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Una ricerca spiega perché iPad Mini, contrariamente alle aspettative dela stessa Apple, sta cambiando un mondo finora dominato dai PC Windows e perché anche Samsung, come Google e tutto il mondo Android devono uscire dal ghetto device-centrico dove Microsoft rischia di fare affondare un mondo produttivo a corto di ricerca e immaginazione: quello dei computer! Così la pensa perfino lo stessoChief Strategy Officer di Samsung, l'azienda che sta affermandosi per il potere della democratizzazione dello smartphone, un oggetto che ha superato da pocola diffusione delle altre forme di telefoni e che popolarizzerà le risorse in rete, dai contenuti al cloud, destinati a diventare invisibili per il consumatore. Pur senza cannibalizzarlo, iPad Mini ha surclassato le vendite del primogenito a 10". Quel che è più interessante, tuttavia, è che queste vendite non si farebbero a scapito del modello originale come si tenderebbe ad immaginare in seguito ad una comune logica di upgrade, bensì seguendo una logica di sostituzione (e spesso di rinuncia) del comune PC. Sembra infatti che il 47% delle persone che hanno acquistato un iPad mini infatti non possedesse alcun prodotto Apple, così come il 56% delle persone che hanno acquistato un iPad da 9.7 pollici. Il numero di iPad sembra rimasto invariato al 50%, nonostante l’arrivo di un 12% di tablet Microsoft Surface, mentre i piccoli tablet come il Kindle Fire di Amazon, sarebbero scesi dal 21% al 16%, e  dal 24% al 5% quelli delle marche economiche e poco note.
Lo stavamo aspettando dall'estate questo Natale, e ora potremmo dire che ci siamo. Il figlio più rappresentativo della modernità ad una quarantina d'anni mal contati è arrivato alla crisi della mezza età, proprio come la generazione del rock e quella della disco. Stiamo parlando del "computer personale" i cui parametri, se avessero dovuto esserci dubbi in proposito, sono drammaticamente cambiati. Sta avvenendo qualcosa di simile a quando nell'elettronica domestica arrivarono gli apparecchi giapponesi, dalla radionina a transistor al mangiadischi o il Walkman. Quello che avvenne alle lame con l'avvento degli usa e getta, prima di Gillette e poi di Bic. Per certi versi, il passaggio dalla calcolatrice da tavolo ai gadget da fustino di detersivo. Per i nonni o i genitori tutto questo fu un impoverimento tecnologico, mentre per figli e nipoti non fu altro che la normalità e la pop-tech. Smartphone e Tablet non sono altro che il compimento del passaggio dall'età del Personal Computer e dell'informatica distribuita (mi piace dire virulenta o contaminativa) invece di quella centralizzata, a quella del PDC. Il termine PDA fu coniato dallo staff del tanto vituperato nemico di Jobs, Sculley, che all'inizio degli anni '90 chiamò il Newton, progenitore di tutti gli Smarphone e Tablet, Communicator (spostando l'asse semantico dal calcolo alla comunicazione) e Personal Digital Assistant, sintetizzando quello che si sarebbe visto di lì a 20-30 anni. Ovvero, un supporto alle funzioni logiche di accesso ai dati, alla comunicazione e al calcolo che consentisse di avere sempre con sé un'intelligenza ubicuitaria (la banca o la biblioteca sul vater della nonna: oggi è normale per qualsiasi studente, ma quando lui era nato era pura fantascienza). La mia accezione dell'acronimo PDC è quella di Pop-Digital Companion, premesso che altri hanno brillantemente chiamato companion informatico quegli oggetti autonomi solo all'apparenza in quanto poggiano su altre risorse domestiche o remote, dove stresserei soprattutto il termine "Pop": un device popolare, come il Walkman o il telefono (che, anche se oggi sembra impossibile, al loro esordio costavano un autentico patrimonio).

