recente esordito nel settore dei 7″ con un tablet battezzato PlayBook, nome che richiama evidentemente la funzione di e-book reader.

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Il prezzo non è molto invitante essendo del tutto allineato ai 10″ più che consolidati di Apple. Il peggio è che PlayBook è quasi inutile per chi non possa fare il pairing con un proprio smartphone BlackBerry.

Il punto fondamentale è però un altro. Se lascia già sufficientemente interdetti che questi Android tablet siano accozzaglie di programmi senza uno standard stilistico, nessuna coerenza di interfaccia, nessuna interrelazione… qui – ma non solo qui – ci troviamo a firmare una cambiale in bianco a credere alla società che in un futuro più o meno remoto avranno dei programmi – oltre a quelli preinstallati nel simil-Linux (come Android) di RIM battezzato QNX e al DocumentsToGo della società DataViz di recente acquisita – in grado di motivare l’acquisto.
Apple non avrebbe mai fatto uscire iPad senza dei programmi attraenti e il suo tablet non è che il “lato solido” di un sistema che ha un “lato ideale” costituito dall’App Store.

Ecco perché l’unica speranza per PlayBook è quella che il suo management riesca a convincere i clienti aziendali del BlackBerry che vale la pena accoppiarli con uno di questi cosi che nessuno ha idea in che modo potrebbero essere utili a chi.

Qualche speranza ce l’hanno, ma solo perché le aziende dei nostri anni sono molto meno intelligenti dei “piccoli” consumatori.

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I cellulari Sony Ericsson pronti per il gamepad

I cellulari Sony Ericsson pronti per il gamepad

14 aprile 2011 |

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Sony “sdogana” il suo smartphone di punta, sbloccando l’interfaccia hardware e software. Una risposta “forte” per difendere la piattaforma dall’aggressione schiacciante di iPhone e Android.
In questo modo offre un chiaro segnale sugli sviluppi di Windows Phone 7 e così facendo contrappone un handicap ai blocchi di partenza a Nokia che sta diventando il figlio prediletto di Microsoft sul terreno dei telefoni intelligenti.
L’operazione si rivela molto coraggiosa perché rischia nel contempo di cannibalizzare le sue stesse piattaforme di gaming, specie quella portatile della PSP.
Xperia era partita con forti aspettative che però sono rapidamente scemate in conseguenza ad un suicidario ritardo di un anno e mezzo dall’annuncio. Ora è costretta a recuperare se non vuole che il comparto cellulare della società, frutto come si sa del connubio con il leader di un tempo del settore, Ericsson, arrivi in zona estinzione o nella riserva indiana dei low cost.

La mosca bianca

La mosca bianca

14 aprile 2011 |

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Bianco come un abito da sposa, l’iPhone più atteso non è quello di metallo o con il display più grosso, ma quello che si distingue per il colore.
Un po’ come le auto, la personalizzazione più importante per una grandissima parte di clienti è proprio quella: la tonalità.
Bloomberg ha per primo sollevato il sipario sull’indiscrezione, poi confermata eccezionalmente dalla stessa Apple, che la tanto attesa versione Moby Dick del melafonino sia prossima all’arrivo nei nostri negozi.
Di smartphone colorati di altre marche ne sono usciti molti, ma nessuno di questi ha generato un mito come questo iPhone bianco. Tutta l’attesa di iPhone 5 non è nemmeno paragonabile a questa: sono 5 generazioni di iPhone che lo si sta aspettando. Molto abile, Apple, che ha saputo creare una così grande aspettativa per una colorazione, ma anche molto caratteristico l’iPhone, che mostra una doppia anima.
L’oggetto tecnologico ha un target ben preciso ed è in fondo quello di cui quasi sempre si parla. Eppure la clientela che “veste” iPhone prima ancora di esserne un utilizzatore potrebbe essere persino più numerosa dei tecno-geek. Parliamo del mondo per com’è e non solo di quello patinato degli appassionati di tecnologie.
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Una guida per scegliere il lettore di libri digitali

11 aprile 2011 | ,

Non dite che non ci avete mai pensato se fosse o meno il caso di prendere in considerazione l’acquisto di un e-book reader! Un po’ perché è uno dei giocattoli del momento, un po’ per provare di nascosto l’effetto che fa, un po’ per vedere se fa come con l’iPod, il potere di avere quintali di libreria in tasca e il cambio libro ovunque, dal treno al gabinetto. Soprattutto l’idea di eliminare carta, non solo per i consumi, ma in particolare per lo spazio sempre più tiranno delle nostre case. La questione è tutt’altro che semplice e fa passare la voglia a tutti. Per me è stato così fino a ieri, quando ho deciso di capirci qualcosa di più e, come al solito, ho pensato che il ragionamento potesse essere utilmente condiviso. Per arrivare ai dispositivi, i cosiddetti e-book reader, bisogna prenderla da lontano, da questo mondo pazzo del mercato digitale.

Il mercato Steve Jobs ha aperto l’ultimo keynote di Apple dando una notizia riguardo alla commercializzazione degli e-book attraverso la propria piattaforma di e-commerce interfacciata al programma iBook disponibile per iPad (oltre che per iPhone e iPod Touch). Nonostante il nostro guru non manchi mai di dispensare attributi entusiastici ed esaltanti nel magnificare ogni virgola dei propri prodotti, al riguardo si è limitato a dimostrare il successo ottenuto usando il numero degli editori che hanno aderito alla libreria della Mela. Che le vendite possano fare il paio con musica e applicazioni, questo neppure lui lo ha affermato. Il libro rimane un settore difficile e delicato. Il mercato del libro digitale si è scoperto essere scarsamente dipendente dall’evoluzione di quello elettronico: a vendere è la libreria.