Una rivoluzione digital-popolare

A questo proposito bisogna subito guardare agli Smartphone che rappresentano, non tanto l'ibrido, quanto il superamento del concetto stesso di telefono e di computer. Per capire di cosa stiamo parlando non biogna subito guardare all'iPhone, che sta allo smartphone come il Newton stava al palmare, ma agli smartphone economici che in parte si trovano anche nel listino Windows Mobile, ma soprattutto nel mare magnum dei "mini", dell'offerta popolare, in gran parte Android, ma anche Bada e Nokia OS più qualche Java. Per il geek ch'è in noaltri sono pure bestemmie e quando si guarda al mercato e si sente dire che Android è l'OS mobile (e non solo) più diffuso si pensa subito alla guerra fra iPhone e Galaxy S, ed è normale stupirsi dell'affermazione tanti sono gli iPhone che vediamo in giro in rapporto agli Android di fascia alta. Il fatto è che, fra offerte gratuite degli operatori e sconti dei supermercati, ad essere venduti come il pane sono le decine e decine di modelli economici con cui soprattutto Samsung, ma anche LG o HTC (che, guarda caso, si è appena chiamata fuori dalla produzione di phablet e high level phone), ha invaso il mondo. E il mondo non è fatto di chi sta leggendo questo articolo che negli anni '80 avrebbe sicuramente guardato ad una calcolatrice scientifica Texas Instrument, ma di quelli che usavano quella del fustino come quando ero ragazzo io. E quelli che ieri compravano la TI 81 o successive non erano tutti dei geni: molti dovevano solo fare i cosidetti "conti della serva" esattamente come oggi molti guardano alla densità dello schermo, ai megapixel della fotocamera o al quadriprocessore e poi mandano SMS o telefonano alla fidanzata. Tutti gli altri ne hanno fin troppo della calcolatrice da fustino di detersivo di cui non capiranno mai, tanto più ora che hanno i capelli bianchi, l'utilità dei tasti M+, M- e C o CE. Per questa ragione, da un lato le calcolatrici scientifiche continuano ad avere un mercato enhanced, anche ora che tutti hanno fogli elettronici e Wolfram. Lo stesso sarà per iPhone, ma il pop sarà altrove.

Come un bigrigio

Lo scenario oggi è ancora parzialmente scomposto, nonostante l'integrazione radicale sia dietro l'angolo. Si percepiscono ancora chiaramente dispositivi diversi: computer, tablet e smartphone, ma anche hard disk, mouse, casse, fotocamere, docking station, ecc…; contenuti differenti: negozi di formati spesso proprietari di musica, libri, app, film…; e servizi diversi: operatori telefonici, big data, motori di ricerca. Tutto questo, ben lungi dallo scomparire, è destinato a diventare rapidamente molto meno visibile al consumatore che sarà anche molto più flottante, ovvero meno fidelizzato (in maniera simile, negli anni '60-'70 quello che oggi è Apple poteva essere Philips, mentre dagli anni '80 in poi la grande massa cercava il prodotto più diffuso, quello più economico, pratico, vicino, di moda… seguendo criteri ben diversi dai geek dell'epoca). Fino a ieri si può dire che il computer era un oggetto aziendale. L'azienda era l'acquirente più attento all'innovazione che maggiormente investiva nella tecnologia. Da circa un decennio la situazione si è ribaltata e la tecnologia più d'avanguardia viene acquistata nei supermercati o su Internet dai piccolo-medi consumatori. Per questo, prima IBM e poi Microsoft fino a ieri rappresentavano il modello che i salariati tendevano ad imitare anche negli acquisti domestici. Ma oggi che le grandi aziende non fanno più scuola in gran parte delle cose della vita compreso le tecnologie, la gente incomincia a guardarsi attorno e a pensare di imitare altri modelli. La morte di Steve Jobs che ha coinvolto le prime pagine di tutti i giornali e i telegiornali di tutto il mondo ha fatto comprendere che un personaggio come lui, ignoto ai più fino a poco tempo prima, avesse una fama paragonabile ad un pontefice o ai presidenti delle più grandi Nazioni del mondo. La gente guarda i telefilm e i film dove i computer dei buoni sono Mac e quelli dei cattivi spesso Windows, come quelli degli smanettoni hanno grafica UNIX-like. L'uomo della strada si fa domande che solo 5 o 10 anni fa non solo non si sarebbe mai posto, ma non avrebbe nemmeno compreso. Il grande cambiamento snobbato dai produttori di telefonia come faceva la volpe con l'uva fu ovviamente l'iPhone (evoluzione del fenomeno iPod), ma quello che fu significativo avvenne a metà strada fra l'iPhone e l'iPad e fu lo sviluppo di un ecosistema preconizzato dallo stesso Jobs nel 2000 con l'idea del Digital Hub: musica, film, libri, radio… tutti questi contenuti sarebbero stati nulla senza il mercato delle applicazioni (e pensare che il primo iPhone le bandiva al punto che i primi jailbreak, il crack dell'iPhone, non fu introdotto per piratare il software, ma per consentire di introdurlo a dispetto della proibizione di Apple). L'iPad Apple lo inventò un decennio prima della sua commercializzazione e lo fece per tradurre a modo suo qualcosa che Microsoft aveva messo in commercio: il Tablet-PC. Perché allora non venne pagata l'azienda di Gates? Lo vediamo oggi. Quello di allora era un notebook un po' diverso, mentrel'iPad rappresenta l'anello mancante nell'evoluzione dal PC al PDC. Nonostante la pesantezza burocratica del suo board, anche Microsoft è arrivata a comprenderlo. Da tempo ci erano andati vicino: prima con Windows CE per poi, quasi per sbaglio, introdurre, dalle ceneri di quello, un software straordinario come Windows Phone 7. Alla fine, come l'asino di Buridano che incerto su quale dei due mucchi di fieno mangiare per primo, finì per morire di fame, Ballmer e soci non hanno saputo accettare di essere ad un capolinea e di dovere affrontare una transizione in cui non erano più leader, nonostante l'attuale capillare diffusione dei loro prodotti per circa l'80% dei computer. Il mondo dal giorno alla notte non sarà dei computer più di quanto la telefonia sia oggi delegata agli apparecchi da muro o al bigrigio (che scomparve in meno di un decannio dove prima non esisteva neppure l'opportunità della scelta).

Natale 2012

Ive vs. Forstall (Gizmodo) Che cosa è accaduto di così significativo questo Natale (al quale già questa estate il vostro amichevole vicino di casa vi invitava a guardare prima di scegliere). Gli eventi significativi sono due:
  • l'introduzione dei nuovi iPad e soprattutto dell'iPad 7" detto "Mini", bestia nera per Steve Jobs, inizio dell'era di Jony Ive
  • la debacle di Windows 8 e il licenziamento del suo responsabile, Steven Sinofsky
La scomparsa di Jobs ha lasciato tuttora Apple allo sbando nonostante fosse un lutto annunciato. In quella situazione il delfino spirituale del Grande Visionario, quel Jonathan Ive a cui si deve almeno un terzo del successo del ritorno di Apple, aveva mostrato da tempo disinteresse e dubbi sulla sua permanenza a Cupertino, con il desiderio espresso più volte di tornare in patria britannica a fare altro con il titolo di baronetto di cui la Regina stessa l'aveva insignito. Mi viene da pensare che la perdita del padre spirituale lo abbia gettato in depressione. In questa situazione, mentre Tim Cock, il mago dei processi produttivi messo a capo del CDA dallo stesso Jobs, dimostrava ottime capacità di gestione quanto fragilità carismatica, il responsabile dello sviluppo dei sistemi, Scott Forstall, l'unico a mostrare carattere fin troppo energico ereditando dal "profeta" solo il lato arrogante, veniva estromesso, ufficialmente per la mal gestione del programma delle mappe e del rapporto con Google, ma soprattutto per le fratture che aveva prodotto negli altri membri del board, primo fra tutti proprio Ive che senza di lui ha segnato l'ennesimo successo. Pur senza cannibalizzarlo, iPad Mini ha surclassato le vendite del primogenito a 10". Quel che è più interessante, tuttavia, è che queste vendite non si farebbero a scapito del modello originale come si tenderebbe ad immaginare in seguito ad una comune logica di upgrade, bensì seguendo una logica di sostituzione (e spesso di rinuncia) del comune PC. Sembra infatti che il 47% delle persone che hanno acquistato un iPad mini infatti non possedesse alcun prodotto Apple, così come il 56% delle persone che hanno acquistato un iPad da 9.7 pollici. Il numero di iPad sembra rimasto invariato al 50%, nonostante l’arrivo di un 12% di tablet Microsoft Surface, mentre i piccoli tablet come il Kindle Fire di Amazon, sarebbero scesi dal 21% al 16%, e  dal 24% al 5% quelli delle marche economiche e poco note. Reuters è andata ad intervistare i clienti Apple è ha scoperto logiche note che fino a ieri però erano di nicchia, mentre oggi sembrano aver conquistato il grande consumo anche al di là della marca (che tuttavia al momento sembra essere l'unica ad offrirle: facilità d’uso, eleganza e semplicità.
"I clienti hanno citato le attuali librerie musicali e video di iTunes oltre alle tradizionali virtù di Apple quali semplicità e facilità d’uso come ragioni per restare con iPhone e iPad.“Ho appena insegnato alla mia nonna persiana come utilizzare il suo nuovo iPhone. Ha 77 anni e non parla inglese” ha detto Soheil Arzang, uno studente di legge di 27 anni di Palo Alto, California. “Con un PC Windows ci sono troppi pulsanti che confondono. Ho ufficialmente convertito i miei genitori agli iPhone, Mac ed iPad di Apple.” (tr. Melablog)
Sono andato personalmente in diversi ipermercati dell'elettronica che trattavassero tutte le marche a chiedere quali tablet mi consigliassero e, mentre ho trovato alcuni che sponsorizzavano gli Android, nessuno mi ha consigliato i tablet Windows. La più esplicita mi ha chiesto: «Perché li vuole provare?». Alla mia risposta che volevo rendermi conto di persona quanto l'interfaccia fosse chiara e coerente, pur senza propormi alcuna alternativa mi ha replicato: «Allora può anche risparmiare il tempo, perché se dubita che siano confusivi e complicati troverebbe solo conferme su tutta la linea». D'altronde anche le