(altro…)

Dalla parte dell’utilizzatore

Dalla parte dell’utilizzatore

10 aprile 2011 | , ,

Leggo molta informazione tecnologica. Ho le mie passioni, come tutti, direi. Una volta ne avevo di più. Poi le ho ridimensionate. Mi soffermo solo su quello che mi convince.

Sono diventato, per così dire, più austero. Guardo solo quello che avrei voglia di usare e disdegno tanti lustrini che consumisti e celoduristi delle tecnologie amano spiattellare ad ingenui e tifosi.

Non è sempre stata così. Anzi, per estrazione e per tradizione ho trascorso due terzi della mia vita lontano dalle contaminazioni tecniche. Poi mi sono appassionato, come capita con altre cose con cui ci si imbatte nel corso della vita.
Adesso, dal puro umanista teorico e da clinico che dovrei essere, curiosamente amici e colleghi finiscono spesso per identificarmi con questo hobby più o meno informatico e neo-tecnologico.

D’altro canto, gli amici che hanno la tecnologia per estrazione e per professione tendono a vivere le mie invasioni di campo come delle incursioni di un parvenu del settore, che spesso parla a vanvera.
Devo dire che questo fatto mi ha spesso confortato, perché, pur riconoscendo il valore ineludibile del professionista tecnico, non mi interessa e non mi piacerebbe fare il loro lavoro e mi fa piacere che almeno loro riescano a distinguere quello che faccio io, anche se non capiscono il motivo di quell’indebita ingerenza.

Esiste da decenni una disciplina che studia il rapporto fra persona e computer. È legata un po’ alle scienze cognitive e un po’ all’ergonomia.
Spesso chi si occupa di questo ha poca affinità con le macchine e con l’utilizzo. Sono anche loro un po’ dei tecnici.

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Io invece parto da due approcci in tutto e per tutto diverso dai loro, dai manager, dai tecnici e tutti quelli che sono a posto nei loro panni: l’attività e il mercato.

Il tecnico prepara il computer e prepara i programmi e usa i computer soprattutto per svolgere queste due attività. Ha spesso anche un po’ di allergia per il mondo degli utilizzatori che vede come degli incompetenti che non approcciano i problemi dalla giusta angolatura. Gli utilizzatori, invece, spesso conoscono da bene a benissimo Word, Explorer, Outlook… ma ignorano i word processor, i browser o i client di posta e non capiscono perché dovrebbero conoscerli, dal momento che un programma ha senso per loro solo per fare al meglio la cosa che devono fare.

Personalmente mi considero una figura di frontiera, perché ritengo di sapere abbastanza del mondo delle applicazioni da consigliare chi deve usarle e da indirizzare chi le prepara e di farlo abbastanza bene da essere preso sul serio quando critico l’approccio di entrambi.

In questi tempi, poi, le cose elettroniche sono soprattutto richiami che irretiscono le persone dalla TV, dal negozio o per imitazione del conoscente. Il mercato influenza il consumatore più dell’esperto. Ogni consumatore invece finisce per chiedere consigli al vicino di casa che smanetta nel settore e legge riviste specialistiche piene di cifre e sigle e alla fine viene fuorviato da oligofrenici esperti del dettaglio ma non dell’insieme e meno che mai dalla relazione fra persona – ingenua o esperta del proprio settore – e macchina.

Il mercato ha gradualmente disseminato il settore di una diaspora di oggetti a scalare, laddove prima esisteva una forte centralizzazione. Si tratta tuttavia di un mondo difficile da comprendere con centinaia di migliaia di operatori, ma solo un pugno di player reali in grado di influenzare lo sviluppo progettuale e di fare la differenza nel grande mercato. Anche qui ci sono analisti di mercato che spesso attaccano il mulo da chi conviene di più.

L’approccio di un psicologo appassionato, ma anche scettico e deviante rispetto agli esperti tradizionali ritengo possa essere d’aiuto e nello stesso tempo una voce fuori dal coro.

Fra Geek e Nerd, fra smanettone e imbranato c’è un grande gruppo di utilizzatori delle nuove tecnologie che vogliono ottenere il massimo di quello che devono fare nel modo più semplice, amichevole e – perché no? – anche bello se possibile. È a costoro che mi rivolgo. A quelli che non devono dimostrare niente a nessuno, a quelli che anelano il massimo di libertà possibile da luoghi, persone e più che mai strumenti. Per quelli che non vogliono che né programmi né dispositivi debbano fare né di meno né di più di quanto loro stessi possano avere in mente. Quelli che se devono complicarsi la vita oltre un certo limite preferiscono rimandare il compito al mittente, ma che sono pronti a qualsiasi sfida che solo serva ad arrivare alla liberazione da limiti e catene o a guardare verso orizzonti nuovi tutti da esplorare. Quelli disinteressati a portali e procedure di automazione che banalizzino il contributo delle persone per innalzare il numero delle procedure fino all’inverosimile. Quelli che chiamo nomadi di lusso, i tecno-nomadi che usano la tecnologia per essere indipendenti e mentalmente sgombri come un giardino zen.

È inevitabile che ci siano alcuni prodotti e marche alle quali presto maggiore attenzione e sono quelli che di questo modo di vivere e di produrre fanno il loro vessillo (ad esempio Apple o Palm, da un lato, tablet e smartphone, dall’altro), ma non presterò meno attenzione a tutte le novità che abbiano dietro un pensiero originale per l’individuo o per le culture sociali, dalla stampante al disco rigido, dal navigatore al social network.

Scruto le pagine, busso ai negozi, quando non posso studio e quando posso provo per raccontarvi da amico come la penso e quello che ho trovato in rete e nel negozio dietro l’angolo, per le vie delle nostre città, nella nostra Provincia, nella nostra Regione.

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