argomentazioni addotte dai sostenitori dei tablet Android (a dire il vero in hard discount che non trattavano Apple) erano comunque antitetiche a quelle che qualificano la clientela Apple: adatte più a smanettoni che a veri consumers. Fra le altre quella che grava su acquirenti come il sottoscritto è l'investimento in App: sia per il loro valore qualitativo che - soprattutto sul versante professionale - sono ineguagliate dalla concorrenza, sia per il loro valore economico, perché chi come me ha cominciato con iPod Touch 5 anni fa e poi ha proseguito con iPad e iPhone, ha investito un autentico capitale, superiore addirittura ai device in software, al quale farà sempre più fatica a rinunciare per ricominciare la spesa da capo (e le software house non danno segni di comprendere le ragioni di questa clientela meticcia aperta al consumo e poco integralista - come chi scrive - destinata ad allargarsi sempre più). Microsoft, dopo aver fatto un ottimo lavoro con l'OS di Windows Phone non ha saputo prendere le distanze dall'indotto del PC e con Windows 8 ha tenuto i piedi su due scarpe rischiando di precipitare assieme al suo ecosistema. Windows RT è lontano mille miglia dal modello ideato dallo staff di Jobs e Ive e la gente che vuole prendere le distanze dalle tente difficoltà tecniche del PC difficilmente accetterà di tornare sui suoi passi, specie se ha speso cifre esorbitanti per acquistare i tablet Windows Pro per poi ritrovarsi fra le mani un neo-tablet-PC dalla concezione vecchia di una dozzina d'anni. Questo lo stanno capendo anche gli Orientali come Samsung, nonostante la loro concezione componentistico-centrica. Per questo finalmente stanno investendo sempre più in ricerca ed intelligenza e, nonostante le guerre legali a tutti note, non rifiutano di manifestarsi anche clienti Apple, come il Chief Strategy Officer di Samsung -Young Sohn- che sottolinea il valore dell’ecosistema nell’intera architettura:
A casa in realtà uso un Mac. Ho sempre usato Mac, ho un iPhone e un iPad. Ho anche un Galaxy. Per cui sono un esempio di quel che dico. Se guardi ai punti di forza di Apple, in un certo senso non è il prodotto per sé. È che i clienti amano il loro ecosistema, come ad esempio iCloud. Mi piace che la mia famiglia a 6.000 miglia di distanza di Corea sia in grado di guardare i miei impegni, i miei contatti e le foto. Dà assuefazione, ma è un’architettura proprietaria.
E per questo auspica che Samsung abbandoni la il modello “dispositivo-centrico” in favore di un ecosistema aperto condiviso coi partner, contrastando Apple proprio nel suo punto debole, il fatto di essere una bella gabbia dorata che offre una ridotta libertà di scelta. E sono questi ragionamenti, non certo quelli del vecchio headquarter di Redmond, la chiave su cui si costruirà la competizione del futuro che, al di là delle marche, partirà dalla Caporetto del PC, destinata a lasciare sul terreno milioni di caduti: non solo imprese e dipendenti dell'enorme indotto hardware e software, ma servizi, settori informatici, competenze legate al mondo PC-centrico, destinato a fare un tonfo di gran lunga più roboante di quello dei mainframe di vent'anni fa. Il giorno del Black Friday il Mediaword vicino a casa mia scontava del 25% tutte le macchine con Windows 7, ma i bancali erano disertati dagli acquirenti e tali sono rimasti, lasciando a prendere polvere Ultrabook, Notebook e soprattutto Netbook con un quasi-invenduto di centinaia di migliaia di euro. Come i mainframe, oggi sostituiti dai big data e dalle server farm dei Cloud, neppure i notebook scompariranno del tutto, ma si assottiglieranno con la stessa velocità con cui si è passati a perdere di vista i tower dei cosiddetti desktop o "PC fissi". Nelle case e nelle imprese è finita l'epoca del "Computer" come quella del "Cervello Elettronico": è cominciata l'era del consumo ancora in gran parte da scrivere.

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Una ricerca spiega perché iPad Mini, contrariamente alle aspettative dela stessa Apple, sta cambiando un mondo finora dominato dai PC Windows e perché anche Samsung, come Google e tutto il mondo Android devono uscire dal ghetto device-centrico dove Microsoft rischia di fare affondare un mondo produttivo a corto di ricerca e immaginazione: quello dei computer! Così la pensa perfino lo stessoChief Strategy Officer di Samsung, l’azienda che sta affermandosi per il potere della democratizzazione dello smartphone, un oggetto che ha superato da pocola diffusione delle altre forme di telefoni e che popolarizzerà le risorse in rete, dai contenuti al cloud, destinati a diventare invisibili per il consumatore. Pur senza cannibalizzarlo, iPad Mini ha surclassato le vendite del primogenito a 10″. Quel che è più interessante, tuttavia, è che queste vendite non si farebbero a scapito del modello originale come si tenderebbe ad immaginare in seguito ad una comune logica di upgrade, bensì seguendo una logica di sostituzione (e spesso di rinuncia) del comune PC. Sembra infatti che il 47% delle persone che hanno acquistato un iPad mini infatti non possedesse alcun prodotto Apple, così come il 56% delle persone che hanno acquistato un iPad da 9.7 pollici. Il numero di iPad sembra rimasto invariato al 50%, nonostante l’arrivo di un 12% di tablet Microsoft Surface, mentre i piccoli tablet come il Kindle Fire di Amazon, sarebbero scesi dal 21% al 16%, e  dal 24% al 5% quelli delle marche economiche e poco note.

Lo stavamo aspettando dall’estate questo Natale, e ora potremmo dire che ci siamo.

Il figlio più rappresentativo della modernità ad una quarantina d’anni mal contati è arrivato alla crisi della mezza età, proprio come la generazione del rock e quella della disco.

Stiamo parlando del “computer personale” i cui parametri, se avessero dovuto esserci dubbi in proposito, sono drammaticamente cambiati. Sta avvenendo qualcosa di simile a quando nell’elettronica domestica arrivarono gli apparecchi giapponesi, dalla radionina a transistor al mangiadischi o il Walkman. Quello che avvenne alle lame con l’avvento degli usa e getta, prima di Gillette e poi di Bic. Per certi versi, il passaggio dalla calcolatrice da tavolo ai gadget da fustino di detersivo. Per i nonni o i genitori tutto questo fu un impoverimento tecnologico, mentre per figli e nipoti non fu altro che la normalità e la pop-tech.

Smartphone e Tablet non sono altro che il compimento del passaggio dall’età del Personal Computer e dell’informatica distribuita (mi piace dire virulenta o contaminativa) invece di quella centralizzata, a quella del PDC. Il termine PDA fu coniato dallo staff del tanto vituperato nemico di Jobs, Sculley, che all’inizio degli anni ’90 chiamò il Newton, progenitore di tutti gli Smarphone e Tablet, Communicator (spostando l’asse semantico dal calcolo alla comunicazione) e Personal Digital Assistant, sintetizzando quello che si sarebbe visto di lì a 20-30 anni. Ovvero, un supporto alle funzioni logiche di accesso ai dati, alla comunicazione e al calcolo che consentisse di avere sempre con sé un’intelligenza ubicuitaria (la banca o la biblioteca sul vater della nonna: oggi è normale per qualsiasi studente, ma quando lui era nato era pura fantascienza).

La mia accezione dell’acronimo PDC è quella di Pop-Digital Companion, premesso che altri hanno brillantemente chiamato companion informatico quegli oggetti autonomi solo all’apparenza in quanto poggiano su altre risorse domestiche o remote, dove stresserei soprattutto il termine “Pop”: un device popolare, come il Walkman o il telefono (che, anche se oggi sembra impossibile, al loro esordio costavano un autentico patrimonio).

Una rivoluzione digital-popolare

A questo proposito bisogna subito guardare agli Smartphone che rappresentano, non tanto l’ibrido, quanto il superamento del concetto stesso di telefono e di computer.

Per capire di cosa stiamo parlando non biogna subito guardare all’iPhone, che sta allo smartphone come il Newton stava al palmare, ma agli smartphone economici che in parte si trovano anche nel listino Windows Mobile, ma soprattutto nel mare magnum dei “mini”, dell’offerta popolare, in gran parte Android, ma anche Bada e Nokia OS più qualche Java. Per il geek ch’è in noaltri sono pure bestemmie e quando si guarda al mercato e si sente dire che Android è l’OS mobile (e non solo) più diffuso si pensa subito alla guerra fra iPhone e Galaxy S, ed è normale stupirsi dell’affermazione tanti sono gli iPhone che vediamo in giro in rapporto agli Android di fascia alta. Il fatto è che, fra offerte gratuite degli operatori e sconti dei supermercati, ad essere venduti come il pane sono le decine e decine di modelli economici con cui soprattutto Samsung, ma anche LG o HTC (che, guarda caso, si è appena chiamata fuori dalla produzione di phablet e high level phone), ha invaso il mondo.

E il mondo non è fatto di chi sta leggendo questo articolo che negli anni ’80 avrebbe sicuramente guardato ad una calcolatrice scientifica Texas Instrument, ma di quelli che usavano quella del fustino come quando ero ragazzo io. E quelli che ieri compravano la TI 81 o successive non erano tutti dei geni: molti dovevano solo fare i cosidetti “conti della serva” esattamente come oggi molti guardano alla densità dello schermo, ai megapixel della fotocamera o al quadriprocessore e poi mandano SMS o telefonano alla fidanzata. Tutti gli altri ne hanno fin troppo della calcolatrice da fustino di detersivo di cui non capiranno mai, tanto più ora che hanno i capelli bianchi, l’utilità dei tasti M+, M- e C o CE.

Per questa ragione, da un lato le calcolatrici scientifiche continuano ad avere un mercato enhanced, anche ora che tutti hanno fogli elettronici e Wolfram. Lo stesso sarà per iPhone, ma il pop sarà altrove.

Come un bigrigio

Lo scenario oggi è ancora parzialmente scomposto, nonostante l’integrazione radicale sia dietro l’angolo.

Si percepiscono ancora chiaramente dispositivi diversi: computer, tablet e smartphone, ma anche hard disk, mouse, casse, fotocamere, docking station, ecc…; contenuti differenti: negozi di formati spesso proprietari di musica, libri, app, film…; e servizi diversi: operatori telefonici, big data, motori di ricerca. Tutto questo, ben lungi dallo scomparire, è destinato a diventare rapidamente molto meno visibile al consumatore che sarà anche molto più flottante, ovvero meno fidelizzato (in maniera simile, negli anni ’60-’70 quello che oggi è Apple poteva essere Philips, mentre dagli anni ’80 in poi la grande massa cercava il prodotto più diffuso, quello più economico, pratico, vicino, di moda… seguendo criteri ben diversi dai geek dell’epoca).

Fino a ieri si può dire che il computer era un oggetto aziendale. L’azienda era l’acquirente più attento all’innovazione che maggiormente investiva nella tecnologia. Da circa un decennio la situazione si è ribaltata e la tecnologia più d’avanguardia viene acquistata nei supermercati o su Internet dai piccolo-medi consumatori. Per questo, prima IBM e poi Microsoft fino a ieri rappresentavano il modello che i salariati tendevano ad imitare anche negli acquisti domestici. Ma oggi che le grandi aziende non fanno più scuola in gran parte delle cose della vita compreso le tecnologie, la gente incomincia a guardarsi attorno e a pensare di imitare altri modelli.

La morte di Steve Jobs che ha coinvolto le prime pagine di tutti i giornali e i telegiornali di tutto il mondo ha fatto comprendere che un personaggio come lui, ignoto ai più fino a poco tempo prima, avesse una fama paragonabile ad un pontefice o ai presidenti delle più grandi Nazioni del mondo. La gente guarda i telefilm e i film dove i computer dei buoni sono Mac e quelli dei cattivi spesso Windows, come quelli degli smanettoni hanno grafica UNIX-like. L’uomo della strada si fa domande che solo 5 o 10 anni fa non solo non si sarebbe mai posto, ma non avrebbe nemmeno compreso.

Il grande cambiamento snobbato dai produttori di telefonia come faceva la volpe con l’uva fu ovviamente l’iPhone (evoluzione del fenomeno iPod), ma quello che fu significativo avvenne a metà strada fra l’iPhone e l’iPad e fu lo sviluppo di un ecosistema preconizzato dallo stesso Jobs nel 2000 con l’idea del Digital Hub: musica, film, libri, radio… tutti questi contenuti sarebbero stati nulla senza il mercato delle applicazioni (e pensare che il primo iPhone le bandiva al punto che i primi jailbreak, il crack dell’iPhone, non fu introdotto per piratare il software, ma per consentire di introdurlo a dispetto della proibizione di Apple). L’iPad Apple lo inventò un decennio prima della sua commercializzazione e lo fece per tradurre a modo suo qualcosa che Microsoft aveva messo in commercio: il Tablet-PC. Perché allora non venne pagata l’azienda di Gates? Lo vediamo oggi. Quello di allora era un notebook un po’ diverso, mentrel’iPad rappresenta l’anello mancante nell’evoluzione dal PC al PDC.

Nonostante la pesantezza burocratica del suo board, anche Microsoft è arrivata a comprenderlo. Da tempo ci erano andati vicino: prima con Windows CE per poi, quasi per sbaglio, introdurre, dalle ceneri di quello, un software straordinario come Windows Phone 7. Alla fine, come l’asino di Buridano che incerto su quale dei due mucchi di fieno mangiare per primo, finì per morire di fame, Ballmer e soci non hanno saputo accettare di essere ad un capolinea e di dovere affrontare una transizione in cui non erano più leader, nonostante l’attuale capillare diffusione dei loro prodotti per circa l’80% dei computer. Il mondo dal giorno alla notte non sarà dei computer più di quanto la telefonia sia oggi delegata agli apparecchi da muro o al bigrigio (che scomparve in meno di un decannio dove prima non esisteva neppure l’opportunità della scelta).

Natale 2012

Ive vs. Forstall (Gizmodo)

Che cosa è accaduto di così significativo questo Natale (al quale già questa estate il vostro amichevole vicino di casa vi invitava a guardare prima di scegliere). Gli eventi significativi sono due:

  • l’introduzione dei nuovi iPad e soprattutto dell’iPad 7″ detto “Mini”, bestia nera per Steve Jobs, inizio dell’era di Jony Ive
  • la debacle di Windows 8 e il licenziamento del suo responsabile, Steven Sinofsky

La scomparsa di Jobs ha lasciato tuttora Apple allo sbando nonostante fosse un lutto annunciato. In quella situazione il delfino spirituale del Grande Visionario, quel Jonathan Ive a cui si deve almeno un terzo del successo del ritorno di Apple, aveva mostrato da tempo disinteresse e dubbi sulla sua permanenza a Cupertino, con il desiderio espresso più volte di tornare in patria britannica a fare altro con il titolo di baronetto di cui la Regina stessa l’aveva insignito. Mi viene da pensare che la perdita del padre spirituale lo abbia gettato in depressione. In questa situazione, mentre Tim Cock, il mago dei processi produttivi messo a capo del CDA dallo stesso Jobs, dimostrava ottime capacità di gestione quanto fragilità carismatica, il responsabile dello sviluppo dei sistemi, Scott Forstall, l’unico a mostrare carattere fin troppo energico ereditando dal “profeta” solo il lato arrogante, veniva estromesso, ufficialmente per la mal gestione del programma delle mappe e del rapporto con Google, ma soprattutto per le fratture che aveva prodotto negli altri membri del board, primo fra tutti proprio Ive che senza di lui ha segnato l’ennesimo successo.

Pur senza cannibalizzarlo, iPad Mini ha surclassato le vendite del primogenito a 10″. Quel che è più interessante, tuttavia, è che queste vendite non si farebbero a scapito del modello originale come si tenderebbe ad immaginare in seguito ad una comune logica di upgrade, bensì seguendo una logica di sostituzione (e spesso di rinuncia) del comune PC. Sembra infatti che il 47% delle persone che hanno acquistato un iPad mini infatti non possedesse alcun prodotto Apple, così come il 56% delle persone che hanno acquistato un iPad da 9.7 pollici. Il numero di iPad sembra rimasto invariato al 50%, nonostante l’arrivo di un 12% di tablet Microsoft Surface, mentre i piccoli tablet come il Kindle Fire di Amazon, sarebbero scesi dal 21% al 16%, e  dal 24% al 5% quelli delle marche economiche e poco note.

Reuters è andata ad intervistare i clienti Apple è ha scoperto logiche note che fino a ieri però erano di nicchia, mentre oggi sembrano aver conquistato il grande consumo anche al di là della marca (che tuttavia al momento sembra essere l’unica ad offrirle: facilità d’uso, eleganza e semplicità.

“I clienti hanno citato le attuali librerie musicali e video di iTunes oltre alle tradizionali virtù di Apple quali semplicità e facilità d’uso come ragioni per restare con iPhone e iPad.“Ho appena insegnato alla mia nonna persiana come utilizzare il suo nuovo iPhone. Ha 77 anni e non parla inglese” ha detto Soheil Arzang, uno studente di legge di 27 anni di Palo Alto, California. “Con un PC Windows ci sono troppi pulsanti che confondono. Ho ufficialmente convertito i miei genitori agli iPhone, Mac ed iPad di Apple.” (tr. Melablog)

Sono andato personalmente in diversi ipermercati dell’elettronica che trattavassero tutte le marche a chiedere quali tablet mi consigliassero e, mentre ho trovato alcuni che sponsorizzavano gli Android, nessuno mi ha consigliato i tablet Windows. La più esplicita mi ha chiesto: «Perché li vuole provare?». Alla mia risposta che volevo rendermi conto di persona quanto l’interfaccia fosse chiara e coerente, pur senza propormi alcuna alternativa mi ha replicato: «Allora può anche risparmiare il tempo, perché se dubita che siano confusivi e complicati troverebbe solo conferme su tutta la linea».

D’altronde anche le argomentazioni addotte dai sostenitori dei tablet Android (a dire il vero in hard discount che non trattavano Apple) erano comunque antitetiche a quelle che qualificano la clientela Apple: adatte più a smanettoni che a veri consumers. Fra le altre quella che grava su acquirenti come il sottoscritto è l’investimento in App: sia per il loro valore qualitativo che – soprattutto sul versante professionale – sono ineguagliate dalla concorrenza, sia per il loro valore economico, perché chi come me ha cominciato con iPod Touch 5 anni fa e poi ha proseguito con iPad e iPhone, ha investito un autentico capitale, superiore addirittura ai device in software, al quale farà sempre più fatica a rinunciare per ricominciare la spesa da capo (e le software house non danno segni di comprendere le ragioni di questa clientela meticcia aperta al consumo e poco integralista – come chi scrive – destinata ad allargarsi sempre più).

Microsoft, dopo aver fatto un ottimo lavoro con l’OS di Windows Phone non ha saputo prendere le distanze dall’indotto del PC e con Windows 8 ha tenuto i piedi su due scarpe rischiando di precipitare assieme al suo ecosistema. Windows RT è lontano mille miglia dal modello ideato dallo staff di Jobs e Ive e la gente che vuole prendere le distanze dalle tente difficoltà tecniche del PC difficilmente accetterà di tornare sui suoi passi, specie se ha speso cifre esorbitanti per acquistare i tablet Windows Pro per poi ritrovarsi fra le mani un neo-tablet-PC dalla concezione vecchia di una dozzina d’anni.

Questo lo stanno capendo anche gli Orientali come Samsung, nonostante la loro concezione componentistico-centrica. Per questo finalmente stanno investendo sempre più in ricerca ed intelligenza e, nonostante le guerre legali a tutti note, non rifiutano di manifestarsi anche clienti Apple, come il Chief Strategy Officer di Samsung -Young Sohn- che sottolinea il valore dell’ecosistema nell’intera architettura:

A casa in realtà uso un Mac. Ho sempre usato Mac, ho un iPhone e un iPad. Ho anche un Galaxy. Per cui sono un esempio di quel che dico. Se guardi ai punti di forza di Apple, in un certo senso non è il prodotto per sé. È che i clienti amano il loro ecosistema, come ad esempio iCloud. Mi piace che la mia famiglia a 6.000 miglia di distanza di Corea sia in grado di guardare i miei impegni, i miei contatti e le foto. Dà assuefazione, ma è un’architettura proprietaria.

E per questo auspica che Samsung abbandoni la il modello “dispositivo-centrico” in favore di un ecosistema aperto condiviso coi partner, contrastando Apple proprio nel suo punto debole, il fatto di essere una bella gabbia dorata che offre una ridotta libertà di scelta. E sono questi ragionamenti, non certo quelli del vecchio headquarter di Redmond, la chiave su cui si costruirà la competizione del futuro che, al di là delle marche, partirà dalla Caporetto del PC, destinata a lasciare sul terreno milioni di caduti: non solo imprese e dipendenti dell’enorme indotto hardware e software, ma servizi, settori informatici, competenze legate al mondo PC-centrico, destinato a fare un tonfo di gran lunga più roboante di quello dei mainframe di vent’anni fa. Il giorno del Black Friday il Mediaword vicino a casa mia scontava del 25% tutte le macchine con Windows 7, ma i bancali erano disertati dagli acquirenti e tali sono rimasti, lasciando a prendere polvere Ultrabook, Notebook e soprattutto Netbook con un quasi-invenduto di centinaia di migliaia di euro.

Come i mainframe, oggi sostituiti dai big data e dalle server farm dei Cloud, neppure i notebook scompariranno del tutto, ma si assottiglieranno con la stessa velocità con cui si è passati a perdere di vista i tower dei cosiddetti desktop o “PC fissi”. Nelle case e nelle imprese è finita l’epoca del “Computer” come quella del “Cervello Elettronico”: è cominciata l’era del consumo ancora in gran parte da scrivere.

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